10 euro e 10 centesimi

 

Nel mese di novembre del 2005 mi recai in un negozio di Acilia (Roma) a comprare un accessorio per il nostro computer. Il suo prezzo (quello che appariva sulla confezione che era posta in vetrina) era di 89.90 euro. Quando andai alla cassa per pagare, il negoziante mi disse che veniva 79.90, al che gli chiesi come mai, e lui mi disse che c’era uno sconto. Gli diedi 100 euro, e lui mi diede il resto con lo scontrino. Ora, non so per quale ragione, ma non controllai sul momento il resto che mi aveva dato. Lo presi e me ne andai. Quando fui a circa 50 metri dal negozio, pensai che il resto doveva essere 20 euro e dieci centesimi, ma lui mi aveva dato solo 10 Euro. Controllai, in effetti, per una mia svista (ma non so se per un altrettanto svista del negoziante), avevo perso dei soldi. Non volli tornare indietro, perché non potevo provare che lui mi aveva dato solo 10 euro di resto invece di 20 e dieci centesimi. E quindi piuttosto contrariato e rattristato me ne tornai a casa, senza dire niente a nessuno. Il giorno dopo, che era un venerdì, accompagnai la sorella Maria al mercato. Mentre eravamo in mezzo alla folla, la sorella Maria che si reggeva al mio braccio destro, mi disse: ‘Fratello Giacinto, guarda ci sono dei soldi per terra, prendili!’ Erano dieci euro! Sul momento pensai che forse si trattava di una di quelle banconote false che alcuni si divertono a mettere per terra per farsi beffe della gente che li vuole raccogliere. Ma comunque li presi e li misi in tasca, e la sorella Maria mi disse: ‘Quei soldi sono tuoi!’ Nessuno sul posto stava cercando dei soldi, quindi proseguii a camminare con la sorella Maria al mio fianco. Quei soldi erano veri. Ma non finì lì, perché quando poi andammo presso l’ambulante che vendeva generi alimentari a comprare delle cose da mangiare, quando chiesi quanto veniva la nostra spesa, mi rispose: ’10 euro e 10 centesimi, ma faccia 10 euro!’. Ebbene, quello che il giorno prima avevo perso, certamente per una mia svista, ma non so se per un atto furbesco del negoziante, Dio me lo aveva restituito! Dio è giusto, la sua giustizia è eccelsa. Anima mia non dimenticare alcuno dei Suoi benefici. Amen. A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

Giacinto Butindaro

 

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