12. Gentile sig. Butindaro, .... avrei una domanda da farle. Spero che mi darà una risposta esauriente. Ho assistito più volte a dei culti in una chiesa evangelica pentecostale libera ed ho notato una cosa che non ho ben capito: molti (per non dire tutti) ad un certo punto cominciano a parlare in lingue, ma mai nessuno ha interpretato quello che si è detto. La mia domanda è questa: non è sbagliato questo atteggiamento in relazione a ciò che dice la Bibbia in 1 Corinzi 14, 27-28: "... Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete. Se non vi è chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell'assemblea e parli solo a se stesso e a Dio. "? Da considerare inoltre che le persone che ho visto parlare in lingue non sono 2 o 3, ma tutta l'assemblea intera, ovvero 100-150 persone contemporaneamente. Che risposta mi può dare?

 

La risposta che le dono è la seguente. Sì, questo comportamento di cui lei è stato testimone più volte è sbagliato alla luce di quanto ordina di fare la Scrittura in merito al parlare in lingue quando la Chiesa è radunata. La Scrittura infatti afferma quanto segue: "Se cíè chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e líun dopo líaltro; e uno interpreti; e se non víè chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio" (1 Cor. 14:27-28). Innanzi tutto la prego di notare che nel caso in una comunità ci siano coloro che parlano in altre lingue, non è concesso a tutti di farlo ad alta voce in maniera da attirare l'attenzione dei presenti, nè assieme e neppure uno dopo l'altro, ma questo è concesso solo a due o al massimo a tre, e poi questo parlare deve essere ordinato nel senso che non può avvenire contemporaneamente ma uno dopo l'altro. Quindi anche nel caso fossero solo due o tre a parlare in lingue contemporaneamente ad alta voce, la cosa non può essere accettata. E dopo il parlare in lingue ci deve essere l'interpretazione fatta da uno solo (quindi non ci possono essere due o tre o più persone che interpretano), nel caso però manca chi interpreta allora essi devono tacere e parlare a se stessi e a Dio (quindi questo tacere non è totale perchè possono continuare a parlare - anche in altra lingua magari - ma solo sottovoce).

Alla luce dunque di questi ordini dati dall'apostolo Paolo, il parlare in lingue fatto da una intera assemblea, non importa quanto bello può sembrare, non è corretto, e che sia così lo conferma sempre Paolo ai Corinzi quando domanda loro: "Quando dunque tutta la chiesa si raduna assieme, se tutti parlano in altre lingue, ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno essi che siete pazzi?" (1 Cor. 14:23). Ecco dunque perchè Paolo invita ad evitare questo parlare in lingue assieme, per evitare che nel caso entrano degli estranei o dei non credenti, questi non ci prendano per pazzi. E' una questione dunque di decoro e di ordine.

Voglio terminare di risponderle facendole presente che purtroppo questo parlare in lingue di tutti o quasi quando la Chiesa è radunata non è presente solo nelle Chiese Pentecostali libere ma anche in quelle che non si definiscono o non sono definite tali. Purtroppo è molto diffuso tra i Pentecostali questo modo di fare sbagliato, modo di fare che a giusta ragione viene biasimato da quei credenti che non sono Pentecostali, alcuni dei quali però arrivano a dire che questo sta a dimostrare che il parlare in lingue presente tra i Pentecostali non è da Dio! Cosa questa che non mi trova affatto d'accordo perchè come dico sempre, Paolo non mise in dubbio la genuinità del parlare in lingue presente tra i santi di Corinto nonostante essi nell'esercizio di questa capacità fossero disordinati. Li riprese, li corresse, ma non cominciò a dire che il loro parlare in lingue era dal diavolo! Dunque la invito a non fare lo stesso errore di costoro.

 

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