Una storia vera dove si parla di una tigre

 

Suppongo che tutti i bambini che leggeranno questo libro hanno visto una tigre, ma certamente la belva si trovava dietro a delle sbarre di ferro, ed era così ridotta all’impotenza. In Cina invece s’incontrano molte tigri che errano a loro piacimento nelle montagne. Quelle solitudini selvagge, con i loro burroni e le loro caverne, sono delle vere tane di bestie feroci.

Le colline che circondano le città sono, fino alla cima, ricoperte di tombe. Il cuore si stringe vedendo quelle innumerevoli collinette e pensando alle centinaia di migliaia di persone i cui corpi sono ritornati alla polvere e che mai avevano sentito parlare di Dio né della sua grande salvezza. Un’erba lunga e dura cresce fra le tombe. Le donne vanno a tagliarla e la vendono come combustibile, poiché in Cina il legno è raro e caro, e la gente è molto povera. Potete talvolta incontrare una mezza dozzina di donne che rientrano in città portando dei pesanti fasci di erbe secche. Quei fasci sono legati alle due estremità di un bastone ch’esse portano sulla spalla. Sembra, quand’esse avanzano così, quasi curvate in due, che ci si trovi in presenza di piccoli covoni di fieno messi in moto da qualche meccanismo nascosto.

Ora un giorno, da allora sono trascorsi alcuni anni, una povera donna se n’andò sulle colline per tagliare l’erba. Portava il suo bimbo legato sulla sua schiena, e un altro bambino l’accompagnava. Teneva in mano un piccolo falcetto. Nel momento in cui la donna raggiunse la cima della collina, sentì un ruggito spaventoso. Spaventata si fermò e attirò suo figlio vicino a lei. Nello stesso istante una tigre, accompagnata dai suoi due piccoli, balzò fuori dalla boscaglia.

Probabilmente la belva credeva di trovare una preda facile sulla sua strada una debole donna e due piccoli bambini indifesi. La tigre prese lo slancio e piombò vicino vicino alla povera madre. Quest’ultima brandì il suo piccolo falcetto, la sola arma che avesse fra le mani, e ne colpì il mostro.

Bisogna che vi dica che, se quella donna cinese era molto coraggiosa, era anche molto ignorante; non aveva in vita sua varcato la soglia di una chiesa, né assistito ad una riunione. Non aveva mai visto la Bibbia, e, se anche ne avesse posseduta una, non sarebbe stata capace di leggerla; ma un giorno, per la strada della città che abitava, aveva incontrato una missionaria che parlava a un gruppo di donne di Qualcuno che si chiamava Gesù. Ella diceva loro che quel Gesù poteva aiutare quelli che erano nel dolore e che Lui era sempre là per soccorrerle. Allora, nel momento in cui la tigre stritolava la sua spalla e il suo braccio fra le sue terribili mascelle, la povera donna si ricordò di quel racconto meraviglioso, e, mentre colpiva la belva con la sua minuscola arma, gridava:

-- O Gesù, aiutami!

Pensate ch’Egli sentì il suo grido? Sì, sicuramente, poiché le sue orecchie sono sempre aperte alle nostre supplicazioni ed Egli ci ha lasciato questa promessa: "Invocami nel giorno della distretta: io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai".

Noi facciamo spesso delle promesse che non manteniamo. Forse le dimentichiamo; oppure siamo incapaci, all’ultimo momento, di eseguire i nostri impegni. Ma col Signore Gesù va in tutt’altro modo. È detto d’Abrahamo in Romani 4 che fu pienamente convinto che ciò che il Signore ha promesso, è anche potente da effettuarlo. Noi possiamo avere la stessa certezza. La povera donna fece una simile esperienza.

Con la sua mano sinistra continuava a colpire la tigre, e, ogni volta che il piccolo falcetto si abbatteva sulla mostruosa testa, ella gridava: "O Gesù, aiutami!"

La risposta non si fece attendere. Di lì a qualche minuto la terribile bestia, rinunciando a dominare una preda che tuttavia gli offriva solo una ben debole resistenza, si voltò e fuggì nella montagna. La povera donna, gravemente ferita, riuscì a trascinarsi fino al villaggio; perdeva molto sangue. I suoi amici la trasportarono in un ospedale missionario dove le si prodigarono tutte le cure che necessitava il suo stato e dove si ristabilì completamente.

Ma ciò che è ancora meglio, è che imparò a conoscere di più quel Gesù che l’aveva salvata dalla morte; e scoprì ch’Egli poteva anche salvarla dalla morte eterna. Davide disse nel Salmo 103: "Egli è quel che ti perdona tutte le tue iniquità, che sana tutte le tue infermità".

Quanto quella povera Cinese dovette essere felice di trovare un tal Salvatore che poteva fare per lei delle cose così meravigliose!

 

Tratto da: Dans l’Orient lointain, Récits de l’Empire du Milieu (Nel lontano Oriente, Racconti dalla Cina imperiale)

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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