4. Ho notato che tra i Pentecostali, in linea generale, non si sente mai o quasi mai parlare della predestinazione, e quando se ne sente parlare se ne sente parlare in maniera distorta; come mai?

 

Perchè la maggior parte dei Pentecostali è dell'opinione che la dottrina della predestinazione fa apparire Dio come un Dio ingiusto perchè mentre avrebbe predestinato alcuni eletti alla salvezza avrebbe predestinato gli altri alla perdizione!! Un'altra ragione è perchè la dottrina della predestinazione produrrebbe nel credente lassismo e pigrizia, in altre parole lo scoraggerebbe a santificarsi e compiere opere buone!!

Vediamo adesso di rispondere alle principali obbiezioni mosse contro la dottrina della predestinazione.

Dio, per avere predestinato alcuni ad essere giustificati ed altri ad essere condannati, non può essere accusato di essere ingiusto perchè Lui ha il 'diritto' di fare quello che vuole di quello che è suo, cioè Lui è libero sia di fare grazia che di non fare grazia a chi vuole Lui. A coloro che contendono con Dio a proposito di questo suo proponimento Egli dice: "Non m'è lecito fare del mio ciò che voglio?" (Matt. 20:15), ed anche: "Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà' (Esodo 33:19). Capisco che è duro accettare questo modo di agire di Dio, capisco che umanamente non è comprensibile, ma le cose stanno così perchè confermate ampiamente dalla Scrittura. Io rigetterei tutto ciò se la Scrittura tacesse su ciò, o se ciò contrastasse la Parola di Dio, ma il fatto è che la Scrittura dice che questo è il modo di agire di Dio. Prendiamo per esempio Esaù e Giacobbe: che dice la Parola di Dio? Che prima che avessero fatto alcunché di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell'elezione di Dio, Dio disse a Rebecca loro madre: "Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù" (Rom. 9:12-13). Non è chiaro ciò che è scritto? Non è chiaro che Dio agì così non perchè Giacobbe meritasse di essere servito da suo fratello e quest'ultimo non meritasse di essere servito, ma semplicemente perchè a Dio piacque così? Perchè ostinarsi e darsi a vani ragionamenti? Che poi è da sottolineare che l'esempio di Esaù e Giacobbe è preso da Paolo proprio per spiegare il proponimento dell'elezione di Dio, un esempio calzante dobbiamo dire perchè mostra in maniera lampante e indiscutibile come il proponimento dell'elezione di Dio non dipende dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, o come dice Paolo più avanti, "non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia" (Rom. 9:16). Dunque quando si legge che Esaù vendette la sua primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie, che Giacobbe si appropriò in maniera disonesta della benedizione che spettava a Esaù occorre tenere bene a mente che il tutto rientrava nella volontà di Dio, cioè fu Dio che fece accadere quelle cose affinché si adempisse la sua Parola. Naturalmente, non per questo il comportamento scorretto sia di Esaù che di Giacobbe passò inosservato da Dio e rimase impunito infatti ricevette la giusta punizione. Un discorso simile va fatto a riguardo di Faraone; Dio quando mandò Mosè da Faraone per ordinargli di lasciare andare via il suo popolo avvertì Mosè che Faraone non lo avrebbe lasciato andare se non dopo essere stato forzato da una mano potente e questo perchè Lui gli avrebbe indurato il cuore per manifestare la sua gloria e affinché il suo nome fosse conosciuto dagli Egiziani. Ascoltate cosa disse Dio a Mosè: "Vedi, io ti ho stabilito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta. Tu dirai tutto quello che t'ordinerò, e Aaronne tuo fratello parlerà a Faraone, perché lasci partire i figliuoli d'Israele dal suo paese. E io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d'Egitto. E Faraone non vi darà ascolto; e io metterò la mia mano sull'Egitto, e farò uscire dal paese d'Egitto le mie schiere, il mio popolo, i figliuoli d'Israele, mediante grandi giudizi. E gli Egiziani conosceranno che io sono l'Eterno, quando avrò steso la mia mano sull'Egitto e avrò tratto di mezzo a loro i figliuoli d'Israele' (Esodo 7:1-5). E' vero che in alcuni posti è scritto che Faraone indurò il suo cuore, ma questo induramento fu prodotto da Dio senza che Faraone sapesse alcunché. Dio aveva deciso di agire così, e così agì. Qualcuno potrebbe dire che questo è solamente un caso isolato di induramento per cui non può essere preso come esempio; a questo rispondo che innanzi tutto non è isolato perchè sempre nella legge c'è l'induramento di altre persone e precisamente del re di Sihon, re di Heshbon, del quale Mosè dice: "Ma Sihon, re di Heshbon, non ci volle lasciar passare per il suo paese, perché l'Eterno, il tuo Dio, gli aveva indurato lo spirito e reso ostinato il cuore, per dartelo nelle mani, come difatti oggi si vede" (Deut. 2:30). Lo vedete? Il caso di Faraone non è isolato. E poi c'è anche il caso dei Giudei che rifiutarono di credere in Gesù pur avendo visto tanti miracoli: ascoltate quello che ci dice l'apostolo Giovanni: "E sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui; affinché s'adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore? Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani" (Giov. 12:37-40). Credo che ogni commento a queste parole di Giovanni sia superfluo!! Dunque alla luce delle Scritture ha ragione Paolo quando dice che Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole (cfr. Rom. 9:18). Ma chi può mettersi a replicare a Dio? Ma chi si metterà a contendere con Lui? Noi rottami fra i rottami che possiamo dire al nostro Fattore? Se dunque Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole, cade l'obbiezione secondo cui la dottrina della predestinazione fa apparire Dio ingiusto o con dei riguardi personali.

La dottrina della predestinazione non produce pigrizia in coloro che l'accettano; basta prendere l'esempio di Paolo che credeva di essere stato appartato per l'Evangelo sin dal seno di sua madre (cfr. Gal. 1:15) per capire che non è così. Lui stesso ebbe a dire che si era affaticato nel Signore più di tutti gli altri apostoli (cfr. 1 Cor. 15:10); bastano queste parole per mettere a tacere ogni accusa del genere. Anzi la dottrina della predestinazione induce chi l'accetta ad essere zelante nelle opere buone perchè questa dottrina incoraggia e induce il credente a mostrarsi riconoscente verso Colui che ha voluto fargli grazia.

Una puntualizzazione va fatta però adesso; quando io parlo della dottrina della predestinazione non intendo dire che per il fatto di avere creduto ci si può comportare come vuole, tanto alla fine si verrà salvati lo stesso nel regno di Dio. Perchè una volta che si è creduto occorre perseverare sino alla fine nella fede, altrimenti si andrà in perdizione. La dottrina chiamata 'una volta salvati, sempre salvati', non è dunque conforme a verità, perchè la Scrittura ammette che un credente possa scadere dalla grazia e andare in perdizione. E' ovvio quindi che quando dico che la dottrina della predestinazione non può produrre pigrizia lo dico perchè il credente sapendo di avere ricevuto una vocazione celeste per la grazia di Dio si sforzerà di condurre una vita piena di opere buone, una vita santa e giusta, altrimenti, cioè se rifiuterà di santificarsi e di compiere opere buone andrà in perdizione. Se il giusto si tira indietro va in perdizione, insegna la Scrittura (cfr. Ebr. 10:38-39). Ecco perchè il fatto di sapere di essere stati predestinati non può portare il credente a fare la vita che vuole. Che dire allora di quei credenti che pur avendo accettato la dottrina della predestinazione si sono poi tratti indietro a loro perdizione? Diremo semplicemente che non hanno voluto perseverare nella fede fino alla fine a danno della loro anima. L'espressione 'una volta salvati, sempre salvati' vale quindi solo nel caso di coloro che perseverano nella fede fino alla fine. Per coloro che un giorno sono stati salvati e poi non hanno perseverato occorre dire 'furono salvi solo per un certo tempo'.

Per terminare voglio dire qualche cosa d'altro, e cioè che c'è un altra ragione che impedisce a molti Pentecostali di accettare la predestinazione, ed essa è l'orgoglio. Cosa voglio dire? Voglio dire che essi rigettano la predestinazione perchè essa toglie all'uomo ogni vanto perchè secondo la dottrina della predestinazione il fatto che una persona creda nel Signore non è dovuto al fatto che egli abbia voluto credere ma che Dio abbia decretato che egli creda e lo ha indotto a credere donandogli la fede. In altre parole la conversione del credente non è dipesa dall'uomo ma INTERAMENTE da Dio, e questo dà non poco fastidio a coloro che invece pensano e dicono che loro hanno creduto perchè hanno voluto loro credere, loro sono andati a Cristo perchè hanno voluto loro andare a Cristo. Costoro quando gli si parla della predestinazione è come se ti dicessero: 'Ma insomma con questa dottrina non ci permetti di innalzarci neppure un pò, non ci permetti di congratularci con noi stessi neppure per un attimo, perchè secondo te il tutto è opera di Dio; noi siamo stati semplicemente convertiti da Dio, attirati da Dio a Cristo, e salvati esclusivamente per il beneplacito della sua volontà'!!!'. E' triste constatare tutto ciò, veramente triste.

 

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