Le menzogne insegnate dalle Assemblee di Dio in Italia per negare la predestinazione, o meglio per sostenere che ‘il destino se lo crea l’uomo’

 

 

Introduzione

 

Ogni qualvolta si nega una dottrina biblica, inevitabilmente si devono dire delle menzogne per potere sostenere la propria dottrina antibiblica.

I Cattolici Romani, i Testimoni di Geova, i Mormoni, gli Avventisti del Settimo giorno, e i ‘Gesù solo’, per citare solo alcuni, questo lo mostrano molto bene.

Per esempio i Cattolici Romani per sostenere il primato del vescovo di Roma affermano che Gesù costituì Pietro capo della Chiesa; per sostenere che Maria nacque senza peccato, affermano che l’angelo Gabriele quando le apparve le disse ‘piena di grazia’; per sostenere la perpetua verginità di Maria, dicono che i fratelli di Gesù erano i suoi cugini; per citare solo alcune delle menzogne papiste. E si badi che in alcuni casi per sostenere la menzogna, i teologi papisti hanno manomesso o fatto manomettere certi passi della Scrittura.

I Testimoni di Geova, per negare la trinità, sostengono che il Figlio di Dio non è Dio ma la prima creatura di Dio, affermano che egli non fu adorato nei giorni della sua carne; e che lo Spirito Santo non è una persona divina ma la forza di Dio; per negare l’esistenza cosciente di ogni essere umano tra la morte e la resurrezione, essi dicono che l’uomo non ha un’anima nel suo corpo che dopo la morte continua a vivere in paradiso o all’inferno; per citare anche qui alcune delle loro menzogne. Ed anche qui va detto che i Testimoni di Geova per sostenere alcune delle loro eresie, hanno manipolato le Scritture.

I Mormoni per sostenere la loro falsa dottrina sulla salvezza, secondo cui, ‘non ci può essere nessuna esaltazione alla pienezza delle benedizioni del regno celestiale fuori dalla relazione matrimoniale’ - per cui secondo loro le coppie i cui matrimoni non sono stati suggellati per l’eternità diventano angeli e non Dèi nella vita a venire, mentre quelli suggellati l’uno all’altro per l’eternità diventano Dèi - affermano che anche Cristo se non si fosse sposato per l’eternità durante la sua vita terrena, nella vita futura non avrebbe potuto essere innalzato al di sopra degli angeli. Un celibe non poteva ottenere la sua gloria. E così, per la teologia mormone anche Cristo si sposò (e questo suo matrimonio sarebbe avvenuto a Cana di Galilea!!).

Gli Avventisti del settimo giorno per sostenere la loro dottrina sulla purificazione del santuario e del giudizio investigativo, dicono che quando un uomo crede nel Signore Gesù Cristo viene perdonato, ma i suoi peccati non gli vengono cancellati, perché gli verranno cancellati alla fine del cosiddetto giudizio investigativo; per sostenere l’eresia del sonno dell’anima, dicono che la storia del ricco e Lazzaro è una parabola, e niente di meno che Gesù usò la menzogna per dare un insegnamento sano, secondo che disse Ellen White (la loro profetessa): ‘‘In questa parabola Cristo affronta gli ascoltatori sul loro stesso terreno. Molti di loro credevano che tra la morte e la risurrezione intercorresse uno stato cosciente, e il Salvatore, conoscendo questa falsa concezione, l’applicò nella sua parabola per insegnare verità importanti’!

I ‘Gesù solo’, che negano che la Divinità è composta da Tre Persone che esistono contemporaneamente da ogni eternità, perché secondo loro esiste solo una persona che è Gesù, arrivano a dire che il Figliuolo di Dio non esisteva prima del suo concepimento nel seno di Maria; che il termine Padre si riferisce alla divinità di Cristo, mentre il termine Figlio alla sua umanità, così quando la Scrittura parla del Padre parla di Gesù come del vero Dio, mentre quando parla del Figlio parla di Gesù come vero uomo; e che quando la Bibbia dice che Gesù è seduto alla destra del Padre vuol dire ‘che Cristo possiede tutta la potenza, l’autorità e la preminenza di Dio’ ma non che sia seduto letteralmente e fisicamente alla destra di Dio Padre. E non solo, la negazione della Trinità, li ha portati a dire delle menzogne sul modo in cui si riceve la salvezza, perché essendo che per loro Gesù è lo Spirito Santo, e lo Spirito è Gesù, fino a quando un credente non ha ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo non ha ricevuto Cristo, e quindi è ancora perduto, anche se si è ravveduto e ha creduto nel Signore Gesù Cristo.

Questi esempi da me sopraccitati hanno lo scopo di far comprendere cosa avviene nella pratica ogni qualvolta viene negata una dottrina biblica: si introducono delle menzogne per avvalorare la propria dottrina antibiblica.

E le ADI hanno fatto proprio questo anche loro, hanno introdotto delle menzogne per avvalorare la loro falsa dottrina che afferma che il destino se lo crea l’uomo. Parole queste che ha detto Francesco Toppi in un’intervista apparsa tanti anni fa su Il Tempo: ‘E’ Dio che pianifica la nostra vita. Il destino però se lo crea l’uomo. Noi non crediamo nella predestinazione’ (Il Tempo, 3 Marzo 1995), che sono confermate da Pasquale Bruni in una meditazione dal titolo ‘L’ultima opportunità’ del 10 Febbraio in ‘La Parola giorno per giorno’: ‘Mediante la nostra vita terrena veniamo responsabilizzati da Dio e chiamati a fare una scelta precisa: questa determina il nostro destino nell’eternità’ (Vol. II, ADI-Media, 1989).

Era inevitabile questo, perché nel momento in cui si nega il proponimento dell’elezione di Dio si va a negare una dottrina biblica. Qui di seguito vi menzionerò alcune delle menzogne insegnate e propagate dalle ADI per far credere ai credenti che non esiste nessuna predestinazione perché il destino ce lo creiamo noi.

Si tenga presente però che le stesse menzogne (o molto simili ad esse) vengono dette anche da tutte quelle Chiese Pentecostali appartenenti ad altre denominazioni Pentecostali che negano anch’esse la predestinazione.

 

 

Le menzogne

 

 

Siamo diventati predestinati quando siamo entrati a far parte della Chiesa di Dio

 

Le ADI fanno passare Dio per un Dio inoperoso e inattivo, nel senso che dal loro modo di parlare si evince che Dio ha cominciato a operare nei credenti a partire dal momento che essi hanno creduto, non prima. Perché questo? Perché Dio – secondo le ADI – sapeva solo che essi avrebbero creduto, non ha fatto sì che essi credessero!! I credenti sono entrati a far parte della Chiesa non in quanto erano stati predestinati, ma sono stati predestinati in quanto sono entrati a far parte della Chiesa di Dio!!! Hanno sconvolto l’ordine delle cose stabilito chiaramente dalla Parola di Dio.

Ora esaminiamo da vicino questa asserzione delle ADI. Francesco Toppi, nel commentare le parole di Paolo “perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli” (Romani 8:29), afferma quanto segue: ‘Coloro che accettano Cristo come Salvatore sono predestinati ad essere conformi all’immagine del Suo Figliuolo. E’ evidente, dunque, che esiste una predestinazione generale per la Chiesa di Gesù Cristo, chiamata a riprodurre nel mondo l’immagine del Salvatore. L’invito, però, è universale e quelli che accettano le condizioni per la salvezza, stabilite da Cristo nell’Evangelo, entrano a far parte del progetto meraviglioso dei ‘predestinati ad essere conformi all’immagine ‘ di Gesù’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, ADI-Media, Seconda edizione, 2004, pag. 126-127). Dunque, coloro che vengono salvati sono predestinati a riprodurre nel mondo l’immagine del Salvatore perché sono entrati a far parte della Chiesa di Cristo, che è stata chiamata da Dio a fare ciò. Francesco Marazia in una sua meditazione dal titolo ‘Riconciliati a Dio’ conferma ciò dicendo: ‘Nel glorioso piano di Dio, coloro che hanno fede nella Sua Parola infallibile e che sono stati salvati per mezzo di Gesù, vengono da Lui predestinati ad essere conformi all’immagine del Suo Figliuolo’ (Meditazione del 23 Luglio, in ‘La Parola giorno per giorno’ vol. II)

Ma sorge un problema, un grosso problema, se si interpretano le parole di Paolo in questa maniera, che è questo. Se noi diventiamo predestinati dopo essere stati salvati, come mai l’apostolo Paolo fa risalire questa nostra predestinazione a prima che il Signore ci chiamasse e ci giustificasse, secondo che egli dice: “Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati” (Romani 8:29-30)? Avete notato? Prima siamo stati preconosciuti, poi predestinati, poi chiamati, giustificati e glorificati. Ora, se la chiamata al ravvedimento che il Signore ci ha rivolto e la nostra giustificazione seguono la nostra predestinazione, di conseguenza noi abbiamo creduto, e mediante la nostra fede siamo stati giustificati, dopo essere stati predestinati. Non vi pare? Come è possibile allora che per le ADI siamo diventati dei predestinati quando abbiamo creduto e quindi quando siamo stati giustificati? Se le cose stessero come dicono le ADI, Paolo avrebbe dovuto dire così: ‘Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli ….’. Ma le cose non stanno proprio così come dicono le ADI, perché altrimenti il piano di Dio sarebbe sconvolto.

E poi, se dovessimo intendere la predestinazione di Romani 8:29 nella maniera intesa dalle ADI, allora dovremmo fare la stessa cosa con la predestinazione di cui sempre Paolo parla agli Efesini quando dice: “Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale ne’ luoghi celesti in Cristo, siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell’amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo” (Efesini 1:3-6). E sapete cosa dovremmo dire dunque? Che noi in quanto membri della Chiesa siamo predestinati ad essere adottati come figliuoli di Dio!!! Ma la Bibbia dice che noi siamo entrati a far parte della Chiesa nel momento stesso che siamo diventati dei figliuoli di Dio. In altre parole, la Parola afferma che noi siamo entrati a far parte della Chiesa quando siamo stati adottati da Dio come suoi figliuoli. E quindi non si può affermare che coloro che entrano a far parte della Chiesa sono predestinati a diventare (o essere adottati come) figliuoli di Dio, in quanto già lo sono, secondo che è scritto: “È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio” (Giovanni 1:11-13). Vi prego, fratelli, di esaminare attentamente quello che vi dico, al fine di capire come le ADI hanno stravolto la Scrittura con i loro ragionamenti. 

 

 

Il nostro nome è stato scritto nel libro della vita quando abbiamo creduto

 

Nel cantico n° 533 dell’Innario Inni di Lode delle ADI (Prima Edizione 1992, pag. 185) il coro dice tra le altre cose: ‘C’è un nome nuovo ora scritto in gloria, è il mio, sì è il mio’. Queste parole oramai sono diventate tra le più conosciute anche in ambito ADI, e sono il frutto della convinzione che il nostro nome è stato scritto nel libro della vita quando abbiamo creduto.

Questa è un’altra menzogna che fa il paio con quella di prima, in quanto il nostro nome è stato scritto nel libro della vita fin della fondazione del mondo, secondo che è scritto: “La bestia che hai veduta era, e non è, e deve salire dall’abisso e andare in perdizione. E quelli che abitano sulla terra i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si maraviglieranno, vedendo che la bestia era, e non è, e verrà di nuovo” (Apocalisse 17:8), ed ancora: “E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato, l’adoreranno” (Apocalisse 13:8).

Qualcuno dirà: ‘Ma in questi passi non si fa nessun riferimento ai santi!’ E’ vero, ma non si fa riferimento ad essi solo esplicitamente perché implicitamente si fa riferimento anche ad essi. Perché se ci sono coloro i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, ci sono per forza di cose coloro i cui nomi sono scritti in quello stesso libro fin dalla fondazione del mondo. Non vi pare? Mi pare ovvio. Quindi, quando Gesù disse ai settanta discepoli: “Pure, non vi rallegrate perché gli spiriti vi son sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti ne’ cieli” (Luca 10:20), è evidente che quei nomi erano stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo.

Che il nostro nome è stato scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo è confermato dal fatto che noi siamo stati eletti o scelti in Cristo prima della fondazione del mondo (Efesini 1:4), e che grazia ci è stata fatta in Cristo avanti i secoli (2 Timoteo 1:9). Sono tutte cose strettamente collegate tra loro dunque.

Dunque la verità è che noi abbiamo creduto nel Signore perché i nostri nomi erano stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, e non che i nostri nomi sono stati scritti nel libro della vita perché o quando abbiamo creduto. Vedete? Basta poco per stravolgere l’ordine stabilito da Dio. Certamente chi ha osato o osa fare una cosa simile ne porterà la pena.

 

 

Tutti gli uomini hanno una misura di fede

 

Per ciò che concerne la fede, le ADI affermano che non è vero che Dio la dona ad alcuni e la nega ad altri, perché Dio la dà a tutti, infatti Francesco Toppi nel rispondere alla seguente domanda ‘Che colpa posso avere io se non ho fede?’, dice tra le altre cose: ‘Come mai, poi, per ciò che riguarda Dio e l’eternità, Cristo ed il perdono dei peccati, molti affermano: ‘Non ho fede’? La stessa fiducia naturale che si possiede per molti aspetti dell’esistenza quotidiana, va esercitata per le cose eterne e allora si scoprirà che il Signore non ha riguardo alla qualità delle persone ….. Quando questa ‘fede naturale’ si manifesta per alimentare la fiducia nelle promesse divine, allora si compie il miracolo …. Infatti, mentre si ascolta la predicazione dell’Evangelo e si esercita la ‘fiducia innata’, per accettare la logica dell’annuncio prestigioso della misericordia divina, Dio interviene per lo Spirito Suo largendoci il duplice dono della grazia e della fede’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, ADI-Media, Seconda edizione 2004, pag. 40,41). Tra le ADI qualcuno arriva a dire che persino gli atei hanno una forma di fede, infatti il pastore Davide Di Iorio nel corso della sua predicazione dal titolo ‘L’Iddio che parla’ del 20/8/2006 ha affermato: ‘… anche l’ateismo in fin dei conti è una fede, è una fede al contrario, credere in un Dio che non c’è vuol dire avere una forma di fede. Per grazia di Dio i credenti hanno la fede che Dio invece c’è’ (http://www.abbiatefedeindio.it/files/20.08.06.rm min. 8).

Come potete vedere c’è non poca confusione in queste parole, perché le ADI per non far apparire Dio ingiusto – per parlare alla maniera delle ADI – arrivano persino a negare che “non tutti hanno la fede”, come dice chiaramente la Scrittura (2 Tessalonicesi 3:2), perché Dio non la dona a tutti, essendo che essa è un dono di Dio!!! E che le ADI non credono a quello che dice la Scrittura in merito alla fede, è manifesto dal fatto che in tutta la risposta data da Toppi a quella specifica domanda, il passo della Scrittura che afferma che non tutti hanno la fede NON E’ PRESENTE!!! Se c’è una domanda nella cui risposta va citato questo passo di Tessalonicesi è proprio questa, ma questo passo manca!!! E poi vengono introdotti discorsi in merito alla fede che sono del tutto estranei alla Scrittura. Di questa fede naturale infatti la Bibbia non fa nessuna menzione: è semplicemente un sofisma escogitato per nascondere che Dio non dà la fede a tutti: la qual cosa se fosse da loro proclamata – in base al loro ragionamento - farebbe apparire Dio come ingiusto!!!!

Per quanto riguarda la fede che avrebbero gli atei, diciamo che essi non hanno la fede, punto e basta. Qualsiasi ragionamento fatto per sostenere che anche loro hanno una forma di fede è sbagliato. Gli atei dicono che Dio non c’è, quindi non credono nell’esistenza di Dio, come non credono neppure nel Figlio di Dio. C’è “una sola fede” (Efesini 4:5), dice Paolo, quindi chi non crede in Dio e nel Suo Figliuolo non ha fede.

 

 

Nessuno è totalmente nell’ignoranza di Dio e della sua volontà

 

Sul ravvedimento le ADI affermano che ‘nessuno sulla terra sia totalmente nell’ignoranza di Dio e della Sua volontà. Vi è una componente dello spirito umano che intuisce quello che è giusto e quello che è errato, perché esiste una parziale rivelazione divina alla coscienza umana che spinge al pentimento’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 25).

Ma dove mai si legge nella Bibbia una cosa simile? Ce lo dicano i pastori delle ADI. Ma dove mai si legge nella Bibbia che gli uomini sanno in qualche modo o in qualche misura che Dio vuole che essi si ravvedano, perché si sentono spinti a ravvedersi? La Bibbia insegna invece un'altra cosa, e cioè che gli uomini vivono nell’ignoranza di Dio e quindi non conoscono la sua volontà; ascoltate cosa dice Paolo ai santi di Efeso: “Questo dunque io dico ed attesto nel Signore, che non vi conduciate più come si conducono i pagani nella vanità de’ loro pensieri, con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo della ignoranza che è in loro, a motivo dell’induramento del cuor loro.” (Efesini 4:17-18). E di conseguenza gli uomini non sanno neppure che Dio comanda loro di ravvedersi. Per questo, dice la Scrittura che Iddio “passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi” (Atti 17:30). E poi, dal loro modo di parlare, pare che il ravvedimento sia a portata di ogni uomo, nel senso, che non c’è uomo che non possa ravvedersi. Ma non è questo che insegna la Scrittura perché essa dice chiaramente che il ravvedimento è Dio a donarlo a chi vuole Lui, secondo che è scritto: “Iddio dunque ha dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita” (Atti 11:18). D’altronde se è vero che il cuore degli uomini è nella mano di Dio (e da esso procedono le sorgenti della vita), ed Elia chiamò Dio “quegli che converte il cuor loro!” (1 Re 18:37), è evidente che il ravvedimento è Dio a concederlo. Dunque anche sul ravvedimento le ADI hanno annullato la Parola. 

 

 

Gesù fece di tutto fino alla fine per impedire a Giuda di tradirlo

 

Su Giuda le ADI arrivano a dire: ‘Qualcuno dirà: non era stato già deciso il suo tradimento e il suo suicidio? Come si può dar credito a questa teoria, conseguenza di una lettura superficiale della Scrittura, senza mettere in dubbio l’amore e l’imparzialità di Dio? Egli è l’Eterno, conosce ogni cosa, conosce la fine dal principio e ha permesso che i profeti descrivessero i particolari riguardanti Giuda, ma Dio non lo ha predestinato ad una fine così tragica. Se leggiamo attentamente i Vangeli, vediamo piuttosto come il Maestro divino abbia fatto di tutto per scuotere Giuda e dissuaderlo dall’atto tremendo che stava compiendo’ (‘Un solenne avvertimento’, del 21 Giugno, in ‘La Parola giorno per giorno’, Vol. II).

Ma io dico: ma se tutto quello che il popolo d’Israele e i Gentili fecero a Gesù avvenne affinchè si adempisse la Scrittura, e riguardo a queste cose viene detto che essi si radunarono contro Gesù per far tutte le cose che la mano di Dio e il Suo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero (cfr. Atti 4:28), è evidente che anche Giuda tradì il Maestro perché così Dio aveva innanzi determinato (non è forse scritto: “Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me” Salmo 41:9 e che Gesù disse: “Io non parlo di voi tutti; io so quelli che ho scelti; ma, perché sia adempita la Scrittura, colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno” Giovanni 13:18?), e andò in perdizione sempre perché così Dio aveva innanzi determinato perché Gesù disse al Padre: “Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito, tranne il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta” (Giovanni 17:12).

Ma come avrebbe potuto Gesù cercare di distogliere Giuda dal fare quello che fece, senza in questo modo andare contro il determinato consiglio di Dio? Gesù sapeva che quelle cose dovevano accadere, perché così Dio aveva innanzi determinato, non poteva quindi cercare di evitare che accadessero. Come dunque Gesù non cercò di evitare il suo arresto, così non cercò di evitare neppure che Giuda lo tradisse e andasse in perdizione, affinchè la Scrittura fosse adempiuta.

 

 

Dio indurò il cuore di Faraone perché egli si rifiutò di lasciare andare gli Israeliti

 

Su Faraone, le ADI insegnano che Dio indurò il suo cuore perchè egli si rifiutò di lasciare andare gli Israeliti. Ecco quello che dicono: ‘Dio ha parlato. Faraone ha resistito. Per far comprendere al Faraone chi è realmente Yahweh, Dio gli ha concesso numerose prove. Inutilmente! L’ira di Dio è pesata gravemente sull’Egitto già sette volte, ma sette flagelli non hanno piegato l’orgoglioso sovrano. Ora è Dio che indurisce il Suo cuore ….. Dio non è il responsabile dell’induramento del suo cuore, la causa è da ricercare unicamente nel suo orgoglio …. Dio non indurisce il cuore ma, quasi per una legge naturale, l’atteggiamento che l’uomo assume di fronte alla chiamata di Dio, tende a radicalizzarsi’ (Meditazione dal titolo ‘Caparbietà’ del 2 Febbraio, in ‘La Parola giorno per giorno, vol. II), ed anche: ‘Coloro che leggono superficialmente la Bibbia, prendono le difese di Faraone, affermando che in fin dei conti egli fu vittima delle circostanze, poiché è detto che l’Eterno gli indurì il cuore, ma faremo bene a ricordare che prima di questo evento, ripetutamente, troviamo scritto che Faraone indurì il proprio cuore. E’ evidente che l’atto finale di Dio (vedi Esodo 10:27), previsto peraltro fin dall’inizio (Esodo 4:21), non è altro che il giudizio su un individuo che volontariamente si ribella ostinandosi colpevolmente’ (Meditazione dal titolo ‘L’ostinazione’ del 23 Gennaio, in ‘La Parola giorno per giorno’, vol. II).

Ma la Bibbia insegna il contrario, e cioè che Faraone si rifiutò di lasciare partire gli Israeliti perché Dio gli indurò il cuore. D’altronde Dio aveva avvertito Mosè ancor prima che egli parlasse a Faraone, dicendogli: “Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare dinanzi a Faraone tutti i prodigi che t’ho dato potere di compiere; ma io gl’indurerò il cuore, ed egli non lascerà partire il popolo.” (Esodo 4:21). Come potete vedere, l’indurimento del cuore di Faraone non fu la conseguenza del suo rifiuto di lasciare andare via gli Israeliti, ma la causa del suo rifiuto. E tutto ciò perché Dio aveva deciso di moltiplicare i suoi prodigi in Egitto per farsi conoscere dagli Egiziani e far sì che il Suo nome fosse pubblicato in tutta la terra (Esodo 7:3-5; 9:16). E si badi che Dio previde o predisse che avrebbe indurato il cuore di Faraone perchè aveva predeterminato il suo induramento perché Dio quando preannuncia degli eventi ciò significa che li ha predeterminati, ed è per questo che vigila sulla Sua parola per mandarla ad effetto (Geremia 1:12) affinchè ciò che Lui ha innanzi determinato si verifichi.

L’induramento di Faraone peraltro non è il solo induramento di re prodotto da Dio per adempiere i suoi disegni, infatti abbiamo anche il caso del re di Heshbon e dei re delle città di Canaan, secondo che è scritto: “Allora mandai ambasciatori dal deserto di Kedemoth a Sihon, re di Heshbon, con parole di pace, e gli feci dire: ‘Lasciami passare per il tuo paese; io camminerò per la strada maestra, senza volgermi né a destra né a sinistra. Tu mi venderai a danaro contante le vettovaglie che mangerò, e mi darai per danaro contante l’acqua che berrò; permettimi semplicemente il transito (come m’han fatto i figliuoli d’Esaù che abitano in Seir e i Moabiti che abitano in Ar), finché io abbia passato il Giordano per entrare nel paese che l’Eterno, il nostro Dio, ci dà’. Ma Sihon, re di Heshbon, non ci volle lasciar passare per il suo paese, perché l’Eterno, il tuo Dio, gli aveva indurato lo spirito e reso ostinato il cuore, per dartelo nelle mani, come difatti oggi si vede” (Deuteronomio 2:26-30), ed anche: “Non ci fu città che facesse pace coi figliuoli d’Israele, eccetto gli Hivvei che abitavano Gabaon; le presero tutte, combattendo; perché l’Eterno facea sì che il loro cuore si ostinasse a dar battaglia ad Israele, onde Israele li votasse allo sterminio senza che ci fosse pietà per loro, e li distruggesse come l’Eterno avea comandato a Mosè” (Giosuè 11:19-20). Come potete vedere, anche in questi casi la ribellione di quei re fu la conseguenza dell’induramento del loro cuore prodotto da Dio in loro. In altre parole, l’induramento del loro cuore prodotto da Dio fu la causa della loro ribellione.

 

 

Gesù cominciò ad usare le parabole quando sopraggiunse l’opposizione dei Suoi contemporanei, e le usò non per eseguire un giudizio sugli increduli, ma piuttosto per manifestare un profondo sentimento di misericordia divina

 

Sulle parabole usate dal nostro Signore Gesù Cristo, le ADI insegnano le seguenti menzogne: ‘Il Maestro Divino iniziò ad usare le parabole nel Suo insegnamento soltanto quando, dopo il periodo della popolarità, sopraggiunse l’opposizione da parte dei Suoi contemporanei. La ragione di questo mutamento di metodo è spiegata in Matteo 13:11-16. In questo passo dei Vangeli, il Signore fa capire ai Suoi discepoli che i ‘segreti’ del Suo Regno sono riservati soltanto ai sudditi. In altre parole, non è giusto che coloro i quali seguono per mera curiosità, o al solo scopo di critica, chiudendo gli occhi per non vedere, e gli orecchi per non sentire ed il cuore per non comprendere, debbano venire a conoscenza dei privilegi del Regno di Dio. Non si tratta però di un giudizio sugli increduli, ma piuttosto di un ulteriore profondo sentimento della misericordia divina che oltrepassa il senso legale della giustizia. Gli increduli ed i detrattori di Cristo, della Sua signoria e della Sua dottrina, sarebbero stati ancora più colpevoli se avessero conosciuto di più della legge divina e dei privilegi che i credenti hanno la possibilità di conoscere’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 19).

La prima menzogna è quella che Gesù cominciò ad usare le parabole quando sopraggiunse l’opposizione dei Suoi contemporanei. E’ una menzogna perché secondo la Scrittura Gesù, quando iniziò il Suo ministerio, cominciò sin da subito a parlare alle moltitudini in parabole, e questo perché si dovevano adempiere le Scritture profetiche secondo le quali il Messia avrebbe aperto la sua bocca in parabole. Ascoltate quello che dice a tale riguardo Matteo: “Tutte queste cose disse Gesù in parabole alle turbe e senza parabola non diceva loro nulla, affinché si adempisse quel ch’era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò in parabole la mia bocca; esporrò cose occulte fin dalla fondazione del mondo” (Matteo 13:34-35). Dunque, non ci fu mai nessun cambiamento di metodo da parte di Gesù nel parlare alle turbe.

La seconda menzogna è che Gesù usò le parabole non per eseguire un giudizio sugli increduli, ma piuttosto per manifestare un profondo sentimento di misericordia divina. E’ una menzogna perché la Scrittura dice chiaramente che l’uso delle parabole aveva come scopo quello di non far convertire quelli di fuori. Ascoltate quello che rispose Gesù alla domanda dei suoi discepoli sul perché Egli parlava alle turbe in parabole: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha. Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono. E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete; perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca” (Matteo 13:11-15); “A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che son di fuori, tutto è presentato per via di parabole, affinché: Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non intendano; che talora non si convertano, e i peccati non siano loro rimessi” (Marco 4:11-12). Come si può vedere, Gesù usò le parabole affinchè quelli di fuori non intendessero e non si convertissero. Si trattò dunque di un giudizio del Signore. Ma d’altronde non disse forse Gesù un giorno ai suoi nemici: “Io son venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi” (Giovanni 9:39)? E poi, perché c’è dell’altro da dire, non dice forse Giovanni: “E sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui; affinché s’adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore? Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giovanni 12:37-40)? Quindi l’uso delle parabole di Gesù quando ammaestrava le turbe e l’induramento e accecamento prodotti da Dio nei Giudei sono cose che vanno assieme, in quanto Gesù parlava alle turbe in parabole “affinché: Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non intendano; che talora non si convertano, e i peccati non siano loro rimessi” (Marco 4:12) e Dio indurò i loro cuori e accecò i loro occhi “affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giovanni 12:40). In altre parole, possiamo dire che Dio si usò delle parabole di Gesù per indurare i cuori dei Giudei e accecare i loro occhi affinchè non si convertissero, perché essi erano stati destinati ad intoppare secondo che aveva detto il profeta: “Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi” (Isaia 8:15).

Ma dov’è questo profondo sentimento della misericordia divina secondo il quale l’uso delle parabole impedì che aumentasse la colpevolezza degli increduli e dei detrattori di Cristo? Inesistente. Eppure le ADI riescono a vederlo! Vedono anche le cose che non esistono. Era inevitabile che dicessero queste menzogne. Perché per loro Dio voleva salvare tutti anche ai giorni di Gesù: non può essere che Egli accecò gli occhi degli Ebrei e indurò i loro cuori – mediante le parabole – affinchè non credessero! Le ADI si sono trovate costrette a insegnare che Gesù parlava alle turbe per quelle ragioni, perché altrimenti avrebbero dovuto spiegare come mai Dio non voleva che quelli di fuori si convertissero dato che loro insegnano che Dio vuole salvare tutti e che a nessuno è preclusa la salvezza! E quindi per evitare di dover dire una cosa simile – che è perfettamente scritturale – hanno dovuto far saltare fuori la misericordia divina!! Eppure loro pensano – dicendo queste menzogne – di difendere la giustizia di Dio, cioè il fatto che Lui non ha riguardo alla qualità delle persone. In altre parole, fanno il male affinchè ne venga del bene. Renderanno conto a Colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti.

 

 

 

La volontà dell’uomo di Giovanni 1:13 è uno sforzo umano

 

Le ADI hanno fatto diventare la volontà dell’uomo ‘sforzo umano’, infatti nel libro A Domanda Risponde Francesco Toppi nel commentare le seguenti parole di Giovanni: “È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio” (Giovanni 1:11-13), afferma che ‘in questo brano, con tre negazioni, sono messi in risalto altrettanti importanti ammaestramenti: …. – né da volontà d’uomo, nessuno sforzo umano può produrre questa ‘nuova nascita’  spirituale’ (Vol. I, pag. 168).

Ma a me non risulta che Giovanni voglia dire che coloro che credono nel nome di Cristo non sono nati da alcuno sforzo umano, ma piuttosto che non sono nati di nuovo perché lo hanno voluto loro o coloro che hanno predicato loro il Vangelo, ma perché lo ha voluto Dio. Non ha forse detto infatti Paolo che non dipende né da chi vuole né da chi corre ma da Dio che fa misericordia (cfr. Romani 9:16)? E non ha forse detto Giacomo che Dio ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità (cfr. Giacomo 1:18)?

D’altronde, il termine volontà significa ‘facoltà del volere, capacità di volgere le proprie energie al perseguimento di uno scopo’, ‘atto del volere’, ‘disposizione buona o cattiva al fare qualcosa’. Ma all’occorrenza le ADI sono capaci di fare dire alla Bibbia quello che vogliono loro. E questo ne è un esempio evidente. Ma la cosa ancora più triste è che quando si parla loro della predestinazione ti dicono subito per contraddirti che l’uomo ha una volontà, nel senso che Dio lo ha fatto libero di scegliere o rigettare Cristo, perché egli è capace di volgersi in una direzione piuttosto che in un'altra, e quindi è lui che vuole diventare un figlio di Dio, ma quando Giovanni dice che i figli di Dio non sono nati da volontà d’uomo allora questa volontà dell’uomo diventa sforzo umano!! Giudicate voi stessi fratelli quello che dico!

Ma c’è dell’altro: le ADI arrivano a contraddire ancora in maniera più sfacciata le parole di Giovanni: “Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio” (Giovanni 1:12-13), infatti dicono che si diventa figli di Dio per volontà umana. Ascoltate cosa dicono: ‘Il titolo di figli di Dio non si acquisisce automaticamente, bensì con un atto determinato della volontà umana che si dispone a ricevere Cristo Gesù’ (Calendario ‘La Parola giorno per giorno’, ADI-Media, 2009, 5 Luglio). Ma come si possono fare queste affermazioni bugiarde? Ma se Giovanni dice che non siamo nati di nuovo per la nostra volontà, come si fa a dire il contrario? Giudicate voi fratelli quello che dico. Qui semmai andava detto che si diventa figli di Dio per un atto determinato della volontà di Dio che dispone le persone a ricevere Cristo Gesù. Ma questo linguaggio non è in armonia con la teologia ADI, e quindi non trova spazio nei loro discorsi.

 

 

Il fatto che uno possa dichiarare che Gesù è il Figlio di Dio dipende dalla volontà dell’uomo

 

Le ADI fanno dipendere il fatto che l’uomo possa arrivare a dichiarare che Gesù è il Figlio di Dio dalla volontà dell’uomo e non dalla volontà di Dio. Ecco quanto si legge in A Domanda Risponde: ‘Esiste tanta confusione su Cristo, sul Suo carattere e sulla Sua persona. Gesù stesso ha posto questa domanda ai Suoi discepoli: ‘… Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo’? (Matteo 16:13). Anche allora furono presentate diverse opinioni ma Pietro soltanto, perché ‘il Padre … che è nei cieli’ glielo aveva rivelato, potè dichiarare che Gesù era ‘… il Cristo, il Figlio del Dio vivente’ (Matteo 16:16). Non si può identificare Gesù come il Divino Salvatore se non per rivelazione da alto. Quando l’individuo si apre a questa rivelazione divina le proprie opinioni o quelle degli altri perdono il loro valore, perché ‘trasformati mediante il rinnovamento della … mente’, si conosce ‘per esperienza quale sia la volontà di Dio’ (Romani 12:2)’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. III, ADI-Media, Prima edizione 2004, pag. 26-27).

Ma le cose non stanno così perché non è l’uomo che apre la sua mente alla rivelazione divina, ma Dio che apre la sua mente o il suo cuore affinchè lui intenda che Gesù è il Figlio di Dio. Di Lidia infatti viene detto che “il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo” (Atti 16:14). E che cosa diceva Paolo alle donne che erano radunate in quel luogo se non che Gesù era il Cristo, il Figlio di Dio? D'altronde Gesù, per quanto riguarda il come si perviene alla conoscenza di Dio, ha detto: “Ogni cosa m’è stata data in mano dal Padre mio; e niuno conosce appieno il Figliuolo, se non il Padre; e niuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarlo” (Matteo 11:27), ed anche: “Ogni cosa m’è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce chi è il Figliuolo, se non il Padre; né chi è il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo voglia rivelarlo” (Luca 10:22), quindi uno può conoscere Dio Padre solo se il Figlio vuole rivelarglielo. E badate che la stessa cosa si può dire del Figlio, infatti uno lo può conoscere solo se Dio decide di rivelarglielo; tanto è vero che l’apostolo Paolo disse ai Galati: “Difatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quando ero nel giudaismo; come perseguitavo a tutto potere la Chiesa di Dio e la devastavo, e mi segnalavo nel giudaismo più di molti della mia età fra i miei connazionali, essendo estremamente zelante delle tradizioni dei miei padri. Ma quando Iddio, che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili, io non mi consigliai con carne e sangue, e non salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma subito me ne andai in Arabia; quindi tornai di nuovo a Damasco. Di poi, in capo a tre anni, salii a Gerusalemme per visitar Cefa, e stetti da lui quindici giorni; e non vidi alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore” (Galati 1:13-19). Notate come l’apostolo dica che fu Dio a compiacersi di rivelare il Suo Figliuolo in lui, e non che lui si compiacque di aprirsi alla rivelazione di Dio circa il Suo Figliuolo. In altre parole fu Dio ad ‘aprirlo’ alla Sua rivelazione, e non Paolo ad aprirsi ad essa. 

 

 

Lidia aprì il proprio cuore al Signore

 

Su Lidia le ADI affermano: 'Lidia aprì il proprio cuore al Signore' (Risveglio Pentecostale, Settembre 2008, Numero 9 - Anno LXII, pag. 3), il che è una menzogna, strettamente collegata come si può vedere a quella che abbiamo confutato in precedenza, in quanto Luca ci dice molto chiaramente: “Perciò, salpando da Troas, tirammo diritto, verso Samotracia, e il giorno seguente verso Neapoli; e di là ci recammo a Filippi, che è città primaria di quella parte della Macedonia, ed è colonia romana; e dimorammo in quella città alcuni giorni. E nel giorno di sabato andammo fuor della porta, presso al fiume, dove supponevamo fosse un luogo d’orazione; e postici a sedere, parlavamo alle donne ch’eran quivi radunate. E una certa donna, di nome Lidia, negoziante di porpora, della città di Tiatiri, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo” (Atti 16:11-14).

Come potete vedere, queste parole scritte nel libro degli Atti fanno dipendere l’attenzione che un uomo mostra verso le cose relative al Regno di Dio e l’accettazione di esse, dalla volontà di Dio e non dalla volontà dell’uomo. E poi esse mostrano anche che non a tutti coloro che ascoltano il Vangelo viene dato di prestare attenzione ad esso e di accettarlo. Ma che hanno fatto le volpi? Hanno capovolto le cose. E così i credenti delle ADI leggono su Risveglio Pentecostale che fu Lidia ad aprire il suo cuore, e non il Signore ad aprire il cuore di Lidia!! Ma grazie a Dio i credenti possono leggere nella loro Bibbia la verità intorno alla conversione di Lidia, e quindi smascherare le menzogne delle ADI.

 

 

Il Signore salvò Saulo da Tarso perché era sincero, onesto e amava Dio

 

Su Paolo le ADI insegnano che fu salvato perché era sincero, onesto e amava Dio. Ecco quello che Paolo Lombardo, nel corso della sua predicazione dal titolo ‘L’incontro di Saul con Gesù’, ha affermato: ‘Saulo era contrario al Vangelo, ed era una persona preparata, era una persona di grande cultura, conosceva almeno tre lingue, l’ebraico, il latino e il greco. Era un uomo che conosceva anche la letteratura, i filosofi, un uomo di un elevata cultura, ma soprattutto conosceva bene l’Antico Testamento. Era pienamente convinto che i Cristiani sbagliavano, che Gesù era un impostore, che non fosse il Figlio di Dio, quindi nessuno può dire che è stato debole o chissà s’è fatto convincere pure lui. Era completamente contrario a Cristo Gesù, ma il miracolo venne dall’alto, e quando arriva il Signore non c’è cultura, non c’è preparazione che possa reggere. Il Signore è il più forte, ma il Signore è il più forte non perché ci prende a forza, perché Egli è amore. Il Signore sapeva che Saulo era sincero, anche se era contrario a Cristo, alla fede di Cristo, era sincero, era onesto, lui amava Dio con sincerità, con integrità di cuore, per questo il Signore lo ha salvato’. Dunque, secondo Paolo Lombardo, il Signore ha salvato Saulo da Tarso perché questi era sincero, onesto, e amava Dio con sincerità.

Ma le cose non stanno affatto così come dice lui, perché fare una simile affermazione sulla conversione a Cristo di Saulo, equivale a dire che Saulo fu salvato per dei suoi meriti e non per la grazia di Dio. Se io infatti dicessi: ‘Il Signore mi ha salvato perché, quantunque non lo conoscessi e vivessi nel peccato, ero sincero, onesto, ed amavo Dio con sincerità’, non farei altro che sostenere che Dio mi ha salvato per opere, e quindi non per grazia. L’apostolo Paolo dice: “Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, grazia non è più grazia” (Romani 11:6), dunque non si può dire che siamo stati salvati per grazia e contemporaneamente dire che siamo stati salvati perché eravamo sinceri, onesti e amavamo Dio con sincerità. Purtroppo Paolo Lombardo con questa affermazione è andato ad intaccare la dottrina cardine del Cristianesimo, che siamo salvati per grazia. Se fosse così come dice lui, avremmo veramente qualcosa di cui gloriarci davanti a Dio!

E poi come si fa a dire di un peccatore, come lo era Saulo prima della sua conversione, che egli era sincero, onesto e amava Dio? Ma allora, sicuramente la stessa cosa si può dire degli Ebrei Ortodossi (ma mettiamoci pure anche Mussulmani, Indù ecc.) che come Saulo oggigiorno perseguitano i santi, e magari anche di altri peccatori che però non perseguitano i santi! Ma non dice forse la Scrittura: “Che dunque? Abbiam noi qualche superiorità? Affatto; perché abbiamo dianzi provato che tutti, Giudei e Greci, sono sotto il peccato, siccome è scritto: Non v’è alcun giusto, neppur uno. Non v’è alcuno che abbia intendimento, non v’è alcuno che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti son divenuti inutili. Non v’è alcuno che pratichi la bontà, no, neppur uno. La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno usato frode; v’è un veleno di aspidi sotto le loro labbra. La loro bocca è piena di maledizione e d’amarezza. I loro piedi son veloci a spargere il sangue. Sulle lor vie è rovina e calamità, e non hanno conosciuto la via della pace. Non c’è timor di Dio dinanzi agli occhi loro” (Romani 3:9-18)? Ma dove si vede in queste parole la sincerità, l’onestà e l’amore di Dio di Saulo, o di qualche altro persecutore della Chiesa, o di qualche altro peccatore, prima della sua conversione? Si rimane veramente indignati nel sentire parlare dei pastori contro la Parola di Dio.

E poi come si fa a dire che Saulo amava Dio quando Gesù nei giorni della sua carne affermò: “Chi odia me, odia anche il Padre mio” (Giovanni 15:23)? Tu dirai: ‘Saulo odiava Gesù allora?’ Certo, infatti egli stesso disse un giorno: “Quant’è a me, avevo sì pensato anch’io di dover fare molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno. E questo difatti feci a Gerusalemme; e avutane facoltà dai capi sacerdoti serrai nelle prigioni molti de’ santi; e quando erano messi a morte, io detti il mio voto. E spesse volte, per tutte le sinagoghe, li costrinsi con pene a bestemmiare; e infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitai fino nelle città straniere” (Atti 26:9-11). Quale era il nome contro il quale Saulo incitava i santi a bestemmiare? Il nome di Gesù il Nazareno, Figlio di Dio. E poi si consideri che nei giorni della sua carne, Gesù rimproverò quei Giudei che lo odiavano e lo volevano mettere a morte, chiamandoli “progenie del diavolo” (Giovanni 8:44). Quindi, non si può dire di qualcuno che odia il nome di Gesù che egli ama Dio! Dire una cosa del genere, è come dire che i Giudei (e tra di essi c’erano molti Farisei come lo era Saulo) che odiarono senza ragione Gesù Cristo, fino al punto da arrestarlo e darlo in mano a Pilato per farlo crocifiggere, in definitiva amavano Dio con sincerità!! Giudicate voi, fratelli, da persone intelligenti quello che dico!

Ma le cose non stanno affatto così come dice Paolo Lombardo, anche perché Dio ha salvato Saulo per la semplice ragione che Egli ha voluto fargli grazia, infatti Dio afferma in maniera inequivocabile a Mosè: “Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà” (Esodo 33:19), parole queste che Paolo riprende nella sua epistola ai santi di Roma per spiegare che non c’è ingiustizia in Dio se ha deciso di fare grazia solo ad alcuni (Cfr. Romani 9:14-18), e vi ricordo che sempre l’apostolo afferma che questa grazia Dio l’ha fatta loro in Cristo Gesù avanti i secoli (Cfr. 2 Timoteo 1:9). Dunque la ragione per cui il Signore ha salvato Saulo si trova nel proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama. D’altronde non disse forse Gesù ad Anania, quando gli apparve in visione per mandarlo da Saulo: “Va’, perché egli è uno strumento che ho eletto per portare il mio nome davanti ai Gentili, ed ai re, ed ai figliuoli d’Israele” (Atti 9:15)? E quando era stato eletto Saulo da Gesù? Prima della fondazione del mondo (cfr. Efesini 1:4-6)! E a conferma di ciò c’è l’affermazione di Paolo secondo cui Dio lo aveva appartato sin dal seno di sua madre (cfr. Galati 1:15).

Ma le Assemblee di Dio in Italia hanno dichiarato guerra al proponimento dell’elezione di Dio infatti lo hanno annullato con vari sofismi! Per questa ragione, anche quando parlano della conversione di Saulo non possono attribuirla alla decisione di Dio presa avanti la fondazione del mondo di salvare Saulo! Ed ecco che si sentono menzogne come quelle proferite da Paolo Lombardo.

Ma c’è un’altra cosa da dire, e cioè che è falso anche che ‘il Signore è il più forte non perché ci prende a forza, perché Egli è amore’, perché il profeta dice: “Tu m’hai persuaso, o Eterno, e io mi son lasciato persuadere, tu m’hai fatto forza, e m’hai vinto” (Geremia 20:7). Il Signore ci ha fatto forza, dunque, eccome se ci ha fatto forza. Anzi dobbiamo ringraziarlo per averci fatto forza, altrimenti non ci saremmo mai convertiti a Cristo! La nostra volontà  infatti era così corrotta che non sarebbe stata mai in grado di volgersi verso le cose di Dio se non fosse stata assistita dalla grazia e dalla potenza di Dio. Non disse forse Gesù che nessuno può andare a lui se non che il Padre lo attiri a Lui (Cfr. Giovanni 6:44,65)? Dunque, l’opera di attrazione verso Cristo è indispensabile per convertirsi a Cristo, e questa opera la compie Dio, e solo Dio; e se la compie Dio, ciò vuol dire che l’uomo che vive lontano da Dio è incapace da solo di andare a Cristo!

Come sono chiare le cose, eppure i pastori delle ADI le hanno offuscate!

 

 

Zaccheo invitò Gesù a casa sua

 

Su Zaccheo le ADI affermano che fu Zaccheo ad invitare Gesù. Infatti sul loro calendario del 2010 ‘La Parola Giorno per Giorno’ si legge alla data 17 Gennaio 2010 nella meditazione dal titolo ‘Gioiosi in Cristo’: ‘Quando Zaccheo il capo dei pubblicani di Gerico, uomo conosciuto per la sua avidità e disonestà, invitò Gesù a casa sua, sperimentando la grazia della giustificazione divina, provò una grande gioia: egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia’.

Questa è un’altra menzogna, perché non è assolutamente vero che Zaccheo invitò Gesù a casa sua, in quanto fu Gesù che si autoinvitò a casa di Zaccheo secondo che è scritto: “E Gesù essendo entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco, un uomo, chiamato per nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, cercava di veder chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse innanzi, e montò sopra un sicomoro, per vederlo, perch’egli avea da passar per quella via. E come Gesù fu giunto in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: Zaccheo, scendi presto, perché oggi debbo albergare in casa tua. Ed egli s’affrettò a scendere e l’accolse con allegrezza. E veduto ciò, tutti mormoravano, dicendo: È andato ad albergare da un peccatore! Ma Zaccheo, presentatosi al Signore, gli disse: Ecco, Signore, la metà de’ miei beni la do ai poveri; e se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo. E Gesù gli disse: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figliuolo d’Abramo: poiché il Figliuol dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito” (Luca 19:1-10). Non è abbastanza chiaro che Gesù si autoinvitò? Eppure le ADI hanno annullato anche questo, e tutto ciò naturalmente sempre per nascondere alla fratellanza che è il Signore che prende l’iniziativa e non l’uomo, che è il Signore che sceglie l’uomo e non viceversa. Quello che è vero dunque è che Zaccheo accolse Gesù con allegrezza, ma non che Zaccheo invitò Gesù a casa sua.

 

 

Conclusione

 

Ho questa fiducia nel Signore che questo mio scritto contribuirà a far aprire gli occhi a tanti credenti nelle ADI, che nella loro ignoranza hanno accettato la falsa dottrina ‘il destino se lo crea l’uomo’, e fargli capire che se le ADI avessero ragione, non direbbero queste menzogne, e che essi invece le dicono proprio perché sostengono una dottrina falsa.

Io confesso che se fossi un membro di una Chiesa ADI e scoprissi che le ADI insegnano queste menzogne, mi indignerei e la prima cosa che farei sarebbe quella di rigettare quello che mi hanno insegnato su questo argomento, e la seconda sarebbe quella di chiamare immediatamente o andare a trovare subito il pastore della mia comunità per chiedergli spiegazioni su queste spudorate menzogne da loro insegnate, e la terza cosa che farei sarebbe di cominciare ad avvertire più fratelli possibili di guardarsi da esse. E sono sicuro che tanti nelle ADI nello scoprirle faranno proprio queste cose.

Purtroppo però sono certo che ci saranno tanti altri nelle ADI a cui non importerà niente sapere che le ADI hanno loro mentito, e questo perché essi non odiano la menzogna, ma si compiacciono in essa. Non hanno per la Parola di Dio quell’amore che dovrebbero avere, non hanno per la Parola quel rispetto che dovrebbero avere, non sono attaccati alla Parola come dovrebbero essere. Sono persone per le quali vale quello che dice il pastore della loro comunità, e non quello che dice la Scrittura. E di conseguenza non riescono ad accettare tutto quello che dice la Parola. Si può tranquillamente dire che essi si fidano più del pastore che della Parola di Dio. E’ triste tutto ciò, ma è la triste realtà.

 

La grazia del nostro Signore Gesù sia con tutti coloro che lo amano con purità incorrotta

 

 

Giacinto Butindaro

 

 

Roma, Febbraio 2010

 


 

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