Uno spacciatore pentito

 

La mia infanzia

 

Mi chiamo Jean-François e vengo dal Giura svizzero. Ho ricevuto un’educazione cattolica ed ero un bambino piuttosto difficile e vivacissimo. Mi piacevano le zuffe e il pugilato. I miei genitori, che avevano un commercio, hanno perso dei clienti per colpa mia. Il mio villaggio era, per la regione e perfino per le grandi città, un crocevia della droga. Toccai lo spinello e l’alcol a tredici anni. A quattordici anni fui escluso dal catechismo dal prete che, in seguito ad una osservazione pungente da parte mia sulla sua lezione sulla sessualità dov’era ragionevole non conoscere niente visto che lui aveva fatto voto di castità, mi colpì in viso con un pugno. Ed io con un montante lo mandai al tappeto. Avendo attitudine per la chitarra e la tromba, entrai a far parte di un complesso rock dove la droga e l’alcol erano di casa.

A sedici anni lasciai casa per andare a fare un apprendistato di postino in città. Lì consumai sempre più droga detta leggera, e toccai anche le droghe pesanti. Avevo bisogno di denaro per la mia consumazione personale e diventai uno spacciatore.

Fui mandato per lavoro a Ginevra dove estesi le mie attività rifornendo perfino le prostitute. La malavita mi aveva scovato a suo vantaggio e mi proteggeva dalla denuncia e dalla polizia che nondimeno ho avuto alle calcagna più di una volta, in particolare sul ponte del Monte Bianco.

 

Di fronte alla morte

 

Scesi a Nîmes e a Marsiglia, ma lì le cose andarono male. Vidi un altro spacciatore farsi pugnalare davanti a me e cadere morto al mio fianco. "Ora ti faremo la pelle", mi gridarono. Uscirono i coltelli, e nella rissa una coltellata mi raggiunse ma senza causarmi troppi danni. Ma in seguito a questa faccenda, mi ritrovai in prigione. Non dimenticherò mai quel momento in cui la porta della cella si chiuse dietro di me. Posso dire che di fronte alla morte, uno finisce di darsi delle arie. Dissi interiormente: "Dio, se tu esisti, tu puoi salvarmi". Di notte, avevo degli incubi; vedevo sempre un coltello alzato su di me e mi svegliavo gridando: "Dio, se tu esisti, tu puoi salvarmi".

 

Un libro che fa colpo

 

La mia vita tuttavia non cambiava. Un collega di lavoro mi aveva regalato un evangelo di Giovanni e io, che leggevo soltanto fumetti, mi misi a leggerlo sul treno.

Era come uno specchio nel quale mi vedevo com’ero. Rimasi talmente avvinto che il controllore dovette strapparmi alla mia lettura per farmi cambiare treno. Ma ciò che avevo appena saputo, era soprattutto che dovevo cambiare il mio tenore di vita!

Un giorno aprii una Bibbia che mi avevano regalato. L’aprii a casaccio e capitai su un testo che mi sconvolse: "Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie" (1 Tim. 3:2). Un vescovo sposato! La mia educazione cattolica non poteva sopportare questo. Mi sono detto: "Mi hanno rifilato una falsa Bibbia". Andai direttamente alla Casa della Bibbia per controllare tutte le Bibbie di cui disponevano. Potei constatare che tutte le Bibbie, anche quelle cattoliche, dicevano la stessa cosa.

 

Rimetto tutto in discussione

 

Giunsi alla conclusione che mi avevano ingannato e che dovevo rimettere tutto in discussione: la mia vita e ciò che la mia chiesa mi aveva nascosto o insegnato male. È stato leggendo la Bibbia che capii quello che Gesù Cristo aveva fatto per me sulla croce. Provai disgusto per me stesso. Capii tutto il male che avevo fatto, mi pentii dei miei peccati, e credetti in Colui che nel suo amore per me si era lasciato condannare al mio posto.

Una scelta difficile

 

Quella stessa sera dovevo portare dell’hashish ad una psicologa e a suo marito. Gli testimoniai del mio pentimento, della mia liberazione dalla droga, poiché ci credevo, e che me ne ero appena sbarazzato gettandola nelle fognature. Mi dissero: "Ma tu sei completamento pazzo!" Ora però è questa donna che mi parla dei suoi problemi, ed io sono diventato il suo psicologo. Il giorno stesso in cui fui trattato da pazzo, telefonai alla mia fidanzata per dirle ciò che avevo appena vissuto con Dio. Lei mi disse dall’altro capo della linea telefonica: "Scegli Dio o me". Fu una lotta terribile; ebbi la forza di risponderle che Dio sarebbe venuto sempre prima di lei, ma che sarebbe stato lui, Dio, che mi avrebbe dato l’amore per amarla come lei avrebbe dovuto essere amata. E Dio fa così bene le cose che anche lei si è ravveduta e si è convertita al Signore un po’ di tempo dopo.

 

Epilogo

 

Oggi Mylène è la mia sposa e noi siamo i felici genitori di un piccolo Marc. Bisogna sapere che la più grande droga è la "mala" della droga, che non da’ tregua a tutti quelli che ne vogliono uscire.

Mediante la nostra testimonianza altri tossicomani e cattivi compagni di una volta si sono convertiti al Salvatore e sono stati strappati a quell’inferno dalla potenza dell’Iddio della Bibbia.

 

Jean-François DONZE

 

Testimonianza tratta da: Promesses, nº 150, Octobre-Décembre 2004, (www.promesses.org)

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

Indice