28. Che cosa significa tentare Dio? In che maniera lo si può tentare?

 

Per rispondere a queste tue domande citerò una tentazione che subì Gesù da parte di Satana. Matteo dice: "Allora il diavolo lo menò seco nella santa città e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra. Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo" (Matt. 4:5-7). Ora, come si può vedere, nel momento in cui il diavolo cercò di indurre Gesù a compiere un gesto eclatante quale quello di buttarsi giù dal pinnacolo del tempio di Gerusalemme citandogli finanche una promessa di Dio scritta nella Scrittura, promessa che assicura la protezione di Dio, Gesù rispose dicendo che è altresì scritto di non tentare Dio. Dunque, accondiscendere a quella proposta di Satana sarebbe equivalso – secondo Gesù – a tentare Dio, nonostante ci fosse la promessa divina che Dio lo avrebbe protetto. Protezione che però non si sarebbe verificata in questo caso perché Gesù con quell’atto avrebbe tentato il Padre suo, facendo qualcosa che non rientrava nella volontà del Padre verso di lui. Gesù si rese immediatamente conto del pericolo che si nascondeva dietro quella proposta di Satana (dietro ogni sua proposta e offerta si cela sempre un pericolo), e si rifiutò di dargli retta. Tentare Dio da parte di Gesù dunque in quella circostanza avrebbe significato indurre Dio a non proteggere il suo Figliuolo, con tutte le nefaste conseguenze che ne sarebbero scaturite. Ma in che maniera oggi si può tentare Dio?

Una maniera è quella di mettersi a maneggiare pubblicamente per esibizionismo i serpenti velenosi proclamando che Gesù ha detto che nel suo nome coloro che credono in lui "prenderanno in mano dei serpenti" (Marc. 16:18), come fanno nella loro ignoranza alcuni Pentecostali in America. Che quello che fanno è tentare Dio è confermato dal fatto che da quando è sorta questa pratica in queste Chiese, ci sono stati diversi morti in seguito al morso di questi serpenti velenosi che si maneggiano in queste chiese. Con questo non voglio però dire che un credente non può in nessuna circostanza prendere in mano un serpente velenoso, perché ciò può realmente accadere in particolari circostanze, ma questo avverrà nel nome di Cristo Gesù, per cui egli non ne avrà alcun male. (Mosè, nonostante non visse sotto la grazia, prese in mano un serpente per ordine di Dio. Cfr. Es. 4:4-5).

Un'altra maniera – in cui si può tentare Dio – è mettersi a camminare in mezzo al fuoco per dimostrare la propria fede nella parola della Scrittura che dice (nella realtà però per esibizionismo come nel caso di prima): "Quando passerai per delle acque, io sarò teco; quando traverserai de’ fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non ne sarai arso, e la fiamma non ti consumerà" (Is. 43:2). Anche qui però va detto che non si può escludere che possa accadere che un credente si metta a camminare in mezzo al fuoco senza tentare Dio, come nel caso di Shadrac, Meshac e Abed-Nego che si trovarono a camminare in mezzo al fuoco perché vi furono gettati dal re Nebucadnetzar per punizione perché non avevano voluto prostrarsi e adorare la statua che lui aveva eretto. In quel caso infatti il fuoco non ebbe alcun potere sulla loro persona perché Dio li liberò dal fuoco (cfr. Dan. 3:1-30).

 

Indice