Un aiuto convenevole

 

All’età di circa ventitrè anni decisi di cercare la compagna della mia vita. Ero consapevole che mi abbisognava una compagna credente e fedele al Signore che mi aiutasse nell’espletamento del lavoro spirituale. Perciò, non presi mai in considerazione l’ipotesi di coniugarmi con una "non credente". Ero scottato per tante esperienze giovanili, che avevo vissute, per cui volli affidarmi a Dio anche per questa scelta. Avevo imparato dalla Bibbia che potevo "sposare chiunque purchè nel Signore". Ma nella mia scelta da fare tra le ragazze credenti chiesi guida e consiglio al Signore. Evitai di invaghirmi e di lasciarmi condurre "dagli occhi miei". Non corteggiai mai nessuna giovane. Ogni incontro con le giovani sorelle, che avveniva sempre in occasione del culto, era improntato a serietà e sobrietà. Pregai tanto il Signore che mi facesse comprendere chi, delle tante Sue figliuole, Lui avesse preparata per essere "un aiuto convenevole per me". Dopo qualche tempo che rivolgevo al Signore questa precisa richiesta, notai che una giovane sorella, mia coetanea, cominciava a trovare posto nei miei pensieri e nei miei affetti. Tuttavia, continuai a pregare il Signore che mi desse ulteriore conferma. Con il passare dei giorni, cominciai a sentirmi accertato in quel proposito. Ma un giorno, mio malgrado, il mio proposito subì un duro colpo. Trovandomi presso una famiglia, sentii che malignavano la ragazza che aveva cominciato a trovare posto nei miei pensieri e nei miei affetti, dicendo male anche della sua famiglia. Fui tanto amareggiato a sentire parlare in quel modo e, pur non credendo a quello che avevo sentito dire, rimasi sconvolto, dubbioso e pensoso. Rimasi in questo stato di incertezza e di amarezza rimuginando quello che avevo sentito dire. Finchè un giorno ne feci oggetto di preghiera e di confidanza nel Signore. Pregai intensamente: "Signore, Tu che conosci il mio stato d’animo, parlami! Dimmi se questa giovane che è già entrata nella mia mente e nel mio cuore, è la compagna che Tu mi hai preparata o meno! Pregai, pregai e continuai a pregare. Ad un tratto intesi in me di aprire la Bibbia e leggere. Perciò, con gli occhi ancora chiusi, aprii la Bibbia e misi il dito nella pagina che avevo aperta. Quando aprii gli occhi mi trovai davanti al primo capitolo di San Matteo; alzai il dito che avevo posato su quella pagina, mentre pregavo, e lessi le parole contenute nel verso venti: "Non temere di prenderti in moglie Maria". E siccome il nome della giovane sorella era Maria, compresi che Dio l’aveva preparata per essere la compagna della mia vita. Così mi sentii rassicurato da parte del Signore e il dubbio e l’incertezza che mi avevano sconvolto, furono spazzate via. Cominciai a guardare quella giovane come un dono preparatomi da Dio. Ma di tutti questi miei sentimenti non feci partecipe nessuno: né lei, né la sua famiglia, né la mia famiglia, né la comunità! Continuavo ad essere sempre più certo che Dio mi aveva indicato e preparato la compagna. Continuai questo proposito in me, fino a quando un giorno pensai che era giunto il momento di farmi fidanzato.

Prima di chiederla ufficialmente per fidanzata, pregai ulteriormente il Signore. Mi trovavo in campagna, tempo di trebbiatura delle fave. Avevo pernottato all’aperto, nell’aia, da alcuni giorni. Stavo spagliando mentre soffiava il venticello di Levante. Lavoravo e pregavo: "Signore, fammi comprendere se è già il tempo di fidanzarmi con questa tua figliuola". Nel frattempo il sole si faceva più caldo e il venticello di Levante cessava di soffiare.

Subito mi inginocchiai in mezzo all’aia con la Bibbia tra le mani e pregai: "Signore, parlami tramite la Tua parola! Dimmi se è il momento o meno di fidanzarmi". Alla fine della preghiera aprii la Bibbia, pensando che Dio mi avrebbe parlato tramite qualche passo della Bibbia, come aveva fatto precedentemente. Lessi il passo che mi venne davanti, ma non c’era nessuna indicazione in merito a quello che avevo chiesto. Pregai di nuovo e apersi di nuovo la Bibbia, ma nemmeno la seconda volta c’era alcuna indicazione relativa alla domanda del mio cuore. Mi ritrovai afflitto e deluso. Non avevo ancora imparato che è Dio che stabilisce "come parlarci, quando parlarci e tramite chi parlarci". Intanto cominciava di nuovo a soffiare il vento. Perciò presi il tridente e cominciai a spagliare. Mentre ero intento a lavorare, alzai la testa e vidi da lontano un uomo che veniva verso di me. Continuai a lavorare, allorchè quell’uomo arrivato fin dove ero io, mi gridò: "Castrenze, che fai?" Smisi di lavorare e gli risposi: "Sto lavorando, non lo vedi?" Ci eravamo appena salutati quando quell’uomo inconvertito mi disse: "Perché non ti fai fidanzato? Nella comunità evangelica ho tre cugine, che sono una più bella dell’altra. Fra tutte la mezzana sarebbe proprio indicata per te! Che aspetti ancora?" Al che risposi: "Effettivamente è come dici tu. Sono tutte e tre brave ragazze. Io non posso dire male, né delle tue cugine, né delle altre giovani della comunità!" Subito quell’uomo mi salutò e se ne andò ad attingere l’acqua alla fontana. Rimasi solo e ripresi a lavorare, mentre rimuginavo quello che quell’uomo mi aveva detto! E siccome la giovane sorella, che Dio mi aveva indicata, precedentemente era appunto la mezzana delle tre cugine di quell’uomo, mi convinsi che Dio mi aveva parlato tramite quell’inconvertito, dandomi ulteriore indicazione e conferma. Perciò, presto mi feci fidanzato con quella giovane sorella che corrispose al mio sentimento e che sposai il 10 settembre del 1961. Consapevole di prendere per compagna della mia vita la donna che Dio mi aveva preparata.

 

Testimonianza tratta da: Castrenze Cascio, Camminare e Spigolare, Corleone 2000, pag. 69-71

 

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