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"Io amo l’Eterno perch’egli ha udito la mia voce e le mie supplicazioni" Salmo 116:1 |
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Quando ero molto piccola, così giovane che non ricordo niente prima, un forte temporale passò sopra la nostra abitazione. Terrorizzata corsi da mia madre, la quale unì le mie mani e guardando in alto ripeté molte volte questa unica parola ‘Gesù’. |
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Da quel giorno sono passati più di cinquant’anni, ma l’impressione lasciata sulla mia mente da bambino di un Essere invisibile ma capace di ascoltare ed aiutare non si è mai cancellata. |
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I ricordi più preziosi della mia prima infanzia sono associati a delle storie raccontateci da nostra madre, molte delle quali illustravano la potenza della preghiera. |
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Una storia che mi fece una particolare e profonda impressione concerneva nostro nonno, che quando era un ragazzetto andò a visitare dei cugini nel sud dell’Inghilterra la cui casa era situata vicino ad una fitta foresta. Un giorno i bambini, attirati dai bei fiori di campo, si persero irrimediabilmente nei boschi. Dopo avere tentato inutilmente di trovare la via d’uscita, il più vecchio di loro che era una ragazzetta chiamò attorno a sè i piccoli bambini che erano terrorizzati e piangenti e disse loro: ‘Quando nostra mamma morì ci disse di rivolgerci sempre a Gesù se noi ci fossimo trovati in una distretta. Inginocchiamoci e domandiamogli di riportarci a casa’. |
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Essi si inginocchiarono e mentre ella pregava uno dei piccoli bambini aprì i suoi occhi e si ritrovò un uccello così vicino alla sua mano che egli la stese per afferrarlo. L’uccello saltò via ma si mantenne così vicino al bambino come se volesse prenderlo in giro. Presto tutti i bambini si unirono nella caccia all’uccello che volò e saltellò davanti a loro o appena sopra e qualche volta sul terreno quasi a portata di mano. Poi improvvisamente l’uccello volò via in aria e sparì. I bambini guardarono in alto per ritrovarsi sull’orlo dei boschi e in vista della casa. |
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Essendo stata influenzata in questa maniera quando avevo un’età impressionabile, non sorprende che persino quando ero una piccola bambina mi rivolgevo a Gesù quando mi trovavo in una distretta. |
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Attraverso le nebbie della memoria un fatto viene fuori chiaramente, fatto che accadde quando avevo sei o sette anni. Un giorno mentre giocavo in giardino mi venne quello che noi allora chiamavamo il mal di denti ‘saltatore’. Corsi da mia madre per trovare conforto, ma quello che ella poté fare non alleviò il mio dolore. |
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Il nervo doveva essersi scoperto, perché il dolore era acuto. Improvvisamente pensai: ‘Gesù può aiutarmi’, e proprio come mi trovavo, con il mio viso poggiato sul seno di mia madre, dissi in cuore mio: ‘Signore Gesù, se tu mi toglierai questo mal di denti proprio ora, ora, io sarò la tua ragazzetta per tre anni’. |
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Prima che la preghiera fosse ben pronunciata il dolore era completamente andato via. Io credetti che Gesù lo aveva tolto; e il risultato fu che per anni, quando ero tentata a fare la mascalzona, io avevo paura di fare ciò che io sapevo essere sbagliato per paura che – se io infrangevo la mia parte di quello che sapevo essere un contratto - il mal di denti ritornasse. Quel piccolo fatto ebbe una reale influenza sulla mia infanzia, mi diede un costante senso della realtà di una presenza divina, e così mi aiutò a prepararmi per la pubblica confessione di Cristo come mio Salvatore che feci pochi anni dopo, all’età di undici anni. |
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Circa un anno dopo avere confessato Cristo mi accadde un fatto che fortificò grandemente la mia fede, e mi indusse a guardare in una nuova maniera a Dio come Padre. |
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Quando arrivò la domenica di Pasqua faceva così caldo che potevano essere indossati solo abiti primaverili. Io e mia sorella decidemmo a colazione di non andare in chiesa, dato che avevamo solo i nostri abiti invernali. Quando andai nella mia stanza aprii la mia Bibbia per studiarla ed essa si aprì al capitolo sei di Matteo e i miei occhi si posarono su queste parole: "E intorno al vestire perché siete con ansietà solleciti? …. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte". |
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Fu come se Dio avesse detto quelle parole direttamente a me. Decisi di andare in chiesa, anche se dovevo umiliare me stessa andandoci con i miei abiti invernali. Il Signore mantenne la sua promessa; posso ancora sentire il potere che i messaggi sulla resurrezione esercitarono sul mio cuore quel giorno di così tanto tempo fa. E inoltre, il giorno successivo arrivò una scatola da parte di una zia che abitava lontano, che conteneva non solo dei nuovi vestiti ma molto altro che poteva essere ben incluso in ‘tutte queste cose’. |
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Attorno a quel periodo, durante il quale i miei genitori stavano affrontando una grave crisi finanziaria, noi come famiglia ricevemmo una indimenticabile prova della cura amorevole di Dio. Isaia 65:24: "E avverrà che, prima che m’invochino, io risponderò; parleranno ancora, che già li avrò esauditi" si adempì letteralmente. |
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Bisogna dire che in quel tempo noi dipendevamo da una entrata trimestrale che arrivava tramite l’avvocato di nostra mamma in Inghilterra. Delle insolite circostanze avevano prosciugato così tanto le nostre risorse che noi ci trovammo nel mezzo del trimestre con abbastanza denaro per soddisfare i bisogni di una sola settimana. La mia cara mamma ci assicurò che il Signore avrebbe provveduto, che Lui non avrebbe abbandonato coloro che riponevano la loro fiducia in Lui. Quello stesso giorno arrivò una lettera da parte dell’avvocato in Inghilterra che includeva un assegno per una somma più che sufficiente per supplire ai nostri bisogni fino a che fosse arrivata la regolare rimessa. Quell’inaspettato e tempestivo assegno risultò essere un bonus che ricevemmo solo quella volta. |
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Rosalind Goforth (1864-1942), moglie del missionario Jonathan Goforth. Missionaria in Cina |
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Testimonianza tratta da: Rosalind Goforth, How I know God answers prayer [Come So Che Dio Risponde Alla Preghiera], Philadelphia, The Sunday School Times Company, 1921, pag. 6-10 |