La chiave perduta e l’anima salvata

 

Évodie era l’ultima figlia di una famiglia numerosa. La maggior parte dei suoi fratelli e sorelle, che erano sposati e vivevano lontano dalla casa paterna, conoscevano il Signore Gesù come loro Salvatore; lei sola era fino ad allora rimasta insensibile agli appelli della grazia, eppure non le erano mancati fin dall’infanzia.

Mentre viveva con i genitori ed una sorella e un fratello, un’amica di famiglia veniva spesso a visitarli, e non mancava mai di parlare con lei della sua anima immortale.

In un bel pomeriggio d’estate l’amica era venuta presto e si era messa al lavoro intorno a un tavolino da lavoro con Évodie e la sorella di questa, cantarono qualche cantico e una delle ragazze accompagnava con l’armonium. Poi l’amica, che pensava del continuo all’anima di Évodie, le lesse le tre parabole di Luca 15, insistendo specialmente su quella del Buon Pastore che cercava la pecora smarrita, e si lasciarono.

Venuta la sera, la famiglia si ritrovò come di solito intorno alla Parola di Dio; il padre fece la lettura come tutti i giorni, e poi ognuno raggiunse la sua camera.

Évodie, essendo andata in giardino per chiudere il cancello che dava sulla strada, attraversava, ritornando, un’aiuola ricoperta d’erba, quando, facendo un passo falso, le cadde per terra la chiave che teneva in mano.

Si mise subito a cercarla, ma la notte buia era venuta, e dopo aver accuratamente tastato l’erba, essendo inginocchiata per terra, i suoi sforzi per ritrovare la chiave rimasero senza successo. Nello stesso tempo, ebbe la sensazione molto netta che Gesù stesso la cercava, lei…

Fu presa da un tremito e ritornò tutta spaventata in casa dove sua sorella che si stupiva di non vederla ritornare, esclamò, vedendola: "Ma allora che cosa ti è successo? Non sapevo più che pensare non vedendoti rientrare!"

Évodie, continuando a tremare dalla paura, non rispondeva. Sua sorella avendole rifatta la domanda, senza ottenere risposta, ebbe la sensazione che il Signore stesse operando nel suo cuore.

Accostandosi a sua sorella, e ricordandole l’amore del Buon Pastore per la pecorella smarrita, si gettò in ginocchio al suo fianco, e supplicò il Signore di rivelarsi alla sua anima.

Le due sorelle rimasero così a lungo insieme, poi ritornarono nella loro camera comune. Ma la notte fu molto agitata per le due; non cercarono neppure di addormentarsi. Évodie piangeva sui suoi peccati, e sua sorella gridava al Signore per lei, finché al mattino ebbe la gioia di sentirle dire: "Sono venuta a Gesù; gli ho portato tutti i miei peccati. Ora sono Sua; poiché ero perduta, ed Egli mi ha trovato, e mi ha salvato. Egli mi ha messo sulle sue spalle, molto allegro, e d’ora in poi condivido la sua gioia" (vedete Luca 15:5).

La mattina per le due sorelle era l’inizio di un giorno veramente nuovo. Si abbracciarono e ringraziarono insieme il Signore, poi andarono ad annunciare la buona notizia ai genitori.

Quando la mattina Évodie si recò in giardino non fece fatica a trovare la chiave perduta, ma nella sua ricca bontà Dio si servì di quella circostanza per farle capire che il Salvatore aveva trovato la sua anima!

Quanto sono meravigliose le vie di Dio, che si serve delle circostanze più ordinarie della vita di tutti i giorni per rivelarsi a quelli che lo cercano e - meraviglia delle meraviglie! - anche a quelli che non lo cercano!

 

Autore sconosciuto

 

Testimonianza tratta da: www.evangile.ca/

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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