Dove va il cristiano quando muore

 

Fratelli nel Signore, voglio che sappiate che quando un cristiano muore, egli muore quanto alla carne, ma la sua anima si diparte dal suo corpo e va ad abitare col Signore nei luoghi altissimi, pienamente cosciente, quindi in uno stato di perfetta lucidità mentale. Vi sono diverse Scritture che attestano che quando si muore nel Signore si va ad abitare con il Signore nel suo regno celeste. Ecco quali sono queste Scritture.

Ÿ Paolo scrisse ai Corinzi: "Noi sappiamo infatti che se questa tenda ch’è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli" (2 Cor. 5:1).

Quindi noi credenti abbiamo una casa eterna lassù nei cieli che non è stata fatta da mano d’uomo ma da Dio stesso. In questa casa vanno a dimorare coloro che muoiono nella fede, sin dal primo giorno della loro dipartenza, anzi sin dai primi momenti che seguono l’esalazione dell’anima, perché l’ascesa in cielo avviene nello spazio di un breve tempo. Gli apostoli avevano il desiderio di dipartirsi dal corpo ed andare ad abitare con il Signore, infatti Paolo scrisse ai Corinzi: "Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore" (2 Cor. 5:6-8), ed ai Filippesi: "Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore; ma il mio rimanere nella carne è più necessario per voi" (Fil. 1:23-24). Anche noi abbiamo lo stesso desiderio che avevano Paolo ed i suoi collaboratori, perché sappiamo che con il Signore lassù nel cielo si sta meglio. Certo, è una cosa meravigliosa vivere con il Signore sulla terra, ma è ancora migliore la vita che si va a vivere con il Signore nel suo regno celeste.

Ÿ L’apostolo Pietro nella sua seconda epistola disse: "So che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signore nostro Gesù Cristo me lo ha dichiarato. Ma mi studierò di far sì che dopo la mia dipartenza abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose" (2 Piet. 1:14-15).

L’apostolo sapeva che presto sarebbe morto e sarebbe andato ad abitare col Signore in cielo, e parlava della sua morte come di una dipartenza dal suo corpo infatti disse che presto avrebbe lasciato la sua tenda. Ora, se la morte viene chiamata dipartenza vuole dire che c’è qualcosa nel corpo che parte dal corpo quando esso muore, altrimenti non avrebbe senso chiamarla dipartenza. E noi sappiamo che questo qualcosa è l’anima che è nell’uomo. E non solo, se l’anima si diparte ci sarà pure un luogo dove andrà perché altrimenti non avrebbe senso parlare di dipartenza, e noi sappiamo che questo luogo è il paradiso, il terzo cielo. Quello stesso luogo dove fu rapito l’apostolo Paolo (il quale però non sapeva dire se questo rapimento era stato con il corpo o senza) e dove egli "udì parole ineffabili che non è lecito all’uomo di proferire" (2 Cor. 12:4).

Ÿ Giovanni, nella visione che ebbe sull’isola di Patmo, vide, tra le altre cose, le anime dei credenti che erano stati messi a morte sulla terra. Egli disse: "Io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa; e gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra? E a ciascun d’essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro" (Ap. 6:9-11).

Leggendo le suddette parole di Giovanni si comprende chiaramente come coloro che muoiono in Cristo vanno nel cielo, e là ci stanno pienamente coscienti; e inoltre non si può non riconoscere che Gesù ha detto il vero quando disse: "Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima" (Matt. 10:28), perché quelle che vide Giovanni erano le anime di quelli che erano stati uccisi a motivo del nome di Cristo. In verità neppure la morte può separare i discepoli di Cristo dall’amore del loro Signore e Salvatore.

Ÿ Sempre nel libro dell’Apocalisse Giovanni dice: "E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono" (Ap. 14:13).

Perché dunque sono beati i morti che muoiono in Cristo? Perché si riposano. E dove si riposano? In cielo infatti poco prima Giovanni ha detto di avere visto, in cielo, sotto l’altare le anime di coloro che erano stati uccisi a motivo della Parola e della testimonianza che avevano resa, le quali gridavano chiedendo a Dio di fargli giustizia, e ad esse fu detto "che si riposassero ancora un po' di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro" (Ap. 6:11). Notate che da quello che gli fu detto, quelle anime stavano già riposandosi, ma gli fu detto di riposarsi ancora un po' di tempo fino ad un certo tempo. Dunque si deve dire che chi entra in cielo "si riposa anch’egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue" (Ebr. 4:10). Gloria a Dio in eterno. Amen.

Ma vogliamo pure dire qualcosa a riguardo di coloro che non muoiono in Cristo. Essi non sono beati perché non si riposano affatto essendo che vanno nelle fiamme dell’Ades dove non hanno requie alcuna. Potrebbe esserci mai riposo in un posto di tormento, orribile, dove centinaia e centinaia di milioni di anime piangono e stridono i denti a motivo dei dolori atroci che vi patiscono? Coloro che muoiono nei loro peccati sono dunque da chiamare infelici fra tutti perché vanno nei tormenti. Grazie siano rese a Dio in Cristo Gesù per averci salvato da questa atroce e spaventevole sorte. Amen.

Ÿ Paolo dice a Timoteo: "Se muoiamo con lui, con lui anche vivremo" (2 Tim. 2:11).

Che significa ciò? Che se noi moriamo nella fede, andremo a vivere in cielo con Cristo; e questo subito dopo la morte. Alla risurrezione poi (che avverrà al ritorno di Cristo dal cielo), noi otterremo un corpo incorruttibile che rivestirà la nostra attuale anima e con esso usciremo dai sepolcri dopo che la nostra anima tornerà in esso, e con quel nuovo corpo continueremo a vivere con il Signore.

Ÿ Sempre a Timoteo Paolo disse prima di lasciare questo mondo: "Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste" (2 Tim. 4:18).

Ecco quale fiducia aveva Paolo; quella che il Signore lo avrebbe accolto nel suo regno celeste all’atto della sua morte. E con ciò si accordano le parole di Asaf che molto tempo prima disse per lo Spirito: "Tu mi condurrai col tuo consiglio, e poi mi riceverai in gloria" (Sal. 73:24).

Ÿ Gesù disse: "Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai" (Giov. 11:25-26).

Ciò significa che un credente anche se muore secondo la carne continua a vivere. Ma dove continua a vivere? Dove va a vivere? Al terzo cielo, dove sta il Signore della gloria perché Gesù ha detto: "Là dove son io, quivi sarà anche il mio servitore" (Giov. 12:26).

Noi, diletti, siamo oltremodo consolati e rallegrati nel sapere che dov’è il nostro Signore là pure noi saremo un giorno, se pur perseveriamo nella fede. Non siamo minimamente angosciati nel pensare che un giorno dovremo andarcene da questa terra, perché sappiamo che dove andremo si sta di gran lunga meglio che qui sulla terra. Mentre i peccatori vanno in un luogo dove staranno molto, molto peggio che sulla terra, noi credenti, per la grazia di Dio, andremo in un luogo migliore. Mentre i peccatori non sanno dove vanno perché camminano nelle tenebre, noi sappiamo bene dove andiamo perché ora conosciamo la via che conduce dove Gesù è andato dopo avere fatto la purificazione dei peccati secondo che disse Gesù: "Del dove io vo sapete anche la via" (Giov. 14:4); Gesù Cristo è la via che mena al Padre e noi le sue orme vogliamo seguire per entrare nel suo regno eterno. E la morte? Amara cosa certo, perché per chi rimane non è affatto piacevole vedere il corpo senza vita di un fratello in Cristo, però ricordatevi che "la morte de’ santi del Signore è preziosa nel suo cospetto" (Sal. 116:15 Diod.).

A Dio, che nella sua grande misericordia ci ha donato la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore sia la gloria ora ed in sempiterno. Amen.

La testimonianza di una donna morta in Cristo e tornata in vita

Lura Johnson Grubb, all’età di diciassette anni, mentre si trovava inferma sul letto, ebbe in estasi una visione del Paradiso celeste. Ecco cosa ella disse: ‘Vidi un grande fascio di luce, più brillante del sole di mezzogiorno, che scendeva verso di me direttamente dal cielo. Un alone luminoso, molto largo in diametro circoscriveva quel raggio di gloria che aveva come meta il mio capezzale. Il letto sembrava infuocato dal suo chiarore. (...) Mi sentii sollevare dal raggio luminoso e trasportare in una città a me sconosciuta. Mi ritrovai alle porte di perla. Esse abbagliavano di splendore nella luce trasparente del cielo. Un altro passo ancora ed entrai nella città di Dio e mi trovai sulle strade d’oro simili a vetro trasparente. Tutto splendore intorno a me, ma quello splendore non era il riverbero di nessun sole. Non c’era bisogno del sole per illuminare durante il giorno, né della luna di notte: l’eternità celeste è costantemente illuminata dalla presenza continua della luce di Gloria. Mentre attonita contemplavo la magnificenza che mi circondava, pensai: ma certamente questo è il cielo’. Il cielo era il luogo più meraviglioso di cui avessi mai udito parlare o letto sulla terra. ‘Sicuramente questo dev’essere il cielo’; e se lo è, allora Gesù deve essere qui’, conclusi in me stessa. Gesù era là. La luce sfolgorante che irradiava dal Trono di Dio mi accecò. Vidi il Padre come un fuoco consumante, può darsi come Mosè lo descrisse, e alla Sua Mano destra vidi Gesù. Il mio Signore. In un primo tempo lo vidi molto impercettibile: la vista mi si era velata ed offuscata a causa del chiarore eccezionale. Desideravo ardentemente vedere Gesù; lo volevo vedere chiaramente ed essere certa, senza tema di sbagliare, che era il mio Signore. Così, alzai le mani sul volto e stropicciai gli occhi. (...) Dopo di ciò potei vedere senza impedimento. Era Gesù! Era il mio Salvatore, ed Egli mi guardava. I suoi occhi erano fissi nei miei stanchi ed affaticati dalle pene. Il suo sguardo amorevole era così pieno di compassione, di comprensione, di simpatia che il mio cuore si commosse dentro di me. Quello sguardo mi affascinò, e con tutta l’anima esaltai la Sua maestà. (...) Mentre ero così assorta nell’adorazione del mio Signore, udii concerti di musica fluttuanti sulle onde luminose del cielo. Era una musica perfetta: non si udivano note discordanti, ma era così armoniosa che volli conoscerne la provenienza. Sebbene a malincuore, distolsi gli occhi e mi volsi a guardare da quella parte. A distanza vidi la schiera dei santi che in vestimenti bianchi marciavano ordinatamente e pieni di adorazione verso il Trono di Dio. Erano numerosi e simili alla moltitudine di cui Giovanni il rivelatore scrisse: ‘di migliaia di migliaia, di decine di migliaia di decine di migliaia’. Essi mi passarono così vicino che avrei potuto stendere la mano e toccarli facilmente. Con mia gioiosa sorpresa, vidi alcuni dei miei cari: Iddio li aveva posti nella prima fila. Una mia cugina che si era affiliata alla Chiesa Battista, la stessa mattina in cui io mi ero affiliata, veniva col volto radioso verso di me. Soltanto un anno prima ella era caduta molto ammalata ed era rapidamente passata da questa valle di lacrime, che è la terra, alla vetta della felicità di Dio. Ella mi passò vicino e mi sorrise, come per dire; ‘sono lieta che tu sia qui’. (...) I santi marciavano in schiera saltellando come piume sugli scalini attorno al Trono e fluttuando con delicatezza divina, in armonia con l’inno marziale, discendevano dal lato opposto, per scomparire nella distanza luccicante, mentre altri continuavano ad apparire, ad appressarsi al Trono. Essi marciavano fila dopo fila, numerosi, quanti i miei occhi potevano abbracciarne abbastanza. Oh! come risplendevano di gloria i loro abiti! Erano più bianchi della neve, ed abbagliavano letteralmente la vista. (...) Volevo stare nel cielo, volevo unirmi a quell’esercito Celeste e lodare il Signore per sempre. Volevo ascoltare quella musica meravigliosa, vedere la gloria e godere la beatitudine. Ma improvvisamente la scena cambiò e i miei occhi fisici si riapersero al mondo naturale’ (Lura Johnson Grubb, Vivere per parlare di morte, s.l., s.d, pag. 34-35,38-39). Poco dopo la stessa sorella racconta la sua morte e la sua dipartenza. Ecco le sue parole: ‘I cari che si erano radunati nella mia casa, pieni di compassione, stavano facendo tutto ciò che era nelle loro possibilità di fare per mantenermi in vita. L’ultimo tentativo lo fece mio zio. Pensando che forse la circolazione del sangue era divenuta troppo povera per riscaldare il mio corpo, chiese alle donne di applicarmi sui piedi e sulle gambe degli asciugamani riscaldati col vapore. Nel momento stesso in cui essi toccarono la mia carne fredda di morte, il corpo si irrigidì ed i piedi si sollevarono di diversi centimetri dal letto. Non si trattava di una insufficiente circolazione, ma della morte che stava prendendo possesso del mio corpo. Sapevo che stavo morendo. Improvvisamente, mi sembrò come se il tetto della nostra casa si sollevasse. Mentre il sole irradiava con i primi rosei raggi dell’alba il cielo della campagna del Mississippi, vidi i cieli ripieni di miriadi di oggetti simili ad uccelli. La volta celeste era oscurata da quella moltitudine. Essi stavano scendendo giù sempre più in basso fino a raggiungere un’altezza abbastanza vicina perché io potessi riconoscerli: era l’esercito del cielo che avevo appena conosciuto poche ore prima. Mentre mi ero trovata alla presenza del Signore, all’improvviso uno di loro si separò e discese fino all’angolo della mia stanza, qui si arrestò un istante e esitante, vedendo che i miei famigliari si stavano accomiatando da me. Mia madre era stata tutto il tempo a fianco al mio letto, continuando a pregare il Signore di lasciarmi in vita. Nel vedere il coro celeste scendente, gridai con debole voce: ‘Stanno venendo a prendermi; non li vedete, vengono! vengono per me!’ Oh! pensavo che tutti coloro che si trovavano nella stanza li vedessero! Io li vedevo chiaramente, ed ero certa che essi venivano per me. I parenti e gli amici silenziosamente si alternavano vicino al mio capezzale per deporre l’ultimo bacio sulle mie labbra violacee e mentre si chinavano su di me qualche calda lagrima di dolore, veniva a cadere sulle mie gote ghiacce. Le mie sorelle ruppero in singhiozzi nel salutarmi per l’ultima volta; il mio fratellino mi baciò con tenerezza, ma era troppo piccolo per rendersi conto di ciò che stava avvenendo e del dolore degli adulti i quali ben conoscevano il significato della morte e le torture di una separazione per sempre. In ultimo mia madre si chinò su di me, mi attirò sul suo seno e pianse. Le dissi: ‘Mamma non piangere per favore! non piangere! sto Lassù, ci incontreremo nuovamente’. Molto riluttante e con un sentimento di sconfitta, di fronte alla sgradita ombra nera che era venuta a guastare la felicità nel suo piccolo nido, la mamma si raddrizzò e rimase vicino al mio letto. Esalai un ultimo e profondo respiro, e dolcemente, senza resistenza mi dipartii dal corpo per unirmi alla scorta celeste che avevano atteso nell’angolo della stanza e che per ultimo mia madre si fosse accomiatata da me. Mi unii alla guida Angelica che mi attendeva in un angolo della stanza ed insieme iniziammo il viaggio verso l’alto. Prima però, nel sollevarmi dal letto mi volsi a guardare per l’ultima volta il luogo da cui stavo per partire, come la farfalla agile e variopinta si diparte dal bozzolo per entrare nella fragile atmosfera della primavera Celeste. Vidi la mamma accasciarsi al suolo, e la udii singhiozzare in maniera che temetti che il suo cuore dovesse scoppiare. Quello fu l’unico evento che guastò la perfetta felicità della mia dipartenza. Soffrii nel vedere la mamma così addolorata. (....) Una volta raggiunto il suo compagno l’angelo che aveva disteso il drappo mortuario nella mia casa, la scena della stanza scomparve completamente nell’oblio. Ero grandemente entusiasta al pensiero di tornare nel luogo meraviglioso dell’eternità senza lagrima, di camminare sulle strade pavimentate d’oro e marciare insieme alla schiera dei santi, vestiti di bianco, di ascoltare la dolce melodia del ‘canto dei redenti’. Ero tanto impaziente, guardavo fisso in alto, aspettando di vedere ad ogni istante apparire sull’orizzonte degli spazi, il primo raggio di gloria che si annunciasse la città di Dio. (...) Continuammo a fluttuare verso l’alto, sempre più in alto, attraverso gli spazi, per un certo tempo. Improvvisamente il silenzio fu rotto; il mio compagno parlò e disse: ‘Tu non puoi andare ancora lassù!’ Ripetei fra me: ‘non posso ancora andare lassù, e perché mai? Credevo invece che fossimo quasi arrivati’! Ma prima ancora che potessi dire qualche cosa egli proseguì: ‘Il Signore ha del lavoro per te’. Lavoro per me?’ continuai a chiedermi. L’Angelo spiegò: ‘Il Signore vuole mandarti sulla terra nuovamente, per avvisare la gente che Gesù torna presto! (...) Guardandomi attorno, mi ritrovai tutta sola: la mia guida angelica era scomparsa ed il Signore non era visibile in nessuna parte. Lentamente cominciai a discendere giù, sempre più in basso, fino a che non avvistai in lontananza il profilo della piccola casa in cui giaceva il mio corpo fisico privo di vita. Durante i quarantacinque minuti in cui ero stata assente ed il mio corpo era rimasto privo di respirazione e circolazione il Signore aveva operato nel cuore di mia madre. Quando avevo esalato l’ultimo respiro e lo zio aveva detto: ‘è morta’ la mamma, dopo aver qualche istante dato sfogo al dolore, era corsa nell’attigua stanza da letto, si era prostrata in ginocchio e, sepolto il volto fra le coltri del letto, aveva gridato al Signore: ‘Signore, per tre anni ti ho chiesto di guarire la mia figliuola, a Te l’ho chiesto come meglio ho potuto; in questi sei ultimi giorni, ho digiunato e pregato, Signore, ho fatto tutto ciò che ho saputo fare! ed ora, malgrado la sua vita sia spenta; Tu sei potente di ridarmi la mia figliuola. Ridammi la mia figliuola Signore, caro, ridammela! Il Signore ascoltò il suo grido, e le parlò in maniera udibile: ‘tu hai chiesto la guarigione della tua figliuola; ma sei disposta a consacrarla a me? La mamma non aveva mai pensato a ciò; aveva pregato per la mia guarigione perché mi voleva per sé. In quel momento ella comprese e disse: ‘Sì Signore, Te la consacrerò!’ Se tu le ridai la vita, ella poi potrà andare dove Tu vorrai, ed io non alzerò un dito per impedirglielo. (...) Figurativamente parlando, proprio come il padre Abrahamo depose Isacco sull’altare, così mia madre mi depose sull’altare del servizio di Dio. Ella acconsentì alla richiesta del Signore. Il Signore le disse: ‘asciugati gli occhi, ho ascoltato la tua preghiera, vai e vedi ciò che Io, il Signore, ho fatto’. In fede ed ubbidienza alla voce divina ella si alzò dal suo Monte Moria e fiduciosa entrò nella mia stanza. Si diresse subito verso il mio letto, sul quale giaceva un corpo senza vita, non vi era respiro, non vi era battito. Aveva il Signore veramente parlato? Avrebbe Egli risposto alla preghiera? Si era forse sbagliata? Ella era certa che Iddio aveva parlato! Egli avrebbe risposto! Non si era sbagliata! avrebbe perciò atteso fiduciosamente! Gli amici, i vicini, pensavano che quella assenza di quarantacinque minuti dalla stanza, le fosse servita per farla ritornare in sé. Vedendola così serena, non si opposero a che ella si avvicinasse di nuovo al letto della sua figliuola e che vi rimanesse tutto il tempo che avesse desiderato. Non sarebbe passato molto tempo che quelle amate spoglie sarebbero state poste per sempre nel profondo seno della terra. La osservavano tutti attentamente, pronti ad intervenire in suo aiuto, in caso ce ne fosse bisogno. Nel frattempo mia madre ed io eravamo assenti dalla stanza, i famigliari avevano incominciato a disporre ogni cosa per il funerale che si sarebbe dovuto tenere nelle primissime ore di quel pomeriggio, in maniera che si sarebbe potuto trasportare la salma a Water Vallej, a circa sessanta Km di distanza dalla nostra abitazione, per darle sepoltura nella nostra tomba di famiglia, dove anche il babbo era stato sepolto. (....) I nostri amici vicini si presentarono a dare una mano di aiuto per organizzare il funerale, mentre la mamma si intratteneva nella stanza attigua per far a Dio una consacrazione completa e permanente in cambio della mia resurrezione. Ora però la mamma si trovava in piedi, a fianco al mio capezzale, aspettando la risposta promessa dal Signore; Egli non era mai venuto meno verso di lei, e non lo sarebbe venuto neppure ora. Era immobile come una statua, con gli occhi sul mio volto cereo e sulle mie labbra livide che, come gli altri pensavano, sarebbero dovute rimanere serrate fino al giorno in cui, al suono della tromba di Dio, i morti in Cristo risusciteranno. Ma inaspettatamente, la salma si mise a sedere sul letto! Il miracolo era avvenuto! Iddio era stato fedele verso mia madre’ (Lura Johnson Grubb, op. cit., pag. 41-49).

Conclusione

Alla conclusione di questo trattato, fratelli, voglio dirvi di rallegrarvi ed esultare in vista di quel giorno in cui, se sarete trovati nella fede, trapasserete da questo mondo a quello migliore che è in cielo, dove in attesa della resurrezione starete alla presenza di Dio e del suo Figliuolo lodandoli del continuo, e dove c’è pace e gioia a sazietà. Là non ci sono né pianti, né afflizioni, e nessun tipo di dolore. Là, la gloria di Dio illumina tutto e tutti, e tutto è splendore e magnificenza.

Ma oltre che a rallegrarvi, parlate tra di voi di questo luogo meraviglioso che è il paradiso celeste per consolarvi, e indicatene ai peccatori la via per arrivarci affinché anch’essi rientrati in loro stessi si incamminino per essa.

Un’ultima cosa fratelli: come ho detto poco fa, in cielo ci andrete solo se sarete trovati nella fede, questo è un punto che dovete del continuo tenere presente per non illudervi e cadere nell’inganno del diavolo. Gesù infatti disse: "Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato" (Matt. 24:13), ed ancora: "Con la vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre" (Luca 21:19). Condizione dunque indispensabile per entrare nel regno celeste alla fine dei nostri giorni è credere nel nome del Figliuolo di Dio fino alla fine.

Chi si trarrà indietro se ne andrà in perdizione, nel fuoco dell’inferno dove c’è il pianto e lo stridore dei denti. L’anima sua invece di essere ricevuta in gloria, sarà coperta di ignominia all’inferno, assieme a quella di tutti gli empi tra cui ci sono pure coloro che un giorno sulla terra avevano creduto ma poi decisero di abbandonare la via santa per tornare a voltolarsi nelle contaminazioni del mondo. Cosa spaventevole è cadere nelle mani dell’Iddio vivente, meglio cadere nelle mani degli uomini, ma non in quelle del nostro grande Iddio chiamato anche il Terrore di Isacco e il Tremendo.

Che dunque il timore di Dio vi accompagni tutti i giorni della vostra vita, fratelli; che esso stia sempre davanti ai vostri occhi. Amatelo fino alla fine ed esso vi farà scampare le fiamme del soggiorno dei morti e vi farà entrare nel regno di Dio. Raggiungerete così i santi che prima di voi hanno combattuto la buona guerra, ed hanno serbato la fede fino alla fine. State saldi nella fede; siate zelanti per la causa del Vangelo, abbondate in opere buone. Pregate del continuo.

 

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