Dalle tenebre alla meravigliosa luce del Signore

La testimonianza di Pino Scalabrino

(ex-sacerdote cattolico romano)

 

Quando a 25 anni, il 9 luglio 1966, dopo tredici anni di Seminario, venivo ordinato sacerdote nella diocesi di Policastro (Sa), non immaginavo mai che 10 anni dopo avrei lasciato il sacerdozio e avrei scelto l'EVANGELO, dopo aver scoperto che servivo non Gesù, ma la Chiesa Romana, un potente impero spirituale e le sue Leggi, simili a quelle dell'Antico Testamento, che non liberano, ma incatenano le coscienze. Rendo grazie a DIO PADRE, che, dopo un periodo di agnosticismo, di ricerca, di profonda crisi e lacerazione interiore (5 lunghi anni) mi "HA LIBERATO DALLA BOCCA DEL LEONE" (2 Tim. 4:17), e mi ha chiamato "DALLE TENEBRE ALLA SUA MERAVIGLIOSA LUCE" (1 Piet. 2:19) e mi ha salvato in Cristo Gesù per grazia mediante la fede, ponendomi al servizio del Figlio Suo e dell'Evangelo.

 

Ricordo nella mia vita di prete che col passare del tempo l'autorità ecclesiastica venne soffocando la mia fede e il mio amore per la realizzazione dell'Evangelo, eppure la Parola di Dio dice: "Non spegnete lo Spirito, esaminate ogni cosa, ritenete il bene" (1 Tess. 5:19-21).

Mi accorgevo sempre di più che la Parola di Dio diceva certe cose ed io ero invece obbligato dalle tradizioni a farne altre. Data la mia contestazione e le mie aperture ideali (più volte fui accusato di protestantesimo nella predicazione) fui mandato, al fine di calmarmi, a Roma, dove rimasi due anni, laureandomi in Teologia e facendo in una parrocchia di città le esperienze a cui accennerò.

Mi avevano inculcato che ero "SACERDOTE IN ETERNO SECONDO L'ORDINE DI MELCHISEDEC" (Salmo 110:4), e che avevo ricevuto un carattere sacro ed indelibile, ma non avevo mai letto la Scrittura che dice che "SOLO GESU' E' SACERDOTE IN ETERNO" per giuramento da parte di Dio e il suo sacerdozio non si trasmette come quello levitico dell'Antico Testamento.

 

Lentamente mi accorsi di fare il sacerdote pagano, obbligato ad amministrare sacramenti e benedizioni come magie mentre l'apostolo Paolo afferma: "Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare" (1 Cor. 1:17). Pertanto cominciai a provare un certo fastidio nel battezzare i bambini di non credenti e non praticanti, dubitando sulla sua efficacia meccanica di salvezza; anche nelle cresime ero molto scettico: non riuscivo a credere che con la unzione di olio sulla fronte e un piccolo schiaffo si potesse ricevere la pienezza dello Spirito Santo, il quale "SOFFIA DOVE VUOLE". Quanto all'eucarestia, celebrare la messa diventava per me sempre più un supplizio, anche se lo facevo con devozione, perché non avevo attorno all'altare una comunità effettiva, ma solo un'agregazione di persone legate da un precetto domenicale e da una pia devozione personale, ma senza comunione e comunicazione fra loro. E poi non mi piaceva che alla messa fosse sempre legata un'offerta in danaro per i defunti. Come poteva la messa essere un SACRIFICIO e togliere i peccati dei morti, se Gesù aveva già offerto un sacrificio per i peccati? Un altro supplizio erano le confessioni (soprattutto nel periodo pasquale secondo il precetto della Chiesa Romana), quando ero costretto ad ascoltare i peccati di interminabili file di penitenti e al termine ripetere: "io ti assolvo dai tuoi peccati". La Scrittura dice: "Ma chi può rimettere i peccati se non uno solo, Dio?" e "Confesserò le mie trasgressioni al Signore", e non all'uomo.

Per 10 anni ho vissuto nella lotta: da una parte le esigenze del vero Evangelo e dall'altra le esigenze della Chiesa Romana, ma a prevalere erano sempre quest'ultime con le loro leggi e tradizioni e mai la Parola di DIO.

 

Al mio rientro da Roma finii in una parrocchia della Lucania, dove più volte mi scontrai col parroco e coi miei superiori, i quali finirono con l'emarginarmi in vari modi e ridurmi al silenzio. Mi ricordo che un giorno un mio superiore mi apostrofò di eresia, perché cercavo di insegnare a mettere in pratica la Parola di Dio piuttosto quella del papa, dei cardinali e dei vescovi, che il mio superiore sosteneva, essere la vera chiesa, mentre io vedevo come vera Chiesa quella non gerarchica, ma carismatica dei credenti in Cristo Gesù e nel suo Evangelo.

 

Avevo capito che i superiori volevano solo salvaguardare le strutture secolari di potenza umana e potere spirituale della Chiesa Romana, mantenendo nell'ignoranza della Parola di Dio il popolo. Di fronte a questo ruolo antievangelico, contrariato, esasperato e deluso, finii con l'abbandonare il sacerdozio e la fede nella chiesa.

 

Partii così per il Nord, trovando un lavoro a Gallarate (Va), dopo essermi laureato in Filosofia, ma sentivo in me rimorsi e angosce, complessi di colpa e di peccato, vivendo così ai limiti della nevrosi e della psicopatia: era la voce della Chiesa Romana che mi aveva plagiato e ora mi perseguitava come "Giuda" traditore, annunciandomi non salvezza e grazia, ma giudizio e condanna. Mi detti allora per l'ennesima volta alla ricerca della Verità, ma non la trovai né nella Filosofia che insegnavo e né nella Teologia che avevo studiato, e né nelle varie esperienze religiose che qua e là intrapresi (parrocchie, comunità di base, rinnovamento cattolico, cartomanzia, astrologia, Hare Krishna). Rimasi ancora deluso! Imboccai la strada dell'agnosticismo e il Cristianesimo rimaneva per me solo un capitolo di storia, un fenomeno carismatico (1 Cor. 12) durato tre secoli di vita e vedevo il Cattolicesimo come un fenomeno istituzionale deviato e deviante, tutt'al più pensavo a un prolungamento del primitivo Cristianesimo nelle varie eresie fino a Lutero ed oltre. Ma oggi dov'erano i veri cristiani?

 

Ogni tanto aprivo la Bibbia che avevo portato con me, qualche volta pregavo: "O Dio, se ci sei, fà ch'io ti incontri!" e il mio Signore non mi abbandonò, ma ascoltò "LA VOCE DELLA MIA SUPPLICA". Infatti un giorno trovai un foglietto per terra, dove c'era scritto: "UNA BUONA NOTIZIA". Lo lessi ed entrai per la prima volta in una comunità evangelica, senza rivelare la mia identità passata.

 

Lentamente il mio Signore cominciò ad operare in me: non era il Gesù gestito e manipolato come un idolo dalla Chiesa Romana, ma il Gesù che Paolo affermava "ESSERE VIVO", il Gesù risorto dell'Evangelo che sentivo presente in quella piccola comunità, battezzata dallo Spirito Santo promesso da GESU' CRISTO il VIVENTE.

 

Scesi nelle acque battesimali, ubbidendo al comando di Gesù: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato, sarà salvato" (Marco 16:16). Scelsi Gesù come mio personale Salvatore, ne risalii libero come "UNA NUOVA CREATURA", nella quale le cose vecchie sono passate e sono diventate nuove.

 

Fratello, sorella, chiunque tu sia: sappi che Cristo ci ha liberati, che solo la Verità ti farà libero. E la Verità è solo Gesù Cristo. Cercalo anche tu, e lo troverai!

 

Pino Scalabrino

ex sacerdote

dottore in Teologia e Filosofia

 

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