Koskino

 

Servivo come ufficiale nell’esercito del generale Mannerheim. Era un periodo terribile. Avevamo ripreso una città che era stata occupata dal nemico. Avevo sotto la mia sorveglianza un buon numero di prigionieri bolscevichi di cui sette dovevano essere fucilati al mattino.

Non dimenticherò mai la domenica che precedette quell’esecuzione. I sette condannati erano negli scantinati del palazzo comunale, e nel corridoio i miei uomini dovevano sorvegliarli con il fucile in mano.

L’atmosfera era piena di odio poiché i miei soldati, ubriachi di successo, si beffavano dei loro prigionieri: quest’ultimi bestemmiavano e percuotevano i muri con le mani insanguinate. Altri gemevano pensando alla moglie e ai figli nella lontana Russia.

Il giorno dopo, all’alba, dovevano morire.

All’improvviso, uno dei condannati a morte si mise a cantare. Dapprima ognuno pensò che fosse diventato pazzo. Ma avevo notato che quell’uomo, chiamato Koskino, non aveva bestemmiato come gli altri; lui non era furioso, anzi, era seduto su un banco, offrendo il quadro della più completa disperazione.

Quell’uomo cantò, dapprima timidamente, ma poco a poco la sua voce si rinsaldò. Tutti i prigionieri si girarono verso di lui, ascoltando il canto:

 

Al sicuro fra le braccia di Gesù

La mia anima può riposarsi dolcemente.

Ascolta, sento la voce degli angeli che vengono a me

Attraverso i campi di diaspro,

Attraverso il mare di cristallo!

 

E questa strofa la ripeté diverse volte.

Quand’ebbe finito di cantare, ci furono alcuni minuti di silenzio. Improvvisamente un uomo, più selvaggio di tutti gli altri, esclamò: "Koskino! ma quando hai imparato questo canto? Cerchi di renderci religiosi!" Koskino guardò i suoi compagni e con gli occhi pieni di lacrime disse loro:

"Compagni, ascoltatemi un minuto; voi mi chiedete quando ho imparato questo canto. Ebbene! l’ho sentito cantare… Mia madre cantava dei canti a Gesù, mia madre pregava Gesù". Egli si fermò come se avesse bisogno di nuove forze; poi, essendosi alzato come un soldato qual era, guardò gli altri dritto negli occhi e continuò:

"È vile nascondere ciò in cui si crede. L’Iddio di mia madre è ora il mio… Non posso dirvi com’è accaduto.

Ieri sera mentre ero sveglio ho visto improvvisamente il volto di mia madre davanti a me. Ho sentito che dovevo trovare il suo Salvatore, il mio Salvatore, per rifugiarmi in Lui. E allora ho pregato, come il ladrone sulla croce, che Cristo mi perdonasse, ch’Egli purificasse la mia anima peccatrice e ch’Egli mi preparasse per presentarmi davanti a Lui, visto che devo incontrarLo così presto. Era una strana notte; in certi momenti mi sembrava che tutto fosse illuminato intorno a me: mi venivano in mente dei versetti della Bibbia della mia cara madre, del suo libro di cantici, recandomi dei messaggi del Salvatore. L’ho accettato, ho reso grazie e da allora questa strofa mi risuona continuamente dentro. Era la risposta di Dio alla mia preghiera, ed io non posso più tenerla per me, perché fra qualche ora sarò col Signore, io, peccatore, salvato per grazia!"

Il viso di Koskino era raggiante. I compagni erano là, seduti in silenzio; lui stesso era sempre in piedi, come inchiodato al suolo. I miei propri soldati ascoltavano in silenzio quello che diceva quel rivoluzionario russo. Ed ecco che a un tratto un suo compagno gli disse: "Koskino, hai ragione, hai ragione, oh! se soltanto sapessi che c’è misericordia per me, ma le mie mani hanno versato sangue, la mia lingua ha bestemmiato Dio e i miei piedi hanno calpestato tutto quello che è sacro e santo; mi rendo conto che c’è un inferno e che quello è l’unico posto per me!"

Si lasciò cadere a terra gemendo nella più profonda disperazione: "Koskino, diceva egli, prega per me, domani devo morire, la mia anima sarà nelle mani del diavolo". E quei soldati russi si gettarono in ginocchio l’uno a fianco dell’altro, l’uno pregando per l’altro. Non fu una lunga preghiera, ma quella preghiera raggiunse il cielo. E noi, Finlandesi, che l’ascoltavamo, dimenticammo tutto il nostro odio, quell’odio si è sciolto alla luce del sole.

Ecco dunque degli uomini che stavano per morire, ma che cercavano la riconciliazione con Dio. Una porta che conduceva all’invisibile era già aperta. Noi eravamo quasi in estasi davanti ad una tale scena.

Erano le quattro del mattino; tutti i compagni di Koskino avevano seguito il suo esempio, e tutti pregavano. Il cambiamento d’atmosfera fu indescrivibile; gli uni erano per terra, gli altri sul loro banco; gli uni piangevano dolcemente, gli altri parlavano delle cose spirituali.

Nessuno aveva una Bibbia, ma lo Spirito di Dio parlava. Alla fine si ricordarono della loro famiglia a casa e l’ora che seguì fu impiegata a scrivere delle lettere che contenevano confessioni e tracce di lacrime. La notte era quasi finita, il giorno era là: nessuno aveva dormito un solo istante.

Uno dei russi disse: "Koskino, cantaci dunque ancora quel cantico", e questa volta, tutti cantarono con lui. I soldati finlandesi si unirono al canto e gli scantinati di quel venerabile palazzo comunale risuonarono dei canti che celebravano il sangue dell’Agnello!

L’orologio suonò le sei. Oh! quanto avrei voluto ottenere la grazia di quei prigionieri, ma sapevo che non ci sarei riuscito.

Tra due file di soldati finlandesi essi uscirono e si recarono al luogo dell’esecuzione. Uno dei prigionieri chiese l’autorizzazione di cantare il canto di Koskino ancora una volta. L’ufficiale gli accordò il permesso.

Poi chiesero la grazia di morire con la faccia scoperta e con la mano alzata verso il cielo, e si misero a cantare con una potenza straordinaria:

 

Al sicuro fra le braccia di Gesù…

 

Quando l’ultima riga fu cantata, il tenente diede l’ordine di fare fuoco.

E noi eravamo tutti inginocchiati in preghiera.

Io non so quello che accadde nel cuore di ognuno ma quello che so è che da quell’ora io, ufficiale finlandese, sono un uomo cambiato, ho incontrato Cristo per mezzo di un suo discepolo caduto più in basso. Grazie a lui, mi sono reso conto che anch’io potevo appartenere al Signore.

 

Testimonianza tratta da: Pour petits et Grands (Per piccoli e Grandi), Éditions de Bibles et Traités Chrétiens, Vevey, 1959 – Série 317

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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