I sogni

 

Soltanto il giorno dopo presi di nuovo in mano la piccola Bibbia grigia. Né Tooni, né io avevamo più fatto riferimento ad essa, dopo che io avevo, di proposito, cambiato discorso. Nel corso di quel lungo pomeriggio le parole del passo letto mi ritornavano ogni tanto alla mente.

Il giorno successivo in serata mi ritirai nella mia camera, dove pensavo di riposare e meditare un po'. Presi la Bibbia e mi distesi sui cuscini candidi e soffici del divano. Sfogliai di nuovo il libro e mi capitò sotto gli occhi un altro passo rebus:

 

"Mentre Israele, che cercava la legge della giustizia non ha conseguito la legge della giustizia". Romani 9:31

 

Ah, pensai. Proprio come dice il Corano; gli ebrei avevano mancato il bersaglio. Lo scrittore di quei versi doveva essere stato un musulmano. Fui indotta a pensarlo dal fatto che continuava a parlare del popolo d'Israele come di chi non conosce la giustizia di Dio.

Il passo successivo mi fece però trattenere il respiro:

 

"Perché il termine della legge è Cristo, per essere giustizia ad ognuno che crede". Romani 10:4

 

Posai il libro per un attimo. Cristo? Era in lui la fine del combattimento? Continuai a leggere.

 

"Ma che dice ella? La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore... se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l'ha risuscitato dai morti, sarai salvato". Romani 10:8-9

 

Posai di nuovo il libro, scuotendo la testa. Era totalmente in contrasto col Corano. I musulmani sapevano che il profeta Gesù era soltanto umano, che l'uomo non morì sulla croce ma fu assunto in cielo da Dio e che un sostituto fu crocifisso al suo posto. Ora, dopo aver soggiornato in un cielo inferiore, questo Gesù sarebbe ritornato un giorno sulla terra a regnarvi per quarant'anni, si sarebbe sposato, avrebbe avuto dei figli e poi sarebbe morto. Avevo sentito difatti che c'era una fossa lasciata appositamente vuota per ricevere i suoi resti a Medina, la città dove anche Maometto è sepolto. Nel giorno della Resurrezione, Gesù sarebbe risorto e giudicato con gli altri uomini davanti all'Onnipotente Iddio. Ma intanto la Bibbia diceva che Cristo era risorto dai morti. O era una bestemmia o...

La mia mente turbinava di pensieri. Sapevo che chiunque si fosse rivolto ad Allah, sarebbe stato salvato. Si doveva credere che Gesù fosse Allah? Perfino Maometto, l'ultimo ed il più grande dei messaggeri di Dio, il Suggello dei Profeti, era soltanto un mortale.

Mi sdraiai sul letto e mi misi una mano sugli occhi. Se la Bibbia ed il Corano rappresentano lo stesso Dio, perché c'è tanta confusione e contraddizione? Come potevano essere entrambi lo stesso Dio se quello del Corano è un Dio di vendetta e punizione mentre quello della Bibbia cristiana è un Dio di misericordia e perdono? Non so a che ora mi addormentai. Di solito non ricordo i miei sogni, ma quella notte lo feci. Il sogno era tanto vivo, i fatti così reali, che trovai difficile, la mattina successiva, credere che fosse soltanto fantasia. Ecco ciò che vidi:

Stavo pranzando con un uomo, che sapevo con certezza fosse Gesù. Era venuto a farmi visita ed a trattenersi con me per due giorni. Si era seduto a tavola di fronte a me ed avevamo mangiato insieme in pace e con gioia. All'improvviso il sogno cambiò. Mi trovavo adesso sulla cima di una montagna con un altro uomo. Aveva un abito lungo e calzava i sandali. Come mai conoscevo misteriosamente il suo nome? Giovanni Battista. Che nome strano. Mi misi a raccontare a questo Giovanni Battista della recente visita di Gesù. "È venuto il Signore ed è stato ospite mio per due giorni", dissi. "Ma adesso se n'è andato. Dov'è? Devo trovarLo! Forse tu, Giovanni Battista, puoi guidarmi da Lui".

Questo fu il sogno. Mi svegliai gridando: "Giovanni Battista! Giovanni Battista!". Nurjan e Raisham si precipitarono nella mia stanza. Sembravano imbarazzate alle mie grida e cominciarono a prepararmi la toilette, con eccessiva minuzia. Mentre si affaccendavano raccontai loro il mio sogno.

"Che bello", disse ridendo scioccamente Nurjan, mentre mi metteva davanti un vassoio colmo di boccette di profumo, "Sì, era un bel sogno benedetto", bisbigliò Raisham, mentre mi spazzolava i capelli. Ero sorpresa che come cristiana, Raisham non fosse più eccitata. Stavo per chiederle di Giovanni Battista, ma mi trattenni; dopo tutto, Raisham era solo una donna semplice di campagna. Ma chi era questo Giovanni Battista? Non avevo trovato ancora il suo nome nella lettura che avevo fatto, finora, della Bibbia.

Nei tre giorni successivi continuai a leggere la Bibbia ed il Corano confrontando l'uno con l'altro. Consultavo il Corano con un certo senso del dovere, poi mi rivolgevo avidamente al libro cristiano, immergendomi nella sua lettura e cercando di capire quel mondo nuovo e confuso che scoprivo man mano. Ogni qualvolta aprivo la Bibbia provavo un senso di colpa. Questo mi derivava forse dalla rigida educazione ricevuta. Anche da adulta, mio padre doveva dare la sua approvazione a qualsiasi libro leggessi. Una volta mio fratello ed io portammo di nascosto un libro nella nostra camera. Anche se era completamente innocuo, eravamo molto spaventati nel leggerlo.

Ora, appena aperta la Bibbia, ebbi la stessa reazione. Un racconto attirò particolarmente la mia attenzione. Parlava dei capi sacerdoti che menarono una donna colta in adulterio davanti al profeta Gesù. Tremai, sapendo quale destino era in serbo per lei. Il codice morale dell'antico Oriente non era molto diverso da quello del nostro Pakistan. Gli uomini della comunità sono obbligati, dalla tradizione, a punire la donna adultera. Quando lessi nella Bibbia della donna che stava davanti ai suoi accusatori, sapevo che i suoi stessi fratelli, zii e cugini le stavano davanti per lapidarla.

Il profeta invece disse: "Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei" (Giov. 8:7).

Rimasi sconvolta mentre con gli occhi della mente vedevo gli uomini andarsene furtivamente. Invece di eseguire una condanna a morte, Gesù aveva costretto gli accusatori ad accettare la propria colpevolezza. Il libro mi scivolò in grembo mentre ero assorta nei miei pensieri. Trovavo così logica, così giusta la sfida del profeta. Quell'uomo diceva il vero.

Tre giorni dopo ebbi un secondo strano sogno: mi trovavo nella mia camera da letto, quando una cameriera venne ad annunziarmi che era venuto un venditore di profumi. Mi alzai dal divano esultante; in quel periodo in Pakistan mancavano i profumi di marca. Temevo di trovarmi a corto del mio lusso favorito. Sempre in sogno dissi alla cameriera di farlo entrare.

Era vestito alla maniera dei venditori di profumo dei tempi di mia madre, quando i mercanti viaggiavano, vendendo la loro mercanzia di casa in casa. Indossava una redingote nera e teneva la merce chiusa in una valigia. L'aprì e tirò fuori un'anfora d'oro. Ne tolse il tappo e me la porse. Appena la vidi trattenni il respiro; il profumo scintillava come cristallo liquido. Stavo per toccare l'anfora, quando egli alzò il braccio.

"No", disse. E tenendo sempre l'anfora in mano andò a posarla sul mio comodino. "Il suo profumo si spanderà in tutto il mondo", disse.

Quando la mattina mi svegliai, il sogno era ancora vivido nella mia mente. Il sole penetrava attraverso la finestra; potevo ancora sentire quel buon profumo, la sua deliziosa fragranza aveva riempito tutta la stanza. Mi alzai e guardai in direzione del comodino, aspettandomi quasi di vedere l'anfora d'oro.

Al suo posto c'era invece la Bibbia!

Mi sentii percórsa da un fremito. Mi sedetti sulla sponda del letto, riflettendo sui due sogni. Che stavano a significare? Non ricordavo sogni da anni ed ora ne ricordavo due, uno dopo l'altro! C'era qualche relazione fra di essi? E c'era qualche riferimento al mio recente scontro con la realtà del mondo soprannaturale?

Quel pomeriggio scesi per la mia solita passeggiata in giardino. Mi sentivo ancora confusa per i sogni fatti, ma sentivo che adesso c'era qualcosa di diverso. Avvertivo una strana contentezza, una gioia, una pace come non l'avevo mai provata prima. Mi sembrava di sentirmi vicino alla presenza di Dio. All'improvviso, mentre passavo dal folto di un boschetto ad una zona aperta, inondata di luce, sentii nell'aria un delizioso profumo. Non era la fragranza dei fiori - era ormai troppo tardi perché ve ne fosse qualcuno ancora in boccio - era un profumo vero e proprio.

Alquanto agitata feci ritorno a casa. Da dove veniva quell'odore? Che mi stava succedendo? Ci sarebbe voluto qualcuno che conoscesse la Bibbia. Avevo già scartato l'idea, affacciatasi alla mente, di rivolgermi ai miei servitori cristiani. In primo luogo era assurdo pensare di ricavare da loro qualche informazione. E poi, con molta probabilità, non avevano nemmeno letto la Bibbia e perciò non avrebbero saputo neppure dirmi di che parlavo. No, dovevo rivolgermi a qualcuno che fosse istruito e che conoscesse le Scritture.

Mentre prendevo in considerazione quel fatto, mi venne un'idea inaccettabile. Scacciai subito quel pensiero. Era proprio l'ultimo posto, dove sarei andata in cerca di aiuto.

Ma quel nome ritornò alla mia mente così insistentemente che alla fine suonai per chiamare Manzur.

"Preparami la macchina". E subito dopo, aggiunsi: "La guiderò io".

Manzur spalancò gli occhi. "Voi?".

"Sì, se non ti dispiace". Se ne andò a malincuore. Ero uscita raramente con la macchina così tardi di sera. Durante la IIa guerra mondiale ero stata un ufficiale dell'Esercito Reale Indiano, divisione donne ed avevo guidato ambulanze e macchine per i più alti gradi dell'esercito, per migliaia di miglia e su ogni tipo di terreno. Ma in tempo di guerra era un'altra cosa ed oltretutto ero sempre in compagnia di qualcuno. Non ci si aspettava che la figlia della casta Nawab, guidasse l'auto, in tempi normali e tanto meno di notte!

Ma non potevo, d'altra parte, rischiare che Manzur venisse a sapere quel che stavo per fare; volevo evitare i conseguenti pettegolezzi della servitù. Ero convinta che esistesse solo una fonte, da cui attingere le risposte alle mie domande: Chi era Giovanni Battista? Cos'era quel profumo che sentivo?

Così, con una certa riluttanza, quella sera mi recai a casa di una coppia che conoscevo appena: il Reverendo David Mitchell e sua moglie. Erano venuti a vedere il mio giardino quell'estate. Essendo missionari cristiani, erano proprio le ultime persone che avrei voluto incontrare...

 

Dal libro PROFUMO DAL PAKISTAN di Bilquis Sheikh, con Richard Schneider. 1980, Crociata del Libro Cristiano - Via Ricasoli, Firenze

 

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