12. Non è forse scritto: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre." (Giovanni 10:27-29); "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com'è scritto: "Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello". Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore." (Romani 8:35-39); "In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita." (Giovanni 5:24); "Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò] per la vita del mondo"." (Giovanni 6:51); "Chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?" (Giovanni 11:26); "Infatti con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati." (Ebrei 10:14); "Chi fa la volontà di Dio rimane in eterno." (1 Giovanni 2:17); "Egli vi renderà saldi sino alla fine, perché siate irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo." (1 Corinzi 1:8:); "Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno." (Giovanni 6:39); "E quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati." (Romani 8:30); "Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Tessalonicesi 5:9); "Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità." (2 Tessalonicesi 2:13); "E ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria" (Romani 9:23); "Perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili." (Romani 11:29); "Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro." (Ebrei 7:25); "È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno." (2 Timoteo 1:12); "Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita." (Romani 5:10); "E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù." (Filippesi 1:6)? Come fai dunque ad affermare che c’è l’eventualità che uno che ha creduto possa scadere dalla grazia e andare in perdizione? Non è questo un controsenso?

 

Ora, che tutti quei passi siano scritti nella Bibbia non si può minimamente negare, come non si può negare che essi tutti affermano in maniera molto eloquente la salvezza finale dei santi. Per ciò che mi concerne non dubito di nessuno di essi, li affermo con forza e con pienezza di convinzione. Come faccio allora a dire che un credente può perdere la salvezza donatagli da Dio? Lo faccio perché ci sono altri passi nella Bibbia che affermano non il contrario di quanto questi passi dicono, ma semplicemente che se un credente (e se è un credente è stato giustificato, rigenerato e santificato) si tira indietro andrà in perdizione. Quindi la mia risposta è: ‘Perché è altresì scritto in svariati luoghi e in svariate maniere che se un credente si tira indietro andrà in perdizione’. Ma vediamoli da vicino alcuni di questi passi.

ź Paolo dice a Timoteo: "Se lo rinnegheremo, anch’egli ci rinnegherà" (2 Tim. 2:13). Ora, voglio ricordare, che chi ha scritto queste parole a Timoteo, poco prima scrisse anche che Dio "ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non secondo le nostre opere, ma secondo il proprio proponimento e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù avanti i secoli…." (2 Tim. 1:9). Era Paolo convinto di essere stato eletto a salvezza prima della fondazione del mondo? Certo; e allora, dico io, come mai disse quelle parole sopra citate a Timoteo? Per avvertirlo della fine che avrebbero fatto lui, Timoteo e quanti altri avevano creduto se avessero rinnegato il Signore. Le mie parole sono semplici da capire, come credo lo siano quelle di Paolo. Quindi, Paolo ha ammesso la possibilità di un eventuale rinnegamento del Signore da parte di chi ha creduto? Certo, e come si fa a dire il contrario? Certo, Paolo non rinnegò il Signore ma lo confessò fino alla fine della sua vita, tanto che poteva dire in quella medesima lettera che il Signore lo avrebbe liberato da ogni mala azione e lo avrebbe salvato nel suo regno celeste, e che lui aveva finito la corsa, aveva serbato la fede, e che del resto gli era riservata la corona della giustizia che il Signore ha promesso a coloro che avranno amato la sua apparizione (cfr. 2 Tim. 4:7-8,18); ma pure rimane il fatto che quelle parole lui le disse a Timoteo poco prima di morire; anzi gli disse pure di ricordarle ai santi (cfr. 2 Tim. 2:14). Come mai però queste parole, nella maggior parte dei casi, non vengono ricordate ai santi da coloro che credono nell’elezione divina? Perché non conviene loro o comunque perché non gli va. E’ giusto questo? Secondo me, no. Dunque, proclamiamo con forza le parole di Paolo sull’elezione divina di cui noi siamo stati oggetto per la grazia di Dio, ma con la stessa forza e chiarezza dobbiamo dichiarare quanto Paolo ha detto a Timoteo ci avverrà se rinnegheremo il Signore.

ź Paolo, nella sua lettera ai santi di Roma, dice: "Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che sono caduti; ma verso te la benignità di Dio, se pur tu perseveri nella sua benignità; ALTRIMENTI anche tu sarai reciso" (Rom. 11:22). Queste parole Paolo le ha dette a chi ha veramente creduto e non ad uno pseudo credente infatti poco prima dice: "Tu sussisti per la fede" (Rom. 11:20). Per quale fede? Per una fede finta? Non credo; ma per una fede vera, genuina. Come si potrebbe sussistere nell’ulivo domestico con fede finta? Dunque quel "SE" e quel "ALTRIMENTI" sono rivolti a persone che hanno un giorno creduto e sono nati da Dio perché è solo per la nuova nascita che si viene innestati nell’ulivo domestico. Ma anche queste parole sono evitate da molti di quelli che credono nell’elezione divina; i motivi? Sempre gli stessi. Io sono convito che se Paolo ha detto chiaramente anche queste parole pure noi le dobbiamo citare e proclamare ai fratelli, senza fare finta che non esistano. Mi hanno riferito che un pastore di una Chiesa pentecostale in Emilia Romagna una volta, mentre si stava facendo uno studio biblico sulla lettera ai Romani, disse che i capitoli 9,10,11 non erano per loro, e difatti li saltò. Ovviamente la ragione la suppongo (dato che so che questo pastore non crede nella predestinazione). A me pare però che ci sono alcuni passi di questa lettera (quello prima citato è uno di essi) che molti di coloro che credono nell’elezione sorvolano perché non credono si riferiscano a veri credenti!! No, non bisogna sorvolare su nessuna parte del consiglio di Dio annunciatoci da Paolo. Si sbaglia, se si evita di parlare esattamente come faceva Paolo. Il suo è un modello di parlar sano (cfr. 2 Tim. 1:13), ricordiamocelo questo; e perciò questo modello va seguito. A me non importa passare per ‘incoerente’ agli occhi di taluni, nel sostenere sia l’elezione divina che l’eventualità che un credente vada in perdizione SE rinnega il Signore. Sono sicuro che anche Paolo ad alcuni apparve un ‘incoerente’ ai suoi giorni nel parlare in quella maniera.

ź Lo scrittore agli Ebrei dice che "siamo diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio" (Ebr. 3:14), quindi anche lui pone una condizione chiara ai santi affinché eredino la salvezza, e cioè la costanza, e questo traspare da tutta la lettera. Quello che lo scrittore vuole dire con quelle parole è che noi entreremo nel regno dei cieli se persevereremo nella fede fino alla fine; nel caso invece dovessimo gettare via questa fede non ci entreremo nel regno di Dio. E difatti, per confermare ciò, prende l’esempio degli Israeliti che uscirono dall’Egitto i quali ad un certo punto del viaggio nel deserto rifiutarono di credere in Dio e per questa loro incredulità non furono fatti entrare nel riposo di Dio secondo che è scritto: "non vi poterono entrare a motivo dell’incredulità" (Ebr. 3:19). Ed a proposito di questi Israeliti voglio ricordare che essi quando uscirono dall’Egitto avevano creduto in Dio infatti è scritto che quando il popolo di Israele vide la grande potenza spiegata contro gli Egiziani presso il Mare Rosso, "temé l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo" (Es. 14:31).

ź Sempre nell’epistola agli Ebrei troviamo queste parole: ‘Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia. Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio; ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad esser maledetta; e la sua fine è d’esser arsa" (Ebr. 6:4-8). Come si può vedere, anche in questo caso la Scrittura ammette la possibilità che un credente possa rinnegare la fede ed andare in perdizione. Non è però così per taluni che invece dicono che qui la Scrittura non sta parlando di veri credenti, di persone veramente santificate, ma di finti credenti cioè di persone che erano credenti solo nell’apparenza. Che dire? Mi meraviglio che un passo così chiaro sia spiegato così male. Ma basta considerare che lo scrittore parla di persone che sono state una volta illuminate e che quindi avevano cessato di dimorare nelle tenebre spirituali; di persone che hanno gustato il dono celeste e quindi la vita eterna che è il dono di Dio; di persone che hanno gustato la buona parola di Dio, cioè hanno avuto il loro diletto nella Parola di Dio non cibandosi solo di latte ma anche di cibo sodo perché avevano progredito nello studio della Parola oltre l’insegnamento elementare intorno a Cristo volgendosi a quello perfetto; di persone che avevano gustato le potenze del mondo a venire cioè i doni dello Spirito Santo; di persone che sono state fatte partecipi dello Spirito Santo e che quindi lo hanno ricevuto (e lo Spirito si riceve mediante la fede); e poi dice che se esse cadono (è implicito dunque che sono persone che sono in piedi) non è possibile menarli da capo, cioè di nuovo, a ravvedimento (quindi si erano ravveduti un giorno), dico basta considerare nella semplicità del proprio cuore tutte queste parole, per capire che lo scrittore sta parlando di persone che un giorno hanno veramente creduto e sono state santificate.

ź E sempre nell’epistola agli Ebrei troviamo scritto quanto segue: "Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardor d’un fuoco che divorerà gli avversarî. Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?" (Ebr. 10:26-29). Nota bene che qui la Scrittura dice che cosa ci accadrà a noi credenti se pecchiamo volontariamente (ossia se commettiamo il peccato che mena a morte) dopo avere ricevuto la conoscenza della verità. Ci accadrà che dovremo attendere il giudizio di Dio e il suo fuoco divoratore. Questo perché avremo tenuto per profano il sangue del patto con il quale siamo stati santificati. Come si fa dunque a dire: ‘Una volta salvati, sempre salvati’ o ‘Una volta rigenerati, sempre santificati" dinanzi a queste parole? Non si può in nessuna maniera. Nota che è chiamato "Il sangue del patto"; ma non è forse vero che il nuovo patto è un patto eterno? Sì, è vero (cfr. Is. 61:8); eppure qui si parla di qualcuno che è entrato in questo patto ma lo rinnegherà perché rinnegherà il sangue su cui si fonda questo glorioso patto, che è il sangue di Gesù. Il sangue del patto, sì il sangue del patto, dice lo scrittore agli Ebrei; che è quello sparso da Gesù sulla croce per la remissione dei nostri peccati. Quindi è proprio il sangue di Gesù che se un credente terrà per profano andrà in perdizione.

Salvati e santificati per sempre dunque, sì, ma a condizione che non teniamo per profano il sangue del patto mediante il quale siamo stati salvati e col quale siamo stati santificati. Amen.

 

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