39. Gentile sig. Butindaro, vorrei farle una domanda allo scopo di conoscere il pensiero dei Pentecostali sull'argomento: quando e come è nata la Bibbia? A me risulta che siano stati dei vescovi cattolici a stabilire, nel corso dei secoli III-IV, quali libri fossero ispirati e quali no, considerata la presenza di testi quali il Vangelo di Pietro e quello di Tommaso, falsi e non ispirati naturalmente. E lo stesso Giovanni Crisostomo, da lei stesso nominato come "padre della Chiesa" e come primo uomo a chiamare "Bibbia" l'insieme dei libri sacri, non era cattolico? La ringrazio anticipatamente della cortese attenzione, le porgo i più cordiali saluti.

 

Anche a me risulta che furono dei vescovi cattolici a proclamare ufficialmente quali fossero i libri ispirati e quelli non ispirati, cioè quelli che dovevano essere considerati Scrittura e quali non dovevano esserlo. E questo avvenne tra il terzo e il quarto secolo, in particolare la decisione finale fu presa al concilio di Cartagine del 397 dove fu dichiarato – per ciò che concerneva il Nuovo Testamento - che solo questi 27 libri dovevano essere accettati come canonici; Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Atti degli apostoli, Romani, Prima e seconda epistola ai Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, Prima e seconda epistola ai Tessalonicesi, prima e seconda epistola a Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, prima e seconda epistola a Pietro, prima e seconda e terza epistola di Giovanni, Giuda, Apocalisse.

Tra i cosiddetti padri della Chiesa, anche a me risulta che fu Giovanni Crisostomo ad usare il termine ‘Bibbia’ in riferimento ai libri ispirati. Ma quello che NON MI RISULTA AFFATTO dalla storia è che quei vescovi che presero quella decisione, fossero CATTOLICI ROMANI, e questo perché allora non esisteva il papato come lo intendiamo oggi. Allora al vescovo di Roma non era affatto riconosciuto il primato di giurisdizione sopra tutti gli altri vescovi, come invece avviene oggi. Il vescovo di Roma, per quanto godesse di prestigio perché vescovo di una delle chiese più antiche, non aveva per niente il potere che ha oggi. Quindi, possiamo dire che fu la Chiesa Cattolica o Universale (perchè questo significa il termine ‘cattolica’), a stabilire o meglio a riconoscere il canone del Nuovo Testamento, ma non la Chiesa Cattolica Romana, a quei tempi infatti la Chiesa Universale non aveva come capo il vescovo di Roma. E qui voglio dire un’altra cosa, non è che il Canone prese la sua autorità dai Concili della Chiesa Antica, affatto, perché la Chiesa possedeva già la Scrittura, essa riconosceva già la Scrittura Sacra. Quello che fecero i Concili fu di proclamare in maniera pubblica e solenne quello che la Chiesa per secoli aveva già accettato. E’ vero che taluni in quei secoli misero in discussione certi libri del Nuovo Testamento, ma non fu mai la maggioranza dei Cristiani a metterli in discussione ma solo una minoranza. Per cui alla fine anche quei libri ‘discutibili’ dovettero per forza essere accettati come parte del Canone Neotestamentario della Bibbia.

Per ciò che concerne invece i libri dell’Antico Testamento, occorre dire che lo stesso Concilio di Cartagine del 397 dopo Cristo, si espresse a favore della inclusione dei libri apocrifi nel Canone; e questo perché su quel Concilio esercitò una forte influenza Agostino di Ippona che li considerava canonici. Ma questo senza dubbio fu un errore, perché i libri apocrifi non sono ispirati come invece lo sono gli altri. E’ vero che Agostino nel confutare uno che faceva appello al secondo libro dei Maccabei, rispondeva che la sua causa doveva essere assai debole se doveva ricorrere per sua difesa a un libro che non apparteneva alla categoria dei libri sacri accolti e ritenuti tali dai Giudei; ma egli nel suo libro Istruzione Cristiana li enumera tra i libri sacri. Va tuttavia detto che la posizione di Agostino non era per nulla accettata dal suo contemporaneo Girolamo (347-420 dopo Cristo), che fu l’autore della Vulgata, che nel suo Prologus Galeatus riteneva quei libri apocrifi come non facenti parte del Canone. Non solo, egli dice pure che ‘la chiesa legge Giuditta, Tobia e i Maccabei (nel culto pubblico), ma non li riceve come libri canonici delle Scritture’, il che fa capire che in linea generale la Chiesa antica non li accettava come ispirati, e da questo si può dedurre che la decisione del Concilio di Cartagine andò contro il parere della maggioranza nella Chiesa. Anche un altro dei cosiddetti padri della Chiesa, anche questo molto autorevole ai suoi tempi, e cioè Atanasio (morto nel 365), non accettava come canonici i libri apocrifi, infatti nel paragrafo 4 della sua trentanovesima lettera egli dice che l’Antico Testamento risulta di 22 libri, che egli poi passa ad enumerare così come si trovano ora nel testo Masoretico e secondo l’ordine delle Chiese protestanti; nei paragrafi 6 e 7 dice che i libri che non sono inclusi in questo elenco, cioè i quattordici libri apocrifi, pur non essendo canonici, ‘meritano di essere letti’. Comunque, anche se vari concili inclusero quei libri apocrifi nel canone, come avevano fatto ancora prima i Settanta quando fecero la traduzione dell’Antico Testamento in greco, questo non significa che essi fossero da considerare parte del canone. Fu uno degli errori che fecero gli antichi. Ne fecero tanti: nulla di cui meravigliarsi.

 

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