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  Terza parte

  

Parte prima

Parte seconda

Parte quarta

Parte quinta

 

 

Parole certe da ricordarsi

"Certa è questa parola: che se muoiamo con lui, con lui anche vivremo" (2 Tim. 2:11). Cari fratelli, noi siamo morti con Cristo al peccato perchè "il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinchè il corpo del peccato fosse annullato" (Rom. 6:6), e perciò non siamo più schiavi del peccato che per molti anni abbiamo servito senza averne alcun giovamento; il peccato non ci signoreggia più e di questo siamo in obbligo di rendere grazie a Dio in Cristo Gesù. Ora, come servi dell’ubbidienza, serviamo la giustizia e dobbiamo consacrare il tempo che ci resta a passare in questo corpo, a fare la volontà di Dio, rinunziando all’empietà e alle mondane concupiscenze che guerreggiano contro l’anima nostra; ma in che maniera lo si può fare questo? Paolo disse: "Se mediante lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi vivrete" (Rom. 8:13), quindi dobbiamo ridurre il nostro corpo in schiavitù per fargli servire la giustizia e non l’iniquità. Noi dobbiamo prestare le nostre membra non più al servizio dell’impurità, come facevamo quando eravamo lontani da Dio, ma al servizio della giustizia e questo affinchè portiamo frutto alla gloria di Colui che ci ha affrancati. È scritto: "Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, lussuria, mala concupiscenza e cupidigia, la quale è idolatria" (Col. 3:5); diletti, se noi facciamo questo allora vivremo con Cristo, allora andremo a vivere con lui nel suo Regno, quando ci dipartiremo da questa dimora terrena che è il nostro corpo. Mentre abitiamo in questo corpo studiamoci di piacere a Dio, camminando secondo lo Spirito; lo Spirito ci manterrà spiritualmente vivi, se camminiamo secondo i suoi desideri perchè "ciò a cui lo Spirito ha l’animo è vita e pace" (Rom. 8:6). Ma se noi camminiamo invece secondo i desideri della carne che si oppongono nettamente a quelli dello Spirito, ("perchè ciò a cui la carne ha l’animo è morte" e "inimicizia contro Dio" [Rom. 8:6,7]) allora morremo, sì morremo spiritualmente perchè è scritto: "Se vivete secondo la carne, voi morrete" (Rom. 8:13). Fratelli, tutti coloro che muoiono nel Signore e per il Signore vanno ad abitare con il Signor Gesù nei luoghi celesti, nel paradiso di Dio, infatti Gesù disse: "Chi perderà la sua vita per amore di me e del Vangelo la salverà" (Mar. 8:35) ed anche: "Chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà in vita eterna" (Giov. 12:25). Chi odia la sua vita in questo mondo è chi non fa alcun conto della sua vita quasi gli fosse cara ed è pronto a morire per il nome del Signore Gesù; egli ha messo la sua vita al servizio del Signore e preferisce essere vituperato e perseguitato per il nome di Gesù Cristo anzichè godere i piaceri del peccato. Per certo chi rimane fedele al Signore fino alla morte, va a vivere con il Signore.

"Se abbiamo costanza nella prova, con lui altresì regneremo" (2 Tim. 2:12). Fratelli, dobbiamo essere pazienti nell’afflizione; dobbiamo essere costanti in mezzo alle svariate prove con le quali Dio prova la nostra fede. Il Signor Gesù rivolse queste parole all’angelo della Chiesa di Smirne: "Non temere quel che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, perchè siate provati; e avrete una tribolazione di dieci giorni. Sii fedele fino alla morte, ed io ti darò la corona della vita" (Ap. 2:10); fratelli, non temete quel che dovete soffrire a motivo del nome del Signore; sappiate che a noi ci è stato dato "anche di soffrire per lui" (Fil. 1:29), ma noi siamo pieni di fiducia e siamo persuasi (come disse Paolo), "che le sofferenze del tempo presente non siano punto da paragonare con la gloria che ha da essere manifestata a nostro riguardo" (Rom. 8:18). In mezzo alle tribolazioni noi non veniamo meno nell’animo, sapendo di avere il Signore a nostro fianco che ci sostiene in mezzo ad esse e poi che dire? Non è forse vero che Egli ci consola in ogni nostra afflizione? Certo è così, e quand’anche venissero a mancare dei consolatori Lui continuerà a consolarci. Abbiamo un Signore, che quando era sulla terra soffrì anch’egli; egli sa bene cosa significhi soffrire, piangere, essere contristati, perchè pure lui sperimentò queste cose ed è per questo motivo che egli può comprenderci appieno e venirci in aiuto. Ah!... quante volte egli ci ha soccorso con le sue potenti consolazioni! È cosa grata a Dio che noi soffriamo facendo il bene, ma dobbiamo imparare a soffrire pazientemente e a non impazientirci nella sofferenza. Per mezzo delle sofferenze che noi patiamo a motivo di giustizia, Dio ci perfeziona e ci rende pazienti, perchè "l’afflizione produce pazienza" (Rom. 5:3) e siccome che noi tutti abbiamo bisogno di pazienza, Dio ci prova "nel crogiolo dell’afflizione" (Is. 48:10). Fratelli, considerate quello che il Signore riserba a quelli che sono perseguitati a cagione di giustizia e allora capirete quanto valga la pena soffrire con pazienza in mezzo alla prova; Gesù disse: "Beati i perseguitati per cagione di giustizia, perchè di loro è il regno dei cieli" (Matt. 5:10) e noi abbiamo piena fiducia in queste parole. Dio ci ha "chiamati alla sua eterna gloria in Cristo" (1 Piet. 5:10), considerate quindi quale gloriosa ricchezza Dio ha preparato per noi; Egli ci ha preparato un regno eterno, che non passerà sotto la dominazione di nessun regno, un regno che non è di questo mondo; ma prima di entrare nel suo Regno dobbiamo soffrire infatti gli apostoli dissero "che dobbiamo entrare nel Regno di Dio attraverso molte tribolazioni" (Atti 14:22) ed è giusto che sia così perchè pure Gesù soffrì molte cose prima di entrare nella sua gloria e noi come suoi discepoli dobbiamo seguire le sue orme che, noi sappiamo, conducono nel paradiso di Dio dove non ci sarà più dolore. Siate forti fratelli, coraggio, non manca molto, perchè è scritto: "Ancora un brevissimo tempo, e colui che ha da venire verrà e non tarderà" (Ebr. 10:37; Hab. 2:3), non vi perdete d’animo, la nostra redenzione è vicina. Il Re di gloria tornerà dal cielo; dal cielo che lo ha accolto (e nel quale regna alla destra di Dio) e noi aspettiamo la sua apparizione; non saremo delusi, ci rallegreremo nel contemplare la sua bellezza, lo celebreremo ancora per la sua fedeltà e con lui regneremo...se soffriamo con costanza. A lui sia la gloria in eterno. Amen.

"Se lo rinnegheremo, anch’egli ci rinnegherà" (2 Tim. 2:13). Gesù disse ai suoi discepoli: "Chiunque adunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini anche io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli" (Matt. 10:32,33). Fratelli, se vogliamo che Gesù confessi il nostro nome nel cospetto del Padre suo e nel cospetto degli angeli, noi dobbiamo confessare il suo in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, senza vergognarci di Cristo e nè delle sue parole. Quello che l’avversario si propone di farci fare è questo, farci vergognare di Cristo e delle sue parole, per non perdere le vecchie e cattive amicizie, per essere ben visti e ben considerati dai peccatori. Se noi non ci vergogniamo di professare la fede in Cristo e la dottrina di Cristo, Gesù non si vergognerà di noi nel cospetto del Padre suo; ma se noi lo rinnegheremo cioè se noi dichiareremo di non volere più professare la fede in Cristo e di non volere più osservare i suoi comandamenti, allora per certo Cristo ci rinnegherà davanti a Dio, egli dirà di non conoscerci, ci dirà di andare via da lui. Gesù disse: "Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!" (Matt. 11:6); ma per quale ragione uno si potrebbe scandalizzare di Cristo e tirarsi indietro? Alcuni potrebbero scandalizzarsi di Cristo, quando sono chiamati in mezzo alla persecuzione a soffrire per il suo nome. Non c’è da meravigliarsi se alcuni in mezzo alla prova si tirano indietro perchè Gesù parlando del seme caduto sulla roccia, disse: "E quegli che ha ricevuto la semenza in luoghi rocciosi è colui che ode la Parola e subito la riceve con allegrezza; però non ha radice in sè, ma è di corta durata; e quando venga tribolazione o persecuzione a cagione della Parola è subito scandalizzato" (Matt. 13:20,21); Luca dice a proposito di quelli che ricevono la semenza in luoghi rocciosi, che "credono per un tempo, e quando viene la prova, si traggono indietro" (Luca 8:13). Chi decide in mezzo alla persecuzione a motivo della Parola di tirarsi indietro, lo fa perchè non vuole soffrire a cagione di Cristo, egli ama la sua vita in questo mondo e cerca di salvarla, ma facendo così invece la perde e si condanna da sè; ecco perchè Gesù ha chiamato felice l’uomo che non si scandalizzerà di lui perchè quand’anche morisse ucciso a motivo del suo nome e del Vangelo, pure salverà la sua vita. Gesù disse: "Faranno morire parecchi di voi e sarete odiati da tutti a cagione del mio nome; ma neppure un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre" (Luca 21:16-19), quindi in mezzo alla prova, noi dobbiamo perseverare nella fede, fino alla fine per guadagnare le anime nostre, perchè se ci tireremo indietro rinnegando il Signore che ci ha riscattati e ci ha cosparsi col sangue del patto, allora andremo in perdizione, "ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvare l’anima" (Ebr. 10:39).

"Se siamo infedeli, egli rimane fedele perchè non può rinnegare sè stesso" (2 Tim. 2:13). Gesù ha fatto questa promessa: "Se voi perdonate agli uomini i loro falli, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi" (Matt. 6:14), e Giovanni ha scritto: "Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità" (1 Giov. 1:9). Fratelli, se noi camminiamo nella luce, cioè se osserviamo i suoi comandamenti, e ci amiamo gli uni gli altri, il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato. Ora, noi non dobbiamo peccare, però è altresì vero che "Se diciamo di non avere peccato lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi" (1 Giov. 1:10), quindi che dobbiamo fare? Confessiamo i nostri peccati al Signore e lui nella sua fedeltà ce li rimetterà e ci purificherà da ogni peccato. Fratelli, è vero che "falliamo tutti in molte cose" (Giac. 3:2), ma è anche vero che abbiamo un Dio fedele; sì, grande è la fedeltà di Dio e se non fosse per la sua fedeltà dove saremmo tutti noi? Ah!... quanti errori anche noi commettiamo, quante volte manchiamo il bersaglio, ma Dio è sempre pronto a perdonarci le nostre trasgressioni se gliele confessiamo e le abbandoniamo secondo che è scritto: "Chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia" (Prov. 28:13). A Dio sia la gloria in eterno. Amen.

 

 

Contro la pedofilia

In questi ultimi tempi i mass media hanno parlato molto della pedofilia; lo hanno fatto a motivo di particolari crimini efferati che sono stati perpetuati a danno di bambini e bambine i quali sono stati prima violentati e stuprati e poi uccisi e in alcuni casi anche bruciati. La gente del mondo ha provato orrore dinnanzi a questi comportamenti e li ha denunciati senza mezzi termini. Ma in molti casi i bambini non vengono uccisi, ma solamente violentati e stuprati, un comportamento questo che lascierà il segno in questi bambini e in queste bambine per il resto della loro vita con conseguenze terribili. E’ stato detto che la maggior parte di questi casi di violenze e abusi sessuali sono perpetrati in seno alla famiglia o al parentado, nel senso che spesso questi bambini e queste bambine vengono violentati da genitori e da zii o da altri parenti. Ma questa statistica è fatta solo sui casi denunciati che sono venuti a conoscenza delle autorità competenti o di alcune associazioni che combattono la pedofilia. Ma si suppone che anche in tutti quei casi non denunciati le cose stiano più o meno le stesse. Ci sono poi casi in cui i bambini vengono violentati o molestati sessualmente da amici, conoscenti, maestri di scuola, ecc. Comunque stiano le cose il quadro che emerge è molto preoccupante; i pedofili sono in agguato tra i parenti, tra gli amici, tra i conoscenti, a scuola, nelle associazioni sportive, e in tanti altri ambienti. Spesso si tratta di persone ‘insospettabili’, persone che nell’apparenza sembrano ‘per bene’ ma il cui cuore macchina del continuo di fare del male ai bambini. Purtroppo con l’avvento di Internet questi individui hanno trovato un'altra maniera per adescare i bambini, ed anche per divulgare i loro atti criminosi o quelli compiuti da terzi compiuti sui bambini (con foto, con filmati video), difatti come sapete ci sono migliaia di siti di pedofili un po’ in tutto il mondo.

Ora, noi come Cristiani non possiamo rimanere in silenzio dinnanzi a questi comportamenti ma li dobbiamo riprovare con forza e senza mezzi termini, approfittando delle opportunità e dei mezzi che Dio ci fornisce. Le violenze sessuali sui fanciulli o sui bambini, dato che costituiscono una forma di disprezzo verso di essi e perciò uno scandalo verso queste creature, sono in abominio a Dio infatti Gesù ha detto a proposito di coloro che scandalizzano i bambini: "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! Poiché, ben è necessario che avvengan degli scandali; ma guai all’uomo per cui lo scandalo avviene! Ora, se la tua mano od il tuo piede t’è occasion di peccato, mozzali e gettali via da te; meglio è per te l’entrar nella vita monco o zoppo che l’aver due mani o due piedi ed esser gettato nel fuoco eterno. E se l’occhio tuo t’è occasion di peccato, cavalo e gettalo via da te; meglio è per te l’entrar nella vita con un occhio solo, che l’aver due occhi ed esser gettato nella geenna del fuoco. Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli; perché io vi dico che gli angeli loro, ne’ cieli, vedono del continuo la faccia del Padre mio che è ne’ cieli. Che vi par egli? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà egli le novantanove sui monti per andare in cerca della smarrita? E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico ch’ei si rallegra più di questa che delle novantanove che non si erano smarrite. Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un solo di questi piccoli perisca" (Matt. 18:6-14). Non importa dunque se chi scandalizza e disprezza i bambini è un non credente o un credente, la fine che lo aspetta è il giudizio di Dio; a meno che egli non si penta e faccia frutti degni del suo pentimento.

Colgo poi questa occasione per rivolgere queste parole ai genitori; state vicini ai vostri bambini, mostrategli tutte le cure necessarie, amateli, educateli nel timore di Dio, non provocateli ad ira affinchè non si scoraggiano, e pregate per loro anche perché Dio li protegga e li liberi dagli uomini malvagi e molesti. Sì, perché il nostro Dio protegge e libera. Voglio a tale proposito raccontare due fatti accadutimi a me personalmente quando ero un bambino di circa dieci anni e in cui ho corso dei seri pericoli per mano di pedofili ma Dio mi ha liberato.

Il primo fatto è il seguente: un giorno, di pomeriggio, mi trovavo lungo il lago di Lugano, sulla sponda italiana, a Ponte Tresa, e stavo come al solito giocando. Mi ricordo che faceva freddo perché avevo il cappotto. Ad un certo punto sopraggiunse un giovane adulto che conoscevo di vista perché lavorava in una pizzeria del paese. Con modi garbati mi disse se volevo andare con lui nell’edificio che era proprio lì nei pressi (una vecchia caserma disabitata) perché stava cercando delle cose e voleva che lo aiutassi a cercarle. Io ingenuamente acconsentii non pensando minimamente che questo individuo aveva cattive intenzioni verso di me. Entrammo nell’edificio e lui si mise a cercare dei giornali pornografici (erano infatti queste le cose), ma senza trovarli. Ad un certo punto, cominciò a parlare in maniera strana; non solo, cominciò anche a fare degli atti turpi con il suo corpo (che non posso riferire perché non è conveniente che entri nello specifico), senza però minimamente toccarmi. A quel punto io capii che ero in grave pericolo, cominciai a sudare freddo, la paura si impadronì di me; non sapevo cosa fare. Questo uomo era robusto; non avevo il coraggio di scappare, ero come un po’ immobilizzato. Ma ecco che mi venne un idea, siccome avevo lasciato fuori dall’edificio il mio cappotto gli dissi se mi lasciava andare a prendere il cappotto che avevo lasciato fuori e poi sarei ritornato. Lui mi disse di sì, ma mi intimò di ritornare subito da lui. Piano piano uscii, senza insospettirlo, e quando fui fuori afferrai il cappotto e cominciai a correre come mai avevo fatto fino ad allora nella mia vita. Ricordo che arrivai a casa terrorizzato e con il fiatone, e raccontai subito l’accaduto a mio papà dicendogli che un uomo aveva cercato di rapirmi (non ebbi il coraggio di dirgli le cose che questo aveva fatto in mia presenza). Grazie a Dio per avermi liberato da quell’uomo malvagio.

L’altro episodio mi successe sul treno. Stavo tornando da Zurigo a Lugano, su un treno sul quale ero stato messo dai miei nonni a Zurigo presso i quali avevo trascorso le vacanze estive. A Bellinzona, mi ritrovai nel mio scompartimento da solo; e salì un uomo che aveva sotto braccio un giornale. Questo viaggiatore che avrà avuto sui 40 anni circa, si sedette davanti a me; ad un certo punto cominciò a parlarmi e a dirmi delle belle parole. Ad un certo punto mi fece vedere il giornale che stava leggendo e che era un giornale pornografico e mi invitò a leggerlo accompagnando questo invito con delle parole dolci ma turpi nei miei confronti. A quel punto cominciai a sudare freddo. Cercò di allungare la mano verso di me, ma io con un balzo felino e risoluto gli afferrai il braccio fermandolo e lo ripresi violentemente ad alta voce, dopodiché uscii subito dallo scompartimento per mettermi nel corridoio dove mi sentivo più al sicuro. Quell’uomo continuò a parlarmi ma io continuai a rifiutare qualsiasi sua proposta infame e a riprenderlo. Alla stazione di Lugano mi affrettai a scendere con i miei bagagli per andare incontro ai miei genitori che mi stavano aspettando. Grazie a Dio per avermi liberato anche da questo uomo malvagio.

A Dio che non ha permesso che nessuno di questi uomini malvagi mi toccasse e mi facesse alcunché di male, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

La grazia del nostro Signore sia con tutti voi

 

 

L’opera sua è perfetta

Una delle caratteristiche o meglio delle virtù di Dio che mi entusiasmano enormemente è la sua perfezione.

Siamo circondati da un creato perfetto, questo lo riconoscono persino scienziati, studiosi, e medici. Ogni cosa è al suo posto, ed ogni cosa ha la sua ragione di esistere, persino l’animale più piccolo ha un suo ruolo ben preciso nella creazione, persino la parte più piccola e nascosta del nostro corpo umano è utile e serve al buon funzionamento dell’intero corpo. Ricordo che un giorno parlando di Dio ad un medico, costui mi disse molto esplicitamente e con grande convinzione: ‘Il corpo umano è una macchina perfetta!’ Le opere fatte da Dio dunque, essendo perfette, testimoniano in maniera eloquente la sua perfezione.

Ma ci sono altre opere di Dio che noi vediamo e che testimoniano della sua perfezione, e sono tutte quelle cose che Egli ha operato e opera in noi, per mezzo di noi, e per noi. Se consideriamo come Dio ci ha attirati a Cristo, senza che noi sapessimo nulla; se consideriamo attentamente come siamo stati da Lui rigenerati, santificati e giustificati, se consideriamo come Dio ci ha sospinto e ci sospinge a volere o fare qualcosa in armonia con la sua volontà verso noi; se consideriamo come, dove e quando Dio risponde alle nostre preghiere, dico se consideriamo molto attentamente queste cose, dobbiamo dire come Mosè: "Quanto alla Ròcca, l’opera sua è perfetta" (Deut. 32:4).

Mai dubitare della perfezione di Dio, fratelli, ciò significherebbe mettere in discussione il suo operare. E’ vero che spesso sembra che Dio non si cura di noi, che la nostra vita proceda in maniera confusa e non ‘lineare’, che Lui se per un tempo aveva il controllo delle circostanze poi se le è lasciate sfuggire di mano, che per un tempo Egli prendeva piacere a farci del bene ma poi si è messo a cercare il nostro male. Tutto ciò è solo una VANA APPARENZA, lo ripeto, è solo una vana apparenza. Quello stesso Dio che mentre noi non lo conoscevamo teneva il suo sguardo su di noi, ci guidava e ci attirò a Cristo; quello stesso Dio che ci ha rigenerati mediante la sua Parola facendoci gioire di una gioia ineffabile e gloriosa, quello stesso Dio che in passato ha risposto al grido del nostro cuore, dico quello stesso Dio, ci sta guidando in maniera perfetta, continuerà ad operare in noi, tramite noi e per noi in maniera perfetta. I tuoi occhi lo vedranno e il tuo cuore si rallegrerà di nuovo e dovrai dire ancora una volta a Dio: "Tu m’hai rallegrato col tuo operare" (Sal. 92:4).

 

 

Più felice cosa è il ricevere che il dare

Sì, è proprio così, alcuni credenti, trovano più felicità – questo infatti è quello che testimoniano le loro opere – nel ricevere di quanto ne provano nel dare. Anzi, è meglio dire che di gioia non ne provano affatto nel dare perché stanno del continuo a lamentarsi, a mormorare persino per la più piccola offerta o il più piccolo aiuto che mostrano a qualcuno. Sono dei pigri e degli avari; il loro motto è: ‘Meno si fa e meno si da per aiutare i ministri del Vangelo o altri fratelli che sono in qualche necessità e meglio è!’ Loro però vogliono essere aiutati e tanto, con riverenza e cura, loro però vogliono ricevere ogni sorta di aiuto spirituale e materiale. In altre parole essi, vogliono essere serviti ma non vogliono servire! E si badi, non è che essi non hanno il tempo, la forza, i beni per servire, perché questi non gli mancano affatto, solo che in loro manca quel sentimento che fu in Gesù Cristo il quale venne non per essere servito ma per servire e dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti (cfr. Matt. 20:28), e il quale disse: "Più felice cosa è il dare che il ricevere" (Atti 20:35). E quando manca questo sentimento, uno può avere pure i miliardi, può essere pure fisicamente fortissimo, ed avere case e terreni e altro in grandissimo numero, ma non farà nulla per aiutare chi è degno e ha il diritto di essere aiutato. Costoro sono delle fonti senza acqua, dei tralci secchi, delle persone che fanno professione di conoscere Dio ma lo rinnegano con le loro opere, essendo dei ribelli incapaci di qualsiasi opera buona. Costoro sono come quel pigro che durante l’inverno non ara il campo a causa del freddo, ma poi quando arriva l’estate avrà la stoltezza e la presunzione di andare a vedere di raccogliere qualcosa! Costoro illudono se stessi, ma non se ne rendono conto. Sono ciechi, sono sordi, della riprensione non fanno alcun caso.

Diletti, non ci inganniamo, lo ripeto, non ci inganniamo. Non pensiamo che questi sedicenti credenti siano graditi a Dio con la loro condotta quantunque prosperino materialmente magari; non lo pensiamo per non rimanere sedotti ed essere indotti a battere le loro vie tortuose che menano dove c’è il pianto e lo stridore dei denti.

 

 

Tu, Signore, sei stato e sei tuttora buono

Signore, Dio nostro, tu sei stato buono verso di noi, hai manifestato verso di noi la tua grande benignità in Cristo Gesù in quanto che tu per mezzo di Cristo ci hai salvati dai nostri peccati strappandoci così dal presente secolo malvagio. Lo hai fatto perché così ti è piaciuto fare, non perché meritassimo alcunché da te o perché fossimo migliori di altri; ma esclusivamente perché hai voluto così. Non abbiamo dunque nulla di che gloriarci nel tuo cospetto. Ed anche dopo che ci hai salvati, tu hai continuato a manifestare la tua bontà verso di noi; ci hai infatti ammaestrati, corretti, educati alla giustizia, consolati, guidati, protetti da ogni male, hai provveduto alle nostre necessità secondo le tue ricchezze e con gloria in Cristo Gesù. Sei veramente buono, o Dio!

Ti vogliamo dunque lodare per la tua benignità, celebrarti per essa ogni giorno, fino a che avremo alito di vita. Ma vogliamo pure proclamare la tua benignità agli uomini che ancora non ti conoscono, affinché anche loro gustino e vedano quanto sei buono.

 

 

Io rendo grazie a Cristo

L’apostolo Paolo scrivendo a Timoteo disse queste parole: "Io rendo grazie a colui che mi ha reso forte, a Cristo Gesù, nostro Signore, dell’avermi egli reputato degno della sua fiducia, ponendo al ministerio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore; ma misericordia mi è stata fatta, perché lo feci ignorantemente nella mia incredulità; e la grazia del Signor nostro è sovrabbondata con la fede e con l’amore che è in Cristo Gesù" (1 Tim. 1:12-14).

Anch’io come il nostro caro fratello Paolo rendo grazie a Cristo Gesù. Voglio ringraziarlo per avermi nella sua grazia reputato degno della sua fiducia stabilendomi ministro del Vangelo; a me che ero un peccatore, traviato, ribelle. Non avrei giammai immaginato che un giorno Dio mi avrebbe affidato la predicazione del suo Vangelo, non avrei mai immaginato che Lui mi avrebbe reso capace di insegnare la sua dottrina. Chi mi ha conosciuto prima di convertirmi non avrebbe neppure lui immaginato che io un giorno mi mettessi a fare queste cose. Mi ricordo la meraviglia di un mio compagno di scuola superiore quando lo incontrai per caso su un treno, circa due anni dopo la mia nuova nascita, e gli cominciai ad annunciare il Vangelo. Ad un certo punto, lui si trovava di fronte a me, mi interruppe e avvicinatosi a me mi diede dei colpetti sulla faccia (dalla parte della mandibola) esclamando: ‘Ma Giacinto, sei proprio tu?’, ‘Sì, sono io’, gli risposi, ‘proprio io, ma solo quanto all’esteriore, perché interiormente sono un uomo nuovo in Cristo’. Quel ragazzo mi conosceva bene, sapeva come ragionavo, come parlavo e come agivo, prima di convertirmi a Cristo. Ma Cristo mi ha salvato e mi ha rivolto una santa chiamata, mi ha accordato una misura di grazia che non è stata vana verso di me. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

Ascoltate quello che dice il giudice iniquo

Gesù un giorno propose ai suoi discepoli questa parabola al fine di fargli capire che dovevano pregare del continuo senza stancarsi. Ecco la parabola: "In una certa città v’era un giudice, che non temeva Iddio né avea rispetto per alcun uomo; e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui dicendo: Fammi giustizia del mio avversario. Ed egli per un tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: Benché io non tema Iddio e non abbia rispetto per alcun uomo, pure, poiché questa vedova mi dà molestia, le farò giustizia, che talora, a forza di venire, non finisca col rompermi la testa. E il Signore disse: Ascoltate quel che dice il giudice iniquo. E Dio non farà egli giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui, e sarà egli tardo per loro? Io vi dico che farà loro prontamente giustizia. Ma quando il Figliuol dell’uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?" (Luca 18:2-8).

Notate come il Signore abbia voluto porre l’accento sulle parole dette dal giudice iniquo a proposito della causa di quella vedova quando egli decise di farle giustizia, infatti disse ai suoi discepoli: "Ascoltate quel che dice il giudice iniquo", e questo per fare capire che se un giudice malvagio vedendo l’insistenza di quella vedova si arrese alle sue richieste e le fece giustizia molto più Iddio che è giusto e ama la giustizia farà prontamente giustizia ai suoi eletti che lo supplicano del continuo. Come dire insomma: ‘E’ inconcepibile che un giudice ingiusto decida di fare giustizia ad una insistente vedova e Dio non faccia giustizia ai suoi amati’. Solo che occorre essere perseveranti nella preghiera, e difatti nella parabola il giudice per un tempo non volle fare giustizia a quella vedova. Se quindi dopo avere pregato Dio una volta non riceviamo da lui nessuna risposta, occorre pregarlo di nuovo, e se ancora la sua risposta non giunge occorre insistere ed insistere fino a che Dio non si leva e non ci da quello che gli abbiamo chiesto.

Questa parabola di Gesù mi ha sempre riempito di consolazione nell’attesa della risposta di Dio ad una mia preghiera. Vi invito dunque fratelli a leggerla e a meditarla quando aspettate da Dio l’esaudimento di una vostra preghiera.

 

 

Il Signore le aprì il cuore …. E l’Eterno indurò il cuore di Faraone

Queste sono due frasi ambedue scritte nella Bibbia, la prima si riferisce alla conversione di Lidia secondo che è scritto negli Atti: "E una certa donna, di nome Lidia, negoziante di porpora, della città di Tiatiri, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo" (Atti 16:14), e la seconda all’induramento di Faraone, re d’Egitto, secondo che è scritto nell’Esodo: "E l’Eterno indurò il cuor di Faraone, ed egli non diè ascolto a Mosè e ad Aaronne come l’Eterno avea detto a Mosè" (Es. 9:12).

Che cosa ci insegna la Scrittura con questo? Che il cuore dell’uomo, nelle mani di Dio, è come un corso d'acqua, Egli lo volge dovunque gli piace (cfr. Prov. 21:1), per cui la conversione di un uomo a Cristo dipende da Dio. Per usare un’espressione di Paolo, la conversione di un uomo non dipende né da chi vuole né da chi corre ma da Dio che fa misericordia (cfr. Rom. 9:16), per cui se Dio ha deciso di non convertire un anima non gli farà misericordia ma lo indurerà. Ecco perché è scritto ai Romani: "Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole" (Rom. 9:18). Queste sante e veraci parole di Paolo però non sono affatto proclamate in seno a molte Chiese, come lo sono invece tante altre parole di Paolo come per esempio queste: "Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio… " (Rom. 8:28). Come mai? Stando a quanto ho potuto appurare sono parole che se intese ‘malamente’ (cioè intese come vi ho appena spiegato) fanno apparire Dio ingiusto. Ma le cose non stanno affatto così perché Dio è libero di fare di quello che è suo, QUELLO CHE VUOLE. Se lui ha decretato di salvare solo una piccola parte dell’umanità chi di noi ardirà dirgli: ‘Hai fatto male’? o magari: ‘Che fai?’ Ma chi siamo noi da poter replicare a Dio? Noi polvere e cenere, rottami fra i rottami di vasi di terra. Glorifichiamo piuttosto Dio per la sua misericordia. Amen.

 

 

Non temere, solo abbi fede!

Un giorno mentre Gesù stava presso il mare venne uno dei capi della sinagoga, chiamato Iairo, il quale appena lo vide gli si gettò ai piedi e lo supplicò di venire a casa sua perché la sua figliuola era agli estremi, stava per morire. Gesù andò con lui, con tanta gente che lo seguiva e l’affollava.

Mentre si recava a casa di Iairo, una donna che aveva un flusso di sangue fu guarita dal suo male dopo avere toccato con fede il lembo della sua veste. Dopo questa guarigione, mentre Gesù diceva ancora a quella donna: "Figliuola, la tua fede t’ha salvata; vattene in pace e sii guarita del tuo flagello" (Mar. 5:34), arrivarono delle persone da casa di Iairo che gli dissero: "La tua figliuola è morta; perché incomodare più oltre il Maestro?" (Mar. 5:35). Gesù allora, udite quelle parole, disse a Iairo: ‘Non temere, solo abbi fede’. Poi arrivato a casa di Iairo resuscitò sua figlia.

‘Perchè incomodare più oltre il Maestro?’, dissero quelle persone. Come dire insomma: ‘Oramai è sparita ogni speranza che tua figlia continui a vivere, perché è morta, per cui è inutile che il Maestro venga a casa! Poteva guarirla ma adesso non può resuscitarla!’. Essi dunque non sapevano o non credevano che Gesù potesse resuscitare quella ragazza. Quelle parole di incredulità naturalmente potevano far perdere d’animo anche Iairo, potevano fargli perdere ogni speranza di rivedere viva sua figlia, al che Gesù lo rassicurò subito dicendogli: ‘Non temere, solo abbi fede!’.

Ecco quello che noi dobbiamo fare quando per altri non c’è più speranza che noi usciamo da una distretta che ci attanaglia a tal punto da apparire come una situazione irreversibile, NON TEMERE ED AVERE FEDE IN DIO, e per certo Lui ci tirerà fuori dalle grandi acque che ci stanno per sommergere, dalla situazione senza via di scampo in cui ci troviamo. Ha detto bene il profeta Isaia: "Nella calma e nella fiducia starà la vostra forza" (Is. 30:15). Dio è fedele, diletti, e con la distretta ci darà anche la via d’uscita, Egli ci farà vedere la sua potente liberazione. Tu mi dirai allora: ‘E se invece Dio ha deciso di non liberarti da una certa distretta?’. ‘Bene, continuerò a non temere e ad avere fiducia nel mio grande Iddio, sapendo che tutto quello che Egli fa, lo fa sempre per il nostro bene’.

A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

Gran rumore per nulla

Ai giorni del profeta Isaia, il regno d’Egitto era un regno molto potente che come qualsiasi altra potenza terrena trasmetteva fiducia e sicurezza a coloro che cercavano la sua protezione. Tra coloro che avevano deciso di cercare la protezione dell’Egitto contro l'eventuale attacco da parte di altri regni stranieri, ci furono pure gli Israeliti che ovviamente per assicurarsi l’amicizia di Faraone gli mandarono regali e ricchezze in grande quantità. "I regali che uno fa gli apron la strada e gli danno adito ai grandi" (Prov. 18:16), dice la Sapienza, e tramite questi regali Israele potè rifugiarsi all’ombra di Faraone. Dio però si indignò nel vedere il suo popolo contrarre questa alleanza, e chiamò gli Israeliti figli ribelli che formavano disegni senza di lui, delle alleanze senza il suo spirito (cfr. Is. 30:1-2). E gli annunciò il suo giudizio dicendogli: "Ma la protezione di Faraone vi tornerà a confusione, e il ricetto all’ombra dell’Egitto, ad ignominia. I principi di Giuda son già a Tsoan, e i suoi ambasciatori son già arrivati a Hanes; ma tutti arrossiscono d’un popolo che a nulla giova loro, che non reca aiuto né giovamento alcuno, ma è la loro onta e la loro vergogna. È pronto il carico delle bestie pel mezzogiorno; attraverso un paese di distretta e d’angoscia, donde vengono la leonessa e il leone, la vipera e il serpente ardente che vola, essi portan le loro ricchezze sul dorso degli asinelli e i loro tesori sulla gobba de’ cammelli, a un popolo che non gioverà loro nulla. Poiché il soccorso dell’Egitto è un soffio, una vanità; per questo io chiamo quel paese: ‘Gran rumore per nulla’….. Perciò così dice il Santo d’Israele: Giacché voi disprezzate questa parola e confidate nell’oppressione e nelle vie oblique, e ne fate il vostro appoggio, questa iniquità sarà per voi come una breccia che minaccia rovina, che fa pancia in un alto muro, il cui crollo avviene a un tratto, in un istante, e che si spezza come si spezza un vaso del vasaio che uno frantuma senza pietà, e tra i rottami del quale non si trova frammento che serva a prender del fuoco dal focolare o ad attinger dell’acqua dalla cisterna. Poiché così avea detto il Signore, l’Eterno, il Santo d’Israele: Nel tornare a me e nel tenervi in riposo starà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia starà la vostra forza; ma voi non l’avete voluto! Avete detto: ‘No, noi galopperemo sui nostri cavalli!’ E per questo galopperete!... E: ‘Cavalcheremo su veloci destrieri!’ E per questo quelli che v’inseguiranno saranno veloci!... Mille di voi fuggiranno alla minaccia d’un solo; alla minaccia di cinque vi darete alla fuga, finché rimaniate come un palo in vetta a un monte, come un’antenna sopra un colle" (Is. 30:3-7, 12-17).

Parole chiare, molto chiare quelle di Dio. Esse ci insegnano che Dio si disgusta di quei suoi figliuoli che ripongono la loro fiducia nel braccio dell’uomo anziché in quello di Dio; che invece di rifugiarsi all’ombra dell’Onnipotente si rifugiavano all’ombra dei principi e dei potenti della terra. Ma di questo insegnamento oggi molti credenti non fanno alcun caso, perché cercano anch’essi il favore delle autorità terrene, contraggono alleanze con i principi della terra, chi per una ragione e chi per un'altra, essi vogliono farsi proteggere dai principi della terra da eventuali persecuzioni. E sì, perché con queste alleanze la Chiesa riceve l’aiuto dei principi contro eventuali discriminazioni nei suoi confronti. La Chiesa ormai in molti casi è un organizzazione umana come tante altre difesa ed aiutata dai principi di questo mondo che naturalmente non ti danno la loro protezione senza chiederti un corrispettivo che non per forza deve essere costituito da denaro, ma può essere anche fatto di voti elettorali, e favori di altro genere. Ovviamente questi ribelli sanno come mascherare questa alleanza che Dio detesta e farla apparire come niente di meno che una benedizione di Dio, a chi naturalmente? A quelli che come loro amano il mondo e non vogliono essere perseguitati, a quelli che non pregano quasi mai, che leggono molto raramente le Scritture, che purtroppo sono in grande numero.

Ma queste alleanze a suo tempo torneranno a confusione di coloro che le hanno contratte, e così tutti potranno vedere e riconoscere quanto l’aiuto del mondo è una vanità. Se Dio rese confusi gli Israeliti quando si allearono con l’Egitto, pensate voi che non farà lo stesso verso quei Cristiani che hanno deciso di appoggiarsi ai principi di questo mondo?

 

 

Lo capirai dopo

'Tu non sai ora quello che io fo, ma lo capirai dopo' (Giovanni 13:7).

Queste parole che Gesù Cristo disse a Pietro mi sono d'incoraggiamento ogni qual volta nella mia vita avviene qualche cosa che non riesco a comprendere il perchè avviene. Quando mi domando: 'Ma perchè?' Perchè? Perchè?', queste parole mi incoraggiano ad avere fede in Dio perchè non c'è evento della mia vita che lui non abbia previsto per una ragione particolare, con lo scopo finale di farmi del bene. Sì, perchè quando Dio ci umilia e ci prova lo fa, alla fine, per farci del bene (cfr. Deuteronomio 8:16). Certamente è duro sul momento accettare che un certo evento funesto, una forte delusione, una grave distretta, avvenga per il nostro bene, ma lo si deve fare per fede perché così vuole Dio. E' facile accettare come parte del piano di Dio per la nostra vita un bell'evento, ma Dio vuole che noi accettiamo come parte della sua volontà per noi anche gli eventi funesti. Quando poi vedremo Dio convertire il male in bene, allora capiremo, allora capiremo e allora non potremo non ringraziare Dio per avere agito in quella particolare maniera che inizialmente a noi pareva incomprensibile.

 

 

Alla tua parola

Simon Pietro e altri pescatori come lui si erano affaticati tutta la notte, ma invano, perchè non avevano preso nulla. Ma ecco che il giorno dopo Gesù mentre si trovava in piedi sulla riva del lago di Gennezaret, montò su una barca che era di Simone e da sopra essa si mise a insegnare alle turbe. Finito di parlare, Gesù disse a Simone di prendere il largo e calare le reti per pescare. Simone e altri suoi compagni fecero così e presero una tale quantità di pesci che le reti si rompevano (cfr. Luca 5:1-11). Bastò dunque solo una parola di Cristo per fare pescare tutti quei pesci!!

Succede la medesima cosa nella nostra vita: in certe occasioni compiamo tanta fatica per nulla, senza vedere nessun risultato, poi il Signore all'improvviso interviene in maniera soprannaturale e le reti si riempiono, tanto da lasciarci meravigliati, stupefatti. Perchè Dio permette tutto ciò? Per insegnarci che se lui non edifica la casa gli edificatori si affaticano invano, se lui non guarda la città le guardie vegliano invano (cfr. Sal. 127:1).

Per insegnarci che noi non dobbiamo confidare nelle nostre vie, ma nelle sue; non nella nostra forza, ma nella sua che è immensa; non nella nostra sapienza, ma nella Sua, per insegnarci che Lui è Dio e noi siamo solo polvere e cenere, degli strumenti inutili nelle sue mani. Il Signore ci ama, per questo ci ammaestra e ci corregge!

 

 

"Tutti mi hanno abbandonato"

Così diceva Paolo mentre si trovava in carcere a Roma; che delusione grande deve essere stato per lui essere abbandonato da dei fratelli in Cristo proprio mentre aveva le catene ai suoi polsi! proprio quando aveva bisogno di un sostegno spirituale da parte dei santi! Doveva comparire davanti alle autorità romane a motivo del Vangelo, qualche credente al suo fianco gli avrebbe fatto certamente comodo, ma non si trovò nessuno! "Ma - diceva lo stesso Paolo - il Signore è stato meco e m'ha fortificato, affinché il Vangelo fosse per mezzo mio pienamente proclamato e tutti i Gentili l'udissero; e sono stato liberato dalla gola del leone" (2 Tim. 4:17). Che bella dimostrazione della fedeltà di Dio di fronte all'infedeltà umana! Il Signore era rimasto al suo fianco, gli aveva dato nuove forze, gli aveva fatto predicare con franchezza il Vangelo e lo aveva liberato dalla morte! Che consolazione sapere che anche se siamo abbandonati da dei fratelli proprio quando abbiamo bisogno di loro, il Signore non ci lascerà e non ci abbandonerà, ma rimarrà con noi nella distretta in cui ci troviamo e da essa ci libererà! Come avvenne a Paolo, avverrà pure a noi; siatene certi. Il Signore non ci abbandonerà, ma sarà con noi. Diverse volte ho visto dei fratelli abbandonarmi, mai ho visto il Signore abbandonarmi. Lui è fedele, a Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

 

Mi rattristo

Mi rattristo nel vedere questo mondo così malvagio, così spietato, così disinteressato alle cose di Dio. Mi rattristo nel vedere i seguaci dei falsi profeti crescere di numero, mi rattristo nel sentire parlare bene di questi impostori quando non fanno altro che sedurre le anime anche dopo morti. Mi rattristo nel vedere dei malvagi premiati per le loro inique opere come se avessero fatto delle opere buone. Mi rattristo nel vedere le anime a cui annuncio il Vangelo, indurire il loro cuore e non aprirlo all'amore della verità per essere salvate.

Mi rattristo pure nel vedere in mezzo alla Chiesa dei malvagi e degli impostori che prosperano e sono acclamati e rispettati come dei servi di Dio; mi rattristo nel vedere buona parte dei credenti che sono ignoranti della Parola di Dio, non cercano le cose di sopra ma quelle di questa terra, che hanno l'animo alle cose della carne anziché a quelle dello Spirito. Mi rattristo nel vederli camminare dietro le concupiscenze di questo mondo, non ricevendo altro che la morte come salario; mi rattristo nel vederli lanciati in questa corsa dietro il vento e che coloro che vogliono fermarli, farli riflettere alle loro vie, e tornare alla sorgente d'acqua viva, a camminare sui sentieri antichi, sono da loro perseguitati, derisi e scherniti.

 

 

E' la tua perdizione

Dio nel biasimare il popolo d'Israele perchè lo aveva abbandonato per andare dietro agli dèi stranieri e all'iniquità, gli disse: "È la tua perdizione, o Israele, l'essere contro di me, contro il tuo aiuto" (Osea 13:9).

Le stesse parole continuano a tuonare contro tutti coloro che in mezzo alla Chiesa hanno abbandonato il Signore per andare dietro ai piaceri del mondo, alle svariate concupiscenze della carne: 'E' la vostra perdizione essere contro il Signore!' Ma perchè è la loro perdizione? Perchè questa è la fine che aspetta coloro che smettono di servire il Signore, e si mettono a servire il peccato. Paolo per esempio dice di coloro che servono il proprio ventre, e quindi il peccato, che la fine loro è la perdizione (cfr. Fil. 3:19). Se l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio, come dice Giacomo, e diventare amici del mondo significa automaticamente diventare nemici di Dio, è inevitabile che un credente che smetta di essere amico di Dio vada in perdizione.

Ma costoro si illudono pensando che nulla di male potrà accadergli, e ancora peggio di ciò vengono illusi da pastori che invece di pascere il gregge del Signore pascono loro stessi a danno dell'anima loro. 'Dio è con noi, non contro di noi, non temete', ripetono questi uomini corrotti accecati dalle tenebre. Ascoltate, voi che leggete queste mie parole, se siete tra gli amanti del mondo, dovete sapere per certo che siete contro Dio, siete diventati suoi nemici per cui Dio è indignato contro di voi, altamente indignato e per spegnere questa sua ardente ira dovete convertirvi dalle vostre vie malvage, dovete abbandonarle e mettervi a camminare sui sentieri antichi, sui sentieri di giustizia che calcavate all'inizio. Esaminate le vostre vie e tornate al Signore, allora Egli sarà la vostra salvezza e quando verrà per voi l'ora del trapasso, l'anima vostra si involerà verso il paradiso.

 

 

La luce della vita

Gesù disse un giorno che chi cammina nelle tenebre non sa dove va (cfr. Giov. 12:35). Questo l'ho sperimentato personalmente quando anch'io mi trovavo nelle tenebre in cui giace tutto quanto il mondo. Quanto è brutto giacere nelle tenebre, senza una luce che ti rischiara il sentiero in cui devi camminare! Quanto è brutto cadere ed inciampare del continuo perchè si è privi di una luce! Quanto è brutto non sapere che direzione stai seguendo, se è quella giusta o quella sbagliata!

Ma un giorno per la grazia di Dio ho creduto in Gesù Cristo, la luce del mondo, e da quel giorno ho cominciato a camminare nella luce perchè Lui ha illuminato le mie tenebre che si sono diradate. Ho la luce della vita adesso (cfr. Giov. 8:12) perchè adesso so in quale direzione sto andando e so che è quella giusta perchè porta in cielo. Adesso posso scorgere chiaramente le cose che mi facevano inciampare e cadere del continuo e posso evitarle con la grazia di Dio, adesso non vivo più con la paura nel cuore che qualcosa di spaventoso mi può piombare addosso da un momento all'altro. Il Signore è la mia luce e la mia salvezza, di chi temerò? Gloria al suo nome in eterno. Amen.

 

 

Hanno amato le tenebre

Un giorno, in questo mondo nacque Gesù Cristo; nacque senza peccato e visse senza commettere nessun peccato. Egli era un uomo perfetto dunque, un uomo irreprensibile. Si astenne da ogni specie di male e si attenne soltanto al bene che fece ovunque andò. Eppure Gesù Cristo fu odiato dagli uomini del suo tempo. Perchè questo odio? Perchè le loro opere erano malvage. "Poiché chiunque fa cose malvage odia la luce e non viene alla luce, perché le sue opere non siano riprovate" (Giov. 3:20). Gesù costituiva un continuo rimprovero per i peccatori che prendevano piacere nel male, come avrebbero potuto dunque costoro amarlo? Pensate voi che un ladro o un adultero amino il giorno? Affatto, infatti essi aspettano che calino le tenebre per potere compiere i loro misfatti. Compiere le loro cose malvage di giorno è molto rischioso per loro, la luce del giorno è un ostacolo per loro. E così come la luce naturale dà fastidio ai peccatori, così dà loro fastidio la luce spirituale che emaniamo noi figli della luce, ossia noi che seguiamo Cristo. Noi figli della luce siamo in avversione a coloro che prendono piacere nel male perchè sia con le nostre opere che con le nostre parole riproviamo le loro iniquità, le smascheriamo. Loro stanno bene tra di loro, la nostra presenza è un disturbo per loro. Un'altra cosa che dà fortemente fastidio ai peccatori è la Parola di Dio perchè essa è una luce, una lampada ardente che biasima i peccatori e riprova le loro iniquità. Se la Bibbia è dunque fortemente contrastata e odiata dagli uomini è per questa ragione. D'altronde se il mondo ha odiato la Parola di Dio fatta carne, per forza di cose odierà pure la Parola scritta! Ma verrà il giorno in cui i peccatori saranno condannati per avere amato le tenebre più che la luce, non scamperanno affatto!

 

 

Tra le spine

Quando il seminatore uscì a seminare - secondo la parabola che raccontò Gesù - una parte del seme cadde tra le spine, le quali crebbero e soffocarono il seme impedendogli quindi di portare frutto. Il seme è la parola di Dio, vivente ed efficace, e colui che riceve la semenza fra le spine è chi ascolta la Parola di Dio, ma poi le cure mondane, l'inganno delle ricchezze, e i piaceri della vita affogano la Parola di Dio che finisce con il non portare frutto (cfr. Matt. 13:7,22; Mar. 4:18-19; Luca 8:14).

Se dunque le cure per le cose del mondo, l'inganno delle ricchezze e i piaceri della vita, hanno questo malefico effetto, noi dobbiamo vegliare e pregare affinché queste cose non penetrino in noi. Dobbiamo certo usare di questo mondo, ma non come fa la gente del mondo, che è schiava di questo sistema di cose e da esso dominata, ma come se non ne usassimo (cfr. 1 Cor. 7:31). Le vivande, le bevande, il vestimento, l'abitazione, la macchina, il lavoro, sono tutte cose lecite avere, ma non bisogna farsi dominare da queste cose. Dobbiamo poi guardarci dal voler arricchire perchè chi vuole arricchire cade in tentazione, in laccio e in molte e funeste concupiscenze che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione (cfr. 1 Tim. 6:9): dobbiamo invece essere contenti di quello che abbiamo, come dice Paolo a Timoteo: "Avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti" (1 Tim. 6:8). E poi dobbiamo stare attenti ai piaceri della vita che sono sempre in agguato per assalirci; a che giovano? a nulla. Infatti essi non conferiscono nessuna utilità spirituale; basta ricordare i piaceri della vita a cui noi tutti eravamo dati prima di conoscere Dio per renderci conto che alla fine non ci hanno dato nulla, proprio nulla di buono. Servono solo a tenerci lontani dalla via santa; che inganno sono i piaceri della vita!

 

 

La famiglia di Stefana

Nelle epistole di Paolo si trovano dei brevi ma significanti riferimenti a diversi credenti che lui loda nel Signore per la loro retta condotta. Tra questi credenti c'è la famiglia di Stefana, primizia dell'Acaia, "che si è dedicata al servizio dei santi" (1 Cor. 16:15). Che bell'esempio di altruismo cristiano! Che bell'esempio di credenti che hanno rinunciato a loro stessi per amore del Signore! Che bell'esempio di credenti consacrati a Dio! Quella famiglia di credenti si era consacrata a servire i santi; non ci viene detto in che maniera ma si può immaginare. E Paolo esorta anche i credenti di Corinto a sottomettersi a cotali persone, e a chiunque lavora e fatica nell'opera comune (cfr. 1 Cor. 16:16).

Apprezzate coloro che si affaticano nel Signore. Non importa quale sia il servizio che rendono, apprezzateli e sottomettevi a loro. Ne avrete del bene.

 

 

Che zelo!

Quando vedo delle persone del mondo avere così tanto zelo per la loro squadra del cuore, fare così tante rinunce per poter partecipare alle partite e fare sentire il loro sostegno e il loro calore alla squadra, quando vedo il loro impegno e sforzo per fare conoscere questa loro 'fede', sì perchè è una fede agli occhi loro; e poi vedo che tanti credenti non hanno zelo per le cose di Dio o ne hanno pochissimo, non fanno nessuna rinuncia per poter partecipare all'avanzamento del regno di Dio e fare sentire il loro sostegno e il loro calore in maniera tangibile, pratica e non solo a parole, a coloro che li ammaestrano, li conducono e li esortano, i quali sono preposti dal Signore per il loro bene; bene, non posso non rimanere meravigliato in senso negativo. Come è possibile tutto ciò? E' una triste realtà, veramente triste quella di cui rendo testimonianza diretta. Hanno più zelo coloro che diffondono una fede vana e sbagliata, o che aiutano altri a diffonderla, di tanti credenti che invece dovrebbero darsi anima e corpo alla difesa e alla diffusione della vera e unica fede, quella nel Figliuolo di Dio morto e risuscitato dai morti.

 

 

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