Alla ricerca della vera vita

 

Sono nato nel 1947 in Germania, a Baden-baden, poi ho passato una parte della mia infanzia in Africa, soprattutto in Camerun. Sono stato allevato nel cattolicesimo tradizionale: messa tutte le domeniche, catechismo, sacramenti, etc.

Più tardi, quando la mia famiglia venne a vivere in Francia, mi disinteressai della religione perché un mio amico, la cui famiglia era atea, si beffava di me. Smisi dunque di frequentare la chiesa; ad ogni modo, non capivo gran che quando il prete predicava.

Imparai il mestiere di falegname che ho esercitato in seguito. Poi andai a fare il servizio militare e nel 1968 frequentai degli amici che leggevano letteratura filosofica. Non avevo mai riflettuto al senso della mia vita!

Era dunque la prima volta che mi ponevo delle domande: Perché esistiamo? Da dove veniamo? Perché esiste l’universo? Perché l’uomo è malvagio? Perché si soffre? Dove si va dopo la morte?

Allora mi misi a leggere dei libri "esistenzialisti" che spingono a porsi delle domande (il che è bene) ma per contro non offrono alcuna risposta, il che conduce ad un’angoscia esistenziale. Il lato positivo di tutto questo è che quella ricerca mi stimolò a cercare delle soluzioni.

Ero stato segnato dalla cultura africana. Infatti, vivere in un altro paese ci segna per la vita, soprattutto quando quella cultura è veramente differente, con un'altra mentalità e un altro modo di concepire l’esistenza. Inoltre, mi sentivo piuttosto a disagio in Francia poiché facevo fatica ad accettare il materialismo che vi regnava. Volli quindi conoscere le altre culture e le altre religioni. Con altri due amici che avevo conosciuto mentre facevo il servizio militare decidemmo di scoprire il Marocco.

Arrivammo laggiù con una piccola somma di denaro che presto si esaurì. Vivevamo in riva al mare e avevamo un amico che si chiamava Ali Baba. Ci prestò una piccola capanna di legno sulla spiaggia. Mangiammo ogni giorno cozze e ricci di mare per diversi mesi. Inutile dirvi che ne ebbi più che abbastanza. Fortunatamente avevamo degli amici che c’invitavano talvolta a mangiare cuscus o tagine! Quest’ultimi ci parlarono anche dell’Islam. La religione cominciava ad interessarci, ma dopo 3 mesi capimmo che non potevamo continuare a vivere così, ma che bisognava guadagnare del denaro. Era dunque tempo di ritornare in Francia… Ripartimmo quindi da Parigi, e trovammo lavoro in tipografia, nel settore calzaturiero, e altri piccoli lavori.

In seguito ritornai in Marocco con un altro amico, poi al mio ritorno a Parigi, ebbi voglia di visitare l’Asia. Fu necessario attraversare l’Italia, la Grecia, la Turchia, l’Iran (quel viaggio ebbe luogo all’epoca dello "Scià"), e in seguito l’Afghanistan. Era ancora l’epoca delle carovane di cammelli. Poi il Pakistan, dove le persone presso le quali alloggiavo mi proposero di convertirmi all’Islam. Ma siccome avevo bisogno d’amore e di libertà, li lasciai poiché questa religione non propone né l’una e né l’altra cosa. Poi visitai l’India e il Nepal da dove fui cacciato via dalla polizia dell’immigrazione perché il mio visto era scaduto. Rimasi dunque un anno in India, in diversi posti, poi ritornai in Europa in autostop.

Là ero "sfasato", e feci molta fatica a riadattarmi alla vita europea. Andai a visitare i miei genitori in Turenna, ma il contatto fu quasi impossibile con loro, li avevo fatti soffrire.

Allora mi venne l’idea di un nuovo viaggio, e partii per Amsterdam. Vi incontrai un amico che avevo conosciuto in India, e andammo in Danimarca per tutto l’inverno. Ma preferendo il caldo, ritornai in India per un altro anno, passando per la Tunisia, il Libano e il Pakistan. Vi imparai una lingua per arrangiarmi. Passevamo l’inverno in pianura, e l’estate in montagna (Himalaia). Avendo notato la bellezza della natura, capii che non era il frutto del caso, e che doveva esserci qualcuno o qualcosa là dietro. Inoltre sfiorai la morte parecchie volte durante i miei lunghi viaggi, il che mi spinse a riflettere sull’aldilà, ma non avendo risposta ero ancora più angosciato.

Un giorno ritornai in una casa dove vidi un libretto: un "Nuovo Testamento", era strappato, e mancava tutto l’evangelo di Matteo. Lo chiesi in prestito al suo proprietario, e cominciai a leggerlo. Fu il mio primo contatto con la Bibbia.

Dopo andai in Rajasthan, in una "città santa", dove ero l’unico straniero. Facevo delle abluzioni ogni giorno in un lago "sacro". I miei amici volevano convertirmi all’induismo, allora mi portarono nei templi dei loro dèi. Al momento di una cerimonia bisognava chinarsi davanti alla statua congiungendo le mani. Quando arrivò il mio turno non potei farlo, e dissi loro che quella statua non poteva essere un dio. Avevo almeno capito questo. Essi non mi serbarono rancore e mi rispettarono. La società indiana è divisa in "caste" e il mio migliore amico faceva parte della casta più elevata, i Bramini, in linea di principio, i più istruiti e gli unici che possono essere sacerdoti.

Poi lasciai quel posto e andai a vivere da solo in riva al Gange. Era l’epoca in cui i Beatles si erano fatti iniziare alla "Meditazione Trascendentale" e il loro Guru abitava in un monastero (ashram) dove io volevo rimanere, ma siccome bisognava pagare andai via. Costeggiando il fiume notai delle grotte in cui vivevano degli eremiti. Ne trovai una vuota e mi ci sistemai. Ero vegetariano già da molto tempo, e mi misi a dieta "frugivora", vale a dire che mangiavo soltanto frutta e bevevo l’acqua del fiume. Il mio unico vestito era un piccolo pezzo di stoffa e la vita era molto semplice. Facevo i miei esercizi di yoga come i miei vicini. Poi ebbi la "dissenteria".

Decisi di risalire in montagna, spossato e scheletrico. Non conoscevo più nessuno, e non sapevo più che cosa fare, ero sfinito. In quel periodo passò una religiosa buddista originaria del Canada e mi propose di andare al monastero tibetano dove lei abitava, più in alto sulla montagna. Vissi con i monaci per un certo tempo, partecipando alle cerimonie (poudja) e agli insegnamenti del lama. La monaca che mi aveva portato là possedeva un Nuovo Testamento che chiesi in prestito, lessi l’Apocalisse.

Poi incontrai un "guru" che insegnava una tecnica di meditazione che era, almeno così voleva far credere, una scorciatoia per raggiungere il "Nirvana", poiché nel buddismo si trova il ciclo perpetuo delle reincarnazioni. Mi iniziò ad un metodo chiamato "Vipasana", e volli diventare monaco in un monastero al villaggio dove Gautama ebbe la sua illuminazione, cioè dove egli diventò "Budda". Mi feci radere il capo e seguii una rigorosa dieta. C’erano delle restrizioni molto severe: non potevamo ascoltare musica, dovevamo rispettare certi giorni di silenzio, dormire su una tavola… Meditavamo diverse volte al giorno, senza muoverci durante delle sedute che duravano un’ora.

Un giorno, arrivarono al monastero due giovani, erano Francesi, e siccome i corsi serali erano in inglese per gli stranieri, gli facevo da interprete. Uno di loro possedeva un grosso libro nero: La Bibbia, acquistata a Delhi (la capitale) a 1000 Km da lì.

Dopo avergliela chiesta in prestito, mi misi a leggerla ricevendo gli insegnamenti del guru e spiegandoli ai due ragazzi. Fu lì che lessi questo versetto: "Chi cerca trova", il che mi incoraggiò a proseguire la mia ricerca.

Nella mia testa cominciò ad esserci uno scontro poiché cercavo di paragonare Gesù a Budda. In conclusione ero sempre più impressionato dalla persona di Gesù Cristo. Innanzitutto dai miracoli, poi dalla sapienza, dall’amore e dalla libertà d’espressione ch’egli aveva di fronte ai religiosi (per esempio, quando disse: "Siete una razza di vipere")… Continuavo a spiegargli le lezioni del professore, e gli ripetevo le parole di Gesù, fino al giorno in cui chi mi aveva prestato la Bibbia mi chiese di restituirgliela perché la voleva leggere. Quanto a me, ero allo stesso punto di prima con le mie domande senza risposte, e sentivo che dovevo partire, e allora sono ritornato in montagna.

Incontrai un Ebreo di New York, e condividemmo l’alloggio. Egli aveva una Bibbia. Dopo un certo tempo, feci un bilancio della mia situazione: non avevo alcuna soluzione ai miei problemi, quindi non era il caso di rimanere lì più a lungo.

Ritornai al paese, e vissi in comunità in una vecchia fattoria, a "Bidon" nella Nièvre. Eravamo in quattro, e avevamo delle capre, delle galline, degli alveari, e un giardino… C’era un libro sul camino: La Bibbia! Decisi quindi di leggerla per intero! Era una versione cattolica con i libri "apocrifi" e dei commenti, la lessi in un anno. Il ragazzo che si era portato quella Bibbia era ebreo, e noi eravamo tutti occupati in una ricerca spirituale, ma c’erano ugualmente altri libri.

Un giorno d’inverno in cui ero solo, leggevo l’Evangelo di Giovanni al capitolo 14, quando Tommaso disse a Gesù: "Signore mostraci la via". In realtà, non era più Tommaso, ma io che ponevo la domanda a Gesù. La risposta di Gesù mi sorprese, poiché avevo tutto immaginato tranne questo: "Io Sono la Via, la Verità e la Vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me".

Nessuno aveva potuto influenzarmi, ero solo! Capii tutto d’un colpo ch’era Lui, che non c’era altra via. Abbandonai tutti gli altri. Prima di questo, credevo che tutte le vie portavano allo stesso dio, e l’istante dopo, credevo che c’era una sola via: GESÙ CRISTO. Non ero arrivato alla meta, ma avevo un’indicazione. Un po’ come se ci fossimo perduti su una strada, e tutto d’un colpo troviamo un cartello indicatore che ci indica il luogo dove andiamo… Presi i libri sul camino, e li bruciai.

Non condivisi quella scoperta con i miei amici, poi andammo in Svizzera in una comunità buddista, e durante il viaggio di ritorno, a Neuchâtel, essendo esausto, pregai Dio, dicendogli pressappoco questo:

"Non ne posso più, se Tu esisti veramente, bisogna che Tu faccia qualche cosa per me. Ho letto nel Libro che Tu avevi dei discepoli, ma se Tu ne hai ancora oggi permettimi d’incontrarne almeno uno che possa aiutarmi". Non ne parlai a nessuno, ma un giorno o due dopo, mentre facevamo l’autostop per ritornare a "Bidon", un uomo ci prese nella sua macchina, e ci disse: "Sono cristiano, credo in Gesù Cristo, Egli è il mio Salvatore", e ci annunciò l’Evangelo. Fui felice di vedere la risposta alla mia preghiera. Capii che Dio esiste, la prova è che Egli risponde alla preghiera. E capii che Lui non ce l’aveva con me, ma s’interessava a me, questo mi ridiede speranza per andare avanti. Condividemmo il suo picnic in riva ad un fiume.

Prima del ritorno nella nostra comunità, il cristiano ci donò un libro intitolato: "Se vuoi andare lontano", che parlava della vita eterna; era quello di cui avevamo bisogno.

Dopo avere letto una decina di pagine, dissi al mio amico che non era il caso di continuare a leggere, ma che era preferibile andare a visitare quello scrittore. Non avevamo una lira, poiché nella comunità mangiavamo quello che la terra produceva. Ralph Shallis abitava nel Gard molto vicino ad Alès, e impiegammo 5 giorni per andarci.

Trovammo la sua casa isolata nella campagna, e non c’era nessuno, allora abbiamo tirato fuori i sacchi a pelo per dormire nel garage. A un tratto, dei fari ci svegliarono, era sua moglie! Eravamo imbarazzati di fronte a quella donna che rincasava sola in inverno, di notte in quella casa isolata, e che trovava due uomini nel suo garage. Che strana sorpresa!

Dopo averci chiesto che cosa facevamo, ci ha proposto di rientrare, e ci ha servito del tè con dei biscotti… Poi arrivò suo marito, e ci chiese che cosa volevamo. Gli abbiamo spiegato che avevamo letto il suo libro e che cercavamo la vita eterna. Ha aperto la sua Bibbia e ci ha parlato del problema del peccato. Ci ha detto: "Fra voi e Dio c’è un muro, è tutto il male che avete fatto. Dio vi chiede di pentirvi!" Allora abbiamo cominciato a confessare i nostri peccati a Dio, questo è durato una settimana. Stavo molto male perché lui ci aveva parlato della condanna. Ero persuaso che con tutto il male che avevo fatto sarei stato gettato nel fuoco. Poi egli ci ha predicato la Buona Novella di Gesù Cristo crocifisso per i nostri peccati, e risuscitato, chi crede in Lui è perdonato, e riceve la vita eterna gratuitamente… Non riuscivo a crederlo. Sei giorni dopo, quell’uomo capì che io avevo un blocco a causa dell’occultismo. Infatti, avevo fatto radioestesia, yoga, meditazione, viaggi astrali e altre cose (droghe e alcool). Mi disse di confessarlo, e pregò affinché io fossi liberato da quei legami.

L’indomani nella campagna, con il mio amico, leggemmo un piccolo testo delle Scritture e dopo nella preghiera mi affidai al Signore. Mi impossessai per fede delle Sue promesse. In particolare di questa: "Chi crede in me ha vita eterna". Fu questo piccolo verbo "ha" che mi convinse veramente perché è al presente. Prima credevo che la vita eterna cominciava dopo la morte. È stato in quel momento che io nacqui di nuovo, era il dicembre del 1974.

Da quel momento, ho iniziato una nuova vita con il Signore nel mio cuore. Io so che Dio è mio Padre e che niente può separarmi da Lui. Passerò l’eternità con Lui, nella felicità perfetta, in compagnia di tutti quelli che avranno ugualmente messo la loro fiducia nel Signore Gesù il nostro unico Salvatore.

 

A Lui solo siano la Gloria, l’Onore e il Regno, in perpetuo!!!

 

Pierre Danis

 

Testimonianza tratta da: www.voxdei.org

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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