Il racconto del Maggiore

 

"Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato" Atti 16:31

 

Fu in un modo molto singolare che feci la conoscenza del missionario tedesco Hébich, deceduto nel 1868. Evangelizzava nelle Indie tanto i bianchi che gli indigeni, e fu di grande benedizione particolarmente fra gli ufficiali dell’esercito inglese.

Il mio battaglione si trovava nel quartiere residenziale di Madras. Soffrivamo i venti molto caldi che soffiano nelle Indie in certe stagioni. Il caldo soffocante obbligava ognuno a rimanere rinchiuso, volente o nolente; era solo la mattina di buon’ora e la sera dopo il tramonto che gli Europei osavano avventurarsi fuori casa. Eravamo in tal modo costretti all’inattività, il che non era per niente un divertimento. All’improvviso si sparse la notizia della venuta d’Hébich. Alla mensa degli ufficiali, fu l’unico argomento di conversazione. Parecchi conoscevano già quell’uomo, ma la maggior parte, come me, aveva solo sentito parlare di lui.

- Oh! avrete ciascuno personalmente occasione di fare la sua conoscenza, disse uno degli ufficiali, poiché Hébich va dove vuole, da chi vuole, anche senza chiederne il permesso.

Molto stupito, domandai:

- Chi è dunque questo Hébich che usa impunemente una tale audacia?

La mia indignazione, che tradiva il suono della mia voce, portò il sorriso sulle labbra di parecchi. Uno di loro, che era un mio amico, mi disse:

- Tu sarai forse il primo a ricevere la sua visita, poiché verrà a sapere ben presto che sei un peccatore incallito. Hébich è venuto per evangelizzare gli indigeni; ma dice che i pagani bianchi, come chiama noialtri Europei, hanno ancora più bisogno dell’Evangelo di quelli; perciò egli impiega una gran parte del suo tempo a visitare le nostre stazioni militari, e si dice che un gran numero sono stati già convertiti per mezzo suo.

Tutto il mio sangue ribollì; mi permisi qualche osservazione volgare sulla sfacciataggine di quell’importuno, predicendo l’accoglienza che avrebbe ricevuto da me.

I giorni passarono; avevo quasi dimenticato Hébich. Il caldo era tale che era impossibile concentrare a lungo il proprio pensiero su un soggetto qualunque. Un giorno, nel momento del più forte caldo, quando tutto sembrava morto nelle case e al difuori, e perfino gli indigeni restavano a casa loro, ero sdraiato nella mia camera, fumando una sigaretta. Senza pensare a niente guardavo in una specie di tranquillo sogno il punkah (sorta di ventilatore applicato al soffitto) funzionare. Improvvisamente sentii dei passi fuori; in quelle ore in cui nessuno aspettava visite le porte e le finestre erano spalancate. Quei passi si avvicinano; li sento sotto la veranda. Il mio domestico che probabilmente dormiva non mi avvertì dell’arrivo di qualcuno. Già lo sconosciuto era davanti alla mia porta. Chi era? – Era un uomo di grande statura, magro, che portava una lunga tunica svolazzante, che teneva in mano il suo cappellone, e sotto il braccio un enorme ombrello, per ripararsi dal sole. In una parola era Hébich. Il colpo d’occhio era piuttosto risibile, ma quell’uomo aveva un viso grave e serio, che esigeva rispetto. Il suo sguardo scrutatore sembrava trafiggere fino in fondo all’anima, ma tuttavia con qualche cosa che andava al cuore e si guadagnava la fiducia e la simpatia. Sentivo che sarebbe stato disonorevole non riceverlo. Il mio cuore sembrava dirmi: Quest’uomo sa meglio di te quello che ti manca.

Hébich avanzò e salutò profondamente. Io mi alzai, gettai la sigaretta dalla finestra e feci due passi verso di lui. Mi tese amichevolmente la mano e mi augurò il buongiorno. Che ne era della mia intenzione di mettere quell’uomo alla porta? Ero come uno scolaro che è imbarazzato di ricevere la visita del proprio insegnante. Lui invece sembrava completamente a proprio agio, mentre io nella mia propria casa ero molto imbarazzato. Mi pregò di sedermi; prese lui stesso una sedia e si sedette vicino a me.

Dopo un istante, mi disse con un accento tedesco abbastanza forte:

- Datemi quel libro! Andai nella mia biblioteca. Conteneva ogni genere di libri di scienze, molti volumi sull’arte della guerra, ma non era necessario che domandassi quale libro voleva quell’uomo, portatore della "buona novella della pace". Nell’esercito inglese, la Bibbia non deve mancare nella biblioteca di un ufficiale. Era lì infatti quel libro trascurato. Mai l’avevo aperto, ma ugualmente lo trovai presto. Posai quindi la Bibbia davanti a me sul tavolo e mi sedetti. Hébich fece un piccolo segno con la testa esprimendo la sua approvazione, e mi disse con un tono solenne:

- Legga i primi due versetti del primo capitolo della Genesi. Obbedii docilmente come uno scolaro e lessi ad alta voce: "Nel principio Iddio creò i cieli e la terra. E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque".

- Si fermi qui!... Chiuda il libro!... Preghiamo. Dicendo queste parole, s’inginocchiò, e… pure io. Non saprei dire cosa disse. D’altronde non ci capii niente, non sentendomi capace di raccogliere due idee! Ci fu come uno sconvolgimento di tutto il mio essere; gli effetti di quel primo choc si fecero sentire a lungo; non sapevo che cosa dire e neppure cosa fare.

Hébich, avendo finito la sua preghiera, si alzò; io seguii il suo esempio. Mi strinse solennemente la mano, fece un saluto, al quale risposi abbastanza goffamente, poi se n’andò.

Quella sera non andai alla mensa degli ufficiali. Avevo un certo timore, sebbene in vita mia non ero passato per pauroso; ma mi sarebbe stato impossibile attaccare discorso con chiunque.

Il giorno seguente ero di nuovo alla stessa ora sdraiato sulla mia sedia a sdraio, inattivo e il cervello pieno di pensieri contraddittori. Da un lato ero pieno di preoccupazioni per quello che avrebbe potuto accadermi ancora; dall’altro desideravo qualche cosa di migliore, di più elevato, che io non possedevo. Come il giorno precedente, tutto era calmo; il silenzio era disturbato dal solo rumore monotono del punkah al disopra della mia testa. All’improvviso, dei passi si fanno sentire, nel cortile, davanti alla porta; i passi del giorno prima: è Hébich!

Tutto disorientato come il giorno precedente, mi alzo per rispondere al suo "buongiorno". Di nuovo mi prega di sedermi; si siede lui stesso su una sedia che va a prendere. Poi dopo un istante di silenzio, la stessa richiesta si rinnova:

- Mi dia il libro. Come il giorno prima, vado nella mia biblioteca e prendo la Bibbia.

- Legga al primo capitolo della Genesi i primi due versetti.

Ad alta voce lessi quegli stessi versetti: "Nel principio Iddio creò i cieli e la terra. E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque".

Basta! … Chiuda il libro… Preghiamo.

Di nuovo pregò e… questa volta ascoltai. Che preghiera! Era quella di un uomo che parlava con il suo amico; per la prima volta in vita mia sentivo una preghiera che veniva dal cuore. Si rivolgeva al suo "Dio e Padre", parlandogli solo di me. Lo pregava di mostrarmi quello che ero, di costringermi ad andare a Gesù e di gettarmi nelle braccia del Salvatore.

Poi mi strinse solennemente la mano, e mi lasciò. La Bibbia era rimasta aperta sul tavolo; non osavo chiuderla, sentendomi attirato verso di essa per leggere ancora una volta io stesso quelle meravigliose parole che cominciavano a esercitare su di me una potenza straordinaria. Mi sedetti quindi davanti alla Bibbia, quasi come un bambino al quale l’insegnante ha assegnato il compito. Lessi e rilessi quelle parole; esse mi raggiunsero in fondo all’anima come un fuoco.

Non era necessario che mi fossero spiegate. Esse tracciavano il mio ritratto. "Desolazione e vuoto"; infatti il peccato mi aveva portato là; le "tenebre" dell’incuranza e dell’incredulità mi avevano avvolto fino a quel giorno come una profonda oscurità, nascondendomi non solo la mia corruzione ma anche la faccia di "Dio il Padre". Ma questo non poteva durare sempre, poiché "lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque…". Quell’uomo straniero mi aveva forse mediante la sua preghiera messo in contatto con l’Iddio vivente? Quella meravigliosa influenza che avvertii era lo Spirito di Dio che aleggiava su di me? Se mai un uomo fu rattristato e umiliato sentendo il suo stato di peccato e di corruzione, come anche il bisogno di un Salvatore, quello fui io. Tutto il mio orgoglio e i miei pregiudizi caddero dai miei occhi come scaglie… Non so proprio come il tempo trascorse fino all’indomani. Non pensavo più al caldo; qualche cosa di grande e di solenne occupava la mia anima. Erano le prime pulsazioni di una vita nuova, l’alba di un giorno nascente, il sorgere del sole in un cuore tenebroso. Gli stessi passi si fecero ancora sentire il terzo giorno alla stessa ora. Questa volta la mia Bibbia era aperta davanti a me; lo scolaro aspettava il suo insegnante! Il mio cuore traboccava. Mi alzai, gli andai incontro ed esclamai:

- Oh! Signor Hébich! ora tutto è chiaro per me: che cosa devo fare?

Mi avvolse con uno sguardo pieno di misericordia e di amore, e mi disse:

- Figlio mio (poiché già mi considerava come qualcuno che è stato guadagnato all’Evangelo), vediamo quello che Dio disse in seguito. Legga il verso tre. È quello che feci; già il posto era trovato, e lessi: "E Dio disse: Sia la luce!" Allora diresse i miei sguardi verso la croce del Golgota, dove Cristo portò i nostri peccati e rispose alla nostra condizione di rovina e di perdizione, "Egli l’ha fatto essere peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2 Corinzi 5:21).

Egli continuò esortandomi a guardare in alto, al trono di Dio dove Cristo, seduto alla sua destra, è ora risuscitato e glorificato; mi fece vedere in Lui, la mia pace, la mia vita e la mia giustizia (Efesini 2:14; Colossesi 3:4; 1 Corinzi 1:30).

Ci inginocchiammo per la preghiera; in quel giorno pregai per la prima volta senza un libro ma col cuore. In Spirito e in verità. Avevo trovato la vita e la pace, e resi grazie a Dio mio Padre, per la grande salvezza e la vita eterna ch’Egli mi aveva dato per mezzo di Gesù Cristo, il suo diletto Figliuolo.

Oh! caro lettore, ha Dio, che dal seno delle tenebre fece scaturire la luce, già illuminato il tuo cuore, mostrandoti quello che tu sei, quello che ogni uomo è davanti a lui, l’Iddio Santo ed anche l’Iddio Giudice? La luce dell’Evangelo nel volto di Gesù Cristo ti ha recato la salvezza e la pace? Oppure fitte tenebre coprono ancora la tua anima? Ascolta oggi la voce di Dio: risvegliati e vivrai; risvegliati per diventare luce nel Signore. Cristo ti chiama: "In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha vita eterna".

Poi ancora: "Io son la luce del mondo; chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Giovanni 8:12).

Sì, ascolta "oggi" la voce di Dio, lasciati liberare dall’eterna notte e dalla morte eterna:

 

CREDI NEL SIGNORE GESÙ E SARAI SALVATO! (Atti 16:31)

 

Testimonianza tratta da: www.evangile.ca/

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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