Una esperienza personale

 

Siamo recentemente tornati dal Sud Africa e da una intervista fatta a tre dei cinque medici e ad una suora d’ospedale che erano presenti ad una doppia operazione che mi fecero a Maggio e a Giugno del 1944. Vorrei che seguiste da vicino le circostanze.

Nel Febbraio del 1944 mi vennero dei terribili dolori al lato sinistro del mio addome. Inizialmente pensai che fosse una milza gonfia dalla malaria, ma quando il dolore diventò insopportabile andai a Manono dove il medico fece la radiografia del mio colon con il bario. Tutti i negativi mostrarono chiaramente che le sezioni orizzontali e discendenti del colon erano ristrette dalla malattia, cosicché il cibo quasi non poteva passare e si era intasato in grande quantità nel colon ascendente. Ero stato unto dagli anziani della nostra chiesa del Congo appena si era verificato il primo attacco della malattia, ma non c’era stato nessun miglioramento.

Mi fu consigliato di andare in fretta dal miglior chirurgo che fosse possibile trovare. Non avrei potuto trovarne uno migliore. Un chirurgo di talento di fama internazionale ed un assistente universitario presso la scuola medica di Johannesburg. Ulteriori radiografie fatte all’ospedale di Johannesburg mostrarono come le formazioni anomale nel mio colon si stavano sviluppando velocemente. Perciò nel mese di Maggio fu aperto un buco nel mio fianco destro (una operazione di ciecostomia) permettendo così ai miei prodotti di rifiuto di uscire da lì, e un mese dopo tutto l’addome fu aperto per un esame completo.

Quando ripresi i sensi, essi mi dissero che la formazione anomala che ostruiva il colon era stata rimossa. Ma ciò non era vero, e fu detto solo per confortarmi, dato che essi poi mi confessarono che non avevano potuto rimuoverla e mi avevano solo ricucito, lasciando che io morissi. Il chirurgo e le autorità ospedaliere chiamarono mia moglie e la informarono che tutto il colon orizzontale e quello discendente erano intasati dal cancro. Essi dissero che io avrei potuto vivere al massimo per altri sei mesi. Un mese dopo un ascesso purulento apparve nel mio fianco sinistro, proprio sopra il posto dove erano state localizzate le formazioni anomale.

La mia coraggiosa piccola moglie mi portò via dall’ospedale non appena potei essere mosso in maniera opportuna. Il registro dell’ospedale dice: ‘Il signor Burton è stato dimesso dall’ospedale dietro sua richiesta: la sua condizione è quella di uno che sta per morire’.

Fummo amorevolmente ospitati in casa della sorella di mia moglie e di suo marito, ambedue ferventi credenti, e molti vennero a pregare per me. Fui anche unto di nuovo con olio nel Nome del Signore. In Congo migliaia di credenti del posto stavano continuamente pregando Dio affinché mi salvasse la vita.

Le settimane che seguirono furono un tempo di estrema debolezza, ma invece che peggiorare io diventai più forte, fino a che nel Gennaio del 1945, sei mesi dopo l’operazione, noi ritornammo alla nostra opera missionaria in Congo. Avevo sottoposto con gioia il mio futuro alla volontà del mio Signore, come comandato in Giacomo 4:15, pronto e felice di andare con Lui se Lui lo desiderava, ma con ancora una sensazione che la mia opera missionaria non era ancora terminata. Domandai a Dio di permettermi di continuare a vivere per un altro po’ di tempo per amore di mia moglie e dell’opera.

Per più di un anno dopo il mio ritorno in Congo io continuai a portare una coppetta e una borsa di gomma sul mio fianco per ricevere dal mio corpo i prodotti di rifiuto. Il purulento ascesso sul mio fianco gradualmente si asciugò bene e per il Maggio 1946 le mie naturali funzioni di eliminazione erano ristabilite fino al punto che io visitai un ospedale a Luanshya, nella Rodesia del nord, dove ulteriori radiografie mostrarono che non c’era nessuna traccia di cancro. Il mio fianco fu ricucito e ritornai di nuovo alla vita normale – un uomo sano e più attivo della maggior parte degli uomini della mia età.

Le radiografie che accompagnano questo mio racconto [vedi sotto] forniscono sicuramente tutte le prove scientifiche che possono essere chieste come prova di questa guarigione. Quando in seguito (nel 1948) io visitai i medici che avevano aperto il mio corpo e visto la condizione del mio colon, essi mi guardarono come se io fossi uno che era stato risuscitato dai morti, ma erano tutti uomini abbastanza grandi per dare a Dio la gloria e ammettere che Egli aveva compiuto il miracolo.

 

Testimonianza tratta da: W. F. P. Burton, Signs following [Segni che accompagnano], pag. 24-26

 

 

 

La lastra del 1944 mostra il colon malato, mentre quella del 1947 mostra il colon perfettamente guarito.

 

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