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  Seconda parte

  

Parte prima

Parte terza

Parte quarta

Parte quinta

 

 

Non ignoriamo le macchinazioni di Satana

Ci sono molte cose su cui si appoggia il diavolo, il nostro nemico, per fare breccia in noi credenti e farci così corrompere e sviare dalla fede e dalla verità, e sì perché quello che occorre tenere ben presente è che questo essere spirituale non cerca per nulla il nostro bene – come invece fa Dio – ma solo il nostro male. Alcuni pensano che il diavolo alla fin fine non sia così malvagio o magari che alla fin fine non è che ci attacca così tanto; sono tutte falsità generate proprio dal diavolo stesso che ha tutto l’interesse a fare credere che sia meno cattivo di quello che è realmente o meno impegnato a cercare di sedurci di quanto lo sia realmente. Ci sono fratelli che prima di convertirsi erano dediti alle arti magiche, avevano dei demoni in corpo, alcuni di loro videro anche Satana, e raccontano che il principale obbiettivo del diavolo è quello di sedurre i credenti, farli peccare e sviare dalla fede per farli andare in perdizione. Lo fa in maniera reale, mandando i suoi demoni contro quello o quell’altro figliuolo di Dio, sempre con lo scopo di fargli del male spiritualmente (ed anche fisicamente, se potesse). E’ proprio vero quello che dice Pietro, e cioè che il nostro avversario, "il diavolo, va attorno a guisa di leon ruggente cercando chi possa divorare" (1 Piet. 5:8). Quindi cominciamo col dire che il diavolo è un nostro nemico reale, e continuamente all’opera per farci del male spiritualmente. E come potrà farci del male spiritualmente se non indebolendoci spiritualmente fino al punto di non farci avere più forze per resistergli e così soccombere dinnanzi alle sue macchinazioni? Ovviamente, il diavolo in questa guerra che conduce con tutti i suoi ministri contro di noi, usa delle strategie, si appoggia a certi aspetti della nostra vita che lui sa che se vengono trascurati gli permetteranno di entrare nella nostra vita e distruggerci.

In base a quello che insegna la Parola di Dio e che ho personalmente sperimentato sino a questo momento, il Serpente antico, per farci tornare a vivere una vita in ribellione a Dio cerca di fare principalmente queste cose. Cerca di farci abbassare la guardia, farci trascurare la preghiera, farci trascurare la lettura e la meditazione quotidiana della Sacra Scrittura, e poi cerca di farci dubitare della Parola di Dio. Perché questo? Perché lui sa perfettamente che un figliuolo di Dio che non veglia, non prega, che non legge e medita le Scritture e dubita di ciò che sta scritto, diventa estremamente malleabile nelle sue mani, al punto da renderlo a suo piacimento nemico di Dio. Quei credenti che si sono sviati e sono tornati a vivere come facevano prima di avere conosciuto Dio, anzi in taluni casi peggio di prima, hanno cominciato proprio a trascurare la preghiera, la lettura e la meditazione della Bibbia e a dubitare di Dio, prima di ritrovarsi immersi in ogni sorta di guai, e si perché molti guai aspettano tutti coloro che abbandonano il Signore.

Vegliare è qualcosa di fondamentale per noi credenti tanto è vero che Gesù mise il vegliare prima della preghiera quando disse ai suoi discepoli: "Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione" (Matt. 26:41; cfr. Luca 21:36). Anche gli apostoli hanno detto in svariate maniere di vegliare (cfr. Atti 20:31; 1 Cor. 16:13; 1 Piet. 5:8). Ma già nell’Antico Testamento troviamo il comando di vegliare infatti Dio disse: "Vegliate diligentemente sulle anime vostre … "(Deut. 4:15) ed anche: "Vegliate su voi stessi onde il vostro cuore non sia sedotto e voi lasciate la retta via e serviate a dèi stranieri e vi prostriate dinanzi a loro" (Deut. 11:16), ed ancora: "Vegliate dunque attentamente su voi stessi, per amar l’Eterno, il vostro Dio" (Gios. 23:11). Vegliare significa far la guardia, stare attenti. Quindi noi figliuoli di Dio dobbiamo innanzi tutto stare in guardia da tante cose. I nostri occhi li dobbiamo sempre tenere aperti, e le nostre orecchie le dobbiamo sempre tenere deste, e al minimo pericolo reagire con forza e determinazione. Attenzione a non addormentarsi spiritualmente, perché è proprio questo che vuole il diavolo.

La preghiera è importante nella vita di un credente, giovane o anziano che sia, essa è un modo estremamente efficace per tenersi in comunione con Dio. Ci sono molte esortazioni a pregare continuamente nella Bibbia. Eccone alcune: Paolo dice ai santi di Colosse: "Perseverate nella preghiera … " (Col. 4:2), e a quelli di Tessalonica: "Non cessate mai di pregare" (1 Tess. 5:16), e a quelli di Efeso: "Orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi" (Ef. 6:18). Quando si prega, sia per se stessi che per gli altri, ci si sente bene, ci si sente edificati, perché si parla a Dio che ci ascolta e ci esaudisce a suo tempo. La preghiera poi, siccome si formulano delle richieste quando si prega, ti induce ad aspettare la risposta di Dio perché il credente sa che Dio non ha detto di pregarlo invano. Lui è Colui che esaudisce la preghiera (cfr. Sal. 65:2). La preghiera ci permette di spandere l’anima nostra dinnanzi a Dio che ci ama di un grande amore, e questo è una buona cosa, Dio vuole infatti che noi confidiamo a lui le nostre tribolazioni esattamente come faceva il salmista. La preghiera ti permette di aiutare i credenti; diceva Paolo ai Corinzi: "Aiutandoci anche voi con le vostre supplicazioni" (2 Cor. 1:11). Gesù si ritirava nei luoghi deserti a pregare spesso, se lui sentiva la necessità di pregare il Padre suo noi non possiamo pensare di potere trascurare questo dovere così importante. Se preghiamo ci sentiremo forti come dei leoni, anche in mezzo alle più profonde distrette. La preghiera per un cristiano è vitale, un credente che non prega piace al diavolo e dispiace a Dio. Piace al diavolo perché in questa maniera si indebolisce spiritualmente.

La lettura e la meditazione della Parola di Dio è anch’essa fondamentale. Dio aveva comandato che il re di Israele avesse presso di sé un libro della legge e in esso vi doveva leggere tutti i giorni della sua vita "per imparare a temere l’Eterno, il suo Dio" (Deut. 17:19), e a mettere diligentemente in pratica le sue parole, affinché egli non si innalzasse sopra i suoi fratelli e non deviasse dai comandamenti di Dio. Anche noi impareremo a temere Dio leggendo e meditando del continuo le Scritture, impareremo anche a mettere in pratica i suoi comandamenti nel leggere le Scritture, anche noi non devieremo dai suoi ordini se leggiamo del continuo la Parola di Dio. Beato l’uomo il cui diletto è nella legge del Signore e su quella legge medita giorno e notte, dice il salmista. La Parola di Dio dà sapienza, da forza, consola, ammaestra, corregge, riprende, educa alla giustizia, guida (cfr. Sal. 19:7; 119:97-105; Rom. 15:4; 2 Tim. 3:16-17). Se si trascura la sua lettura e la sua meditazione come si potrà godere dei suoi benefici? Non si potrà perché la si dimenticherà e il diavolo così potrà indurci a prendere le strade le più sbagliate. Molti credenti non leggono la Scrittura e non la meditano, sono profondamente ignoranti nelle cose di Dio proprio perché trascurano la lettura e la meditazione della Bibbia, e il diavolo ha facile gioco di essi. Si adempie in essi la parola che dice: "Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza" (Os. 4:6). Questi credenti sono facilmente seducibili da tutti quei cianciatori e seduttori che scorazzano in seno alle Chiese e che predicano favole e dottrine di uomini che non hanno nulla a che fare con la verità. E non solo, ma anche dai Testimoni di Geova, dai Mormoni, dagli Avventisti, ed altri che fanno sfoggio delle arti seduttrici dell’errore. Attenzione dunque a non trascurare la Parola di Dio come il diavolo vorrebbe che facessimo per non farci temere Dio e farci credere le sue menzogne.

Avere piena fiducia in Dio, senza stare punto in dubbio, è anche fondamentale. Senza fede è impossibile piacere a Dio, perché chi si accosta a Dio deve credere che Egli è e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano (cfr. Ebr. 11:6). E dato quindi che il dubbio intacca la fede perché l’annulla è evidente che il diavolo ha tutto l’interesse a farci dubitare di Dio, delle sue promesse, della sua fedeltà. Il dubbio porta il credente a non ricevere nulla dal Signore essendo egli un uomo instabile in tutte le sue vie, e d’animo doppio (cfr. Giac. 1:7-8). Ricordiamoci che il serpente antico riuscì a far mangiare ad Eva il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, inducendola innanzi tutto a non credere in quello che Dio aveva detto ad Adamo infatti le disse che non sarebbero morti affatto se lo avessero mangiato cosa che invece Dio aveva detto sarebbe accaduta e che accadde. Attenzione quindi a non cadere nella trappola del diavolo. Resistiamo al diavolo opponendoci con lo scudo della fede, e riusciremo a spegnere i suoi micidiali dardi. Ovviamente quando io dico che occorre resistergli mediante lo scudo della fede, intendo dire anche che ogniqualvolta il diavolo ci suggerisce di peccare noi dobbiamo avere fede che dato che Dio dice di non peccare – per esempio Egli dice di non rubare, di non uccidere, di non commettere adulterio – ed Egli ci ordina di non fare solo cose che andrebbero a nostro danno, noi ne avremo solo del bene dal non fare quella cosa che invece il diavolo vuole farci fare. La Scrittura ci ordina di avere fede in Dio e nel suo Figliuolo Gesù Cristo; non importa in che circostanza ci troviamo, noi dobbiamo avere piena fiducia in quello che ha detto sia Dio che il Signore Gesù Cristo.

Che Dio ci dia la grazia di vegliare, di pregare, di leggere e meditare la sua Parola e di avere piena fiducia in Lui fino alla fine. Amen.

 

 

La speciale richiesta dell’uomo anziano

Accadde i primi tempi del Pentecostalismo nell’area rurale e montagnosa del Sud Italia. Un giovane pastore era stato mandato a predicare ad una Chiesa di un paese. Pieno di fede in grandi cose, egli aveva preparato un messaggio su tutte le cose possibili a coloro che credono.

Entrando nel locale di culto egli vide un uomo anziano su una sedia a rotelle, quasi totalmente paralizzato. Il predicatore accettò la sfida. Quel giorno sarebbe stato un giorno di vittoria e Satana sarebbe stato sconfitto.

Egli predicò sulla potenza della fede e sulla bontà di Dio. Alla fine ci fu l’appello. ‘Che cosa volete che io faccia?’, gridò il predicatore, ‘lo Spirito è qua, domandate quello che volete! Vi sarà fatta qualsiasi cosa secondo la vostra fede’.

Bene, le sorelle lodarono e gridarono le loro richieste a Dio per la conversione delle loro famiglie, ma l’occhio del predicatore era sull’uomo sulla sedia a rotelle. Andò da lui, gli impose le mani. E disse: ‘Il Signore è qui per darti quello che vuoi. Chiedi e ti sarà dato! Di al Signore il tuo bisogno. Domanda. Egli è qui!’ mentre la sua voce tuonava al di sopra delle donne che gridavano.

L’uomo sulla sedia a rotelle finalmente trovò abbastanza voce e fede per esprimere il suo bisogno. ‘Fratello’, gli bisbigliò, ‘Io voglio sposarmi. Io voglio una moglie!’

Bene … di certo, non era la risposta che quel predicatore aspettava. Il fuoco sparì dalla voce del predicatore che terminò la riunione e andò a casa domandandosi che cosa ci fosse di sbagliato nel popolo di Dio.

Questa storia mi ha fatto riflettere e capire che noi, anche se avessimo tutta la fede da trasportare i monti, non possiamo pretendere che un malato debba per forza di cose volere essere guarito per mezzo di noi, perché può succedere che un credente malato non voglia essere guarito ma desideri ricevere dal Signore qualche cosa d’altro che per svariate ragioni può essere per lui più importante della guarigione in certe circostanze. Gesù un giorno domandò ad un uomo infermo da ben trent'otto anni: ‘Vuoi essere risanato?’ (Giov. 5:6), e al cieco Bartimeo che lo implorava di avere pietà di lui gli chiese: "Che vuoi tu che io ti faccia?" (Mar. 10:51) Strane domande forse per qualcuno, ma non per il Signore. La risposta come si sa fu in ambedue i casi la richiesta della guarigione e ambedue furono guariti. Come avremmo reagito noi se fossimo stati al posto di quel giovane predicatore? Saremmo rimasti delusi o avremmo invece detto a quel fratello: ‘Ti sia concesso dal Signore quello che vuoi, cioè una moglie’?

 

 

Dopo le carezze, la bastonata; FINALMENTE!

Mi ha fatto estremamente piacere nel sentire parlare il cardinale Ratzinger (il giorno 5 Settembre 2000) con quelle parole che hanno fatto in pochi minuti il giro del mondo. Finalmente, ho detto. Finalmente la curia romana ha detto o meglio ridetto CON MOLTA CHIAREZZA che fuori dalla Chiesa Cattolica Romana non c'è salvezza. Molti Protestanti per anni si sono illusi a motivo delle parole lusinghiere di molti prelati cattolici; l'illusione era cominciata con il Concilio Vaticano II che per molti era stata una svolta storica. La Chiesa romana si apriva per la prima volta al dialogo ecumenico con i 'fratelli separati'!! E con il passare degli anni si sono svolti tanti e tanti incontri ecumenici, dialoghi fraterni, tra tanti pastori protestanti e prelati cattolici romani, il papa li ha ricevuti pure dandogli la sua benedizione. A questi incontri hanno partecipato pure tanti pastori pentecostali. Ma già leggendo ATTENTAMENTE il decreto sull'ecumenismo era evidente CHE LA CHIESA CATTOLICA ROMANA NON ERA AFFATTO CAMBIATA NELLA SOSTANZA. Io l'ho letto, e posso dire che nella sostanza dice le stesse cose che ha detto il cardinale Ratzinger, solo che le parole sono diverse. Anche in quel decreto 'fuori dalla chiesa papista non c'è salvezza'. Ma d'altronde la teologia sacramentale della chiesa cattolica romana, la sua dottrina sulla supremazia e sulla successione apostolica non permette di affermare altrimenti. Niente di cui meravigliarci dunque, le parole di Ratzinger sono del tutto normali. Io spero tanto che tanti credenti escano dall'illusione in cui hanno dimorato per anni, spero che dicano addio e per sempre al dialogo ecumenico con i prelati papisti. Del resto, vi esorto fratelli a continuare a levare la vostra voce contro le eresie della chiesa papista che stanno scaraventando all'inferno centinaia di milioni di anime.

Che Dio vi benedica e vi fortifichi le mani in questa lotta. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi.

 

 

La chiesa cattolica romana; una fossa di perdizione!

Quando penso a quello che dice la curia romana da secoli e cioè che fuori dalla chiesa cattolica romana non c'è salvezza, e considero invece che la Chiesa Cattolica Romana è un carcere sotterraneo nel quale stanno rinchiusi centinaia di milioni di anime pronte a discendere nel fuoco dell'inferno, rifletto all'astuzia del diavolo, del serpente antico che riesce a fare vedere a molti un ovile dove invece c'è una fossa. Che poi questa affermazione 'extra ecclesia nulla salus' è in aperta contraddizione con quanto ci dicono 'laici', preti, suore, vescovi, cardinali, e il papa stesso, infatti nessuno di essi, neppure il papa, ardirebbe dire di avere piena certezza della salvezza. Si sa infatti che il Concilio di Trento ha lanciato più di un anatema contro chi afferma di essere sicuro di essere stato appieno perdonato da Dio e sicuro di andare in paradiso. Quante volte parlando con i Cattolici sulla salvezza essi ci dicono con tanta 'modestia': ‘Come potrei dire di essere sicuro di essere salvato?’ (si assomigliano ai Testimoni di Geova in questo) E poi ci vengono a parlare di salvezza!! Ma una chiesa che non predica la certezza della salvezza che chiesa è? Apostolica? No.

La sostanza dell'insegnamento papista è che nessuno può andare al Padre se non per mezzo della chiesa cattolica romana; i suoi sacramenti, il suo sacerdozio, il suo capo, ecc. Quando dicono che il solo mediatore tra Dio e gli uomini è Cristo, parlano falsamente, non ci credono; questa mediazione loro l'hanno seppellita sotto un cumulo di eresie e superstizioni, checché ne dicano.

Io ho trovato la salvezza in Cristo Gesù, mediante la fede nel suo nome ho ottenuto piena remissione dei miei peccati e la vita eterna. Ora, per la grazia di Dio sono su quella via santa che mena in cielo, su questa via non ci sono leoni e lupi, ma solo le pecore del Signore. I leoni e i lupi sono sull'altra via, quella che mena alla perdizione su cui si trova in prima fila tra i cattolici romani il papa, sì proprio lui che di Pietro non ha nulla, neppure la certezza di essere salvato che invece aveva l'apostolo Pietro.

Continuiamo ad annunciare la salvezza ai Cattolici romani, essi sono perduti. Nessuno si illuda. La dottrina sulla salvezza papista è una dottrina malefica, io l'ho studiata a fondo, e in realtà porta l'anima a confidare in un uomo (il prete) anziché in Dio, nelle sue opere anziché nella grazia di Dio, nei sacramenti anziché nella fede in Cristo. Il più diligente e zelante cattolico dopo avere fatto tutto quello che gli è prescritto non può mai dire di essere salvato; la ragione è perché egli confida in quello che fa anziché in quello che ha già fatto Cristo morendo sulla croce per i nostri peccati. Sia predicato Cristo con ogni franchezza, Lui e solo Lui crocifisso affinché altri cattolici romani possano essere salvati.

 

 

Il Signore conosce quelli che sono suoi


Certamente non mi sento di escludere che in seno alla Chiesa Cattolica Romana ci siano dei nati di nuovo, come non mi sento affatto di escludere che in seno alle Chiese Protestanti ci siano dei perduti che andranno all'inferno.

Il Signore conosce quelli che sono suoi (cfr. 2 Tim. 2:19). In cielo ci vanno i figliuoli di Dio, coloro che sono nati da Dio, per cui dinnanzi a Dio non importa proprio niente se uno è Cattolico o Protestante, se non è nato di nuovo non potrà entrare nel Regno di Dio. Io sono persuaso che in cielo avremo delle sorprese perché ci troveremo persone che non aspettavamo di trovarci, e non troveremo persone che invece aspettavamo di trovarci.

Va anche detto poi che Gesù disse ai suoi discepoli che gli scribi e i Farisei erano delle 'guide cieche' e che se un cieco guida un altro cieco AMBEDUE cadranno nella fossa (cfr. Matt. 15:14). Le guide spirituali dunque se sono cieche non possono fare altro che menare in perdizione le anime che pretendono di guidare. Ricordate che gli scribi e i Farisei furono ammoniti da Gesù di non entrare nel regno dei cieli e di non farvi entrare quelli che cercavano di entrarvi (cfr. Matt. 23:13)?

 

 

Eravamo dei condannati a morte


Ieri (7 Settembre 2000), ho avuto l’occasione di ascoltare un uomo condannato a morte nello stato americano della Virginia per omicidio, la sua condanna dovrebbe essere eseguita fra pochi giorni. Ora, a prescindere dal fatto se sia o meno colpevole di avere commesso quel crimine (lui comunque afferma di essere innocente), lui ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere che è questa. Ad una specifica domanda ha detto che se lui sopravvivrà lui apparterrà a tutte quelle persone – e sono molte - che sia negli Stati Uniti che fuori da essi si sono schierati a suo favore affinché il governatore della Virginia annullasse la condanna a morte nei suoi confronti.

Al sentire quelle parole mi sono ricordato che anche noi un tempo eravamo dei condannati a morte (e giustamente perché ubbidivamo alle voglie della carne ed eravamo servi di svariate concupiscenze), ma non ad una morte fisica ma ad una morte peggiore cioè alla morte seconda che è lo stagno ardente di fuoco e di zolfo (cfr. Apoc. 21:8), ma il Signore Gesù Cristo nella sua misericordia ci ha salvati da questa infame e terribile sorte e questo lo ha fatto morendo sulla croce e risuscitando per noi. Noi dunque ora non apparteniamo più a noi stessi ma – come dice Paolo - "a Colui che è resuscitato dai morti e questo affinché portiamo del frutto a Dio" (Rom. 7:4). Questo concetto è spiegato sempre da Paolo ai Corinzi quando dice: "Egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro" (2 Cor. 5:15). Tenendo quindi presente quello che ci dice la Parola di Dio, viviamo la nostra esistenza terrena mettendo le nostre energie, le nostre capacità, i nostri mezzi al servizio del Signore; Lui ne è degno, ci ha salvati dalla perdizione eterna. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

Come desidero morire

Su un newsgroup ho trovato la seguente domanda posta da qualcuno ‘Come vi piacerebbe morire’? Ho mandato quindi questo mio intervento.

Il mio desiderio è di morire nella fede nel Figliuolo di Dio, non importa quando sopraggiungerà la morte e non importa neppure come sopraggiungerà, per me questa è la cosa più importante. Perchè? Perchè per chi muore nella fede - per intenderci - riconciliato con Dio, quello che lo aspetta dopo la morte è una vita migliore in cielo, nella gloria, dove non ci sono più dolori e afflizioni. Io sono già nella fede, e desidero rimanerci fino alla fine della mia vita. E tu? Sei riconciliato con Dio? Lo sai che se muori non riconciliato con Dio quando morirai andrai in perdizione, nel fuoco dell'inferno? Ti scongiuro quindi a riconciliarti con Dio tramite Cristo Gesù. Che Dio ti benedica.

 

 

Avere il senso delle cose di Dio

"Da quell’ora Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrir molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, ed esser ucciso, e risuscitare il terzo giorno. E Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: Tolga ciò Iddio, Signore; questo non ti avverrà mai. Ma Gesù, rivoltosi, disse a Pietro: Vattene via da me, Satana; tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini" (Matt. 16:21-23).

Gesù sapeva che era venuto in questo mondo per morire per i nostri peccati e risuscitare per la nostra giustificazione; ecco perché ad un certo punto cominciò a dire ai suoi discepoli che egli doveva soffrire molte cose per mano degli scribi, dei sacerdoti e degli anziani, e il terzo giorno resuscitare. Ma questo parlare era incomprensibile ai suoi discepoli, esso era coperto come di un velo in modo che non lo intendevano. Tanto incomprensibile che Pietro si permise di rimproverare Gesù Cristo, al che si prese una severa ammonizione da parte di Cristo che lo chiamò Satana e gli disse che lui non aveva il senso delle cose di Dio ma delle cose degli uomini. In altre parole Pietro non capiva che rientrava nel piano di Dio che Gesù soffrisse quelle cose e poi resuscitasse per entrare nella sua gloria.

E' importante dunque avere il senso delle cose di Dio perché altrimenti si finisce con il pensare che quello che Dio ha stabilito dover avvenire nella nostra vita per il nostro bene e il bene altrui sia scambiato per qualcosa che è meglio che Dio ci eviti. Per fare un esempio; noi sappiamo che la Parola di Dio dice che noi dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni (cfr. Atti 14:22), essa dice che noi siamo eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui affinché siamo anche glorificati con lui (cfr. Rom. 8:17); cosicché, noi discepoli di Cristo siamo chiamati a soffrire per il Signore prima di essere glorificati. E' chiaro però che se noi diciamo a Dio: 'Che simili cose non ci accadano mai, che Dio le allontani da noi!' dimostriamo di non avere il senso delle cose di Dio ma delle cose degli uomini. Se invece diciamo: 'Questa è la volontà di Dio verso noi affinché siamo pazienti e all'apparizione della gloria di Dio possiamo rallegrarci giubilando (cfr. 1 Piet. 4:13)', allora dimostriamo di avere il senso delle cose di Dio.

Ma come si può avere il senso delle cose di Dio? Io ho imparato per esperienza che per avere il senso delle cose di Dio occorre conoscere le Scritture e meditarle del continuo oltre che pregare del continuo e vivere una vita timorosa. Sono cose indispensabili, se mancano verrà a mancare il senso delle cose di Dio e non faremo altro che stancare e fare indignare Dio con le nostre parole.

 

 

Il Signore gli renderà secondo le sue opere ….

L'apostolo Paolo mentre si trovava in prigione scrisse a Timoteo, tra le altre cose, queste parole: "Alessandro, il ramaio, mi ha fatto del male assai. Il Signore gli renderà secondo le sue opere. Da lui guardati anche tu, poiché egli ha fortemente contrastato alle nostre parole" (2Tim. 4:14-15) .

Queste parole di Paolo fanno capire che lui non solo aveva piena fiducia nella giustizia di Dio ma anche che si studiava di mettere in guardia i fratelli in Cristo da coloro che in mezzo al popolo di Dio contraccambiavano il bene con il male e contrastavano la sana dottrina.

La stessa fiducia la dobbiamo avere noi, fratelli; in altre parole noi dobbiamo credere che Dio retribuirà chi fa il male con il male, come merita insomma il che significa con la stessa misura che lui ha usato verso chi ha trattato male e ingiustamente. E dobbiamo avere pure in noi quel proposito di avvertire i fratelli da coloro che nella caparbietà del loro cuore rendono male per bene in mezzo al popolo di Dio, che poi sono coloro che contrastano la sana dottrina.

 

 

Lo zelo della tua casa mi consuma

Gesù un giorno, entrato nel tempio, vi trovò coloro che vendevano buoi, pecore e colombi e i cambiamonete seduti. Egli allora fece una sferza di cordicelle e cacciò via dal tempio le pecore e i buoi, e rovesciò le tavole dei cambiamonete. E a coloro che vendevano i colombi disse: 'Portate via di qui queste cose, non fate della casa del Padre mio una casa di mercato' (cfr. Giov. 2:14-16). I suoi discepoli allora, nel vedere quello che aveva fatto Gesù, "si ricordarono che sta scritto: Lo zelo della tua casa mi consuma" (Giov. 2:17). Gesù dunque non rimase indifferente dinnanzi al mercanteggiare che vide nel tempio di Dio situato in Gerusalemme ma reagì con forza per purificarlo.

Oggi invece, molti credenti dinnanzi al mercanteggiare così diffuso in seno alla Chiesa di Dio rimangono indifferenti non rendendosi conto che il commercio delle cose di Dio costituisce uno scandalo, un comportamento che non si addice ai santi, condannato dalla sacra Scrittura. Quale differenza dalla reazione di Cristo!

 

 

'Hai bevuto troppo?'

Ieri (20 Luglio 2000), ho ricevuto alcune risposte da parte di alcune persone del mondo a cui avevo mandato via posta elettronica un messaggio di evangelizzazione dal titolo 'Il grande amore di Dio'. Una di queste diceva: 'Hai bevuto troppo?' Ovviamente è una risposta che mi ha fatto sorridere, ma mi ha fatto pure ricordare che noi quando parliamo del grande amore che Dio ha manifestato verso il mondo mandando il suo Figliuolo a morire sulla croce, siamo presi da alcuni persino per degli ubriachi che non sanno quello che dicono. Il giorno della Pentecoste avvenne una simile cosa ai discepoli quando furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro di esprimersi, infatti alcuni si facevano beffe di loro dicendo: 'Sono pieni di vino dolce' (cfr. Atti 2:13). Ma noi non siamo ubriachi, ma sobri e pronunciamo parole di verità e buon senno. Parole potenti a liberare l'uomo dal peccato che lo domina e dalla perdizione eterna.

 

 

Ha finito di soffrire?

Spesso, quando muore un giovane o un anziano affetto da qualche grave malattia che lo ha fatto soffrire parecchio durante la sua vita si sente dire dai parenti o dagli amici: 'Ha finito di soffrire!'.

Ma questo è vero solo per coloro che muoiono nel Signore e non per tutti, infatti solo quelli che muoiono riconciliati con Dio sono dichiarati beati dalla Parola di Dio secondo che è scritto: "E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono" (Apoc. 14:13). E gli altri? Bene, tutti gli altri, non importa che religione abbiano professato, se ne vanno nell'Ades (il soggiorno dei morti, conosciuto meglio con il nome di inferno), dove arde un fuoco non attizzato da mano d'uomo e dove si piange e si stridono i denti dal dolore. La storia del ricco e di Lazzaro ci insegna questo (cfr. Luca 16:19-31). Per loro dunque la sofferenza non è affatto finita, ma è proseguita, sotto un'altra dimensione e con un intensità molto maggiore. Guai a coloro che muoiono nei loro peccati, li aspetta un tormento terribile.

 

 

Dio ci prova

Quando si legge la storia dell'esodo dei figli di Israele dal paese d'Egitto e del loro lungo viaggio nel deserto, è inevitabile che ci si domandi: 'Come mai Dio, dopo averli liberati dalla dura schiavitù in Egitto, gli fece provare la fame, la sete, fece sì che fossero attaccati dai loro nemici, ecc.?' Bene, la risposta ce la dà Mosè quando dice al popolo: "Ricordati di tutto il cammino che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha fatto fare questi quarant’anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti" (Deut. 8:2).

Se dunque Dio provò gli Israeliti dopo averli riscattati dalla mano di Faraone, di certo proverà anche noi che siamo stati da Lui riscattati dalla potestà delle tenebre. E' impossibile che Egli non lo faccia, perché per sapere se qualcuno lo teme e lo ama Dio non può fare altro che provarlo. Non meravigliamoci dunque delle distrette, delle necessità, degli attacchi da parte dei nostri nemici, perché sono tutte cose di cui si usa Dio per metterci alla prova; cioè per vedere se noi in mezzo alle avversità osserviamo o meno i suoi comandamenti e quindi per vedere se lo temiamo e lo amiamo veramente.

Studiamoci allora di passare ogni prova a cui ci sottopone Dio nella sua fedeltà; perché, come dice Giacomo, essendoci resi approvati, riceveremo la corona della vita che il Signore ha promesso a coloro che lo amano (cfr. Giac. 1:12). Non mormoriamo contro Dio in mezzo alla prova; non smettiamo di osservare i suoi comandamenti, ne avremmo solo del male. Continuiamo piuttosto a confidare in Lui con tutto il cuore, ad amarlo e a temerlo, e così ne avremo del bene da Lui, ricordiamoci infatti che alla fine il proposito di Dio rimane sempre quello di farci del bene (cfr. Deut. 8:16; Ger. 29:11) perché Egli ci ama.

A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

La tristezza secondo Dio e la tristezza del mondo

L'apostolo Paolo scrivendo ai santi di Corinto dice queste parole: "Poiché, la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza, e del quale non c’è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte" (2 Cor. 7:10).

Ho sperimentato ambedue queste tristezze.

La tristezza secondo Dio la sperimentai per la prima volta una sera di Agosto del 1983 in Burgess Hill (Inghilterra), quando dopo avere sentito per l'ennesima volta l'invito ad accettare Cristo come mio personale Salvatore e Signore, convinto dallo Spirito Santo di essere un peccatore perduto mi misi a piangere a motivo dei miei peccati che avevo commesso; in quei momenti fui veramente contristato. Questa tristezza però, dato che procedeva da Dio, produsse in me il ravvedimento infatti avvedutomi di avere peccato contro Dio lo invocai affinché avesse misericordia di me e perdonasse tutti i miei peccati e nello stesso tempo credetti che Cristo era morto sulla croce per i miei peccati. Quando feci ciò mi sentii liberato dal peccato che mi aveva dominato fino a quel momento; mi sentii salvato dalla perdizione eterna che sapevo mi aspettava se fossi morto nei miei peccati. Sono passati oramai 17 anni, e non mi sono mai pentito di essermi ravveduto davanti a Dio. Ho detto poco fa che la tristezza secondo Dio la sperimentai la prima volta in quella sera perché l'ho sperimentata altre volte in seguito, e precisamente quando ho commesso degli errori e contristato da Dio mi sono ravveduto ed ho abbandonato l'errore commesso.

Prima che mi convertissi al Signore invece sperimentai tante volte la tristezza del mondo, per delusioni varie avute da amici o da amiche, per partite perse (io giocavo a pallacanestro nella squadra di Lavena Ponte Tresa, Varese), per non essere riuscito in questa o quell'altra cosa, ma questa tristezza produceva in me solo morte, non mi portava a niente di buono.

Tra le due tristezze dunque certamente quella migliore è la prima perché porta la persona a ravvedersi e ad andare al Signore a chiedergli perdono dei suoi peccati.

 

 

Una scelta giusta

Del profeta Mosè nell'epistola agli Ebrei è scritto: "Per fede Mosè, divenuto grande, rifiutò d’esser chiamato figliuolo della figliuola di Faraone, scegliendo piuttosto d’esser maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando egli il vituperio di Cristo ricchezza maggiore de’ tesori d’Egitto, perché riguardava alla rimunerazione" (Ebr. 11:24-26).

Mosè dunque fece una scelta netta; preferì essere maltrattato assieme al popolo dei suoi padri anziché godersi la vita in Egitto; e questo perché lui sperava nella ricompensa che gli avrebbe dato Dio. Una scelta sicuramente pazza e insensata agli occhi di tanti suoi coetanei, ma saggia agli occhi di Dio.

Anche noi abbiamo fatto una scelta considerata da molti pazza ma agli occhi di Dio giusta, abbiamo infatti scelto di essere vituperati a motivo di Cristo e perseguitati assieme ai santi che sono sulla terra anziché continuare a servire le mondane e carnali concupiscenze. E questo perché Dio ci ha fatto capire che è meglio essere perseguitati e considerati dei pazzi sulla terra a motivo di Gesù Cristo, ma alla fine della nostra vita terrena essere accolti da lui nella gloria; anziché essere benvisti da tutti, acclamati, osannati, a motivo dei piaceri e delle ricchezze che si godono, e poi alla fine essere fatti da Lui scendere nell'Ades dove c'è il pianto e lo stridore dei denti.

Che Dio ci aiuti a considerare fino alla fine il vituperio che si subisce da questo mondo a motivo di Cristo cosa nettamente più preziosa di tutti i piaceri e le ricchezze del mondo messi assieme.

 

 

Dio non ti ha abbandonato

Se tu fratello non hai abbandonato il Signore sappi che neppure lui ti ha abbandonato. Non importa in mezzo a che distretta ti trovi, non importa se attorno a te non vedi che tenebre e nessun raggio di luce che ti illumina, non importa se tutti o quasi tutti ti hanno abbandonato, Egli è ancora con te. Non ti disperare quindi, spera in Dio, e vedrai che a suo tempo lui ti tirerà fuori dalla distretta in cui ti trovi e avrai ancora motivo di lodarlo per la sua benignità e fedeltà. Quando penserai che oramai è tolta ogni speranza e dirai: 'E' finita'; sappi che è proprio allora che giungerà improvvisa la liberazione da parte di Dio.

 

 

Il Fariseo e il pubblicano

Gesù Cristo un giorno raccontò questa parabola: "Due uomini salirono al tempio per pregare; l’uno Fariseo, e l’altro pubblicano. Il Fariseo, stando in piè, pregava così dentro di sé: O Dio, ti ringrazio ch’io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; né pure come quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quel che posseggo. Ma il pubblicano, stando da lungi, non ardiva neppure alzar gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, sii placato verso me peccatore! Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato, piuttosto che quell’altro; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato" (Luca 18:10-14).

Il diverso atteggiamento tenuto da questi due uomini davanti a Dio descrive in maniera molto precisa l'attuale atteggiamento di due categorie di uomini.

I primi si reputano giusti per cui pensano di non doversi ravvedere dei loro peccati e implorare Dio affinché abbia misericordia di loro; questi sono veramente molti. A chi di noi non è capitato di incontrare uomini e donne che dicono: 'Non rubo, non uccido, vado a lavorare, mi prendo cura della mia famiglia, sono una persona per bene, di che mi devo ravvedere?' Questa gente pensa che basta non fare certe cose e farne invece altre per essere a posto davanti a Dio. Essi però non sanno che davanti a Dio tutta la loro giustizia è come un panno sporco (cfr. Is. 64:6) infatti spiritualmente sono vestiti di abiti sudici e come si sa gli abiti sudici fanno puzza. Costoro non otterranno grazia da Dio perché non si umiliano davanti a Lui. Essi continueranno ad indossare le loro vesti sudicie davanti a Dio e quando moriranno andranno nell'Ades dove c'è il pianto e lo stridore dei denti.

I secondi sono coloro che riconoscono di essere dei peccatori davanti a Dio e implorano la sua misericordia affinché Egli abbia pietà di loro, credendo che Gesù Cristo ha sparso il suo sangue per la remissione dei loro peccati. Costoro, perché si umiliano davanti a Dio, vengono perdonati dal Signore e spiritualmente avviene che vengono loro tolti gli abiti sudici che hanno addosso e vengono rivestiti di una veste bianca che rappresenta la giustizia di Dio mediante la fede in Cristo Gesù. E quando moriranno saranno da Dio salvati nel suo regno celeste.

 

 

'Grazie, o Dio, per il tuo dono ineffabile!'

Signore, Dio mio, quando penso che anch'io ero traviato, ribelle, servo di varie concupiscenze e per natura figliuolo d'ira come gli altri; quando penso che anch'io ero sulla via della perdizione e che se fossi morto in quella situazione sarei andato all'inferno dove c'è il pianto e lo stridore dei denti per poi risorgere in risurrezione di giudizio, e considero che tu hai avuto pietà di me perdonando tutti i miei peccati, che tu mi hai salvato dal peccato e dalla perdizione eterna e mi hai dato la vita eterna, - e tutto questo lo hai fatto semplicemente perché hai voluto farmi grazia perché io non meritavo proprio nulla da te -, le mie viscere si commuovono dentro di me e piango e nello stesso tempo ti dico dal profondo del cuore: 'Grazie per il tuo dono ineffabile!' Sì, ti ringrazio Signore, e ti ringrazierò per la tua salvezza finché avrò un alito di vita. Quanto sei stato buono verso di me, quanto sei stato misericordioso verso di me, quanto sei stato paziente!

 

 

Quando sono debole allora sono forte

Quando si viene abbandonati a motivo di giustizia, quando si viene vituperati a motivo di giustizia, quando si viene percossi a motivo del Signore Gesù Cristo, quando si viene messi in prigione come dei malfattori solo per il motivo che si è Cristiani, quando ci si trova in una qualunque distretta, allora si è deboli. Ma in questa debolezza si manifesta la potenza di Cristo in noi; infatti spiritualmente ci sentiamo più forti, la nostra comunione con il Signore si fa più intensa, diciamo che in quei frangenti ci si sente dal punto di vista spirituale dei leoni. "Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte" (2 Cor. 12:10).

 

 

E' Dio che ha fatto crescere

Hai evangelizzato delle anime che si sono in seguito alla tua testimonianza convertite al Signore? Hai ammaestrato delle anime che si sono convertite tramite la testimonianza resagli da altri? Ricordati che in qualunque di questi casi è Dio che ha fatto crescere la Parola nel cuore di queste persone, per cui se la tua parola ha portato frutto in loro è perché Dio l'ha fatta crescere. L'apostolo Paolo che aveva generato in Cristo i santi di Corinto che poi erano stati ammaestrati da Apollo, ebbe a dire infatti proprio a loro: "Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere" (1 Cor. 3:6). Stando dunque così le cose, si comprende molto bene perché sempre Paolo dice subito dopo: "Talché né colui che pianta né colui che annaffia sono alcun che, ma Iddio che fa crescere, è tutto" (1 Cor. 3:7).

Tutto questo però non significa che quello che come ministri del Vangelo abbiamo fatto non ha valore davanti a Dio infatti è altresì scritto che "ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica" (1 Cor. 3:8). Affatichiamoci dunque, o ministri del Vangelo, sia nell'evangelizzazione che nell'ammaestramento delle anime che si convertono, sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore.

 

 

Perdonare

Come reagisce Dio verso di noi quando gli chiediamo di perdonarci per un nostro misfatto compiuto contro di Lui? Egli ci accoglie e ci perdona perché è misericordioso, pietoso, perché è un Dio perdonatore. Come dunque Dio nostro Padre ci perdona, così anche noi dobbiamo perdonare il fratello che dopo avere peccato contro di noi ed essere stato ripreso, si pente e ci chiede di perdonarlo. Guai a noi se dovessimo rifiutare il perdono al nostro fratello; in questo caso infatti Dio non perdonerebbe noi quando manchiamo nei suoi confronti. Gesù fu chiaro a riguardo: "Ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli" (Matt. 6:15). E questo perché Dio è giusto e usa nei nostri confronti la stessa misura che noi usiamo verso il nostro prossimo.

 

 

Signore, tu hai fatto cose grandi per noi!

Signore e Dio nostro, tu avendoci preconosciuti e predestinati ad essere adottati come tuoi figliuoli per mezzo della fede in Cristo Gesù, nella pienezza dei tempi ci hai chiamati a ravvedimento e noi persuasi da te ci siamo lasciati persuadere a pentirci dei nostri misfatti e a credere nel tuo Figliuolo. Tu allora hai purificato la nostra coscienza dalle opere morte mediante il sangue prezioso di Cristo, il senso di colpa che albergava nel nostro cuore è sparito, ora siamo riconciliati con Te, o Dio nostro. Tu allora hai dato un senso alla nostra vita chiamandoci a servirti, dopo che avevamo speso tanto tempo, denaro ed energie a correre dietro il vento cioè la vanità di questo mondo. Tu allora ci hai dato una speranza e una consolazione eterna, a noi che eravamo stati senza speranza e del continuo con un cuore triste anche se il nostro cuore spesso rideva per camuffare quella profonda tristezza. Tu allora ci hai dato la vita eterna in Cristo Gesù, una vita che non finirà mai, a noi che eravamo sulla via della perdizione eterna, ora sappiamo dove andremo dopo morti, e quale è la sorte che ci aspetta quando risorgeremo.

Ci hai fatto vedere gravi e profonde distrette, da quel giorno, questo è vero, ma è anche vero che ci hai fatto vedere anche le tue potenti liberazioni. Ci hai liberato da uomini malvagi e molesti, ci hai liberato da pericoli di morte, hai supplito a tutti i nostri bisogni secondo le tue ricchezze e con gloria in Cristo Gesù; ci hai consolato nelle nostre afflizioni; ci hai fortificato quando abbiamo vacillato; ci hai confermato in ogni buona parola e opera mentre i nostri nemici facevano di tutto per screditarci con le loro insinuazioni e le loro calunnie. Ci hai dato sapienza e intelligenza spirituale affinché camminiamo in maniera degna di te. Ci hai guidato con sapienza mirabile, hai convertito il male che ci hanno fatto gli avversari in bene, ci hai fatto giustizia come solo tu sai fare, che ti diremo Signore e Dio nostro? Tu hai fatto cose grandi per noi e noi siamo nella gioia. Continua a manifestare la tua bontà, la tua fedeltà, la tua giustizia e la tua potenza verso di noi, e noi continueremo a dare gloria al tuo Santo Nome che è benedetto in eterno. Amen.

 

 

Siamo un vapore che appare per un pò di tempo

I giorni passano velocemente, mi sembra di essere nato ieri eppure sono passati già decine di anni, quasi quaranta! Quanti giorni mi rimangono da passare sulla terra? Non lo so, so però che anche quelli che rimangono passeranno altrettanto velocemente. Quanto è breve la nostra vita sulla terra! Ha proprio ragione l'apostolo Giacomo quando dice che siamo un vapore che appare per un pò di tempo e poi svanisce (cfr. Giac. 4:14). Avete mai visto il vapore uscire da sopra una pentola di acqua che bolle? Per quanto tempo riuscite a vederlo prima che svanisca? Per poco tempo, vero? Ecco quanto dura la nostra vita sulla terra, poco tempo.

Svaniremo quindi dalla faccia della terra come gli altri mortali che ci hanno preceduto; e questo avverrà a suo tempo, cioè quando ha stabilito Dio. Ma non finiremo del tutto di esistere, perchè l'anima nostra andrà con il Signore nel regno dei cieli, se pur saremo trovati nella fede. In questo breve tempo che ci rimane da passare in questa debole tenda studiamoci dunque di perseverare nella fede, accompagnandola con le opere buone sapendo che mediante le opere buone ci si fa un tesoro ben fondato per l'avvenire. Un tesoro che nessun ladro potrà mai toglierci, un tesoro che non si consumerà mai, un tesoro che non verrà mai meno. Non perdiamo le opportunità che Dio ci da per compiere le opere buone; ricordiamoci che in quel giorno, quando ci dipartiremo, quello che avremo fatto sarà fatto per sempre, e quello che non avremo fatto non potremo più farlo. Badiamo a noi stessi quindi.

 

 

Signore, Dio nostro, concedici di annunciare la tua Parola con ogni franchezza ....

Padre nostro che sei nei cieli, concedici nella tua fedeltà di annunciare la tua Parola come si conviene, cioè con ogni franchezza. Fa dunque che quando parliamo i nostri discorsi siano fatti con gran pienezza di convinzione e con potenza. E stendi il tuo potente braccio per guarire gli ammalati e per fare segni e prodigi, affinché coloro che ascoltano possano essere convinti della veridicità del Vangelo nel vederti operare come facevi anticamente. Riconduci i giorni antichi, quei giorni in cui la tua potenza era con Cristo Gesù e con i suoi apostoli per guarire e per fare ogni sorta di segni e prodigi. Il mondo, ma anche la tua Chiesa, ha bisogno di vedere di nuovo quelle medesime manifestazioni della tua potenza. Nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

 

 

Fino a quando, Signore?

Signore, Dio mio, fino a quando mi terrai con l'animo sospeso? Fino a quando non risponderai alle mie insistenti preghiere? Non vedi Signore quanti pensano che tu ti sia dimenticato di me? Oh, Signore, ti prego per l'ennesima volta: 'Esaudisci la mia preghiera, affinché l'anima mia si rallegri nel tuo santo nome, e affinché coloro che ti temono e mi amano possano rallegrarsi assieme a me e glorificare il Tuo nome per quello che avrai operato in mio favore!' Tu infatti lo sai che ogni qual volta mi hai risposto coloro che ti temono si sono rallegrati con me ed hanno glorificato il tuo nome. Continuo ad aspettarti, Signore, il mio cuore è fiducioso e tranquillo, come sempre. Anima mia non ti perdere d'animo, il Signore si leverà ancora in tuo favore come ha sempre fatto. Egli è fedele!

 

 

Tu, Signore, mi stai guidando

Signore, Dio mio, anche se nella mia vita stanno accadendo cose che non avevo assolutamente previsto, anche se talune volte non so proprio cosa pensare perchè mi stai facendo fare una strada che non avevo assolutamente previsto che mi avresti fatto fare. Anche se taluni mettono in dubbio la tua guida nella mia vita semplicemente perchè a loro non hai fatto seguire la medesima strada; anche se per seguire la strada che hai tracciato per me mi sono preso e mi prendo insinuazioni, calunnie, e maldicenze di ogni genere, da gente che non ti teme, pure io sono sicuro che Tu mi stai guidando come sempre con la tua immensa sapienza. Tu sai quello che stai facendo, lo sai perfettamente, è tutto sotto il tuo controllo; il tuo piano si sta realizzando nei modi e nei tempi da te decretati, anche se apparentemente molte situazioni sono umanamente inspiegabili. E' così, proprio così, Signore. Questo lo so anche per esperienza, infatti tu in questi anni mi hai dimostrato tantissime volte che proprio quando stavano accadendo le cose più strane la tua mano stava operando in mio favore. L'ho capito dopo, certo, e non subito; ma alla fine l'ho capito. Quanto sei grande Signore, quanto sei saggio!! Quanto è meraviglioso avere un Dio come Te, che sa trasformare le situazioni più strane in nostro favore! Che poi queste situazioni le crei tu per convertirle in seguito e dimostrarmi che Tu sei Dio! Rimango sempre meravigliato, Dio mio, ogni qual volta ricordo il passato e vedo come mi hai guidato. Rimango meravigliato perchè vedo quanto sei preciso in tutte le cose che fai. Quello che mi fa meravigliare in maniera particolare è la tua puntualità, cioè il fatto che Tu intervieni sempre al momento giusto, mai in ritardo e mai in anticipo. Signore, voglio continuare ad averti come Guida della mia vita fino alla morte. Sono sicuro solo in Te, in nessun altro.

 

 

Sul treno sbagliato

Molti anni fa, mentre ero in viaggio in treno, fui testimone di un episodio particolare che è il seguente. Il treno su cui viaggiavo era arrivato alla stazione di Bologna e si accingeva a ripartire dopo pochi minuti alla volta di Milano. Io ero seduto nella mia poltrona quando entrarono un uomo e una donna stranieri che si sedettero al mio fianco. Mancava veramente molto poco prima che il treno ripartisse, quando un uomo italiano che si trovava fuori dal treno chiamatomi da fuori il finestrino mi avvertì di dire subito ai due stranieri che il treno che essi avevano preso non andava dove essi erano diretti (essi andavano a Firenze, se non ricordo male). Ora, non so come quell'uomo sapesse che quei due stranieri andassero a Firenze, comunque lo sapeva. Appena mi ebbe parlato, parlai in inglese ai due stranieri dicendogli che quello era il treno sbagliato, e i due lasciarono subito il treno. Pochi attimi dopo il treno ripartì.

Questo episodio mi fece subito riflettere a quanti pensano di essere sulla strada giusta, quella che porta in cielo, senza sapere invece che quella strada li porta alla perdizione. Essi sono ignari della terribile sorte che li aspetta dopo morti avendo ricevuto indicazioni false. E' nostro dovere quindi avvertire queste persone che se vogliono andare in paradiso devono lasciare quella strada su cui si trovano e prenderne un'altra. Questa via è Gesù Cristo, tramite lui si giunge nel Regno dei cieli. E' una via angusta su cui non camminano molte persone, ma è una via sicura. Certamente non tutti ci ascolteranno, la maggior parte si farà beffe di noi, o dirà che siamo pazzi o che ci stiamo sbagliando, ecc., ma alcuni accetteranno la nostra parola e lasceranno la loro via per prendere la via della salvezza.

 

 

Pellegrini e forestieri

Quantunque noi viviamo in questo mondo, pure non ci sentiamo più di appartenere a questo mondo. Da quando abbiamo conosciuto Dio infatti ci sentiamo solo dei pellegrini e dei forestieri in questo mondo: non ci sentiamo a nostro agio in questo mondo, vogliamo andare in cielo dove è la nostra cittadinanza, vogliamo andare là dove Dio fa regnare la pace e dove tutto è splendore e maestà. Come siamo angustiati fino a che non saremo con il Signore nei cieli!

Signore, Dio nostro, rendici fermi nella fede fino alla fine dei nostri giorni affinché quando giungerà l'ora della nostra dipartenza l'anima nostra possa involarsi verso il cielo e contemplare la tua gloria. Amen.

 

 

La benignità e la severità di Dio

L'apostolo Paolo parlando ai santi di Roma del nostro innesto nell'ulivo domestico e del troncamento dei rami naturali da questo ulivo, cioè i Giudei disubbidienti, dice: "Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che son caduti; ma verso te la benignità di Dio" (Rom. 11:22).

Noi dunque siamo testimoni sia della benignità che della severità di Dio: la benignità verso i Gentili che hanno creduto nel Signore Gesù, la severità verso gli Ebrei che hanno rifiutato di credere in Gesù Cristo.

Noi Gentili in Cristo Gesù però continueremo a vedere la benignità di Dio nei nostri confronti solo a condizione che riteniamo la nostra fiducia in Cristo Gesù, in caso contrario anche noi sperimenteremo la severità di Dio perchè Egli ci troncherà dall'ulivo domestico. L'apostolo Paolo questo lo dice chiaramente: "Se pur tu perseveri nella sua benignità; altrimenti, anche tu sarai reciso" (Rom. 11:22). Studiamoci dunque di conservare la fede fino alla fine.

 

 

Quale amore

Oh Divino Redentore,

tu, nel tuo grande amore che avesti per me

la tua vita deponesti per me,

peccatore che ero.

Ora salvo son per il tuo sangue,

l'alma mia più non langue,

la tua gioia è nel mio cuore,

come pure la tua pace.

Quale amore, quale amore,

oh Gesù, mio Redentore.

 

 

Io credo ...

Signore Gesù, io credo che tu sei il Cristo, il Figliuol di Dio che doveva venire nel mondo per espiare i nostri peccati con il suo sangue.

Io credo che tu sei morto sulla croce per i nostri peccati e che al terzo giorno risuscitasti dai morti mediante la gloria del Padre tuo.

Io credo che in seguito fosti assunto in cielo alla destra del Padre, e che da là tu a suo tempo tornerai a prenderci.

Vieni presto, Signore Gesù, noi ti aspettiamo. Amen.

 

 

Un tempo lontani ... adesso vicini

Un tempo eravamo lontani da Dio; come era brutto vivere in quella condizione! La nostra coscienza ci riprendeva a motivo dei nostri peccati: non avevamo nessuna pace, ridevamo ma il nostro cuore era triste, non sapevamo dove stavamo andando essendo nelle tenebre.

Adesso però siamo vicini a Dio, siamo stati avvicinati a Lui "mediante il sangue di Cristo" (Ef. 2:13). Come è bello vivere in questa condizione! La nostra coscienza essendo stata purificata dai peccati mediante il sangue prezioso di Cristo non ci accusa più, quei vecchi peccati sono stati cancellati. Abbiamo nei nostri cuori la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza e che ci dà tanta sicurezza e tranquillità nei momenti brutti che passiamo. Il nostro cuore è pieno di gioia anche quando siamo contristati dai nostri nemici, questa gioia viene da Dio ed è la nostra forza. Sappiamo dove stiamo andando perchè la luce di Dio ha illuminato le nostre tenebre, stiamo andando verso quella città che ha i veri fondamenti e il cui architetto e costruttore è Dio, una città gloriosa che si trova in cielo.

 

 

Non ho più paura della morte

Non ho più paura della morte perchè Gesù Cristo mi ha liberato anche da questa paura (cfr. Ebr. 2:15). Egli mi ha donato la vita eterna, per cui sono certo che quando morirò Egli mi riceverà nel suo regno celeste dove lo vedrò faccia a faccia come Egli è. Lo vedrò alla destra del Padre, circondato da miriadi di angeli che lo adorano giorno e notte perchè Egli ne è degno essendo il Figlio di Dio, coeterno con il Padre e con Lui benedetto in eterno. Amen.

Lassù nel cielo dove andrò c'è pace e gioia a sazietà: non ci sarà dunque più dolore e pianto per me. Come anche non ci saranno più fatiche da compiere essendo che nel cielo ci si riposerà di ogni fatica terrena. Il morire dunque anche per me, come lo era per Paolo, è un guadagno (cfr. Fil. 1:21).

 

 

La mia vita è al tuo servizio

Signore, tu mi hai amato ed hai dato te stesso per me, per me che ero un ribelle, traviato, servo di varie concupiscenze, un malvagio. Offrendo te stesso mi hai salvato dal peccato e mi hai strappato dalle fiamme del fuoco. Voglio dunque spendere il tempo che mi rimane da vivere in questa tenda al tuo servizio, costi quel che costi, non importa. Come tu nascesti in questo mondo per servire, così io sono nato di nuovo per servire te. Lo voglio fare con pura coscienza fino alla fine. So che si devono fare molte rinunce, la vita di Paolo me lo insegna in maniera eloquente. Ma vale la pena, vale veramente la pena. Molti con il loro cattivo esempio scoraggiano a servirti con pura coscienza, a loro non importa proprio nulla di conservare una buona coscienza davanti a Te e agli uomini. Essi cercano infatti la gloria degli uomini e non quella che viene da Dio. Ma che sarà di loro quando verrà la loro fine? Io voglio invece, con la tua grazia, essere onesto sia verso Te che verso i miei consimili. Mantieni in me questo sentimento che è quello giusto con cui servirti; solo con questo sentimento infatti posso seguire le tue orme.

 

 

Quando Dio riconduce ciò che è passato

Quando nel nome di Gesù Cristo i ciechi vedono, i sordi sentono, i muti parlano, gli zoppi camminano, gli storpi sono guariti, i malati guariscono, gli indemoniati sono liberati e i morti risuscitano, il popolo di Dio si rallegra, esulta grandemente nel suo Re, e lo loda ad alta voce. Non solo, il popolo di Dio è preso da timore e tremore ben sapendo di essere stato visitato dall'Iddio che ha fatto tutte le cose. La gente di questo mondo invece, nel vedere le meraviglie di Dio, è indotta a credere nel nome di Colui mediante il quale vengono compiute queste cose, cioè nel nome di Gesù Cristo. Preghiamo dunque Dio affinché ci visiti come visitò anticamente il popolo di Israele. Preghiamolo affinché i doni dello Spirito Santo tornino ad operare in mezzo alla sua Chiesa. C'è bisogno di questo, è tempo che Dio operi, molti infatti nella Chiesa hanno dimenticato che il nostro Dio è l'operatore dei prodigi ed hanno bisogno di vederlo operare con i loro occhi per ricordarsene: ci sono poi tante persone del mondo che crederanno solo vedendo segni e prodigi come ci furono anticamente.

 

 

Le vie e i pensieri di Dio

Quante volte dopo avere pregato Dio affinché supplisse un nostro specifico bisogno, abbiamo pensato che Dio avrebbe risposto in un tempo stabilito da noi, o in una maniera stabilita da noi! Siamo degli esseri umani e come tali abbiamo ancora quella predisposizione a pensare che le cose succederanno in una certa maniera e quando pensiamo noi. Che ha fatto invece Dio? Ha risposto in un tempo e in una maniera che noi non pensavamo lontanamente per dimostrarci che Egli è Dio e le sue vie sono più alte delle nostre vie, e i suoi pensieri più alti dei nostri pensieri come i cieli sono alti al di sopra della terra (cfr. Is. 55:9). Nonostante ciò però Dio non ci ha affatto deluso con il suo modo di agire, anzi ci ha rallegrato grandemente perchè "l'opera sua è perfetta" (Deut. 32:4). Abbiamo dovuto riconoscere che i suoi tempi e i suoi modi erano quelli giusti.

Diletti, ricordiamoci che non siamo noi che guidiamo i nostri passi bensì Dio, che non sono i nostri disegni che sussisteranno ma quelli di Dio. Ecco perchè nella nostra vita ci accadono cose o incontriamo persone che non avevamo previsto anticipatamente o magari ci accadono delle cose o incontriamo delle persone a cui avevamo pensato ma nei tempi e nei modi che non avevamo neppure immaginato.

 

 

Santi al locale di culto ... peccatori fuori

C'è una categoria di credenti che quando si incontrano al locale di culto danno l'impressione di vivere una vita giusta e pia. Parlano, agiscono, vestono in maniera irreprensibile. Nella loro vita quotidiana però sono totalmente diversi, irriconoscibili; parlano, agiscono e vestono in maniera indecente e vergognosa. Dimostrano in maniera eloquente di amare i piaceri della vita, le ricchezze, le concupiscenze della carne. Costoro possono essere in un certo modo paragonati agli scribi e ai Farisei che apparivano giusti ma erano pieni di iniquità e di ipocrisia e che per questa loro condizione furono da Gesù paragonati a dei sepolcri imbiancati che appaiono belli di fuori ma dentro sono pieni di ossa e di immondizia (cfr. Matt. 23:27-28). Che intoppo che sono questi credenti per quelli del mondo che li conoscono! Che scandalo per i credenti pii che scoprono questa loro doppia condotta! Ma essi mieteranno il salario della loro ipocrisia, non vi preoccupate.

 

 

Quivi sarà il pianto e lo stridor dei denti

Gesù Cristo nei suoi discorsi ha ripetuto in più occasioni questa frase: "Quivi sarà il pianto e lo stridore dei denti" (Matt. 8:12; 13:42,50; 22:13; 24:51; 25:30; Luca 13:28). Quel 'quivi' si riferisce alle "tenebre di fuori" (Matt. 8:12; 22:13; 25:30), alla "fornace del fuoco" (Matt. 13:42), in altre parole sia all'Ades che è il luogo di tormento dove vanno i peccatori appena muoiono, e sia allo stagno ardente di fuoco e di zolfo che è il luogo finale dove saranno gettati i peccatori con il loro corpo dopo che risusciteranno e saranno condannati.

La sorte che aspetta gli empi è quindi terribile, le parole di Gesù non lasciano dubbi a riguardo. Ma essi non lo sanno, lo ignorano, essendo che camminano nelle tenebre. Loro non sanno che quando spireranno l'anima loro scenderà in basso, in un luogo sotterraneo dove ci sono fuoco e tenebre e dove appunto c'è il pianto e lo stridore dei denti che li aspetta. E' nostro dovere quindi quando annunciamo loro la Buona Notizia del Regno di Dio dirgli pure che se non si pentiranno dei loro peccati e non crederanno nel Figliuolo di Dio non scamperanno affatto sia al tormento dell'Ades prima, e sia a quello dello stagno ardente di fuoco e di zolfo dopo.

 

 

Per le nostre iniquità

O Signore Gesù, tu quel giorno fuori Gerusalemme, in quel luogo chiamato Golgota, fosti appeso ad una croce. Ti forarono sia le mani che i piedi per fissarti su quel legno. Fosti messo in mezzo a due malfattori, quindi annoverato fra i delinquenti. Tu, proprio tu, che nella tua vita non avevi mai peccato, non avevi mai oltraggiato nessuno, tu che avevi resistito ad ogni tentazione del diavolo. Dico, proprio tu, Gesù, fosti trattato così. Non meritavi di fare quella fine, che male avevi fatto? Ma ciò fu necessario - secondo il piano di Dio - per espiare le nostre iniquità. Solo con quel tuo sacrificio in croce infatti noi avremmo potuto ottenere la remissione dei nostri peccati.

Noi vogliamo dunque esaltarti, glorificarti, celebrarti ora e per sempre per quella così dolorosa morte da te gustata per noi tutti mentre eravamo ancora peccatori. Amen.

 

 

…. se non gli è dato dal Padre

Gesù un giorno disse: "Niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre" (Giov. 6:65) ed anche: "Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno" (Giov. 6:44).

Quante volte, pensando alla mia vita e soprattutto alla mia conversione, ho dovuto riconoscere che io non avrei giammai potuto convertirmi a Cristo se il Padre non mi avesse attirato a lui, o meglio se Lui non mi avesse convertito. Ecco perchè adesso posso dire assieme a Geremia che lui mi ha persuaso e io mi sono lasciato persuadere, che mi ha fatto forza e mi ha vinto (cfr. Ger. 20:7). Perché fu lui ad operare in me con successo, a mia insaputa, quello che a lui piaceva, ossia quello che lui aveva decretato verso di me ancora prima che mi formasse nel seno di mia madre, in una parola la mia conversione. Quello che Lui non ha voluto operare verso altri, sia nel passato che in questa generazione, lo ha fatto verso di me, perché così gli è piaciuto. Grazie Signore Dio; esalterò il tuo nome e la tua grazia fino a che vivrò.

 

 

Se avete fede

Non è sufficiente pregare Dio per essere esauditi infatti affinché Dio ci esaudisca occorre pregarlo con fede. Gesù Cristo un giorno ebbe a dire ai suoi discepoli: "E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete" (Matt. 21:22). Quel ‘se avete fede’ è molto chiaro dunque; se noi preghiamo Dio senza credere con il cuore che Lui ci può esaudire e ci esaudirà, noi non saremo esauditi. Cosa questa che è confermata da Giacomo nella sua epistola che dice a colui che domanda a Dio sapienza: "Ma chiegga con fede, senza star punto in dubbio; perché chi dubita è simile a un’onda di mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi già quel tale di ricever nulla dal Signore, essendo uomo d’animo doppio, instabile in tutte le sue vie" (Giac. 1:6-8).

Non dubitiamo della Parola di Dio, non dubitiamo della potenza di Dio, non dubitiamo della fedeltà di Dio: ma invochiamolo con piena certezza di fede e per certo Lui a suo tempo ci risponderà e sapete come? In modi tremendi, dice la Parola di Dio (cfr. Sal. 65:5). A Lui che esaudisce la preghiera sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

Oh! quanto amo la tua parola

O Signore, mio Dio, la tua Parola mi consola nei momenti di afflizione, mi guida quando attorno a me non vedo che tenebre e la via di uscita pare non esserci, mi fortifica quando sento le forze venire meno, mi riprende quando sbaglio, mi rende intelligente, mi incoraggia ad avere fede in te in ogni momento della mia vita, mi incoraggia a fare sempre il bene in mezzo a questo mondo dove tutti prendono piacere a fare il male. O mio Dio, quanto amo la tua Parola, io ho il mio diletto in essa. Volgi il mio cuore sempre verso essa, che i miei passi siano sempre rivolti all’osservanza della tua Parola e non prendano mai la via dei peccatori che mena alla rovina.

 

 

Come hai fatto, così ti sarà fatto

Nel libro del profeta Abdia si legge: "Come hai fatto, così ti sarà fatto" (Abdia 15). Ecco due storie bibliche che illustrano in maniera eloquente in che maniera Dio manda ad effetto questa parola contro coloro che fanno il male.

Nel libro dei Giudici si legge: "Giuda dunque salì, e l’Eterno diede nelle loro mani i Cananei e i Ferezei; e sconfissero a Bezek diecimila uomini. E, trovato Adoni-Bezek a Bezek, l’attaccarono, e sconfissero i Cananei e i Ferezei. Adoni-Bezek si diè alla fuga; ma essi lo inseguirono, lo presero, e gli tagliarono i pollici delle mani e de’ piedi. E Adoni-Bezek disse: ‘Settanta re, a cui erano stati tagliati i pollici delle mani e de’ piedi raccoglievano gli avanzi del cibo sotto la mia mensa. Quello che ho fatto io, Iddio me lo rende’. E lo menarono a Gerusalemme, dove morì" (Giud. 1:4-7). Quando dunque questo re straniero si vide privato dei pollici delle mani e dei piedi, si ricordò di avere privato settanta re dei pollici delle mani e dei piedi e riconobbe che fu Dio a fargli tagliare adesso a lui i pollici delle mani e dei piedi. Non fu subito che Dio rese a questo re il male che aveva fatto, ma arrivò il tempo della vendetta divina.

Nel libro di Samuele si legge che dopo che Davide commise adulterio con la moglie di Uria lo Hitteo e fece uccidere suo marito, Dio gli mandò il profeta Nathan per annunciargli i giudizi che avrebbe esercitato contro di lui e la sua casa per questi suoi misfatti. A proposito delle mogli di Davide, Dio gli disse tramite il profeta: "Così dice l’Eterno: Ecco, io sto per suscitare contro di te la sciagura dalla tua stessa casa, e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo prossimo, che si giacerà con esse in faccia a questo sole; poiché tu l’hai fatto in segreto; ma io farò questo davanti a tutto Israele e in faccia al sole’ (2 Sam. 12:11-12). E difatti questo si adempì in seguito quando Absalom, dopo che Davide lasciò Gerusalemme, si giacque dinnanzi a tutto Israele con le mogli di suo padre secondo che è scritto: "Fu dunque rizzata una tenda sulla terrazza per Absalom, ed Absalom entrò dalle concubine di suo padre, a vista di tutto Israele" (2 Sam. 16:22). In questo caso, come si vede, Dio fece fare al figlio di Davide con le mogli di suo padre e pergiunta pubblicamente quello che lui aveva fatto tempo prima in segreto con la moglie di Uria lo Hitteo.

Fratelli nel Signore, temiamo Dio osservando i suoi comandamenti. Non disprezziamo la sua Parola perché Dio è giusto e a suo tempo fa a noi come abbiamo fatto agli altri.

Ci tengo però a dire che questo ‘come hai fatto, così ti sarà fatto’ vale anche nel caso del bene che si fa, perché anche in questo caso Dio farà sì che la stessa benevolenza che noi usiamo verso il prossimo sia usata a suo tempo verso noi. Facciamo dunque solo il bene agli altri.

 

 

Eredi di Dio e coeredi di Cristo

Non siamo più schiavi del peccato, grazie a Dio, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù ci ha affrancati dalla legge del peccato e della morte (cfr. Rom. 8:2). Iddio ha mandato nei nostri cuori il suo Spirito per il quale gridiamo: ‘Abba! Padre!' Questo Spirito attesta con il nostro spirito che siamo figliuoli di Dio, e se siamo figli di Dio siamo anche eredi di Dio e coeredi di Cristo. Ma di che cosa siamo diventati eredi? Essendo che Cristo Gesù è stato "costituito erede di tutte le cose" (Ebr. 1:2) di conseguenza noi siamo stati costituiti eredi di tutte le cose. Quale eredità gloriosa Dio nella sua grazia ci ha promesso di dare! Non perdiamo dunque mai di vista questo fatto. E preghiamo per i fratelli affinché sappiano "qual sia la ricchezza della gloria della sua eredità nei santi," (Ef. 1:18).

 

  

Ricordati che Gesù Cristo è risorto

Nella Sacra Scrittura ci sono molte esortazioni a ricordarsi di qualche cosa o di qualcuno: una di queste è quella data da Paolo a Timoteo: "Ricordati che Gesù Cristo è risuscitato dai morti"(2 Tim. 2:8 versione Diodati).

Non sembra strano che Paolo abbia dato una simile esortazione a Timoteo, un altro credente che era anche lui come Paolo un apostolo (cfr. 1 Tess. 1:1; 2:6)? Eppure, non importa quanto strano possa apparire, Paolo ha esortato a ricordarsi che Gesù Cristo è risorto dai morti. E’ importante dunque ricordarsi della resurrezione di Cristo, resurrezione che come dice sempre Paolo è avvenuta per la nostra giustificazione (cfr. Rom. 4:25) talché se Cristo non fosse resuscitato noi saremmo ancora nei nostri peccati (cfr. 1 Cor. 15:17).

Studiamoci di tenere sempre desta la nostra mente come anche la mente dei fratelli con cui abbiamo contatto parlando della resurrezione di Cristo Gesù.

Che poi ho notato che ricordando la resurrezione di Cristo noi finiamo inevitabilmente con il ricordare anche una altra resurrezione, che però deve ancora adempiersi, che è quella dei giusti che avverrà alla venuta di Cristo. Difatti la Scrittura dice che come Dio risuscitò Cristo mediante la sua potenza così resusciterà anche noi per farci comparire alla sua presenza (cfr. 1 Cor. 6:14; 2 Cor. 4:14); Gesù infatti è la primizia di quelli che dormono (cfr. 1 Cor. 15:20).

 

 

Il serpente di rame

Gli Israeliti si fecero impazienti e cominciarono a parlare contro Dio e contro Mosè. Allora Dio mandò contro di loro dei serpenti velenosi i quali mordevano gli Israeliti e molti di loro morirono. Il popolo allora riconobbe di avere peccato e pregò Mosè di pregare per il popolo, cosa che Mosè fece. Dio allora rispose a Mosè di farsi un serpente di rame e di metterlo sopra un antenna affinché chiunque lo guardasse scampasse. E così avvenne, ogni Israelita che dopo essere stato morso dai serpenti guardava il serpente di rame scampava e continuava a vivere (cfr. Num. 21:4-9).

Da questa storia avvenuta al popolo di Israele durante il suo viaggio nel deserto traiamo il seguente insegnamento. L'uomo pecca contro Dio e il peccato lo ripaga con la morte per cui egli è morto nei suoi peccati e nelle sue trasgressioni. Lo aspetta la perdizione eterna, in altre parole una eterna infamia nei tormenti. Per lui non c'è alcuna speranza di scampare. Ma Dio nella sua grande misericordia gli ha provveduto una via di scampo che è la fede in Cristo Gesù, il suo Figliuolo che è stato appiccato sulla croce per i nostri peccati affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna (cfr. Giov. 3:14). Gesù Cristo morendo sulla croce si è caricato della maledizione della legge perché è scritto che chiunque è appeso al legno è maledetto (cfr. Gal. 3:13-14), affinché noi per mezzo di lui fossimo riscattati dalla maledizione della legge, sotto cui eravamo secondo che è scritto che chiunque non mette in pratica tutte le cose scritte nella legge è maledetto (cfr. Gal. 3:10), e ricevessimo la benedizione di Abramo ossia la remissione dei nostri peccati e la vita eterna. Quale grande amore Cristo ha manifestato verso noi che un tempo eravamo peccatori e ribelli! Parliamone ogni volta che ne abbiamo l'opportunità.

 

 

Finalmente liberi… ma non di fare quello che si vuole!

Chi commette il peccato è schiavo del peccato, disse Gesù un giorno (cfr. Giov. 8:34). E noi mentre eravamo peccatori eravamo schiavi del peccato, era più forte di noi peccare, non potevamo farne a meno. Ma grazie a Dio mediante la fede nel Figliuolo di Dio siamo stati liberati dal peccato la cui forza ricordiamo è la legge. Siamo finalmente liberi dunque, liberi dalla schiavitù del peccato. Attenzione però a non fare di questa libertà un occasione alla carne (cfr. Gal. 5:13) perché se noi vivremo secondo la carne noi morremo (cfr. Rom. 8:13). Piuttosto ricordiamoci che ora che siamo stati affrancati dal peccato siamo schiavi di Cristo per cui dobbiamo fare quello che egli dice. E che cosa ci comanda Cristo se non di servire la giustizia con tutte le nostre membra? Prestiamo dunque le nostre membra al servizio della giustizia come si addice ai discepoli di Cristo.

 

 

Salvati in isperanza

Noi, come dice l'apostolo Paolo, "siamo stati salvati in isperanza" (Rom. 8:24), il che significa che in vista della nostra salvezza siamo stati chiamati ad aspettare qualche cosa che ancora non vediamo perché, come dice sempre Paolo, "la speranza di quel che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe egli ancora?" (Rom. 8:24). E questo qualcosa che aspettiamo è la redenzione del nostro corpo (cfr. Rom. 8:23). Si deve infatti sempre tenere presente che il nostro corpo è ancora un corpo corruttibile, mortale e debole; per cui esso si va via via indebolendo fino a giungere alla morte, che, se è vero che quando sopraggiunge porta l'anima del credente a dipartirsi e andare con il Signore, è altresì vero che inizia nel corpo umano quel processo di decomposizione che lo porterà a diventare polvere. Nel caso del corpo del credente dunque occorre dire che in un certo senso il corpo viene 'perduto' dal credente perché viene lasciato a decomporsi sulla terra. Ma arriva il giorno in cui quel corpo sarà redento e ciò avverrà alla venuta del Signore, con la resurrezione, quando questo corruttibile rivestirà incorruttibilità, questo mortale rivestirà immortalità. Questa redenzione però non riguarderà solo i morti in Cristo, ma anche coloro che in quel giorno saranno trovati vivi, anche loro infatti saranno mutati e il loro corpo subirà la medesima trasformazione; la differenza tra le due trasformazioni sarà che la prima avverrà su dei corpi morti e la seconda su dei corpi ancora vivi che non vedranno la morte (cfr. 1 Cor. 15:52-54).

Questo dunque è quello che noi speriamo, e che aspettiamo con fede e pazienza.

 

 

Erode e Ponzio Pilato

"E in quel giorno, Erode e Pilato divennero amici, perché per l'addietro erano stati in inimicizia fra loro" (Luca 23:12). Quale giorno? Quello in cui Pilato mandò Gesù Cristo da Erode. Pilato infatti, quando Gesù comparve dinnanzi a lui, saputo che Gesù era della Galilea, cioè della giurisdizione di Erode, lo rimandò a Erode che in quei giorni si trovava in Gerusalemme e che da molto tempo desiderava vederlo per vedergli fare qualche miracolo (cfr. Luca 23:8). Due persone del mondo dunque, nemici di Gesù Cristo, e nemici tra di loro per l'addietro diventarono amici a motivo di Gesù Cristo, il Giusto.

Oggi, ci sono in mezzo al popolo di Dio alcuni uomini, corrotti di mente e riprovati quanto alla fede, che magari sono nemici da anni, ma quando si tratta di dover combattere un giusto allora si alleano e diventano amici. Questa lotta congiunta infatti è loro necessaria perché hanno da difendere dei loro interessi personali messi in serio pericolo dall'opera restauratrice portata avanti dal giusto in questione e che inevitabilmente va ad intaccare gli interessi personali (che sono prima di tutto interessi economici e poi di prestigio) di costoro che dominano il popolo di Dio e lo maltrattano. Ma anche se il giusto sarà da loro calunniato, scoraggiato a procacciare la giustizia, e afflitto in ogni maniera, alla fine egli trionferà perché i nemici del giusto saranno da Dio avviliti e svergognati. Come dice un passo della Scrittura: "Alla fine vedrà sui suoi nemici quel che desidera" (Sal. 112:8). In verità Dio è giusto e a suo tempo fa giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui. A lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

Una vanità che avviene sulla terra

Salomone ebbe a scrivere: "V'è una vanità che avviene sulla terra; ed è che vi son dei giusti i quali son trattati come se avessero fatto l'opera degli empi, e vi son degli empi i quali son trattati come se avessero fatto l'opera de' giusti. Io ho detto che anche questo è vanità" (Eccl. 8:14).

Questa è una cosa che constatiamo in mezzo a questo mondo malvagio. Ci sono dei giusti che a motivo del nome del Signore Gesù Cristo che è invocato su di loro, della giustizia che praticano, della verità che diffondono, sono considerati malvagi, superstiziosi, gente che ha perso la testa, arroganti, seduttori, ribelli, dei diavoli e quant'altro. Sono tenuti alla larga, sprezzati, calunniati, picchiati, imprigionati e talvolta anche messi a morte. Nell'antichità, tra questi giusti trattati come dei malvagi ci furono anche gli apostoli. Ascoltate quello che disse Paolo di lui e dei suoi collaboratori: "Siamo diventati e siam tuttora come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti" (1 Cor. 4:13), ed anche: "Tenuti per seduttori, eppure veraci" (2 Cor. 6:8). Paolo diceva mentre era in prigione che lui era in catene "come un malfattore" (2 Tim. 2:9). Ma ancora prima degli apostoli ci fu Gesù Cristo, il Giusto, ad essere trattato come se avesse fatto l'opera di un empio infatti, quantunque non avesse commesso nessun peccato e nella sua bocca non fosse stata trovata frode, fu perseguitato, ingiuriato, calunniato, odiato e per finire messo in croce tra dei malfattori.

Ma ci sono anche dei malvagi che sono trattati come se avessero fatto l'opera dei giusti. Alcuni esempi di oggi; ci sono degli omosessuali che per la loro opera di rivendicazione dei diritti degli omosessuali (diritto di sposarsi, di adottare figli, ecc.) sono considerati ed osannati come se stessero facendo una cosa giusta e lecita, degna di ogni rispetto. Ci sono maghi e streghe che a motivo delle loro pratiche magiche sono applauditi, sono amati, tenuti in grande stima persino da autorità civili. Ci sono attori che recitano parti di gente malvagia e perversa oltre ogni limite, e comici che si fanno beffe di tutti e tutto con un enorme audacia, che sono premiati come se la loro opera fosse un'opera giusta. Ci sono uomini che insegnano eresie di perdizione, adorano gli idoli, che sono tenuti in grande stima dal mondo; tra questi spiccano il papa, e i guru indiani. Potrei proseguire, ma mi fermo qui.

In verità questo mondo è malvagio, è un mondo pieno di ingiustizie che fanno soffrire il cuore del giusto. Ma viene il giorno in cui Dio farà giustizia; come dice il profeta Malachia a proposito dei giusti: "Essi saranno, nel giorno ch'io preparo, saranno la mia proprietà particolare; dice l'Eterno degli eserciti; e io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve. E voi vedrete di nuovo la differenza che v'è fra il giusto e l'empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve. Poiché, ecco, il giorno viene, ardente come una fornace; e tutti i superbi e chiunque opera empiamente saranno come stoppia; e il giorno che viene li divamperà, dice l'Eterno degli eserciti, e non lascerà loro né radice né ramo. Ma per voi che temete il mio nome si leverà il sole della giustizia, e la guarigione sarà nelle sue ali; e voi uscirete e salterete, come vitelli di stalla. E calpesterete gli empi, perché saran come cenere sotto la pianta de' vostri piedi, nel giorno ch'io preparo, dice l'Eterno degli eserciti" (Mal. 3:17-18; 4:1-3). Ancora prima di quel giorno comunque Dio premia i giusti e punisce gli empi secondo che è scritto: "Ecco, il giusto riceve la sua retribuzione sulla terra, quanto più l'empio e il peccatore!" (Prov. 11:31).

Diletti nel Signore, Dio non tratta e non tratterà mai i giusti come se avessero fatto l'opera degli empi, e i malvagi come se avessero fatto l'opera dei giusti. EGLI E' GIUSTO. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

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