|
Rodolfo
Arata, pastore ADI: 'Tramite le lingue a Pentecoste, i discepoli poterono evangelizzare
tutte le persone presenti a Gerusalemme' |
![]()
|
Rodolfo
Arata, pastore di una Chiesa ADI di Palermo, nel corso di una intervista televisiva
andata in onda durante il telegiornale dell'emittente televisiva locale Prima
TV, in occasione delle celebrazioni del centenario del Movimento Pentecostale
in Italia tenutesi ad Acireale (Catania) nell'Ottobre 2007, commentando le
parole degli Atti " ... tutti furono ripieni dello Spirito Santo
..." (Atti 2:4) che si riferiscono al riempimento di Spirito Santo che i
circa centoventi credenti sperimentarono il giorno della Pentecoste, ha
affermato quanto segue (minuto 3-3:38 del video): 'Questa frase intanto non è una frase che abbiamo coniato noi, è una
frase che si trova nel libro degli Atti degli apostoli al capitolo 2, e ricorda il giorno della Pentecoste,
festività ebraica, giorno in cui gli apostoli - in tutto erano circa
centoventi credenti - riuniti a
Gerusalemme ricevettero questa particolare benedizione da parte di Dio, che
la Parola di Dio definisce 'il battesimo nello Spirito Santo', e questo questo fatto si manifestò con il parlare in
altre lingue, lingue che essi non conoscevano, e tramite le quali poterono
evangelizzare tutte le persone presenti a Gerusalemme, anche se provenienti
da diverse altre nazioni'. Ascoltatelo da voi stessi in questo video (minuto 3-3:38). |
|
|
|
Ora,
come potete vedere, secondo quanto dice Rodolfo Arata, le lingue che gli
apostoli parlarono il giorno della Pentecoste quando furono riempiti di
Spirito Santo, servirono ad evangelizzare tutte le persone presenti a
Gerusalemme: le sue parole non lasciano alcun dubbio, infatti ha detto:
'questo fatto si manifestò con il parlare in altre lingue, lingue che essi
non conoscevano, e tramite le quali poterono evangelizzare tutte le persone
presenti a Gerusalemme, anche se provenienti da diverse altre nazioni'. |
|
Ma
ciò è falso, e adesso passo subito a dimostrarvelo mediante la Scrittura. |
|
Ora,
Luca dice: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme
nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento
impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E
apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una
su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e
cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro
d’esprimersi. Or in Gerusalemme si trovavan di
soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed
essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché
ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano
non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro
proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della
Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della
Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e
avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo
parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed
eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo? Ma altri,
beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce” (Atti 2:1-13). |
|
Notate
innanzi tutto che quella moltitudine di Giudei si radunò presso il luogo dove
sedevano i discepoli del Signore, all’udire il suono come di vento impetuoso
che soffiava, per cui essi arrivarono in quel luogo quando i discepoli
stavano già parlando in altre lingue per lo Spirito. E cosa dicevano in
quelle lingue i discepoli? Furono sentiti parlare delle cose grandi di Dio.
Questo fu constatato da quei Giudei che si radunarono e li ascoltarono perché
si avvidero che quei Galilei parlavano nelle loro natie lingue delle cose
grandi di Dio. Si noti che tutti coloro che parlavano in altre lingue parlavano
delle cose grandi di Dio; chi in una lingua, chi in un’altra, ma tutti
parlavano delle cose grandi di Dio. |
|
|
|
Ma
queste cose grandi di Dio possono riferirsi al Vangelo che quei Giudei avevano
bisogno di ascoltare? No, il Vangelo in quel parlare in altre lingue non era
proclamato. Perché diciamo questo? Perché il Vangelo fu predicato a quei
Giudei nella lingua ebraica (nella lingua che essi tutti potevano capire) da
Simon Pietro, quando questi si alzò assieme agli undici dopo che sentì che
alcuni si facevano beffe di loro pensando che fossero ubriachi. Ecco quello
che dice infatti la Scrittura: “Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici,
alzò la voce e parlò loro in questa maniera: Uomini giudei, e voi tutti che
abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie
parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che
la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta
Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio
Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole
profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi
sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei
giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel
cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole
sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso
giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il
nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il
Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e
prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben
sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato
consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo
sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi
legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto.
Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli
occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è
rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne
riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non
permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le
vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini
fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli
morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque,
essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul
suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò
della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato
nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù,
Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque,
essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo
Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché
Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al
mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per
sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele
che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”
(Atti 2:14-36). |
|
Ora,
io dico, se i circa centoventi quando cominciarono a parlare in lingue si
rivolgevano agli increduli annunciando il Vangelo che bisogno c’era che
Pietro annunciasse loro il Vangelo in ebraico? Nessuno. Dunque quei credenti
non potevano rivolgersi agli uomini increduli mediante il loro parlare in
lingue. E questo è confermato dal fatto che i Giudei furono compunti nel
cuore dopo aver ascoltato la predicazione di Pietro fatta nella loro lingua
infatti è scritto: “Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore…”
(Atti 2:37), e non quando sentirono i credenti parlare nel loro natio
linguaggio. In quell’occasione rimasero meravigliati, perplessi, ma non
compunti nel cuore. Il compungimento venne solo quando sentirono dire a
Pietro che quell’uomo Gesù che i Giudei avevano crocifisso era stato
risuscitato da Dio, e che egli era stato fatto da Dio Signore e Cristo. Ed è
confermato non solo da questo fatto, ma anche dalle parole che quei Giudei
rivolsero a Pietro e agli altri apostoli, cioè: “Fratelli, che dobbiam fare?”
(Atti 2:37); infatti se quei Giudei avevano già sentito la predicazione nel
loro nativo linguaggio avrebbero di certo sentito dire che si dovevano
ravvedere e farsi battezzare nel nome di Cristo, mentre il fatto che dopo
averli sentiti parlare in altre lingue ancora non sapevano cosa dovevano fare
vuol dire che in quelle “cose grandi di Dio” non era menzionato quello che
essi dovevano fare. Come d’altronde anche nella predicazione di Pietro non
c’era quello che essi dovevano fare; quello che dovevano fare fu loro detto
dopo che Pietro ebbe terminato di predicare il Vangelo. |
|
|
|
Questo
errore di pensare che le lingue a Pentecoste servirono ad evangelizzare fu
fatto da molti Pentecostali anche all’inizio dello scorso secolo in America
(quindi nei primi anni del Movimento Pentecostale), infatti inizialmente
molti pensarono che le lingue che si ricevevano col battesimo con lo Spirito
Santo servissero a predicare il Vangelo, e alcuni partirono per dei paesi
stranieri pensando che là avrebbero predicato con quelle lingue, ma una volta
arrivati in quelle nazioni non poterono fare altro che constatare che le
lingue nuove che essi parlavano non servivano ad evangelizzare e quindi la
loro delusione fu grande. |
|
|
|
E
alla base di questo errore c'è il fatto che vengono ignorate le parole di
Paolo ai Corinzi: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio”
(1 Cor. 14:2). Notate infatti con quanta chiarezza Paolo spiega in che
direzione è rivolto il parlare in altra lingua: esso non è diretto agli
uomini, ma a Dio. |
|
Ma
vediamo altri passi della Scrittura, contenuti nella prima lettera di Paolo
ai Corinzi, che attestano che il parlare in altra lingua è un parlare rivolto
a Dio e non agli uomini: |
|
●
Paolo più avanti dice: “Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio,
ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo
spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza” (1 Corinzi 14:14-15). |
|
Come
si può vedere molto bene, qui Paolo parla di pregare in altra lingua (o
pregare con lo spirito) e siccome sappiamo che la preghiera è diretta a Dio e
non agli uomini, questo conferma che il parlare in altra lingua è diretto a
Dio. Per ciò che riguarda il pregare con lo spirito che è menzionato da Paolo
anche agli Efesini quando dice: “Orando in ogni tempo, per lo Spirito, con
ogni sorta di preghiere e di supplicazioni” (Efesini 6:18), e da Giuda nella
sua epistola quando dice: “Ma voi, diletti, edificando voi stessi sulla
vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo, conservatevi
nell’amore di Dio” (Giuda 20-21), vi ricordo che esso si riferisce
all’intercessione che lo Spirito di Dio compie per i santi secondo che è
scritto ai Romani: “Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra
debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito
intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i
cuori conosce quale sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede
per i santi secondo Iddio” (Romani 8:26-27). Quindi chi prega in altra lingua
chiede a Dio mediante lo Spirito, di fare determinate cose in favore nostro e
dei santi sulla faccia della terra. E’ chiaro che siccome che l’intercessione
la compie (in altra lingua) lo Spirito di Dio che conosce a fondo tutti i
bisogni nostri (anche quelli che ignoriamo) e di tutti gli altri figliuoli di
Dio, le cose che Egli domanda a Dio costituiscono dei misteri per noi, cioè
delle cose occulte. Faccio un esempio: se lo Spirito di Dio sta intercedendo
per dei fratelli da noi non conosciuti che si trovano in Africa in un
particolare urgente bisogno, noi non sapremo mai che lo Spirito stava in quel
momento facendo quella particolare intercessione; a meno che ci sia chi
interpreti per lo Spirito quella intercessione dello Spirito Santo. In questo
caso naturalmente i misteri verranno a conoscenza dei fratelli mediante
appunto l’interpretazione del parlare in altra lingua. |
|
●
Paolo dice: “Salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con
l’intelligenza” (1 Corinzi 14:15). Questo salmeggiare si riferisce al cantare
a Dio dei cantici spirituali mediante lo Spirito. E’ implicito anche qui il
fatto che esso si riferisce ad un parlare diretto a Dio e non agli uomini. |
|
●
Paolo dice pure: “Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito,
come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo
rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu
fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato” (1 Corinzi 14:16-17).
Notate sia l’espressione “se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito”, che
quella “tu fai un bel ringraziamento” perchè esse confermano che chi parla in
altra lingua non parla agli uomini ma a Dio perché benedice Dio e lo
ringrazia. |
|
|
|
Vediamo
ora di esaminare gli altri casi che sono narrati nel libro degli Atti degli
apostoli in cui dei credenti parlarono in altre lingue quando furono ripieni
di Spirito Santo o battezzati con lo Spirito Santo, per vedere se vi è un
qualche riferimento che possa confermare che tramite il loro parlare in altre
lingue essi trasmisero il Vangelo. |
|
●
A casa di Cornelio, mentre Pietro predicava la Parola a Cornelio ed a coloro
che erano lì con lui avvenne che “lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che
udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro,
rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui
Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio”
(Atti 10:44-46). Anche in questo caso non si può dire che il parlare in
lingue era rivolto agli uomini, perché non c’è il benché minimo accenno a
ciò. E poi se quel parlare in lingue fosse stato dato per evangelizzare anche
in quell’occasione, chi erano coloro che là a casa di Cornelio avevano
bisogno di essere evangelizzati se lo Spirito cadde su tutti coloro che
ascoltavano la Parola, e quindi non c’erano più increduli in quella casa? |
|
●
Ad Efeso, quando lo Spirito Santo scese su quei circa dodici discepoli è
scritto che “parlavano in altre lingue, e profetizzavano” (Atti 19:6). Notate
come il profetizzare è citato separatamente dal parlare in altre lingue
appunto perché chi parla in altra lingua non sta profetizzando, cioè non sta
parlando agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di
consolazione, ma parla a Dio. E quindi quegli uomini non potevano comunicare
il Vangelo in altre lingue. E poi, anche qui, se le lingue fossero state date
per evangelizzare, chi erano coloro che quegli uomini si misero ad
evangelizzare se oltre a loro che erano discepoli di Cristo c’era solo
l’apostolo Paolo che era anche lui un credente? |
|
|
|
Dunque,
fratelli che frequentate Chiese ADI, nessuno vi seduca con vani ragionamenti,
e rigettate quanto afferma Rodolfo Arata sulle lingue nuove parlate per lo
Spirito dai discepoli il giorno della Pentecoste, e cioè che tramite di esse
'poterono evangelizzare tutte le persone presenti a Gerusalemme, anche se
provenienti da diverse altre nazioni'. |
|
|
|
La
grazia del nostro Signore sia con i santi. |
|
|
|
Giacinto
Butindaro |