Quello che crediamo e insegniamo

Israele

 

Gli Ebrei (o Israeliti) sono discendenti di Abrahamo, e sono il popolo che Dio ha preconosciuto e a cui Dio rivelò i suoi oracoli e con cui Egli stabilì un patto dopo che li trasse fuori dal paese d’Egitto. Essi però si sono attirati molte volte l’ira di Dio a motivo della loro caparbietà di cuore. Nella Bibbia questo si può vedere molto bene. Nel deserto mentre erano in cammino verso la terra di Canaan, e dopo che entrarono nella terra promessa (durante il periodo dei Giudici), essi trasgredirono i comandamenti di Dio e Dio li punì per le loro trasgressioni. Anche dopo che il Regno d’Israele fu diviso in Regno di Giuda e in Regno di Israele, il popolo si ribellò molte volte a Dio dandosi all’idolatria e a tanti altri peccati. Dio mandò loro i suoi profeti per scongiurarli ad abbandonare le loro opere malvage e a tornare alla sua Parola, ma essi non vollero dargli ascolto, per cui Dio li punì mandando contro di loro degli eserciti stranieri che uccisero molti, e portarono in cattività molti (in Assiria e a Babilonia). Ma Dio nella sua misericordia e nella sua fedeltà non abbandonò gli Israeliti perché li fece tornare nella terra promessa. Quando poi nella pienezza dei tempi Dio mandò in Israele Gesù, il Messia, al fine di salvare il suo popolo dai loro peccati, i Giudei (o meglio la maggior parte dei Giudei) non lo riconobbero come il Messia promesso da Dio tramite gli antichi profeti, e lo uccisero tramite i Romani, che a quel tempo dominavano la loro nazione. Il popolo d’Israele e i Gentili fecero tutte le cose che la mano di Dio e il Suo consiglio avevano innanzi determinato che avvenissero. Solo un piccolo numero di Ebrei accettarono Gesù di Nazareth come il Messia di cui avevano parlato Mosè nella legge ed i profeti. Ancora oggi la maggior parte degli Ebrei che vivono in Israele (ed anche fuori da Israele) non credono che Gesù di Nazareth sia il Messia; solo un piccolo numero di Ebrei crede che Gesù è il Messia, essi sono il residuo secondo l’elezione della grazia che Dio ha preordinato a vita eterna; gli altri Ebrei sono stati indurati da Dio affinché urtino nella pietra d’intoppo. Questo induramento parziale però un giorno avrà termine, perché l’apostolo Paolo afferma che in Israele si è prodotto un induramento parziale finché sia entrata la pienezza dei Gentili, e così tutto Israele sarà salvato. Dio dunque, nonostante abbia indurato molti Ebrei, non ha rigettato il popolo che ha preconosciuto. Essi, per quanto concerne il Vangelo, sono nemici per via di noi; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati per via dei loro padri, perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento.

Guardiamoci dunque dal dire: ‘Dio ha rigettato Israele’. E non insuperbiamoci nei confronti degli Ebrei disubbidienti. Ricordiamoci le seguenti cose: primo, noi Gentili di nascita un tempo eravamo esclusi dalla cittadinanza di Israele ed estranei ai patti della promessa; secondo, noi siamo stati innestati contro natura nell’ulivo domestico mediante la fede in Cristo per la misericordia di Dio, che ha voluto salvarci; terzo, la radice di questo ulivo è ebraica. Certo, da questo ulivo domestico sono stati troncati dei rami a motivo della loro incredulità, e noi siamo stati innestati in esso mediante la nostra fede, ma badiamo a noi stessi perché se noi non perseveriamo nella benignità di Dio anche noi saremo recisi.

Rigettiamo l’Anglo-Israelismo.

 

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