Vi è stato insegnato che quando morirete andrete in purgatorio in attesa di entrare in paradiso; invece andrete all'inferno dove aspetterete il giudizio finale e sarete condannati

 

O Cattolici romani, i preti vi hanno insegnato che nell’aldilà esiste un luogo chiamato purgatorio dove ‘le anime di coloro, che sono morti in Grazia, ma con imperfezioni o peccati veniali o pene temporali da scontare per i peccati gravi rimessi, espiano e si purificano prima di salire in paradiso’ (Enciclopedia Cattolica, vol. 10, 330). Ma come fanno i preti a sostenere il purgatorio con le sacre Scritture? Principalmente mediante queste parole di Paolo: "Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera d’ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco" (1 Cor. 3:10-15). Secondo i preti questo "sarà salvo, però come attraverso il fuoco" significa che il giusto dopo avere penato nel purgatorio per un certo tempo, sarà salvato nel paradiso di Dio, perché il fuoco purificatore lo avrà purificato da ogni residuo di peccato.

In relazione al purgatorio vi viene insegnato anche il suffragio dei vivi per i morti infatti il vostro catechismo dice: ‘Possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio con i suffragi ossia con preghiere, indulgenze, elemosine ed altre opere buone, e sopra tutto con la santa Messa (...) Il frutto di queste opere, applicato alle anime del Purgatorio, prende il nome di suffragio, perché suffraga, cioè allieva le pene delle anime del Purgatorio e ne affretta la liberazione’. In altre parole, vi viene detto che con le preghiere, le elemosine, le indulgenze, le opere buone e soprattutto con la messa voi potete concorrere a pagare i debiti che le anime dei defunti devono espiare in purgatorio. A sostegno di questo cosiddetto suffragio, i preti prendono il seguente passo dei Maccabei dove è detto che Giuda Maccabeo fece offrire un sacrificio per i peccati di alcuni Giudei morti in battaglia (sotto le cui tuniche erano state ritrovati degli ‘oggetti sacri agli idoli di Iamnia’): ‘Per questo egli fece compiere il sacrificio di espiazione per quelli che erano morti, affinché fossero assolti dal peccato’ (2 Maccabei 12: 45). Con tutta probabilità questo insegnamento sul purgatorio vi tranquillizza perché pensate che anche dopo morti voi potrete essere purificati dai vostri peccati ed accedere dopo questa purificazione in paradiso.

Ma sappiate, o Cattolici, che tutto ciò che vi insegnano i preti a proposito del purgatorio è FALSO, lo ripeto, FALSO, perché Gesù Cristo nel suo insegnamento non ha mai lasciato intravedere che per coloro che muoiono oltre al paradiso e all’inferno ci sia un terzo luogo, ossia una via di mezzo tra i due, infatti egli ha detto: "Entrate per la porta stretta, poiché larga é la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano" (Matt. 7:13,14).

Dunque ci sono solo due luoghi di destinazione per le anime degli uomini dopo che muoiono, e sono la perdizione ossia l’INFERNO e la vita ossia il PARADISO. All’inferno vanno tutti coloro che muoiono nei loro peccati, perduti; mentre in paradiso vanno coloro che si sono pentiti dei loro peccati ed hanno creduto in Gesù Cristo il quale li ha purificati con il suo sangue da tutti i loro peccati.

Il paradiso è un luogo meraviglioso che si trova al terzo cielo la cui bellezza le labbra umane non possono descrivere appieno; in esso si trovano il trono di Dio e quello dell’Agnello alla sua destra, e gli angeli del Signore che li lodano del continuo assieme a tutte le anime dei giusti. Per coloro che muoiono in Cristo, cioè riconciliati con Dio, l’entrata in questo meraviglioso luogo segue di pochissimi attimi la morte. In questo luogo celeste le anime dei giusti rimarranno in attesa della resurrezione che per loro avrà luogo al ritorno di Gesù Cristo dal cielo. E noi, o Cattolici, siamo tra coloro che vi entreranno. Voi direte: ‘Ma come fate ad essere così sicuri che quando morirete andrete subito in paradiso?’ Lo siamo perché siamo stati cosparsi con il sangue di Gesù secondo che è scritto che siamo stati eletti anche "ad esser cosparsi del sangue di Gesù Cristo" (1 Piet. 1:2), e siamo stati purgati da tutti i nostri peccati mediante il sangue di Cristo Gesù secondo che é scritto che egli "ci ha lavati dai nostri peccati col suo sangue" (Ap. 1:5). Ed oltre a ciò perché come dice Giovanni "se camminiamo nella luce, com’Egli é nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato" (1 Giov. 1:7). Ecco perché abbiamo la certezza di essere salvati e di avere la vita eterna e che quando morremo andremo subito in paradiso, senza fare sosta alcuna in nessun purgatorio, perché i nostri vecchi peccati ci sono stati purgati appieno col sangue di Cristo, e i nostri peccati che confessiamo al Signore ci vengono purgati appieno sempre dal sangue di Cristo. ‘Ma questa è presunzione!’ direte a questo punto. Affatto, perché ci sono diverse Scritture che attestano chiaramente che coloro che muoiono in Cristo vanno ad abitare subito in cielo con Gesù. Le anime di coloro che erano stati uccisi per la Parola di Dio che Giovanni vide, erano sotto l’altare in cielo davanti al trono di Dio; ecco infatti come si esprime Giovanni: "Io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa..." (Ap. 6:9). Paolo disse che per lui la morte era guadagno infatti lui aveva il desiderio di partire e d’essere con Cristo perché era cosa di gran lunga migliore. Ecco le sue parole: "Poiché per me il vivere è Cristo, e il morire guadagno... Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore" (Fil. 1:21,23). Di certo se l’apostolo avesse dovuto andarsene prima in un purgatorio a soffrire pene atroci non avrebbe considerato la sua morte un guadagno ma una perdita. E sempre Paolo disse ai Corinzi che lui e i suoi collaboratori erano pieni di fiducia e avevano molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore: "Ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore" (2 Cor. 5:8). Ma ditemi: come avrebbero potuto quegli uomini desiderare così tanto la dipartenza dal loro corpo se avessero creduto in un purgatorio dove andare ad espiarvi mediante atroci sofferenze dei loro debiti insoluti? Questo sta a dimostrare che essi non credevano per nulla nel purgatorio. Nel libro dell’Apocalisse si legge: "E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono" (Ap. 14:13). Quindi lo Spirito della verità attesta che coloro che muoiono nella grazia sono beati perché si riposano dalle loro fatiche in cielo. Questo esclude che essi si trovino in un purgatorio ad espiare dei loro debiti mediante delle sofferenze atroci di poco inferiori a quelle dell’inferno; perché in questo caso non sarebbero più felici ma bensì infelici perché invece che riposarsi dalle loro fatiche starebbero soffrendo pene atroci per punizione dei loro debiti. Ma purtroppo esiste anche lo spirito dell’errore in questo mondo ed esso dice che per i morti in Cristo c’è un purgatorio dopo la morte.

Ma vediamo ora di parlare dell’inferno e di chi ci va. L’inferno è un luogo di tormenti che si trova nel cuore della terra, e dove arde un fuoco non attizzato da mano d’uomo (cfr. Luca 16:23-31). E’ un luogo tenebroso dove le anime dei peccatori scendono in pochi attimi dopo che essi muoiono e dove vi rimangono - in mezzo a terribili sofferenze che producono un continuo pianto e stridore dei denti - in attesa del giorno del giudizio (cfr. Giov. 5:29; Dan. 12:2; Ap. 20:12-15) quando essi risusciteranno per essere giudicati secondo le loro opere e scaraventati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo che è il luogo definitivo dove passeranno l’infame e penosa eternità. Per loro non rimane più alcuna speranza secondo che é scritto: "Quale speranza rimane mai all’empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l’anima?" (Giob. 27:8), ed anche: "E’ stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio" (Ebr. 9:27), ed ancora: "Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti" (Sal. 9:17; cfr. Luca 16:22-31; Is. 5:14). E voi, o Cattolici, siete proprio tra coloro che stanno andando in questo terribile luogo di tormento. Lo so che vi è stato detto che Dio è così misericordioso che alla fine vi salverà nel suo paradiso celeste dopo che avrete sostato per un po’ di tempo nel purgatorio per espiare i vostri residui di colpa personali, ma ciò non è vero perché Dio oltre che misericordioso è giusto e dice nella sua Parola che non terrà i peccatori per innocenti ma li condannerà ad una eterna infamia.

Voi direte: ‘Ma allora noi siamo dei peccatori perduti senza alcuna speranza di essere salvati una volta morti, anche se magari abbiamo fatto pochi e 'leggeri' peccati?’ Sì, proprio così, perché davanti a Dio tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (cfr. Rom. 3:23), non importa quanto hanno peccato e di quali peccati si sono resi colpevoli. Quello che vi aspetta dunque è l’inferno prima, poi il giudizio in quel giorno e la condanna eterna nello stagno ardente di fuoco e di zolfo dove sarete gettati dopo il giudizio. E’ terribile quello che vi aspetta, non ci sono parole umane adeguate per descriverlo.

Ma forse adesso voi mi direte: ‘Ma noi andiamo a confessarci regolarmente al prete e lui ci rimette i peccati ‘mortali’, perché mai dunque Dio dovrebbe mandarci all’inferno?’ La confessione che voi andate a fare al prete NON VALE NULLA davanti a Dio, è come se voi non la faceste infatti quei peccati che voi andate a confessare al prete sono tuttora attaccati alla vostra coscienza perché il prete non ha nessuna autorità divina per toglierveli. Solo Dio mediante il sangue di Gesù Cristo può rimettervi quei peccati, non un uomo. Siete stati ingannati dunque e questo inganno costa l’eternità a chi lo subisce. Se dunque continuate a dare retta alle parole menzognere del prete vi ritroverete nelle fiamme dell’inferno. Per farvi un esempio terreno, è come se qualcuno vi dicesse che ha ricevuto la delega da parte di un ricco a cui voi dovete miliardi di lire di debito di rimettervi quel debito per intero, e un giorno dopo che vi siete fidati di lui vi ritrovate ancora il debito da pagare; ma la cosa peggiore di tutte è che quel debito voi lo potevate avere realmente rimesso se vi foste rivolti entro un certo tempo a chi poteva veramente rimettervelo, e cioè al figlio del ricco che aveva veramente il potere di rimettere quel vostro debito che avevate nei confronti di suo padre; bastava che glielo chiedevate e lui ve lo avrebbe concesso gratuitamente. Dunque se vi foste rivolti al figlio avreste finito di essere debitori, mentre rivolgendovi al falso delegato alla fine vi ritroverete con lo stesso debito, ma allora sarà troppo tardi.

Che dovete fare dunque per avere tutti i vostri peccati rimessi e scampare così alle fiamme dell’inferno? Dovete nascere di nuovo ossia sperimentare la nuova nascita di cui ha parlato Gesù quando disse: "Bisogna che nasciate di nuovo" (Giov. 3:7) ed ancora: "In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Giov. 3:5). Questa nuova nascita si sperimenta quando ci si riconosce dei peccatori davanti a Dio e ci si pente dei propri peccati con un cuore rotto e uno spirito contrito e si crede nel nome del Figliuolo di Dio, Gesù Cristo. Nel momento in cui si fa questo ci si sente nascere di nuovo perché i propri peccati vengono all’istante cancellati dalla propria coscienza dal sangue di Gesù Cristo e ci si sente delle nuove creature. In altre parole si viene rigenerati spiritualmente, rinnovati, tanto che si può dire assieme a Paolo: "Non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal. 2:20).

Allora e solo allora si può dire di essere IN CRISTO, ossia dei Cristiani, perché secondo la Scrittura: "Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove" (2 Cor. 5:17). Ed in Cristo non c’è più condanna perché Paolo ha detto ai Romani: "Non v’é dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Rom. 8:1). Quindi se per coloro che sono in Cristo non v’é nessuna condanna non vi pare che sia contraddittorio pensare che dopo morti prima di entrare nel regno di Dio essi avranno bisogno di andarsene in un purgatorio a soddisfare i debiti che gli rimangono verso la giustizia di Dio? Non vi pare che questo sarebbe un controsenso dato che nel purgatorio, secondo il catechismo romano, si va per essere condannati, quantunque per un tempo e non per sempre, a delle pene atroci per espiare i debiti contratti verso Dio? Ma a proposito di questi cosiddetti debiti che la curia romana afferma che si devono espiare in purgatorio noi diciamo: ‘Ma se, secondo la Scrittura, Dio cancella all’uomo che va a lui a confessargli i suoi peccati sia i peccati che la pena eterna che egli merita non è diabolico affermare che egli deve andare dopo morto ad espiarli in un luogo di sofferenza?’ Certo che lo è. Ma non per i preti che accecati dal diavolo prendono piacere ad insegnare cose contrarie alla sana dottrina. Affermare che una persona giustificata da Dio quando muore deve passare dal purgatorio per scontare i debiti contratti verso la giustizia di Dio è lo stesso che dire che un condannato alla pena dell’ergastolo se viene graziato e gli viene cancellata la sua pena, deve continuare a rimanere lo stesso in prigione per alcuni anni a soffrire per espiare le sue colpe dopodiché potrà uscire dal carcere! No, non è come dicono i vostri preti, perché la sacra Scrittura insegna che al peccatore quando gli vengono rimessi tutti i suoi peccati gli viene annullata la pena eterna e non gli resta da pagare alcuna colpa né in questo mondo e neppure in quello a venire perché Cristo ha pagato tutto il prezzo del riscatto dell’anima sua.

Per coloro che sono stati giustificati per il sangue di Cristo non rimangono più debiti da pagare perché Cristo sulla croce ha espiato tutti i loro debiti e noi siamo per la grazia di Dio tra di essi. Sappiamo bene che il concilio di Trento ha lanciato la seguente maledizione contro coloro che affermano questo (contro di noi dunque): ‘Se qualcuno afferma che, dopo avere ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l’ingresso al regno dei cieli: sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 30). Ma questo è l’ennesimo anatema del concilio tridentino che ricade sulla testa di tutti coloro che lo sottoscrivono e lo proclamano. Noi sappiamo in chi abbiamo creduto e siamo persuasi che colui che ci ha lavato dai nostri peccati e ci ha fatto la promessa della vita eterna non può avere mentito. Continueremo a gloriarci nel Signore a motivo del totale purgamento dei nostri vecchi peccati operato dal sangue di Cristo, ed a motivo della vita eterna che egli ci ha donato nella sua grazia; lancino pure i loro anatemi i concilii, noi crediamo nella Parola di Dio che attesta che quando i giusti (ossia i giustificati per la grazia di Dio) muoiono vanno subito in paradiso con il Signore Gesù, perché hanno le loro vesti nettate appieno dal sangue dell’Agnello. A Cristo Gesù sia la gloria ora e in eterno. Amen.

La spiegazione delle parole di Paolo

Paolo disse ai Corinzi: "Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera d’ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco" (1 Cor. 3:10-15). Ora, come abbiamo visto secondo i preti questo "sarà salvo, però come attraverso il fuoco" significa che il giusto dopo avere penato nel purgatorio per un certo tempo, sarà salvato nel paradiso di Dio, perché il fuoco purificatore lo avrà purificato da ogni residuo di peccato. Ma queste parole di Paolo non si riferiscono affatto ad un fuoco purificatore esistente in qualche luogo del mondo invisibile dove le anime degli uomini vanno per essere purificati dai loro peccati per potere poi accedere al paradiso, ma al fuoco del giorno di Cristo il che é un’altra cosa. Diamo la spiegazione di queste parole di Paolo. L’apostolo aveva predicato il Cristo a Corinto e molti in seguito alla sua predicazione credettero nel Signore, dopodiché furono battezzati. Fu lui quindi a porre il fondamento (Cristo Gesù) di quella casa spirituale (la chiesa) di Corinto. Ma dopo di lui a Corinto erano giunti altri che avevano predicato ed insegnato, ossia che avevano edificato del materiale sul fondamento da lui posto. E lui a questo proposito dice a ciascuno di badare a come edifica sopra il fondamento perché innanzi tutto nessuno può togliere il fondamento che è Cristo Gesù per mettergliene un altro; e poi perché nel giorno di Cristo sarà ricompensata solo la fatica impiegata per edificare oro, argento e pietre di valore (dottrine vere) perché queste cose alla prova del fuoco rimarranno; mentre la fatica impiegata per edificare legno fieno, e paglia (dottrine strane) non sarà premiata perché questo materiale sarà bruciato all’impatto del fuoco, e colui che ha edificato questo materiale vano sarà salvato, però come attraverso il fuoco. In conclusione, nel giorno di Cristo il fuoco farà la prova di quello che un credente ha edificato, e tutto ciò che di buono e di giusto egli ha detto e fatto sussisterà ed otterrà la sua ricompensa, mentre ciò che é senza valore e che lui ha edificato sarà bruciato dal fuoco e per esso non otterrà nessuna ricompensa. Lui passerà come attraverso il fuoco, ma sarà salvato.

Il suffragio

Ovviamente, la Scrittura, negando il purgatorio, nega pure ogni suffragio in favore di coloro che i preti dicono essere là ad espiare i loro debiti, quindi il suffragio va rigettato essendo un’impostura legata ad un altra impostura (vale a dire il purgatorio). Ma ammettiamo pure per un momento che il purgatorio papista esista; non hanno mai letto i preti che "ciascuno porterà il suo proprio carico" (Gal 6:5) e che nessuno "può in alcun modo redimere il fratello, né dare a Dio il prezzo del riscatto d’esso" (Sal. 49:7)? Come possono quindi essi insegnare che i vivi possono in qualche maniera offrire a Dio un sacrificio espiatorio per i morti che sono nel purgatorio? e quale sarebbe poi questo sacrificio? La messa. Ma se già per i vivi la messa non costituisce per nulla un sacrificio propiziatorio come potrà esserlo per i morti? L’unico sacrificio propiziatorio che ha valore è quello compiuto da Gesù Cristo quando offrì se stesso sulla croce per i nostri peccati; ed esso è stato compiuto una volta per sempre e quindi è irripetibile. Ed oltre a ciò esso può giovare solo ai vivi, nel senso che ne possono beneficiare solo i viventi, per coloro infatti che lo accettano c’è la remissione dei peccati assicurata per l’eternità. Ma quanto a coloro che sono morti nei loro peccati questo sacrificio non può più in alcun modo servire essendo scaduto per loro il tempo in cui potevano credere in esso ed essere così perdonati. Essi morranno nei loro peccati e con i loro peccati e per essi dovranno soffrire per l’eternità. Nessun cosiddetto sacrificio espiatorio (che sia la messa, o un elemosina, o altro) offerto a pro di essi da coloro che sono rimasti sulla terra potrà giammai servirgli perché Dio non ne terrà in nessun conto. Che dire allora delle parole prese dai preti dal libro dei Maccabei in favore del suffragio papista? Diciamo le seguenti cose. Innanzi tutto va detto che i libri dei Maccabei non sono Scrittura ispirata da Dio quantunque figurino nel canone delle Bibbie cattoliche e perciò è errato prendere quei passi a sostegno del suffragio per i morti. Poi va detto che per quel che concerne il sacrificio fatto offrire da Giuda Maccabeo, nella legge di Mosè non vi erano dei sacrifici da offrire per i peccati dei morti, quindi quand’anche Giuda abbia fatto quel gesto egli non si è attenuto alla legge dei suoi padri. Il che rende nullo il suo gesto perché non prescritto dalla legge di Mosè data da Dio al suo popolo. E quindi i preti prendono a sostegno del loro suffragio niente di meno che un gesto senza valore di un Giudeo. Termino dicendo che questo suffragio riesce a fare solo una cosa, ad arricchire i preti e tutta la curia romana perché le messe da offrire per i defunti voi le dovete pagare (o meglio, dovete fare delle offerte per esse).

 

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