Le ADI e la guarigione divina: Dio guarisce anche mediante le medicine

 

 

 

Introduzione

 

Le ADI insegnano che il Signore guarisce ancora, infatti insegnano che Dio guarisce tramite la preghiera, l’unzione dell’olio e l’imposizione delle mani, e a tal proposito insegnano l’attualità dei doni di guarigioni.

Questo però non significa che si oppongono alle medicine; infatti essi ricorrono al Signore per la guarigione solo quando la scienza umana non può più fare nulla. Se qualche credente prende delle medicine, non è che preferisce confidare nell’uomo anziché in Dio; no, per loro continua a confidare in Dio che però si usa delle medicine per guarire la persona malata (alcuni pastori arrivano ad affermare che ‘il credente prega prima di assimilarle e Dio le benedice’), in quanto ‘Dio stesso ha dato sapienza e intelligenza all’uomo per risolvere il grave problema del dolore fisico e delle infermità’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, Seconda edizione, 2004, pag. 139). Per altro l’apostolo Paolo, che guariva gli ammalati, ci fanno sapere le ADI, prese lui stesso delle medicine perché Luca ‘certamente quando la ‘… scheggia nella carne …’ diveniva più dolorosa gli avrà somministrato qualche calmante’ (Ibid., pag. 139).

Nel libro Lineamenti Dottrinali ADI, a proposito del ricorrere alle medicine, viene detto: ‘Non ci opponiamo alla scienza medica, né condanniamo il ricorso ad essa e ringraziamo Iddio per tutti i suoi successi. Proclamiamo soltanto che, quando l’uomo non può più nulla, Dio può ancora tutto e, per questo, preghiamo per i malati disposti a credere alla guarigione per la fede nel nome di Cristo Gesù, il Signore’ (Lineamenti dottrinali ADI, pag. 29).

Le ADI favoriscono ed appoggiano la scienza medica FINANZIARIAMENTE, in quanto una parte delle loro entrate tramite l’8 per mille, le devolvono all’Associazione Italiana contro la leucemia (ROMAIL), e all’Associazione Ricerca contro il Cancro, Milano (A.I.R.C.). Cfr. Francesco Toppi, E mi sarete testimoni, 1999, pag. 167.

 

 

Confutazione

 

Ora, questa posizione è contraddittoria perché si dice una cosa e il contrario di quella cosa. Infatti se il Signore guarisce ancora, che bisogno ha un Cristiano delle medicine per guarire? Nessuno. In altre parole, se il Signore è potente a guarire un Cristiano da ogni malattia, secondo che è scritto: “Egli è quel che ti perdona tutte le tue iniquità, che sana tutte le tue infermità” (Salmo 103:4), e la guarigione, come la salvezza, si ottiene soltanto per fede in Cristo, secondo che è scritto: “E per la fede nel suo nome, il suo nome ha raffermato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti” (Atti 3:16), che bisogno ha il Cristiano che ha piena fiducia nella potenza guaritrice di Cristo di prendere delle medicine? Nessuno.

E poi, se le cose stanno così come dicono le ADI, dovremmo concludere che Dio ha bisogno dell’aiuto dell’uomo per guarire gli ammalati, e per aiuto mi riferisco alle medicine prodotte dall’uomo. Ma questo si oppone nettamente all’insegnamento biblico, secondo cui Dio per guarire gli ammalati non ha per nulla bisogno di questi mezzi, ha solo ‘bisogno’ della fede del malato. Ma io dico: ‘Ma quando Gesù era sulla terra, come venivano guariti gli ammalati da Lui?’ Dalla potenza del Signore che era con lui più le medicine che i malati prendevano allora? Non mi risulta una cosa del genere, perché gli ammalati venivano guariti soltanto mediante la loro fede in Cristo, infatti Gesù disse alla donna che aveva avuto un flusso di sangue per dodici anni, e che aveva confidato per tanti anni nei medici senza migliorare anzi era piuttosto peggiorata ma quando toccò il lembo della Sua veste fu guarita all’istante: “La tua fede ti ha guarita” (Matteo 9:22) e non: ‘La tua fede più le medicine ti hanno guarito’. E potrei prendere pure come esempio quegli ammalati che furono guariti dagli apostoli dopo che Gesù fu assunto in cielo, per dimostrare che essi guarirono soltanto mediante la loro fede in Cristo (Atti 5:16; 28:9), senza bisogno di assumere medicine di nessun genere. Ma d’altronde tutto questo avvenne perché è scritto che Egli ha portato le nostre malattie (cfr. Matteo 8:17) e per le lividure di Cristo noi abbiamo avuto guarigione (cfr. Isaia 53:5).

E poi ancora, come si fa a dire ‘che, quando l’uomo non può più nulla, Dio può ancora tutto e, per questo, preghiamo per i malati disposti a credere alla guarigione per la fede nel nome di Cristo Gesù, il Signore’ senza scontrarsi con la Parola di Dio che afferma: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi” (Giacomo 5:14-15)? Perché parlo di scontro? Perché Giacomo non dice che il malato deve chiamare gli anziani affinché preghino su di lui solo quando è affetto da una malattia per la cui guarigione l’uomo non può più nulla o una malattia grave, ma per ogni malattia, quindi anche una febbre. Il Cristiano in altre parole non deve aspettare di essere colpito da una grave o incurabile malattia per riporre tutta la sua fiducia in Cristo per la guarigione, ma deve riporre la sua fiducia in Cristo anche quando è colpito da una malattia curabile dagli uomini. Purtroppo però le ADI hanno ricorso al suddetto sofisma, per non apparire fanatici, infatti per loro quei credenti che rifiutano di ricorrere alle medicine per guarirsi o che sconsigliano di prendere medicine (anche perché fanno male, e infatti bisogna ricordarsi a tale proposito che la donna dal flusso di sangue “molto avea sofferto da molti medici, ed avea speso tutto il suo senz’alcun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata” Marco 5:26) sono dei fanatici o estremisti da evitare!!! Un fratello mi ha raccontato che lui per avere testimoniato durante un culto che Dio lo aveva guarito senza che lui prendesse alcuna medicina, il pastore lo ha chiamato in disparte dopo il culto per ammonirlo, dicendogli che non si deve parlare così!! Eppure questo fratello aveva dato a Dio tutta la gloria per la sua propria guarigione!

Dirò di più, per alcuni nelle ADI, coloro che ricorrono solo al Signore per la loro guarigione, non importa che male abbiano, tentano Dio. Io mi domando se costoro leggono la Bibbia, perché a questo punto non posso che pensare che non la leggono, perché se c’è una cosa che non fa un figliuolo di Dio quando confida con tutto il suo cuore nel Signore per ottenere da Lui la guarigione o qualsiasi altro beneficio è tentare Iddio. Ma se la Bibbia dichiara che l’uomo che confida nel Signore è beato, come si fa a definire un credente che rifiuta di prendere medicine perché rifiuta di confidare nell’uomo, uno che tenta Iddio? Purtroppo queste sono le conseguenze di questa posizione ambigua delle ADI sulla guarigione, che ripeto, è stata da loro assunta, per non apparire dei fanatici. Questa posizione è molto simile a quella di molte Chiese Evangeliche che hanno fatto loro il motto ‘aiutati, che Dio ti aiuta’, che tradotto significa: ‘Prendi prima le medicine, e poi vedrai che Dio ti aiuterà!’. Ma si badi che le ADI si guardano bene dal dire che avallano questo motto, anzi sono capaci pure di confutarlo, ma all’atto pratico lo avallano, eccome se lo avallano.

La posizione delle ADI è dunque ambigua sulla guarigione, e non netta, e a motivo di questa sua ambiguità contraddice l’insegnamento biblico. Francesco Toppi arriva addirittura ad affermare con certezza che Paolo prendeva i calmanti che gli dava Luca: assurdo e ridicolo. Ma nelle ADI arrivano a far dire all’occorrenza alla Bibbia cose assurde e ridicole pur di dare una parvenza di ortodossia dottrinale a posizioni sbagliate!  

Senza poi parlare degli aiuti economici dati dalle ADI alle Associazioni sopra citate, che combattono la leucemia e il cancro, che se da un punto di vista umano possono apparire lodevoli, dal punto di vista biblico sono da biasimare perché un credente non può mettersi a fare delle offerte a dei medici che sono impegnati a trovare una soluzione per queste gravi malattie, che noi sappiamo possono essere guarite dalla potenza di Dio per la fede in Gesù Cristo. Ma ve lo immaginate Gesù che diceva a Giuda Iscariota, che teneva la borsa, di prendere del danaro dalla borsa e darlo a qualche medico dei suoi giorni che era impegnato a trovare dei rimedi a certe malattie incurabili? Io sinceramente no. O ve lo immaginate l’apostolo Paolo che mentre era in Grecia dava delle offerte a dei gruppi di medici dell’Acaia impegnati a sconfiggere delle malattie incurabili? Io no, neppure questo riesco ad immaginare.

Vorrei ora fare una breve riflessione su queste parole trascritte nel libro delle Cronache: "Il trentanovesimo anno del suo regno, Asa ebbe una malattia ai piedi; la sua malattia fu gravissima; e, nondimeno, nella sua malattia non ricorse all’Eterno, ma ai medici" (2 Cronache 16:12).

Il re Asa quindi anche nella sua malattia non si appoggiò su Dio ma sugli uomini, non confidò in Dio ma negli uomini, le parole ‘non ricorse all’Eterno, ma ai medici’ non lasciano spazio ad altre interpretazioni.

Ho detto ‘anche nella sua malattia’ perché questo stesso re, tre anni prima quando Baasa, re d’Israele, salì contro Giuda invece di appoggiarsi sull’Eterno si era appoggiato anche allora sugli uomini e per questo suo comportamento Dio gli mandò il veggente Hanani per riprenderlo con queste parole: "Poiché tu ti sei appoggiato sul re di Siria invece d’appoggiarti sull’Eterno, ch’è il tuo Dio, l’esercito del re di Siria è scampato dalle tue mani. Gli Etiopi ed i Libî non formavan essi un grande esercito con una moltitudine immensa di carri e di cavalieri? Eppure l’Eterno, perché tu t’eri appoggiato su lui, li diede nelle tue mani. Poiché l’Eterno scorre collo sguardo tutta la terra per spiegar la sua forza a pro di quelli che hanno il cuore integro verso di lui. In questo tu hai agito da insensato; poiché, da ora innanzi, avrai delle guerre’ (2 Cronache 16:7-9).

Si noti come Dio gli disse: "In questo tu hai agito da insensato" per capire come, agli occhi di Dio, il re Asa si era comportato da stolto. Certo, perché Asa aveva un grande Iddio che molti anni prima aveva spiegato la sua forza a suo favore contro il re degli Etiopi che gli aveva mosso guerra con un esercito di un milione di uomini che era quasi il doppio di quello di Asa, eppure Dio diede la vittoria ad Asa. Asa quindi sapeva cosa significava confidare in Dio in mezzo alla distretta; sapeva che Dio risponde alle preghiere di coloro che lo temono, sapeva che Dio si lascia trovare da coloro che lo cercano con tutto il cuore tanto è vero che dopo che Dio diede la vittoria a Giuda contro gli Etiopi, gli abitanti di Giuda e di Beniamino con a capo Asa fecero un giuramento secondo il quale chi non avrebbe cercato Dio doveva essere messo a morte (cfr. 2 Cronache 15:13) e si rallegrarono perché "avean cercato l’Eterno con grande ardore ed egli s’era lasciato trovare da loro" (2 Cronache 15:15).

Eppure quando Asa fu malato confidò nei medici anziché in Dio. Certo, per i re d’allora era normale ricorrere ai medici nella malattia, ma la Scrittura fa capire che Asa non si comportò in maniera avveduta ricorrendo ai medici perché il ricorso ai medici escluse il ricorso a Dio.

Possiamo dire che il re Asa nella malattia si comportò in una maniera simile al re Achazia che quando restò ammalato anziché consultare l’Iddio d’Israele per sapere se si sarebbe riavuto dalla sua malattia mandò a consultare Baal-Zebub dio di Ekron (cfr. 2 Re 1:1-2), la qual cosa fece infuriare Dio che tramite Elia gli disse: "‘Così dice l’Eterno: - Poiché tu hai spediti de’ messi a consultar Baal-Zebub, dio d’Ekron, quasi che non ci fosse in Israele alcun Dio da poter consultare, perciò tu non scenderai dal letto sul quale sei salito, ma per certo morrai’ (2 Re 1:16) E Achazia morì, secondo la parola dell’Eterno pronunziata da Elia. Come si può vedere anche in questo caso il ricorrere a Baal-Zebub escluse il ricorrere a Dio, la fiducia in Baal-Zebub escluse la fiducia in Dio, e per questo Dio fece morire Achazia.

Quanto fu diverso invece il comportamento di un altro re, e cioè Ezechia, che quando fu malato a morte ricorse a Dio. Ecco quanto dice la Scrittura: "In quel tempo, Ezechia fu malato a morte; egli pregò l’Eterno, e l’Eterno gli parlò, e gli concesse un segno" (2 Cronache 32:24), ed ancora: "In quel tempo, Ezechia fu malato a morte. Il profeta Isaia, figliuolo di Amots, si recò da lui, e gli disse: ‘Così parla l’Eterno: - Metti ordine alle cose della tua casa; perché tu sei un uomo morto; non vivrai’. - Allora Ezechia volse la faccia verso il muro, e fece una preghiera all’Eterno, dicendo: ‘O Eterno, te ne supplico, ricordati come io ho camminato nel tuo cospetto con fedeltà e con integrità di cuore, e come ho fatto ciò ch’è bene agli occhi tuoi’. Ed Ezechia dette in un gran pianto. Isaia non era ancora giunto nel centro della città, quando la parola dell’Eterno gli fu rivolta in questi termini: ‘Torna indietro, e di’ ad Ezechia, principe del mio popolo: - Così parla l’Eterno, l’Iddio di Davide tuo padre: Ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime; ecco, io ti guarisco; fra tre giorni salirai alla casa dell’Eterno. Aggiungerò alla tua vita quindici anni, libererò te e questa città dalle mani del re d’Assiria, e proteggerò questa città per amor di me stesso, e per amor di Davide mio servo’. Ed Isaia disse: ‘Prendete un impiastro di fichi secchi!’ Lo presero, e lo misero sull’ulcera, e il re guarì. Or Ezechia avea detto ad Isaia: ‘A che segno riconoscerò io che l’Eterno mi guarirà e che fra tre giorni salirò alla casa dell’Eterno?’ E Isaia gli avea risposto: ‘Eccoti da parte dell’Eterno il segno, dal quale riconoscerai che l’Eterno adempirà la parola che ha pronunziata: - Vuoi tu che l’ombra s’allunghi per dieci gradini ovvero retroceda di dieci gradini?’ - Ezechia rispose: ‘È cosa facile che l’ombra s’allunghi per dieci gradini; no; l’ombra retroceda piuttosto di dieci gradini’. E il profeta Isaia invocò l’Eterno, il quale fece retrocedere l’ombra di dieci gradini sui gradini d’Achaz, sui quali era discesa" (2 Re 20:1-11).

Comprendo che umanamente parlando, si potrebbe dire: ‘Ma come mai ricorrere ai medici nella malattia non è cosa gradita a Dio?’ E’ semplice, perché così facendo si dimostra di avere fiducia negli uomini, nella sapienza e nella potenza degli uomini, anziché in Dio. Quelle parole "non ricorse all’Eterno ma ai medici" non lasciano dubbi, con quel ‘non’ prima e poi con quel ‘ma’ la frase vuol dire nella sostanza ‘non ebbe fiducia in Dio ma nei medici’.

Dunque, nella malattia è bene non ricorrere ai medici, ma a Dio; è vero che questo costa perché non si viene capiti, si viene fraintesi, presi per pazzi, si viene ingiuriati da taluni credenti che invece preferiscono avere fiducia nei medici, ma ne vale la pena e posso assicurarvi che non c’è nulla da perdere e nulla da temere perché ci si affida completamente a Dio, si ripone tutta la fiducia in Dio. L’uomo che si comporta così è benedetto, e quand’anche Dio non lo guarisse da una certa malattia perché così ha deciso, egli sarà benedetto perché confida in Dio e non negli uomini.

 

 

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con coloro che lo amano con purità incorrotta

 

 

Giacinto Butindaro

 

 

 

 

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