2. Che cosa intende dire Paolo quando afferma che chi aspira all'ufficio di vescovo bisogna che sia irreprensibile e abbia una buona testimonianza da quelli di fuori? Ossia, che significa, secondo la Parola di Dio, 'irreprensibile' e 'buona testimonianza'? Ti chiederei infine di aiutarmi a capire quando effettivamente un cristiano perde la sua irreprensibilità o la sua buona testimonianza e cosa dice la Parola di Dio a coloro che, chiamati al ministero, prima o dopo avere iniziato ad esercitare il ministero, perdono la loro irreprensibilità o la loro buona testimonianza.

 

Quando Paolo afferma che chi aspira all'ufficio di vescovo bisogna che sia irreprensibile intende dire che chi vuole essere eletto nella Chiesa a questo ufficio particolare, che è l'ufficio di anziano, non deve essere riprensibile da parte delle pecore che lui aspira a pascere. Se infatti questo credente è da riprendere lui medesimo perchè per esempio usa un linguaggio scurrile, volgare, o magari è violento, litigioso, amante di alcuni piaceri della vita, è evidente che lui non potrà mettersi a pascere le pecore perchè nel pascerle deve esortarle ad essere miti, ad avere un linguaggio sano, a non amare il mondo e le pecore non sopporterebbero che chi le esorta è lui stesso da riprendere in queste cose. In altre parole, se l'aspirante vescovo non è temperato, giusto, pio, come potrà esortare ad essere temperati, giusti e pii? A me pare che non potrà. E' insomma come il fatto che egli deve sapere governare la propria famiglia altrimenti non potrà governare la chiesa di Dio. Come fa un aspirante vescovo che non riprende i propri figli, che non sa farsi ubbidire dai figli, nel caso venisse eletto alla carica di vescovo, a riprendere e farsi ubbidire dalla chiesa?

L'avere una buona testimonianza di quelli di fuori significa che quelli del mondo che lo conoscono non devono avere nulla di che biasimarlo circa la sua condotta, ossia non devono dire che è un adultero o un fornicatore, un ladro, un disonesto, un oltraggiatore, un rapace, un avaro, ecc. Vorrei farti notare il motivo per cui Paolo dice che il vescovo deve avere questa buona testimonianza "affinché non cada in vituperio e nel laccio del diavolo" (1 Tim. 3:7). Dunque un anziano che aspira all'ufficio di vescovo non può essere qualcuno di cui la gente del paese dice che è un fornicatore, un ladro, un ubriaco, un disonesto, ecc.

Ma mettiamo il caso adesso che un credente dopo essere stato eletto all'ufficio di vescovo - perchè ha i requisiti necessari - sia accusato di un misfatto. Che dice la Parola di Dio? Paolo dice a Timoteo: "Non ricevere accusa contro un anziano, se non sulla deposizione di due o tre testimoni" (1 Tim. 5:19). Quindi un accusa contro un anziano fondata su due o tre testimonianze è da accettare. E una volta che l'accusa viene accettata? Dice sempre Paolo: "Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, onde anche gli altri abbian timore" (1 Tim. 5:20). Un anziano quindi deve essere ripreso pubblicamente affinché anche gli altri abbiano timore. Ti voglio ricordare che Pietro (Cefa) che era un anziano (cfr. 1 Piet. 5:1), quando ad Antiochia si mise a costringere i Gentili a giudaizzare fu pubblicamente ripreso da Paolo; Pietro era da condannare (nota bene la gravità del suo misfatto) e Paolo lo ammonì "in presenza di tutti" (Gal. 2:14).

Dunque chi è posto a condurre un gregge deve essere ripreso nel caso si comporti in maniera sbagliata. Non può essere altrimenti. Consideriamo anche gli angeli (i pastori) delle sette chiese dell'apocalisse. Prenderò l'esempio dell'angelo della chiesa di Efeso, quello della chiesa di Sardi, e di quello della chiesa di Laodicea. Il primo aveva lasciato il suo primo amore, e il Signore gli disse di ravvedersi e di fare le opere di prima, altrimenti avrebbe rimosso il suo candelabro dal suo posto (cfr. Apoc. 2:5). Il secondo benchè avesse nome di vivere era morto e il Signore gli disse di ravvedersi altrimenti sarebbe arrivato come un ladro e lui non avrebbe saputo a quale ora sarebbe venuto su di lui (cfr. Apoc. 3:3). Il terzo infine era diventato tiepido e il Signore lo ammonì severamente con le parole che tu sai e gli disse di avere zelo e di ravvedersi (cfr. Apoc. 3:19). Quindi, il Signore nella sua misericordia dà ai suoi ministri, dopo che essi hanno compiuto qualche misfatto il tempo per ravvedersi. Ma se essi non si ravvedono allora il suo giudizio piomberà loro addosso; può essere una malattia grave, o anche la morte, comunque sia un giudizio arriverà su di loro. La stessa cosa vale per quei credenti che non hanno ricevuto un ministerio da Dio e cadono in qualche misfatto. Anche loro sono da riprendere e devono essere ripresi, e se non si ravvedono saranno giudicati da Dio come meritano.

Che succede a chi chiamato al ministero perde la sua irreprensibilità? Prendiamo l'esempio di Pietro. Certamente Pietro con quel suo modo di agire che era da condannare perse la sua irreprensibilità in seno alla fratellanza come anziano, tuttavia non mi pare che lui smise di fare l'anziano e l'apostolo. Occorre per altro dire che l'apostolo Pietro accettò la riprensione di Paolo per cui smise di costringere i Gentili a giudaizzare (quindi lui perse la sua irreprensibilità dottrinale solo per un certo tempo). Prendiamo anche l'esempio del pastore di Efeso, di quello di Sardi, e di quello di Laodicea; certamente persero anche loro la loro irreprensibilità in seno alla fratellanza, tuttavia non smisero di fare i pastori mentre si trovavano in quella condizione spirituale che non piaceva al Signore. Dio li riprese e gli diede tempo per ravvedersi. Si ravvidero? Non lo sappiamo.

Sono tuttavia persuaso che se un anziano o un pastore persista nel suo errore, o nel suo misfatto, di certo non prospererà e andrà di male in peggio perchè Dio lo punirà come merita. Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia (cfr. Prov. 28:13), dice la Sapienza; ed anche: "Ma chi indura il suo cuore cadrà nella sfortuna" (Prov. 28:14). Naturalmente se un anziano o un pastore diventa un operatore di scandali, comincia a insegnare eresie di perdizione, e si getta alle spalle ogni riprensione, le pecore che gli sono state affidate non devono rimanere indifferenti, ma devono ritirarsi da lui (cfr. Rom. 16:17-18).

Dio giudica i suoi servitori; Lui non ha riguardi personali, non importa quale ministerio abbiano ricevuto da Lui.

 

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