L'alloggio a Labico

 

Erano circa dieci giorni che io e mio fratello qui nel Lazio dormivamo lungo le strade, sulle panchine dei parchi, una o due volte avevamo dormito pure alla stazione. Giorni prima, una mattina, molto presto, mentre eravamo in un piccolo parco di Civitavecchia (ultima settimana del Giugno 1990), avevamo pregato Dio affinché ci provvedesse un letto e un tetto, perchè non ce la facevamo più. Ma ancora Dio non ci aveva esaudito. Eravamo stati presso alcuni locali di culto, ma i fratelli pur conoscendo la nostra situazione non si erano affatto prodigati per offrirci il benchè più modesto alloggio, il che ci fece soffrire molto. Eravamo a Roma, a piazza Esedra (che si trova vicino alla stazione Termini), sul tramontare del sole, si avvicinano dei giovani drogati che ci chiedono dei soldi. Uno di loro, di nome Enzo, mi chiede i soldi per comprare un biglietto; io gli dico che i soldi non glieli dò ma gli posso comprare il biglietto di cui ha bisogno. Colgo subito l'occasione per parlargli del Signore: mentre gli parlo, ci sono dei momenti che chiude gli occhi, abbassa la testa, da pochi minuti si era iniettato nelle vene la droga! Mi fa pietà. Ad un certo punto ci sediamo; gli chiedo se può indicarci un parco e mi suggerisce Villa Borghese. Poi mi chiede: 'Ma voi dove dormite?' Gli rispondo: 'Dove capita, all'aperto. L'altra notte abbiamo dormito su una delle panchine di marmo qui a piazza Cinquecento' (una piazza vicino a piazza Esedra). Quando sente queste mie parole ci dice: 'Venite con me a Labico, ho un piccolo appartamentino di mia nonna, è vuoto'. Pensando che non fosse vero, gli dico di non preoccuparsi, e poi dov'è Labico?' Mi dice che bisogna prendere il treno per Cassino. Sentendo questo gli dico ancora che non se ne parla di lasciare Roma. Ma lui insiste: 'Voi siete due bravi ragazzi e non dovete dormire all'aperto, possono venire dei delinquenti e derubarvi, ecc.; venite con me'. Gli dico di nuovo di no, ma lui mosso da una forza maggiore mi afferra la borsa che avevo in mezzo ai piedi e se la carica sulle spalle e ci dice di seguirlo, al che dico a mio fratello: 'Renato, questo insiste, andiamo con lui!'; pensavamo però che una volta arrivati al suo paese saremmo dovuti subito ritornare a Roma. Ed invece arrivati a Labico, questo giovane drogato ci portò a questo appartamentino di sua nonna in cui ci fece rimanere per circa un mese senza chiederci neppure una lira. Aveva mantenuto la parola. Quella sera ci disse pure queste parole che non dimenticherò mai: 'Per me l'ospitalità è sacra!'.

Un particolare, quando arrivammo alla casa dei suoi genitori dove lui stava, sua madre pensando che fossimo dei drogati pure noi cominciò a gridare sulla soglia di casa, ed eravamo veramente sul punto di tornare a Roma, ma appena suo figlio gli disse che eravamo due 'evangelisti' che parlavamo di Dio, venne fuori e si scusò con noi e ci fece entrare molto gentilmente e ci offerse pure da mangiare. Dopodiché Enzo ci portò all'appartamentino, e prima di giungervi passò da un bar a prendere per noi delle bibite fresche e dei gelati!!!!

Un altro particolare; quella sera in Italia piombò una tristezza enorme, perchè la squadra di calcio italiana perse la semifinale dei campionati del mondo con l'Argentina. Proprio in quei momenti di grande tristezza per le persone del mondo, io e mio fratello eravamo invece stracontenti per la vittoria che ci aveva dato il nostro Dio. Una coincidenza significativa che non dimenticherò mai; anche perchè quando io e mio fratello dormivamo a Civitavecchia e l'Italia vinceva i tifosi venivano con le loro macchine e facevano un tale frastuono tutta la notte che per noi era impossibile dormire.

A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

 

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