27. Che cosa significa che il Figlio di Dio, "essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore d’una salvezza eterna …" (Ebrei 5:9-10)?

 

Significa che il Figlio di Dio da sempre esistente con Dio, affinché potesse diventare il Fedele e Misericordioso Sommo Sacerdote in grado di compiere l’espiazione dei nostri peccati, oltre a partecipare al sangue e alla carne come vi partecipiamo noi, cioè oltre a diventare simile a noi esseri umani, dovette anche soffrire come noi e difatti dice la Scrittura "in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che son tentati" (Ebr. 2:18). Le sofferenze nella vita di Gesù Cristo dunque furono necessarie, indispensabili. Fu tramite di esse che egli diventò o fu reso perfetto (cfr. Ebr. 2:10), nel senso che furono le sue sofferenze che gli hanno permesso di soccorrerci, di poter simpatizzare con noi. Come avrebbe potuto il Figlio di Dio venirci in aiuto e capirci se Lui avesse preso solo la nostra natura umana e non avesse sofferto? Non avrebbe potuto. Ma ecco che Dio aveva stabilito di renderlo perfetto tramite le sofferenze. D’altronde se il sommo sacerdote sotto la legge poteva ben capire il popolo e simpatizzare con esso, essendo anche lui un uomo che soffriva perché veniva anche lui tentato: "Può aver convenevole compassione verso gl’ignoranti e gli erranti, perché anch’egli è circondato da infermità" (Ebr. 5:2), dice la Scrittura, come avrebbe potuto il Figlio di Dio diventare il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede senza soffrire anche lui? Il fatto è però che Gesù, il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede, fu sì tentato e per questo soffrì, MA SENZA PECCARE. Ed essendo morto sulla croce per i nostri peccati è diventato per tutti coloro che credono in Lui l’autore della loro salvezza eterna. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

Indice