Ora siamo un real sacerdozio

 

Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il quale nella sua misericordia, mediante Cristo, ha fatto di noi dei sacerdoti, secondo che è scritto: "Voi siete... un real sacerdozio" (1 Piet. 2:9) ed ancora: "Come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo" (1 Piet. 2:5).

Sotto l’antico patto i sacerdoti levitici furono costituiti da Dio per mettere l’incenso sotto le sue narici e l’olocausto sopra il suo altare, infatti essi mettevano l’incenso sopra l’altare dei profumi che era all’interno del tabernacolo, e offrivano sacrifici di azioni di grazie ed olocausti sull’altare degli olocausti che era all’ingresso della tenda di convegno; essi, sugli olocausti, dovevano pure offrire la loro relativa oblazione che consisteva in fior di farina intrisa con olio, e dovevano pure versarvi sopra la loro relativa libazione che era costituita da una certa misura di vino; fu Dio a prescrivere di offrirgli dei sacrifici fatti mediante il fuoco, i quali prefiguravano quelli spirituali che noi oggi quali sacerdoti di Dio dobbiamo offrire al nostro Dio che è nei cieli. Ora vediamo in che cosa consistono questi sacrifici spirituali graditi a Dio.

Offriamo la nostra vita in sacrificio a Dio

Paolo ai santi in Filippi scrisse: "E se anche io debba essere offerto a mò di libazione sul sacrificio e sul servigio della vostra fede, io ne gioisco e me ne rallegro con tutti voi.." (Fil. 2:17); Paolo era in prigione quando scrisse questa epistola e sarebbe stato contento se avesse dovuto morire per l’Evangelo. Lui annunciava l’Evangelo ai Gentili ed era per loro che lui pativa e sopportava tante sofferenze e tante privazioni, infatti disse ai Colossesi: "Ora io mi rallegro nelle mie sofferenze per voi" (Col. 1:24), e agli Efesini scrisse: "Io vi chieggo che non veniate meno nell’animo a motivo delle tribolazioni ch’io patisco per voi.." (Ef. 3:13); Paolo era pronto a morire per il nome di Gesù, egli aveva messo se stesso sull’altare per sacrificare se stesso per gli eletti, e paragonava la sua morte al versamento della libazione su un sacrificio. Paolo era pronto e disposto a offrire se stesso quale libazione sul sacrificio della fede dei Filippesi; notate queste parole rivolte da Paolo ai Filippesi: "Sul sacrificio..della vostra fede"; egli chiamò la fede dei santi di Filippi ‘sacrificio’, e questo fa intendere che la fede operante per mezzo dell’amore è un sacrificio accettevole a Dio il quale prende piacere in colui che lo offre.

Consideriamo Gesù, l’Agnello di Dio e il sacrificio che egli offrì a Dio per tutti noi; Paolo scrisse ai santi in Efeso che Cristo "ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, qual profumo d’odor soave" (Ef. 5:2). Gesù offrì se stesso in sacrificio a Dio per noi, Lui annichilì se stesso affinchè noi fossimo innalzati, Egli ci ha dato l’esempio mostrandoci cosa significhi presentare il proprio corpo in sacrificio accettevole a Dio. Dio si compiacque nel suo Figliuolo perchè gli disse: "Tu sei il mio diletto Figliuolo, in te mi sono compiaciuto" (Luca 3:22) e Gesù stesso spiegò la ragione per cui il Padre l’amava dicendo: "Per questo mi ama il Padre; perchè io depongo la mia vita, per ripigliarla poi" (Giov. 10:17). Gesù fu amato da Dio perchè depose la sua vita per tutti noi; Dio sentì un profumo d’odor soave quando il suo Figliuolo offrì se stesso per noi, e Dio sentirà un profumo d’odor soave se anche noi diamo la nostra vita per i fratelli, perchè offriremo il nostro corpo in sacrificio a Dio, come Gesù offrì il suo per noi.

Giovanni ha scritto: "Noi abbiamo conosciuto l’amore da questo: che Egli ha data la sua vita per noi; noi pure dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli" (1 Giov. 3:16).

Epafròdito era un collaboratore di Paolo ed ecco in che maniera offrì se stesso in sacrificio a Dio: Paolo rese questa testimonianza di lui ai santi di Filippi: "Per l’opera di Cristo egli è stato vicino alla morte, avendo arrischiata la propria vita per supplire ai servizi che non potevate rendermi voi stessi" (Fil. 2:30).

Aquila e Priscilla, collaboratori di Paolo per il Regno di Dio, offrirono la loro vita in sacrificio a Dio per Paolo, infatti l’apostolo dice ai Romani di loro: "Per la vita mia hanno esposto il loro proprio collo" (Rom. 16:4); questo è il culto spirituale reso a Dio in cui Egli prende piacere.

Voi sapete che è molto più difficile sacrificarsi per il vantaggio altrui, anzichè per il proprio, ma voi sapete pure che noi non dobbiamo vivere per noi stessi sulla terra, ma per Colui che è morto e risuscitato per noi, affinchè il suo nome sia glorificato mediante il sacrificio della nostra vita reso a Dio, a pro dei fratelli.

Le opere buone sono dei sacrifici graditi a Dio

È scritto: "Non dimenticate di esercitare la beneficenza e di far parte agli altri dei vostri beni; perchè è di tali sacrifici che Dio si compiace" (Ebr. 13:16); chi fa il bene al suo prossimo e gli fa parte dei suoi beni materiali, offre un sacrificio accettevole a Dio e questo è confermato da queste parole che Paolo rivolse ai santi di Filippi che gli avevano mandato un offerta tramite Epafròdito: "Sono pienamente provvisto, avendo ricevuto da Epafròdito quel che m’avete mandato, e che è un profumo d’odor soave, un sacrificio accettevole, gradito a Dio" (Fil. 4:18). A tale proposito voglio dirvi che qualunque offerta di danaro o di altro genere che noi facciamo ai santi non deve essere macchiata dalla frode per essere gradita a Dio; nella legge è scritto: "Non porterai nella casa dell’Eterno del tuo Dio la mercede d’una meretrice" (Deut. 23:18), ciò significa che la mercede d’una prostituta offerta nel tempio sarebbe stata in abominio a Dio e difatti Salomone disse: "Il sacrifizio dell’empio è cosa abominevole" (Prov. 15:8 Diod.). Sotto l’antico patto, la vittima offerta a Dio, mediante il fuoco, doveva essere perfetta, senza difetti per essere gradita a Dio, infatti è scritto nella legge: "Non offrirete nulla che abbia qualche difetto, perchè non sarebbe gradito. Quand’uno offrirà all’Eterno un sacrificio di azioni di grazie, di buoi o di pecore, sia per sciogliere un voto sia come offerta volontaria, la vittima, perchè sia gradita, dovrà essere perfetta; non dovrà avere difetti" (Lev. 22:20,21), perciò anche un offerta in danaro deve essere il frutto d’un lavoro onesto per essere un sacrificio gradito a Dio.

Lo spirito rotto è un sacrificio gradito a Dio

Lo spirito rotto è un altro sacrificio spirituale gradito a Dio. Davide, dopo avere commesso adulterio con Bath-Sheba e dopo avere fatto uccidere Uria lo Hitteo, marito di Bath-Sheba, confessò i suoi misfatti a Dio dicendogli: "Io ho peccato contro te, contro te solo, e ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi; lo confesso affinchè tu sia riconosciuto giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi" (Sal. 51:4) ed anche: "Lavami del tutto della mia iniquità e nettami del mio peccato!" (Sal. 51:2). Davide si rese colpevole di una grave colpa e secondo la legge di Mosè, sia chi commetteva adulterio con la moglie del suo prossimo, sia chi uccideva il suo prossimo con premeditazione doveva essere messo a morte; non vi erano sacrifici per il peccato o olocausti che il colpevole di questi reati poteva offrire a Dio per essere perdonato di questi peccati. Davide riconobbe la sua iniquità nel cospetto di Dio e lo invocò affinchè avesse pietà di lui; Davide sapeva che Dio non avrebbe gradito nè i suoi sacrifici e nè i suoi olocausti, infatti disse a Dio: "Tu non prendi piacere nei sacrifici, altrimenti io li offrirei; tu non gradisci olocausto" (Sal. 51:16), ma sapeva anche che Dio richiedeva da lui un sincero pentimento, infatti egli disse: "I sacrifizi di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu non sprezzi il cuore rotto e contrito" (Sal. 51:17). Il popolo d’Israele quando abbandonò Dio e si gettò dietro le spalle la legge di Dio, continuò ad offrire sacrifici ed olocausti, ma Dio non li gradì, infatti è scritto in Isaia: "Il sangue dei giovenchi, degli agnelli e dei capri, io non lo gradisco" (Is. 1:11), e in Amos: "Se m’offrite i vostri olocausti e le vostre oblazioni io non li gradisco" (Amos 5:22), e perchè questo? Perchè il popolo compiva ogni sorta di malvagità e non si umiliava nel cospetto di Dio, non confessando le sue iniquità e non abbandonandole e perciò Dio sprezzava i loro sacrifici. Nel caso di Davide, Dio avrebbe sprezzato i suoi sacrifici, se egli glieli avesse offerti per essere perdonato, senza pentirsi dei suoi misfatti, ma Davide sapeva quali erano i sacrifici che Dio richiedeva da lui e che Egli non avrebbe rigettato: un cuore rotto e contrito, Dio non lo avrebbe sprezzato di certo, e così fu, perchè Davide si stracciò il cuore e con il cuore rotto andò a Dio supplicandolo di purificarlo dai suoi peccati, e Dio lo perdonò.

Noi, come sacerdoti di Dio dobbiamo offrire a Dio questi sacrifici, un cuore rotto e contrito; umiliamoci nel cospetto di Dio, sapendo che "se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità" (1 Giov. 1:9); diletti, il Signore accoglie chi va a Lui sinceramente, confessandogli le sue iniquità e non lo caccia via.

La lode è un sacrificio gradito a Dio

Un altro sacrificio spirituale che noi, quali sacerdoti di Dio, dobbiamo offrire a Dio è quello della lode, secondo che è scritto: "Per mezzo di lui, dunque, offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode: cioè il frutto di labbra confessanti il suo nome!" (Ebr. 13:15). Noi, quando lodiamo Dio con la nostra bocca, gli offriamo un sacrificio spirituale nel quale Egli prende piacere; è scritto: "Offri a Dio il sacrificio della lode" (Sal. 50:14), è un ordine e noi dobbiamo eseguirlo. Diletti, lodiamo Dio con canti, perchè Egli è buono e la sua benignità dura in eterno sopra quelli che lo temono; il Signore ci ha riscattati dalle mani dell’avversario e ci ha preso nelle sue mani, dandoci motivo di lodarlo del continuo.

Paolo scrisse ai santi: "Cantando di cuore a Dio sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali" (Col. 3:16), ciò significa che il sacrificio della lode, per essere gradito a Dio, deve essergli offerto con il cuore sotto l’impulso della grazia. Dio dice: "Chi mi offre il sacrificio della lode mi glorifica" (Sal. 50:23), quindi il sacrificio della lode è un profumo d’odor soave che i santi fanno pervenire alle narici di Dio e nel quale Dio prende piacere, e quanto esso sia gradito a Dio lo sapeva pure Davide che disse: "Io celebrerò il nome di Dio con un canto e lo magnificherò con le mie lodi. E ciò sarà accettevole all’Eterno più d’un bue, più d’un giovenco con corna ed unghie" (Sal. 69:30,31); queste parole le disse per lo Spirito, un uomo secondo il cuore di Dio, che offrì a Dio sia gli olocausti e i sacrifici di azioni di grazie di cui parla la legge di Mosè e sia il sacrificio della lode.

Ora, voglio dirvi qualcosa che ritengo necessaria dirvela; il fatto che un cantico abbia una bella melodia, non significa per forza di cose che anche il testo sia in armonia con la verità e a tale proposito vi faccio un esempio: vi è un cantico nei nostri innari che molti di voi fratelli cantate che dice: ‘Il tempio di Dio voglio essere anch’io...col sangue del Figliuolo tuo distruggi tu la schiavitù che mi separa da te’, per citare solo alcune parole di esso. Ma io vi domando: ‘Non sapete voi che siete di già il tempio di Dio?’; ma non lo sapete che il sangue di Gesù Cristo ha già distrutto la schiavitù che vi teneva lontani da Dio? Voi siete già il tempio di Dio e non dovete desiderare di diventarlo; quando voi dite: ‘Il tempio di Dio voglio essere anch’io’ è come se diceste: ‘Signore, salvami perchè sono morto nei miei falli’, o: ‘Voglio nascere di nuovo pure io’. Voi siete già stati affrancati dal peccato mediante il sangue di Gesù, perchè dite allora: ‘Col sangue del Figliuolo tuo distruggi tu la schiavitù che mi separa da te?’. Pure io dopo che mi sono convertito al Signore ho cantato per un certo tempo questo cantico, ma è arrivato il giorno che ho smesso di farlo perchè sono giunto alla conclusione (investigando le Sacre Scritture) che non è giusto che noi credenti cantiamo queste parole, perchè per mezzo di esse noi contristiamo lo Spirito Santo che è in noi.

Voglio dirvi un’altra cosa che ritengo sia necessario che voi sappiate; in tutta la Sacra Scrittura non è menzionato un solo cantico rivolto direttamente allo Spirito Santo (lo ripeto: Neppure uno) eppure nei nostri innari vi sono molti inni e strofe di cantici che sono rivolti direttamente ed espressamente allo Spirito Santo. Ora, fermo restando che "il Signore è lo Spirito" (2 Cor. 3:17) e che, come dice Giovanni, "tre sono quelli che rendono testimonianza nel cielo: il Padre, la Parola e lo Spirito Santo; e questi tre sono una stessa cosa" (1 Giov. 5:7), io vi domando: ‘Perchè ci si deve mettere a cantare allo Spirito Santo quando ciò non può essere confermato in nessuna maniera con le Sacre Scritture? Perchè volere praticare oltre ciò che sta scritto? Considerate i salmi; ce ne sono scritti cento cinquanta, eppure nessuno di essi è rivolto direttamente allo Spirito Santo. Ora, molti dei salmi li ha scritti Davide, il dolce cantore d’Israele e vorrei che notaste questo, e cioè che Gesù, riferendosi alle parole di un salmo di Davide, disse: "Davide stesso ha detto per lo Spirito Santo: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finchè io abbia posto i tuoi nemici per sgabello dei tuoi piedi" (Mar. 12:36; Sal. 110:1); anche Pietro confermò che Davide parlò per lo Spirito Santo, quando disse (dopo che Gesù era stato assunto in cielo): "Fratelli, bisognava che si adempisse la profezia della Scrittura pronunziata dallo Spirito Santo per bocca di Davide, intorno a Giuda, che fu la guida di quelli che arrestarono Gesù...Poichè è scritto nel libro dei salmi: Divenga la sua dimora deserta e non vi sia chi abiti in essa; e: L’ufficio suo lo prenda un altro" (Atti 1:16,20; Sal. 69:25; 109:8); queste parole pronunciate da Pietro sono scritte rispettivamente nel sessantanovesimo e nel cento novesimo salmo. Ma in questi due salmi vi sono altre parole che lo Spirito Santo pronunziò per bocca di Davide e tra di esse vi sono queste: "Io celebrerò il nome di Dio con un canto e lo magnificherò con le mie lodi" (salmo sessantanovesimo) e: "Io celebrerò altamente l’Eterno con la mia bocca, lo loderò in mezzo alla moltitudine.." (salmo cento novesimo). Nel salmo novantacinquesimo leggiamo: "Oggi, se udite la sua voce non indurate il vostro cuore", e nell’epistola agli Ebrei, queste parole sono attribuite allo Spirito Santo, infatti è scritto: "Perciò come dice lo Spirito Santo: Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori.." (Ebr. 3:7,8; Sal. 95:8), ma nello stesso salmo, lo Spirito Santo dice: "Venite, cantiamo con giubilo all’Eterno... Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi"; ho menzionate queste Scritture per farvi notare che coloro che hanno scritto i salmi, hanno pronunziate quelle parole mediante lo Spirito Santo, e le lodi e gli inni che hanno cantato, li hanno cantati a Dio per lo Spirito Santo, essi non cantarono mai per lo Spirito inni allo Spirito Santo, ma questo non ci porta a dire che Davide non credeva nello Spirito Santo, o che coloro che scrissero i salmi non onorarono lo Spirito Santo perchè non cantarono allo Spirito Santo. Fratelli, badate che il fatto che nelle Scritture non ci sia neppure un inno rivolto allo Spirito Santo, non significa affatto che lo Spirito Santo non è Dio, perchè le stesse Scritture attestano in molte e svariate maniere che lo Spirito Santo è Dio.

Vi è un’innario in cui non vi sono errori di nessun genere, e questo è il libro dei salmi ed io ritengo che se in cento cinquanta salmi scritti da uomini che hanno pregato Dio e cantato a Dio per lo Spirito, non vi è un solo inno rivolto direttamente allo Spirito, nessuno ha il diritto di mettersi a scrivere cantici allo Spirito per farli cantare ai fedeli.

Gesù era ripieno dello Spirito Santo, predicò per lo Spirito, insegnò per lo Spirito, cacciò i demoni per lo Spirito di Dio, guarì gli infermi per lo Spirito, risuscitò i morti per lo Spirito, ma non lodò lo Spirito ma il Padre suo, secondo che è scritto: "In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. Sì, Padre, perchè così t’è piaciuto" (Matt. 11:25,26); il Figlio di Dio che è disceso dal cielo, ci ha lasciato l’esempio in ogni cosa, imitiamolo.

Anche dopo che lo Spirito Santo fu sparso il giorno della Pentecoste, nè i discepoli e nè gli apostoli si misero a cantare cantici allo Spirito Santo, eppure erano ripieni dello Spirito, eppure conoscevano lo Spirito; è scritto: "Prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore, lodando Iddio..." (Atti 2:46,47), e questo avveniva dopo il giorno della Pentecoste!

Vediamo ora se in cielo vi è qualcuno che canta allo Spirito Santo, perchè se così è, noi pure dobbiamo farlo sulla terra; Giovanni che fu rapito in ispirito presso il trono di Dio in cielo, scrisse nel libro della rivelazione: "Un trono era posto nel cielo, e sul trono v’era uno a sedere. E Colui che sedeva era nell’aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardonico; e attorno al trono c’era un arcobaleno che, a vederlo, somigliava a uno smeraldo. E attorno al trono c’erano ventiquattro troni; e sui troni sedevano ventiquattro anziani, vestiti di vesti bianche, e avevano sui loro capi delle corone d’oro. E dal trono procedevano lampi e voci e tuoni; e davanti al trono c’erano sette lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio; e davanti al trono c’era come un mare di vetro, simile al cristallo; e in mezzo al trono e attorno al trono, quattro creature viventi, piene d’occhi davanti e di dietro. E la prima creatura vivente era simile a un leone, e la seconda simile a un vitello, e la terza aveva la faccia come d’un uomo, e la quarta era simile a un’aquila volante. E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed eran piene d’occhi all’intorno e di dentro, e non restavano mai, giorno e notte, di dire: Santo, santo, santo è il Signore Iddio, l’Onnipotente, che era, che è, e che viene. E ogni volta che le creature viventi rendono gloria e onore e grazie a Colui che siede sul trono, a Colui che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: Degno sei, o Signore e Iddio nostro, di ricevere la gloria e l’onore e la potenza: poichè tu creasti tutte le cose, e per la tua volontà esistettero e furono create" (Ap. 4:2-11) ed ancora: "Le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. E cantavano un nuovo cantico, dicendo: Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perchè sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra. E vidi, e udii una voce di molti angeli attorno al trono e alle creature viventi e agli anziani; e il numero loro era di miriadi di miriadi, e di migliaia di migliaia, che dicevano con gran voce: Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione" (Ap. 5:8-12) e: "E vidi come un mare di vetro e di fuoco e quelli che aveano ottenuta vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome, i quali stavano in piè sul mare di vetro avendo delle arpe di Dio. E cantavano il cantico di Mosè, servitore di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: Grandi e maravigliose sono le tue opere, o Signore Iddio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poichè tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno nel tuo cospetto, poichè i tuoi giudici sono stati manifestati" (Ap. 15:2-4). Da queste Scritture è manifesto che Giovanni non vide e non udì nessuno in cielo cantare allo Spirito Santo e sappiate che anche noi quando andremo in cielo, non ci metteremo a cantare allo Spirito Santo, perchè là in cielo loderemo Iddio e l’Agnello di Dio. Ditemi fratelli, ma se qualcuno vi domanda: ‘Potete dimostrarmi per le Scritture che quello che fate, cantando allo Spirito, era fatto pure dagli antichi discepoli?’, che Scrittura gli citate per dimostrargli di non praticare oltre ciò che sta scritto?

Paolo scrisse ai Corinzi: "Or, fratelli, queste cose le ho per amore vostro applicate a me stesso e ad Apollo, onde per nostro mezzo impariate a praticare il ‘non oltre quello che è scritto’; affinchè non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro" (1 Cor. 4:6); noi tutti dobbiamo imparare a praticare il non oltre quello che è scritto, e questo lo si impara seguendo l’esempio che ci hanno lasciato gli apostoli, e siccome essi conoscevano quale fosse la volontà di Dio in Cristo Gesù verso i santi, e nelle loro epistole (e neppure nel libro degli atti degli apostoli) non vi è traccia alcuna di cantici da loro rivolti direttamente allo Spirito Santo, ritengo che non sia giusto fare quello che loro non hanno fatto e non hanno detto di fare. Io, è per amore dei fratelli che ho smesso di cantare allo Spirito, affinchè per mio mezzo, in questo, imparino a praticare il non oltre quel che è scritto. Che utile avrei dal praticare oltre quel che è scritto? Notate che Paolo ha detto: "Fratelli, queste cose (riferendosi alle cose che innanzi aveva scritto) le ho per amore vostro applicate a me stesso e ad Apollo"; ciò significa che fu per l’amore vero che nutriva verso i santi che Paolo applicò quelle suddette cose a lui e ad Apollo, affinchè i santi vedendo il loro esempio imparassero da loro ad attenersi solo a quello che era scritto e non si gonfiassero d’orgoglio mettendosi ad esaltare l’uno a danno dell’altro. Oggi, molti di quelli che cantano allo Spirito, quando dici loro che quello che fanno non è scritto in nessun luogo nella Scrittura e che nè Gesù e nè gli apostoli cantarono allo Spirito, fanno uscire dalla loro bocca delle male parole e questo perchè l’orgoglio che è in loro impedisce loro di riconoscere che quello che fanno non è scritturale. Essi ci calunniano dicendo: ‘Voi non credete allo Spirito Santo!’; ma voglio dire a costoro che quelli che non credono allo Spirito Santo non sono quelli che non cantano allo Spirito Santo, ma quelli che rigettano la manifestazione dello Spirito Santo; vedete, sono proprio i credenti carnali che non sanno neppure cosa avvenne il giorno della Pentecoste a Gerusalemme e che rigettano la manifestazione dello Spirito, di fatto, perchè non credono a quello che lo Spirito dice e rivela in visione ancora oggi, e perchè hanno messo al bando i doni dello Spirito Santo, che dicono a quelli che non cantano allo Spirito: ‘Voi non conoscete lo Spirito’; ‘Voi non siete spirituali’ e tante altre cose non vere.

Noi, figliuoli di Dio confutiamo i comportamenti e gli insegnamenti falsi delle sette e questo lo facciamo mediante le Sacre Scritture in difesa del Vangelo; però quando si tratta di confutare un insegnamento (o un certo modo d’agire) non scritturale, che ha preso piede fra noi, molti non mostrano affatto quell’attaccamento alla Parola di Dio che mostrano quando devono confutare le dottrine dei Cattolici romani, dei Mormoni, dei falsi testimoni e di molte altre sette, e questo avviene perchè essi non vogliono imparare a praticare il non oltre quello che è scritto. Alcuni dicono: ‘Ma quelli che hanno scritto i cantici allo Spirito erano dei fratelli, alcuni dei quali predicavano pure la Parola’; io non sto dicendo che quelli che hanno scritto questi cantici non erano dei fratelli, però ritengo che noi abbiamo il diritto e il dovere di esaminare le Scritture per vedere se le cose che vengono dette e fatte fare anche dai ministri del Vangelo, stanno proprio così, perchè se le Scritture non attestano alcune cose che essi dicono o fanno fare, noi abbiamo il dovere di astenerci da quelle cose per non imparare e per non praticare oltre quello che sta scritto. Devo forse cantare ‘rozza croce che sanguina ancor’, o ‘Gesù Cristo sanguina ancora’ perchè chi ha scritto questo cantico era un fratello? o perchè la melodia del canto è bella? Devo forse cantare una menzogna per fare piacere agli uomini? o perchè vedo che la cantano un gran numero di fedeli? La Scrittura insegna che sul Golgota sanguinò Gesù Cristo e non la croce e inoltre che Gesù Cristo non sta sanguinando ancora, perchè è scritto: "Uno dei soldati gli forò il costato con una lancia e subito ne uscì sangue ed acqua" (Giov. 19:34), ma questo è quello che avvenne, adesso dal costato di Gesù non sta continuando a fuoriuscire sangue; fratelli, esaminate ogni cosa, anche i testi dei cantici, fatelo con le Scritture con ogni diligenza.

Le azioni di grazie sono dei sacrifici graditi a Dio

Sotto l’antico patto i sacerdoti offrivano dei sacrifici chiamati ‘sacrifici di azioni di grazie’; noi pure dobbiamo offrire a Dio un sacrifizio di azioni di grazie che però è spirituale. Paolo dice: "In ogni cosa rendete grazie" (1 Tess. 5:18), perciò noi dobbiamo del continuo rendere grazie a Dio d’ogni cosa e nel nome del nostro Signore Gesù Cristo.

La preghiera pura è un profumo d’odore soave

Dio, nella legge aveva ordinato di costruire un altare dei profumi e di offrirgli su di esso del profumo, dicendo pure con che cosa doveva essere fatto il profumo, infatti Dio disse a Mosè: "Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia odorosa, del galbano, degli aromi, con incenso puro, in dosi uguali; e ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere, e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io m’incontrerò con te; esso vi sarà cosa santissima" (Es. 30:34-36); la preghiera dei santi è un profumo fragrante che sale nel cospetto di Dio e questo lo proclama Davide quando dice: "La mia preghiera stia nel tuo cospetto come l’incenso" (Sal. 141:2); anche Giovanni conferma questo quando dice: "Le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi" (Ap. 5:8). Come il profumo d’incenso sotto la legge doveva essere puro così anche la nostra preghiera, per essere gradita a Dio, deve essere pura; Giobbe fu un uomo integro e retto ai suoi tempi e in mezzo alle sue afflizioni disse: "La mia preghiera fu sempre pura" (Giob. 16:17), e perciò poteva dire pure: "Invocavo Iddio ed ei mi rispondeva" (Giob. 12:4), perchè lui pregava Dio con un cuore sincero. Dio non ascolta e non gradisce la preghiera rivoltagli con un cuore falso, perchè è scritto: "Se nel mio cuore avessi avuto di mira l’iniquità, il Signore non m’avrebbe ascoltato" (Sal. 66:18).

La Scrittura insegna che Dio accoglie la preghiera pura di coloro che sono retti di cuore perchè è scritto: "La preghiera degli uomini retti gli è grata" (Prov. 15:8), ma anche che Egli rigetta le preghiere impure e non salate cioè quelle offertegli con un cuore pieno di ipocrisia e di iniquità.

È scritto: "Se uno volge altrove gli orecchi per non udire la legge la sua stessa preghiera è un abominio" (Prov. 28:9), e difatti Dio parlò in questa maniera a coloro che non volevano ubbidirgli e lo pregavano e gli offrivano il profumo: "Quando moltiplicate le preghiere io non ascolto... il profumo io l’ho in abominio" (Is. 1:15,13), perciò fratelli prestiamo ascolto ai comandamenti di Dio altrimenti pure le nostre preghiere saranno rigettate da Dio. Noi preghiamo Dio nel nome di Gesù Cristo perchè Gesù disse: "In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio" (Giov. 16:23); il Figlio di Dio è alla destra di Dio ed intercede per noi, quindi accostiamoci al trono di Dio con piena fiducia, e Dio ci soccorrerà al momento opportuno con le sue potenti liberazioni.

L’elevazione delle mani è un sacrificio

Si può pregare Dio con le mani alzate secondo che è scritto: "Io voglio dunque che gli uomini facciano orazione in ogni luogo, alzando mani pure, senz’ira e senza dispute" (1 Tim. 2:8) ed anche l’elevazione delle mani è una cosa che piace a Dio, infatti Davide disse: "L’elevazione delle mie mani (stia nel tuo cospetto) come il sacrificio della sera" (Sal. 141:2).

Esdra era un sacerdote di Dio ed anche uno scriba e dopo che tornò da Babilonia in Gerusalemme, sentì dire che gli Israeliti tornati dalla cattività avevano prese per mogli donne straniere e all’udire questo si stracciò le vesti e il mantello, si strappò i capelli della testa e della barba e si mise a sedere costernato. Poi, al momento dell’oblazione della sera, lui scrisse: "M’alzai dalla mia umiliazione, colle vesti e col mantello stracciati; caddi in ginocchio; stesi le mani verso l’Eterno, il mio Dio e dissi: O mio Dio, io sono confuso; e mi vergogno, o mio Dio, d’alzare a te la mia faccia; perchè le nostre iniquità si sono moltiplicate fino al di sopra del nostro capo..." (Esd. 9:5,6). Esdra dunque, pregò Dio sulle sue ginocchia e con le sue mani stese verso Dio, confessando l’iniquità di tutto il popolo al Signore.

Anche Salomone pregò Dio in presenza del popolo con le mani stese, infatti è scritto: "Salomone si pose davanti all’altare dell’Eterno, in presenza di tutta la raunanza d’Israele, stese le mani verso il cielo, e disse: ‘O Eterno, Dio d’Israele! Non v’è Dio che sia simile a te nè lassù in cielo nè quaggiù in terra!..." (1 Re 8:22,23). Anche per quanto riguarda l’elevazione delle mani è necessario dire che Dio non guarda con favore l’elevazione di quelle mani piene di atti di violenza e di sangue, infatti Egli, per mezzo di Isaia, disse ai ribelli che facevano il male con le loro mani e poi le stendevano verso Dio: "Quando stendete le mani, io rifiuto di vederlo,... poichè le vostre mani sono contaminate dal sangue" (Is. 1:15;59:3).

Il nostro culto spirituale

Paolo disse ai santi di Roma: "Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale" (Rom. 12:1); noi, come sacerdoti di Dio, sotto il nuovo patto dobbiamo offrire i nostri corpi in sacrificio a Dio, e questo lo si fa rinunziando alle carnali concupiscenze che guerreggiano contro l’anima nostra e presentando noi stessi a Dio come di morti fatti viventi, e le nostre membra, che sono le membra di Cristo, come strumenti di giustizia a Dio. Presentare il proprio corpo in sacrificio vivente a Dio non significa farsi delle incisioni addosso come facevano i profeti di Baal al tempo di Elia e neppure salire in ginocchio delle scale cosiddette ‘sante’, spellandosi le propria ginocchia e facendole sanguinare; sulla terra ci sono molti falsi profeti che ordinano ai loro seguaci di torturare la loro carne con ogni sorta di torture; sappiate che quelle cose sono cose abominevoli nel cospetto di Dio, mediante le quali essi non glorificano affatto Dio col loro corpo, ma fanno del male a se stessi incitati dal diavolo. La sapienza dice: "L’uomo benigno fa del bene a se stesso, ma il crudele tortura la sua propria carne" (Prov. 11:17); noi come figliuoli di Dio non dobbiamo guastare il nostro corpo perchè esso è il tempio di Dio; è scritto: "Non vi farete incisioni nella carne per un morto, nè vi stamperete segni addosso" (Lev. 19:28), perciò è una cosa contraria alla sana dottrina sia farsi delle incisioni addosso per farne uscire il sangue e sia stamparsi addosso quelli che chiamano ‘tatuaggi’, che tanti pagani si fanno stampare sul corpo.

Noi dobbiamo soddisfare le necessità del nostro corpo, ma non dobbiamo adempiere i desideri della carne perchè è scritto: "Non abbiate cura della carne per soddisfarne le concupiscenze" (Rom. 13:14). Qualcuno dirà: ‘È possibile non adempiere i desideri della carne?’ Certo, perchè è scritto: "Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica" (Fil. 4:13). Ma in che maniera è possibile? Paolo disse: "Camminate per lo Spirito e non adempirete i desideri della carne" (Gal. 5:16); camminare per lo Spirito significa adempiere i desideri dello Spirito, sì, perchè lo Spirito ha dei desideri che sono buoni, giusti e santi, secondo che è scritto: "Ciò a che lo Spirito pensa ed ha l’animo è vita e pace" (Rom. 8:6 Diod.). La carne invece ha dei desideri contrari allo Spirito, "perchè ciò a cui la carne ha l’animo è morte" (Rom. 8:6); ora, noi vivendo ancora in questo corpo, sentiamo gli stimoli peccaminosi della carne e dobbiamo vegliare per non ritornare ad ubbidire alle voglie della carne, voglie che ci meneranno alla morte se gli ubbidiamo perchè è scritto: "Se vivete secondo la carne voi morrete" (Rom. 8:13).

La Scrittura dice anche: "Ma se mediante lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi vivrete" (Rom. 8:13); ma quali sono questi atti del corpo? Sono tutti quegli atti iniqui ed impuri a cui la carne ha l’animo, infatti è scritto: "Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, lussuria, mala concupiscenza e cupidigia, la quale è idolatria" (Col. 3:5), quindi noi sappiamo che cosa dobbiamo fare morire e questo lo possiamo fare mediante lo Spirito Santo che abita in noi e non mediante la nostra forza, perchè dice il Signore: "Non per potenza, nè per forza, ma per lo Spirito mio" (Zac. 4:6).

Ora che il Signore ci ha affrancati dal peccato, il nostro modo di vivere deve essere santo e giusto secondo che è scritto: "Come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta" (1 Piet. 1:15). Noi siamo stati santificati nel nome del Signor nostro Gesù Cristo e "mediante lo Spirito dell’Iddio nostro" (1 Cor. 6:11), ma è altresì vero che "Dio ci ha chiamati non a impurità ma a santificazione" (1 Tess. 4:7), il che significa che se da un lato Cristo Gesù ci è stato fatto da Dio "santificazione" (1 Cor. 1:30) e noi abbiamo il diritto e il privilegio di essere chiamati i "santi che sono in terra" (Sal. 16:3), dall’altro abbiamo il dovere di santificarci.

Paolo era stato santificato in Cristo e procacciava la santificazione ed esortava i santi a procacciarla, infatti ai Corinzi scrisse: "Diletti, purifichiamoci d’ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio" (2 Cor. 7:1).

Fratelli, noi ci dobbiamo santificare astenendoci da ogni specie di male, e nel fare ciò si lotta contro il peccato; non pensate che la nostra vita sulla terra sia una specie di vacanza, non illudetevi, noi siamo in guerra e ci dobbiamo opporre al peccato; la Scrittura dice: "Voi non avete ancora resistito fino al sangue lottando contro il peccato" (Ebr. 12:4), ciò significa che c’è una resistenza che noi credenti dobbiamo mostrare in verso il peccato, altrimenti perchè mai la Parola parlerebbe di un lottare contro il peccato? Perciò fratelli, armatevi di questo pensiero e cioè che anche voi dovete dedicare il tempo che vi resta a passare nel vostro corpo, al servizio della giustizia e non più al servizio delle concupiscenze carnali; il peccato non è un nemico da sottovalutare, chi lo sottovaluta inganna se stesso, il peccato è un opera del diavolo ed uccide come uccide il diavolo (secondo che è scritto: "Egli (il diavolo) è stato omicida fin dal principio" [Giov. 8:44]), quindi badate a voi stessi.

Non ci sono sulla terra dei santi che possono dire di essere senza peccato, o di non avere peccato, e quand’anche qualcuno dicesse: ‘Io sono senza peccato’ o: ‘Non ho mai peccato da quando mi sono convertito’, noi sappiamo che egli mentirebbe, perchè Giovanni, l’apostolo, dice: "Se diciamo d’essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi" (1 Giov. 1:8) ed ancora: "Se diciamo di non avere peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi" (1 Giov. 1:10); però ci sono dei santi sulla terra che lottano contro il peccato, si oppongono ad esso e lo odiano; essi sostengono la buona guerra e Dio prende piacere in loro.

Fratelli, è vero, falliamo tutti in molte cose, non siamo già arrivati alla perfezione, abbiamo davanti a noi un corso per il quale dobbiamo proseguire a camminare, siamo tutti noi in obbligo di dire a Dio: ‘Padre nostro che sei nei cieli rimettici i nostri debiti’, però vi esorto a non rimanere indifferenti dinnanzi alle opere del diavolo e a non parteciparvi, anzi riprendetele; non lasciatevi accecare gli occhi dalle tenebre e non vi lasciate neppure sedurre da quelli che mutano le tenebre in luce e l’amaro in dolce, i quali conducono un tipo di vita che mostra chiaramente che benchè siano vivi, sono morti perchè si danno ai piaceri del peccato, essi vanno dietro le concupiscenze della carne e poi al culto cantano ‘i miei anni più belli voglio spendere per te, per te mio Signore che moristi per me’, ma essi non spendono il loro tempo al servizio della giustizia ma al servizio del peccato; qualcuno gli ha detto: ‘Siete stati santificati, siete pervenuti alla conoscenza della verità e non potrete perdere in nessuna maniera la salvezza! E invece non è così, perchè Gesù disse: "Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; codesti tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano" (Giov. 15:6). Gesù Cristo è la vera vite e noi che abbiamo creduto in lui siamo i tralci, ma alcuni di questi tralci si sono seccati perchè hanno deciso di non volere rimanere uniti al Signore, essi hanno smesso di osservare i comandamenti di Dio perchè passano il loro tempo servendo il loro proprio ventre; si sono illusi, hanno pensato di poter mettersi a servire di bel nuovo il peccato senza portare la pena della loro disubbidienza e sono morti. Con costoro non v’è comunione di spirito, perchè essi hanno l’animo alle cose della terra, costoro mieteranno tormenti se non si ravvedono; a costoro Dio dice: "Tornate, o figliuoli traviati, io vi guarirò dei vostri traviamenti" (Ger. 3:22).

 

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