I doni dello Spirito Santo

 

Introduzione

L’apostolo Paolo dice ai Corinzi: "Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza. Voi sapete che quando eravate Gentili eravate trascinati dietro agl’idoli muti, secondo che vi si menava. Perciò vi fo sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: Gesù è anatema! e nessuno può dire: Gesù è il Signore! se non per lo Spirito Santo. Or vi è diversità di doni, ma v’è un medesimo Spirito. E vi è diversità di ministerî, ma non v’è che un medesimo Signore. E vi è varietà di operazioni, ma non v’è che un medesimo Iddio, il quale opera tutte le cose in tutti. Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole" (1 Cor. 12:1-11). Come potete vedere Paolo desiderava che i credenti (non solo quelli di Corinto) non fossero nell’ignoranza circa i doni spirituali. Ora, di quale ignoranza parla in questo caso? Di quella che ignora l’esistenza dei doni spirituali o di quella che ignora la loro funzione nel corpo di Cristo e il loro giusto uso? Considerando che i Corinzi non difettavano di alcun dono, perché questo lo dice Paolo all’inizio della sua epistola, e in mezzo a loro c’era chi parlava in altra lingua e chi profetizzava (perché questo si evince dal discorso che Paolo fa in seguito), Paolo non voleva che i Corinzi fossero nell’ignoranza circa l’uso dei doni. E’ chiaro però che se dei credenti ignorano l’esistenza dei doni spirituali (niente di cui meravigliarsi, se si considera che al tempo di Paolo c’erano persino dei credenti che per un certo tempo non avevano saputo dell’esistenza dello Spirito Santo) è necessario ammaestrarli affinché questa ignoranza cessi di esistere, essendo che i doni sono per la Chiesa, per la sua edificazione e non per la sua distruzione. Paolo lo dice chiaramente: a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Si notino bene queste parole "per l’utile comune" perché esse annullano tutti quei ragionamenti che vogliono far credere che i doni dello Spirito Santo oggi non siano più necessari. Difatti se a quel tempo la manifestazione dello Spirito era utile alla Chiesa, di conseguenza essa deve essere utile anche adesso a distanza di più di millenovecento anni. Se lo Spirito edificava la Chiesa mediante i suoi doni, di certo Egli continuerà ad edificarla mediante quegli stessi doni ancora oggi. Se lo Spirito a quel tempo desiderava edificare la Chiesa di Dio per mezzo dei suoi doni, di certo desidererà edificarla ancora oggi. O forse qualcuno può dimostrare che questo non è il sentimento dello Spirito? No, non c’è nessuno che può dimostrare che il sentimento e l’operare dello Spirito siano cambiati, e non c’è nessuno che può cambiare il suo sentimento e il suo operare. Egli ancora oggi distribuisce i suoi doni come Egli vuole, e non c’è nessuno che glielo può impedire. Ora, come abbiamo visto lo Spirito è uno, ma i doni sono svariati. In altre parole lo Spirito Santo concede manifestazioni diverse in seno alla Chiesa di Dio. E questo perché le necessità sono svariate nella Chiesa; un po’ come nel corpo umano insomma, in cui ci sono diverse membra con diverse funzioni in base alle necessità. L’occhio mette in grado di vedere, l’orecchio di sentire, i piedi di camminare, la bocca di mangiare, lo stomaco e il fegato di digerire quello che si è mangiato, ecc. Così anche nel corpo di Cristo, dato che i bisogni sono svariati lo Spirito dà a ciascuno delle capacità diverse per supplire ai diversi bisogni presenti in seno alla fratellanza. Non a tutti Egli dà la medesima manifestazione dello Spirito, ma a tutti Egli dà una manifestazione in accordo con la volontà di Dio. Volontà di Dio però che non esclude affatto il desiderare da parte del credente di questi doni, infatti Paolo dice più volte di bramare i doni spirituali: "Desiderate ardentemente i doni maggiori" (1 Cor. 12:31), "cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa" (1 Cor. 14:12), dice Paolo. La cosa è chiara, questi doni devono essere oggetto di ricerca da parte di tutti noi, nessuno escluso. Non c’è una categoria di credenti che è esclusa da questa ricerca. Tutti devono essere coinvolti in essa. Chi non li desidera in realtà non vuole che la Chiesa sia edificata mediante la manifestazione dello Spirito. Egli non vuole che la Chiesa di oggi sia edificata per mezzo dei doni, come lo era la chiesa antica. Ma vediamoli da vicino questi doni di cui parla Paolo, al fine di capire il perché essi sono dati per l’edificazione della chiesa, al fine di capire la loro utilità.

La parola di sapienza 

Questo dono è la rivelazione di un fatto che deve accadere. Rivelazione che può essere data per mezzo di una visione, di un sogno, o per mezzo di una voce ascoltata. Alcuni esempi di parola di sapienza nella Scrittura sono i seguenti. Ad Antiochia un certo profeta di nome Agabo "levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio" (Atti 11:28). Sempre Agabo, alcuni anni dopo, sceso a casa di Filippo "prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili" (Atti 21:11). Anche in questo caso la predizione di Agabo si avverò.

La parola di conoscenza 

Questo dono è la rivelazione di un fatto che sta avvenendo o che è già accaduto. Anche questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce. Alcuni esempi biblici in cui troviamo la manifestazione di questo dono sono i seguenti. Gesù disse alla donna samaritana: "Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua. La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero. La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta" (Giov. 4:16-19). La donna comprese da questa parola di conoscenza che chi le parlava era un profeta. L’apostolo Pietro tramite una parola di conoscenza venne a sapere che Anania e Saffira avevano venduto il podere di loro possesso per un prezzo superiore al denaro che Anania poi portò ai piedi degli apostoli infatti gli disse: "Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio" (Atti 5:3-4). E per questa sua menzogna fu fatto morire da Dio, assieme a sua moglie che mentì dopo di lui.

Fede 

La fede di cui Paolo parla come dono, non è la fede che viene dall’udire la Parola di Dio e mediante la quale si viene salvati e si riceve lo Spirito Santo. E’ una fede speciale concessa dallo Spirito Santo a taluni in certe occasioni per compiere qualcosa di particolare. Per esempio Gesù mediante questo dono sfamò migliaia di persone per ben due volte con pochi pani e pochi pesci (cfr. Matteo 14:15-21; Mar. 6:30-44; Giov. 6:1-15, e Matt. 15:32-37; Mar. 8:1-9), camminò sulle acque del mar di Galilea (cfr. Matt. 14:25; Mar. 6:48), e fece seccare all’istante un fico (cfr. Matt. 21:18-19).

Doni di guarigioni 

I doni di guarigioni sono doni che mettono in grado chi li riceve di guarire gli ammalati. Come nel caso di Gesù, la potenza del Signore sarà con lui per compiere delle guarigioni (cfr. Luca 5:17). Gesù diede la potestà di guarire gli infermi ai suoi dodici discepoli secondo che è scritto: "Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potestà di cacciare gli spiriti immondi, e di sanare qualunque malattia e qualunque infermità" (Matt. 10:1; cfr. Luca 9:1-2). Ed essi guarirono gli ammalati, Gesù vivente, secondo che è scritto: "Ed essi, partitisi, andavano attorno di villaggio in villaggio, evangelizzando e facendo guarigioni per ogni dove" (Luca 9:6). Anche l’apostolo Paolo aveva dei doni di guarigioni infatti a Malta è detto: "E accadde che il padre di Publio giacea malato di febbre e di dissenteria. Paolo andò a trovarlo; e dopo aver pregato, gl’impose le mani e lo guarì. Avvenuto questo, anche gli altri che aveano delle infermità nell’isola, vennero, e furon guariti" (Atti 28:8-9). Si badi bene però di evitare di pensare che chi ha i doni di guarigioni possa guarire indiscriminatamente chi vuole perché la guarigione affinché possa avvenire necessita della fede da parte del malato (ricordatevi che a Nazaret Gesù non poté fare molte opere potenti a cagione della loro incredulità) ed anche del permesso di Dio, cioè che la guarigione dell’individuo rientri nel volere di Dio verso lui in quel tempo. A riguardo di ciò facciamo presente che Paolo quando scrisse a Timoteo la prima epistola ancora non aveva guarito Timoteo dalle sue frequenti infermità (cfr. 1 Tim. 5:23), e quando gli scrisse la seconda epistola disse a Timoteo di avere lasciato Trofimo infermo a Mileto (cfr. 2 Tim. 4:20). Questo ci insegna che chi riceve i doni di guarigioni si deve pure lui sottomettere alla volontà di Dio. Un’altra cosa da dire a riguardo delle guarigioni è che quand’anche un credente non abbia i doni di guarigioni egli deve pregare per i fratelli malati affinché Dio li guarisca: Giacomo dice infatti: "Pregate gli uni per gli altri onde siate guariti" (Giac. 5:16). Si noti che è un ordine e non qualcosa di facoltativo. La guarigione avviene per la potenza di Dio, mediante la fede da parte del malato nel nome del Signore Gesù. Per descrivere questo non ci sono parole migliori di quelle che Pietro rivolse ai Giudei dopo aver guarito lo zoppo alla porta del tempio detta ‘Bella’: "E per la fede nel suo nome, il suo nome ha raffermato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti" (Atti 3:16). Queste parole le può dire chiunque ha ricevuto i doni di guarigione dopo che ha guarito un malato. Si desiderino ardentemente dunque i doni di guarigioni, e chi li riceve li metta al servizio della gente senza chiedere compensi di nessun genere e mantenendosi umile e puro. Che il nome del nostro grande Iddio sia glorificato tramite le guarigioni compiute nel nome di Cristo; e le opere del diavolo distrutte. Che si riconosca ancora oggi che in mezzo alla Chiesa c’è un Dio che guarisce ogni malattia, che può fare e fa quello che nessun medico può fare. A Lui sia la gloria in Cristo Gesù. Amen.

Potenza di operare miracoli 

Come si può ben vedere questo dono è distinto dai doni di guarigioni, perché mentre i doni di guarigioni concernono la guarigione da un male il dono di potenza di operare miracoli concerne l’operare segni e prodigi vari. Quello che si deve tenere presente è che questo dono è una potestà di compiere determinate cose per ordine di Dio. Per spiegare questo dono con le Scritture citerò gli esempi di Mosè e quello dei due testimoni che devono apparire prima della venuta di Cristo. Di Mosè è detto che quando Dio gli apparve nella fiamma di un pruno ardente gli ordinò di scendere in Egitto per liberare il suo popolo dalla mano di Faraone. Gli diede la potestà di fare dei segni e dei prodigi davanti a Faraone infatti gli disse: "Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare dinanzi a Faraone tutti i prodigi che t’ho dato potere di compiere; ma io gl’indurerò il cuore, ed egli non lascerà partire il popolo" (Es. 4:21). Nel caso dei due unti che devono apparire è detto nel libro dell’Apocalisse: "Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno" (Ap. 11:4-6). Come si può ben vedere l’autorità ricevuta da Mosè e quella che riceveranno i due unti concerne il fare cose che non sono in relazione a guarigioni fisiche.

Il discernimento degli spiriti 

Mediante questo dono lo Spirito Santo mette in grado il credente di discernere la presenza di spiriti maligni in persone o vicino a persone o di vedere degli spiriti mentre operano malvagiamente. Esistono spiriti di svariato genere, cioè occupati a fare svariate forme di male. Esistono spiriti che provocano mutismo e sordità come quello cacciato fuori da quel fanciullo epilettico da Gesù infatti Gesù gli disse: "Spirito muto e sordo, io tel comando, esci da lui e non entrar più in lui" (Mar. 9:25). Cosicché in questi casi affinché la guarigione si compia è necessario discernere lo spirito o gli spiriti che provocano le malattie per poi cacciarlo o cacciarli fuori nel nome di Cristo Gesù. Esistono spiriti seduttori che sono occupati a sedurre; Paolo dice infatti che nei giorni a venire "alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori…." (1 Tim. 4:1). Di questi spiriti ce ne sono molti in seno al popolo di Dio; mediante di essi ogni sorta di falsa dottrina è fatta credere a certi credenti. Esistono spiriti che fanno segni e prodigi; Giovanni ne vide alcuni in visione infatti dice: "E vidi uscir dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane; perché sono spiriti di demonî che fan de’ segni e si recano dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente" (Ap. 16:13-14). Si noti che in questo caso Giovanni dice a cosa assomigliavano questi spiriti, perché tutti gli spiriti hanno una sembianza. Ci sono spiriti che assomigliano a delle scimmie, altri a rane, altri a coccodrilli, altri a serpenti, altri a capre, a maiali, ecc.

La profezia, la diversità delle lingue e l'interpretazione delle lingue

Esamineremo questi tre doni alla luce di quanto Paolo dice nel capitolo 14 della prima epistola ai Corinzi. L’apostolo Paolo dice quale dono spirituale i credenti devono ricercare per primo, e cioè quello di profezia infatti dice di desiderare "principalmente il dono di profezia" (1 Cor. 14:1). Perché proprio questo e non il dono della diversità delle lingue (ossia la capacità di parlare più lingue straniere) per esempio? Paolo lo spiega poco dopo. "Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri. Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione. Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa. Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione" (1 Cor. 14:2-5). Ecco spiegato dunque perché la profezia è da preferirsi alle lingue (come dono naturalmente). Perché mentre chi parla in altra lingua parla a Dio (ovviamente anche chi parla in una sola lingua straniera perché non ha il dono della diversità delle lingue, parla a Dio) perché nessuno lo capisce e proferisce misteri, e affinché la chiesa intenda quello che egli ha detto e ne riceva edificazione c’è bisogno di qualcuno che ha il dono dell’interpretazione che interpreti il suo parlare straniero; chi profetizza parla agli uomini un linguaggio di edificazione, consolazione ed esortazione che siccome è proferito nella lingua capita da tutti non ha bisogno di essere interpretato ed edifica la chiesa. Come abbiamo visto Paolo dice che vorrebbe che tutti parlassero in altre lingue, ma molto più che tutti profetassero perché chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue (per la ragione addotta prima). Ma questa superiorità cessa di esistere se chi parla in altre lingue interpreta pure infatti Paolo dice: "A meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione". Perché quel "a meno che"? Perché nel caso chi parla in altre lingue interpreta, pure la chiesa intenderà quello che lo Spirito ha detto in altre lingue tramite di lui a Dio, e ne riceverà edificazione. Facciamo un esempio esplicativo: mettiamo il caso che in mezzo all’assemblea un fratello preghi in altra lingua a Dio chiedendogli di liberare il fratello Tizio in Costa d’Avorio da degli uomini malvagi che si accingono ad ucciderlo a motivo della sua fede, e che dopo avere così pregato interpreti la preghiera rivolta in altra lingua. Che accadrà nell’assemblea? Che i credenti potranno dire ‘Amen’ a quella preghiera perché avranno capito in che cosa essa consisteva. E naturalmente essi tutti riceveranno grande edificazione nel sapere che lo Spirito per bocca di quel credente ha interceduto per un figliuolo di Dio a loro sconosciuto che si trova in una nazione di un altro continente. Nel caso invece il parlare in altre lingue consisteva in un cantico a Dio allora la chiesa capirà le parole di quel cantico spirituale. Ecco dunque perché la chiesa ne riceverà edificazione dall’interpretazione delle lingue. Non è come alcuni credono, per mancanza di conoscenza, che le lingue più interpretazione è una profezia cioè un parlare agli uomini, per questo la chiesa ne riceverà edificazione. Perché l’edificazione non si riceve esclusivamente sentendo proferire un messaggio di esortazione, consolazione ed edificazione rivolto agli uomini, ma pure sentendo una preghiera o un cantico (in questo caso interpretati da un’altra lingua). Questo è fuori di dubbio. Ora, Paolo dopo avere detto a meno che egli interpreti affinché la chiesa ne riceva edificazione dice: "Se per il vostro dono di lingue non proferite un parlare intelligibile, come si capirà quel che dite? Parlerete in aria. Ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato. Se quindi io non intendo il significato del parlare, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me. Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa. Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza" (1 Cor. 14:6-15). Queste parole dell’apostolo hanno l’evidente scopo di far capire ai credenti che il parlare in altra lingua in mezzo all’assemblea non sarà di alcuna utilità agli altri se non è accompagnato dall’interpretazione. In altre parole, il parlare in altra lingua privo dell’interpretazione è come una tromba che da un suono sconosciuto; è come qualcuno che parla una lingua barbara di cui non si capisce niente. Giova sì a chi parla in altra lingua perché lo edifica (lo edifica non perché capisce quello che dice, ma perché parla per lo Spirito), ma non giova alla chiesa perché essa non intende quello che viene detto. Ecco perché Paolo dice: "Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare" (al fine di poter edificare la chiesa, oltre che se stesso). Perché se io prego in altra lingua prega il mio spirito ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Allora che devo fare, io che prego in altra lingua? domanda Paolo. Pregherò in altra lingua (con lo spirito) ma interpreterò pure (pregherò anche con l’intelligenza); salmeggerò (alcune versioni hanno canterò) in altra lingua (con lo spirito) ma interpreterò pure il mio salmeggiare (salmeggerò con l’intelligenza). Questo affinché la chiesa ne riceva edificazione. E subito dopo Paolo dice: "Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua" (1 Cor. 14:16-19). Paolo in altre parole dice: nel caso invece tu non fai come ti dico io, cioè nel caso tu preghi o salmeggi in altra lingua senza darne l’interpretazione come potrà chi ti ascolta dire ‘amen’ al tuo rendimento di grazie (si noti che Paolo, parlando così, conferma che il credente quando parla in altra lingua si rivolge a Dio anche quando si trova assieme ad altri credenti)? Non potrà; certo tu farai un bel rendimento di grazie ma l’altro non sarà edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi, ciononostante nella chiesa preferisco dire cinque parole comprensibili che diecimila in altra lingua. E poi egli dice: "Fratelli, non siate fanciulli per senno; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto a senno, siate uomini fatti" (1 Cor. 14:20). Come dire, nella semplicità siate come i bambini, ma non siate bambini quanto a intelligenza, siate invece uomini fatti quanto a intelligenza. A questo punto Paolo cita queste parole pronunciate da Dio per mezzo di Isaia: "Egli è scritto nella legge: Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore" (1 Cor. 14:21). E poi dice: "Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti. Quando dunque tutta la chiesa si raduna assieme, se tutti parlano in altre lingue, ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno essi che siete pazzi? Ma se tutti profetizzano, ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore son palesati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi" (1 Cor. 14:22-25). Quel "pertanto" dopo quelle parole di Isaia stanno a confermare che in base a ciò che Dio disse tramite Isaia le lingue sono di segno agli increduli e non ai credenti, mentre la profezia è di segno ai credenti. Ecco perché Paolo dice che se entra qualche non credente e sente tutti parlare in lingue dirà che siamo dei pazzi, mentre se tutti profetizzano il non credente avrà i pensieri del suo cuore palesati e riconoscerà che Dio è in mezzo a noi. Ma allora che cosa si deve fare? Paolo risponde: "Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione. Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio. Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino; e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia. Poiché tutti, uno ad uno, potete profetare; affinché tutti imparino e tutti sian consolati; e gli spiriti de’ profeti son sottoposti a’ profeti, perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace" (1 Cor. 14:26-33). In relazione alle lingue diciamo che, se c’è chi parla in altra lingua devono parlare in lingue solo due o al massimo tre, e uno dopo l’altro, e uno deve interpretare; ma se non c’è chi interpreta, coloro che parlano in altre lingue devono farlo sottovoce e non a guisa di tromba. I profeti, i quali hanno il dono di profezia, parlino; anche qui però due o tre al massimo, e gli altri esaminino le profezie. Nel caso però viene data una rivelazione ad un profeta che sta seduto il precedente si deve tacere. La conclusione del discorso di Paolo è questa: "Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo son comandamenti del Signore. E se qualcuno lo vuole ignorare, lo ignori. Pertanto, fratelli, bramate il profetare, e non impedite il parlare in altre lingue; ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine" (1 Cor. 14:37-40). Le cose sono chiare, le parole di Paolo sono dei comandi del Signore. Dunque, il profetare deve essere bramato, il parlare in altre lingue non deve essere impedito, ma tutto deve essere fatto con decoro e con ordine.

 

Indice