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Lirio Porrello e la Cena del Signore |
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Lirio Porrello,
pastore della Chiesa 'Parola della Grazia' di Palermo, durante il culto di
domenica 4 luglio 2010, ha predicato sulla cena del Signore. |
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Nello
spiegare le parole di Paolo: "Per questa cagione molti fra voi sono
infermi e malati, e parecchi muoiono" (1 Corinzi 11:30), dice
giustamente che molti erano malati e morivano perchè
non discernevano il corpo del Signore, ma secondo lui il discernere il corpo
del Signore ha a che fare con la guarigione. Ecco che cosa dice in sostanza,
che discernere il corpo del Signore 'è
un’espressione che ha a che fare con la nostra guarigione'. E come cerca
di dimostrarlo questo? Citando queste parole che Dio disse al popolo
d'Israele una volta che era uscito dall'Egitto: "Se ascolti attentamente
la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e
porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti
manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani,
perché io sono l’Eterno che ti guarisco" (Esodo 15:26), e spiegandole in
questa maniera: 'Da queste parole si
comprende che la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti
e che per guarirci Dio si aspetta solo che spendiamo del tempo alla Sua presenza,
che Lo ascoltiamo e in fede mettiamo in pratica la Sua Parola. Le leggi di
cui parla, per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico
comandamento dell’amore. Ne deriva che persone dal comportamento discutibile
ma piene di fede ricevono guarigione ed altre dal comportamento ineccepibile
ma senza fede non ricevono nulla, perché la grazia di Dio non dipende dai
meriti personali'. E difatti - lui dice - che dopo che gli Ebrei uscirono
dall'Egitto 'sperimentarono un lungo
periodo di buona salute. Nei quarant’anni di deserto non conobbero la
malattia; nessuno era fiacco, nessuno vacillava', e perchè
potè verificarsi un simile fenomeno? Perchè prima di
uscire dall'Egitto avevano mangiato l'agnello pasquale. Ascoltate le sue
parole: 'Prima di uscire dall’Egitto
essi celebrarono per la prima volta la Pasqua e secondo l’ordine di Dio ogni
famiglia mangiò l’agnello sacrificato assieme ad erbe amare. Il sangue
dell’agnello, sparso sull’architrave e sugli stipiti della porta, protesse e
preservò dalla morte tutti quelli che si trovavano all’interno della casa a
prescindere dalla loro condotta e dalla loro nazionalità, visto che vi si
potevano trovare anche persone non ebree. La protezione dipese esclusivamente
dal sangue di un agnello innocente che era stato sparso sulle porte e che
prefigurava quello dell’Agnello di Dio. Tutto questo trova un corrispettivo
nel Nuovo Testamento, infatti noi non siamo stati salvati in funzione della
nostra condotta o delle nostre opere, ma solo in virtù del sangue di Cristo,
che è stato sparso per la nostra redenzione eterna. Gli Ebrei mangiarono il
corpo dell’agnello con lo strabiliante effetto che da quel momento, per
quarant’anni, nessuno si ammalò e nessuno fu debole, non perché si
comportassero bene, ma perché avevano mangiato l’agnello e confidavano che
l’averlo mangiato garantiva loro la salute. Il tempo trascorso nel deserto
raffigura quello della nostra vita ed anche per noi vale la promessa che
mangiando l’Agnello, per fede, possiamo vivere senza malattie'. |
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Quindi
quando la Bibbia dice che presso i Corinzi molti si ammalavano o morivano, perchè non discernevano il corpo del Signore, vuole dire
che ciò avveniva perchè i Corinzi non discernevano
che il corpo del Signore era stato dato per la nostra guarigione fisica. Ecco
le parole di Porrello: 'Si può mangiare e bere indegnamente nel momento in cui non si
comprende il valore di ciò che si mangia, non si capisce che come il sangue è
stato versato per la nostra redenzione, il corpo è stato dato per la nostra
guarigione, e si partecipa alla Santa Cena privandola del Suo vero
significato e riducendola ad uno sterile rito. La Bibbia ci spiega perché
molti si ammalano e molti muoiono. Possibilmente noi siamo portati a pensare
che questo avvenga a causa del peccato, ma anche se il peccato impedisce la
comunione con Dio e può avere conseguenze, qui l’apostolo Paolo non collega
la malattia o la morte prematura al peccato, ma al fatto che non si discerne
il motivo per cui Dio vuole che partecipiamo al pane e al corpo del Signore:
quello di guarirci! Se partecipiamo alla Santa Cena credendo di partecipare a
un rito, come tutti i riti risulterà privo di potenza e non riceveremo
nessuna guarigione, ma se comprendiamo che Gesù ha dato il Suo corpo per
guarirci e ci accostiamo alla Sua
Mensa con fede, allora possiamo essere sanati. Il pane che prendiamo
rappresenta il corpo di Gesù e se noi crediamo che è stato offerto per la
nostra guarigione, per questa fede riceviamo guarigione. La Santa Cena non è
un momento di giudizio e di condanna, ma di grazia e di benedizione. L’esame
di noi stessi che siamo esortati a compiere non ha lo scopo di mettere a
fuoco i nostri errori e farci cadere nel senso di colpa e d’indegnità, ma di
mettere a fuoco la nostra fede, la sola cosa che non dobbiamo sottovalutare o
trascurare, perché da essa dipende come vivremo: se tra acciacchi e malattie
o in buona salute fino alla fine'. |
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Da:
http://www.paroladellagrazia.it/main/media/messaggi/archivio-2010/208-la-cena-del-signore.html |
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Ora,
ci sono diverse cose non vere alla luce della Parola di Dio in questo
discorso di Porrello. |
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Innanzi
tutto non è vero che 'che la promessa
di guarigione non dipende dai nostri comportamenti e che per guarirci Dio si
aspetta solo che spendiamo del tempo alla Sua presenza, che Lo ascoltiamo e
in fede mettiamo in pratica la Sua Parola. Le leggi di cui parla, per noi che
siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore. Ne
deriva che persone dal comportamento discutibile ma piene di fede ricevono
guarigione ed altre dal comportamento ineccepibile ma senza fede non ricevono
nulla, perché la grazia di Dio non dipende dai meriti personali'. |
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Spieghiamo
perchè. Certamente la guarigione fisica mediante la
fede in Cristo è ancora per oggi, ma nella vita di un credente non dipende
solo dalla fede in quanto dipende sia dalla nostra condotta e sia dalla
volontà di Dio. Vediamo di spiegarlo con la Parola di Dio. |
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L'apostolo
Giovanni, e quindi uno dei dodici apostoli, dice nella sua epistola: "Diletti,
se il cuor nostro non ci condanna, noi abbiam confidanza dinanzi a Dio; e qualunque cosa chiediamo la
riceviamo da Lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciam
le cose che gli son grate. E questo è il suo comandamento: che crediamo nel
nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com’Egli
ce ne ha dato il comandamento" (1 Giovanni 3:21-23). |
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Come
potete vedere, noi riceveremo qualsiasi cosa chiediamo a Dio, compresa la
guarigione quindi, a condizione che osserviamo i comandamenti di Dio e facciamo
le cose che gli sono grate. E i comandamenti sono quello di credere in Gesù
Cristo, e quello di amarci gli uni gli altri. Che significa 'amarsi gli uni
gli altri', se non aiutare il nostro fratello che si trova nel bisogno, riprenderlo
quando pecca contro di noi, perdonarlo quando si pente di un peccato che ha
commesso contro di noi e ci chiede perdono, sopportare le sue debolezze,
consolarlo quando è afflitto e così via? Ma se un fratello si comporta
spietatamente verso un altro suo fratello, come potrà dire di mettere in
pratica il comandamento 'amatevi gli uni gli altri'? E come potrà ottenere da
Dio quello che gli ha chiesto, inclusa la guarigione quindi, dato che non
osserva questo comandamento e non fa ciò che è giusto nel cospetto di Dio? In
altre parole, come potrà un credente pensare di ottenere guarigione se
disprezza il suo fratello, lo sfrutta, lo angaria, e lo maltratta? La Bibbia
quindi non mi autorizza a dire 'la
promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti', perchè dipende eccome. E poi è un controsenso dire che
l'ottenimento della guarigione non dipende dai nostri comportamenti e poi
dire che 'Le leggi di cui parla [Dio
nell'esodo], per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico
comandamento dell’amore', e questo perchè Paolo
dice che l'amore non fa male alcuno al prossimo (Romani 13:10), per cui se un
credente fa del male ad altri credenti non sta mettendo in pratica il
comandamento dell'amore, e la sua condotta è riprovevole. E poi parlando in
questa maniera, si incoraggiano i credenti a non comportarsi in maniera degna
di Dio, perchè tanto la guarigione non dipende dai
nostri comportamenti! Ma che disse Gesù a quell'uomo che era infermo da
trentotto anni, dopo che lo guarì? " Ecco, tu sei guarito; non peccar più, che non t’accada
di peggio" (Giovanni 5:14). E quindi lo avvertì che se avesse continuato
a peccare, il giudizio di Dio si sarebbe abbattuto su di lui. Quindi la
nostra guarigione o salute dipende dalla nostra condotta, e non soltanto
dalla nostra fede. E questo si accorda con le parole del profeta che dice:
"Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di
tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di
Giacobbe i suoi peccati! Mi cercano ogni giorno, prendon
piacere a conoscer le mie vie; come una nazione che avesse praticato la
giustizia e non avesse abbandonata la legge del suo Dio, mi domandano de’
giudizi giusti, prendon piacere ad accostarsi a
Dio. ‘Perché, dicono essi, quando abbiam digiunato,
non ci hai tu avuto riguardo?’ ‘Perché quando abbiamo afflitte le anime
nostre, non v’hai tu posto mente?’ Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi
fate i vostri affari, ed esigete che sian fatti
tutti i vostri lavori. Ecco, voi
digiunate per litigare, per questionare, e percuotere empiamente col pugno;
oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto.
È questo il digiuno di cui io mi compiaccio? il giorno in cui l’uomo affligge
l’anima sua? Curvar la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla
cenere, è egli questo che tu chiami un digiuno, un giorno accetto all’Eterno?
Il digiuno di cui mi compiaccio non è egli questo: che si spezzino le catene
della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi
gli oppressi, e che s’infranga ogni sorta di giogo? Non è egli questo: che tu divida il tuo pane con chi ha
fame, che tu meni a casa tua gl’infelici senz’asilo, che quando vedi uno
ignudo tu lo copra, e che tu non ti nasconda a colui ch’è carne della tua
carne? Allora la tua luce spunterà come l’aurora, e la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti
precederà, e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia. Allora
chiamerai, e l’Eterno ti risponderà; griderai, ed egli dirà: ‘Eccomi!’ Se tu togli di mezzo a te il giogo, il
gesto minaccioso ed il parlare iniquo; se l’anima tua supplisce ai bisogni
dell’affamato, e sazi l’anima afflitta, la tua luce si leverà nelle
tenebre, e la tua notte oscura sarà come il mezzodì; l’Eterno ti guiderà del
continuo, sazierà l’anima tua ne’ luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; e
tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non
manca mai" (Isaia 58:1-11). Avete notato a quali condizioni la nostra
guarigione germoglierà prontamente? |
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L'altra
condizione necessaria per la nostra guarigione, è che essa rientri nella
volontà di Dio verso di noi, infatti sempre Giovanni dice: "E questa è
la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo
qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch’Egli ci
esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli
abbiamo domandate" (1 Giovanni 5:14-15). Qualcuno dirà: 'Può dunque
accadere che la guarigione non rientri nella volontà di Dio?' Certo, questo
per esempio è il caso di quei credenti malati fisicamente che Dio ha deciso
di prendere con sè in gloria. Si sono ammalati di
quella malattia che li deve portare alla morte, in quanto così Dio ha
decretato verso di loro. Ricordiamoci che il profeta Eliseo "cadde
malato di quella malattia che lo dovea condurre
alla morte" (2 Re 13:14). Quindi la malattia è un mezzo che Dio usa per
porre termine alla vita terrena anche di suoi figliuoli. |
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Non
corrisponde al vero neppure che gli Ebrei, dopo che uscirono dall'Egitto 'sperimentarono un lungo periodo di buona
salute. Nei quarant’anni di deserto non conobbero la malattia; nessuno era
fiacco, nessuno vacillava', in quanto la Bibbia dice sì che quando Dio
fece uscire gli Israeliti dall'Egitto "non vi fu alcuno, fra le sue
tribù, che fosse fiacco" (Salmo 105:37), ma non dice che gli Israeliti
nel deserto non videro la malattia per quaranta anni. E difatti Dio colpì nel
deserto gli Israeliti anche con delle piaghe quando questi peccarono contro
di lui, in adempimento alle parole che gli aveva detto: "Se ascolti
attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli
occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue
leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso
agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco" (Esodo 15:26).
Ecco alcuni di questi casi: quando Dio provvide al popolo la carne che essi
avevano chiesta, è scritto che "ne avevano ancora la carne fra i denti e
non l’avevano peranco masticata, quando l’ira
dell’Eterno s’accese contro il popolo, e l’Eterno percosse il popolo con una
gravissima piaga" (Numeri 11:33), ed ancora: "Ed egli dette loro
quel che chiedevano, ma mandò la consunzione nelle loro persone" (Salmo
106:15), e la consunzione è un 'lento deperimento con affievolimento di tutte
le funzioni organiche'; e il giorno dopo che Dio fece morire Kore, Dathan e Abiram e le loro
famiglie, con altri duecentocinquanta uomini, per la loro ribellione, avvenne
che "tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele
mormorò contro Mosè ed Aaronne dicendo: ‘Voi avete
fatto morire il popolo dell’Eterno’. E avvenne che, come la raunanza si faceva numerosa contro Mosè e contro Aaronne, i figliuoli d’Israele si volsero verso la tenda
di convegno; ed ecco che la nuvola la ricoprì, e apparve la gloria
dell’Eterno. Mosè ed Aaronne vennero davanti alla
tenda di convegno. E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: ‘Toglietevi di mezzo a
questa raunanza, e io li consumerò in un attimo’.
Ed essi si prostrarono con la faccia a terra. E Mosè disse ad Aaronne: ‘Prendi il turibolo, mettivi
del fuoco di sull’altare, ponvi su del profumo, e
portalo presto in mezzo alla raunanza e fa’
l’espiazione per essi; poiché l’ira dell’Eterno è scoppiata, la piaga è già
cominciata’. E Aaronne prese il turibolo, come Mosè
avea detto; corse in mezzo all’assemblea, ed ecco
che la piaga era già cominciata fra il popolo; mise il profumo nel turibolo e
fece l’espiazione per il popolo. E si fermò tra i morti e i vivi, e la piaga
fu arrestata. Or quelli che morirono di quella piaga furono quattordicimila
settecento, oltre quelli che morirono per il fatto di Kore. Aaronne tornò a Mosè all’ingresso della tenda di convegno
e la piaga fu arrestata" (Numeri 16:41-50). E poi evidentemente, Porrello si è dimenticato pure di Maria, la sorella di
Mosè, che fu colpita da Dio con la lebbra perchè
aveva peccato contro Mosè parlando contro di lui, secondo che è scritto: "Maria
ed Aaronne parlarono contro Mosè a cagione della
moglie Cuscita che avea preso; poiché avea preso una moglie Cuscita. E dissero: ‘L’Eterno ha
egli parlato soltanto per mezzo di Mosè? non ha egli parlato anche per mezzo
nostro?’ E l’Eterno l’udì. Or Mosè era un uomo molto mansueto, più d’ogni
altro uomo sulla faccia della terra. E l’Eterno disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Maria: ‘Uscite voi tre, e andate alla tenda
di convegno’. E uscirono tutti e tre. E l’Eterno scese in una colonna di
nuvola, si fermò all’ingresso della tenda, e chiamò Aaronne
e Maria; ambedue si fecero avanti. E l’Eterno disse: ‘Ascoltate ora le mie
parole; se v’è tra voi alcun profeta, io, l’Eterno, mi faccio conoscere a lui
in visione, parlo con lui in sogno. Non così col mio servitore Mosè, che è
fedele in tutta la mia casa. Con lui io parlo a tu per tu, facendomi vedere,
e non per via d’enimmi; ed egli contempla la sembianza dell’Eterno. Perché
dunque non avete temuto di parlar contro il mio servo, contro Mosè?’ E l’ira
dell’Eterno s’accese contro loro, ed egli se ne andò, e la nuvola si ritirò
di sopra alla tenda; ed ecco che Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Maria, ed ecco era lebbrosa. E Aaronne disse a Mosè: ‘Deh, signor mio, non ci far
portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui
siamo colpevoli. Deh, ch’ella non sia come il bimbo nato morto, la cui carne
è già mezzo consumata quand’esce dal seno materno!’ E Mosè gridò all’Eterno,
dicendo: ‘Guariscila, o Dio, te ne prego!’ E l’Eterno rispose a Mosè: ‘Se suo
padre le avesse sputato in viso, non ne porterebbe ella la vergogna per sette
giorni? Stia dunque rinchiusa fuori del campo sette giorni; poi, vi sarà di
nuovo ammessa’. Maria dunque fu rinchiusa fuori del campo sette giorni; e il
popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa al campo"
(Numeri 12:1-15). Che fu Dio a colpire Maria con la lebbra lo disse Dio in
questi termini: "Ricordati di quello che l’Eterno, il tuo Dio, fece a
Maria, durante il viaggio, dopo che foste usciti dall’Egitto"
(Deuteronomio 24:9). |
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Alla
luce di quanto accaduto nel deserto agli Israeliti ribelli, dunque, cade
tutto il discorso di Porrello sugli effetti che
l'agnello pasquale aveva avuto sulla salute degli Israeliti, perchè la carne di quell'Agnello non li aveva resi
affatto immuni alle malattie. Le sue parole: 'Gli Ebrei mangiarono il corpo dell’agnello con lo strabiliante
effetto che da quel momento, per quarant’anni, nessuno si ammalò e nessuno fu
debole, non perché si comportassero bene, ma perché avevano mangiato
l’agnello e confidavano che l’averlo mangiato garantiva loro la salute'
sono palesemente mendaci. |
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E
di conseguenza sono mendaci anche queste altre sue parole 'anche per noi vale la promessa che
mangiando l’Agnello, per fede, possiamo vivere senza malattie'. Perchè il mangiare degnamente il pane spezzato alla cena
del Signore, non assicura in nessuna maniera automaticamente la salute o la
guarigione a chicchessia, perchè il pane che noi
prendiamo alla Cena del Signore non è per la nostra guarigione. In altre
parole, Dio vuole che noi partecipiamo alla Cena non per guarirci, ma affinché
noi abbiamo comunione con il sangue ed il corpo di Cristo (cfr. 1 Corinzi
10:16), ed annunziamo la sua morte finchè Egli
venga (cfr. 1 Corinzi 11:26). Per guarirci Dio ha stabilito la preghiera
infatti Giacomo dice: "C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani
della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore;
e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e
s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi. Confessate dunque i
falli gli uni agli altri, e pregate gli uni per gli altri onde siate guariti;
molto può la supplicazione del giusto, fatta con
efficacia" (Giacomo 5:14-16). |
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E
poi, se fosse vero quello che dice Porrello, come
mangiando il pane in maniera degna ci viene assicurata la guarigione o la
salute fisica per tutta la vita terrena, così anche bevendo del frutto della
vigna dal calice del Signore, che rappresenta il sangue che Cristo ha versato
per la remissione dei nostri peccati, ci dovrebbe essere assicurata la
remissione dei peccati che abbiamo commesso. Ma la remissione dei peccati che
noi commettiamo non ci è assicurata dal bere il calice del Signore, ma dalla
fede in Cristo, e dalla confessione che noi facciamo a Dio dei nostri
peccati, secondo che è scritto: "Se confessiamo i nostri peccati, Egli è
fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità"
(1 Giovanni 1:9). E quindi questo discorso di Porrello
è molto pericoloso, perchè si potrebbe giungere
anche a quest'altra conclusione errata. Massima attenzione dunque. |
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Per
tornare al pane che viene spezzato e mangiato durante la Cena del Signore,
diciamo che esso rappresenta il corpo di Cristo, ma che Cristo non lo ha offerto
per la nostra guarigione a differenza del suo sangue che invece ha offerto
per il perdono dei nostri peccati e il nostro riscatto, come dice Porrello. In altre parole, non è vero che Egli ha offerto
il suo sangue per perdonarci e riscattarci, mentre il suo corpo per guarirci
- quasi che le ragioni furono diverse -, perchè
l'offerta del suo corpo avvenne per riconciliarci a Dio e santificarci. |
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Vediamo
dunque che cosa ha fatto Cristo per noi offrendo la carne del suo corpo |
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Gesù
offrì la sua carne in sacrificio a Dio per vivificarci (perché tutti noi eravamo
morti nei nostri falli) infatti un giorno egli disse: "Io sono il pane
vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in
eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del
mondo" (Giovanni 6:51). Ed anche per santificarci, difatti è scritto che
"noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù
Cristo fatta una volta per sempre" (Ebrei 10:10). Dunque se oggi noi
siamo spiritualmente vivi e santi nel cospetto di Dio lo dobbiamo al corpo di
Cristo. |
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Gesù
offrì il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati al fine di annullare il
dominio del peccato nella nostra vita, secondo che disse il profeta Isaia:
"Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato
a motivo delle nostre iniquità" (Isaia 53:5), e difatti Paolo dice ai
Romani che Gesù "ha condannato il peccato nella carne, affinché il
comandamento della legge fosse adempiuto in noi" (Romani 8:4). Cosicché
noi, mediante l’offerta del suo corpo, siamo morti al peccato, perché il
peccato che ci signoreggiava è stato annullato nella sua carne. Paolo spiega
questo concetto ai santi di Roma in questi termini: "O ignorate voi,
fratelli (poiché io parlo a persone che hanno conoscenza della legge) che la
legge signoreggia l’uomo per tutto il tempo ch’egli vive?" (Romani 7:1).
Noi sappiamo che la legge signoreggia l’uomo solamente mentre egli è in vita,
perché una volta morto, l’uomo non è più soggetto ad essa, e difatti come fa
la legge ad avere potestà su una persona morta che ha esalato l’anima? In
niuno modo può signoreggiarla. E così anche noi per non essere più schiavi
della legge dovevamo morire spiritualmente alla legge, e questo è avvenuto
mediante la fede nella morte di Gesù. La crocifissione del corpo di Gesù
Cristo ha dunque per noi un valore immenso perché noi avendo creduto in lui,
siamo stati con lui crocifissi; è per questa ragione che la legge non ci
signoreggia più, perché noi siamo morti con Cristo, infatti è scritto:
"Così, fratelli miei, anche voi siete divenuti morti alla legge mediante
il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, cioè a colui che è
risuscitato dai morti" (Romani 7:4). Grazie siano quindi rese a Dio che,
mediante il corpo di Cristo, ci ha fatti morire alla legge che ci teneva
schiavi; sì, siamo morti con Cristo al peccato che ci signoreggiava mediante
la legge (che è la forza del peccato), per diventare la proprietà particolare
di Cristo e per vivere per lui. |
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Gesù
mediante il suo corpo trafitto ci ha riconciliati con Dio infatti Paolo
scrisse ai santi di Colosse: "E voi, che già
eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvage, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della
carne di lui, per mezzo della morte d’esso.." (Colossesi
1:21,22). Dunque fratelli, noi che un tempo eravamo dei nemici di Dio perché
eravamo amanti del piacere del peccato e l’amore per il male lo manifestavamo
pensando cose malvage e operando malvagiamente, in
virtù del grande amore che Dio ha manifestato verso noi mandando il suo
Figliuolo in questo mondo a morire sulla croce, siamo stati riconciliati con
Dio proprio per mezzo del corpo di Gesù Cristo. Riconciliati dunque con Dio
per mezzo del corpo di Gesù abbiamo pace nel nostro cuore e si sono adempiute
le parole del profeta Isaia: "Il castigo, per cui abbiamo pace, è stato
su lui" (Isaia 53:5). |
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Qualcuno
dirà allora a questo punto: 'Ma allora il corpo di Cristo non ha proprio
nulla a che fare con la nostra guarigione?' No, questo non si può dire, perchè ci sono dei riferimenti biblici che mostrano che
in una qualche maniera il corpo di Cristo ha anche a che fare con la nostra
guarigione, secondo che dice il profeta Isaia: "E, nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri
dolori quelli di cui s’era caricato" (Isaia 53: 4), ed anche "per
le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione" (Isaia 53:5). Ma si badi
che Gesù Cristo non morì per le nostre malattie, ma per i nostri peccati,
infatti dice il profeta: "Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre
trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità" (Isaia 53:5). Da
come parla Porrello invece, pare che il corpo di
Cristo sia stato trafitto per le nostre malattie! |
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Ma
andiamo avanti con la nostra confutazione. E' evidente quindi, che Porrello mente anche quando afferma che quei santi di
Corinto che si ammalavano o morivano perchè si
accostavano indegnamente alla Cena del Signore, si ammalavano o morivano perchè non discernevano 'il motivo per cui Dio vuole che partecipiamo al pane e al corpo del
Signore: quello di guarirci!', perchè non è
così, in quanto quei credenti si ammalavano o morivano perchè
si accostavano alla cena del Signore in una condizione di peccato, infatti
Paolo questo lo spiega poco prima quando dice: "Quando poi vi radunate
assieme, quel che fate, non è mangiar la Cena del Signore; poiché, al pasto
comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre l’uno ha fame,
l’altro è ubriaco. Non avete voi delle case per mangiare e bere? O
disprezzate voi la chiesa di Dio e fate vergogna a quelli che non hanno nulla?
Che vi dirò? Vi loderò io? In questo io non vi lodo" (1 Corinzi
11:20-22). E che questa fosse la ragione per cui si ammalavano o morivano, lo
conferma sempre Paolo quando, dopo avere detto: "Perciò, chiunque
mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole
verso il corpo ed il sangue del Signore. Or provi l’uomo se stesso, e così
mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del
Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi
muoiono" (1 Corinzi 11:27-30), egli afferma: "Ora, se esaminassimo
noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo. Quando dunque, fratelli miei,
v’adunate per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame,
mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio"
(1 Corinzi 11:31-34). |
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Non
è abbastanza chiaro? E non è abbastanza chiaro neppure il fatto che quelle
malattie e quelle morti erano causate da Dio per correggere quei credenti? |
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Per
concludere quindi, vi esorto a guardarvi da questo altro lievito che viene
diffuso dalla Chiesa 'Parola della Grazia'. |
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La
grazia sia con voi |
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Giacinto
Butindaro |