Il povero Irlandese

 

Un povero coltivatore irlandese, che era un cattolico romano e non aveva ancora conosciuto "la via della salvezza", ebbe occasione di sentir leggere un trattato religioso che parlava della necessità della conversione e dell’unico mezzo per ottenere la salvezza, che è credere la verità di Dio, come essa è nella Bibbia, e di sottomettersi ad essa con il proprio cuore.

Quella lettura risvegliò la sua coscienza assopita, e da quel giorno, essendo diventato vivamente desideroso di salvare la sua anima, pensò soltanto a procurarsi quella Bibbia, quel Libro di Dio dove in base a quello che era scritto in quel trattato si trova la Parola che mostra la via del cielo e che ci fa camminare in essa. Era stato particolarmente colpito dal seguente passaggio citato dal trattato: "O voi tutti che siete assetati, venite alle acque, e voi che non avete danaro venite, comprate, mangiate! Venite, comprate senza danaro, senza pagare, vino e latte!" (Isaia LV,1) Questo invito di Dio gli tornava del continuo in mente, e non vedeva l’ora di leggere quella Bibbia da dove tali parole erano tratte.

Ma non c’erano Bibbie presso i suoi amici, e il suo prete, che non gli aveva mai parlato della Bibbia, non ne vendeva e non ne distribuiva. Che cosa fare dunque? Venne a sapere, chiedendo qua e là quel libro, che un certo ministro protestante distribuiva gratuitamente Bibbie ai poveri, e sebbene gli ripugnasse un po’ recarsi da quell’eretico, e soprattutto ricevere la Bibbia dalle sue mani, andò a fargli la sua richiesta, e ritornò a casa con il volume che aveva tanto desiderato e che da quel momento egli si mise a leggere del continuo.

Che cosa accadde? Accadde che alcuni mesi dopo, lo stesso ministro che aveva donato la Bibbia, vide arrivare a casa sua il coltivatore che venne a raccontargli il cambiamento che si era prodotto nella sua anima e a pregarlo di ammetterlo nella Chiesa protestante e tra i suoi parrocchiani.

Il ministro gli chiese ciò che intendesse fare diventando protestante "È unirmi, rispose, a quelli che servono Dio col loro cuore e che conoscono la grazia che è nel Signore Gesù;" e tramite i suoi discorsi egli mostrò che effettivamente era stato ammaestrato nel suo cuore dalla Parola di Dio, e che, pur considerandosi lui stesso un miserabile peccatore, si confidava tuttavia con tutta la sua anima, nella misericordia di Dio in Gesù e nel perfetto riscatto che il Salvatore ha pagato per il suo popolo mediante il suo sacrificio e la sua risurrezione. "È per questo, disse egli, che desidero unirmi a quelli che leggono e che credono la Bibbia; e quello che è sorprendente, soggiunse, è che è proprio il mio prete che mi ci ha spinto".

"Infatti, continuò egli, avevo ben compreso, e molto chiaramente, dalla Bibbia, che la maggior parte delle cose che il prete ci insegnava erano soltanto invenzioni umane. Non avevo trovato nella Sacra Scrittura, da un capo all’altro, che questa verità, cioè che "la salvezza è un dono gratuito di Dio in Gesù Cristo," e che l’uomo non può meritarla con le sue opere; anzi chi cerca di guadagnarla con preghiere, elemosine o penitenze, si allontana da essa e se ne priva. Ma ero ancora trattenuto da un certo spavento nella religione dov’ero nato, e avevo bisogno che qualcosa di forte e di decisivo mi aiutasse a uscirne".

"Ero in questa disposizione di spirito, quando mi presentai, qualche settimana fa, davanti al mio prete, per confessarmi e per ricevere l’assoluzione. Quand’ebbi finito di raccontargli tutte le mie colpe, nel momento in cui il prete, dopo avermi esortato a pregare la Vergine e a fare diverse pratiche, si preparava a darmi l’assoluzione, io lo fermai dicendogli: ‘Padre mio, devo dirle che per il momento ho un solo scellino. Non posso dunque darle i due scellini e mezzo che si pagano di solito per un’assoluzione’. Il prete mi chiese con severità come osassi presentarmi davanti a lui senza portare tutto ciò che gli era dovuto. Gli risposi che avendo a carico mia moglie e sei figli, e guadagnando al giorno soltanto dieci soldi, avevo potuto tenere da parte per lui solo quell’unico scellino, di cui lo pregavo di accontentarsi. – Non posso, mi disse censurandomi. Queste sono vane scuse, e se io le accettassi, che cosa diventerebbe la mia paga alla fine? – Lei mi rifiuta dunque l’assoluzione? Chiesi con fermezza. – Sì, rispose, a meno che non mi paga tutto ciò che mi spetta. – Ebbene! gli dissi, ricordandomi il primo passaggio della Bibbia che avevo conosciuto, visto che la salvezza che lei amministra si può ottenere soltanto col denaro, bisogna che vada da quella che si acquista senza denaro e senza pagare".

Testimonianza tratta da: Les grains de sénevé (I granelli di senapa) – Tome IV – César Malan – Paris, 1844

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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