Un episodio avvenuto a Ladybrand

 

Nei primi giorni della mia vita lo Spirito Santo mi insegnò molte cose. Ma per puro e miracoloso aspetto drammatico, nessuno degli insegnamenti superò un episodio che si verificò a Ladybrand, del quale per molti anni fui riluttante persino a parlare. Fu un tempo così potente e così estraneo ai nostri sistemi di vita naturali da essere soggetto a fraintendimenti e incredulità.

Tutto cominciò quando al ritorno da un viaggio trovai una lotta nella nostra piccola congregazione. Al centro di quella lotta c’era un uomo che era diventato estremo sulla santificazione e rendeva la vita degli altri miserabile. Una Domenica, per esempio, si alzò e accusò le persone di non vivere sopra il peccato. Egli si spinse a dire che lui viveva sopra il peccato ed era immune ad ogni attacco del diavolo. Naturalmente, non molto tempo dopo egli affondò nel peccato dell’orgoglio spirituale. Proprio il giorno dopo, in effetti, lui cadde in una profonda disperazione e cominciò a dubitare persino della sua salvezza. Egli andò via via peggiorando.

I fratelli vennero da me e mi chiesero se volevo cercare di aiutarlo. Io ero convinto che il diavolo stava tentando di distruggerlo, ma non pensavo che lui era posseduto dai demoni. Egli era colpito dai dardi infuocati che possono essere spenti solo tramite lo scudo della fede. Ed egli era quindi incapace di maneggiare quello scudo.

Nel frattempo, due altri uomini nella congregazione erano entrati in conflitto su una questione differente vomitando amarezza e ira sopra qualsiasi cosa con cui essi venivano in contatto. Sentii che il Signore voleva che essi contribuissero ad aiutare il fratello che era afflitto dal diavolo, e così mi recai da loro. ‘Il nostro fratello ha bisogno di voi e io andrò ad aiutarlo’, dissi, ‘ma non posso permettervi di venire a casa sua perché l’attitudine che voi avete l’uno verso l’altro apre la porta al nemico per attaccarvi. Voi dovete fare pace tra voi, altrimenti voi potete diventare le prossime vittime’.

Conoscendo l’urgenza della situazione essi acconsentirono a fare qualcosa per risolvere il loro problema. Uno di loro venne da me e disse: ‘Io voglio cambiare, ma non andrò da lui perché egli dirà che io mi sono arreso. Ma egli potrebbe dire la stessa cosa sul venire da me. Andrebbe bene se noi ci incontrassimo da qualche parte in un posto neutrale e tu potessi venire ad aiutarci? Io sono disposto a chiedergli perdono e anche a perdonare’.

L’altro uomo accettò la proposta, e io presi accordi perché si riunissero in una grande e graziosa vecchia casa con un giardino su un lato e un bel frutteto. Era un giorno caldo e soleggiato e noi ci mettemmo sotto un grande albero di albicocche. Immediatamente i due cominciarono a balbettare delle frasi come: ‘Fratello, perdonami, ho sbagliato’. Io li esortai a non mettersi a discutere su chi aveva sbagliato. ‘Limitatevi a perdonare’ dissi io, ‘e non entrate in troppi dettagli’.

Appena il perdono cominciò a fluire, io sentii il Signore parlarmi in maniera chiara. Parlò in Afrikaans [N.d.T. lingua germanica parlata nel Sudafrica]: ‘Ti vogliono subito in quella casa’.

‘Non posso essere là subito’ dissi nella mia mente, ‘Correrò il più velocemente possibile’.

Mi voltai verso i due uomini. ‘Fratelli, ho appena sentito parlare il Signore, io credo, ed Egli dice che mi vogliono in quella casa. Ora che voi due siete riconciliati, io andrò e voi potete venire con più comodo. Io correrò il più velocemente possibile’.

E me ne andai via immediatamente. Dal lato della casa andai sul davanti di essa e voltai a destra verso il cancello. Era in una siepe di alberi. Mentre mi muovevo velocemente verso il cancello, pensai tra me e me: ‘Devo fare circa un miglio. Se vado a destra, devo passare in mezzo al caseggiato, poi andare in salita e attorno ad altre case. Se vado a sinistra, la strada è più piana e posso correre più velocemente’.

Tutto ciò accadde nello spazio di due o tre secondi. Passai il cancello, e sentii fargli un suono secco dietro me. Girai a sinistra, per la via piana. E questo è tutto quello che ricordo. Quando alzai il mio piede per correre, lo posai giù alla porta d’ingresso della casa di quell’uomo’.

Rimasi immobile per un momento. ‘Come sono arrivato qua? Da dove sono venuto? Non posso ricordare niente. Sono andato a dormire?’

Ma i miei pensieri furono ben presto interrotti. Dei rumori strani e violenti provenivano da una delle stanze. Io ero in piedi nella sala d’ingresso, che entrava in un grande soggiorno. Alla destra c’erano delle stanze da letto. ‘Bene, sono qui Signore. Grazie’. Mi diressi verso la porta della prima stanza da letto, passando vicino ad un piccolo tavolo su cui c’era una Bibbia. Presi il libro ed entrai.

Quattro grossi uomini, incluso mio fratello Matthew, stavano tenendo sul letto quell’uomo che era tormentato. La moglie di uno degli uomini stava in piedi lì vicino. Era una scena orribile. ‘Lasciatelo andare, per favore’ dissi energicamente, ‘non è questa la maniera di trattare quest’uomo’.

‘Ma è diventato violento’ essi replicarono. Allora Matthew disse: ‘Egli chiede di te’.

Essi lo rilasciarono, lui si mise con la schiena molto diritta sul letto, saltò in piedi e venne verso me con fare minaccioso. Io strinsi la Bibbia nelle mie mani e gli dissi direttamente in faccia: ‘Con l’autorità di questa parola, io ti sgrido nel nome di Gesù’. Non alzai la mia voce.

Egli cadde all’indietro sul letto, e io fui mosso a compassione e a simpatia verso di lui. Andai e stetti accanto a lui, e proseguii: ‘Adesso Satana, nel nome di Gesù tu lasci quest’uomo solo, ed esci da questa casa e non tornare mai più’.

La donna che in quel momento stava ai piedi del letto diede un forte grido e fece un salto indietro.

‘Che c’è?’ domandai.

‘Quando tu hai comandato a Satana di uscire e di non tornare mai più’ ella sbottò con gli occhi aperti e bianca in faccia, ‘un grosso serpente è avanzato lentamente dal di sotto del letto ed è uscito fuori da questa finestra. Il serpente era furioso, ed era un terribile grosso serpente’.

Ella disse che era un vero serpente. Io sapevo che si trattava di un serpente spirituale.

Quando mi voltai verso l’uomo nel letto, lui sorrise e disse: ‘Accipicchia, adesso mi sento bene’.

Domandai: ‘Che cosa è successo?’

‘Qualcosa come un serpente si era attorcigliato attorno al mio corpo, estorcendomi la vita, e io non potevo ottenere la vittoria. Ed ho lottato e lottato.’

Quel pover’uomo aveva lottato con tutte le sue forze contro il diavolo.

Egli si fermò per diversi secondi, guardando giù alle sue mani nel suo grembo. ‘Adesso capisco che io mi ero vantato di essere immune agli attacchi del nemico. Quel terribile orgoglio mi aveva esposto agli attacchi del nemico’. Si soffermò ancora. ‘Ho sofferto. E’ solo per la grazia di Dio che sono libero’.

Proseguì col fare una piena confessione e la sua comunione con il Signore e con i fratelli fu pienamente ristabilita. Noi ci mettemmo a cantare riempiendo la casa con ‘Il Leone di Giuda spezzerà ogni catena, e ci darà ripetutamente la vittoria’. Fu un momento glorioso e trionfante.

Uno degli uomini sentì bussare e andò ad aprire la porta. Dopo pochi istanti sentii delle voci forti e agitate. Andai alla porta e là c’erano i miei due amici. ‘Questo fratello dice che tu sei qua da venti minuti’, esclamò uno, voltandosi verso di me. ‘Noi siamo arrivati proprio adesso. Tu ci hai lasciato venti minuti fa. Come puoi essere qui da venti minuti?’

‘Bene’ dissi, ‘Io sono qui da un po’ di tempo. Non saprei dire esattamente da quanto’.

L’uomo che era stato nella stanza con noi interruppe. ‘Quando David è entrato nella stanza con la Bibbia nella sua mano, io ho guardato il mio orologio. E quando voi siete arrivati, io l’ho guardato di nuovo. Sono passati venti minuti’.

‘Ma come può essere?’ essi quasi urlarono.

‘Bene, non lo so’ dissi. ‘Io ho corso’.

‘Per quale strada hai corso? Noi ti abbiamo visto partire. Tu ci hai detto che avresti corso, e noi abbiamo sentito il cancello chiudersi. E quando siamo giunti al cancello, abbiamo guardato a destra e David non c’era. Guardammo a sinistra. David non c’era. Noi abbiamo pensato che eri entrato in casa, cosicché aprimmo la porta e gridammo. Ma ci dissero che non ti avevano visto’.

Io scrollai le spalle. Essi aggiunsero: ‘Noi abbiamo deciso di camminare, e quando siamo arrivati abbiamo scoperto che sei già qua – e sei qua da venti minuti! Impossibile!’

Fu allora che capii che dovevo essere stato trasportato dallo Spirito Santo. Grazie al Signore per la storia di Filippo (Atti 8:39-40). Senza di essa io mi sarei spaventato. Stando a come stava la cosa io ero molto sconcertato. Sapevo che era qualcosa che noi dovevamo tenere tra noi. ‘Per favore, non ne parlate’, supplicai.

Ricordai il caso di un altro uomo e le difficoltà che egli aveva incontrato nella sua vita dopo un miracolo del genere. Da dove vivevamo noi potevamo guardare addentro la terra di Basuto e vedere due cime di montagna che distavano quindici miglia l’una dall’altra. L’uomo di Basuto viveva su una delle cime. Sull’altra cima c’era un uomo come l’indemoniato di Gadara di cui si parla nella Bibbia. Quell’uomo era assalito da una legione di demoni, era indomabile ed era un terrore per tutta la gente che viveva sulla montagna. I Cristiani pregarono Dio praticamente senza fermarsi chiedendogli di liberarli da quell’uomo.

Come risultato, lo Spirito Santo trasportò l’uomo di Basuto per quelle quindici miglia, gli diede la potenza di cacciare i demoni fuori da quell’uomo, e poi lo mise in grado di predicare alla gente. Mentre essi erano in ginocchio a pregare, l’uomo di Basuto fu riportato a casa sua.

Gli Africani rimasero così comprensibilmente colpiti che poco tempo dopo essi cominciarono ad adorare quell’uomo. Egli diventò il loro profeta, e quella cosa fu la sua rovina.

‘Io non voglio che questa piccola esperienza mi rovini’, dissi io.

 

Testimonianza tratta da: David Du Plessis, A Man Called Mr. Pentecost [Un Uomo Chiamato Signor Pentecoste], Bridge Publishing, South Plainfield, NJ, 1977, pag. 82-87

 

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