False dottrine insegnate da Francesco Toppi, ex presidente delle ADI

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Francesco Toppi è nato nel 1928 a Roma. Nel 1948 ha frequentato l'International Bible Training Institute di Burgess Hill (Inghilterra), una scuola biblica pentecostale. Nel 1959 ha sposato Anna Maria Ferretti. Nel 1949 fu ordinato pastore nelle ADI. Dopo aver trascorso alcuni anni sia nel Sud Italia (1950-53) che a Torino (1953-59), diventò pastore della Chiesa ADI che si riunisce in Via dei Bruzi a Roma, posto che adesso è occupato da Salvatore Cusumano suo 'braccio destro'. E’ stato segretario e tesoriere dell'Istituto Biblico Italiano a Roma (la scuola biblica delle ADI), dove ha anche insegnato. Ma è stato soprattutto presidente delle ADI dal 1978 al 2007, quando ha preso il suo posto Felice Antonio Loria. Toppi ha scritto diversi libri molto diffusi tra i credenti delle ADI, considerati molto autorevoli. Toppi però insegna parecchie false dottrine, che vengono insegnate in seno alle ADI. Eccone alcune.

 

 

 

I sei giorni della creazione furono giorni di ri-creazione o restaurazione

 

Francesco Toppi ha detto: ‘Nel principio Iddio creò i cieli e la terra, e la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia della terra, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque (Genesi 1:1-2). Genesi 1:1: "Nel principio Iddio creò i cieli e la terra" non descrive il primo passo della creazione, non si riferisce alla creazione dal nulla della materia informe, ma ad una creazione perfetta: "i cieli e la terra". (...) Questa creazione fisica originale risulta completa in sé, come tutte le cose che Dio crea, anche se di questa prima creazione non si conoscono i particolari. (…) Genesi 1:2 sarebbe il risultato di una distruzione di una catastrofe e sottointende un risultato di un episodio della "protostoria" dell’universo. A questa iniziale creazione originale di Genesi 1:1 sarebbe seguita da un periodo indeterminato di tempo, al quale possono corrispondere tutte le ere geologiche di miliardi di anni, attualmente rilevati con mezzi radiometrici (...) Il grande cataclisma che ridusse la terra "informe e vuota e le tenebre coprivano l’abisso" dev’essere stato un evento di portata cosmica e quindi può riferirsi soltanto alla ribellione di Satana, alla sua espulsione dal cielo e alla sua caduta sulla terra’. (...) Di conseguenza Genesi 1:3-31 descrive la "ri-creazione" durante la quale il Creatore, ricostruì dalla materia informe della creazione originale preesistente la creazione adamica’. (Cristiani Oggi, 1988 4, pag. 2). Questa interpretazione ‘permette di affermare che la Bibbia non contrasta con la scienza’ (Ibid., pag. 2). Per riassumere dunque, prima ci fu la creazione perfetta di Dio, questa creazione però in seguito alla caduta di Satana dal cielo diventò informe e vuota per cui Dio dovette rifarla. I sei giorni della creazione dunque non furono in realtà giorni di creazione ma giorni di ricreazione o di restituzione. Tra il verso 1 e il verso 2 del primo capitolo della Genesi si possono tranquillamente collocare le varie ere geologiche di miliardi di anni di cui parlano gli scienziati! La paternità di questa teoria, che viene spesso chiamata gap-theory (teoria dell’intervallo), spetta soprattutto al predicatore scozzese Thomas Chalmers (1780-1847) il quale cercava di conciliare la Genesi con le nuove scoperte sull’età della terra, e che era un massone.

 

 

I sei giorni di Genesi 1 possono essere ere geologiche

 

Nel Nuovo Commentario Biblico Illustrato, di Merrill Unger, riveduto, aggiornato ed ampliato dal Prof. Gary N. Larson, e che è stato manipolato dalle ADI ed ha la prefazione di Francesco Toppi, leggiamo: 'I sei giorni della creazione in Gen. 1 possono rappresentare: (1) letteralmente giorni di 24 ore di creazione; 2) letteralmente giorni di 24 ore di rivelazione divina della creazione; (3) ere geologiche estese o epoche preparatorie per il successivo insediamento da parte dell'uomo; oppure (4) uno schema di rivelazione per riassumere l'attività creativa di Dio, affermando che 'in Lui sono state create tutte le cose, che sono nei cieli e sulla terra; le visibili e le invisibili' (Col. 1:16)' (Merrill F. Hunger - Gary N. Larson, Nuovo Commentario Biblico Illustrato, ADI-Media, 2009, pag. 37-38). Quindi Toppi ammette che la teoria che sostiene che Dio dopo avere creato la materia la fece ordinare e disporre nel corso di secoli innumerevoli, lunghi periodi geologici - che peraltro è sostenuta anche dalla Chiesa Cattolica Romana - possa avere una base biblica. Ecco che cosa leggono molti credenti anche qui in Italia in questo Commentario Biblico, che ha 'l'imprimatur' di Toppi, a proposito dei 6 giorni della creazione descritti nella Genesi: che essi possono rappresentare ere geologiche estese!!

 

 

 

Dio prevede ma non predestina

 

Francesco Toppi dice: ‘Egli non prevede, ma vede, non predestina o prestabilisce, ma destina e stabilisce’ (Cristiani Oggi, 16-31 Dicembre 1997, anno XVI, 24, pag. 3).

 

 

 

Il peccato originale va rigettato

 

Francesco Toppi rigetta la dottrina del peccato originale, infatti voglio farvi notare questa cosa, e cioè che le ADI quando hanno manipolato 'Le Dottrine della Bibbia' di Myer Pearlman, e vi ricordo che questo è avvenuto sotto la presidenza di Francesco Toppi e quindi per suo volere, hanno tolto l'unico riferimento al peccato originale presente nel libro. Pearlman infatti, nella sezione ‘Debolezza spirituale’ parla del peccato originale dicendo: ‘(b) Inborn sin, or "original sin." The effect of the Fall was so deep-seated in human nature that Adam, as the father of the race, passed on to his descendants a tendency or bias to sin. Psalm 51:5. This spiritual and moral handicap under which all men are born is known as original sin. The acts of sin that follow during the age of accountability are known as "actual sin."’ (Myer Pearlman, Knowing the Doctrines of the Bible, 24esima stampa 2007, Gospel Publishing House, Springfield, Missouri USA, pag. 135). La traduzione è: ‘(b). Il peccato innato, o ‘peccato originale’. L’effetto della Caduta fu così radicato nella natura umana che Adamo, in quanto il padre della razza, trasmise ai suoi discendenti una tendenza o una predisposizione a peccare. Salmo 51:5. Questo handicap spirituale e morale sotto cui tutti gli uomini nascono è conosciuto come peccato originale. Gli atti di peccato che seguono durante l’età della responsabilità sono conosciuti come ‘peccato effettivo’. Ma le ADI hanno invece messo così: ‘b. Il peccato naturale. L’effetto della caduta fu così profonda nella natura umana, che da Adamo tutti gli uomini nascono con la tendenza al peccato (Salmo 51:5); gli atti di peccato che vengono commessi durante l’età della responsabilità sono conosciuti come «peccati propri» (Myer Pearlman, Le Dottrine della Bibbia, Quarta edizione (emendata), ADI-Media, 1996, pag. 110). Come si può vedere, Toppi ha fatto sparire delle parole sul peccato originale dal discorso di Pearlman: peraltro in tutto il libro questa è l’unica volta dove Pearlman parla esplicitamente di peccato originale. La ragione è perché Toppi detesta sentir parlare dell'uomo come un essere totalmente depravato e corrotto, e il peccato originale rimanda appunto alla completa depravazione dell'uomo, cosa che lui non sopporta. E quindi ha fatto sparire questo riferimento da questo loro importante libro di dottrina. Sulla natura dell'uomo quindi Toppi ha assunto una posizione che sostanzialmente è la posizione Pelagiana che sostiene tra le altre cose che ogni essere umano nasce senza peccato e diventa peccatore nel commettere un atto peccaminoso (per Toppi pare che diventi peccatore quando è consapevole di trasgredire i comandamenti di Dio)!

 

 

 

Tutti gli uomini hanno la fede

 

Francesco Toppi insegna che Dio dona a tutti gli uomini la fede (chiamata ‘fede naturale’), ecco infatti cosa ha scritto in A Domanda Risponde nella sua risposta alla domanda ‘Che colpa posso avere io se non ho fede?’: ‘Come mai, poi, per ciò che riguarda Dio e l’eternità, Cristo ed il perdono dei peccati, molti affermano: ‘Non ho fede’? La stessa fiducia naturale che si possiede per molti aspetti dell’esistenza quotidiana, va esercitata per le cose eterne e allora si scoprirà che il Signore non ha riguardo alla qualità delle persone ….. Quando questa ‘fede naturale’ si manifesta per alimentare la fiducia nelle promesse divine, allora si compie il miracolo …. Infatti, mentre si ascolta la predicazione dell’Evangelo e si esercita la ‘fiducia innata’, per accettare la logica dell’annuncio prestigioso della misericordia divina, Dio interviene per lo Spirito Suo largendoci il duplice dono della grazia e della fede’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, pag. 40,41).

 

 

 

Il destino se lo crea l'uomo

 

Francesco Toppi, in una intervista rilasciata al giornalista Marco Castoro ed apparsa sul quotidiano Il Tempo, ha affermato: ‘E’ Dio che pianifica la nostra vita. Il destino però se lo crea l’uomo. Noi non crediamo nella predestinazione’ - Il Tempo, 3 Marzo 1995).

 

 

 

Dio non è un Dio di vendette, ma un Dio d’amore

 

Francesco Toppi afferma nel suo libro A Domanda Risponde: ‘L'idea di un Dio vendicatore, pronto a giudicare e a condannare, è prettamente umana ed è retaggio di una concezione superstiziosa e pagana. Essa rivela l'assoluta ignoranza di chi non conosce il proprio Creatore e Salvatore' (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, ADI-Media, Roma 2004, Seconda Ediz., pag. 183). Inoltre, in una predicazione trasmessa a RadioEvangelo, Francesco Toppi ha detto: ‘Dio non è un Dio di vendette, ma un Dio d’amore’!

 

 

 

Gesù cominciò ad usare le parabole quando sopraggiunse l’opposizione dei Suoi contemporanei, e le usò non per eseguire un giudizio sugli increduli, ma piuttosto per manifestare un profondo sentimento di misericordia divina

 

Sulle parabole usate dal nostro Signore Gesù Cristo, Francesco Toppi insegna questo: ‘Il Maestro Divino iniziò ad usare le parabole nel Suo insegnamento soltanto quando, dopo il periodo della popolarità, sopraggiunse l’opposizione da parte dei Suoi contemporanei. La ragione di questo mutamento di metodo è spiegata in Matteo 13:11-16. In questo passo dei Vangeli, il Signore fa capire ai Suoi discepoli che i ‘segreti’ del Suo Regno sono riservati soltanto ai sudditi. In altre parole, non è giusto che coloro i quali seguono per mera curiosità, o al solo scopo di critica, chiudendo gli occhi per non vedere, e gli orecchi per non sentire ed il cuore per non comprendere, debbano venire a conoscenza dei privilegi del Regno di Dio. Non si tratta però di un giudizio sugli increduli, ma piuttosto di un ulteriore profondo sentimento della misericordia divina che oltrepassa il senso legale della giustizia. Gli increduli ed i detrattori di Cristo, della Sua signoria e della Sua dottrina, sarebbero stati ancora più colpevoli se avessero conosciuto di più della legge divina e dei privilegi che i credenti hanno la possibilità di conoscere’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 19).

 

 

Gesù quando morì non andò a predicare ai morti

 

L’apostolo Pietro ha scritto: “Poiché anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, egli giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio; essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito; e in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, i quali un tempo furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l’arca” (1 Pietro 3:18-20). Commentando queste parole, Francesco Toppi ha scritto: ‘L’interpretazione che non scalfisce alcun insegnamento della dottrina biblica, che tra l’altro è stata sostenuta da scrittori cristiani come Agostino e Beda il Venerabile, è quella che i versetti succitati non si riferirebbero alla discesa di Cristo nell’Ades, che come vedremo è provata da molti altri testi biblici, ma piuttosto al fatto che il Signore Gesù Cristo, prima ancora della Sua incarnazione, per quello Spirito che Lo risuscitò dai morti, per mezzo di Noè, predicò alla generazione corrotta prima del diluvio che ora si trova nell’Ades in attesa di giudizio. Noè, “… predicatore di giustizia …” (II Pietro 2:5), fu lo strumento attraverso il quale Cristo predicò agli uomini prima del diluvio, purtroppo senza risultati perché non si convertirono in quel tempo, mentre Dio pazientava per condurli a ravvedimento …. Alla luce di questa interpretazione si può concludere che i succitati testi si riferiscono soltanto allo Spirito di Cristo, il Quale, per mezzo di Noè, esortò i contemporanei prima del diluvio a ravvedersi’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 42-43).

 

 

Le lingue che il credente riceve al battesimo con lo Spirito Santo non sono interpretabili o lingue conosciute

 

Francesco Toppi insegna che alla ricezione del battesimo con lo Spirito Santo, il parlare in altre lingue come lo Spirito dà di esprimersi, ‘è il parlare in lingue che non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta’ (Francesco Toppi, E Mi Sarete Testimoni, ADI-Media, Roma 1999, pag. 42).

 

 

I doni spirituali non sono per guida personale

 

Ecco cosa dice Francesco Toppi in A Domanda Risponde: ‘I carismi non sono per guida personale. Il Signore utilizza altri metodi per guidarci, come l’insegnamento della Sua Parola, sia mediante la lettura, sia mediante il ‘ministerio della Parola’, attraverso le circostanze e la guida interiore che ogni credente ha di discernere il bene dal male. I carismi invece sono ‘per l’utile comune’ (1 Corinzi 12:7); ‘…. di edificazione …. esortazione … consolazione … affinchè la chiesa ne riceva edificazione’ (1 Corinzi 14:3, 5)’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. III, pag. 123).

 

 

Il ministerio di pastore comprende tutti i ministeri

 

Francesco Toppi ha affermato: ‘Oltre al ‘ministerio della Parola’ (cfr. Atti 6:4), costituito dai ministeri elencati in Efesini 4:11, esistono ministeri pratici ……’ (A Domanda Risponde, Vol. III, ADI-Media, 2004, Prima edizione, pag. 124). Nelle ADI c’è un’espressione usata da taluni per attestare questo che è la seguente ‘il pastore ha tutti i doni’. Detto in altre parole, il pastore, avendo il ministerio della Parola, ha l’aspetto apostolico, l’aspetto profetico, l’aspetto evangelistico, e l’aspetto sia pastorale che didattico!

 

 

Dio si usa delle medicine per guarire

 

Secondo Francesco Toppi, Dio si usa delle medicine per guarire la persona malata, in quanto ‘Dio stesso ha dato sapienza e intelligenza all’uomo per risolvere il grave problema del dolore fisico e delle infermità’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, Seconda edizione, 2004, pag. 139). Per altro l’apostolo Paolo, che guariva gli ammalati, ci fa sapere sempre Toppi, prese lui stesso delle medicine perché Luca ‘certamente quando la ‘… scheggia nella carne ’ diveniva più dolorosa gli avrà somministrato qualche calmante’ (Ibid., pag. 139)!

 

 

Chi prima di convertirsi conviveva deve regolarizzare la relazione con il partner non credente che acconsente, sposandosi

 

Francesco Toppi ha scritto: ‘Il nuovo convertito dovrà chiedere a Dio franchezza per dire al ‘partner’ inconvertito che non è più possibile convivere insieme, a meno che la loro relazione non sia regolarizzata dal matrimonio civile. (...) Egli ha una responsabilità morale nei confronti dell’altra parte, anche se non credente, e non può obbiettivamente ripudiarlo in quanto appartiene ad un periodo precedente alla sua conversione, sulla base di una superficiale forma di spiritualità che ancora una volta si esprime con una fuga dalle proprie responsabilità. Fare frutti degni del ravvedimento vuol dire, per quanto è possibile, riparare al male commesso e quindi, se la parte non credente accetta di regolarizzare la posizione, la parte credente deve concedere questa possibilità’. (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, pag. 106, 107) Quindi, in base a questo insegnamento di Toppi una persona che prima di convertirsi conviveva quando si converte deve sposare il suo partner non credente se quest’ultimo accetta o è disposto. Questa concessione che il credente deve fare al non credente farebbe parte dei frutti degni del ravvedimento che egli deve compiere!!!

 

 

Divorzio e seconde nozze permessi in alcuni casi

 

Francesco Toppi, nell'intervista rilasciata al giornalista Marco Castoro ed apparsa sul quotidiano Il Tempo, ha affermato: ‘Per quanto riguarda il divorzio, lasciamo la responsabilità ai singoli’. (‘Tutte le risposte nell’Evangelo’, in Il Tempo, 3 Marzo 1995). Cosa significa che le ADI lasciano la responsabilità ai singoli? Lo spiegherò citando parte di un articolo che tratta il tema del divorzio presente nel libro La Famiglia cristiana oggi e che premetto è ambiguo. Innanzi tutto questo articolo dice che ‘Gesù definì il divorzio contrario alla volontà e alla Parola di Dio’ (AA. VV., La Famiglia Cristiana Oggi, ADI-Media, Roma 2001, Seconda edizione, pag. 343), e poi che ‘è impedito ai coniugi cristiani di divorziare’ (Ibid., pag. 343) e poi ancora che a prescindere da elaborate interpretazioni delle parole di Gesù di Matteo 19:9 ‘rimane il fatto che ogni credente debba agire secondo la propria coscienza; confrontandosi costantemente e senza riserve con la Parola di Dio, assumendosi in proprio tutte le responsabilità spirituali, morali e sociali che comporta la decisione di un eventuale divorzio’ (Ibid., pag. 344). Dunque in queste parole si intravede il permesso di divorziare nel caso di fornicazione. Questo però non significa che il credente che divorzia per questa ragione abbia il diritto di passare a seconde nozze mentre l’altro coniuge è ancora in vita: no, questo non è ammesso perché il matrimonio ‘è un vincolo indissolubile al punto che soltanto la morte può scioglierlo’ (Ibid., pag. 37). Anche nel caso un credente sia sposato con un non credente, e il non credente si separa, il credente non ha il permesso di passare a seconde nozze, sempre per la medesima ragione. Ma tutto questo discorso non esclude che ci siano alcune eccezioni, ecco infatti cosa insegnano le ADI: ‘Riconosciuto che il divorzio e le seconde nozze mettono a disagio individui e famiglie, non onorando la causa di Cristo, come credenti nell’Evangelo è necessario scoraggiare ogni iniziativa rivolta a questi fini. Esistono, tuttavia, circostanze eccezionali nelle quali il credente può trovarsi, suo malgrado, nella necessità di passare a seconde nozze. In questi casi ognuno è chiamato ad assumersi in proprio ogni responsabilità davanti a Dio, senza coinvolgere in alcun modo ministri e comunità, affinché l’esistenza di tali casi non costituisca un precedente che possa menomare la testimonianza dell’Evangelo resa dalle chiese’ (Ibid., pag. 347). Questo significa che nella pratica le seconde nozze mentre l’altro coniuge è ancora in vita sono permesse in alcuni casi nelle ADI, solo che in questi casi, considerando che il matrimonio non costituisce atto sacramentale, ‘non si ritiene opportuno che la certificazione del matrimonio di divorziati sia effettuata nelle chiese ADI’ (Ibid., pag. 347). Per chiarire questo concetto diciamo quanto segue; le ADI permettono che dei credenti che hanno divorziato prima di convertirsi al Signore, una volta convertiti, si possono sposare, (non nel locale di culto delle ADI ma in comune) perché il divorzio è avvenuto da non credenti. Viene insegnato che chi si converte quando era già divorziato deve rimanere nella situazione in cui era quando ha conosciuto il Signore e cercare di rimediare agli sbagli che hanno provocato il divorzio, si può adoperare pregando affinché l’armonia tra lui e la sua moglie ritorni, ma se ciò, per vari motivi personali, non è possibile, egli è libero di passare a seconde nozze ma questa volta con un credente, in municipio però e non nel locale di culto. Dunque, tradotto nella pratica, l’adulterio, perché di questo si tratta dato che il divorzio accompagnato dalle seconde nozze è adulterio agli occhi di Dio, in alcuni casi è tacitamente permesso nelle ADI.

 

 

La posizione ambigua sull’aborto

 

Francesco Toppi, sempre nell'intervista rilasciata al giornalista Marco Castoro ed apparsa sul quotidiano Il Tempo, ha affermato: ‘Non siamo favorevoli all’interruzione della gravidanza, ma lasciamo sempre la responsabilità alla persona’ (‘Tutte le risposte nell’Evangelo’, in Il Tempo, 3 Marzo 1995).

 

 

Il fuoco dell’Ades e della Geenna è simbolico

 

Francesco Toppi ha scritto nel suo libro A Domanda Risponde: ‘La concezione di un inferno o di un fantastico ‘purgatorio’ con vere fiamme di fuoco, immagini tanto care alle descrizioni medievali, è un’idea sfruttata da predicatori astuti ma poco seri che, ormai, riesce a terrorizzare soltanto qualche pia vecchietta, la quale si vede già ardere per l’eternità’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pagina 231). Lo stesso ha affermato durante il programma ‘Dai nostri culti’ trasmesso da RadioEvangelo qui a Roma, durante una predicazione che verteva sulla vita dopo la morte, che quando Gesù parlò della fiamma che tormentava l’anima del ricco nell’Ades, non intese riferirsi ad un fuoco letterale ma usò un linguaggio metaforico! Cosa questa che Toppi conferma per iscritto in A Domanda Risponde quando dice, in riferimento alla storia del ricco e Lazzaro, che ‘il linguaggio usato da Gesù è ‘parabolico’, in quanto deve trattare l’argomento dell’aldilà’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. III, pag. 253).

 

 

La Nuova Gerusalemme è una città simbolica

 

Francesco Toppi insegna che il linguaggio usato da Giovanni nell’Apocalisse a riguardo della città santa è figurativo e non corrisponde alla realtà. In sostanza dice che le cose che dice Giovanni sulla santa città non sono da prendere alla lettera ma simbolicamente. Per cui il muro della città non è in realtà di diaspro e la piazza della città non è d’oro puro....!! Infatti nel libro di Oswald Sanders dal titolo 'Essere con Cristo' che è stato pubblicato in Italia da ADI-MEDIA, e che al suo interno ha la prefazione di Francesco Toppi che di esso dice: ‘Oswald Sanders ha la grande abilità di riassumere in pochi capitoli con un linguaggio semplice tutta l’escatologia biblica, che altri studiosi hanno trattato in voluminose pubblicazioni … egli ha esposto l’argomento con estrema chiarezza’ (pag. 5), dico, in questo libro troviamo scritto quanto segue a proposito della Nuova Gerusalemme: ‘Un caso di interpretazione in chiave simbolica, che vale la pena citare, viene fatto anche da un altro scrittore evangelico nel libro dal titolo La Rivelazione di Gesù Cristo; lo menziono perché esso sembra accordarsi più con l’intero tenore del libro dell’Apocalisse che con il punto di vista opposto. L’autore sostiene che un’interpretazione letterale risulta inaccettabile a motivo di implicite difficoltà. Bisogna davvero credere che lì esistano vaste masse di oro solido, di cui gli angeli stanno misurando le barre e del quale le strade sono ricoperte? …. Questa opinione non può essere sostenuta coerentemente senza fare violenza al linguaggio figurativo …. ‘i fiumi d’acqua viva’ sono, incontestabilmente una figura dello Spirito Santo (cfr. Giovanni 7:37,38). Ma questa affermazione è indubbiamente simbolica, per analogia, lo sarà quella di un …. albero della vita …. e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni. In quanto sarebbe contraddittorio parlare di vita e di guarigione, così come la intendiamo noi, in un contesto di perfezione celeste …. La sposa – una città. Il leone – un Agnello. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a dei simbolismi ed è ragionevole dedurre che la città è un simbolo della chiesa ideale come Dio l’ha concepita al principio, e come sarà alla fine: ‘senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile …. Non possiamo interpretare uno scritto simbolico in modo meccanico e letterale …. Porte di perle e strade d’oro sono descrizioni chiaramente figurative e dovrebbero essere considerate tali … (J. Oswald Sanders, Essere con Cristo cosa di gran lunga migliore, ADI-Media Roma 1999, pag. 129-130, 132, 39).

 

 

Gesù tornerà in due fasi separate da alcuni anni (‘Il rapimento segreto’)

 

Francesco Toppi insegna che il ritorno di Cristo sarà suddiviso in due fasi.  La prima fase consisterà nel ritorno di Cristo dal cielo per i suoi santi che sarà immediatamente seguito dalla risurrezione dei morti in Cristo prima e dalla traslazione dei credenti viventi dopo. Questo evento avrà luogo prima della grande tribolazione, per cui la Chiesa – i credenti viventi al tempo immediatamente precedente alla tribolazione assieme con i morti in Cristo risuscitati – sarà rapita prima che inizi la tribolazione. Questo ritorno di Cristo è invisibile (e oltre a ciò può avvenire in ogni istante), per cui la Chiesa sarà presa in maniera invisibile: il mondo non vedrà nulla. La seconda fase consisterà invece nel ritorno di Cristo con i suoi santi, che avverrà in maniera visibile dopo la grande tribolazione.

 

 

Questi cieli e questa terra saranno rinnovati

 

Nel periodico Cristiani Oggi, organo ufficiale delle Assemblee di Dio in Italia, dell’agosto 1996, in un articolo dal titolo ‘I nuovi cieli e la nuova terra saranno una totale nuova creazione o sarà quella attuale rinnovata?’ a firma di Francesco Toppi, si leggono le seguenti parole: ‘…. non esiste neanche un verso biblico che provi l’annientamento o la distru­zione degli elementi’ (Cristiani Oggi, 1-31 Agosto 1996, pag. 2) ed ancora: ‘Nella Scrittura non ci viene mai detto che i nuovi cieli e la nuova terra saranno completamen­te nuovi, ma che la creazione attuale sarà, invece, restaurata e modificata’ (Ibid., pag. 2). In altre parole, per Toppi i cieli che noi vediamo adesso come pure la terra dopo che saranno rinnovati o restaurati sussiste­ranno in perpetuo!

 

 

I Cristiani devono dare la decima

 

Nel suo libretto 'Il battesimo, perché?', Francesco Toppi cita per i nuovi convertiti Malachia 3:10: "Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia del cibo nella mia casa, e mettetemi alla prova in questo, dice l’Eterno degli eserciti; e vedrete s’io non v’apro le cateratte del cielo e non riverso su voi tanta benedizione, che non vi sia più dove riporla" affinchè essi mettano in pratica queste parole (Francesco Toppi, Il Battesimo, perché?, ADI-Media, Seconda Edizione Riveduta e Ampliata, 22-23)

 

 

Al servizio di Mammona possiamo mettere parte delle nostre capacità, forze ed interessi senza per questo diventare schiavi delle ricchezze

 

Francesco Toppi nel rispondere alla domanda ‘Ho sentito ripetere che Gesù ama i poveri e odia i ricchi. E’ vero? Cosa afferma la Bibbia?’ dopo avere detto che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone e che Gesù non caccia via nessuno di coloro che vanno a lui, prosegue dicendo: ‘Quando Gesù afferma: “Niuno può servire a due padroni; perché o odierà l’uno ed amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro. Voi non potete servire Dio ed a Mammona” (Matteo 6:24), si riferisce ai sentimenti dell’individuo. Mettere le capacità, le forze, gli interessi totalmente al servizio di Mammona (una parola aramaica che significa ‘ricchezza’), vuol dire essere schiavi delle ricchezze. '... l'amor del danaro è radice di ogni sorta di mali....' (1 Timoteo 6:10). Questo intento è condannato dalla Scrittura'. (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, ADI-Media, 2004 Seconda Edizione, Vol. II, pag. 8).

 

 

Le false dottrine sono prodotte dalle aspirazioni religiose dell’uomo, e dobbiamo essere restii a condannarle

 

Molti anni fa - sotto la presidenza di Toppi - le ADI pubblicarono un Manuale per le Scuole Domenicali che si intitola ‘Culti e Sette’. In esso vengono confutati sia pur molto brevemente e sommariamente gli insegnamenti dei Mormoni, degli Avventisti del Settimo Giorno, dei Testimoni di Geova, della Scienza Cristiana, della Chiesa di Dio Universale, della Scuola Cristianesimo ‘Unità’, del Branhamismo, di Culti Orientali, e di Movimenti e Culti Minori, del Cattolicesimo Romano, e della Teologia storico-critica. Ora, nel primo capitolo che si intitola ‘I caratteri generali delle sette e dei culti’, viene detto tra le altre cose questo: ‘In questo manuale non c’è alcuna intenzione di disprezzare i gruppi che chiamiamo culti o sette. Usiamo queste parole soltanto perché non ne possiamo trovare di migliori e perché, nella terminologia religiosa corrente, la maggioranza dei movimenti che considereremo sono così designati. Né intendiamo attaccare personalmente qualcuno. Sia l’autore sia i redattori riconoscono, e rispettano, le aspirazioni religiose dell’uomo, che hanno prodotto in tutta sincerità le dottrine dei vari culti e delle numerose sette del mondo moderno. …. I cristiani pentecostali dovrebbero essere particolarmente restii a condannare, insieme con gli insegnamenti, anche i membri dei culti e delle sette, perché non molti anni fa la dottrina delle Chiese Pentecostali veniva rigettata e condannata. La dottrina pentecostale era ritenuta, infatti, una teoria che giustificava delle manifestazioni religiose psicopatiche, mezzo di una strategia satanica, e tale atteggiamento in alcuni casi non è affatto scomparso’ (Culti e Sette, ADI-Media, s.d, pag. 7)!

 

 

Non si devono formulare congetture riguardo alla sorte eterna di quelli che non avranno occasione di sentire il Vangelo

 

Francesco Toppi, nel parlare della sorte eterna che aspetta coloro che sono morti senza avere avuto l’opportunità di sentire il Vangelo, afferma: ‘Vi è una componente dello spirito umano che intuisce quello che è giusto e quello che è errato, perché esiste una parziale rivelazione divina alla coscienza umana che spinge al pentimento. .... Dio, quindi, giudicherà tutti gli uomini per quello che hanno fatto, secondo la luce che è stata data a ciascuno; questo metodo è assolutamente giusto da parte del Creatore, e come Suoi figli noi lo accettiamo .... Se siamo saggi non spenderemo troppo tempo a discutere di teorie umane che cercano di risolvere quello che Dio ha già risolto. Il nostro privilegio ed il nostro dovere di seguaci di Gesù Cristo è di annunciare ‘Tutto L’Evangelo’ e non di formulare delle congetture riguardo alla sorte eterna di coloro che non avranno occasione di ascoltarlo’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 25). E dunque, secondo Toppi, non si deve dire che coloro che non ascolteranno il Vangelo andranno certamente in perdizione, perché questa è una congettura (che il dizionario definisce ‘ipotesi, giudizio, e sim. Fondato su indizi, apparenze, considerazioni personali’). E' implicito quindi nelle sue parole che resta una possibilità di salvezza anche per persone che non hanno mai sentito parlare del Vangelo! 

 

 

Giobbe nel segreto del suo cuore era orgoglioso della sua giustizia

 

Francesco Toppi ha scritto riguardo alle sofferenze patite da Giobbe: ‘Il lettore superficiale di questo libro, il più antico della Bibbia, ritiene che Dio abbia permesso a Satana di colpire Giobbe per provare la sua fedeltà verso l’Eterno. A parte il fatto che sarebbe tremendo pensare che Dio permetta all’avversario di divertirsi con i credenti, come i bambini fanno con i giocattoli, occorre ricordare che, se così fosse, il Creatore e Signore dell’Universo non potrebbe essere riconosciuto per quello che veramente è: "... Dio è amore ..." (1 Giovanni 4:16). Inoltre, se Egli avesse avuto bisogno di mettere alla prova la fedeltà di Giobbe, dovrebbe mettere alla prova nello stesso modo la fedeltà di tutti quelli che lo seguono, ma vorrebbe dire che non riconosciamo la Sua onniscienza. Egli ci conosceva ancora prima della nostra nascita. Allora, perché Dio permise questa prova? Per disciplina; Giobbe era timorato di Dio ed integro, ma purtroppo non si rendeva conto che era orgoglioso della propria giustizia e della propria rettitudine. Soltanto le atroci sofferenze subite e il suo totale avvilimento fanno emergere questo ‘peccato occulto’. Basta leggere il capitolo 29 del libro di Giobbe e sottolineare tutti gli ‘io’ e i ‘mio’ per scoprire questa sua attitudine nascosta, della quale neanche egli stesso se ne rendeva conto’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 134)

 

 

I discepoli antichi a Gerusalemme avevano smesso di lavorare perché ritenevano che il ritorno di Cristo fosse imminente

 

Francesco Toppi ha scritto: ‘Un altro esempio molto citato è quello dell’entusiastico esperimento della chiesa di Gerusalemme, quando ‘…. tutto era comune fra loro’ (Atti 4:32). Quei cristiani attendevano con così tanto ardore l’imminente ritorno di Cristo che avevano smesso di lavorare. Esaminati, però, i mezzi di sussistenza, dovettero tutti tornare alle proprie attività secolari, eccezion fatta per gli apostoli ingaggiati a tempo pieno nella missione. Infatti, in seguito non si parlerà mai più di ‘comunanza dei beni’, ma di offerte per sostenere l’opera missionaria cristiana’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, pag. 35-36). Fu dunque un errore quello di mettere in comune i beni, errore prodotto dalla errata convinzione che il ritorno di Cristo fosse imminente, e difatti sempre Toppi facendo un paragone tra i primi Pentecostali Italiani in America e gli antichi discepoli del Signore afferma che ‘era tale l’attesa dell’imminente Ritorno del Signore e l’urgenza di raggiungere con il messaggio dell’Evangelo il maggior numero degli italiani dovunque vivessero, che tutto il resto era considerato superfluo. Avevano commesso, nel loro fervore, lo stesso errore temporale dei discepoli di Gesù, i quali il giorno dell’ascensione del Signore avevano interpretato come l’attesa di giorni le parole degli angeli: ‘Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto ed elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo ….. Così avevano messo in comune i loro beni nell’attesa del Suo ritorno. Nei momenti di grande fervore spirituale si fanno degli errori simili, ma poi lo Spirito Santo illumina sulle Scritture ed allora si scopre che quando nel Nuovo Testamento si parla di ‘ultimi giorni’ bisogna ricordare che ‘per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno’ (Francesco Toppi, Luigi Francescon, ADI-Media, Roma 2007, pag. 59)!

 

 

Paolo cercò di conquistare i filosofi greci con la filosofia

 

Francesco Toppi, durante il XV Convegno Pastorale tenutosi ad Acireale il 30 Aprile1998, in una sua predicazione dal titolo ‘La potenza di Dio’, ha accusato l’apostolo Paolo di avere cercato ad Atene di conquistare i filosofi greci con la filosofia e che in seguito alla sua predicazione nell'Areopago si convertì solo una persona!! Ecco le sue stolte parole: ‘Paolo l’apostolo – è fuori argomento – ma Paolo l’apostolo ha fatto due tre errori nella sua vita. E uno di questi errori è stato la sua predicazione ad Atene, all’Areopago. Paolo era preparatissimo, certamente era all’epoca uno dei più grandi teologi esistenti, conosceva la filosofia, conosceva le scienze, e andando lì all’Areopago fra i filosofi cominciò – ebbè sapete la vecchia natura è la vecchia natura – a cercare di far capire a loro che in fin dei conti quello che lui diceva – lui non era una persona che non sapeva – e cominciò a trattarli parlando loro della filosofia, citando i poeti greci, quando però necessariamente dovette spiegare il fatto della resurrezione, che quelli non credevano, cominciarono a beffarlo e voltarono le spalle e se ne andarono. E l’unico che si convertì fu il custode dell’Areopago. Era andato per conquistare i filosofi con la filosofia, ma il custode dell’Areopago non avrà capito tutta la parte precedente del messaggio, avrà capito quella alla fine, e ha aperto il cuore e il Signore l’ha salvato’ (http://youtu.be/xY0HookQHMk).

 

 

Bisogna votare per i partiti politici che assicurano la libertà di culto

 

Francesco Toppi ha affermato: ‘Il cristiano deve, per coerenza con la propria scelta di fede, adempiere al diritto-dovere del voto, esprimendo la propria scelta secondo coscienza, ma soprattutto considerando quando sia importante che gli sia garantita la libertà di espressione e di culto. Le Chiese Evangeliche tutte ed in particolare le ‘Assemblee di Dio in Italia’, non esercitano pressioni di alcun genere su opinioni e scelte individuali, ma ricordano che l’astensione dal voto potrebbe permettere a una maggioranza autocrate di prendere autorevolmente nelle mani il potere per limitare le minoranze nell’espressione dei principi elementari della libertà. La particolare posizione minoritaria delle chiese evangeliche in Italia deve spingere tutti i credenti a non permettere che questo avvenga, non tanto per questioni politiche o sociali, ma per il fine ultimo di garantire la libertà di predicare l’Evangelo e liberamente adorare Dio in ‘ispirito e verità’. Non ‘militanza’ quindi, astensione dal voto, ma una partecipazione cosciente per garantire la libertà che più desideriamo: quella di annunciare l’Evangelo ad ogni creatura’ (Cristiani Oggi, 1987, 12, pag. 3). Quindi un credente in base a questo insegnamento non deve militare in un partito perché questa ‘tendenza è pericolosa’ (Ibid., pag. 3) quanto quella dell’astensione totale dal voto, ma deve quando ci sono le elezioni politiche e quelle amministrative andare a votare e dare il suo voto a coloro che promettono di garantire la libertà di predicare l’Evangelo e di adorare Dio in spirito e verità.

 

 

La preghiera del Padre nostro non è più una preghiera da rivolgere a Dio

 

Francesco Toppi ha scritto: ‘… il ‘Padre nostro’ era una preghiera per il periodo precedente alla morte, risurrezione e glorificazione di Gesù Cristo’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 164). In altre parole, il ‘Padre nostro’ non è più una preghiera da dire a Dio, e questo perché nel libro degli Atti ogni qual volta c’è un riferimento alla preghiera non è mai menzionata questa specifica preghiera insegnata da Gesù (Ibid., pag. 163).

 

 

Il digiuno è un fatto superato

 

Francesco Toppi, nel suo libro A Domanda Risponde, alla domanda ‘Il digiuno è una pratica evangelica?’, risponde dicendo tra le altre cose: ‘Gesù stesso presenta il tema del digiuno sotto una luce nuova, quando afferma: ‘Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro?” (Marco 2:19; Matteo 9:15, 16; Luca 5:34). La presenza dello Sposo, Cristo Gesù, e l’annuncio dell’Evangelo escludono totalmente ogni possibile valore meritorio e preparatorio attribuibile [al] digiuno …. Uno studioso afferma: ‘Con Gesù il digiuno è un fatto superato. Infatti, dal primo secolo non abbiamo notizie di cristiani che si siano sottoposti volontariamente al digiuno. Le lettere del Nuovo Testamento non ci spendono sopra una parola’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, pag. 28-29,32). Dunque, niente premeditato digiuno sotto il Nuovo Testamento, per le ADI. E’ vero che nella stessa risposta non è del tutto escluso il digiunare da parte del credente, ma tutti i discorsi sono volti a scoraggiare i credenti dal digiunare con premeditazione, nel senso che sono volti a indurre il credente a non decidere di astenersi dal mangiare e dal bere per uno o due o tre giorni (o anche di più se Dio lo sospinge), in quanto il digiuno non costituisce una opera meritoria davanti a Dio. Toppi infatti dice per esempio che i cristiani praticano il digiuno ‘quasi inconsapevolmente, quando credono di dover trascorrere un periodo di preghiera senza essere interrotti da pensieri secondari’ (Ibid., pag. 32).

 

 

I Cattolici Romani fanno bene a farsi le immagini di Gesù sulla croce

 

Durante una predicazione dal titolo ‘L’imminenza del Suo ritorno’, che risale al XVII Convegno Pastorale tenutosi a Castelvolturno (NA) – (26 Aprile 2002) e che è visionabile integralmente su Youtube a questo indirizzo http://youtu.be/f84WFlOnbXY, Francesco Toppi ha affermato che i Cattolici Romani fanno bene a farsi le immagini di Gesù sulla croce, di Maria e dei loro santi. Ecco cosa ha detto:

‘Il ritorno del Signore, però non è la sua presenza spirituale che è garantita nell’esperienza dei Suoi figli. Gesù è qui, Gesù è qui. Ma come? voi fate, mi dite, mi dite: mi porti in Chiesa, diceva uno a una sorella: mi porti in Chiesa. E che è una Chiesa questa? Non c’è un crocifisso, non c’è una statua di Gesù, non c’è una statua della Madonna, non c’è né San Francesco né Sant’Antonio, che Chiesa è? E questa sorella mi disse: fratello m’hanno detto questo, io non so come rispondergli. Ma tu puoi rispondere facilmente. Nel passato quando il nostro popolo era un popolo molto semplice voi andavate nelle case e trovavate la fotografia di nonno, la fotografia di nonno, la fotografia di papà, la fotografia di mamma, e sotto la luce, no? Adesso mi sembra che non lo fanno più perché non gliene importa niente, ecco. Perché erano morti e dovevano averci la fotografia per ricordarli. Fanno bene quelli a mettere le immagini di Gesù sulla croce, di tutti gli altri, perché sono morti per loro e ce devono avere il ricordo davanti se no se lo dimenticano, ma tra noi Gesù è qui, è vivente! non c’è bisogno della fotografia! Egli è in mezzo a noi’.

 

 

 

In Atti 13:48 va messo "quelli che si erano disposti per la vita eterna" al posto di "quelli che erano ordinati a vita eterna"

 

Francesco Toppi sostiene che in Atti 13:48 va messo "quelli che si erano disposti per la vita eterna", ed ha tentato anni fa di far manipolare Atti 13:48 nella Bibbia Nuova Riveduta - che afferma: "E i Gentili, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la parola di Dio; e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero" - facendo mettere 'quelli che si erano disposti per la vita eterna' al posto di "quelli che erano ordinati a vita eterna" e questo perché Toppi rigettando il proponimento dell'elezione di Dio e credendo che è l'uomo che sceglie di essere salvato o meglio che si crea il suo destino, in quanto per lui la salvezza dipende dalla volontà dell'uomo e non dalla volontà di Dio, ha in profonda avversione queste parole trascritte nel libro degli Atti degli apostoli perché distruggono la sua falsa dottrina. E allora cosa voleva fare Toppi? Voleva adattare la Sacra Scrittura alla falsa dottrina delle ADI e togliere così a coloro che sostengono la predestinazione questo importante passo della Bibbia che mostra che il credere in Gesù Cristo è solo per coloro che sono stati ordinati da Dio a vita eterna. In altre parole, voleva manipolare questo passo biblico, ossia adattarlo alla sua dottrina. Adattamento di Atti 13:48 che sarebbe equivalso ad un pervertimento delle Sacre Scritture. Dico che Toppi voleva far manipolare questo passo, perché la traduzione-manipolazione «proposta» da Toppi alla Società Biblica non è stata poi inserita dagli editori nella Nuova Riveduta del 2006 che è 'una revisione della precedente edizione del 1994', ma questo significa ben poco, perché dobbiamo considerare che ci fu un tentativo da parte di Toppi di far manipolare la Parola di Dio. Tentativo che sarebbe andato a buon fine se Toppi non avesse incontrato sulla sua strada un uomo determinato a non scendere a compromessi e far dire alla Bibbia quello che voleva Toppi. Infatti, in base a informazioni in mio possesso, l'allora responsabile della revisione della Bibbia Nuova Riveduta, per conto della Società Biblica di Ginevra in collaborazione con la Società Biblica Britannica e Forestiera, si rifiutò categoricamente di accondiscendere a questa richiesta di Toppi, perché secondo lui Atti 13:48 non poteva essere tradotto come voleva Toppi in quanto ciò significava fare violenza al testo biblico. Egli dunque rimase fermo, nonostante le forti pressioni delle ADI, pressioni che sfociarono in discussioni tra lui e i dirigenti delle ADI. Ma il capo revisore fu inamovibile, respingendo la richiesta delle ADI. Egli era infatti pienamente persuaso che la traduzione proposta dalle ADI consisteva in una manipolazione del testo biblico, e per questo la rigettò. Egli non acconsentì neppure alla richiesta di inserire una nota in cui si diceva: «altra possibile traduzione: quelli che si erano disposti per la vita eterna», appunto perché NON E' POSSIBILE TRADURRE IN QUESTA MANIERA!

 

 

 

Vi esorto dunque fratelli che frequentate Chiese ADI a rigettare queste false dottrine, e ad uscire dalle ADI.

 

Giacinto Butindaro

 

 

 

 

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