23. E’ giusto, alla luce della Scrittura, correggere i propri figli percotendoli?

 

Sì, è giusto perché è scritto: "Castiga il tuo figliuolo, mentre c’è ancora speranza, ma non ti lasciar andare sino a farlo morire" (Prov. 19:18), ed anche: "Non risparmiare la correzione al fanciullo; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno de’ morti" (Prov. 23:13-14). Ovviamente, superfluo dirlo, le percosse non vanno date per ogni disubbidienza, alcune volte infatti basterà solo una sgridata per farsi ubbidire. Servono le percosse? Sì, servono, io posso attestarlo personalmente. Infatti le cinghiate che mio papà mi diede da giovane per la caparbietà del mio cuore nel non volergli ubbidire, servirono a tenermi lontano da certe cattive compagnie, come anche servirono a non farmi cadere in certi peccati. Adesso come adesso quindi, ringrazio Dio per avere ricevuto quelle battiture quando mio papà si trovò costretto a darmele per farmi capire che certe cose non si devono fare. Le sgridate solamente non avrebbero raggiunto lo scopo, erano proprio necessarie le cinghiate.

Colgo poi l’occasione per dire che un padre ha il diritto (e dovere) di usare la verga verso i suoi figli, ma non ha questo diritto verso i figli degli altri.

 

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