L'odio tramutato in amore

 

Il mio nome è Afeef Halasah e sono nato nel 1959 in un minuscolo villaggio nell’antico paese di Moab, che si trovava nella regione compresa nel territorio attuale della Giordania. Il clan della mia famiglia è radicato nella terra di Moab da migliaia di anni, ed esisteva già ai tempi di Rut, menzionata nel Vecchio Testamento. Amo la storia di Rut, non soltanto perché sia io che lei siamo Moabiti, ma anche perché il racconto di Rut è una antica storia di riconciliazione ebreo-araba. Considero che la sua storia di riconciliazione sia anche la mia.

Una delle memorie d’infanzia che mi hanno segnato, fu la Guerra dei Sei Giorni del 1967, la guerra tra il mondo arabo e Israele. I discorsi di Nasser, il presidente dell’Egitto e del Re Hussein di Giordania, riecheggiano ancora nella mia mente. Erano discorsi violenti e pieni di rancore. Ricordo che il Re Hussein gridava: ‘Con i denti, con le unghie, fateli a pezzi. Distruggeteli!’ Posso anche ricordare la mia famiglia, che paralizzata dalla paura, ascoltava l’appello di Nasser ai suoi compatrioti arabi: ‘Affogate gli Israeliani nel mare!’ Le parole di questi leader, che in un altro momento sarebbero stati molto più umani e moderni, mostrarono al mondo la profondità dell’odio che noi Arabi serbiamo nei confronti degli Ebrei.

Una rapida e decisiva vittoria araba nella Guerra dei Sei Giorni a tutti noi sembrava una conclusione scontata. Tutte le trasmissioni radiofoniche proclamavano che il nostro successo sarebbe stato rapido e sicuro. Poi, improvvisamente, fummo sconfitti. Eravamo sbalorditi e sconvolti. Potevo sentire lo smarrimento e le sofferenze dei palestinesi, particolarmente dei bambini, ma allo stesso tempo, non potevo evitare di pensare che i nostri nemici erano certamente un popolo molto speciale dato che avevano vinto quella guerra contro tutto il mondo arabo.

La Guerra dei Sei Giorni ebbe su di me un grandissimo effetto emotivo e spirituale. Come poteva un Dio giusto ed equo benedire e sostenere una nazione a scapito di altri paesi? Perché Dio era contro la nostra nazione? Questo conflitto mi lasciò profondamente deluso, e sviluppai molta rabbia e sfiducia nei confronti di Dio. Mi allontanai dalle miei radici cristiane tradizionali, tuttavia, non riuscivo a rispondere alla domanda assillante che continuava a perseguitarmi: ‘Perché Dio ci ha creati?’

Questa crisi con Dio mi aveva portato ad un esaurimento sempre più grande. Ero molto consapevole dell’aumento del senso di colpa che era ormai diventato un peso schiacciante. Questa crisi si faceva sempre più acuta, alimentata dal mio frequente consumo di bevande alcoliche, dal fumo e da pratiche illegali e criminali; infatti, facevo parte di una banda di ragazzi delinquenti che stava ampliando il proprio raggio di attività, che comprendeva già diversi villaggi della Giordania. Stavo anche cominciando a trascinare altre persone in questo stile di vita. Tutto ciò produsse un senso di colpa ancora maggiore, che non sapevo come affrontare. La mia vita era priva di significato e di scopo e, un giorno, tentai inutilmente di suicidarmi tagliandomi le vene. I miei amici riuscirono a fermarmi, ma era evidente che la mia vita aveva toccato il fondo, a tutti gli effetti.

Cominciai a cercare la verità. Diventai un comunista, e la mia affiliazione al Partito Comunista Giovanile mi diede una filosofia, un punto di orientamento e uno scopo al quale afferrarmi. I responsabili del partito predicavano che tutte le persone dovevano essere uguali e che chi contribuiva alla liberazione del popolo provava un senso di appagamento. Cominciai a predicare la filosofia comunista per le strade e ne parlavo a chiunque fosse disposto ad ascoltarmi. Inoltre, i comunisti alimentarono il mio odio crescente per Israele. Volevo che Israele fosse distrutto e lo consideravo la causa di tutti i mali della terra. Esternamente ero dedicato ed impegnato, avevo uno scopo e una direzione; tuttavia, internamente il mio conflitto con Dio continuò ad aggravarsi e non avevo pace.

Finalmente, nel febbraio del 1976, accadde qualcosa. Stavo camminando per le strade, come al solito, facendo propaganda comunista quando decisi di andare, insieme ad un amico, a disturbare un servizio di culto in qualche chiesa cristiana. Il mio amico ed io trovammo una chiesa, spalancammo la porta ed entrammo. Trovammo il locale pieno di cristiani che lodavano e adoravano. Era evidente che fossimo entrati per disturbare il servizio. Le persone erano visibilmente impaurite da noi, specialmente dopo che il mio amico mi gridò: ‘Andiamocene, non c’è nessuno qui con cui fare a botte!’ Gli risposi strillando; però stavo cercando di ascoltare quello che stava dicendo il pastore. Questo predicatore proseguì con il suo messaggio e parlò alla congregazione della nuova vita che potevano ottenere in Cristo. Poi, disse alle persone presenti di ripetere insieme a lui una preghiera, affermando che sarebbe avvenuto un cambiamento nelle persone che l’avessero pregata. Pensai: ‘Io voglio un cambiamento nella mia vita’. Però, sopraggiunse un altro pensiero: ‘Non può essere vero. Non possono bastare poche parole dirette a Gesù per aggiustare la propria vita’. Una voce mi disse: ‘Che cos’hai da perdere?’ Considerai che se quella era la verità, avrei ottenuto una nuova vita. Perciò, dissi ad alta voce: ‘Gesù, se Tu sei il Signore, prendimi. Io sono un peccatore!’. Immediatamente, mi sentii una persona completamente diversa. Mi sentii leggero come una piuma. Quando uscii da quella chiesa, cominciai letteralmente a saltare su e giù lodando Dio perché l’odio che avevo nei suoi confronti era stato dissolto dal ravvedimento, dalla salvezza e dalla riconciliazione personali con il mio Creatore. (…)

 

Testimonianza tratta da: Grido di battaglia, Anno XVI n.55 – Dicembre – 2004, pag. 16

 

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