LE A.D.I. HANNO ‘TOLTO’ IL FUOCO DALL’INFERNO E LA NUOVA GERUSALEMME DAL PARADISO

 

SUL FUOCO DELL’INFERNO

 

Le A.D.I. (Assemblee di Dio in Italia) insegnano che quando la Scrittura parla di fuoco sia in riferimento all’Ades che alla Geenna il termine fuoco non va inteso letteralmente ma metaforicamente.

Ecco cosa Francesco Toppi, ex-presidente delle A.D.I., ha scritto nel suo libro A Domanda Risponde: ‘La concezione di un inferno o di un fantastico ‘purgatorio’ con vere fiamme di fuoco, immagini tanto care alle descrizioni medievali, è un’idea sfruttata da predicatori astuti ma poco seri che, ormai, riesce a terrorizzare soltanto qualche pia vecchietta, la quale si vede già ardere per l’eternità’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Volume 1, pagina 231, ADI-MEDIA, seconda edizione, Roma 2004). Lo stesso ha affermato durante il programma ‘Dai nostri culti’ trasmesso da RadioEvangelo qui a Roma, durante una predicazione che verteva sulla vita dopo la morte, che quando Gesù parlò della fiamma che tormentava l’anima del ricco nell’Ades, non intese riferirsi ad un fuoco letterale ma usò un linguaggio metaforico! E che nelle ADI non sia cosa rara sentire parlare così in riferimento al fuoco dell’inferno me lo ha confermato un fratello che parlando con un aspirante pastore delle ADI si è sentito rispondere: ‘Ma fratello, non penserai mica che quello sia veramente fuoco?!’

Tutto ciò è falso perché contrasta in maniera evidente la Parola di Dio.

In riferimento all’Ades, che è il luogo di tormento dove vanno immediatamente le anime dei peccatori quando muoiono, noi sappiamo per certo che in esso c’è il fuoco infatti Gesù quando raccontò la storia del ricco e di Lazzaro disse che il ricco essendo nei tormenti “alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma” (Luca 16:23-24). E’ un fuoco non attizzato da mano d’uomo perché è Dio che lo ha accesso nell’ADES, ma è pur sempre fuoco, perché quel ricco affermò di essere tormentato in una fiamma.

In riferimento alla Geenna o fuoco eterno anche qui la Parola di Dio non lascia spazio a interpretazioni allegoriche sul fuoco perché il fuoco è fuoco. Gesù in riferimento al giudizio che subiranno gli operatori d’iniquità alla fine dei tempi ha detto “Il Figliuol dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità, e li getteranno nella fornace del fuoco. Quivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti” (Matteo 13:41-42); come si può vedere Egli ha chiamato questo luogo di tormento ‘fornace del fuoco’. In un altro luogo Egli ha detto che in quel giorno dirà a quelli dalla sinistra di andarsene via da lui “nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli!” (Matteo 25:41). Ed in un altro luogo ancora egli ha detto: “Se la tua mano od il tuo piede t’è occasion di peccato, mozzali e gettali via da te; meglio è per te l’entrar nella vita monco o zoppo che l’aver due mani o due piedi ed esser gettato nel fuoco eterno. E se l’occhio tuo t’è occasion di peccato, cavalo e gettalo via da te; meglio è per te l’entrar nella vita con un occhio solo, che l’aver due occhi ed esser gettato nella geenna del fuoco” (Matteo 18:8-9). Giovanni nel libro dell’apocalisse ha detto che il diavolo sarà gettato nello stagno di fuoco e di zolfo e ivi sarà tormentato nei secoli dei secoli (Apocalisse 20:10), qui ci saranno anche la bestia e il falso profeta, e tutti coloro che avranno preso il marchio della bestia sulla loro fronte o sulla loro mano secondo che è scritto: “Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio mesciuto puro nel calice della sua ira: e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome” (Apocalisse 14:9-11). Si noti come viene detto che il fumo del loro tormento salirà nei secoli dei secoli, il fatto dunque che ci sarà fumo vuol dire che qualcosa brucerà. Questo luogo chiamato stagno di fuoco e di zolfo è dove nel giorno del giudizio, quando risusciteranno gli empi, saranno gettati tutti coloro i cui nomi non saranno trovati scritti nel libro della vita (Apocalisse 20:13-15) e che sono i codardi, gl’increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi (cfr. Apocalisse 21:8).

In riferimento alla fornace di fuoco dove alla fine dei tempi verranno gettati i peccatori, voglio che facciate attenzione che essa fu menzionata da Gesù nella sua spiegazione che diede alla parabola delle zizzanie. Ecco la parabola con la spiegazione: “Il regno de’ cieli è simile ad un uomo che ha seminato buona semenza nel suo campo. Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò delle zizzanie in mezzo al grano e se ne andò. E quando l’erba fu nata ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie. E i servitori del padron di casa vennero a dirgli: Signore, non hai tu seminato buona semenza nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania? Ed egli disse loro: Un nemico ha fatto questo. E i servitori gli dissero: Vuoi tu che l’andiamo a cogliere? Ma egli rispose: No, che talora, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insiem con esse il grano. Lasciate che ambedue crescano assieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura, io dirò ai mietitori: Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio. …. Colui che semina la buona semenza, è il Figliuol dell’uomo; il campo è il mondo; la buona semenza sono i figliuoli del Regno; le zizzanie sono i figliuoli del maligno; il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli. Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano col fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente. Il Figliuol dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità, e li getteranno nella fornace del fuoco. Quivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, oda.” (Matteo 13:24-30, 36-43). Ora notate attentamente questo: nella parabola Gesù parlando delle zizzanie disse che il padrone di casa dirà ai mietitori di cogliere le zizzanie, e legarle in fasci per bruciarle, poi quando spiega il significato di queste parole dice che come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano col fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente, cioè “il Figliuol dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità, e li getteranno nella fornace del fuoco”. Se il fuoco a cui Gesù aveva accennato nella parabola era un fuoco allegorico, certamente nella spiegazione lo avrebbe fatto intendere Gesù, come fece intendere che le zizzanie rappresentavano gli scandali e gli operatori di iniquità, non vi pare? Invece, per Gesù il fuoco in cui vengono gettate le zizzanie rimane fuoco anche nella spiegazione, infatti lo chiama ‘la fornace di fuoco’!!! Quale grande occasione Gesù aveva per far capire che il fuoco era allegorico o metaforico!!! Invece che fece? Fece intendere molto chiaramente che il fuoco dove verranno gettati gli empi è veramente fuoco.

Dunque alla luce della Parola di Dio va rigettata ogni interpretazione allegorica del fuoco dell’Ades e della Geenna; badate a voi stessi fratelli e non vi lasciate ingannare da vani ragionamenti.

A conferma del fatto che sia il fuoco dell’Ades che quello della Geenna è letterale voglio trascrivere alcuni resoconti fatti da credenti a cui il Signore ha permesso di vedere o l’Ades o il fuoco eterno. Alcuni di questi credenti erano ancora perduti quando lo videro.

Non erano ancora salvati.

Emmanuel Eni Amos, ex stregone nigeriano, nel suo libro autobiografico Liberato dalle potenze delle tenebre racconta come mentre aveva pianificato di uccidere dei credenti, un giorno svenne e gli apparve il Signore che oltre a liberarlo dai poteri demoniaci che lui aveva gli fece vedere varie cose tra cui il fuoco eterno, ecco quanto dice: ‘Entrammo in una quarta stanza e quello che io vidi fu molto spaventoso. Caro lettore, è difficile descrivere cosa vidi. Sembrava come una intera città in fiamme. L’INFERNO E’ REALE E TERRIBILE. Se ti hanno fatto credere che il Paradiso e l’Inferno sono qui sulla terra e che l’uomo non vive dopo la morte ma subisce un totale annichilimento dopo la morte, è bene che tu sia avvertito qui e ora che C’E’ UN VERO INFERNO E C’E’ UN VERO PARADISO. Non meraviglia il fatto che quando Gesù Cristo fu sulla terra egli avvertì gli uomini sull’Inferno. Io te lo dico di nuovo, l’inferno è reale. Io lo vidi ed è un posto terribile. Io gli domandai: ‘Che cosa è questo?’ La sua risposta fu: ‘QUESTO LUOGO E’ PREPARATO PER IL DIAVOLO E I SUOI ANGELI E PER I DISUBBIDIENTI’. Egli li chiamò come è scritto in Apocalisse 21:8: “Ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Emmanuel Amos Eni, Delivered from the powers of darkness, Scripture Union Press and Books Ltd, P. O. Box 4011, Oyo Road, Ibadan, Nigeria, Prima edizione 1987, pag. 38 della versione inglese).

Kenneth Hagin racconta come quando era un ragazzo ancora non nato di nuovo morì e andò all’inferno e poi tornò in vita per la misericordia di Dio. Ecco le sue parole: ‘Nel tardo pomeriggio, il mio cuore cessò di battere e l’uomo spirituale che viveva nel mio corpo mi abbandonò’. Quando la morte si impadronì di me, la nonna, mio fratello minore e mia madre accorsero in casa ed ebbi solo il tempo di dire loro ‘addio’ che l’uomo interiore scivolò via, lasciando il mio corpo esanime, gli occhi fissi e la carne gelida. Scesi giù, giù, giù al punto che vidi le luci sulla terra dissolversi. Non è esatto dire che svenni, neppure che fossi in coma; posso provare che clinicamente ero morto. Gli occhi erano fissi, il cuore aveva cessato di battere e il polso era fermo. Le Scritture parlano del ‘servo disutile gettato fuori nelle tenebre, dove c’è il pianto, e lo stridor dei denti’ (Matteo 25:30). Più scendevo e più si faceva buio, finché fui nell’oscurità più assoluta: non avrei scorto la mia mano ad un palmo dagli occhi. Più andavo giù e più sentivo il caldo intorno a me, l’atmosfera si faceva soffocante. Finalmente sotto di me scorsi delle luci guizzanti, riflesse sulle pareti delle caverne dov’erano i dannati, causate dal fuoco infernale. L’immensa sfera fiammeggiante, dai bianchi contorni, mi trascinava e mi attraeva come la calamita attira il metallo. NON VOLEVO ANDARE! Non camminavo, era il mio spirito che si comportava come il metallo in presenza di una calamita. Non potevo staccare gli occhi dalla sfera, sentivo il calore sul viso. Sono passati molti anni, ma riesco a rivedere la scena con la stessa nitidezza di allora. Il ricordo è così limpido, che tutto ciò mi sembra che sia accaduto la notte scorsa. Ora voi mi direte: ‘Come sono queste porte dell’inferno?’ Non potrei descriverle, poiché per farlo, dovrei avere un termine di paragone, come qualcuno che, non avendo visto un albero, non può descrivere come è fatto, perché non ha niente a cui paragonarlo. Mi fermai sulla soglia, ma fu una sosta momentanea: non volevo entrare! Capivo che un altro passo, ancora pochi metri e sarei finito per sempre, non sarei più potuto uscire da quell’orribile posto. Quando fui sul punto di raggiungere il fondo dell’abisso, un altro spirito mi affiancò: non mi voltai a guardarlo, perché non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle fiamme dell’inferno. Quella creatura infernale aveva posato intanto una mano sul mio braccio, per accompagnarmi dentro: in quel preciso istante sentii una voce che sovrastava le tenebre, la terra e i cieli: era la voce di Dio. Non Lo vidi e non so cosa disse perché non parlò in inglese, ma in un’altra lingua e quando lo fece, la parte dov’erano i dannati fu attraversata da una forte luce e fu scossa come una foglia al vento. Tale bagliore obbligò quello spirito che mi era vicino ad allentare la stretta sul mio braccio. Non fui preso nel vortice, ma una forza invisibile mi tirò fuori dal fuoco, lontano dal calore, e ripercorsi le ombre della densa oscurità al contrario. Cominciai l’ascesa fino all’uscita del baratro ed infine vidi le luci terrestri. Ritornai nella mia camera, come se ne fossi uscito solo per un attimo attraverso la porta, con la sola differenza che il mio spirito non aveva bisogno di porte. Scivolai nel mio corpo come uno che s’infila i pantaloni al mattino, attraverso la bocca, nello stesso modo in cui poco prima ero uscito. Cominciai a parlare con la nonna, la quale esclamò: ‘Figliuolo, pensavo che tu fossi morto!’ Il mio bisnonno era medico e lei lo aiutava. Più tardi mi disse: ‘Ho vestito molti cadaveri ai miei tempi, ho avuto parecchie esperienze con casi analoghi, ma ho imparato molto di più avendo a che fare con te, di quanto abbia appreso prima: tu eri morto per arresto cardiaco e avevi gli occhi fissi’. ‘Nonna’, risposi, ‘non era ancora giunto il momento, ma stavolta sento che è davvero la fine: sto morendo! Dov’è la mamma?. ‘Tua madre è fuori nella veranda’, replicò, ed infatti la sentivo che pregava camminando su e giù’. Dov’è mio fratello?’ domandai. ‘E’ andato a chiamare il medico alla porta accanto’. ‘Nonna, vorrei salutare la mamma, ma non voglio che tu mi lasci solo, le spiegherai tu’ dissi, e le lasciai un messaggio per mia madre. Poi continuai: ‘Nonna, ti stimo molto; quando la salute della mamma venne meno, tu fosti per me come una seconda madre. Ora me ne vado e non tornerò più indietro questa volta’. Sapevo che stavo morendo e non ero ancora pronto per incontrare Dio. Il mio cuore si fermò nuovamente nel torace e, per la seconda volta, il mio spirito lasciò il corpo ricominciando la discesa nel buio, finché le luci terrestri furono completamente svanite. Arrivato in fondo, mi toccò la stessa esperienza: Dio parlò dal cielo ed ancora il mio spirito uscì dal quel luogo, tornò nella stanza e scivolò nel letto dove il mio corpo giaceva esanime. Ripresi a parlare con la nonna ed ancora le dissi: ‘Non tornerò stavolta, nonna!’ Ed aggiunsi alcune parole da riferire ai familiari e, per la terza volta uscii dal mio corpo e cominciai a scendere. Vorrei avere parole appropriate per descrivere gli orrori dell’inferno e far comprendere a quegli uomini così soddisfatti di se stessi ed incuranti di come conducono la propria esistenza senza preoccuparsi del dopo, che c’è una vita futura ultra terrena; me lo insegnano la Parola di Dio e la mia esperienza personale. So cosa significhi perdere i sensi: ti sembra tutto scuro, tutto buio, ma non c’è oscurità che possa essere paragonata alla notte interiore. Quando cominciai a discendere per la terza volta, il mio spirito esclamò con un urlo: ‘Dio, io appartengo alla chiesa, sono anche battezzato in acqua’. Aspettai da Lui una risposta, che non arrivò’. Udii soltanto la mia stessa voce che ritornava a risuonare fortemente, quasi a prendermi in giro. Occorrerà molto più che la semplice appartenenza ad una chiesa e un battesimo nell’acqua per evitare le pene dell’inferno e guadagnarsi il cielo! Gesù disse: "...Bisogna che voi siate generati di nuovo" (Giov. 3:7). Io credo certamente al battesimo in acqua, ma soltanto dopo che un individuo sia stato generato di nuovo. Certo, io credo nella comunità ecclesiastica, nei gruppi di cristiani uniti per lavorare nel nome di Dio. Ma se sarete soltanto uniti alla Chiesa e sarete soltanto stati battezzati senza però essere realmente nati una seconda volta, andrete all’inferno. Come uscii una terza volta dal baratro e rientrai nel mio corpo, il mio spirito iniziò a pregare; mi ritrovai che continuavo la preghiera a voce così alta che mi udì tutto il vicinato. La gente accorreva in casa per veder cosa fosse successo; guardai l’orologio e vidi che erano precisamente le 19.40: era l’ora della mia rinascita grazie alla provvidenza divina, per l’intercessione di mia madre. La mia preghiera non era legata al fatto che io fossi battezzato o che appartenessi alla chiesa, ma, implorando Dio, gli domandavo di aver pietà di me peccatore, di perdonarmi per i miei peccati, di purificarmi da ogni iniquità; Lo accettavo, Lo riconoscevo quale mio personale Salvatore. Mi sentii così bene, come se un pesante fardello fosse scivolato via dalle spalle’ (Kenneth E. Hagin, Io credo nelle visioni, Aversa 1987, pag. 3-6). Tutto questo avvenne ad Hagin nell’aprile del 1933, all’età di circa sedici anni, nella città di Mackinney, nel Texas (U.S.A).

Erano già salvati. 

Bernada Fernandez racconta come il Signore la portò a vedere l’inferno, e come vi vide anche un giovane che aveva evangelizzato ma che aveva rifiutato il Vangelo, ecco le sue parole: ‘….. Credevo che mi portasse in Cielo, perché avevo la certezza della mia salvezza, ma noi scendemmo in un tunnel nel cuore della terra. E ci avvicinammo ad un certo luogo, si sentiva un odore pestilenzioso, qualche cosa che mi faceva orrore. Mi girai verso il Signore, e gli dissi: — Non voglio andare in questo posto. Con una voce molto forte, il Signore mi rispose: — È necessario che tu vada prima. Bisogna che tu veda cosa c’é in questo luogo. Noi entrammo. Era un luogo molto oscuro e terribile. Sentivo dei gemiti dove ne parla la Parola di Dio. Oh, Chiesa del Signore ! non potrò mai dimenticarli, miei fratelli cari amati ! Quando noi arrivammo in fondo al tunnel, ci sedemmo sopra una roccia, e il Signore mi disse: — Guarda ! Dinanzi a me, si estendeva questo terribile spettacolo dell’inferno, dei corpi che si lamentavano, delle urla terribili. Laggiù, ognuno pensa a sé, nessuno si occupa di nessuno. Non c’é nient’altro che pianti, lamenti e odio. Quest’inferno è talmente reale ! Non è un racconto, come molti credono, né un’invenzione della Chiesa di Gesù Cristo. Io piangevo, piangevo, guardando il Signore, Egli mi disse: — Imprimi bene tutto questo in te. Guardai questo spettacolo, e udii : — Ahi, ahi, ahi ! È per sempre, è per sempre! Non c’é che dolore e odio per i secoli dei secoli ! Mi volsi verso il Signore, e gli chiesi: — C’è qualcuno della mia famiglia qui? Mi rispose: — Non voglio permetterti di vedere un membro della tua famiglia qui. Sai tu perché, Chiesa del Signore? Noi predichiamo ad altri, ma non lo facciamo per la nostra famiglia, perché temiamo che loro si adirino contro di noi. Ma vale meglio che si arrabbino, purché non vadano a finire in questo luogo di tormento. Gli feci la stessa domanda: — C’è qualcuno della mia famiglia qui? Egli mi diede esattamente la stessa risposta. Gli chiesi di nuovo: — C’é qualcuno che io conosco qui? Mi rispose: — Sì, e voglio permetterti di vederlo. Vidi un giovane salire dalle profondità. Era Alessandro. Avevo conosciuto questo ragazzo in occasione di una campagna evangelistica insieme a mio marito, nella Repubblica Domenicana. Durante questa campagna, avevo udito una voce, che mi diceva: — Alzati, e vai. E incontrerai Alessandro, che passerà da lì. E tu gli dirai che Io gli darò un ultima occasione. Quando dissi questo a quel giovane, mi rispose: — Voi siete tutti matti, i cristiani, voi andate ovunque dicendo che Gesú Cristo ritorna. Poi, con un tono ironico, mi disse che non credeva che tutto questo fosse vero. Io gli risposi: — Ma Dio dona la vita, e la riprende quando Egli vuole. Alessandro, tu morirai fra poco. — Sono troppo giovane per poter morire, e poi mi restano così tanti bellissimi anni da godere su questa terra. Due o tre settimane dopo, Alessandro morì in uno stato d’ebbrezza. Cadde così in questo luogo di tormento, poiché gli ebbri non erediteranno il Regno dei Cieli, dice il Signore l’Onnipotente. Vidi Alessandro aggredito da due grossi vermi, lo sentivo dire: ahi ! ahi ! ahi ! con una voce tormentata. Egli mi riconobbe e mi disse: — Ho ignorato questa ultima occasione, ma vai nella mia casa, e di’ alla mia famiglia che non vengano in questo luogo! Chiesa di Gesú Cristo, è tempo che tu parli alla tua famiglia, ai tuoi colleghi di lavoro, ovunque tu vai, per dire loro che Gesú libera ! Il Signore mi disse: — Voglio che tu veda ancora qualche cosa! Mi fece vedere una moltitudine di persone tormentate. Poi Mi disse ancora: — Una parte di queste persone Mi hanno conosciuto un giorno. Molti camminano nelle strade senza sapere dove vanno. Ma Voglio dirvi questo, Miei fratelli, che il cammino del Cielo è molto stretto, e che andrà stringendosi ancora di più. Delle prove verranno, e voi sarete purificati come l’oro. Ma non temete, dice il Signore, Io sto davanti a voi, come un potente gigante. Gli domandai: — Vi sono dei credenti in questa folla? Egli mi rispose: Sì. Sai tu perché hanno perso la loro salvezza? per la brutta testimonianza resa sulla terra. Sì, sono numerosi, coloro che non rendono una buona testimonianza, lo fanno soltanto quando si trovano nelle sale di riunioni, davanti ai loro pastori, e davanti alle loro famiglie. Ma si sbagliano grandemente, perché gli occhi di Mio Padre vedono tutto, ed Egli ascolta tutte le parole, ovunque voi siate. Gli occhi di Mio Padre vedono tutto quello che si fa sulla terra. Il Signore mi disse ancora: — Sai tu perché hanno perso la loro salvezza? Perché non si sono comportati come dei credenti. Di’ al Mio popolo che è tempo di condurre una vita irreprensibile davanti a Mio Padre, davanti al diavolo, e davanti al mondo. Affinché il diavolo non abbia alcuna ragione di accusare il Mio popolo, e che il mondo non deva puntare il dito verso il Mio popolo ! Nel Mio popolo, vi sono numerose persone che il diavolo e il mondo accusano, ed hanno delle valevoli ragioni per accusarli. È tempo di ricercare la santificazione e la consacrazione. Chiesa del Signore, è tempo di dire al nostro " io," al nostro egoismo: "NO! Lasciamo il nostro orgoglio, affinché il Signore faccia la Sua opera in noi!" In seguito, ci dirigemmo verso un altro luogo, dove vi era un lago di fuoco. Man mano che ci avvicinavamo a questo lago, sentivamo un odore molto sgradevole. Il Signore mi disse: — Quello che tu vedi laggiù, è il lago di zolfo che è già pronto per il diavolo, il falso profeta e l’anticristo. Non ho preparato questo lago per gli uomini, ma andranno laggiù tutti quelli che non Mi accettano come salvatore, e quelli che non ubbidiscono alla Mia Parola. In quel momento vidi il Signore piangere, e poi mi disse ancora: — Sono molto più numerosi quelli che si perdono di quelli che vanno al Cielo. In quell’istante, il Signore mi fece vedere quanti individui cadevano ogni minuto. Mi disse: — Guarda quanti si perdono ! la Mia Chiesa dorme. Essa che ha tuttavia ricevuto la Mia potenza, che possiede la Mia Parola e lo Spirito Santo, essa dorme, è pigra e stanca. Vi sono sopra la terra delle religioni che insegnano la Mia Parola, dicendo che l’inferno non esiste. Vai a dire loro che questo luogo è ben reale. Mi trovavo molto lontano da quel luogo, ma sentivo il calore che veniva verso me. In seguito risalimmo dalle profondità della terra …. ‘ (Testimonianza tratta da: Bernada Fernandez, Due Esperienze vissute nell’aldilà con Gesù Cristo, Editions Parole de Vie, B. P. 3, 30920 – CODOGNAN (Francia), 1996, pag. 10-16)

Non credo che ci sia bisogno di commentare queste testimonianze così eloquenti.

Ma voglio terminare di confutare questa falsa dottrina trascrivendo la testimonianza di un credente che nei primi anni del Movimento Pentecostale in America non credeva alle dichiarazioni bibliche attestanti un inferno di fuoco ma che un giorno il Signore gli diede una visione in cui vide il fuoco dell’inferno. Nell’allora periodico The Apostolic Faith (La Fede Apostolica) si legge che un certo fratello Junk mentre si trovava in Oakland, ebbe una visione dell’inferno. Gli sembrò di lasciare il suo corpo e fu portato in cima alla Collina di Knob, nel mezzo delle rovine di San Francisco. Il Signore gli comandò: ‘Figliuol dell’uomo, parla’. Appena egli parlò, il terreno sotto i suoi piedi si divise e si spostò da lui, ed egli vide un fuoco liquido, come del ferro liquefatto, con dei demoni e degli uomini e delle donne in fiamme. Egli disse che giunse fino a lui un orribile fumo di zolfo infuocato ed egli sentì le urla dei dannati che spezzavano il cuore. Tutto attorno al bordo della grande apertura, le persone camminavano inconsapevoli della fossa aperta e una ininterrotta fiumana di persone che cadevano nel fuoco. Egli li vide cadere nel fuoco e sentì le risate dei demoni quando ognuna di quelle persone raggiungeva il fuoco. Il fratello Junk in passato era stato un incredulo e da quando si era convertito non aveva potuto credere alle dichiarazioni della Scrittura sull’inferno, ed aveva insegnato che le sofferenze dei perduti sarebbero consistite in un rimorso e in una angoscia spirituale, ma non in un fuoco. Mentre guardava questa scena, Gesù Cristo gli comandò di predicare un inferno di fuoco, esattamente come lo troviamo nella parola di Dio, e lui promise di farlo (cfr. The Apostolic Faith, Vol. I N. 3, Los Angeles, Cal. Novembre 1906, pag. 4)

Non posso quindi non concludere, fratelli, dicendovi di avvertire i perduti sul tormento prodotto da fiamme di fuoco a cui saranno sottoposti sia dopo morti nell’Ades che dopo la resurrezione nella fornace di fuoco: non lo si nasconda loro, non si abbia paura di farlo, perchè è giusto avvertirli delle gravissime sofferenze che dovranno patire se non si pentiranno dei loro peccati e non crederanno nel Vangelo della grazia di Dio. E’ vero, forse, anzi sicuramente, molti si faranno beffe di questo messaggio, penseranno che voi scherziate come lo pensarono i generi di Lot quando questi li esortò ad andare via da Sodoma perché Dio aveva deciso di distruggere la città, anche loro pensarono che il loro suocero volesse scherzare, penseranno che siete fuori di testa, magari vi diranno pure che siete dei terroristi come me lo disse una volta una donna in una piazza di Roma quando mi sentì predicare, ma che importa? E’ la verità, e la verità vale la pena annunziarla costi quel che costi.

 

 

 

SULLA NUOVA GERUSALEMME

 

Le A.D.I. insegnano che il linguaggio usato da Giovanni nell’Apocalisse a riguardo della città santa è figurativo e non corrisponde alla realtà. In sostanza dicono che le cose che dice Giovanni sulla santa città non sono da prendere alla lettera ma simbolicamente. Da qui le loro affermazioni che il muro della città non è in realtà di diaspro e che la piazza della città non è d’oro puro....!! Nel libro di Oswald Sanders dal titolo Essere con Cristo che è stato pubblicato in Italia da ADI-MEDIA, e che al suo interno ha la prefazione di Francesco Toppi che di esso dice: ‘Oswald Sanders ha la grande abilità di riassumere in pochi capitoli con un linguaggio semplice tutta l’escatologia biblica, che altri studiosi hanno trattato in voluminose pubblicazioni … egli ha esposto l’argomento con estrema chiarezza’ (pag. 5), dico, in questo libro troviamo scritto quanto segue a proposito della Nuova Gerusalemme: ‘Un caso di interpretazione in chiave simbolica, che vale la pena citare, viene fatto anche da un altro scrittore evangelico nel libro dal titolo La Rivelazione di Gesù Cristo; lo menziono perché esso sembra accordarsi più con l’intero tenore del libro dell’Apocalisse che con il punto di vista opposto. L’autore sostiene che un’interpretazione letterale risulta inaccettabile a motivo di implicite difficoltà. Bisogna davvero credere che lì esistano vaste masse di oro solido, di cui gli angeli stanno misurando le barre e del quale le strade sono ricoperte? …. Questa opinione non può essere sostenuta coerentemente senza fare violenza al linguaggio figurativo …. ‘i fiumi d’acqua viva’ sono, incontestabilmente una figura dello Spirito Santo (cfr. Giovanni 7:37,38). Ma questa affermazione è indubbiamente simbolica, per analogia, lo sarà quella di un …. albero della vita …. e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni. In quanto sarebbe contraddittorio parlare di vita e di guarigione, così come la intendiamo noi, in un contesto di perfezione celeste ….  La sposa – una città. Il leone – un Agnello. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a dei simbolismi ed è ragionevole dedurre che la città è un simbolo della chiesa ideale come Dio l’ha concepita al principio, e come sarà alla fine: ‘senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile …. Non possiamo interpretare uno scritto simbolico in modo meccanico e letterale …. Porte di perle e strade d’oro sono descrizioni chiaramente figurative e dovrebbero essere considerate tali … (J. Oswald Sanders, Essere con Cristo cosa di gran lunga migliore, ADI-Media Roma 1999, pag. 129-130, 132, 39). Dunque nelle ADI non viene insegnato che l’oro della Nuova Gerusalemme è realmente oro, come non viene insegnato che il diaspro di cui è fatto il muro della santa città sia veramente diaspro. A conferma di ciò vi racconto una esperienza vissuta da mio fratello molti anni fa. Era convertito da poco e si trovava al funerale di un credente e stando vicino a Germano Giuliani,  pastore di una Chiesa ADI di Milano, non immaginando minimamente quello che Giuliani gli avrebbe detto di lì a poco, cominciò nella sua semplicità a dirgli: 'Il fratello adesso cammina su strade d'oro, tocca il muro di diaspro ecc.!', ed ecco la risposta del pastore delle ADI: 'Rimarrei molto deluso se le cose fossero così!' e poi gli disse altre cose che nella sostanza si possono riassumere in questa frase: 'Le cose stanno scritte così solo per far capire ma non sono realmente così!' al che mio fratello aprì la bocca e gli disse: "Quel che è scritto è scritto!'. Mio fratello rimase a dir poco stupefatto di quelle affermazioni, e la stessa cosa dicasi dei miei genitori e di me che però a quel funerale non ero presente!!

Ma come stanno le cose? Le cose stanno come dice la Scrittura, e cioè che la Nuova Gerusalemme è una città di forma quadrangolare: la sua lunghezza, la sua larghezza e la sua altezza sono uguali, e precisamente la misura di ogni lato è di dodicimila stadi (uno stadio equivale a 185 metri e quindi ogni lato della città è lungo circa 2200 chilometri). Essa è circondata da un grande muro alto centoquarantaquattro cubiti (un cubito è circa 48 centimetri quindi l’altezza è di circa 70 metri) costruito di diaspro che possiede dodici porte: tre per ogni lato, che sono fatte ognuna d’una perla e sono presiedute ciascuna da un angelo e su ognuna d’esse è scritto il nome di una delle dodici tribù d’Israele.

Il muro della città possiede dodici fondamenti sui quali stanno scritti i nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardonico, il sesto di sardio, il settimo di crisolito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto e il dodicesimo di ametista. La piazza della città è d’oro puro simile a vetro trasparente. In mezzo alla piazza della città c’è l’albero della vita che dà dodici raccolti e porta il suo frutto ogni mese. In seno a questa città sarà il trono di Dio e dell’Agnello e tutti coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello vi entreranno e serviranno Dio per l’eternità. Questa città non ha bisogno nè di luce di lampada e nè di luce di sole perchè essa è illuminata dalla gloria di Dio e l’Agnello è il suo luminare (Apocalisse capitoli 21-22). Questa è la città il cui architetto e costruttore è Dio e che il patriarca Abrahamo aspettava, questa è la città futura che noi credenti aspettiamo.

Possiamo noi dire che se le cose fossero così come sono scritte da Giovanni nell’Apocalisse rimarremo delusi? Affatto perchè - come si può ben vedere - Dio ha progettato e costruito questa città in maniera tale da non deludere nessuno di coloro che vi entreranno. Ma domandiamoci: Ma se nel contemplare le meraviglie di Dio presenti sulla terra e in cielo - che noi sappiamo un giorno passeranno - non rimaniamo delusi ma bensì meravigliati, come possiamo pensare di rimanere delusi nel vedere quella città gloriosa così come è descritta da Giovanni? Ed ancora: Se già nel leggere le parole di Giovanni sulla città santa siamo oltremodo consolati, e rallegrati, quanto più lo saremo quando entreremo per le porte di quella città e cammineremo in mezzo a quella piazza d’oro puro?  Noi non rimaniamo delusi quando leggiamo la descrizione della città santa fatta da Giovanni, ma contenti perchè Giovanni ha scritto all’inizio di questo libro che sono beati coloro che leggono e ascoltano le parole di questa profezia e serbano le cose scritte in essa, e perciò non possiamo rimanere neppure delusi neppure quando la vedremo personalmente e vi entreremo per godervi l’eternità. A quei fratelli che si preoccupano di trovare le cose così come stanno scritte e di sperimentare una amara delusione diciamo: Non vi preoccupate, vedrete che non rimarrete affatto delusi nel trovarla fatta esattamente così!

Ma voglio proseguire citando a conferma di quanto dice la Sacra Scrittura parte della testimonianza di Boris Pilipchuk, un nostro fratello tornato in vita dopo essere morto ed andato in cielo, il fatto è avvenuto alcuni anni fa in Ucraina. Ecco quello che dice Boris a partire dal momento in cui il suo cuore cessò di battere mentre si trovava in ospedale per una emorragia celebrale che lo aveva colpito all’improvviso: ‘Io mi sentii come se ero cosciente. Io cominciai a vedere con i miei propri occhi, quello che accadde dopo un colpo interno nel corpo. Cominciai a vedere tutte le cose come dall’alto. La mia anima uscì fuori da me e guardai al mio corpo. I medici con i loro lunghi vestiti bianchi si erano radunati attorno a me. Numerose apparecchiature furono collegate al mio corpo. I medici tentarono di portarmi ad una condizione normale, essi corsero attorno e applicarono ogni possibile provvedimento. Ma tutti i loro sforzi non servirono a nulla. Allora io cominciai ad ascendere dalla terra. La terra diventò sempre più piccola. Essa diventò così piccola, e poi essa sparì completamente. La mia trasportazione fu accompagnata da un continuo fischio nelle mie orecchie. Poi io finii in un luogo straordinario, che era così illuminato che io cominciai a sentirmi bene. Vidi una scala fatta d’oro, che emanava dei raggi di gloria. La scala era piuttosto larga. Su entrambi i lati della scala c’erano delle sbarre d’oro lungo le quali, dal fondo fino alla cima, c’erano degli angeli alati vestiti di bianco, con delle cinture d’oro. I loro capelli erano bianchi, le loro facce splendevano tanto, come il lampo, i loro occhi erano come due lanterne. Essi avevano delle facce umane. Il colore delle loro mani e delle loro gambe era come quello di schegge di rame risplendente. Esteriormente gli angeli erano come gli uomini. Attorno alla scala e sotto di essa, stavano in piedi un gran numero di angeli di cui non posso descrivere il numero. Questi angeli erano senza ali. Tutti gli angeli stavano cantando dei salmi. E sorprendentemente io non sapevo in che lingua essi stavano cantando, ma in quel momento io compresi totalmente le parole del salmo. Essi cantarono: ‘O Signore tu sei degno di tutta la gloria e di tutta la lode. Tu, Signore, creasti i cieli e la terra. Tu sei degno della nostra lode!’ Poi vidi una luce straordinaria alla fine della scala. Ma la luce non era come quella del sole o di una saldatrice, la quale ha un effetto dannoso sugli occhi. La luce era straordinariamente intensa ma non faceva male agli occhi, era calda, calmante, piena di gioia e di pace. Io ero pieno di gioia, fino al punto che le semplici parole non possono descrivere come io mi sentivo. La mia gioia continuò ad aumentare e non ci fu nessun limite alla gioia che provai. Io non so come descrivere in parole questa visione e questa sensazione, ma vorrei che voi immaginaste l’immagine che mi mostrò il Signore. Più tardi, io sentii una voce che veniva dal posto dove si trovava la meravigliosa luce, che disse: ‘Figlio mio, vieni a me e io ti mostrerò qualcosa. Io ti aiuterò’. Dal mezzo del gran numero di angeli, due angeli vennero dietro di me. Uno stette alla mia sinistra e l’altro alla mia destra, proprio a poca distanza da me. Io non voltai indietro la mia testa, io non guardai dietro a me e non guardai attorno a me, ma pareva che io potevo guardare a 360 gradi attorno a me. Io non ero nervoso e non provai nessuna forma di disagio. Ero completamente calmo e così felice fino al punto che non posso descrivere come mi sentii né allora e neppure adesso. Io non feci nessuna domanda a nessuno, come, ‘Dove mi trovo? Che cosa mi è accaduto? Che cosa accadrà più tardi?’ Io mi sentivo completamente fiducioso in me stesso, come se stavo in un posto familiare. Io mi sentii come se vivessi permanentemente in quel luogo. Poi lo Spirito Santo mi trasferì in una vasta pianura, nella quale saltellavano dei cavalli molto belli. Nel centro del campo, c’era una grandissima città a forma di cubo. Quando la notai cominciai ad avvicinarmi ad essa. Ma io mi appressai alla città in una maniera differente, non come un uomo cammina normalmente sul terreno. Io mi spostai senza che i miei piedi toccassero terra, era come se io stessi scivolando. Gli angeli mi accompagnarono. Più vicino alla città mi appressavo, e più intenso fu il piacere che sperimentai da quello che io vidi. C’erano dei muri molto alti, che erano multipli in numero e di differenti colori. C’erano in tutto 12 colori che emanavano raggi e brillavano come una luce risplendente. (Più tardi, dopo la mia resurrezione, quando studiai i capitoli 21-22 del libro dell’Apocalisse nella Bibbia, io trovai una conferma di quello che avevo visto). Vidi il fondamento della città, che era fatto di 12 pietre preziose di questo mondo. Vidi una porta di perla, tre porte su ogni muro. La porta di perla era molto grossa, più alta di due metri. Io non misurai le porte, ma secondo me una perla era più grande di due metri. Io vidi solo sei porte, perché il Signore mi condusse nella città attraverso uno dei suoi angoli. Io vidi i due lati del cubo. Poi il Signore mi condusse attraverso una delle porte dentro la città, come noi passammo attraverso le porte io vidi due iscrizioni. Una di esse era sopra la porta e la seconda era sotto la porta. Uno dei nomi delle tribù di Israele era scritto sopra la porta, e sotto la porta era scritto il nome di un Apostolo. Sfortunatamente io non so quale è la porta attraverso la quale il Signore mi condusse dentro la Nuova Gerusalemme, ma ora mi piacerebbe saperlo. Quando entrai nella città attraverso le porte, io stetti immobile in ammirazione: La città era fatta completamente d’oro. L’oro era puro e io in precedenza non avevo mai visto un tale splendore. Io avevo visto quanto risplendevano gli oggetti d’oro nei negozi di gioielli, ma questo splendore non era paragonabile a quello splendore che io vidi in quel momento. Strade d’oro, case d’oro, porte d’oro – tutto era fatto d’oro, trasparente come il vetro. Io non avrei mai potuto immaginare che l’oro potesse apparire trasparente e così puro. Io lessi questo nella parola di Dio, ma non lo potevo in realtà immaginare, questa questione mi era nascosta. Io non potevo proprio immaginare come un metallo duro potesse essere trasparente. Ora che lo vidi, io volevo proprio toccarlo. Io toccai i muri, entrai in alcune case e scrutai tutto. Io non domandai agli angeli dove dovevo andare da questo posto. Sembrava che io conoscessi la strada. Io ero sopraffatto da una tale sensazione come se mi trovavo in un luogo tutto mio. Mentre continuai per la mia strada all’interno della città, vicino al centro, io vidi un grande albero in un posto. L’albero aveva dei frutti a forma di pera su di esso. La grandezza del frutto era circa la grandezza di due pugni di media grandezza messi assieme. Le foglie sull’albero mi ricordarono le foglie di un albero di tiglio [lime tree], solo che esse erano più grandi e come delle foglie di bardana [burdock]. Quando arrivai vicino all’albero, io volli prendere un frutto da esso e cominciai a stendere la mano per prenderne uno. Improvvisamente con entusiasmo, fui sorpreso che la mano che avevo disteso non era come una mano normale ma era trasparente. Quando stavo per cogliere un frutto, l’angelo che stava a poca distanza dietro di me, sul fianco destro, stese la sua mano e mi fermò. Gesticolando con il suo dito, egli mi disse che per ora io non dovevo cogliere il frutto. Poi accadde qualcosa che non mi aspettavo; senza nessuna specie di dispiacere e di delusione per l’azione dell’angelo, io lasciai l’albero. Parlando in maniera generale, all’interno della città, io non sperimentai mai nessun tipo di disagio o di confusione. Quando lasciai l’albero, io vidi una luce straordinariamente risplendente al centro della città. Fu molto interessante che io non vidi nessuna ombra né prodotta dagli alberi e neppure dalle case. Non c’erano ombre in quel luogo e non c’erano neppure delle lampade. Io non vidi il sole e neppure qualche oggetto che dava luce, ma la luce era straordinariamente risplendente e così piacevole agli occhi, fino al punto che io ero felicissimo oltre misura. Io non posso descrivere adeguatamente con parole l’insolita e straordinaria condizione della mia anima ….Quando io vidi il centro dell’illuminazione, io piegai il mio capo e sentii uno schiacciante stimolo a piegare le mie ginocchia, ma l’angelo mi sostenne e sentii una voce: ‘Figlio mio, io ti ho mostrato tutto quello che ti è necessario in questo tempo, e ora tu devi tornare, per proclamare la Mia Gloria, il mio potere e il mio dominio, per proclamare tutto quello che hai visto e sentito’. Allora io cominciai a pregare e a implorare il Signore, chiedendogli di farmi rimanere in quel posto, dove mi trovavo. Io gridai: ‘Signore, io non voglio ritornare’. Ma il Signore mi disse: ‘Tu hai una moglie e tre bambini. Tu devi ritornare per loro, perché ancora non è giunto il tempo per te di stare qua’. Allora io cominciai di nuovo a implorare il Signore: ‘Signore, io non voglio ritornare. Permettimi di rimanere vicino a Te’. Ma il Signore mi disse: ‘Figlio mio, sii mansueto e temperato, non mormorare, torna indietro. Tu devi proclamare la Mia Gloria’ (Tratta da: http://www.word-of-faith-ch.org/eng/church/svid/svid2.htm). Il fratello Boris poi è tornato nel suo corpo, producendo grande sconcerto nell’ospedale in cui era stato ricoverato e posto nella camera mortuaria una volta che era stata accertata la sua morte.

Quindi, io vi esorto fratelli a rigettare e a confutare l’interpretazione allegorica che vi viene proposta sulla Nuova Gerusalemme, perché essa è una vera città, essa è quella città che Abramo aspettava, “che ha i veri fondamenti e il cui architetto e costruttore è Dio” (Ebrei 11:10).

 

Giacinto Butindaro

 

 

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