Alle nove

 

Era una notte terrificante; inaspettatamente si era alzata improvvisamente una tempesta di una violenza inaudita; gli elementi sembravano scatenati, le onde si scagliavano contro la nave ruggendo, e ogni volta che la nave era trascinata nel vuoto che le separava, sembrava che non ne sarebbe più risalita. Sotto la violenza dell’uragano, ogni trave, ogni tavola dell’armatura cigolava e scricchiolava, come se il vascello stesse per essere diviso in due. I marinai più esperti del mestiere erano terrorizzati e quelli che non avevano alcun’esperienza lo erano a maggior ragione.

Tra quest’ultimi c’erano due giovani mozzi, di cui il più piccolo si chiamava Ronald. Era il suo primo viaggio in mare, e la sua prima tempesta, e perciò era disperato e tremava dalla paura.

Il capitano della nave era un uomo di cuore; passando vicino ai due bambini spaventati, stretti l’uno all’altro, li mandò nella sua propria cabina, con un sentimento di pietà paterna che gli faceva capire la loro solitudine e la loro angoscia. Una volta al riparo, si aggrapparono l’uno all’altro, parlandosi a bassa voce.

Il maggiore dei due era già stato in mare senza tuttavia esser mai passato attraverso un simile uragano, ma egli poteva almeno assumere il ruolo di protettore a riguardo del povero amichetto, e consolarlo un po’. Delle consolazioni sarebbero state necessarie per tutti; le ore trascorrevano, e alla fine il capitano, con il buon viso sconvolto dall’emozione, fu costretto a dichiarare all’equipaggio che ogni speranza di avere salva la vita era perduta!

Nondimeno, cosa strana, il maggiore dei due mozzi conservava, malgrado tutto, una speranza di salvezza, e niente poteva persuaderlo dell’imminenza del pericolo che essi correvano. Si chinò verso il piccolo compagno che era preso dal panico e piangeva disperatamente, e gli sussurrò all’orecchio: "Non piangere, piccolo! noi sopravviveremo a questa tempesta, se riusciremo a resistere fino alle nove!

"Come mai?" domandò Ronald.

Costretto a divulgare il suo segreto, il mozzo confidò allora a Ronald quello che fino a quel giorno non aveva raccontato a nessuno: Quando aveva lasciato la casa paterna, la madre, una brava e pia donna, aveva parlato molto seriamente a quel gioioso e spensierato ragazzino che lui era allora, dicendogli che avrebbe pregato per lui tutte le sere alle nove, raccomandandogli di non dimenticarlo. Se dunque essi non fossero affondati prima delle nove, non sarebbero periti, non potendo la tempesta inghiottirli mentre sua madre pregava per lui. Ronald fu ben lontano dall’essere convinto da quell’argomento, poiché non era stato allevato in un ambiente cristiano, e non conosceva niente dell’amore di Dio. La sua cara madre, quantunque fosse buona ed anche colta, era una donna mondana e frivola, che non si occupava delle cose di Dio, e non aveva la minima fede. Inoltre, al terrore che ispirava al povero bambino quel mare infuriato, si univa un’angoscia terribile in presenza di quella cosa atroce e misteriosa che si chiama morte, che l’avrebbe trascinato, contro la sua volontà, in quello ch’egli non poteva capire e non avrebbe mai sperato.

Vedendo che non riusciva a condividere la sua fiducia con l’amichetto, il mozzo si mise a parlare di altre esperienze che aveva fatto in quel campo. Lui certo credeva alla potenza della preghiera, anche se Ronald non poteva farlo. Egli credeva in ogni caso alle preghiere di sua madre, perché aveva delle prove che Dio le udiva; e là nella cabina del capitano, sempre aggrappati l’uno all’altro, raccontò a Ronald come nel corso di un viaggio, mentre soggiornava a Singapore, era stato colpito da una di quelle febbri mortali che imperversano laggiù e fanno così grandi danni.

Il medico di bordo, che sapeva che lui era pericolosamente malato, non credeva che avrebbe passato la notte, sebbene avesse fatto tutto ciò che era possibile alla scienza umana. Ma ecco che improvvisamente, alle nove, si verificò un cambiamento inatteso e la febbre lo lasciò.

Quando più tardi il dottore gli raccontò che quel cambiamento era sopraggiunto dopo le nove, la notte stessa in cui disperava di salvargli la vita, il giovinetto si ricordò delle preghiere di sua madre; come in una visione del passato vide davanti a lui gli occhi supplicanti della madre che gli ricordavano che nella sua lontana città d’Aberdeen ella avrebbe pregato fedelmente, ogni sera alle nove, per il suo caro piccolo marinaio. Ascoltando le parole del dottore, egli aveva capito nello spazio di un secondo la potenza della preghiera. Non aveva pregato molto spesso da allora, ma là nella cabina del capitano, mentre tremava di paura a fianco del suo piccolo compagno, tutto gli riaffiorò alla memoria e lo raccontò con una profonda convinzione di fede al suo compagno, poiché sua madre stava per pregare per lui alle nove; non dovevano forse unire le loro preghiere alle sue? "Dobbiamo pregare, disse egli, comincerò io!"

Non so quello che disse il giovinetto nell’implorare aiuto; ma quello che so è che quelle deboli e imperfette preghiere dei due bambini terrorizzati nella cabina, unite alle supplicazioni della madre, furono udite ed esaudite: il vento cessò e le onde infuriate si calmarono poco a poco. Molto tempo prima di mezzanotte ogni pericolo era allontanato ma la cosa impressionò profondamente Ronald che non l’avrebbe mai dimenticata. Ignorante com’era delle cose che concernevano Dio, egli adesso provava un dolore intenso al pensiero che la sua cara madre non pregava mai per il suo bambino. Ritornato sano e salvo a casa, le raccontò ciò che era accaduto e la supplicò di pregare per lui in futuro, se no, diceva egli, non avrebbe mai più potuto affrontare i terrori che gli incutevano le vaste profondità del mare! Sconvolta da quelle parole, la madre, toccata al cuore, gli confessò che avrebbe avuto bisogno, prima di tutto, di pregare per lei stessa. Il racconto del suo bambino le fece capire che in qualunque momento possiamo essere posti davanti alla morte e al giudizio, senza esservi preparati.

Ella riconobbe quanto aveva peccato vivendo senza preghiera, e decise di cominciare a pregare subito. Cercò Dio e Lo trovò.

 

"Cercate l’Eterno, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentr’è vicino" (Is. 55:6).

 

"Poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato" (Rom. 10:13).

 

Testimonianza tratta da: Pour petits et Grands (Per piccoli e Grandi), Éditions de Bibles et Traités Chrétiens, Vevey, 1959 – Série 317

 

Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro

 

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