13. Oltre al Vecchio Testamento, gli Ebrei fanno uso di altri libri? 

 

Sì, gli Ebrei fanno uso di altri libri – su cui fondano molte loro dottrine e pratiche - che sono i seguenti.

La Mishnah (ebraico per ‘ripetizione’), che è la codificazione della legge orale (ossia la tradizione ebraica) compiuta da Yehudà ha-Nassì all’inizio del terzo secolo dopo Cristo. Essa è scritta in ebraico dialettale.

Il Talmud (ebraico per ‘studio’) è l’opera più importante tra quelle che costituiscono la ‘Torah orale’. In esso ogni paragrafo della Mishnah viene dibattuto dai rabbini. Le discussioni rabbiniche sono chiamate ghemaràh (‘completamento’). La Mishnah assieme alla Ghemaràh costituiscono appunto il Talmud. In queste discussioni ci sono l’halakah (ebraico per ‘la via da seguire’) che è la regola elaborata dai rabbini; e l’hagadàh (ebraico per ‘narrazione’) che è il materiale che comprende storie, leggende, e anche scherzi. Esistono due Talmud, quello palestinese e quello babilonese; quello più importante è il secondo che peraltro è anche più lungo. Ad esso si riferisce l’Ebreo quando parla del Talmud. Il Talmud è scritto in parte in ebraico e in parte in aramaico. E’ composto di 18 volumi in folio nell’edizione classica. Tutti gli Ebrei sono invitati a studiare il Talmud. Per diventare rabbini bisogna conoscere il Talmud. Non si può studiare il Talmud e non lo si può capire se non ci fosse il commento di Rashi, ossia Solomon Ben Isaac (1040-1105) studioso francese di discendenza davidica, perché è l’unico commento che segue passo passo tutta la discussione talmudica.

Lo Zohar. Per parlare di questo libro occorre però dire prima qualcosa sulla Kabbalah. L’ebraismo è stato fortemente influenzato dalla Kabbalah che significa ‘ricezione’ o ‘ciò che è stato ricevuto’. Kabbalah è un termine generale che sta ad indicare un insegnamento religioso tramandato oralmente dall’origine di generazione in generazione. In particolare però il termine kabbalah dopo l’XI secolo cominciò ad essere usato per indicare quel tipo di pensiero mistico giudaico che si diceva trasmesso dal lontano passato e che era stato affidato come dottrina segreta a pochi privilegiati e che diventerà, dal XIV secolo uno studio a cui si dedicheranno apertamente molti. La Kabbalah è composta di complicate dottrine esoteriche a cui si sentono tuttora attratti coloro che studiano e praticano le arti occulte. Essa ha determinato nuovi riti e costumi ed ha influenzato l’halakah. La Kabbalah comprende più libri tra i quali il più importante è lo Zohar (ebraico per ‘Splendore’) che comparve attorno al 1300, ed è lo scritto che dopo il Talmud ha esercitato l’influenza più profonda sul giudaismo. Lo Zohar viene attribuito ai seguaci di Simeone Bar Yochai (II secolo dopo Cristo) che riferivano gli insegnamenti mistici che il loro maestro aveva imparato da Elia negli anni trascorsi nascosto in una caverna!! Il testo fu messo in circolazione solo nel tredicesimo secolo da un certo Moses de Leon (1240-1305), che sosteneva di possedere un antico manoscritto che Nachmanide (1194-1270) aveva spedito dalla terra santa in Spagna. Dopo la morte di Moses de Leon però si apprese che questo manoscritto non esisteva e che Moses de Leon aveva attribuito i suoi scritti (redatti con una tecnica di scrittura automatica) a Simeone Bar Yochai per venderli a coloro che erano interessati a testi mistici antichi. Gli studiosi moderni dicono che la maggiore parte dello Zohar fu redatto da Moses de Leon.

Il Midrash (ebraico per ‘ricerca’) è il termine con cui vengono indicate le collezioni in cui sono raccolti gli insegnamenti dei primi rabbini. I testi più antichi del Midrash si concentrano sulle leggi contenute nei libri dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri e del Deuteronomio. Il Midrash fa spesso asserzioni fantastiche su persone ed eventi biblici. Per esempio viene detto che Giacobbe in realtà non morì!

I Responsa (in ebraico she-elot u-teshuvot, che significa ‘domande e risposte’) sono raccolte di risposte a domande specifiche indirizzate alle autorità rabbiniche. I Responsa si occupano soprattutto di leggi rituali ebraiche, nella forma di semplici decisioni nei primi responsa o nella forma di lunghe ed erudite disquisizioni in quelli successivi. In essi sono affrontate tutte le questioni della vita ebraica. Questi Responsa iniziarono a comparire dopo la compilazione del Talmud babilonese, quando i saggi di Babilonia ricevevano richieste scritte di spiegazione di passaggi oscuri del Talmud e di decisioni su questioni di natura pratica. Da allora sono sorti migliaia di responsa.

I Codici. Tra quelli più importanti segnaliamo i seguenti. Il Mishnèh Torah (‘ripetizione della Torah’), che fu compilato da Mosè Maimonide nel XII secolo, che è un grande compendio di legge ebraica. Il Codice si diffuse rapidamente in tutto Israele e per diversi secoli rimase per molte comunità il solo codice autorevole per la vita, il pensiero e la prassi giudaica. I sostenitori di Maimonide dicono che la notte che Maimonide terminò il suo Mishneh Torah, Mosè lo visitò in sogno e gli disse: ‘Ben fatto!’. Il Shulchan Aruch (ebraico per ‘Tavola stabilita’) compilato dall’halakista di origine spagnola Joseph Caro (1488-1575), ed ampliato dal suo contemporaneo Mosè Isserles (1525-1572), anche lui uno studioso dell’halakah, però di origine polacca. Questo codice infatti inizialmente enumerava solo le regole e le tradizioni delle comunità ebraiche di origine sefardita, per cui trascurava quelle askhenazite, al che Moses Isserles decise di aggiungervi glosse e complementi (chiamati ‘tovaglia’) per includere nel codice anche la posizione askhenazita. Lo Shulchan Aruch divenne così accettabile per qualsiasi ebreo. Esso costituisce ancora oggi il più autorevole Codice di leggi e pratiche giudaiche. Molti halakhisti di oggi nei loro libri sulle pratiche del Giudaismo si rifanno a questo codice di Caro ampliato.

Il Siddùr (ebraico per ‘ordine’), è il libro di preghiere giornaliere e del sabato. Questo libro però non è uguale per tutti, perché quello degli Ashkenaziti differisce da quello dei Sefarditi (e persino all’interno di questi due gruppi ci sono delle differenze). I movimenti moderni hanno prodotto i loro libri di preghiere come anche le comunità riformate e conservative. Il libro di preghiere delle feste è invece chiamato Machzor (ebraico per ‘ciclo annuale’), - e contiene anche i piyyuttim (che sono dei componimenti poetici), nella maggior parte dei casi solo quelli delle feste - ed anche questo varia tra le comunità ashkenazite e quelle sefardite, ed anche tra i vari movimenti ebraici. L’attuale usanza di avere un libro di preghiere giornaliere e uno per le feste si è imposta fra gli Ashkenaziti e poi sotto la loro influenza si è estesa ad alcune comunità sefardite. Prima di questa usanza però c’era un libro di preghiere unico chiamato siddur o machzor che conteneva le preghiere regolari per l’intero anno con le aggiunte per i giorni speciali (per esempio i piyyutim).

 

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