5. Mi potresti fare uno studio sugli scandali e sul come comportarsi con i fratelli che scandalizzano?

 

Lo scandalo è un comportamento o un discorso sbagliato che provoca un turbamento nell'animo altrui e che ha la capacità di indurre il prossimo a peccare.

Tra la gente del mondo di scandali ne avvengono spesso e tanti da parte delle persone più svariate (autorità civili come ministri, sindaci, ecc.; autorità religiose come cardinali, vescovi, preti ecc.); sono scandali di ogni genere e ogni volta che vengono annunciati dai mass media subito i più reagiscono con grande sdegno condannando l'atto scandaloso che può essere una frode, un abuso sessuale compiuto su dei bambini, una frase oltraggiosa, ecc. Gesù disse che è impossibile che non avvengano scandali in questo mondo quando affermò: "Poiché è ben necessario che avvengan degli scandali" (Matt. 18:7) ed anche: "E' impossibile che non avvengano scandali" (Luca 17:1), e di queste sue parole ne vediamo l'adempimento con i nostri occhi, ma egli ha anche detto: "Ma guai a colui per cui avvengono!" (Luca 17:1). Quindi scandalizzare il prossimo è grave agli occhi del Signore; a proposito di colui che avrà scandalizzato un piccolo fanciullo che crede in lui Gesù ha detto: "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare" (Matt. 18:6).

Di scandali però ne compiono anche taluni in seno alla fratellanza, ossia in mezzo alla Chiesa. C'è chi ruba, chi inganna, c'è chi si approfitta dei fratelli, c'è chi usa un parlare scurrile e volgare dinnanzi ai fratelli, chi alza le mani sui fratelli o sui figli dei fratelli, c'è chi si contamina con la moglie del suo fratello, chi si dà a vizi contro natura, chi è diventato avaro, chi si ubriaca, ecc. Qui sto parlando di credenti che prendono piacere nel fare il male, che non hanno nessuna intenzione di santificarsi, che si sono corrotti fino al punto che il proprio cuore è diventato duro e insensibile cosicché si fanno beffe di qualsiasi riprensione e ammonizione, e tra questi ci sono anche tanti pastori, cioè credenti che sono in una posizione particolare nella Chiesa, cioè nella posizione di coloro che sono chiamati a pascere il gregge del Signore i quali sono un punto di riferimento continuo per le pecore per cui essi devono dare loro il buon esempio sia con le loro parole che con i loro atti secondo che è scritto: "….Pascete il gregge di Dio che è fra voi …. e non come signoreggiando quelli che vi sono toccati in sorte, ma essendo gli esempi del gregge" (1 Piet. 5:2,3). La loro condotta deve dunque essere irreprensibile; un pastore dovrebbe essere in grado di dire: 'Io non do motivo di scandalo in cosa alcuna onde il ministerio non sia vituperato…..'; questo però molti pastori non lo possono dire perché la loro condotta caparbia e ribelle testimonia in maniera eloquente contro di loro.

Come comportarsi con coloro che fomentano scandali in seno alla Chiesa? Ce lo dice l'apostolo Paolo: "Or io v'esorto, fratelli, tenete d'occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l'insegnamento che avete ricevuto, e ritiratevi da loro. Poiché quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de' semplici. Quanto a voi, la vostra ubbidienza è giunta a conoscenza di tutti. Io dunque mi rallegro per voi, ma desidero che siate savî nel bene e semplici per quel che concerne il male" (Rom. 16:17-19). Vorrei fare notare a proposito di queste parole che quelli che prendono piacere nel fare scandali cioè nello scandalizzare sono gli stessi che contrastano la sana dottrina, e poi che di questi Paolo dice che essi non servono il Signore, quantunque nell'apparenza ad alcuni potrebbe sembrare che servono il Signore, ma il loro proprio stomaco e questo perchè sono cupidi di disonesto guadagno. Di essi Paolo dice che seducono con il loro parlare il cuore dei semplici, parlare che voglio che notiate è dolce e lusinghiero; non è un parlare duro, scorbutico, aspro e altro, ma dolce e lusinghiero. Quindi le loro parole sono melate, sono lusinghiere, ed hanno come scopo quello di ingannare e ci riescono nei confronti dei semplici, degli ingenui; sono parole finte, come dice bene l'apostolo Pietro: "Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole finte" (2 Piet. 2:3).

Ora, Paolo dice ai Romani che da questi contenziosi ed operatori di scandali occorre ritirarsi, quindi separarsi; cosa che lui conferma ai Corinzi quando dice: "Ma quel che v’ho scritto è di non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, o un avaro, o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un rapace; con un tale non dovete neppur mangiare" (1 Cor. 5:11).

Ma perché? Innanzi tutto perché la Scrittura dice che le cattive compagnie corrompono i buoni costumi (cfr. 1 Cor. 15:33) e che "il compagno degli insensati diventa cattivo" (Prov. 13:20), per cui mettersi a camminare con costoro significherebbe corrompersi, guastarsi a danno dell'anima nostra. Nessuno si illuda, è impossibile per chi teme Dio camminare con gente che di timore di Dio non ne ha e restare integro nelle sue vie; prima o poi, se egli non decide di farla subito finita con costoro, anche lui sarà portato lungi dalle vie sante di Dio.

E poi perché la condotta di questa gente essendo insensata porta gli altri a biasimare la verità e la dottrina di Dio; dice Pietro che "a cagione loro la via della verità sarà diffamata" (2 Piet. 2:2), a fare dunque una brutta cosa, una cosa che è l'opposto di quanto noi dobbiamo invece far fare con la nostra condotta. Noi discepoli di Cristo infatti siamo chiamati a onorare la Parola di Dio, a far sì che la gente vedendo la nostra condotta santa e giusta sia portata a glorificare il nostro Dio (cfr. Matt. 5:16) e ad onorare la Parola di Dio; e non a disonorarla e a farla biasimare. E noi non possiamo metterci con gente che di onorare la Parola di Dio con le loro opere buone e con la rinuncia alle funeste concupiscenze mondane, non ne vuole sentire parlare, lo ripeto, non ne vuole sentire parlare. Per costoro vale il principio: 'Il fine giustifica i mezzi'; e vi posso dire che usano veramente qualsiasi mezzo per raggiungere il loro fine, che è quello di diventare ricchi e potenti. Ma viene il giorno in cui tutto il male compiuto dalle loro mani e dalla loro bocca ricadrà su di essi, e allora tutti vedranno che Dio è giusto e che non v'è ingiustizia in lui.

Perché gli operatori di scandali, con la loro condotta iniqua, sono un intoppo per coloro che si evangelizzano, cioè costoro impediscono alle persone del mondo di credere nel Vangelo. Se quindi noi ci mischiamo con dei credenti che scandalizzano a più non posso, quando evangelizzeremo le persone le troveremo sorde più che mai al nostro messaggio. Tante volte delle persone del mondo fanno notare che non vanno in un certo luogo di culto ad ascoltare la Parola di Dio perché è frequentato da credenti - conosciuti personalmente da loro - che rubano, che sono maneschi, maltrattano la propria moglie, sono adulteri, avari, ecc. 'Si dicono Cristiani e poi fanno questo e quest'altro!', sono le parole che sono del continuo sulla bocca di costoro. Parole che devo dire sono inconfutabili perché ho potuto constatare personalmente che non pochi evangelizzano e scandalizzano nello stesso tempo ponendo dei gravi ostacoli davanti alla via di queste persone. Ecco perché Paolo dice: "Non siate di intoppo né ai Giudei, né ai Greci, …." (1 Cor. 10:32), perché lui sapeva che con una condotta scandalosa si poteva impedire a persone del mondo di avvicinarsi al Signore. Ma io dico: 'Come si può collaborare con costoro e vedere le anime avvicinarsi al Signore? Non saranno forse spinte a tenersi lontane da noi queste persone?' E poi, ho visto che se tu che ami e temi il Signore collabori con costoro andrà a finire sempre che tu ti darai tanto da fare per edificare ma vedrai ben presto la tua opera distrutta e resa inutile dalla condotta scandalosa di questi sedicenti fratelli che puntualmente scandalizzeranno queste anime che tu hai evangelizzato!! Costoro sono veramente un cancro nella Chiesa.

Termino dicendo questo: noi dobbiamo studiarci di non scandalizzare i fratelli come anche gli increduli, e questo perché dando il cattivo esempio saremmo loro di intoppo. Ai credenti li feriremmo e li indurremmo ad abbandonare la fede, agli increduli invece gli impediremmo di accettare la Parola di Dio. Studiamoci di avere il medesimo sentimento di Paolo che aveva un così intenso amore verso i fratelli che arrivò a dire: "Perciò, se un cibo scandalizza il mio fratello, io non mangerò mai più carne, per non scandalizzare il mio fratello" (1 Cor. 8:13). Considerate l'amore di questo servo del Signore verso i santi; era un amore che lo portava a rinunciare persino al mangiare carne per non essere di scandalo ai fratelli la cui coscienza era debole. Paolo non voleva che per la sua conoscenza il fratello debole, colui per il quale Cristo era morto, perisse; ed era pronto a rinunciare anche alla carne pur di non allontanare il fratello dalla fede. Ma Paolo nutriva amore anche per le persone del mondo a cui annunciava la parola della croce, amore che lo portò a fare tante rinunzie per non scandalizzarle (o essergli di intoppo) e così guadagnarle a Cristo.

In verità Paolo è un esempio da seguire per tutti noi. Quando si legge la sua vita e si legge quello che ha scritto non si può non notare che lui era animato dal forte desiderio di onorare a qualsiasi costo sia la Parola di Dio che lui annunciava e sia il ministerio da lui ricevuto dal Signore. E questo forte desiderio, che per lui costituiva uno dei suoi principali propositi, lo portò a vivere una vita temperata, giusta e pia. Ed ancora oggi coloro che hanno lo stesso desiderio di Paolo seguono le sue orme. Chi invece non ha il desiderio di onorare la Parola di Dio che lo ha salvato dal peccato, non si curerà affatto della sua condotta e fomenterà scandali a non finire, procurando del male non solo a se stesso ma anche a tanti altri.

 

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