I doni di ministerio

 

Introduzione

È scritto: "V’è un corpo unico ed un unico Spirito, come pure siete stati chiamati ad un’unica speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è sopra tutti, fra tutti ed in tutti" (Ef. 4:4-6). Fratelli nel Signore, voi siete membri del corpo di Cristo, ne siete membri da che avete creduto nel nome del Figliuolo di Dio perchè essendovi uniti al Signore mediante la vostra fede siete divenuti un solo spirito con lui.

Noi tutti che abbiamo creduto nel Signore, formiamo un unico corpo, abbiamo una unica speranza, quella della gloria, alla quale Dio ci ha chiamati; abbiamo una stessa fede; abbiamo uno stesso Spirito, quello d’adozione per il quale gridiamo: Abba! Padre!; abbiamo ricevuto un medesimo battesimo, quello ministrato per immersione nell’acqua nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo; abbiamo un unico Signore, Gesù Cristo, che Dio ha risuscitato dai morti; ed abbiamo un unico Padre, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Nessuno di noi ha di che gloriarsi dinanzi a Dio, perchè siamo stati salvati tutti per la grazia di Dio, e non in virtù di opere buone che avessimo fatte; "ma a ciascun di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono largito da Cristo" (Ef. 4:7), ciò significa che ciascuno di noi ha il suo proprio dono da Dio e di conseguenza, siccome abbiamo dei doni differenti l’uno dall’altro, non tutti adempiamo il medesimo servizio nella casa di Dio.

È scritto: "Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento de’santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finchè tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinchè non siamo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore; ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo" (Ef. 4:11-15). Cominciando a parlare dei doni di ministerio, bisogna dire che "vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore" (1 Cor. 12:5), quindi i ministeri che Dio ha costituito nella sua chiesa sono diversi l’uno dall’altro, ma benchè sono diversi per ciò che concerne la loro funzione, sono conferiti dallo stesso Signore a coloro che sono chiamati da Dio al ministerio. I ministri di Dio sanno di avere ricevuto dal Signore dei doni differenti e riconoscono pure che a ciascuno di loro la grazia è stata data secondo la misura del dono largito da Cristo. Come potete vedere è chiamata ‘la misura del dono largito da Cristo’, e questo perchè ogni dono di ministerio è dato da Cristo Gesù secondo che è scritto: "Egli...ha fatto dei doni agli uomini" (Ef. 4:8; Sal. 68:18); i doni di ministerio discendono pure essi dall’alto perchè è scritto: "Ogni donazione buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto" (Giac. 1:17). Una scuola biblica non può conferire un ministerio perchè è Dio colui che opera in noi il volere e l’operare secondo la sua benevolenza, e perchè è Lui stesso che stabilisce un credente in un determinato ufficio e non gli uomini. Ascolta, fratello: ‘Se tu hai ricevuto un dono di ministerio dal Signore, gli altri fratelli non potranno non riconoscerne l’autenticità e non potranno non riconoscere che Dio ha operato in te per stabilirti suo ministro in quell’ufficio particolare; chi lo riconoscerà ti potrà incoraggiare a proseguire per quella via nella quale tu sei, potrà darti dei buoni consigli che farai bene a seguire (se conformi alla volontà di Dio verso te); potrai pure apprendere degli insegnamenti sani da un altro ministro di Dio, ma rimane il fatto che chi opera dentro un uomo per renderlo compiuto in ogni bene, onde adempia un ministerio è Dio. L’istruzione di una scuola biblica non è affatto indispensabile e vi esorto a non considerarla tale; chi reputa iscriversi ad una scuola biblica cosa indispensabile per ricevere un ministerio da Dio e per adempierlo non è sano nella fede perchè dimostra di non considerare il dono di ministerio soprannaturale, e neppure come una capacità che Cristo conferisce al suo servitore, ma come una capacità che si può acquistare ad una scuola come qualunque altra capacità umana, e questo è un errore. Ma allora, che cosa spinge molti ad iscriversi ad una scuola biblica? Molti di quelli che vanno alla scuola biblica, non sono affatto stati chiamati da Dio ad adempiere un ministerio, e questo è manifesto; ma sta di fatto che essi ci vanno lo stesso, con lo scopo ben preciso di ricevere il diploma di quella scuola. Ma perché questo pezzo di carta, chiamato diploma, è tenuto in così grande considerazione e così tanto desiderato da costoro? Perchè in seno ad ogni organizzazione religiosa che si rispetti, i titoli e i riconoscimenti dati dagli uomini ad altri uomini (anche se non corrispondono alla verità) hanno il loro peso e la loro importanza.

Nel momento in cui quelli che hanno i posti di comando in seno ad una denominazione dicono: ‘Per diventare pastore bisogna avere il diploma della scuola biblica’, siate certi che molti (tra cui anche qualcuno che non è affatto nato di nuovo) si sentiranno spinti (non dal Signore ma dalla loro invidia e dalla loro vanagloria) ad iscriversi a quella scuola. Oggi, è sufficiente avere un diploma e un numero di persone al proprio seguito, per essere considerati pastori. Puoi essere anche un mercenario che non si cura affatto delle pecore, questo non impedirà a molti di chiamarti pastore, perchè tu sei stato riconosciuto tale dai vertici dell’organizzazione. Alcuni ambiscono al titolo di pastore perchè avere questo titolo significa avere una posizione ‘prestigiosa’ nel mezzo dell’organizzazione di cui fanno parte e di cui sono così orgogliosi di fare parte. Certo è così; è fuori di dubbio che molti uomini corrotti, senza scrupoli, tramite la scuola biblica, sono riusciti con ogni sorta di inganno a ricevere il titolo di pastore (il titolo, non il ministerio di pastore perchè mai ricevuto da Dio) e ad infiltrarsi nella chiesa. Essi hanno il loro diploma, hanno fatto i loro studi, hanno tenuto i loro esami, hanno fatto il loro tirocinio, e perciò sono in regola; sono sulla cattedra, in quel posto così tanto invidiato agli altri per molti anni; ora sono liberi di muoversi, di manifestare la loro cupidigia, perchè sanno che difficilmente saranno espulsi dall’organizzazione.

Paolo disse di lui e dei suoi collaboratori che erano ministri del Vangelo: "Non già che siam di per noi stessi capaci di pensare alcun che, come venendo da noi; ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha anche resi capaci d’essere ministri di un nuovo patto" (2 Cor. 3:5,6); come potete vedere, Paolo e i suoi collaboratori erano stati resi capaci d’essere ministri del nuovo patto da Dio e non da altri uomini, quindi è errato pensare che una scuola biblica può comunicare la capacità di predicare o quella di insegnare la Parola del Signore. Noi siamo giunti, anche per esperienza, alla conclusione che se Dio non dà una determinata capacità ad un suo figliuolo, questi, anche se frequenta una scuola biblica continuerà a rimanere privo di quella capacità.

Ora esaminiamo come Dio operò in Paolo, per capire come sia Dio che opera in coloro che ha scelto per adempiere un ministerio o più di un ministerio (come nel caso di Paolo).

Paolo da Tarso, quanto alla carne, era vissuto Fariseo ed era stato allevato ai piedi di Gamaliele, educato nella rigida osservanza della legge dei padri. Un giorno, mentre egli andava a Damasco, per perseguitare i discepoli del Signore, ebbe una visione nella quale gli apparve Gesù, che gli disse: "Per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora" (Atti 26:16). Saulo, prima che Gesù gli apparisse su quella via, era un persecutore della chiesa ma in seguito a quella visione si convertì al Signore. Nella visione che Saulo ebbe, Gesù gli disse: "Per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro" (Atti 26:16), ciò significa che Paolo fu stabilito ministro del Vangelo dal Signore e non dagli uomini. Paolo confermò di avere ricevuto il ministerio dal Signore, con queste parole che lui rivolse anni dopo agli anziani della chiesa di Efeso: "Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù, che è di testimoniare dell’Evangelo della grazia di Dio" (Atti 20:24).

Dopo che il Signore gli apparve e gli parlò, Saulo fu condotto a Damasco e qui dopo tre giorni e tre notti, durante i quali non mangiò e non bevve e durante i quali rimase senza vedere, il Signore gli mandò un discepolo di nome Anania affinchè egli ricuperasse la vista e ricevesse lo Spirito Santo. "Saulo rimase alcuni giorni coi discepoli che erano a Damasco. E subito si mise a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figliuolo di Dio" (Atti 9:19,20). Saulo non aveva ancora conosciuto nessuno degli apostoli del Signore, ma già predicava con franchezza nelle sinagoghe di Damasco; Dio aveva cominciato la sua opera in Paolo. A questo punto è necessario dire due cose: la prima è che Paolo, quando Dio gli rivelò il suo Figliuolo, non si consigliò con carne e sangue e non salì a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di lui, infatti egli scrisse ai Galati: "Quando Iddio, che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili, io non mi consigliai con carne e sangue, e non salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma subito me ne andai in Arabia; quindi tornai di nuovo a Damasco" (Gal. 1:15-17); la seconda è che l’Evangelo che Paolo annunziava, non l’aveva imparato da nessun uomo, infatti disse ai Galati: "Io vi dichiaro che l’Evangelo da me annunziato non è secondo l’uomo; poichè io stesso non l’ho ricevuto nè l’ho imparato da alcun uomo, ma l’ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo" (Gal. 1:11,12). Tutto questo potrà sembrare strano e incomprensibile, ma è la verità, e sta a dimostrare che Dio può fare, mediante la potenza che opera in noi, infinitamente al di là di quello che pensiamo o domandiamo. Badate che il fatto che Paolo non abbia ricevuto l’Evangelo da alcun uomo non significa che i dottori non sono necessari nella chiesa o che tutti quelli che Dio chiama a predicare l’Evangelo ricevono l’Evangelo per rivelazione di Gesù Cristo; lo dico questo affinchè nessuno s’inganni.

Paolo salì a Gerusalemme solo in capo a tre anni per visitare Cefa e stette da lui quindici giorni; in quest’occasione non vide "alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore" (Gal. 1:19). Anche a Gerusalemme Paolo "predicava con franchezza nel nome del Signore" (Atti 9:28) e siccome che gli Ellenisti "cercavano d’ucciderlo...i fratelli, avendolo saputo, lo condussero a Cesarea, e di là lo mandarono a Tarso" (Atti 9:29,30).

A Tarso, Paolo stette un certo tempo, dopodichè Barnaba (che nel frattempo era stato mandato ad Antiochia di Siria) andò a cercarlo a Tarso, e trovatolo, lo condusse ad Antiochia, "e avvenne che per lo spazio d’un anno intero parteciparono alle raunanze della chiesa, ed ammaestrarono un gran popolo" (Atti 11:26). Paolo era stato costituito dottore dei Gentili da Cristo, e dopo alcuni anni già ammaestrava i santi assieme a Barnaba in Antiochia. Paolo salì di nuovo a Gerusalemme dopo diverso tempo e questa volta vi salì con Barnaba e con Tito, in seguito ad una rivelazione. Egli già predicava l’Evangelo ai Gentili quando salì a Gerusalemme. Circa il suo incontro con Giacomo e Cefa e Giovanni, che lui chiamò "quelli che godono maggiore considerazione" (Gal. 2:6), egli disse: "Non mi imposero nulla di più; anzi, quando videro che a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella dei circoncisi (poichè Colui che aveva operato in Pietro per farlo apostolo della circoncisione aveva anche operato in me per farmi apostolo dei Gentili), e quando conobbero la grazia che m’era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d’associazione perchè noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi" (Gal. 2:6-9). Quello che voglio farvi notare è che Giacomo, Cefa e Giovanni riconobbero che Dio aveva operato in Paolo per costituirlo apostolo dei Gentili e videro pure la grazia di Dio che era con Paolo, e perciò dettero a lui e a Barnaba la mano d’associazione nell’evangelizzazione; non avrebbero potuto fare altrimenti quegli apostoli santi e ripieni di sapienza. Ho voluto parlare pure di quest’incontro che Paolo ebbe con quelli che erano reputati colonne, per mostrarvi come i savi e i sinceri ministri di Dio riconoscono un altro ministro di Dio, anche se con questo il Signore ha agito in una maniera diversa, e lo accolgono (anche se è privo di lettere di raccomandazione o del ‘tesserino’) perchè vedono la grazia di Dio con lui. Eppure Paolo non era stato con Gesù quei circa tre anni, eppure non aveva imparato l’Evangelo da nessun’uomo! Riflettete su queste cose.

Dio ancora oggi, con alcuni, opera in una maniera particolare (strana per alcuni, incomprensibile per altri, ma del tutto normale per Dio) per stabilirli ministri; e questo lo fa per dimostrare agli orgogliosi, ai vanagloriosi ed ai superbi (a quelli che pensano che senza la formazione teologica di una scuola biblica, riconosciuta dalla denominazione o dallo Stato addirittura, uno non possa ricevere un ministero e non possa essere in grado di adempierlo), che Egli non è cambiato ma rimane lo stesso nei secoli. Dio sa come umiliare e svergognare quelli che s’innalzano e a suo tempo lo fa. Grazie a Dio per quei fratelli poveri, definiti dai savi secondo la carne ‘popolani senza istruzione’, che non sanno cosa voglia dire ‘omiletica’, che forse le sole parole greche che conoscono sono Christòs e Paraclèto, che forse dell’Ebraico non sanno quasi nulla se non Mashiah, ma sono stati stabiliti ministri del Vangelo da Dio, sono stati unti da Dio di Spirito Santo e riempiti della sapienza di Dio. Essi hanno una condotta esemplare e quando parlano, parlano mossi da sincerità da parte di Dio; loro non assomigliano a dei filosofi quando parlano, e neppure a quelli che fanno discorsi persuasivi di sapienza umana per spiegare le cose relative al Regno di Dio.

Oggi, alcuni si fanno chiamare pastori, dottori, evangelisti, ma non sono in grado di parlare della dottrina di Dio e del Vangelo se non con dei fogli davanti alla loro faccia o messi in mezzo alle Scritture o imparandosi a memoria quello che devono dire per poi recitarlo in pubblico; solo così riescono ad imbastire un discorso, sono così vuoti della Parola di Dio che se gli togliete i loro appunti non sono più in grado di predicare, e questo perchè la parola di Cristo non abita in loro riccamente; il loro cuore è esercitato alla cupidigia e non a ricevere con mansuetudine la Parola. Di Gesù, i Giudei quando lo ascoltavano insegnare si meravigliavano e dicevano: "Come mai s’intende costui di lettere, senza avere fatto studi?" (Giov. 7:15); oggi, si vedono e odono molti nelle comunità che hanno fatto molti studi ma non conoscono le Scritture.

Un uomo che aveva fatto il falegname mise sottosopra Israele in solo tre anni. Egli non era stato ammaestrato da nessun dottore della legge, anzi già all’età di dodici anni era lui a fare loro delle domande "e tutti quelli che l’udivano stupivano del suo senno e delle sue risposte" (Luca 2:47); oggi nelle chiese, degli adulti da tanti anni nella fede fanno stupire per la loro ignoranza e mancanza di conoscenza sulle cose relative al Regno di Dio. Sì fratelli, è così, e questo spettacolo vergognoso che hanno messo in piedi i vanagloriosi e i superbi è davanti ai nostri occhi; i responsabili sono quelli che cercano la gloria degli uomini e non quella di Dio, sono coloro che vogliono la sapienza umana ma rifiutano la sapienza di Dio, sono savi secondo questo mondo infatti sanno di filosofia, sanno il greco, sanno l’ebraico, conoscono le leggi della fisica, dell’economia, ma non conoscono le Scritture, non conoscono la potenza di Dio, non conoscono le vie sante di Dio. Costoro signoreggiano il popolo di Dio in virtù della loro posizione sociale e della loro capacità oratoria superiore alla media, ma sono falsi e cianciatori; non riescono a parlare con franchezza ma solo con discorsi persuasivi di sapienza umana o con l’eccellenza di parola che tanto amano e ricercano per apparire intelligenti e spirituali. Ah! che miseri sono costoro; pensano che più complicata sarà la loro predica, più artificioso sarà il loro discorso e più edificante sarà, ma si sbagliano, si illudono. Le chiese a cui predicano sono assetate di udire la Parola di Dio predicata con franchezza perchè dal pulpito non sentono altro che discorsi pieni di parole eccellenti e incomprensibili in molti punti da parte di chi non ha fatto molta scuola; ma non le vedete queste cose? I loro discorsi sono ordinati, suddivisi in diversi punti che loro chiamano a secondo di come iniziano le parole che vogliono commentare, ‘le tre A’, ‘le tre B’ etc..., ma che discorsi ben preparati! ma essi non edificano; è ora che l’Eterno operi anche in questa nazione come operò anticamente in Israele tramite gli apostoli e la mia preghiera ed il mio desiderio è che lo faccia presto, suscitando ancora uomini fedeli e santi, pieni di Spirito e di sapienza, e stendendo la sua mano per confermare la sua parola con segni e prodigi, affinchè la sua Parola sia celebrata e affinchè chi pensa di essere savio diventi pazzo alla gloria di Dio.

Vi ricordate quello che a Nazaret dicevano di Gesù? È scritto: "Si mise a insegnare nella sinagoga e la maggior parte, udendolo, stupivano dicendo: Donde ha costui queste cose? e che sapienza è questa che gli è data? e che cosa sono cotali opere potenti fatte per mano sua?" (Mar. 6:2). Gesù ebbe quelle cose da Dio; la sapienza che aveva gli era stata data da Dio e le opere potenti fatte per mano sua erano la manifestazione dello Spirito di Dio, ma quale diploma? ma quali fogli svolazzanti teneva nelle mani per predicare Gesù? Non aveva nulla di tutto ciò, ma aveva quello che un ministro di Dio deve avere, la potenza di Dio e la sapienza di Dio, al fine di edificare la chiesa di Dio.

Dio fece di uomini come Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni che erano dei pescatori degli apostoli, dei ministri del Vangelo; essi non erano savi secondo la carne, infatti quando Pietro e Giovanni comparsero dinanzi ai capi sacerdoti ed agli anziani, questi capirono che "erano popolani senza istruzione" (Atti 4:13), ma nonostante ciò lo Spirito Santo parlò per mezzo di loro e operò potentemente tramite loro. Considerate ciò che vi dico: quando noi facciamo la lettura delle epistole di Simon Pietro e di quelle di Giovanni, noi leggiamo ciò che scrissero degli uomini che di mestiere erano pescatori. Essi non erano degli ingegneri o dei professori che potevano esibire ‘delle lauree’, ma dei semplici pescatori; ma noi siamo edificati nel leggere le epistole di questi due apostoli, mentre non siamo edificati nel sentire parlare quelle persone molto istruite quando cercano di spiegare le cose di Dio con parole insegnate dalla sapienza umana.

Fratelli, ricordatevi che Noè era agricoltore ma anche un "predicatore di giustizia" (2 Piet. 2:5); Amos, che fu stabilito profeta da Dio era "uno dei pastori di Tekoa" (Amos 1:1) e questo lo confermò lui stesso quando disse: "Ero un mandriano, e coltivavo i sicomori; l’Eterno mi prese di dietro al gregge, e l’Eterno mi disse: -Và, profetizza al mio popolo d’Israele" (Amos 7:14,15); Eliseo (che Elia unse come profeta in luogo suo per ordine di Dio), quando Elia lo trovò, "arava, avendo dodici paia di buoi davanti a sé; ed egli stesso guidava il dodicesimo paio" (1 Re 19:19); Geremia quando fu costituito sulle nazioni e sopra i regni per svellere, per demolire, per abbattere, per distruggere, per edificare e per piantare, non era che un fanciullo. Anche in questa generazione Dio ha preso dei contadini, dei pescatori, dei falegnami, dei letamai, dei calzolai e molti altri che possedevano un livello d’istruzione molto basso (alcuni persino analfabeti), e ne ha fatto dei ministri del Vangelo capaci di predicare con franchezza, con potenza e con gran pienezza di convinzione (ad alcuni di loro Dio ha dato pure i doni di guarigioni e il dono di potenza d’operare miracoli), e questo per svergognare quelli che si reputano savi e potenti, affinchè essi non si glorino nel suo cospetto.

L'apostolo

Per ciò che riguarda il ministerio di apostolo, bisogna dire che l’apostolo è l’inviato, cioè colui che viene mandato dallo Spirito Santo a predicare la Parola di Dio ad un popolo.

Prendiamo per esempio i dodici discepoli di Gesù che furono da lui stabiliti apostoli e mandati da lui a predicare il Regno di Dio ad Israele.

Luca dice: "Or avvenne in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sè i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli: Simone, che nominò anche Pietro, e Andrea, fratello di lui, e Giacomo e Giovanni, e Filippo e Bartolommeo, e Matteo e Toma, e Giacomo d’Alfeo e Simone chiamato Zelota, e Giuda di Giacomo, e Giuda Iscariot che divenne poi traditore" (Luca 6:12-16); come potete vedere i dodici non si presero da loro stessi l’onore di essere chiamati apostoli, ma l’ebbero da Cristo Gesù. Notate anche che non tutti quelli che erano diventati discepoli di Gesù furono da lui costituiti apostoli perchè questo conferma che non tutti nella chiesa possono essere chiamati apostoli, ma solo coloro che hanno ricevuto questo ministerio dal Signore. Gesù costituì i dodici apostoli per mandarli a predicare, e difatti li mandò a predicare il Regno di Dio con la potestà di cacciare i demoni e di sanare qualunque malattia, potestà che lui stesso diede loro, secondo che è scritto: "Ora, Gesù, chiamati assieme i dodici, diede loro potestà ed autorità su tutti i demoni e di guarire le malattie" (Luca 9:1).

Dopo che lo Spirito Santo discese sui discepoli il giorno della Pentecoste, vi furono altri uomini che furono stabiliti apostoli dal Signore, tra i quali Paolo e Barnaba. È scritto: "Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro..." (Atti 13:1-4); notate che Paolo e Barnaba esercitavano già un ministerio nella chiesa d’Antiochia, quello di dottore e questo è confermato anche dalla Scrittura che dice: "Ammaestrarono un gran popolo" (Atti 11:26). Un giorno, mentre Barnaba, Simeone, Lucio di Cirene, Manaen e Saulo celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo parlò e disse: "Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati" (Atti 13:2); questo ordine fu rivolto a coloro che erano riuniti con Barnaba e Saulo, i quali obbedirono, appartandoli. Tra quei cinque ministri di Dio, lo Spirito Santo scelse solo Barnaba e Saulo per quella determinata opera, benchè fossero tutti e cinque ministri di Dio, e questo ci fa comprendere che il Signore opera le sue scelte secondo il consiglio della propria volontà, affidando a chi vuole lui una determinata opera da compiere. Un’altra cosa che vorrei che notaste è che Barnaba e Saulo sono chiamati apostoli (secondo che è scritto: "Gli apostoli Barnaba e Paolo" [Atti 14:14]) proprio perchè essi furono "mandati dallo Spirito Santo" (Atti 13:4) a predicare l’Evangelo. Per ciò che concerne Paolo, bisogna dire che Gesù Cristo, quando tempo prima gli era apparso in visione mentre pregava nel tempio, gli aveva detto: "Và, perchè io ti manderò lontano, ai Gentili" (Atti 22:21); vi ricordo questo affinchè riconosciate che fu mentre Paolo era ad Antiochia che si adempirono queste parole che il Signore gli aveva rivolto tempo addietro, infatti il Signore mandò Paolo ai Gentili proprio mediante quella rivelazione data in Antiochia. Gli apostoli Paolo e Barnaba fondarono diverse chiese durante quel loro viaggio, molti furono salvati, molti furono battezzati con lo Spirito Santo e Dio rese testimonianza alla Parola della sua grazia, concedendo che per le loro mani si facessero segni e prodigi. Dopo molto tempo, essi tornarono ad Antiochia e "raunata la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro, e come aveva aperta la porta della fede ai Gentili" (Atti 14:27).

Questo viaggio di Paolo e Barnaba, così come ci è stato riferito da Luca, ci fa capire bene quale sia l’opera che compie un apostolo.

Tra gli altri apostoli menzionati dalla Scrittura vi sono pure Silvano e Timoteo che erano collaboratori di Paolo; che pure loro erano apostoli di Cristo, lo si capisce da queste parole di Paolo ai Tessalonicesi. Paolo, dopo aver detto all’inizio della sua prima epistola: "Paolo, Silvano e Timoteo alla chiesa dei Tessalonicesi..." (1 Tess. 1:1), disse a quei credenti: "E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, nè da voi, nè da altri, quantunque, come apostoli di Cristo, avessimo potuto far valere la nostra autorità..." (1 Tess. 2:6).

Paolo disse ai santi di Roma: "Salutate Andronico e Giunio, miei parenti e compagni di prigione, i quali sono segnalati fra gli apostoli, e anche sono stati in Cristo prima di me" (Rom. 16:7), quindi anche questi due fratelli erano degli apostoli. "Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli" (1 Cor. 12:28), perciò noi dobbiamo riconoscere il ministerio di apostolo.

Termino di parlarvi di questo ministerio, dicendovi che oggi come ci sono gli apostoli di Cristo così ci sono anche i falsi apostoli che si travestono da apostoli di Cristo. In seno alla chiesa di Corinto si erano insinuati dei falsi apostoli, infatti Paolo, scrivendo a quella chiesa, disse di costoro: "Codesti tali sono dei falsi apostoli, degli operai fraudolenti, che si travestono da apostoli di Cristo. E non c’è da meravigliarsene, perchè anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque gran che se anche i suoi ministri si travestono da ministri di giustizia; la fine loro sarà secondo le loro opere" (2 Cor. 11:13-15). I falsi apostoli non sono dei ministri di Cristo, ma dei ministri di Satana, quindi odiano la giustizia; ma nonostante ciò, riescono a presentarsi ai fedeli come delle persone giuste perchè si travestono da servi di giustizia. Le loro opere però, essendo opere d’iniquità, testimoniano contro di loro; sappiate che questi falsi apostoli, quando vengono messi alla prova, vengono trovati mendaci e che il Signore renderà loro secondo le loro opere.

Il profeta 

Per ciò che riguarda il ministerio di profeta, Paolo scrisse che Dio ha costituito nella Chiesa "in secondo luogo dei profeti" (1 Cor. 12:28). Fratelli, sappiate che anche oggi Dio stabilisce alcuni come profeti e non potrebbe essere altrimenti dato che anche quello di profeta è annoverato tra i doni di ministerio, assieme a quello di apostolo, di evangelista, di pastore e di dottore. Ora, come si fa a riconoscere chi è stato stabilito da Dio profeta? Chi ha ricevuto il ministerio di profeta oltre ad avere il dono di profezia ha pure dei doni di rivelazione. I doni di rivelazione, secondo la Scrittura, sono la parola di sapienza, la parola di conoscenza e il discernimento degli spiriti.

Il profeta è uno che ha spesso visioni e rivelazioni.

Dio disse ad Aaronne e a Maria: "Ascoltate ora le mie parole; se v’è tra voi alcun profeta, io, l’Eterno, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno" (Num. 12:6); queste parole di Dio mostrano che il profeta riceve delle visioni e dei sogni da Dio, tenetela ben presente questa cosa, perchè è una delle cose che caratterizza il profeta.

Sotto l’antico patto sono menzionati molti profeti ed esaminando il ministerio che ricevettero si vede chiaramente che essi, oltre a profetizzare quando lo Spirito Santo scendeva su loro, spesso ricevevano visioni e rivelazioni da Dio, per mezzo delle quali Dio rivelava loro la sua parola. Prendiamo per esempio Samuele; è scritto: "Tutto Israele, da Dan fino a Beer-Sceba, riconobbe che Samuele era stabilito profeta dell’Eterno. L’Eterno continuò ad apparire a Sciloh, poichè a Sciloh l’Eterno si rivelava a Samuele mediante la sua parola, e la parola di Samuele era rivolta a tutto Israele" (1 Sam. 3:20,21). Gli Israeliti riconobbero che Samuele, quantunque fosse ancora un giovine, era stato costituito profeta da Dio, perchè quello che Samuele diceva nel nome del Signore si avverava. Samuele si fece grande e siccome che tutto quello che prediceva s’avverava, egli era tenuto in grande onore in Israele. Vediamo ora cosa dice la Scrittura circa l’incontro di Saul con Samuele per comprendere come i doni di rivelazione erano presenti nel ministerio profetico di Samuele. È scritto: "Or le asine di Kis, padre di Saul, s’erano smarrite; e Kis disse a Saul, suo figliuolo: ‘Prendi teco uno dei servi, levati e và in cerca delle asine’. Egli passò per la contrada montuosa di Efraim e attraversò il paese di Shalisha, senza trovarle; poi passarono per il paese di Shaalim, ma non vi erano; attraversarono il paese dei Beniaminiti, ma non le trovarono. Quando furon giunti nel paese di Tsuf, Saul disse al servo che era con lui: ‘Vieni, torniamocene, chè altrimenti mio padre cesserebbe dal pensare alle asine e sarebbe in pena per noi’. Il servo gli disse: ‘Ecco, v’è in questa città un uomo di Dio, ch’è tenuto in grande onore; tutto quello ch’egli dice, succede sicuramente; andiamoci; forse egli c’indicherà la via che dobbiamo seguire’. E Saul disse al suo servo: ‘Ma, ecco, se v’andiamo, che porteremo noi all’uomo di Dio? Poichè non ci sono più provvisioni nei nostri sacchi, e non abbiamo alcun presente da offrire all’uomo di Dio. Che abbiamo con noi?’ Il servo replicò a Saul, dicendo: ‘Ecco, io mi trovo in possesso del quarto d’un siclo d’argento; lo darò all’uomo di Dio, ed egli c’indicherà la via’. (Anticamente, in Israele, quand’uno andava a consultare Iddio, diceva: ‘Venite, andiamo dal Veggente!’ poichè colui che oggi si chiama Profeta, anticamente si chiamava Veggente). E Saul disse al suo servo: ‘Dici bene; vieni, andiamo’. E andarono alla città dove stava l’uomo di Dio...e come vi furono entrati, ecco Samuele che usciva loro incontro per salire all’alto luogo. Or un giorno prima dell’arrivo di Saul, l’Eterno aveva avvertito Samuele, dicendo: ‘Domani, a quest’ora, ti manderò un uomo del paese di Beniamino, e tu l’ungerai come capo del mio popolo d’Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei; poichè io ho rivolto lo sguardo verso il mio popolo, perchè il suo grido è giunto fino a me’. E quando Samuele vide Saul, l’Eterno gli disse: ‘Ecco l’uomo di cui t’ho parlato; egli è colui che signoreggerà sul mio popolo’. Saul s’avvicinò a Samuele entro la porta della città, e gli disse: ‘Indicami, ti prego, dove sia la casa del veggente’. E Samuele rispose a Saul: ‘Sono io il veggente. Sali davanti a me all’alto luogo, e mangerete oggi con me; poi domattina ti lascerò partire, e ti dirò tutto quello che hai nel cuore. E quanto alle asine smarrite tre giorni fa, non dartene pensiero, perchè sono trovate..." (1 Sam. 9:3-10; 14-20).

Il popolo d’Israele aveva domandato un re, e Dio prese Saul e lo mandò dal profeta Samuele affinchè questi lo ungesse per regnare su Israele.

Dio fece giungere Saul da Samuele servendosi prima delle asine del padre di Saul, e poi del servo che era andato con Saul alla ricerca delle asine. Le asine di Kis si erano smarrite per volontà di Dio, ed il padre di Saul mandò Saul e un suo servo alla ricerca delle asine. Questi andarono e non le trovarono perchè Dio non permise che le ritrovassero; vedendo questo, Saul pensò di tornare a casa, ma il suo servo gli propose invece di andare dall’uomo di Dio il quale avrebbe potuto indicargli la via da seguire per ritrovare le asine. Saul si lasciò persuadere, e lui e il suo servo andarono nella città dove dimorava Samuele. Il giorno prima che avvenisse quest’incontro tra Saul e Samuele, Dio aveva dato a Samuele una parola di sapienza (la parola di sapienza è la rivelazione di un fatto che deve accadere), dicendogli che il giorno dopo (alla stessa ora in cui egli aveva ricevuto la rivelazione il giorno prima) gli avrebbe mandato un uomo della tribù di Beniamino che lui avrebbe dovuto ungere come capo del popolo d’Israele. Il giorno dopo questa rivelazione, all’ora stabilita da Dio, Samuele vide Saul che s’avvicinava a lui, e prima che Saul domandasse a Samuele dove abitava il veggente, Dio disse a Samuele che l’uomo di cui gli aveva parlato era lui. Quando Samuele incontrò Saul, gli disse che le asine smarrite erano trovate; in questo caso, Samuele ebbe da Dio una parola di conoscenza (la parola di conoscenza è la rivelazione di un fatto già accaduto o che sta accadendo mentre il profeta parla). Il giorno dopo, all’alba, prima che Saul tornasse a casa sua, Samuele unse d’olio Saul, lo baciò e gli annunziò delle cose che gli sarebbero accadute in quel preciso giorno; in questo caso, Samuele ebbe dal Signore di nuovo una parola di sapienza. Egli disse a Saul: "Oggi, quando tu sarai partito da me, troverai due uomini presso al sepolcro di Rachele, ai confini di Beniamino, a Tseltsah, i quali ti diranno: Le asine delle quali andavi in cerca, sono trovate; ed ecco tuo padre non è più in pensiero per le asine, ma è in pena per voi, e va dicendo: Che farò io riguardo al mio figliuolo? E quando sarai passato più innanzi e sarai giunto alla quercia di Tabor, t’incontrerai con tre uomini che salgono ad adorare Iddio a Bethel, portando l’uno tre capretti, l’altro tre pani, e il terzo un otre di vino. Essi ti saluteranno, e ti daranno due pani, che riceverai dalla loro mano. Poi arriverai a Ghibea-Elohim, dov’è la guarnigione dei Filistei; e avverrà che, entrando in città, incontrerai una schiera di profeti che scenderanno dall’alto luogo, preceduti da saltèri, da timpani, da flauti, da cetre, e che profeteranno. E lo Spirito dell’Eterno t’investirà e tu profeterai con loro, e sarai mutato in un altr’uomo..." (1 Sam. 10:2-6); anche questa parola di sapienza si adempì, infatti è scritto che "tutti quei segni si verificarono in quel medesimo giorno" (1 Sam. 10:9). Da queste Scritture qui sopra citate è manifesto che il dono di parola di sapienza e il dono di parola di conoscenza erano operanti nel ministerio di Samuele. Ma oltre a questi doni, Samuele aveva anche il dono di profezia (perciò profetizzava, e vi ricordo che chi profetizza "parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione" [1 Cor. 14:3]). Samuele teneva la presidenza dell’adunanza dei profeti, infatti quando Saul mandò dei messi per pigliare Davide a Naioth, presso Rama, questi "videro l’adunanza dei profeti che profetavano, con Samuele che tenea la presidenza" (1 Sam. 19:20); questo conferma che il profeta Samuele aveva il dono di profezia. Riassumendo, Samuele profetizzava e riceveva spesso sia una parola di sapienza e sia una parola di conoscenza, naturalmente quando voleva lo Spirito Santo e non quando voleva lui, perchè anche sotto l’antico patto questi doni dello Spirito Santo erano distribuiti secondo la volontà di Dio. Qualcuno dirà: ‘Ma allora anche sotto l’antico patto venivano dati i doni dello Spirito Santo?’ Sì, certo, perchè anche allora si manifestava lo Spirito di Dio; però è bene precisare che fra tutti i doni spirituali mancavano il dono della diversità di lingue e quello dell’interpretazione delle lingue, perchè essi hanno cominciato ad essere distribuiti dal giorno della Pentecoste (nel quale lo Spirito Santo fu sparso sulla chiesa di Dio) in poi.

Voglio menzionarvi anche il profeta Eliseo per farvi capire come i doni di rivelazione siano presenti in chi esercita il ministerio di profeta.

La Scrittura narra quello che Ghehazi, servo d’Eliseo, fece di nascosto, dopo che Naaman il Siro fu guarito dalla sua lebbra e dopo che Eliseo rifiutò di accettare i doni che Naaman gli voleva dare; è scritto: "Ma Ghehazi, servo d’Eliseo, uomo di Dio, disse fra sè: ‘Ecco, il mio signore è stato troppo generoso con Naaman, con questo Siro, non accettando dalla sua mano quel ch’egli aveva portato; com’è vero che l’Eterno vive, io gli voglio correre dietro, e voglio aver da lui qualcosa’. Così Ghehazi corse dietro a Naaman; e quando Naaman vide che gli correva dietro, saltò giù dal carro per andargli incontro, e gli disse: ‘Và egli tutto bene?’ Quegli rispose: ‘Tutto bene. Il mio signore mi manda a dirti: - Ecco, proprio ora mi sono arrivati dalla contrada montuosa d’Efraim due giovani de’ discepoli dei profeti; ti prego, dà loro un talento d’argento e due mute di vestiti’. - Naaman disse: ‘Piacciati accettare due talenti!’ E gli fece premura; chiuse due talenti d’argento in due sacchi con due mute di vesti, e li caricò addosso a due dei suoi servi, che li portarono davanti a Ghehazi. E giunto che fu alla collina, prese i sacchi dalle loro mani, li ripose nella casa e licenziò quegli uomini che se ne andarono" (2 Re 5:20-24); ora Ghehazi mentendo a Naaman si appropriò di alcuni beni materiali e tutto ciò di nascosto ad Eliseo, poi andò a presentarsi davanti ad Eliseo. Ed "Eliseo gli disse: ‘Donde vieni, Ghehazi?’ Questi rispose: ‘Il tuo servo non è andato in verun luogo’. Ma Eliseo gli disse: ‘Il mio spirito non era egli là presente, quando quell’uomo si voltò e scese dal suo carro per venirti incontro? È forse questo il momento di prendere danaro, di prendere vesti, e uliveti e vigne, pecore e buoi, servi e serve? La lebbra di Naaman s’attaccherà perciò a te ed alla tua progenie in perpetuo’. E Ghehazi uscì dalla presenza di Eliseo, tutto lebbroso, bianco come la neve" (2 Re 5:25-27).

Eliseo ricevette in modo soprannaturale la conoscenza del peccato che Ghehazi aveva commesso di nascosto; questa fu una parola di conoscenza che Dio, mediante lo Spirito, gli diede in quell’occasione.

Per dimostrarvi che Eliseo era in grado di conoscere dei fatti che erano avvenuti nella vita degli altri, solo se e quando Dio lo voleva, vi ricordo questo episodio. Eliseo un giorno aveva detto ad una donna ricca di Shunem che non aveva figli: "L’anno prossimo, in questo stesso tempo, tu abbraccerai un figliuolo" (2 Re 4:16). "E questa donna concepì e partorì un figliuolo, in quel medesimo tempo, l’anno dopo, come Eliseo le aveva detto. Il bambino si fè grande; e un giorno ch’era uscito per andare da suo padre presso i mietitori, disse a suo padre: ‘Oh! la mia testa! la mia testa!’ Il padre disse al suo servo: ‘Portalo a sua madre!’ Il servo lo portò via e lo recò a sua madre. Il fanciullo rimase sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi si morì. Allora ella salì, lo adagiò sul letto dell’uomo di Dio, chiuse la porta ed uscì. E chiamato il suo marito, disse: ‘Ti prego, mandami uno dei servi e un’asina, perchè voglio correre dall’uomo di Dio, e tornare’. Il marito le chiese: ‘Perchè vuoi andare da lui quest’oggi? Non è il novilunio, e non è sabato’. Ella rispose: ‘Lascia fare!’ Poi fece sellar l’asina e disse al suo servo: ‘Guidala, e tira via; non mi fermare per istrada, a meno ch’io tel dica’. Ella dunque partì, e giunse dall’uomo di Dio, sul monte Carmel. E come l’uomo di Dio l’ebbe scorta di lontano, disse a Ghehazi, suo servo: ‘Ecco la Shunamita che viene! Ti prego, corri ad incontrarla, e dille: - Stai bene? Sta bene tuo marito? E il bimbo sta bene?’ - Ella rispose: ‘Stanno bene’ E come fu giunta dall’uomo di Dio, sul monte, gli abbracciò i piedi. Ghehazi si appressò per respingerla; ma l’uomo di Dio disse: ‘Lasciala stare, poichè l’anima sua è in amarezza, e l’Eterno me l’ha nascosto, e non me l’ha rivelato" (2 Re 4:17-27).

Il fatto che Eliseo disse al suo servo di domandare alla Shunamita se il suo fanciullo stava bene mostra che Eliseo non sapeva che egli era morto, e difatti poco dopo disse a Ghehazi: ‘L’Eterno me l’ha nascosto, e non me l’ha rivelato’. Queste parole di Eliseo mostrano che egli veniva a conoscenza di fatti nascosti in modo soprannaturale mediante lo Spirito di Dio, e che se il Signore non gli dava una parola di conoscenza circa un fatto accaduto, quel fatto rimaneva nascosto pure a lui.

In un’altra occasione, mentre nella città di Samaria v’era la carestia perchè cinta d’assedio dai Siri, "Eliseo disse: Ascoltate la parola dell’Eterno! Così dice l’Eterno: - Domani, a quest’ora, alla porta di Samaria, la misura di fior di farina si avrà per un siclo, e le due misure d’orzo si avranno per un siclo" (2 Re 7:1); in questo caso Eliseo ebbe una parola di sapienza, e quello che egli predisse, il giorno dopo si avverò, perchè Dio operò un prodigio durante la notte, facendo fuggire i Siri che assediavano la città, e "una misura di fior di farina s’ebbe per un siclo e due misure d’orzo per un siclo secondo la Parola dell’Eterno" (2 Re 7:16). Ci tengo a dire che quando Dio rivela ad un suo servo profeta una parola di conoscenza o una parola di sapienza essa è verace e non è per nulla la parola di un uomo, ma quella di Dio e questi esempi ce lo mostrano chiaramente.

Vediamo ora come Gesù proferì una parola di conoscenza mentre parlava con una donna samaritana. Un giorno, Gesù, mentre parlava con una donna samaritana, "le disse: Và a chiamar tuo marito e vieni qua. La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito; perchè hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero. La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta" (Giov. 4:16-19). Come faceva a sapere Gesù che questa donna non aveva marito, e che aveva avuto cinque mariti e che quello che aveva in quel tempo non era suo marito? Gesù, mediante lo Spirito, ricevette una parola di conoscenza che concerneva questa donna; non dimenticatevi che Gesù era un uomo che adempì il suo ministerio di profeta per l’aiuto dello Spirito di Dio.

Quella donna samaritana, quando Gesù le disse quelle parole, gli disse: ‘Signore, io vedo che tu sei un profeta’; riflettete a queste parole. Quella donna riconobbe da quella parola che Gesù le disse che Egli era un profeta e dobbiamo dire che non si sbagliò affatto; quella donna sapeva che solo un profeta avrebbe potuto dirgli tutto quello che ella aveva fatto. Dopo che Gesù le disse delle altre parole, ella lasciò la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che m’ha detto tutto quello che ho fatto; non sarebb’egli il Cristo?" (Giov. 4:29) Quella parola di conoscenza detta da Gesù a quella donna ebbe un effetto positivo poichè portò quella donna e molti dei Samaritani di quella città a credere in lui, infatti è scritto che "molti dei Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: Egli m’ha detto tutte le cose che ho fatte" (Giov. 4:39).

Nel libro degli atti degli apostoli, Luca parla di un certo profeta Agabo, e di quello che egli predisse per lo Spirito in due occasioni diverse; vediamo ora quali furono queste sue predizioni. È scritto: "Or in quei giorni, scesero dei profeti da Gerusalemme ad Antiochia. E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio" (Atti 11:27,28); Agabo era profeta e ricevette una parola di sapienza che concerneva una gran carestia che ci sarebbe stata nei dì a venire per tutta la terra. Le parole "predisse per lo Spirito" (Atti 11:28), spiegano chiaramente che non è secondo lo spirito dell’uomo o per una conoscenza acquisita in modo naturale o per intuito che il profeta predice ciò che accadrà, ma mediante lo Spirito Santo, quando e se vuole lo Spirito Santo, infatti Paolo ha scritto ai Corinzi: "A uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza" (1 Cor. 12:8). Qualcuno dirà: ‘Ma a che servì quella parola di sapienza? Essa fu utile, perchè tutto quello che lo Spirito Santo rivela è utile alla Chiesa, secondo che è scritto: "Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune" (1 Cor. 12:7). Nel caso della predizione della gran carestia, è scritto che "i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le sue facoltà, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea, il che difatti fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo" (Atti 11:29,30); questa rivelazione mosse i discepoli di Antiochia a mandare una sovvenzione ai fratelli bisognosi che erano in Giudea.

In un altra occasione, il profeta Agabo predisse per lo Spirito quello che sarebbe accaduto a Paolo in Gerusalemme, mentre Paolo era ancora in Cesarea. Luca disse: "Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili" (Atti 21:10,11). Dio fece sapere a Paolo, tramite il profeta Agabo, che i Giudei lo avrebbero afferrato in Gerusalemme e che essi lo avrebbero messo nelle mani dei Gentili, quindi quando dopo a Gerusalemme, i Giudei afferrarono Paolo nel tempio e si misero a batterlo con lo scopo di ucciderlo, Paolo sapeva già che i Giudei non lo avrebbero ucciso in quell’occasione perchè essi lo avrebbero messo nelle mani dei Gentili.

Fratelli, non sottovalutate le rivelazioni divine perchè in tal modo sottovalutereste la parola di Dio. Voglio ricordarvi che i profeti antichi ricevevano spesso la parola di Dio in visione; queste espressioni: "Parola che Isaia, figliuolo d’Amots, ebbe in visione, relativamente a Giuda e a Gerusalemme" (Is. 2:1); "Oracolo che il profeta Habacuc ebbe per visione" (Hab. 1:1); "La parola dell’Eterno che fu rivolta a Michea, il Morashita, ai giorni di Jotham, di Achaz e di Ezechia, re di Giuda, e ch’egli ebbe in visione intorno a Samaria e a Gerusalemme" (Mic. 1:1), e molte altre concernenti altri profeti stanno a dimostrare come i profeti ricevevano delle visioni da Dio.

Molte volte Dio rivelò la sua parola ai suoi profeti anche senza l’ausilio di visioni, facendogli udire chiaramente la sua voce e le Scritture che indicano questo modo di comunicare la parola da parte di Dio sono queste: "La parola dell’Eterno fu rivolta ad Elia, in questi termini..." (1 Re 18:1); "Mentre sedevano a mensa, la parola dell’Eterno fu rivolta al profeta..." (1 Re 13:20); in questo caso, anche se il profeta era in compagnia di altre persone la voce del Signore la udiva soltanto lui.

Dio oggi per mezzo dei suoi profeti rivela parole dirette alla chiesa e ad individui, questo significa che pure oggi, quando Dio lo vuole, manda un profeta a portare una specifica parola sia ad una chiesa, sia ad un individuo. Nel profeta sono operanti il dono di profezia assieme ad almeno due dei tre doni di rivelazione. Nel dono di profezia non c’è la rivelazione di un evento futuro come c’è invece nel dono di parola di sapienza, altrimenti cesserebbe di essere differente dal dono di parola di sapienza. Ricordatevi che v’è differenza fra i doni spirituali e che non ce ne sono due uguali tra loro, perchè è scritto che "vi è diversità di doni" (1 Cor. 12:4). Come v’è differenza tra il dono della diversità delle lingue e il dono dell’interpretazione delle lingue, così v’è differenza pure tra il dono di profezia e i doni di rivelazione. Il profeta ha il dono di profezia e noi sappiamo che chi profetizza "parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione" (1 Cor. 14:3). Vi farò degli esempi tratti dalle Scritture per farvi intendere questo dono dello Spirito Santo. Isaia, profeta di Dio, mediante lo Spirito, (in profezia) proferì agli uomini queste parole di edificazione: "Porgete orecchio, e date ascolto alla mia voce! State attenti, e ascoltate la mia parola! L’agricoltore ara egli sempre per seminare? Rompe ed erpica egli sempre la sua terra? Quando ne ha appianata la superficie, non vi semina egli l’aneto, non vi sparge il comino, non vi mette il frumento a solchi, l’orzo nel luogo designato, e il farro entro i limiti ad esso assegnati? Il suo Dio gl’insegna la regola da seguire e l’ammaestra. L’aneto non si trebbia con la trebbia, nè si fa passar sul comino la ruota del carro; ma l’aneto si batte col bastone, e il comino con la verga. Si trebbia il grano; nondimeno, non lo si trebbia sempre; vi si fan passare sopra la ruota del carro ed i cavalli, ma non si schiaccia. Anche questo procede dall’Eterno degli eserciti; maravigliosi sono i suoi disegni, grande è la sua sapienza" (Is. 28:23-29). Queste parole qui sopra citate sono un esempio di linguaggio di edificazione detto in profezia da un profeta; come potete vedere in queste parole non vi è la predizione di un fatto specifico.

Un esempio di linguaggio di esortazione è questo: "O trasgressori, rientrate in voi stessi!...L’Eterno degli eserciti, quello, santificate! Sia lui quello che temete e paventate!...Lavatevi, purificatevi, togliete d’innanzi agli occhi miei la malvagità delle vostre azioni; cessate dal fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate ragione all’orfano, difendete la causa della vedova!" (Is. 46:8; 8:13; 1:16,17); anche in queste parole proferite in profezia non c’è l’annunzio di un particolare evento che deve avvenire.

Un esempio di linguaggio di consolazione proferito in profezia è questo: "Io, io son colui che vi consola; chi sei tu che tu tema l’uomo che deve morire, e il figliuol dell’uomo che passerà com’erba?... Ascoltatemi, o voi che conoscete la giustizia, o popolo che hai nel cuore la mia legge! Non temete l’obbrobrio degli uomini, nè siate sgomenti per i loro oltraggi. Poichè la tignola li divorerà come un vestito, e la tarma li roderà come la lana...Non temere, perchè io t’ho riscattato, t’ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando passerai per delle acque, io sarò teco; quando traverserai dei fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non ne sarai arso, e la fiamma non ti consumerà" (Is. 51:12; 51:7,8; 43:1,2); anche in queste parole non c’è l’annunzio di un evento futuro, come una carestia, una guerra, la nascita di qualcuno, la morte di qualcuno, etc...

Sappiate che quando Dio, per mezzo di un profeta, rivolge una parola d’esortazione ad un individuo, se costui accetta la parola che il profeta gli dice nel nome del Signore e si sottomette al volere di Dio ne avrà del bene, ma se la rigetta, egli porterà la pena della sua ribellione.

Voglio che sappiate anche che Dio giudica quei suoi profeti che hanno la presunzione di dire delle cose nel suo nome che lui non ha comandato loro di dire; il nostro Dio è santo e la falsità, anche se viene praticata da un suo profeta, è in abominio agli occhi suoi. Dio dice: "Il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome qualcosa ch’io non gli abbia comandato di dire o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta sarà punito di morte" (Deut. 18:20); queste parole scritte nella legge ci fanno capire chiaramente quanto sia grave la colpa di un profeta che fa parlare la sua lingua, e dice ‘L’Eterno dice’, quando l’Eterno non ha detto nulla.

Dio dice pure: "E se tu dici in cuor tuo: ‘Come riconosceremo la parola che l’Eterno non ha detta?’ Quando il profeta parlerà in nome dell’Eterno, e la cosa non succede e non si avvera, quella sarà una parola che l’Eterno non ha detta; il profeta l’ha detta per presunzione; tu non lo temere" (Deut. 18:21,22); fratelli, per sapere se quello che il profeta ha predetto nel nome del Signore è una parola che Dio non ha detta, bisogna aspettare, perchè quando la parola del profeta non si avvera, ciò significa che quella non era la parola di Dio, ma una parola detta per presunzione dal profeta.

Quello che un profeta di Dio dice nel nome del Signore deve essere esaminato e giudicato con le Scritture, secondo che è scritto: "Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino" (1 Cor. 14:29); qualcuno dirà: ‘Ma perchè deve essere esaminato?’ Perchè il profeta potrebbe dire qualcosa di falso seguendo il suo proprio spirito. Paolo disse ai Tessalonicesi: "Non disprezzate le profezie; ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene; astenetevi da ogni specie di male" (1 Tess. 5:20-22); le profezie (sia le profezie dei profeti e sia le profezie di quelli che non hanno il ministerio di profeta, ma solo il dono di profezia) devono essere esaminate ed accettate quando si attengono perfettamente a ciò che la Sacra Scrittura insegna; nel caso contrario, cioè nel caso la profezia contrasta la verità, essa deve essere rigettata senza esitare. Nel corso dei secoli, sono sorti degli uomini in seno alle chiese di Dio che hanno detto delle profezie (o di avere avuto delle visioni e delle rivelazioni da Dio) che si opponevano alla Parola di Dio, e ci sono stati quelli che hanno dato loro ascolto e sono stati ingannati dalle loro menzogne, perciò fratelli, come disse Paolo: "Esaminate ogni cosa e ritenete il bene" (1 Tess. 5:21), ma il bene soltanto; il male, riprovatelo!

Ecco un fatto che avvenne ai giorni di Geremia, che ci insegna come un profeta può fare delle false predizioni. È scritto nel libro di Geremia: "In quello stesso anno, al principio del regno di Sedechia, re di Giuda, l’anno quarto, il quinto mese, Anania, figliuolo di Azzur, profeta, ch’era di Gabaon, mi parlò nella casa dell’Eterno, in presenza dei sacerdoti e di tutto il popolo, dicendo: ‘Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Io spezzo il giogo del re di Babilonia. Entro due anni, io farò tornare in questo luogo tutti gli arredi della casa dell’Eterno, che Nebucadnetsar, re di Babilonia, ha tolti da questo luogo e ha portati a Babilonia; e ricondurrò in questo luogo, dice l’Eterno, Jeconia, figliuolo di Joiakim, re di Giuda, e tutti quei di Giuda che sono stati menati in cattività in Babilonia; perchè spezzerò il giogo del re di Babilonia’. E il profeta Geremia rispose al profeta Anania in presenza dei sacerdoti e in presenza di tutto il popolo che si trovava nella casa dell’Eterno. Il profeta Geremia disse: ‘Amen! Così faccia l’Eterno! L’Eterno mandi ad effetto quel che tu hai profetizzato, e faccia tornare da Babilonia in questo luogo gli arredi della casa dell’Eterno e tutti quelli che sono stati menati in cattività! Però, ascolta ora questa parola che io pronunzio in presenza tua e in presenza di tutto il popolo. I profeti che apparvero prima di me e prima di te fin dai tempi antichi, profetarono contro molti paesi e contro grandi regni la guerra, la fame, la peste. Quanto al profeta che profetizza la pace, allorchè si sarà adempiuta la sua parola, egli sarà riconosciuto come un vero mandato dall’Eterno’. Allora il profeta Anania prese il giogo di sul collo del profeta Geremia e lo spezzò. E Anania parlò in presenza di tutto il popolo, e disse: ‘Così parla l’Eterno: In questo modo io spezzerò il giogo di Nebucadnetsar, re di Babilonia, di sul collo di tutte le nazioni, entro lo spazio di due anni’. E il profeta Geremia se ne andò. Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia, dopo che il profeta Anania ebbe spezzato il giogo di sul collo del profeta Geremia, e disse: ‘Va’, e dì ad Anania: Così parla l’Eterno: Tu hai spezzato un giogo di legno, ma hai fatto, invece di quello, un giogo di ferro. Poichè così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Io metto un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perchè siano assoggettate a Nebucadnetsar, re di Babilonia; ed esse gli saranno assoggettate; e gli do pure gli animali della campagna’. E il profeta Geremia disse al profeta Anania: ‘Ascolta, Anania! L’Eterno non t’ha mandato, e tu hai indotto questo popolo a confidare nella menzogna. Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io ti scaccio di sulla faccia della terra; quest’anno morrai, perchè hai parlato di ribellione contro l’Eterno’. E il profeta Anania morì quello stesso anno, nel settimo mese" (Ger. 28:1-17).

Fratelli, leggendo quello che è scritto prima di questo episodio, noterete che Dio aveva detto al popolo per mezzo di Geremia: "Non date ascolto alle parole dei vostri profeti i quali vi profetizzano, dicendo: - Ecco, gli arredi della casa dell’Eterno saranno in breve riportati da Babilonia, - perchè vi profetizzano menzogna" (Ger. 27:16). Il profeta Anania profetizzò al popolo che Dio avrebbe fatto tornare da lì a poco, gli arredi del tempio da Babilonia, e altre cose piacevoli da udire; egli parlò per presunzione e fece confidare il popolo nella menzogna, e Dio lo punì, facendolo morire. Questa storia ci insegna che Dio non può rinnegare se stesso; Egli non muta la parola uscita dalla sua bocca perchè "non è un uomo perch’ei mentisca, nè un figliuol d’uomo, perch’ei si penta" (Num. 23:19). Dio non va contro la sua parola, anzi la conferma; sono i temerari che contrastano la Parola di Dio, e lo fanno usando il nome del Signore. Alcuni profetizzano delle cose piacevoli da sentire, delle cose in se stesse belle, ma nello stesso tempo false; avviene pure questo in seno alla fratellanza. Alcuni con la loro lingua, usando il nome del Signore, hanno predetto la guarigione di fratelli malati gravemente, ma quella guarigione non si è mai avverata, perchè i malati sono morti dopo poco tempo; altri, hanno predetto dei matrimoni tra persone che non si sono mai sposate, o perchè uno dei due è morto subito dopo o perchè Dio ha voluto che si sposassero con delle persone differenti. Poi ci sono le profezie che dicono alla donna d’insegnare, mentre la Parola di Dio dice: "Non permetto alla donna d’insegnare" (1 Tim. 2:12); quelle che dicono che anche se la donna prega Dio senza essere velata non fa nulla di male o che dicono che anche se si adorna di gioielli d’oro e di vesti sontuose non fa nulla di male perchè Dio ‘guarda al cuore’; a queste si aggiungono le profezie che dicono a persone divorziate che possono sposarsi; noi tutte queste profezie le rigettiamo, perchè vanno contro la Parola di Dio e quindi non possono procedere dalla bocca di Dio. Non è lo Spirito della verità che proferisce queste profezie, ma lo spirito dell’errore.

Vi è un’altra storia che mostra come Dio non può rinnegare la sua Parola innanzi detta; è la storia di quel profeta giunto da Giuda a Bethel, per ordine di Dio, mentre il re Geroboamo offriva il profumo sull’altare che aveva fatto costruire. Il profeta proferì la parola di Dio contro l’altare e diede un segno miracoloso da parte di Dio in quello stesso giorno, e quel segno si adempì; ma Dio aveva detto a questo profeta di non mangiare pane e di non bere acqua a Bethel e di non tornarsene per la stessa strada che aveva fatto all’andata. Dopo che il profeta parlò da parte di Dio: e diede il segno miracoloso da parte di Dio, "il re disse all’uomo di Dio: ‘Vieni meco a casa; ti ristorerai, e io ti farò un regalo’. Ma l’uomo di Dio rispose al re: ‘Quand’anche tu mi dessi la metà della tua casa, io non entrerò da te, e non mangerò pane nè berrò acqua in questo luogo; poichè questo è l’ordine che m’è stato dato dall’Eterno: - Tu non vi mangerai pane nè berrai acqua, e non tornerai per la strada che avrai fatta, andando’. - Così egli se ne andò per un altra strada, e non tornò per quella che aveva fatta, venendo a Bethel. Or v’era un vecchio profeta che abitava a Bethel; e uno dei suoi figliuoli venne a raccontargli tutte le cose che l’uomo di Dio aveva fatte in quel giorno a Bethel, e le parole che aveva dette al re. Il padre, udito ch’ebbe il racconto, disse ai suoi figliuoli: ‘Per qual via se n’è egli andato?’ Poichè i suoi figliuoli avevano veduto la via per la quale se n’era andato l’uomo di Dio venuto da Giuda. Ed egli disse ai suoi figliuoli: ‘Sellatemi l’asino’. Quelli gli sellarono l’asino; ed egli vi montò su, andò dietro all’uomo di Dio, e lo trovò a sedere sotto un terebinto, e gli disse: ‘Sei tu l’uomo di Dio venuto da Giuda?’ Quegli rispose: ‘Son io’. Allora il vecchio profeta gli disse: ‘Vieni meco a casa mia, e prendi un pò di cibo’. Ma quegli rispose: ‘Io non posso tornare indietro teco, nè entrare da te; e non mangerò pane nè berrò acqua teco in questo luogo; poichè m’è stato detto, per ordine dell’Eterno: - Tu non mangerai quivi pane, nè berrai acqua, e non tornerai per la strada che avrai fatta, andando’. - L’altro gli disse: ‘Anch’io son profeta come sei tu; e un angelo mi ha parlato per ordine dell’Eterno, dicendo: - ‘Rimenalo teco in casa tua, affinchè mangi del pane e beva dell’acqua’. - Costui gli mentiva. - Così, l’uomo di Dio tornò indietro con l’altro, e mangiò del pane e bevve dell’acqua in casa di lui. Or mentre sedevano a mensa, la parola dell’Eterno fu rivolta al profeta che aveva fatto tornare indietro l’altro; ed egli gridò all’uomo di Dio ch’era venuto da Giuda: ‘Così parla l’Eterno: - Giacchè tu ti sei ribellato all’ordine dell’Eterno, e non hai osservato il comandamento che l’Eterno, l’Iddio tuo, t’avea dato, e sei tornato indietro, e hai mangiato del pane e bevuto dell’acqua nel luogo del quale egli t’avea detto: Non vi mangiare del pane e non vi bere dell’acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri’. - Quando l’uomo di Dio ebbe mangiato e bevuto, il vecchio profeta, che l’aveva fatto tornare indietro, gli sellò l’asino. L’uomo di Dio se ne andò, e un leone lo incontrò per istrada, e l’uccise" (1 Re 13:7-24).

Fratelli, come potete vedere, all’invito del re Geroboamo che aveva una condotta empia nel cospetto di Dio, il profeta rifiutò di fare quello che il re gli propose di fare per non disubbidire a Dio; in seguito, al primo invito del vecchio profeta, l’uomo di Dio mostrò ancora la stessa fermezza non acconsentendo a tornare a casa del vecchio profeta per mangiare e bere, ma quando il vecchio profeta lo vide fermo e deciso a non tornare indietro a casa sua, fece ricorso alla menzogna, dicendogli: "Un angelo mi ha parlato per ordine dell’Eterno, dicendo: - Rimenalo teco in casa tua, affinchè mangi del pane e beva dell’acqua" (1 Re 13:18), e allora l’uomo di Dio tornò indietro. L’uomo di Dio sentì che il cosiddetto ‘nuovo ordine’ di Dio contrastava nettamente il primo, ma alle parole: "Anch’io sono un profeta come sei tu; e un angelo mi ha parlato per ordine dell’Eterno" (1 Re 13:18), non si oppose come aveva fatto in precedenza e credette alla menzogna e disubbidì a Dio. Quando Satana non riesce a sedurre i figliuoli di Dio per mezzo della gente malvagia che non ha la fede, allora cerca di sedurli per mezzo di menzogne proferite per bocca di alcuni credenti che non bandiscono ancora la menzogna. Alcuni, quando ti vedono fermo nella Parola di Dio, e che non entri in compromesso con nessuno, pure di attenerti alle sacre Scritture, per cercare di dissuaderti da certi precetti di Dio, veraci e giusti come tutti gli altri (ma a loro non graditi), allora escogitano di persuaderti del contrario della Parola di Dio, facendo uso di false profezie, cioè di menzogne, usando il nome del Signore, esattamente come fece quel vecchio profeta verso l’uomo di Dio venuto da Giuda. C’è chi comincia a dire: ‘Anch’io sono un ministro del Vangelo come lo sei tu e Dio mi ha parlato, dicendomi che questo ordine era solo per i credenti d’allora e non per noi oggi’; altri: ‘Ho avuto un sogno da Dio che mi ha mostrato che non è come dici tu, perchè Dio vuole che noi ci adeguiamo ai tempi’, tante menzogne per dirti di non credere in quello che Gesù ha detto o che Paolo e gli altri apostoli hanno comandato di fare, ma siccome che non ti vogliono dire chiaramente: ‘Disubbidisci a Dio e alla sua parola’, te lo dicono facendo uso di menzogne, appoggiandosi su parole come ‘visione’, ‘sogno’, ‘profezia’, ‘rivelazione’, parole che suscitano interesse quando sono pronunziate, ma anche un certo timore di Dio; ma quando ci si accorge che quelle parole vengono usate solamente per fini disonesti, per distoglierci dai comandamenti di Dio, allora, con fermezza rispondiamo a costoro: ‘Ciò che voi dite è falso, perchè si oppone alla Parola di Dio’. Sappiate che Dio non ci ha ripensato sulla sua dottrina in questi ultimi tempi; Egli non ha cambiato idea, col passare del tempo, su nessuno dei suoi precetti dati per mezzo del suo Figliuolo e per mezzo degli apostoli. Nessuno vi seduca, badate a voi stessi, perchè i tempi sono difficili e malvagi; Paolo disse a Timoteo: "Verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole" (2 Tim. 4:3,4), e noi ci troviamo proprio in questo tempo. I dottori che seguono i loro carnali desideri perchè hanno distolto le loro orecchie dalla verità, sono in continuo aumento, ed a loro si volgono molti.

A quei dottori che non hanno distolto le orecchie dalla verità, alcuni profeti cercano di distogliergliele con le loro false profezie; certi profeti, per fare rigettare la sana dottrina ai semplici, cercano di fargliela passare come inadeguata ai nostri tempi, come una dottrina che è da revisionare, ma la dottrina di Dio non è affatto da revisionare, e guai a quelli che cercano di farlo, essi porteranno la pena della loro ribellione, chiunque essi siano.

A proposito del ministerio di profeta, voglio dirvi che non è vero che il pastore è anche profeta per forza di cose, poichè parla delle cose a venire scritte nella Parola di Dio, quali la venuta del Signore ed altri eventi che ancora devono avverarsi. Un pastore può essere anche profeta, ma quando Dio gli dona pure questo ministerio; altrimenti se Dio gli ha dato solo il ministerio di pastore, non importa quanto parli delle cose a venire che sono scritte, questo non fa assolutamente di lui un profeta.

Inoltre vi sono quelli che dicono, per mancanza di conoscenza, che tutti nella chiesa siamo profeti perchè quando noi parliamo del Signore agli altri, noi parliamo loro da parte di Dio come facevano i profeti di una volta; questa è una falsa dottrina, perchè il fatto che io stia evangelizzando e proclamando la Parola di Dio, nel nome del Signore, non significa che io in quel momento sono un profeta. Anche il fatto di avere il dono di profezia non significa essere un profeta, perchè il profeta oltre al dono di profezia ha pure dei doni di rivelazione.

"Sono forse tutti profeti?" (1 Cor. 12:29); la risposta naturalmente è no, e questo perchè il corpo di Cristo non si compone di un membro solo, ma di molte membra; quello del profeta è uno dei ministeri costituiti da Dio nella Chiesa per l’edificazione del corpo di Cristo.

Alcuni dicono che siccome lo Spirito Santo è stato sparso, e in ogni credente in Cristo Gesù v’è lo Spirito della verità che lo guida in ogni verità, oggi non c’è più bisogno del ministerio di profeta nella chiesa, come invece ce n’era il bisogno tra gli Israeliti sotto l’antico patto; ma questo non può essere dimostrato in alcuna maniera con le Scritture, quindi non l’accettiamo.

Nella chiesa primitiva vi erano dei profeti; di Giuda e Sila, che erano degli uomini autorevoli fra i fratelli, è detto che erano profeti; nella chiesa d’Antiochia vi erano dei profeti, dei quali sono pure fatti i nomi; il ministerio di profeta è menzionato tra i ministeri, nella lettera di Paolo agli Efesini, e in una delle sue lettere ai Corinzi. Ai Corinzi, parlando sull’ordine del culto, dice: "Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino; e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia...e gli spiriti dei profeti son sottoposti ai profeti, perchè Dio non è un Dio di confusione, ma di pace" (1 Cor. 14:29,30,32,33). Questi sono comandamenti del Signore; Paolo riconosceva il ministerio di profeta, e se lui ha detto: "Parlino due o tre profeti..." (1 Cor. 14:29), nessuno ha il diritto di dire: ‘I profeti non esistono più’, o: ‘Quelli che dicono di esserlo non devono parlare quando la chiesa è radunata’. Chi impedisce ad un profeta di Dio di esercitare il suo ministerio, si rende nemico di Dio, come si resero nemici di Dio gli Israeliti quando vietarono ai profeti di profetare. Dio disse: "Avete ordinato ai profeti di non profetare! Ecco, io farò scricchiolare il suolo sotto di voi..." (Amos 2:12,13); queste parole, Dio le disse ad un popolo che diceva: "I profeti non sono che vento, e nessuno parla in essi" (Ger. 5:13), ad un popolo caparbio che si oppose ai profeti che parlavano da parte sua.

Certo, Paolo ha detto che quello che i profeti dicono deve essere giudicato, ma non ha vietato ai profeti di parlare in assemblea; l’apostolo ha detto pure che se una rivelazione è data ad uno di quelli (uno dei profeti) che stanno seduti, il precedente deve smettere di parlare, quindi egli non pensava affatto che Dio avesse smesso di dare delle rivelazioni per la chiesa (come invece alcuni pensano).

Badate che qui per rivelazione non si intende affatto un insegnamento della parola di Dio (come dicono alcuni per mancanza di conoscenza), perchè poco prima, Paolo dice: "Che dunque, fratelli? Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione" (1 Cor. 14:26), e come potete vedere, l’insegnamento è nominato assieme alla rivelazione, appunto perchè non sono la medesima cosa.

Oggi, Dio, quando vuole dà ai suoi profeti, quando la chiesa è radunata, delle visioni per la chiesa, per mezzo delle quali la chiesa viene edificata, consolata, confermata, e ripresa quando ha bisogno di essere ripresa. Paolo ha detto: "Ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine" (1 Cor. 14:40), quindi anche i profeti devono esercitare il loro ministerio con decoro, per non creare confusione in seno alla chiesa; questa è la ragione per cui Paolo dice: "E gli spiriti dei profeti son sottoposti ai profeti, perchè Dio non è un Dio di confusione, ma di pace" (1 Cor. 14:32,33).

Per ciò che riguarda il ministerio profetico esercitato sotto l’antico patto, quando ancora lo Spirito non era stato sparso sopra ogni carne, vi ricordo che è vero che lo Spirito non era ancora stato dato, ma è altresì vero che Dio unse di Spirito Santo dei re che furono guidati da Dio anche mediante delle rivelazioni date loro per mezzo dei profeti.

Davide era stato unto di Spirito Santo, e lo Spirito Santo era in lui, eppure Dio gli parlò per mezzo dei profeti in certe circostanze; mentre lui era ancora fuggiasco perchè Saul lo perseguitava, il profeta Gad gli disse, mentre lui era nella fortezza del re di Moab: "Non star più in questa fortezza; parti, e recati nel paese di Giuda" (1 Sam. 22:5); quando lui diventò re ed ebbe in cuore di costruire una casa al nome di Dio, Dio gli impedì di costruire il tempio mediante una rivelazione data a Nathan, veggente del re; quando egli si rese colpevole di adulterio e di omicidio, Dio gli mandò Nathan, il profeta, per riprenderlo ed annunziargli la punizione che Dio gli avrebbe inflitto per i suoi misfatti; quando egli fece il censimento di Israele (cosa che dispiacque al Signore), Dio gli mandò Gad per dirgli quale castigo voleva tra i tre che gli notificò.

Ho voluto menzionarvi questi fatti per farvi capire che benchè lo Spirito era su Davide ed in Davide, perchè esso parlò per bocca sua, pure Dio gli parlò per mezzo dei suoi profeti. Oggi, le cose non sono cambiate da questo punto di vista, perchè benchè i credenti abbiano lo Spirito di Dio in loro (quelli che ne sono ripieni in misura maggiore di quelli che non ne sono ancora ripieni), e lo Spirito li guida, pure, Dio, in alcune circostanze della loro vita, parla loro mediante i profeti (o con una profezia o con delle visioni), esattamente come faceva sotto l’antico patto.

D’altronde, anche il profeta Agabo ebbe un messaggio personale per Paolo, quando questi era in Cesarea, quindi non c’è nulla di strano se oggi, Dio, in alcune circostanze, guida, consola, conferma, riprende i suoi, anche mediante delle rivelazioni date ai profeti.

Non vedo perchè dovremmo dire: ‘Il ministerio di profeta non è più necessario oggi’, e dire invece: ‘Ma quello di pastore invece è necessario’; i ministeri sono tutti utili alla chiesa, nessun escluso.

Io dico a voi che dite che il ministerio di profeta non è necessario oggi, perchè lo Spirito che è in noi ci guida in ogni verità: ‘Ma a questo punto, secondo il vostro ragionamento, se voi dite che lo Spirito della verità vi guida in ogni verità, non avreste bisogno neppure dei pastori che vi conducono e dei dottori che vi ammaestrano; ma allora, perchè riconoscete questi ministeri, ma quello di profeta no?

Paolo scrisse ai Corinzi: "L’occhio non può dire alla mano: Io non ho bisogno di te; nè il capo può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi. Al contrario, le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie..." (1 Cor. 12:21,22). Ascoltami, tu che dici che il ministerio di profeta non è necessario oggi nella chiesa; se il tuo occhio potesse parlare, e tu gli sentiresti dire al tuo piede destro: ‘Ascolta, io non ho bisogno di te!’, saresti contento? Non ti accorgeresti forse che c’è qualcosa che non va? Non vedresti forse una divisione nel tuo corpo? Ma tu pensi con questa tua affermazione di rallegrare il Signore, che è il capo della Chiesa? No fratello, queste tue parole non piacciono affatto al Signore; rientra in te stesso, riconosci la verità, e sii savio, perchè il Signore ti dice: "Figliuol mio, se il tuo cuore è savio, anche il mio cuore si rallegrerà.." (Prov. 23:15).

Ora vi voglio dire alcune cose circa i falsi profeti, affinchè non ne ignoriate l’esistenza e affinchè vi guardiate da loro.

Pietro ha detto che nell’antichità degli uomini santi parlarono da parte di Dio, perchè sospinti dallo Spirito Santo, ma ha detto pure che sorsero anche falsi profeti fra il popolo, e questo le Scritture lo confermano, infatti esse insegnano che da un lato vi erano i profeti che parlavano per lo Spirito Santo, e dall’altro vi erano i falsi profeti che facevano parlare la loro lingua e dicevano: ‘L’Eterno dice’, quando l’Eterno non aveva parlato loro.

Prima di parlare dei falsi profeti, delle loro menzogne che profetizzarono, e della loro condotta empia, voglio parlarvi di quale era la condotta del popolo d’Israele e di come i santi profeti esortarono il popolo di Dio a ravvedersi.

I figliuoli d’Israele abbandonarono la loro Ròcca e si volsero agli idoli delle nazioni circonvicine; essi si prostituirono a quegli idoli vani, infatti si fabbricarono i loro idoli e li posero sui loro alti luoghi dove si recavano per offrire loro i profumi e i sacrifici (arrivarono al punto di scannare i loro figli e le loro figlie per offrirli ai loro dèi).

Oltre a ciò, gli Israeliti rubavano, commettevano omicidi, commettevano adulteri, mentivano gli uni agli altri, ed erano avidi di guadagno; da ciò che insegna la Scrittura, in Israele i comandamenti di Dio furono dimenticati. Dio vide quello spettacolo di perversità e provò un grande dispiacere, ma Egli non rimase indifferente perchè suscitò dei profeti ai quali comandò di far conoscere ad Israele i suoi peccati e di esortare il suo popolo a ravvedersi. I santi profeti ubbidirono a Dio e riferirono al popolo ribelle le parole di Dio; ora vi menzionerò alcune delle esortazioni al pentimento rivolte al popolo, che sono scritte nei profeti, per farvi capire come i santi profeti non lusingarono affatto gli empi.

Geremia disse: "Circoncidetevi per l’Eterno, circoncidete i vostri cuori, o uomini di Giuda e abitanti di Gerusalemme, affinchè il mio furore non scoppi come un fuoco, e non s’infiammi sì che nessuno possa spengerlo, a motivo della malvagità delle vostre azioni!" (Ger. 4:4), ed ancora: "Torna, o infedele Israele, dice l’Eterno; io non vi mostrerò un viso accigliato, giacchè io son misericordioso, dice l’Eterno, e non serbo l’ira in perpetuo. Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele all’Eterno, al tuo Dio, hai vòlto qua e là i tuoi passi verso gli stranieri, sotto ogni albero verdeggiante, e non hai dato ascolto alla mia voce, dice l’Eterno. Tornate o figliuoli traviati, dice l’Eterno..." (Ger. 3:12-14).

Ezechiele disse: "Convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvage! E perchè morreste voi, o casa d’Israele?" (Ez. 33:11).

Isaia disse: "O trasgressori, rientrate in voi stessi!...Lavatevi, purificatevi, togliete d’innanzi agli occhi miei la malvagità delle vostre azioni; cessate dal fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia..." (Is. 46:8; 1:16,17).

Dio disse al popolo che se si fosse convertito dalle sue vie malvage, Egli lo avrebbe perdonato, ma gli disse pure che se non si fosse convertito, lo avrebbe punito. I profeti annunziarono ai ribelli i giudizi che Dio avrebbe esercitato contro di loro nel caso essi avessero continuato a camminare secondo la caparbietà del loro cuore; ecco come parlarono a tale riguardo Isaia e Geremia.

Isaia disse: "Se siete disposti ad ubbidire, mangerete i prodotti migliori del paese; ma se rifiutate e siete ribelli, sarete divorati dalla spada; poichè la bocca dell’Eterno ha parlato" (Is. 1:19,20).

Geremia disse: "Ma se non mi date ascolto...io accenderò un fuoco alle porte della città, ed esso divorerà i palazzi di Gerusalemme, e non s’estinguerà...ecco, io mando contro di voi dei serpenti, degli aspidi, contro i quali non v’è incantagione che valga; e vi morderanno, dice l’Eterno" (Ger. 17:27; 8:17), ed ancora: "Ecco, io faccio venire da lungi una nazione contro di voi, o casa d’Israele, dice l’Eterno; una nazione valorosa, una nazione antica, una nazione della quale tu non conosci la lingua e non intendi le parole. Il suo turcasso è un sepolcro aperto; tutti quanti son dei prodi. Essa divorerà le tue mèssi e il tuo pane, divorerà i tuoi figliuoli e le tue figliuole, divorerà le tue pecore e i tuoi buoi, divorerà le tue vigne e i tuoi fichi; abbatterà con la spada le tue città forti nelle quali confidi" (Ger. 5:15-17). Come reagirono i ribelli alle esortazioni dei santi profeti? In questa maniera; essi perseguitarono i profeti oltraggiandoli, percuotendoli, mettendoli in prigione, ed in fine li uccisero.

Ma ecco che assieme ai santi profeti sorsero anche i falsi profeti che si misero a profetizzare di loro senno; anche loro dicevano di avere delle visioni e dei sogni, ma tutto quello che dicevano usando il nome del Signore, si opponeva alla legge e alle parole dei santi profeti. Questi falsi profeti, oltre che a profetizzare menzogne, avevano pure una condotta scellerata e Dio, di questo, ne rendeva testimonianza in questi termini: "Fra i profeti di Gerusalemme ho visto cose nefande: commettono adulteri, procedono con falsità, fortificano le mani dei malfattori, talchè nessuno si converte dalla sua malvagità...dai profeti di Gerusalemme l’empietà s’è sparsa per tutto il paese...come un leone ruggente che sbrana una preda, costoro divorano le anime, piglian tesori e cose preziose...essi vi pascono di cose vane; vi espongono le visioni del loro proprio cuore, e non ciò che procede dalla bocca dell’Eterno..e sperano che la loro parola s’adempirà!...Dicono del continuo a quei che mi sprezzano: ‘L’Eterno ha detto: Avrete pace’; e a tutti quelli che camminano seguendo la caparbietà del proprio cuore: ‘Nessun male v’incoglierà’...gridano: ‘Pace’, quando i loro denti han di che mordere, e bandiscono la guerra contro a chi non mette loro nulla in bocca... fanno predizioni per danaro... Io non ho mandato quei profeti; ed essi son corsi; io non ho parlato loro, ed essi hanno profetizzato" (Ger. 23:14,15; Ez. 22:25; Ger. 23:16; Ez. 13:6; Ger. 23:17; Mic. 3:5,11; Ger. 23:21). Dalla parola di Dio traiamo questi insegnamenti sui falsi profeti:

Ÿ sono avidi di illeciti guadagni, infatti profetizzano pure per compensi in danaro, e di conseguenza, profetizzano la pace a chi gli dà da mangiare, e la guerra a chi non fa entrare nulla nelle loro tasche

Ÿ sono adulteri

Ÿ amano e praticano la menzogna, perchè parlano di cose che non hanno vedute e di cose che non hanno udite da Dio

Ÿ sono ingiusti, perchè contristano il giusto con delle menzogne, quando Dio non lo contrista, e fortificano le mani dei peccatori perchè non si convertano dalle loro opere malvage

Ÿ di loro dicono un gran bene i ribelli, cioè quelli che loro lusingano dicendogli che avranno pace e nessun male gli verrà addosso

L’inevitabile conclusione alla quale siamo giunti è che i falsi profeti sono veramente degli alberi cattivi che fanno frutti cattivi; ma come non rimasero impuniti i falsi profeti dell’antichità, così non rimarranno impuniti i falsi profeti di questi giorni. Gesù disse che "ogni albero che non fa buon frutto, è tagliato e gettato nel fuoco" (Matt. 7:19), quindi noi sappiamo che per certo i falsi profeti saranno presi e gettati nella fornace di fuoco, e coperti di una eterna vergogna.

Fratelli, di falsi profeti ne esistono molti anche in questa generazione, guardatevi da loro, per non cadere in preda ai loro denti.

L'evangelista

L’evangelista è colui che porta la Buona Novella di città in città e di villaggio in villaggio; ne abbiamo un esempio in Filippo, chiamato appunto "l’evangelista" (Atti 21:8). Filippo, inizialmente fu eletto assieme ad altri sei fratelli, per servire alle mense, infatti "era uno dei sette" (Atti 21:8). Questi sette fratelli che furono eletti dalla moltitudine dei discepoli, avevano una buona testimonianza, erano ripieni di Spirito e di sapienza.

In quel tempo vi fu una gran persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme, e tutti, salvo gli apostoli, furono dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria. Coloro che erano stati dispersi se ne andarono di luogo in luogo, annunziando la Parola, "e Filippo, disceso nella città di Samaria, vi predicò il Cristo. E le folle di pari consentimento prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, udendo e vedendo i miracoli ch’egli faceva. Poichè gli spiriti immondi uscivano da molti che li avevano, gridando con gran voce; e molti paralitici e molti zoppi erano guariti" (Atti 8:5-7). Molti dei Samaritani credettero nella Buona Novella e furono battezzati da Filippo, secondo che è scritto: "Quand’ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furono battezzati, uomini e donne" (Atti 8:12).

L’evangelista, secondo l’esempio che abbiamo in Filippo, oltre che predicare l’Evangelo, compie pure delle guarigioni, perciò ha i doni di guarigione, ed ha l’autorità di battezzare in acqua quelli che credono nel Signore.

Qualcuno dirà: ‘Ma che differenza c’è tra l’apostolo e l’evangelista, dato che tutti e due predicano l’Evangelo agli increduli? La differenza è che l’apostolo viene mandato da Dio a predicare in un’altra nazione, mentre l’evangelista, nella maggior parte dei casi, predica nella propria nazione; inoltre, l’apostolo va a predicare dove non ci sono ancora chiese, le fonda e fa eleggere per ciascuna di esse degli anziani, mentre l’evangelista, nella maggior parte dei casi, arriva in luoghi dove ci sono già delle comunità, predica l’Evangelo e poi se ne va.

Secondo quello che è scritto nel libro degli atti degli apostoli, v’è un’altra cosa che contraddistingue l’apostolo dall’evangelista, ed è questa: l’apostolo ha l’autorità di pregare per i credenti affinchè ricevano lo Spirito Santo, mentre l’evangelista non ha questo dono. Questa è una conclusione a cui si arriva leggendo la narrazione dei fatti accaduti in Samaria. Dopo che molti dei Samaritani credettero e furono battezzati da Filippo, "gli apostoli ch’erano a Gerusalemme, avendo inteso che la Samaria avea ricevuto la parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni. I quali, essendo discesi là, pregarono per loro affinchè ricevessero lo Spirito Santo; poichè non era ancora disceso sopra alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signor Gesù. Allora imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo" (Atti 8:14-17). Ora se Filippo avesse avuto la stessa autorità degli apostoli Pietro e Giovanni, non ci sarebbe stato bisogno che Pietro e Giovanni discendessero in Samaria per pregare per quei credenti, affinchè ricevessero lo Spirito Santo; mentre invece fu necessario, appunto perchè Filippo non aveva il dono di imporre le mani ai credenti affinchè ricevessero lo Spirito, nonostante lui stesso fosse ripieno dello Spirito. Anche l’apostolo Paolo aveva il dono di imporre le mani ai credenti affinchè ricevessero lo Spirito Santo, infatti è scritto, a proposito di quei circa dodici discepoli di Efeso: "Furono battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano" (Atti 19:5,6); questo conferma ciò che vi ho detto prima.

Il pastore 

Il pastore è colui che è preposto da Dio a pascere ed a sorvegliare il suo gregge.

Per quanto riguarda questo ministero, bisogna dire che il ministerio di pastore è menzionato solo nella lettera di Paolo agli Efesini. Non vi è un solo passo nelle Scritture del nuovo patto che dice chiaramente che qualcuno era pastore di una determinata chiesa, come invece siamo abituati oggi, a sentire e a vedere. Secondo le Scritture del nuovo patto, le chiese ai tempi degli apostoli, erano sorvegliate e pasturate dagli anziani, in altre parole, in ogni chiesa vi erano più anziani (i vescovi) che si prendevano cura delle pecore del Signore. I passi della Scrittura che mostrano che a dirigere le chiese vi erano degli anziani (i vescovi), uguali tra loro per grado, poteri e funzioni, e che non fanno menzione della esistenza di un pastore a capo delle chiese, sono questi:

Ÿ Libro degli atti degli apostoli: Paolo "da Mileto mandò ad Efeso a far chiamare gli anziani della chiesa. E quando furono venuti a lui, egli disse loro:...Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio..." (Atti 20:17,18,28); Paolo e Barnaba "fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale avevano creduto" (Atti 14:23); "Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli..." (Atti 15:22); "E i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le sue facoltà, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea, il che difatti fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo" (Atti 11:29,30); "E il giorno seguente, Paolo si recò con noi da Giacomo; e vi si trovarono tutti gli anziani..." (Atti 21:18).

Ÿ Epistola ai Filippesi: "Paolo e Timoteo, servitori di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, coi vescovi e coi diaconi..." (Fil. 1:1).

Ÿ Paolo a Timoteo: "Non trascurare il dono che è in te, il quale ti fu dato per profezia quando ti furono imposte le mani dal collegio degli anziani...Gli anziani che tengono bene la presidenza, siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che faticano nella predicazione e nell’insegnamento..." (1 Tim. 4:14; 5:17).

Ÿ Giacomo: "C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi" (Giac. 5:14,15).

Ÿ Pietro: "Io esorto dunque gli anziani che sono fra voi, io che sono anziano con loro...Pascete il gregge di Dio che è fra voi...Parimente, voi più giovani, siate soggetti agli anziani" (1 Piet. 5:1,2,5).

Ÿ Epistola agli Ebrei: "Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perchè essi vegliano per le vostre anime, come chi ha da renderne conto..." (Ebr. 13:17).

Come potete vedere, in tutti questi passi sono menzionati gli anziani della chiesa, e mai il pastore della chiesa.

Ora però è necessario dire anche questo: non per il fatto che il ministero di pastore è menzionato una volta sola nel nuovo patto, e che non si parla mai in nessun posto del pastore di una chiesa, bisogna dire che è sbagliato che in una chiesa vi sia un pastore coadiuvato da degli anziani. Qualcuno dirà: ‘Ma allora il fatto che ci sia un pastore a capo di una comunità, con un consiglio degli anziani, ha qualche fondamento scritturale?’ Sì, il fondamento scritturale lo possiede ed è questo.

Gesù disse a Giovanni di scrivere agli angeli delle sette chiese dell’Asia; qualcuno dirà: ‘Ma chi erano quegli angeli? Certamente non erano degli spiriti (come invece sono gli angeli del cielo), perchè da quello che il Signore disse loro si capisce chiaramente che essi erano degli uomini della stessa natura che noi, che in seno a quelle chiese esercitavano un ministerio. Che essi esercitavano un ministerio è confermato da queste parole del Signore all’angelo della chiesa di Tiatiri: "Io conosco... il tuo ministerio" (Ap. 2:19). Vorrei farvi notare una cosa; la Scrittura dice che Paolo "da Mileto mandò ad Efeso a far chiamare gli anziani della chiesa" (Atti 20:17), ma la Parola mostra anche che mentre Giovanni l’apostolo era ancora in vita, c’era l’angelo della chiesa di Efeso, infatti il Signore ordinò a Giovanni di scrivere all’angelo della chiesa di Efeso (e non agli angeli della chiesa di Efeso). Il Signore non disse a Giovanni di scrivere agli anziani di quella chiesa, ma al suo angelo; questo ci fa capire che questo angelo era il pastore di quella comunità.

Oltre a ciò, Giovanni dice che quando gli apparve il Signore, "Egli teneva nella sua mano destra sette stelle" (Ap. 1:16); quelle sette stelle erano gli angeli delle sette chiese dell’Asia, infatti Gesù gli disse: "Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese.." (Ap. 1:20). Il fatto che il pastore di una chiesa sia rappresentato da una stella non deve essere sottovalutato. Gesù, che è il Sommo Pastore, è la lucente stella mattutina; i pastori da lui stabiliti sulle chiese sono le stelle che egli tiene nella sua mano.

Le stelle che Dio ha posto nella distesa dei cieli servono a far luce nella notte, ma servono pure a guidare le persone, infatti esse sono un sicuro punto di riferimento per coloro che si ritrovano sprovvisti di una bussola in mezzo ad un deserto o in mezzo al mare. Pure i pastori sono posti nella chiesa per illuminare i fedeli e per condurli per sentieri di giustizia; vi ricordate che faceva quella stella che apparve ai Magi in Oriente? La Scrittura dice che essa "andava dinanzi a loro, finchè, giunta al luogo dov’era il fanciullino, vi si fermò sopra" (Matt. 2:9). Ora, ma non è forse vero che il pastore pure va dinanzi alle pecore? Quella stella condusse i magi dal Re dei Giudei; prendete l’espressione che dice "finchè, giunta al luogo dov’era il fanciullino, vi si fermò sopra" (Matt. 2:9), e confrontatela con queste parole di Paolo agli Efesini: "Ed è lui che ha dato...gli altri, come pastori...finchè tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo..." (Ef. 4:11,13); e capirete come le stelle delle chiese (i pastori) sono state poste da Dio nella sua Chiesa, per condurre i santi alla piena conoscenza del Figliuol di Dio.

Riassumendo, diciamo che tutte le chiese di Dio hanno un collegio di anziani, ma mentre alcune hanno solo degli anziani, uguali tra loro per grado, poteri, e funzioni, (nessuno dei quali è chiamato pastore, ma di fatto pasturano), altre, oltre a degli anziani hanno anche un pastore che è il presidente del consiglio degli anziani, il suo portavoce, e colui che, di fatto, ha un’autorità maggiore a quella degli anziani. Una cosa è certa; in ambedue i casi, i fedeli non sono lasciati a se stessi, perchè sono sotto la sorveglianza di conduttori.

Vediamo ora come i pastori devono pascere il gregge del Signore. L’apostolo Pietro, a cui il Signore aveva detto, prima di andare in cielo: "Pasci le mie pecore" (Giov. 21:18), ha spiegato chiaramente in che maniera i pastori devono pascere il gregge di Dio; egli dice: "Pascete il gregge di Dio che è fra voi, non forzatamente, ma volonterosamente secondo Dio; non per un vil guadagno, ma di buon animo; e non come signoreggiando quelli che vi sono toccati in sorte, ma essendo gli esempi del gregge. E quando sarà apparito il Sommo Pastore, otterrete la corona della gloria che non appassisce" (1 Piet. 5:2-4).

Voglio dire innanzi tutto che il gregge è di Dio, cioè è proprietà di Dio; Egli lo ha comprato a prezzo, e questo lo ha confermato pure Paolo, quando parlando ai vescovi della chiesa di Efeso, disse loro: "Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue" (Atti 20:28). Perchè ho voluto fare questa premessa? Perchè vi sono alcuni pastori che chiamano la chiesa di Dio ‘la loro chiesa’, ‘le loro pecore’ e questo non è vero, perchè le pecore che i pastori devono pascere sono del Signore, difatti il Signor Gesù disse a Pietro: "Pasci le mie pecore" (Giov. 21:18), e non: ‘Pasci le tue pecore’.

Il pastore deve pascere il gregge di Dio non di malavoglia o per forza, come se fosse una cosa sgradevole ed inutile a farsi, ma con allegrezza, mostrando la buona volontà nel farlo; il pastore non deve pascere il gregge di Dio per arricchirsi, sfruttando le pecore del Signore, quindi non deve farlo perchè spinto dalla cupidigia, ma deve pascerlo sinceramente con una pura coscienza; il pastore non deve signoreggiare le pecore che il Signore gli ha affidato, cioè non deve governare con violenza ed asprezza, ma deve essere umile. Gesù disse: "Se alcuno vuole essere il primo, dovrà essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti" (Mar. 9:35); perciò, il Signore non condanna chi vuole essere primo o grande fra il suo popolo, ma gli dice cosa deve fare per diventarlo. Molti vogliono essere serviti, ma non vogliono servire, vogliono essere grandi e tra i primi, camminando secondo la caparbietà del loro cuore, rifiutando di umiliarsi e di servire le pecore di Dio; ma come possono pensare di essere grandi costoro? Certo, grandi sono forse considerati da altri superbi come loro, ma certamente non da quelle pecore miti e semplici che ancora aspettano che il pastore smetta di disinteressarsi di loro e di cercare il suo proprio interesse, per prendersi cura di loro. Qualcuno dirà: ‘Ma in che consiste questa cura di cui tu parli?’ Consiste nel dare un sano nutrimento alle pecore, nel proteggerle dai lupi rapaci, nel fortificare le pecore deboli, nel curare le malate, nel fasciare quelle ferite, nel ricondurre le smarrite, e nel riprendere quelle che meritano di essere riprese. Se il pastore bada a se stesso e al gregge di Dio, quando apparirà dai cieli il Signore, egli riceverà da lui gloria e onore.

Qualcuno dirà: ‘E invece, che otterranno dal Signore, quei pastori che cercano il loro proprio interesse, che dominano le pecore del Signore con violenza ed asprezza, che non badano nè a loro stessi e nè alla chiesa di Dio?’ Colpi di flagello, ecco che cosa riceveranno dal Signore quei pastori che invece di pascere la chiesa di Dio, hanno pasciuto loro stessi. Ecco le parole che Dio rivolge contro questi tipi di pastori, per mezzo del profeta Ezechiele: "Così parla il Signore, l’Eterno: Guai ai pastori d’Israele, che non hanno fatto se non pascere se stessi! Non è forse il gregge quello che i pastori debbon pascere? Voi mangiate il latte, vi vestite della lana, ammazzate ciò che è ingrassato, ma non pascete il gregge. Voi non avete fortificato le pecore deboli, non avete guarito la malata, non avete fasciato quella ch’era ferita, non avete ricondotto la smarrita, non avete cercato la perduta, ma avete dominato su loro con violenza e con asprezza. Ed esse, per mancanza di pastore, si sono disperse, son diventate pasto a tutte le fiere dei campi, e si sono disperse" (Ez. 34:2-5).

Gesù Cristo, parlando del mercenario, cioè di colui che guarda le pecore solo per la mercede, disse: "Il mercenario che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde. Il mercenario si dà alla fuga perchè è mercenario e non si cura delle pecore" (Giov. 10:12,13), ora, ciò che distingue il pastore dal mercenario è che il pastore pastura le pecore e si prende cura di loro volonterosamente di buon animo, e non cercando il suo interesse, ma temendo Dio, sapendo di dover un giorno rendere conto al Signore di ogni pecora toccatagli in sorte, mentre il mercenario sta a guardare le pecore solo per una mercede, ma non s’interessa di loro come invece fa il pastore, e questo disinteresse lo manifesta del continuo in tante maniere, e soprattutto quando viene il lupo rapace, perchè egli non l’affronta per metterlo in fuga, ma lui stesso si dà alla fuga, lasciando fare al lupo tutto il male che vuole in mezzo al gregge.

Questa è la testimonianza che Dio rese dei pastori che al tempo del profeta Isaia, erano preposti a guardare il gregge: "I guardiani d’Israele son tutti ciechi, senza intelligenza; son tutti dei cani muti, incapaci d’abbaiare; sognano, stanno sdraiati, amano sonnecchiare. Sono cani ingordi, che non sanno cosa sia l’essere satolli; son dei pastori che non capiscono nulla; son tutti vòlti alla loro propria via, ognuno mira al proprio interesse, dal primo all’ultimo. ‘Venite’, dicono, ‘io andrò a cercare del vino, e c’inebrieremo di bevande forti! E il giorno di domani sarà come questo, anzi sarà più grandioso ancora!" (Is. 56:10-12). La Scrittura descrive così tutti i pastori che non curano il gregge del Signore; sono ciechi, quindi incapaci di riconoscere il bene ed il male ed incapaci di guidare la chiesa per sentieri diritti e piani; sono senza intelligenza spirituale perchè non ne hanno voluto sapere niente della sapienza di Dio e dei suoi consigli; sono paragonati a dei cani muti, incapaci d’abbaiare, che amano sonnecchiare, quindi sono dei guardiani che non fanno la guardia al gregge, perchè quando vedono il pericolo non abbaiano, ed un cane da guardia che non abbaia a che serve? I cattivi operai vengono per introdurre le loro strane dottrine, e per trarre le pecore del Signore dietro a loro, ma loro dormono, loro sono affaccendati a sbrigare i loro affari personali. Costoro non servono il Signor nostro Gesù Cristo, ma il loro proprio ventre, "e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici" (Rom. 16:18); le pecore affidate alla loro sorveglianza si disperdono, sono preda di falsi profeti e di falsi dottori i quali con facilità riescono ad afferrarle perchè il loro pastore dorme. Geremia disse: "Perchè i pastori sono stati stupidi, e non hanno cercato l’Eterno; perciò non hanno prosperato, e tutto il loro gregge è stato disperso" (Ger. 10:21), ed anche: "Molti pastori guastano la mia vigna, calpestano la porzione che m’è toccata, riducono la mia deliziosa porzione in un deserto desolato" (Ger. 12:10). Quello che avveniva in Israele, ai giorni dei profeti, avviene pure oggi; sono anche oggi molti i pastori che distruggono il gregge di Dio, perchè cupidi di disonesto guadagno; questi pastori perdono le anime perchè vogliono arricchire e diventare famosi; essi maledicono e cacciano via quelle pecore che non fanno entrare nulla nel loro insaziabile ventre; essi usano ogni sorta di inganno per raggiungere i loro fini malvagi.

A questi pastori, se il gregge del Signore non si santifica, non importa proprio nulla; essi non soffrono nel vedere la corruzione e la mondanità dilagare fra il gregge; essi non si addolorano nel vedere le pecore smarrirsi per i monti dell’infedeltà, e non sono neppure mossi a compassione verso le pecore deboli e scoraggiate perchè spietati; essi non si levano in favore della verità perchè non l’amano; essi non badano alla loro condotta, e se il nome di Dio e la dottrina di Dio vengono biasimati a motivo dei loro frequenti scandali, non gli importa proprio nulla, e questo perchè essi hanno raggiunto un certo grado di fama e possono permettersi (secondo loro) pure di operare scandali, perchè tanto di credenti ingenui che saranno ancora disposti a seguirli ed a sovvenzionarli ne troveranno in abbondanza; sono adulteri, amano il danaro, buffoneggiano in presenza di tutti, vanno a divertirsi, sono soci degli adulteri e dei ladri e si dilettano nella loro compagnia; i comandamenti di Dio e il timor di Dio non sono davanti ai loro occhi, ma dietro le loro spalle; sono alteri ed incapaci d’umiliarsi, e nondimeno "s’appoggiano all’Eterno, e dicono: L’Eterno non è egli in mezzo a noi? non ci verrà addosso male alcuno!" (Mic. 3:11), mentre Dio dice: "Guai a loro!" (Giuda 11).

Il dottore 

Il dottore è colui che insegna la Parola di Dio; egli è in grado di spiegarla accuratamente perchè il Signore gli ha comunicato il dono d’insegnamento.

Paolo, oltre che apostolo, era pure dottore; questo lo ha detto lui stesso a Timoteo, quando gli scrisse: "In vista del quale (del Vangelo) io sono stato costituito banditore e apostolo e dottore" (2 Tim. 1:11). Leggendo le epistole di Paolo, ci si rende conto di quello che lui insegnava da per tutto, in ogni chiesa; chi è dottore deve insegnare pure lui le cose che insegnava Paolo.

Paolo, dottore dei Gentili, scrisse ai santi di Colosse: "Ammaestrando ciascun uomo in ogni sapienza, affinchè presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo" (Col. 1:28), e noi da queste parole deduciamo che il dottore ammaestra i santi, secondo la sapienza che gli è stata data, al fine di presentarli perfetti in Cristo. Non è forse vero che pure il ministerio di dottore è dato da Cristo, per il perfezionamento dei santi?

Paolo dimorò in Corinto "un anno e sei mesi, insegnando fra loro la parola di Dio" (Atti 18:11); ad Efeso, per lo spazio di tre anni, lo stesso apostolo non cessò d’ammonire ciascuno dei santi con lacrime, e quando egli parlò agli anziani della chiesa di Efeso, disse loro: "Voi sapete...come io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi tutto il consiglio di Dio" (Atti 20:18,20). Questo è quello che fa un dottore, dove Dio gli apre una porta per la Parola; si trattiene in quel luogo per insegnare ai fedeli tutto il consiglio di Dio.

L’insegnamento che un dottore rivolge ai santi è elementare, quando è rivolto ai bambini in Cristo appena nati, e perfetto, quando è rivolto a credenti maturi; in ambedue i casi, comunque, l’insegnamento è sano ed utile. Oltre a Paolo, vi furono altri, ai suoi giorni, che furono costituiti da Dio dottori, e di alcuni di loro sono menzionati i nomi, infatti Luca scrisse: "Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo" (Atti 13:1).

Oggi, il termine dottore è usato impropriamente molte volte nei confronti di alcuni che non hanno affatto questo ministerio. La Scrittura, per dottore non intende un uomo che ha studiato delle lingue straniere in qualche scuola, o un uomo che insegna il greco, l’ebraico e l’aramaico; certo, forse per quelli di fuori un tale uomo è un dottore, ma per quelli di dentro il dottore è colui che insegna la parola di Dio. Paolo era ebreo e conosceva bene il greco, e quando si trovò in Grecia non si mise ad insegnare l’ebraico, la sua lingua natia, ai credenti greci, ma la parola di Dio. Perchè dico questo? Perchè oggi alcuni credenti pensano che il dottore è chi conosce bene la lingua greca e quella ebraica, e le insegna; io non dico che la conoscenza del greco antico e dell’ebraico sia inutile oggi, ma dico pure che conoscere la lingua greca e la lingua ebraica non significa essere un dottore della parola. I traduttori delle Sacre Scritture, per esempio, hanno dovuto per forza di cose studiare bene il greco antico e l’ebraico, perchè essi hanno dovuto tradurre in italiano dei manoscritti scritti in ebraico ed in greco (noi rendiamo grazie a Dio per ciò che essi hanno fatto per permetterci di leggere la parola di Dio nella nostra lingua), ma sia ben chiaro che se un traduttore degli Scritti sacri, conosce il greco e l’ebraico, ma non è in grado di spiegare ai credenti le varie dottrine della Parola di Dio, egli non è un dottore.

Anche il fatto che un credente abbia conseguito una laurea o più lauree (non importa se la laurea in economia e commercio, o in giurisprudenza, o in lettere, o in medicina) e che in virtù dei suoi studi sia capace di tenere un discorso attorno a Dio, non significa che egli è un dottore. Egli può essere capace di parlare con eccellenza di parola, ma se non è atto ad insegnare la parola di Dio, non è un dottore; egli ha il titolo di dottore che conferisce l’università, ma non ha il ministerio di dottore che conferisce il Signore.

Ora voglio parlarvi dei falsi dottori che esistono in seno al popolo di Dio e lo faccio, ricordandovi ciò che l’apostolo Pietro ha scritto nella sua seconda epistola a proposito di costoro. Pietro dice: "Ma sorsero anche falsi profeti fra il popolo, come ci saranno anche fra voi falsi dottori che introdurranno di soppiatto eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si trarranno addosso subita rovina. E molti seguiranno le loro lascivie; e a cagion loro la via della verità sarà diffamata. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole finte; il loro giudicio già da tempo è all’opera, e la loro ruina non sonnecchia. Perchè se Dio non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi pel giudizio; e se non risparmiò il mondo antico ma salvò Noè predicatore di giustizia, con sette altri, quando fece venire il diluvio sul mondo degli empi; e se, riducendo in cenere le città di Sodoma e Gomorra, le condannò alla distruzione perchè servissero d’esempio a quelli che in avvenire vivrebbero empiamente; e se salvò il giusto Lot che era contristato dalla lasciva condotta degli scellerati (perchè quel giusto, che abitava fra loro, per quanto vedeva e udiva si tormentava ogni giorno l’anima giusta a motivo delle loro inique opere), il Signore sa trarre i pii dalla tentazione e riserbare gli ingiusti ad essere puniti nel giorno del giudizio; e massimamente quelli che van dietro alla carne nelle immonde concupiscenze, e sprezzano l’autorità. Audaci, arroganti, non hanno orrore di dire male delle dignità; mentre gli angeli, benchè maggiori di loro per forza e potenza, non portano contro ad esse, dinanzi al Signore, alcun giudicio maldicente. Ma costoro, come bruti senza ragione, nati alla vita animale per essere presi e distrutti, dicendo male di quel che ignorano, periranno per la loro propria corruzione, ricevendo il salario della loro iniquità. Essi trovano il loro piacere nel gozzovigliare in pieno giorno; son macchie e vergogne, godendo dei loro inganni mentre partecipano ai vostri conviti; hanno occhi pieni d’adulterio e che non possono smetter di peccare; adescano le anime instabili; hanno il cuore esercitato alla cupidigia; sono figliuoli di maledizione. Lasciata la diritta strada, si sono smarriti, seguendo la via di Balaam, figliuolo di Beor, che amò il salario d’iniquità, ma fu ripreso per la sua prevaricazione; un’asina muta, parlando con voce umana, represse la follia del profeta. Costoro son fonti senz’acqua, e nuvole sospinte dal turbine; a loro è riserbata la caligine delle tenebre. Perchè, con discorsi pomposi e vacui, adescano con le concupiscenze carnali e le lascivie quelli che si erano già un poco allontanati da coloro che vivono nell’errore, promettendo loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione; giacchè uno diventa schiavo di ciò che l’ha vinto. Poichè, se dopo essere fuggiti dalle contaminazioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lascian di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima. Perchè meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuta la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento ch’era loro stato dato. È avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito, e: La troia lavata è tornata a voltolarsi nel fango" (2 Piet. 2:1-22).

Anticamente sorsero in mezzo al popolo d’Israele anche dei falsi profeti, i quali profetizzavano di loro senno, seguendo il loro proprio spirito; questo è quello che insegna la Scrittura.

Ora, Pietro disse che come sorsero dei falsi profeti fra il popolo, così ci sarebbero stati in mezzo a noi dei falsi dottori; sì, proprio fra noi, perchè egli dice: "Ci saranno anche fra voi falsi dottori" (2 Piet. 2:1), perciò ponete molta attenzione alle parole di Pietro, al fine di poter riconoscere questi impostori quando vengono da voi.

Questi falsi dottori sono astuti come le volpi, e riescono con la loro furbizia a introdurre nella chiesa delle strane e perverse dottrine; "Dicono menzogne... covano uova di basilisco,...chi mangia delle loro uova muore" (Is. 59:4,5), dice il profeta Isaia, e difatti coloro che accettano le loro eresie di perdizione si sviano dalla verità. Costoro hanno rinnegato il Signore che li ha riscattati, ciò significa che ci fu un giorno nel quale essi avevano creduto nel Signore ma poi lo hanno abbandonato.

Questi operai fraudolenti prendono piacere nel fare discorsi su cose di cui non si deve parlare; sono gente sensuale, e alcuni, attratti dalla loro sensualità, si mettono al loro seguito e imitano le loro vie, e per cagione loro, la via della verità viene bestemmiata da quelli di fuori. Ma perchè gli increduli si mettono a bestemmiare la via della verità? Perchè questi seduttori che dicono con la bocca di essere nella verità, e sulla via della giustizia, si comportano peggio degli increduli che non conoscono il Signore! I falsi dottori amano il danaro, e si approfittano di quei credenti sinceri e semplici che non hanno abbastanza discernimento, estorcendogli danaro con le loro parole dolci, ma nello stesso tempo finte. I pretesti che costoro usano per strappare il danaro di mano ai credenti, sono i più svariati; essi comunque, sappiatelo questo, non vi dicono: ‘Dateci i vostri soldi, perchè vogliamo comprarci delle macchine lussuose, costruirci delle ville deliziose, ed andare a divertirci’, ma vi dicono: ‘Dateci le vostre offerte per l’opera del Signore e Dio benedirà l’opera delle vostre mani, Egli riempirà i vostri granai e farà traboccare di mosto i vostri tini’, delle belle parole che questi servi di Mammona conoscono bene e recitano bene davanti alle folle che vanno ad ascoltare i loro aridi discorsi. Giuda Iscariota era un apostolo, e quando Maria prese una libbra d’olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo, e unse con esso i piedi di Gesù, egli disse: "Perchè non s’è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?" (Giov. 12:5); non è che Giuda Iscariota disse di fare qualcosa di inutile con quell’olio di gran prezzo, affatto, egli disse che si sarebbe potuto vendere e dare i soldi ai poveri. Ma quello che egli disse, lo disse, "non perchè si curasse dei poveri, ma perchè era ladro, e tenendo la borsa, ne portava via quel che vi si metteva dentro" (Giov. 12:6); i falsi dottori parlano in una maniera simile, infatti parlano di voler aiutare i poveri, di voler diffondere la parola del Signore ed esortano le persone a dare loro del danaro per queste buone cause, ma poi si viene a sapere che vivono in case che sono delle regge, che posseggono delle macchine fuori serie, che vestono solo abiti firmati, che indossano orologi d’oro, e che fanno una vita scandalosa. Costoro sono dei ladri come lo era Giuda, ma non rimarranno impuniti, perchè Dio, a suo tempo, gli renderà secondo le loro opere.

Dio non tenne per innocenti gli angeli che lasciarono la loro dignità primiera e commisero fornicazione con le figliuole degli uomini, ma li inabissò nelle tenebre che sono nelle profondità della terra, dove sono tutt’ora custoditi in catene, per il giudicio del gran giorno.

Dio non tenne per innocente neppure il mondo degli empi ai giorni di Noè, infatti lo punì, facendo venire il diluvio delle acque su di esso, e sterminando sia gli uomini che le bestie che erano sulla faccia della terra, secondo che è scritto: "E tutti gli esseri che erano sulla faccia della terra furono sterminati; dall’uomo fino al bestiame, ai rettili e agli uccelli del cielo" (Gen. 7:23); di mezzo alle acque, Dio salvò Noè con sette altri, secondo che è scritto: "Non scampò che Noè con quelli ch’erano con lui nell’arca" (Gen. 7:23), ed anche: "Poche anime, cioè otto, furono salvate tra mezzo all’acqua" (1 Piet. 3:20).

Dio non tenne per innocenti neppure Sodoma e Gomorra e le città circonvicine, le quali vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero. Esse si erano abbandonate alla fornicazione ed erano andate dietro a vizi contro natura, e Dio fece piovere su di esse fuoco e zolfo, riducendole in cenere, affinchè servissero d’esempio a quelli che in avvenire vivrebbero empiamente, ma anche in questo caso, Dio manifestò la sua giustizia, non facendo perire nel castigo di quelle città il giusto Lot che abitava in mezzo a quella gente perversa e si tormentava del continuo la sua anima giusta a motivo delle loro opere malvage.

Queste storie ci insegnano che Dio ama la giustizia e sa come trarre i pii dalla tentazione, ma anche che Egli fa ricadere sul capo degli empi tutta la loro malvagità. Sappiate che Dio giudicherà gli ingiusti, quelli che camminano secondo i desideri della carne, e quelli che sprezzano le autorità; e i falsi dottori sono tra questi, perchè sono ripieni d’ogni ingiustizia, camminano secondo le concupiscenze carnali, e sprezzano le autorità.

Questi impostori sprezzano ed oltraggiano le autorità che sono ordinate da Dio, quali sovrani, governatori, ministri di governo, magistrati e giudici dei tribunali; essi non onorano chi noi dobbiamo onorare. È scritto nella legge: "Non maledirai il principe del tuo popolo" (Es. 22:28), e Salomone dice: "Non maledire il re, neppure col pensiero" (Ecc. 10:20), ma costoro non prestano nessuna attenzione a questi comandamenti perchè sono arroganti. Ma oltre a ciò, dicono male pure delle dignità, infatti ingiuriano il principe di questo mondo ed i principati e le potestà, mentre gli angeli di Dio, benchè siano maggiori delle dignità per forza e potenza, non portano contro ad esse, dinanzi al Signore, nessun giudizio maldicente, e questo è confermato da Giuda che dice nella sua epistola: "Dicono male della dignità. Invece, l’arcangelo Michele quando, contendendo col diavolo, disputava circa il corpo di Mosè, non ardì lanciare contro a lui un giudizio ingiurioso, ma disse: Ti sgridi il Signore!" (Giuda 8,9). Ricordatevi che Gesù Cristo chiamò il diavolo "il principe di questo mondo" (Giov. 14:30), e che quando Gesù fu tentato dal diavolo, non ardì neppure Lui, che era il Figlio di Dio, ingiuriare la dignità, infatti quando l’avversario tentò il Signore affinchè si prostrasse davanti a lui e lo adorasse, Gesù gli rispose così: "Và, Satana, poichè sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto" (Matt. 4:10; Deut. 6:13); egli non gli disse frasi tipo ‘Adesso.....ti faccio vedere io’, o ‘Se non te ne vai da qui ti mando all’......’ (queste ed altre abominevoli espressioni sono proferite contro la dignità da uomini corrotti ed arroganti che predicano l’Evangelo, ma la cosa più triste è constatare che molti credenti quando le sentono si mettono a ridere e a dire pure ‘amen’), e questo mi trovo costretto a dirvelo, per farvi capire che Gesù, benchè sapesse quante cose malvage il diavolo aveva fatto e detto fino ad allora e benchè sapesse di essere molto più potente del diavolo, non ardì ingiuriarlo per farsi beffe di lui. Gesù Cristo ci ha lasciato l’esempio anche in questo, ma questi falsi dottori non vogliono seguire l’esempio di Cristo, perchè sono arroganti, audaci e soprannominano il diavolo con i più svariati e ridicoli nomi per ingiuriarlo.

Il profeta Zaccaria ha scritto: "E mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava in piè davanti all’angelo dell’Eterno, e Satana che gli stava alla destra per accusarlo. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ti sgridi l’Eterno, o Satana! ti sgridi l’Eterno che ha scelto Gerusalemme!..." (Zac. 3:1,2); ciò significa che pure Dio quando sgridò Satana gli rivolse le medesime parole che l’arcangelo Michele gli rivolse quando si trovò a contendere con lui, perciò fratelli, state attenti a non farvi trascinare nell’errore da questi scellerati. Questi uomini riprovati quanto alla fede, "dicono male di tutte le cose che non sanno; e in quelle che sanno per natura, come le bestie senza ragione, si corrompono" (Giuda 10), infatti alcuni di loro sono pure sodomiti. "Siccome non si sono curati di ritenere la conoscenza di Dio, Iddio li ha abbandonati ad una mente reproba, perchè facessero le cose che sono sconvenienti" (Rom. 1:28); essi, mentre sono ancora in questo mondo, già ricevono "in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento" (Rom. 1:27), ma anche nel mondo avvenire non rimarranno impuniti perchè Dio farà loro trovare il salario della condotta che essi hanno tenuto sulla terra.

Un’altra opera della carne nella quale essi prendono piacere è la gozzoviglia, infatti banchettano senza ritegno in pieno giorno, ubriacandosi con i loro vini vecchi e le loro bevande forti. Anche nelle agapi si abbandonano alla gozzoviglia, ed è per questo che Giuda dice che "costoro sono delle macchie nelle vostre agapi" (Giuda 12). Ma sapete che altro fanno nelle agapi? Godono dei loro inganni perpetrati a danno dei semplici. Costoro, come profani buffoni da mensa, si dilettano nell’intrattenere il loro uditorio con le loro facezie scurrili; sono uomini che hanno gli occhi pieni di adulterio che non possono smettere di peccare e questa è la testimonianza che Dio rende di costoro: "Sono come tanti stalloni ben pasciuti ed ardenti; ognun d’essi nitrisce dietro la moglie del prossimo" (Ger. 5:8).

Questi falsi dottori adescano quelle anime che non sono stabili nella verità; sono definiti da Pietro, "figliuoli di maledizione" (2 Piet. 2:14) perchè essi prendono piacere nel maledire il loro prossimo; essi, in quel giorno, saranno tra quelli a cui il Signore dirà: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli!" (Matt. 25:41).

Essi erano sulla diritta strada, ma l’hanno abbandonata e per amore di disonesto guadagno si sono gettati nei traviamenti di Balaam; sono delle fonti senz’acqua, e nuvole senz’acqua portate qua e là da ogni vento di dottrina che soffia. Ditemi: ‘Ma a che serve una fonte senz’acqua a chi è assetato?’ Costoro sono vuoti della sapienza divina, ma pieni della sapienza diabolica; sono vuoti della sana dottrina, ma pieni di favole e di false dottrine, perciò non sono di nessuna edificazione a quei credenti che camminano secondo lo Spirito e discernono la voce del Signore; ma nonostante ciò riescono ad avere presa sulle folle, ci sanno fare, lo dobbiamo riconoscere, ma d’altronde anche Pietro ha detto che "con discorsi pomposi e vacui, adescano con le concupiscenze carnali e le lascivie quelli che si erano già un poco allontanati da coloro che vivono nell’errore" (2 Piet. 2:18), quindi non c’è da meravigliarsi del ‘loro successo’. Giuda ha detto che "la loro bocca proferisce cose sopra modo gonfie, e circondano d’ammirazione le persone per motivi interessati" (Giuda 16); ciò significa che dicono tante cose che non corrispondono a verità, e che lusingano le persone che li ascoltano per guadagnarsi il loro favore. Una delle caratteristiche di questi cianciatori è che promettono la libertà a tutti quelli che riescono ad adescare, infatti hanno tutti i loro espedienti per liberare le persone da ogni vizio e da ogni problema, mentre loro stessi sono schiavi della corruzione perchè si sono lasciati avvolgere e vincere di nuovo dalle contaminazioni del mondo dalle quali un giorno erano fuggiti. La loro condizione ultima è diventata peggiore della prima; per questo Giuda li definisce degli "alberi d’autunno senza frutti, due volte morti, sradicati" (Giuda 12). Fratelli, guardatevi dai falsi dottori.

Conclusione 

Dopo avere detto ciò; prima di terminare, voglio dirvi che Cristo ha fatto agli uomini questi doni di ministerio, per il perfezionamento dei santi, e affinchè la chiesa di Dio sia edificata e non ci sia nessuna divisione in essa. Dio, per mezzo dei suoi ministri, vuole farci arrivare ad una unione perfetta nella fede in Cristo Gesù, ad una completa conoscenza del Figliuol di Dio, all’altezza della statura perfetta di Cristo, per farci smettere di essere dei bambini che vengono scaraventati e portati qua e là dai venti di strane dottrine che soffiano attorno a noi in questa generazione storta e perversa. Esistono uomini fraudolenti che sono esercitati a praticare quelle che sono chiamate "le arti seduttrici dell’errore" (Ef. 4:14), e Dio per scamparci dai denti di costoro che si travestono da ministri di giustizia, ma che in realtà sono dei ministri di Satana, ha costituito nella chiesa, gli apostoli, i profeti, gli evangelisti, i pastori e i dottori, desiderando che ciascun di noi, camminando nella verità e nella carità, cresca in sapienza, in conoscenza, e nella grazia.

Che dire della presenza di falsi apostoli, di falsi profeti e di falsi dottori in mezzo al popolo di Dio? Fratelli, è necessario che essi ci siano, perchè è scritto: "Bisogna che ci sian fra voi anche delle sètte, affinchè quelli che sono approvati, siano manifesti fra voi" (1 Cor. 11:19); lo so, queste parole di Paolo ai santi di Corinto, sono forti, ma bisogna riconoscere che in seno alla chiesa di Dio, nel corso dei secoli, sono sorti molti falsi profeti e molti falsi dottori che hanno introdotto di nascosto delle dottrine perverse ed hanno trascinato dietro a loro quelli che hanno prestato loro fede; ma è anche vero che molti credenti non si sono lasciati sedurre da questi cianciatori, e sono rimasti saldi nella fede nel Signore Gesù Cristo e nella sana dottrina insegnataci dal nostro Signore e dagli apostoli, ed hanno combattuto strenuamente per la fede. Sì, ci sono stati uomini di Dio che in mezzo alla buona guerra non si sono tirati indietro, ma con le armi di Dio hanno guerreggiato fino alla fine della loro vita; ed è proprio in seguito alle dure lotte e ai tanti sacrifici di questi uomini coraggiosi che Dio ha suscitato nel corso del tempo, che l’Evangelo è giunto fino a noi; ed è in seguito all’opera fedele di molti traduttori, che le Sacre Scritture ci sono pervenute integre. Il diavolo ha suscitato i suoi scellerati ministri che hanno contorto le Scritture a loro perdizione ed a perdizione di molte anime, ma il puro Vangelo ci è giunto lo stesso e per mezzo di esso siamo stati salvati dai nostri peccati.

Noi che abbiamo creduto nel nome del Figliuol di Dio rendiamo grazie a Dio perchè Egli ci ha fatto pervenire alla conoscenza della verità e perchè Egli con voi ci mantiene fermi in Cristo. A Dio sia la gloria, ora e in sempiterno. Amen.

 

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