La conversione

 

La condizione peccaminosa dell'uomo davanti a Dio

 

La Scrittura dice che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, il che significa che tutti sono schiavi del peccato perché chi commette il peccato è schiavo di esso, e ciò che li aspetta è una vita ultraterrena piena di tormenti perché questa è l’immediata punizione che li aspetta da parte di Dio una volta che essi muoiono. Poi in quel giorno, essi risorgeranno e compariranno davanti a Dio per essere giudicati secondo le loro opere ed essere condannati ad una eternità piena di infamia e di tormento nello stagno ardente di fuoco e di zolfo.

Essendo degli schiavi al servizio dell’iniquità, gli uomini sono corrotti fino alle midolle, nella loro carne non c’è alcun bene, sono incapaci di compiere delle opere buone. Dio è disgustato di questa loro condotta, come fu disgustato ai giorni di Noè quando vide che "ogni carne avea corrotto la sua via sulla terra" (Gen. 6:12), il suo furore gli è montato alle narici, e a suo tempo riverserà la sua ardente ira su questo mondo malvagio. In quel giorno egli sarà senza pietà, romperà i denti in bocca agli empi, farà piovere sopra di loro dei carboni accesi, e lo zolfo e il vento infuocato sarà la parte del calice che essi dovranno bere (cfr. Sal. 11:6). La loro iniquità che adesso li lusinga, Dio gliela farà ricadere sul loro capo, come è giusto che egli faccia.

 

La possibilità per l'uomo di essere perdonato e salvato

 

Ma Dio nella sua misericordia, è pronto a perdonare l’uomo peccatore, e questo perché Egli è pietoso e misericordioso, lento all’ira e di grande benignità. L’uomo quindi ha la possibilità di scampare al giudizio e alla condanna divina. Ma affinché l’uomo peccatore possa ottenere il perdono dei suoi peccati, egli deve ravvedersi e convertirsi secondo che è scritto: "Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati" (Atti 3:19), ed anche: "Lasci l’empio la sua via, e l’uomo iniquo i suoi pensieri: e si converta all’Eterno che avrà pietà di lui, e al nostro Dio ch’è largo nel perdonare" (Is. 55:7).

Ravvedersi significa provare dispiacere e dolore per il male fatto e convertirsi significa abbandonare le proprie vie malvagie e incamminarsi per la via santa e giusta o meglio mettersi a servire l’Iddio vivente e vero con una vita piena di frutti di giustizia. Quando i Niniviti credettero a Giona che annunciava l’imminente giudizio di Dio su di loro a motivo della loro iniquità, essi si convertirono dalla loro via malvagia e difatti Dio nel vedere questo "si pentì del male che avea parlato di far loro e non lo fece" (Giona 3:10). Come si può vedere Dio ebbe pietà di quelle anime perché vide che si pentirono e si convertirono dalle loro iniquità.

E’ bene precisare però che questa conversione a Dio implica il mettersi a credere in Gesù Cristo. Cosa significa ciò? Cioè cosa significa credere in Gesù Cristo? Significa che il peccatore quando si ravvede e decide di convertirsi a Dio, per ottenere la remissione dei suoi peccati, deve credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, morto sulla croce per i nostri peccati e risuscitato dai morti il terzo giorno per la nostra giustificazione (cfr. Rom. 4:25). Egli deve fare propri questi fatti, accettarli per fede, anche se non ne è stato testimone oculare essendo accaduti molti secoli fa. Questi fatti sono perfettamente veraci, la Scrittura ne parla, e la Scrittura è degna di essere creduta qualunque cosa dica perché è ispirata dall’Iddio che non può mentire. Di Gesù Cristo "attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission dei peccati mediante il suo nome" (Atti 10:43).

E’ soltanto mediante la fede in Cristo che si può ottenere la remissione dei propri peccati. Le opere buone, non importa di che genere esse siano, quante siano, e quale sia la religione a prescriverle, non possono in nessuna maniera fare ottenere all’uomo la remissione dei suoi peccati. Se potessero fare questa cosa, Cristo sarebbe morto inutilmente, ossia il suo sacrificio non sarebbe servito a nulla.

La remissione dei propri peccati è una esperienza meravigliosa che tutti coloro che si sono convertiti a Dio mediante Cristo Gesù, hanno sperimentato esattamente nel preciso momento in cui si sono pentiti e si sono convertiti. E’ una esperienza che segna la propria vita, che rimane indelebile nella propria memoria, e che l’uomo o la donna che l’ha sperimentata si sente in obbligo di raccontare agli altri affinché altri possano sperimentarla per la grazia di Dio.

 

Come si arriva alla conversione

 

Secondo quanto insegna la Scrittura, il ravvedimento è Dio a donarlo all'uomo: "Iddio dunque ha dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita" (Atti 11:18); "se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità" (2 Tim. 2:25); "Esso ha Iddio esaltato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e remission dei peccati" (Atti 5:31). Esso dunque non è qualcosa che avviene senza l'intervento di Dio o meglio perchè lo vuole l'uomo, ma un fenomeno che procede da Dio. E la stessa cosa va detta della conversione, anche questa è operata da Dio negli uomini perchè il profeta Elia chiamò Dio "quegli che converte il cuore loro" (1 Re 18:37). Se poi a questo si aggiunge il fatto che la fede è il dono di Dio (cfr. Ef. 2:9), allora il quadro che emerge è che il ravvedimento, la conversione e il mettersi a credere in Gesù Cristo sopraggiungono perchè è Dio a volerli, è Dio a decretarli.

Gli uomini brancolano nel buio senza sapere dove vanno, sono sotto la condanna perchè colpevoli, non meritano nulla da Dio, ma Dio ha decretato di salvare alcuni di essi dandogli il ravvedimento, convertendo il cuore loro e donandogli la fede per essere perdonati e giustificati. Ovviamente, dato che Dio opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà, non tutti vengono da Lui convertiti alla medesima età e nella stessa maniera, per cui i tempi, i modi e le circostanze che caratterizzano la conversione di ognuno sono differenti.

Ognuno quindi ha la sua storia personale. A proposito dei tempi, c'è chi si è convertito da bambino, chi da ragazzo e chi nella mezza età, e chi nella sua vecchiaia. A proposito dei modi e delle circostanze, c’è chi si è convertito dopo avere avuto un sogno o una visione provenienti da Dio; c’è chi si è convertito dopo avere visto una guarigione, o la resurrezione di un morto, o un segno come quello del parlare in altre lingue. C’è chi si è convertito tramite la morte di un suo parente o di un suo conoscente, o in mezzo ad una grave distretta, o semplicemente dopo avere visto il cambiamento operato da Dio nella vita di qualcuno che lui già conosceva, senza quindi avere avuto un sogno, una visione, e senza avere visto nessuna guarigione e nessun miracolo e segno. C’è poi chi si è convertito semplicemente dopo avere letto un particolare passo della Bibbia, o dopo che qualcuno gli ha annunciato il Vangelo, anche in questo caso quindi senza vedere né guarigioni, né miracoli, né segni e prodigi. C'è poi chi si è convertito in altri modi e circostanze che variano a secondo dei casi.

Tutto questo sta a dimostrare che Dio opera negli uomini a suo piacimento, in maniera svariata. Niente di nuovo, perché questo si evince già leggendo le varie conversioni registrate nella Bibbia. Non tutti ai tempi degli apostoli si convertirono dopo avere visto un morto resuscitato, o una guarigione, o un segno, e non tutti si convertirono tramite l’apparizione di Gesù Cristo come nel caso di Saulo da Tarso.

Nondimeno, la cosa più importante non è come Dio porta un anima alla conversione, cosa che comunque ha la sua importanza perché è opera di Dio anche il come l’uomo viene condotto a convertirsi, ma la conversione in sè stessa. E poi, non è che una conversione avvenuta tramite una celeste visione, agli occhi di Dio, abbia più importanza di una avvenuta semplicemente leggendo un passo della Bibbia da soli sopra un monte o in una grotta o rinchiusi in un carcere; no, la conversione è preziosa nella stessa misura non importa quali siano i fattori che l’hanno preceduta o l’hanno caratterizzata. Essa infatti è in ogni caso prodotta dallo Spirito di Dio che dopo avere convinto l’uomo quanto al peccato, lo attira a Cristo il Salvatore che lo perdona e lo riscatta dal presente secolo malvagio.

 

Alcune conversioni trascritte nella Bibbia

 

Vediamo adesso alcune conversioni trascritte nella Bibbia.

Il giorno della Pentecoste, dopo che lo Spirito Santo fu sparso sui discepoli, Pietro predicò ai Giudei riunitisi e circa tremila di loro si convertirono al Signore. Ecco la predicazione di Pietro e il racconto della conversione: "Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso. Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà. E con molte altre parole li scongiurava e li esortava dicendo: Salvatevi da questa perversa generazione. Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone" (Atti 2:22-41).

Un Etiopo, un eunuco, ministro della regina degli Etiopi, si convertì dopo avere sentito Filippo annunciargli Gesù Cristo: "Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. Ed egli, levatosi, andò. Ed ecco un Etiopo, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, il quale era sovrintendente di tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare e stava tornandosene, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro. Filippo accorse, l’udì che leggeva il profeta Isaia, e disse: Intendi tu le cose che leggi? Ed egli rispose: E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida? E pregò Filippo che montasse e sedesse con lui. Or il passo della Scrittura ch’egli leggeva, era questo: Egli è stato menato all’uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. Nel suo abbassamento fu tolta via la sua condanna; chi descriverà la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra. E l’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure d’un altro? E Filippo prese a parlare, e cominciando da questo passo della Scrittura gli annunziò Gesù. E cammin facendo, giunsero a una cert’acqua. E l’eunuco disse: Ecco dell’acqua; che impedisce che io sia battezzato? E comandò che il carro si fermasse; e discesero ambedue nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. E quando furon saliti fuori dell’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l’eunuco, continuando il suo cammino tutto allegro, non lo vide più" (Atti 8:26-39).

Saulo da Tarso, un Fariseo estremamente zelante delle tradizioni ebraiche, si convertì mentre andava a Damasco a perseguitare i santi, mediante una visione in cui gli apparve Gesù. Ecco il racconto fatto da lui stesso davanti ai Giudei a Gerusalemme: "Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, ai piedi di Gamaliele, educato nella rigida osservanza della legge dei padri, e fui zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi; e perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, come me ne son testimoni il sommo sacerdote e tutto il concistoro degli anziani, dai quali avendo pure ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per menare legati a Gerusalemme anche quelli ch’eran quivi, perché fossero puniti. Or avvenne che mentre ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, sul mezzogiorno, di subito dal cielo mi folgoreggiò d’intorno una gran luce. Caddi in terra, e udii una voce che mi disse: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? E io risposi: Chi sei, Signore? Ed egli mi disse: Io son Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. Or coloro ch’eran meco, videro ben la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. E io dissi: Signore, che debbo fare? E il Signore mi disse: Lèvati, va’ a Damasco, e quivi ti saranno dette tutte le cose che t’è ordinato di fare. E siccome io non ci vedevo più per il fulgore di quella luce, fui menato per mano da coloro che eran meco, e così venni a Damasco. Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavan quivi rendevan buona testimonianza, venne a me; e standomi vicino, mi disse: Fratello Saulo, ricupera la vista. Ed io in quell’istante ricuperai la vista, e lo guardai. Ed egli disse: L’Iddio de’ nostri padri ti ha destinato a conoscer la sua volontà, e a vedere il Giusto, e a udire una voce dalla sua bocca. Poiché tu gli sarai presso tutti gli uomini un testimone delle cose che hai vedute e udite. Ed ora, che indugi? Lèvati, e sii battezzato, e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome" (Atti 22:3-16).

Cornelio era un centurione romano che era timorato di Dio, e fu salvato quando l'apostolo Pietro annunciò in casa sua l'Evangelo. Ecco il racconto fatto da Luca: "Or v’era in Cesarea un uomo, chiamato Cornelio, centurione della coorte detta l’Italica’, il quale era pio e temente Iddio con tutta la sua casa, e faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo. Egli vide chiaramente in visione, verso l’ora nona del giorno, un angelo di Dio che entrò da lui e gli disse: Cornelio! Ed egli, guardandolo fisso, e preso da spavento, rispose: Che v’è, Signore? E l’angelo gli disse: Le tue preghiere e le tue elemosine son salite come una ricordanza davanti a Dio. Ed ora, manda degli uomini a Ioppe, e fa’ chiamare un certo Simone, che è soprannominato Pietro. Egli alberga da un certo Simone coiaio, che ha la casa presso al mare. E come l’angelo che gli parlava se ne fu partito, Cornelio chiamò due dei suoi domestici, e un soldato pio di quelli che si tenean del continuo presso di lui; e raccontata loro ogni cosa, li mandò a Ioppe. Or il giorno seguente, mentre quelli erano in viaggio e si avvicinavano alla città, Pietro salì sul terrazzo della casa, verso l’ora sesta, per pregare. E avvenne ch’ebbe fame e desiderava prender cibo; e come gliene preparavano, fu rapito in estasi; e vide il cielo aperto, e scenderne una certa cosa, simile a un gran lenzuolo che, tenuto per i quattro capi, veniva calato in terra. In esso erano dei quadrupedi, dei rettili della terra e degli uccelli del cielo, di ogni specie. E una voce gli disse: Levati, Pietro; ammazza e mangia. Ma Pietro rispose: In niun modo, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla d’immondo né di contaminato. E una voce gli disse di nuovo la seconda volta: Le cose che Dio ha purificate, non le far tu immonde. E questo avvenne per tre volte; e subito il lenzuolo fu ritirato in cielo. E come Pietro stava perplesso in se stesso sul significato della visione avuta, ecco gli uomini mandati da Cornelio, i quali, avendo domandato della casa di Simone, si fermarono alla porta. E avendo chiamato, domandarono se Simone, soprannominato Pietro, albergasse lì. E come Pietro stava pensando alla visione, lo Spirito gli disse: Ecco tre uomini che ti cercano. Lèvati dunque, scendi, e va’ con loro, senza fartene scrupolo, perché sono io che li ho mandati. E Pietro, sceso verso quegli uomini, disse loro: Ecco, io son quello che cercate: qual è la cagione per la quale siete qui? Ed essi risposero: Cornelio centurione, uomo giusto e temente Iddio, e del quale rende buona testimonianza tutta la nazion de’ Giudei, è stato divinamente avvertito da un santo angelo, di farti chiamare in casa sua e d’ascoltar quel che avrai da dirgli. Allora, fattili entrare, li albergò. E il giorno seguente andò con loro; e alcuni dei fratelli di Ioppe l’accompagnarono. E il giorno di poi entrarono in Cesarea. Or Cornelio li stava aspettando e avea chiamato i suoi parenti e i suoi intimi amici. E come Pietro entrava, Cornelio, fattoglisi incontro, gli si gittò ai piedi, e l’adorò. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: Levati, anch’io sono uomo! E discorrendo con lui, entrò e trovò molti radunati quivi. E disse loro: Voi sapete come non sia lecito ad un Giudeo di aver relazioni con uno straniero o d’entrare da lui; ma Dio mi ha mostrato che non debbo chiamare alcun uomo immondo o contaminato. È per questo che, essendo stato chiamato, venni senza far obiezioni. Io vi domando dunque: Per qual cagione m’avete mandato a chiamare? E Cornelio disse: Sono appunto adesso quattro giorni che io stavo pregando, all’ora nona, in casa mia, quand’ecco un uomo mi si presentò davanti, in veste risplendente, e disse: Cornelio, la tua preghiera è stata esaudita, e le tue elemosine sono state ricordate nel cospetto di Dio. Manda dunque a Ioppe a far chiamare Simone, soprannominato Pietro; egli alberga in casa di Simone coiaio, presso al mare. Perciò, in quell’istante io mandai da te, e tu hai fatto bene a venire; ora dunque siamo tutti qui presenti davanti a Dio, per udir tutte le cose che ti sono state comandate dal Signore. Allora Pietro, prendendo a parlare, disse: In verità io comprendo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone; ma che in qualunque nazione, chi lo teme ed opera giustamente gli è accettevole. E questa è la parola ch’Egli ha diretta ai figliuoli d’Israele, annunziando pace per mezzo di Gesù Cristo. Esso è il Signore di tutti. Voi sapete quello che è avvenuto per tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; vale a dire, la storia di Gesù di Nazaret; come Iddio l’ha unto di Spirito Santo e di potenza; e come egli è andato attorno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perché Iddio era con lui. E noi siam testimoni di tutte le cose ch’egli ha fatte nel paese de’ Giudei e in Gerusalemme; ed essi l’hanno ucciso, appendendolo ad un legno. Esso ha Iddio risuscitato il terzo giorno, e ha fatto sì ch’egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma ai testimoni ch’erano prima stati scelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare ch’egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti. Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome. Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio. Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi? E comandò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Allora essi lo pregarono di rimanere alcuni giorni con loro" (Atti 10:1-48).

Tutti gli abitanti di Lidda e del pian di Saron si convertirono al Signore dopo avere visto una guarigione compiuta da Pietro nel nome di Gesù Cristo: "Or avvenne che Pietro, andando qua e là da tutti, venne anche ai santi che abitavano in Lidda. E quivi trovò un uomo, chiamato Enea, che già da otto anni giaceva in un lettuccio, essendo paralitico. E Pietro gli disse: Enea, Gesù Cristo ti sana; levati e rifatti il letto. Ed egli subito si levò. E tutti gli abitanti di Lidda e del pian di Saron lo videro e si convertirono al Signore" (Atti 9:32-35).

Molti abitanti di Ioppe si convertirono al Signore dopo avere sentito che Dio aveva risuscitato Tabita: "Or in Ioppe v’era una certa discepola, chiamata Tabita, il che, interpretato, vuol dire Gazzella. Costei abbondava in buone opere e faceva molte elemosine. E avvenne in que’ giorni ch’ella infermò e morì. E dopo averla lavata, la posero in una sala di sopra. E perché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, gli mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio venisse fino a loro. Pietro allora, levatosi, se ne venne con loro. E come fu giunto, lo menarono nella sala di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, e mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentr’era con loro. Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita, levati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere. Ed egli le diè la mano, e la sollevò; e chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. E ciò fu saputo per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore" (Atti 9:36-42).

Sergio Paolo era un proconsole romano che si convertì a Cristo dopo avere sentito predicare il Vangelo e dopo avere visto con i suoi occhi un tremendo giudizio di Dio cadere su un falso profeta. Ecco il racconto biblico: "Poi, traversata tutta l’isola fino a Pafo, trovarono un certo mago, un falso profeta giudeo, che avea nome Bar-Gesù, il quale era col proconsole Sergio Paolo, uomo intelligente. Questi, chiamati a sé Barnaba e Saulo, chiese d’udir la parola di Dio. Ma Elima, il mago (perché così s’interpreta questo suo nome), resisteva loro, cercando di stornare il proconsole dalla fede. Ma Saulo, chiamato anche Paolo, pieno dello Spirito Santo, guardandolo fisso, gli disse: O pieno d’ogni frode e d’ogni furberia, figliuol del diavolo, nemico d’ogni giustizia, non cesserai tu di pervertir le diritte vie del Signore? Ed ora, ecco, la mano del Signore è sopra te, e sarai cieco, senza vedere il sole, per un certo tempo. E in quell’istante, caligine e tenebre caddero su lui; e andando qua e là cercava chi lo menasse per la mano. Allora il proconsole, visto quel che era accaduto, credette, essendo stupito della dottrina del Signore" (Atti 13:6-12).

Lidia era una negoziante di porpora della città di Tiatiri, e si convertì nella città di Filippi tramite la predicazione di Paolo secondo che è scritto: "Perciò, salpando da Troas, tirammo diritto, verso Samotracia, e il giorno seguente verso Neapoli; e di là ci recammo a Filippi, che è città primaria di quella parte della Macedonia, ed è colonia romana; e dimorammo in quella città alcuni giorni. E nel giorno di sabato andammo fuor della porta, presso al fiume, dove supponevamo fosse un luogo d’orazione; e postici a sedere, parlavamo alle donne ch’eran quivi radunate. E una certa donna, di nome Lidia, negoziante di porpora, della città di Tiatiri, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. E dopo che fu battezzata con quei di casa, ci pregò dicendo: Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate in casa mia, e dimoratevi. E ci fece forza" (Atti 16:11-15).

Il carceriere di Filippi fu salvato con tutta la sua casa dopo che fu testimone di un tremendo terremoto mandato da Dio secondo che è scritto: "E avvenne, come andavamo al luogo d’orazione, che incontrammo una certa serva, che avea uno spirito indovino, e con l’indovinare procacciava molto guadagno ai suoi padroni. Costei, messasi a seguir Paolo e noi, gridava: Questi uomini son servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza. Così fece per molti giorni; ma essendone Paolo annoiato, si voltò e disse allo spirito: Io ti comando, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei. Ed esso uscì in quell’istante. Ma i padroni di lei, vedendo che la speranza del loro guadagno era svanita, presero Paolo e Sila, e li trassero sulla pubblica piazza davanti ai magistrati, e presentatili ai pretori, dissero: Questi uomini, che son Giudei, perturbano la nostra città, e predicano dei riti che non è lecito a noi che siam Romani né di ricevere, né di osservare. E la folla si levò tutta insieme contro a loro; e i pretori, strappate loro di dosso le vesti, comandarono che fossero battuti con le verghe. E dopo aver loro date molte battiture, li cacciarono in prigione, comandando al carceriere di custodirli sicuramente. Il quale, ricevuto un tal ordine, li cacciò nella prigione più interna, e serrò loro i piedi nei ceppi. Or sulla mezzanotte, Paolo e Sila, pregando cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano. Ad un tratto, si fece un gran terremoto, talché la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si apersero, e i legami di tutti si sciolsero. Il carceriere, destatosi, e vedute le porte della prigione aperte, tratta la spada, stava per uccidersi, pensando che i carcerati fossero fuggiti. Ma Paolo gridò ad alta voce: Non ti far male alcuno, perché siam tutti qui. E quegli, chiesto un lume, saltò dentro, e tutto tremante si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; e menatili fuori, disse: Signori, che debbo io fare per esser salvato? Ed essi risposero: Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua. Poi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua. Ed egli, presili in quell’istessa ora della notte, lavò loro le piaghe; e subito fu battezzato lui con tutti i suoi. E menatili su in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e giubilava con tutta la sua casa, perché avea creduto in Dio" (Atti 16:16-34).

 

Alcune parole di esortazione

 

Fratello nel Signore, ti esorto a rallegrarti nel Signore e a lodare il Signore per la conversione da te sperimentata per la grazia di Dio, sì perché anch’essa è opera di Dio. E non ti stancare di parlarne a tutti, di farla conoscere, perché Dio vuole che tu parli e non che ti taccia a riguardo. Racconta anche tu come il Signore ha avuto pietà di te. E persevera nella fede fino alla fine onde in quel giorno tu possa ottenere la corona della vita, non ti tirare indietro perchè altrimenti te ne andrai in perdizione.

A te invece che ancora sei schiavo del peccato, senza speranza e senza pace in mezzo a questo mondo malvagio, ti dico di pentirti dai tuoi peccati e di convertirti dalle tue vie malvage, credendo che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione. Sperimenterai così il perdono dei tuoi peccati, la pace e la gioia della salvezza, che nessun altro e niente altro all’infuori di Gesù Cristo ti possono dare. Non ti illudere, la religione che professi, non importa se è quella della Chiesa Cattolica romana, o quella Induista, o quella Buddista, o quella Mussulmana, o finanche quella Protestante (sì perché purtroppo esiste anche una religione Protestante che è morta al pari di tutte le altre religioni) non ti possono salvare, sappilo. Chi ti può salvare è solo Gesù Cristo, a lui ti devi convertire dalle tue vie malvagie, in Lui tu devi credere se vuoi essere salvato ed avere la vita eterna. Tu devi avere una esperienza personale con il Signore, tu devi sperimentare una conversione, altrimenti rimarrai perduto per l’eternità.

 

Un avvertimento

 

La Scrittura parla dell'esistenza di falsi fratelli - e quindi di falsi convertiti - ai giorni degli apostoli; ne parla Paolo in due occasioni, anzi in tre. L'apostolo infatti dice di essere stato "in pericoli tra falsi fratelli" (2 Cor. 11:26) e che a Gerusalemme "neppur Tito, che era con me, ed era greco, fu costretto a farsi circoncidere; e questo a cagione dei falsi fratelli, introdottisi di soppiatto, i quali s’erano insinuati fra noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, col fine di ridurci in servitù. Alle imposizioni di costoro noi non cedemmo neppur per un momento, affinché la verità del Vangelo rimanesse ferma tra voi" (Gal. 2:2-5). Come si può dunque vedere uno dei pericoli corsi da Paolo per via dei falsi fratelli fu quello di essere rimesso da costoro sotto il giogo della legge da cui Cristo ci ha riscattati. La stessa cosa avviene oggi per via dei falsi fratelli di oggi che si insinuano nelle chiese, perchè anche costoro cercano di imporre ai santi dei precetti mosaici che hanno come fine quello di fare ricadere i credenti sotto la legge. La terza occasione in cui Paolo menziona dei falsi fratelli è quando egli parla dei falsi apostoli presenti nella Chiesa di Corinto, ecco quanto scrive di costoro: "Poiché cotesti tali sono dei falsi apostoli, degli operai fraudolenti, che si travestono da apostoli di Cristo. E non c’è da maravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque gran che se anche i suoi ministri si travestono da ministri di giustizia; la fine loro sarà secondo le loro opere" (2 Cor. 11:13-15). Come potete vedere Paolo definisce costoro degli operai fraudolenti e dei ministri di Satana, le loro opere lo testimoniano. Anche in questo caso occorre dire che anche oggi esistono di questi falsi apostoli nella Chiesa che si riconoscono dalla loro condotta fraudolenta infatti sono degli operatori di scandali, adulteri, ladri, oltraggiatori, dissoluti, ecc.

Badate dunque a voi stessi, fratelli, e guardatevi dai falsi fratelli non cedendo neppure per un momento alle loro imposizioni e alle loro lusinghe. Resistetegli in faccia, confutando pubblicamente e privatamente le loro false dottrine e riprovando vigorosamente la loro condotta fraudolenta.

 

Giacinto Butindaro

 

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