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Questa differenza è fondamentale per capire come mai Giacomo parla in quella maniera a quei credenti che pur avendo creduto in Gesù Cristo osservavano la legge di Mosè, in altre parole che erano come quelle migliaia di Giudei di Gerusalemme che avevano creduto ed erano zelanti per la legge di Mosè (cfr. Atti 21:20). Attenzione però a non fraintendere, quei Giudei credenti non osservavano la legge per essere giustificati mediante la legge ma solo perché essendo Giudei di nascita avevano anche dopo avere creduto continuato a comportarsi da Giudei quindi osservando il sabato, la Pasqua, ecc. la stessa cosa d’altronde che fece anche l’apostolo Paolo il quale con i Giudei si fece Giudeo per guadagnare i Giudei (cfr. 1 Cor. 9:19) e con quelli che erano sotto la legge si fece come uno sotto la legge per guadagnare quelli che erano sotto la legge (cfr. 1 Cor. 9:20). Dato quindi che quei Giudei erano zelanti per la legge, Giacomo volle dimostrargli che essi avendo dei riguardi personali commettevano un peccato perché trasgredivano la legge, quella stessa legge di cui andavano fieri essendo Giudei di nascita. Ma leggiamo tutto il discorso di Giacomo a tale riguardo: "Fratelli miei, la vostra fede nel nostro Signor Gesù Cristo, il Signor della gloria, sia scevra da riguardi personali. Perché, se nella vostra raunanza entra un uomo con l’anello d’oro, vestito splendidamente, e v’entra pure un povero vestito malamente, e voi avete riguardo a quello che veste splendidamente e gli dite: Tu, siedi qui in un posto onorevole; e al povero dite: Tu, stattene là in piè, o siedi appiè del mio sgabello, non fate voi una differenza nella vostra mente, e non diventate giudici dai pensieri malvagi? Ascoltate, fratelli miei diletti: Iddio non ha egli scelto quei che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del Regno che ha promesso a coloro che l’amano? Ma voi avete disprezzato il povero! Non son forse i ricchi quelli che vi opprimono e che vi traggono ai tribunali? Non sono essi quelli che bestemmiano il buon nome che è stato invocato su di voi? Certo, se adempite la legge reale, secondo che dice la Scrittura: Ama il tuo prossimo come te stesso, fate bene; ma se avete de’ riguardi personali, voi commettete un peccato essendo dalla legge convinti quali trasgressori. Poiché chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un sol punto, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché Colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei diventato trasgressore della legge. Parlate e operate come dovendo esser giudicati da una legge di libertà. Perché il giudicio è senza misericordia per colui che non ha usato misericordia: la misericordia trionfa del giudicio" (Giac. 2:1-13). Come puoi vedere dunque da te stesso, tutto il discorso di Giacomo tende a dimostrare a quegli Ebrei di nascita che con il loro comportamento ingiusto verso i poveri si dimostravano dei trasgressori della legge e non degli osservatori; anche solo con quel comportamento perché la legge ordinava pure di non avere riguardi personali. Ma noi Gentili in Cristo Gesù non siamo zelanti per la legge come lo erano quei Giudei di nascita, cioè non siamo degli osservatori della legge come lo erano loro (circoncidevano i loro bambini, si riposavano il sabato, festeggiavano le feste, si astenevano dai cibi impuri della legge), quindi le parole "Poiché chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un sol punto, si rende colpevole su tutti i punti" Giac. 2:10) non sono dirette a noi nella stessa maniera che lo erano per quei Giudei di nascita. Quelle parole comunque rimangono un severo monito per noi perché nel caso noi diventassimo zelanti per la legge (qui però per un altro scopo e cioè per essere giustificati dalla legge) allora non osservando un solo precetto della legge saremmo dichiarati colpevoli di avere trasgredito tutta la legge perché è scritto: "Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!" Ma in questo caso noi ricadremmo sotto la legge scadremmo dalla grazia e Cristo non ci gioverebbe a nulla. Vedi, fratello, il discorso di Giacomo a quei Giudei di nascita secondo cui chi osserva tutta la legge e si rende colpevole su un sol punto si rende colpevole su tutti i punti, lo ha fatto pure Paolo ma all’inverso nella sua lettera ai Galati che volevano farsi circoncidere secondo il rito di Mosè, infatti Paolo dice loro in maniera molto chiara: "E da capo protesto ad ogni uomo che si fa circoncidere, ch’egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge" (Gal. 5:3). Paolo è come se avesse detto: ‘La legge non dice solo di farsi circoncidere ma dice pure di osservare le feste, i noviluni, i sabati, di non mangiare certi cibi, ecc. ecc., quindi non potete pensare di osservare la legge solo facendovi circoncidere!’ Ma questo discorso era rivolto a dei Gentili che erano tentati a mettersi sotto il giogo pesante della legge!! |
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Ma che dice Paolo a noi Gentili in Cristo Gesù per tenerci lontano dal giogo della legge? Che tutta la legge è adempiuta in questa unica parola: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Cosa per altro che confermò prima di lui il Signore Gesù Cristo che quando un giorno gli fu domandato quale fosse nella legge il grande comandamento, rispose che era questo: "Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua" (Matt. 22:37) ma subito dopo citò anche questo e cioè: "Ama il tuo prossimo come te stesso" (Matt. 22:39) e per finire la sua risposta disse che da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti. Amare il prossimo come se stessi dunque, è più di tutti i sacrifici e gli olocausti, è più dei sabati, è più delle feste, dei noviluni, dei cibi impuri e così via, chi dunque osserva questo comandamento ha adempiuto la legge perché la legge quello che vuole far fare all’uomo è questo, fargli amare Dio con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, con tutto il suo spirito e con tutte le sue forze e con tutta la sua mente, e fargli amare il suo prossimo come sé stesso. Quindi l’uomo se nei suoi rapporti con gli altri uomini ama il suo prossimo come se stesso ha adempiuto la legge. |
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E qui vorrei fare una doverosa puntualizzazione; non è che perché noi non osserviamo tutta la legge ciò vuol dire che noi non siamo in grado di amare o che il nostro amore è solo ipocrisia, no perché allora questo significherebbe che noi per amare il nostro prossimo come noi stessi dovremmo ricadere sotto il giogo della legge, dovremmo metterci a servire i deboli e poveri elementi del mondo, abbandonare la realtà per andare dietro alle ombre. Ma noi siamo sotto la grazia e non più sotto la legge, e sotto la grazia dobbiamo rimanere. Noi siamo stati liberati dalla legge essendo morti ad essa mediante il corpo di Cristo, per cui non possiamo e non dobbiamo ritornare sotto la schiavitù della legge. Dobbiamo rimanere sotto la grazia con tutti i nostri difetti e le nostre mancanze, e i nostri sbagli, studiandoci di amare il nostro prossimo come noi stessi. Certo che talvolta verso il nostro prossimo non ci comportiamo come dovremmo, ma è altresì vero che noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo il Giusto, che è la propiziazione dei nostri peccati. Voglio dire che sotto la grazia c’è una fonte di perdono continuamente aperta presso cui noi possiamo sempre andare. Guai se non fosse così!! Non c’insegna questo il Nuovo Testamento? Giacomo esorta i credenti che facevano dei torti ad altri fratelli ad abbandonare i loro peccati, umiliarsi davanti a Dio e Lui li avrebbe innalzati! Il Signore Gesù esortò l’angelo della chiesa di Laodicea a ravvedersi della sua tiepidezza, e potrei proseguire. Dunque noi ci dobbiamo sforzare di amare il nostro prossimo come noi stessi, ma questo senza per nulla ricadere sotto la legge, ma rimanendo liberi da essa perché altrimenti rinunceremmo a Cristo. Ed infine ti dico questo, noi che siamo in Cristo Gesù nell’ubbidire all’ordine "ama il tuo prossimo come te stesso" non ci mettiamo per nulla sotto la legge anche se questo comandamento è nella legge, come non ci mettiamo sotto la legge nel volere osservare il primo e grande comandamento della legge che dice: "Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua". Questi sono ordini infatti che se osservati da chi è sotto la grazia non gli aprono per nulla la strada alla schiavitù della legge essendo gli ordini fondamentali da cui dipendono tutta la legge ed i profeti e che vanno osservati anche sotto la grazia. Non è forse vero infatti che anche sotto la grazia Dio va amato con tutto noi stessi? O che dobbiamo amare il nostro fratello come Cristo ci ha amati e quindi non gli dobbiamo fare torto alcuno? Ripeto, è vero che talvolta veniamo meno e Dio lo sa perché Lui sa tutto e ci conosce a fondo, ma il giusto cade sette volte e si rialza, dice la Sapienza (Prov. 24:16), e Giovanni dice che se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità (cfr. 1 Giov. 1:9). |