Daniele

 

Chi ha fatto il militare da credente (premetto però che io lo feci quando ancora non ero convinto che un cristiano si deve astenere dal farlo) sa quanto sia importante incontrare un fratello in mezzo ad un ambiente così ostile e così malvagio. Ora, io mentre facevo il militare ad Orvieto nel 1985 avevo pregato Dio di farmi incontrare un fratello nella caserma, ma ancora Dio non mi aveva esaudito. Pareva veramente che ogni speranza fosse svanita, quando lo incontrai. Ecco come avvenne quest'incontro memorabile. Io allora ero già caporale istruttore e come tale quando dovevo montare di guardia dovevo fare il capoposto assieme ad un altro caporale semplice, con noi poi montava un caporale maggiore e un sottotenente. Il mio compito da capoposto era quello di portare ogni due ore un turno di nuove guardie alla loro postazione, e poi quello di tenere sempre d'occhio le guardie che erano smontate dal loro turno e di organizzare le pulizie, ed altre cose. Una sera dovetti montare come capoposto; quella sera però non avrei dovuto montare come capoposto, ma gli ordini sono ordini e io ubbidii senza fare storie. Io già montavo di guardia di malavoglia, ma quella sera la malavoglia era doppia. Durante la serata dovetti scegliere (cosa che facevo di solito), tra le guardie che aspettavano il loro turno (le mute di guardie erano tre, mentre una montava le altre due si riposavano), alcune guardie per metterle a fare la squadra di pronto intervento (5 o 6 guardie pronte a intervenire in caso di necessità che si sedevano su una panca fuori all'aperto quando il tempo lo permetteva). Io entrai in una delle camere dove stavano riposandosi delle guardie e ne scelsi alcune a caso. Messesi a sedere sulla panca fuori, volli anch'io mettermi a sedere e così presi uno sgabello e mi sedetti di fronte a loro. Una di queste guardie sedute su quella panca, a cui avevo già parlato del Signore, mi domandò: 'Di che ci parli caporale questa sera?' al che io gli dissi: 'E di cosa vuoi che vi parlo? Dall'abbondanza del cuore la bocca parla?' (E stavo per cominciare ad evangelizzare come facevo di solito) Quando dissi queste parole, una delle guardie sedute mi disse: 'Caporale, queste parole sono scritte nella Bibbia!' al che io gli dissi: 'E io studio la Bibbia', 'Come studia la Bibbia?', replicò lui. Allora io gli dissi: 'Io sono un Cristiano!', 'Ma che tipo di Cristiano?', continuò lui. 'Io sono un Evangelico Pentecostale'. Quando dissi questo, questa guardia esclamò: 'Lo sono anch'io', allora esclamai: 'Pace fratello, come ti chiami?', 'Pace, mi chiamo Daniele!', mi disse, e così incominciammo una lunga discussione fraterna. Io mi sedetti subito vicino a lui e cominciammo a parlare del Signore tra noi due e poi assieme evangelizzammo pure i presenti. La gioia e la meraviglia furono veramente grandi in quei momenti.

Siccome che il tutto era avvenuto sotto gli occhi vigili degli altri che erano presenti, essi rimasero stupefatti che senza che io e Daniele ci fossimo conosciuti prima, avessimo instaurato subito questa affettuosa comunione. Uno di loro mi disse: 'Così ne hai incontrato uno come te!'. Seppi dopo, parlando al telefono con la mamma di questo fratello, che i suoi genitori stavano pregando Dio affinché il loro figlio incontrasse un fratello al militare. Gloria a Dio in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

 

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