La liberazione di Pietro

 

King-Wa (nome che in cinese significa Fiore d’Oro) era il figlio unico di genitori anziani che consideravano quel bambino come il loro più prezioso tesoro. Era d’altronde il solo bene che gli restava, poiché erano stati rovinati dalla Rivoluzione.

Il signor Wong, il padre di King-Wa, non era stato disorientato da quella povertà improvvisa, perché conosceva le vere ricchezze, quelle procurate dalla fede nel Signore Gesù.

Una sera il signor Wong, con un’aria particolarmente seria, entrò nella stanza in cui stava la famiglia. King-Wa guardava un libro di storia biblica illustrato. Scorgendo suo padre, gli si precipitò incontro.

- Papà, puoi raccontarmi questa storia? Disse indicando una pagina in cui era riportato il racconto della liberazione dell’apostolo Pietro.

Con uno sforzo visibile, il padre sorrise a suo figlio, prese il libro e scorse il testo.

È un racconto meraviglioso, disse. L’apostolo Pietro era in prigione, stavano per metterlo a morte il giorno dopo, e lui dormiva tranquillamente. Il Signore mandò un angelo che svegliò Pietro, lo fece uscire dalla prigione senza che i guardiani se ne accorgessero. E Pietro fu libero. Che il Signore voglia anche soccorrere noi, aggiunse il signor Wong, poiché dei grandi pericoli ci minacciano.

Qualche cosa nel tono del padre fece sussultare la signora Wong. Lei sapeva che delle bande di briganti devastavano nei dintorni. Suo marito aveva appreso una cattiva notizia? Come dice un’espressione cinese, "il suo cuore divenne come un pesce di cioccolato che si squaglia al sole".

- Oh! Papà, disse King-Wa, non sarebbe meraviglioso essere liberati da un angelo come Pietro? Penso ch’egli non dormiva profondamente come dormo io. Mamma deve sempre gridare per svegliarmi, e perfino quando mette la lampada molto vicino ai miei occhi, dormo lo stesso. C’è solo la grande luce straniera (l’elettricità) che mi sveglia.

Il padre e il figlio parlarono ancora un momento di quel racconto avvincente, poi la madre preparò la cena: del riso in enormi ciotole, e del pesce. La signora Wong notò che suo marito mangiava poco. Era solo perché la giornata era stata così calda? Quando il bambino fu messo a letto, il signor Wong raccontò a sua moglie le voci che circolavano in città: i briganti si avvicinavano…

Ahimè! Le cose stavano proprio così. Quella stessa notte i briganti invasero la città. Entrarono in casa Wong, saccheggiarono tutta la casa per trovare qualche soldo nascosto, e, furiosi per il loro insuccesso, presero King-Wa come ostaggio, nella speranza di far pagare un forte riscatto ai suoi genitori.

- Fra ventiquattro ore, disse il capo della banda, mi occorrono centomila franchi, altrimenti tuo figlio morirà, torturato.

- Ma io sono povero, rovinato, assicurò l’infelice padre, come puoi vedere io non ho denaro, né dei mobili belli. Venderò la mia casa, e te ne darò il prezzo, ma mi occorrono più di ventiquattro ore.

- Non un minuto di più, disse l’uomo sghignazzando. Delle persone più povere di te m’hanno rapidamente pagato grossi riscatti. Arrangiati! La vita di tuo figlio dipende dal pagamento del riscatto.

King-Wa, risvegliatosi dal suo profondo sonno, aveva capito subito ciò che stava succedendo. Sorrise coraggiosamente ai suoi genitori e si lasciò legare senza resistenza. I genitori e il bambino sapevano ch’era inutile resistere ai briganti. Questi affidarono King-Wa ai loro soldati che lo condussero con altri prigionieri verso delle grotte situate in un luogo selvaggio e deserto. È là che avevano il loro quartier generale. Camminarono tutta la giornata. La sera, i piedi del bambino erano così indolenziti ch’egli dovette fare l’ultima tappa a dorso di mulo.

Arrivati alle caverne, i banditi lo legarono fortemente, gli portarono un po’ di riso, e lo minacciarono di una morte crudele se avesse cercato di fuggire. Povero King-Wa! Delle persone più coraggiose di lui sarebbero rimaste terrorizzate nel sapere di essere indifese fra le mani di uomini così spietati. Obbedì agli ordini dei suoi carnefici, ma dal suo cuore s’innalzò una breve e fervente preghiera:

- Signore, tu hai fatto uscire Pietro di prigione e l’hai liberato. Te ne supplico, libera anche me!

Poi con una fiducia assoluta, il bambino si addormentò placidamente, certo di essere esaudito.

Poco tempo dopo, una luce lo svegliò. King-Wa aprì gli occhi, credendo che uno dei banditi veniva a vedere se egli non si fosse salvato. Ma no, era solo, e subito il bambino ebbe la convinzione che Dio era venuto in suo aiuto.

Grazie a quella strana luce, egli poté liberarsi dei suoi legami, poiché vedeva sufficientemente per sciogliere i nodi. Poi scavalcò coraggiosamente i corpi dei briganti che dormivano un po’ più lontano. Le sentinelle che sorvegliavano la caverna dovevano dormire o avevano dimenticato la consegna, poiché non videro passare il bambino. Di lì a qualche istante, King-Wa realizzò ch’era libero.

La sua situazione restava critica. Non sapeva assolutamente in quale direzione doveva camminare per trovare aiuto. Era molto buio, il cielo era coperto, ma ecco che la luna, filtrando attraverso le nubi, mandò un raggio dritto ai suoi piedi. Sembrò al bambino che Dio gl’indicava la strada da seguire. Discese la collina boscosa, al chiarore intermittente della luna che lo guidava passo passo. Condotto da quel raggio, egli arrivò a una capanna solitaria. Bussò alla porta che si aprì. Un brav’uomo, un contadino, che abitava là, ascoltò il racconto di King-Wa con simpatia.

- Sono ben conosciuto dai briganti, disse, nondimeno voglio fare il possibile per salvarti. Mio figlio è appena morto, ma essi non lo sanno. Ti farò passare per lui, essi non ti riconosceranno.

Il contadino prestò i vestiti di suo figlio a King-Wa, lo fece lavorare con lui, e i briganti non pensarono neanche a chiedere al brav’uomo se avesse visto il fuggitivo.

King-Wa rimase là parecchi giorni, perché non osava nè ritornare a casa e né far sapere ai suoi genitori ch’egli era ancora vivo. Fortunatamente dei soldati dell’esercito regolare attaccarono i briganti nel loro covo e li misero in fuga, il che permise al bambino di lasciare il suo protettore e tornare finalmente a casa.

Quale gioia, quale emozione e quale riconoscenza provarono i genitori di King-Wa alla vista del loro figlio sano e salvo! Essi l’avevano creduto morto, e di quale morte, e Dio glielo rendeva in perfetta salute.

Quella meravigliosa liberazione venne a conoscenza di tutta la città, e numerose persone credettero in Colui che sente e che esaudisce quelli che l’amano.

Quanto a King-Wa, da allora fu chiamato Pi-the (Pietro in cinese), e il suo più grande desiderio fu di seguire le orme del Signore Gesù, e di diventare, anche lui, uno dei suoi testimoni.

 

Tratto da: www.chine-informations.com

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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