14. In che cosa consiste il mistero di Cristo di cui parla Paolo in Efesini 3:2-5?

 

Lo dice lo stesso Paolo poco dopo in questi termini: "Vale a dire, che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d’un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo" (Ef. 3:6). In altre parole consiste nell’adempimento del disegno formato da Dio avanti i secoli, e preannunziato per mezzo degli antichi profeti (cfr. Is. 11:10: Os. 1:10), che consisteva nel fare entrare i Gentili nel suo popolo per mezzo della fede in Cristo Gesù, e quindi nel fare di due popoli (quello ebraico e quello gentile) un popolo solo che è la Chiesa dell’Iddio vivente. Questo mistero fu tenuto occulto da Dio "fin dai tempi più remoti" (Rom. 16:25) per essere rivelato a suo tempo mediante lo Spirito Santo ai santi apostoli e profeti di Dio (cfr. Ef. 3:5) e manifestato quindi tramite di essi a tutti i santi.

La ragione per cui noi Gentili, nonostante siamo incirconcisi nella carne, e fossimo in passato esclusi dalla cittadinanza di Israele ed estranei ai patti della promessa, ora abbiamo potuto entrare a fare parte del popolo di Dio mediante la fede in Cristo Gesù è perché Gesù con la sua morte, come dice Paolo a noi credenti di fra i Gentili, "dei due popoli ne ha fatto uno solo ed ha abbattuto il muro di separazione con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, affin di creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo facendo la pace; ed affin di riconciliarli ambedue in un corpo unico con Dio, mediante la sua croce, sulla quale fece morire l’inimicizia loro" (Ef. 2:14-16).

Dunque, come spiega sempre Paolo, noi Gentili in Cristo per mezzo di Cristo abbiamo assieme ai Giudei che sono in Cristo, accesso al Padre in un medesimo Spirito, e non siamo più né forestieri né avventizî; ma siamo concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e de’ profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. Ed in lui noi pure entriamo a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito (cfr. Ef. 2:18-22). Questa nostra entrata a fare parte del popolo di Dio è spiegata da Paolo con l’esempio dell’innesto, infatti egli dice ai santi di Roma che noi Gentili di nascita siamo stati tagliati dall’ulivo per sua natura selvatico e innestati contro natura nell’ulivo domestico (cfr. Rom. 11:24) dove abbiamo preso il posto di quei rami naturali troncati a motivo della loro incredulità, ossia i Giudei disubbidienti (cfr. Rom. 11:17,20), e dove sussistiamo per la nostra fede in Cristo Gesù. Il fatto dunque di essere dei rami per natura selvatici che sono stati innestati nell’ulivo domestico della cui radice e grassezza ora possiamo partecipare, deve portarci sempre a riflettere che non siamo noi a portare la radice ma la radice a portare noi e quindi a non insuperbirci contro i rami naturali troncati ossia gli Ebrei disubbidienti. E non solo, ma anche a temere Dio perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali ma li ha troncati dal loro stesso ulivo a motivo della loro incredulità, non risparmierà neppure noi se ci tiriamo indietro e gettiamo via la nostra franchezza.

A Dio che ha chiamato anche noi di fra i Gentili a fare parte del suo popolo, sia la gloria ora e in eterno, in Cristo Gesù. Amen.

 

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