La conversione di Nicola Baldacci raccontata da lui medesimo

 

Prima della mia salvezza

Nacqui in Pescara il 5 Gennaio 1910. Sin dall’età di 7-8 anni cominciai a conoscere e praticare le opere peccaminose… Verso quell’età trafugai nella tasca della giacca di mio padre un mezzo sigaro, l’accesi e mi misi a fumare; ma dopo poco mi sentii molto male che mi sembrava di morire. Questo vizio peccaminoso del fumo cominciò piano piano sin da circa 9 anni ad impossessarsi di me, divenendo suo schiavo fino all’età di 20 anni.

Un giorno, mentre tornavo da scuola, se non mi avesse aiutato un uomo a tirarmi fuori sarei annegato in un pozzo profondo dove tentavo di scendere imprudentemente, aggrappandomi ad un tubo.

Sempre, mentre tornavo da scuola mi avventurai a salire più volte in una ciminiera altissima di una fornace aggrappandomi ai ganci di ferro che stavano nell’interno del camino semiconsumati dal fuoco, sfociando fino alla cima, dove cercavo d’alzarmi all’impiedi sopra il muricciolo del camino cercando di reggermi alla verga di ferro del parafulmine, ma il muricciolo in quel mentre si fendé, e mancò poco che io non precipitassi nel vuoto profondo… Quando uscii dal camino di quella fornace ero tutto nero.

Cessai la scuola all’età di circa 10 anni, cominciai a zappare il terreno a fianco di mio padre e di mio fratello più grande.

Spesso rubavo del denaro a mio padre e mi allontanavo di casa per diversi giorni senza tornare; le notti le passavo a volte dentro dei tubi di cemento lungo le strade sotto le cunette, a volte sotto qualche capanna in campagna e via di seguito, alimentandomi solo d’un po’ di frutta acerba e di quella roba malsana che si trova lungo le siepi. Quando arrivavo all’estremo esaurimento fisico, mi ripresentavo alla porta di casa dove i miei genitori mi forzavano di rientrare. Riuscivo con vergogna a rientrare e mangiare dopo circa una settimana la minestra e godere il dolce riposo del letto. Poi la mattina facevo i conti con i miei genitori passandomi la verga giustamente come meritavo…; ma poi tornavo a rifare la stessa vita…

Una notte, sotto il pallido splendore della luna, verso il mese di luglio mi trovavo ad errare fuori casa in campagna con molto turbamento nel cuore… Mentre camminavo verso l’una di notte in mezzo ad un vigneto, mi vidi di fronte uno spettro spaventevole (forse un angelo di Satana? Non lo so) oltre 2 metri di altezza, vestito di nero che stava per afferrarmi con le mani. Gettai un grido di spavento e mi misi a correre su per la collina di quel vigneto con i capelli alzati per la grande paura… Così pieno di terrore, andai a bussare alla finestra d’un mio amico (M.V.), che aprì, mi fece entrare e coricare nel suo letto a fianco a lui.

Questa vita di randagio durò per oltre 2 anni. Se mio padre avesse usato una lunga catena di ferro con un lucchetto attaccato ad un mio piede e l’altro legato a qualche albero e mi avesse fatto lavorare vicino a lui e tenuto dentro casa anche di notte, penso che mi avrebbe beneficiato e corretto. Sembra una esagerazione ma per correggere la mia vita tale disciplina sarebbe stata adeguata.

Un giorno, verso sera, un uomo (D.M.) malvagio ed ubriaco che metteva sempre sottosopra la sua famiglia, puntò la pistola verso il petto di sua zia (F) ma non lasciò partire il colpo per risparmiare la bambina che aveva tra le braccia. Nel frattempo si rivoltò, mi vide vicino a lui e puntò l’arma verso di me. A tale vista mi mise alla fuga e a gridare per la grande paura. Se quell’uomo lasciava partire il colpo già sarei morto.

Una domenica mattina mio fratello maggiore, col fucile carico del babbo stava per spararmi; per difendermi cominciai dal tetto della casa pianoterra a tirare velocemente dei coppi contro di lui per impedirgli di puntare il fucile contro di me. Poi mi chinai e riuscii a fuggire; lui inseguendomi col fucile non mi raggiunse.

Un pomeriggio festivo, con un altro ragazzo (B.S.) montammo sopra una grande motocicletta a barchetta in sosta. Altri ragazzetti spingevano su e giù la moto. Mentre quest’altro ragazzo in sella toccava le marce, il mezzo sopra cui stavamo si mise in moto lungo la discesa; il mio compagno riuscì a scendere; mentre io marciavo con la moto dentro la barchetta a grande velocità che forse sorpassava i 100 km. all’ora. Ad un certo punto la moto precipita dentro una scarpata ribaltandosi due tre volte. In tale situazione io dovevo morire o almeno restare gravemente ferito. Non riesco a spiegarmi come, mi ritrovai sbalzato fuori, illeso…

Sembrerà troppo azzardato, ma debbo confessare che mentre il mondo ripete annualmente una festa ad un idolo dove nella mia contrada per quanto le persone erano dei gonzi insensati, lo coronavano di denaro che vi buttavano. Di quel denaro che io desideravo avere per spenderlo nella mia vita sregolata e peccaminosa. Infatti mentre non v’era nessuno che mi vedeva, e sembravo pregare inginocchio di fronte a questa statua, stendeva a mia volta la mano per prendere il denaro che gli era stato offerto e me lo mettevo in tasca, promettendogli che per ricompenso l’avrei portato a spasso con le mie spalle in processione quando divenivo più grande. Considerandolo d’accordo con me per avermi permesso di prendere il suo denaro, ripetetti più volte senza complimenti la mia rapace opera…

Un giorno in una festa dedicata ad un altro idolo, cercai insieme ad un altro ragazzetto come me (V.M.) di rubare in una bancherella di giocattoli. La prima volta mi andò bene; ma come cercai d’avvicinarmi per la seconda volta, il propietario che non era un idolo mutolo mi riconobbe e mi scagliò una forte bastonata sopra il naso da romperlo e da procurarmi acuti e spasimanti dolori per molti giorni. Pure nella ricorrenza di questa festa idolatra, insieme allo stesso ragazzetto cominciammo a fare da veri padroni sopra ad una giostra girevole, chiedendo soldi a coloro che stavano sopra la giostra seduti su poltrone e cavallucci. Dopo aver riscosso come padroni un po’ di soldi da un certo numero di persone, saltavamo dalla giostra per non cadere nelle mani dei veri padroni. In un giorno di vendemmia fui legato come al solito ad un albero di mandorlo di fronte alla casa per aver percossa mia sorellina Carmela. Una mia zia con un’altra donna per quanto furono impressionate nel vedermi legato lasciarono di vendemmiare e se ne tornarono a casa loro. Ma sciolto che fui, per vendicarmi delle donne che componevano la squadra le quali si erano beffate di me, mentre io mi trovavo legato; raccolsi un discreto numero di pietre e cominciai dall’alto di una rupe a tirarle verso la squadra mettendola in precipitosa fuga per il vigneto…

Da 12 a 13 anni passai la mia età lavorando alla fornace di mattoni.

Mentre lavoravo alla fornace, vi fu una piccola questione tra me ed un altro, per vendicarmi, stavo per dare una coltellata alla schiena dell’offensore (P.C.). Ma una donna (C.L.) gridò l’allarme, e questo giovane fece appena in tempo a fuggire, e io fui liberato da tale dramma che mi avrebbe condotto alle carceri…

Sempre alla fornace, nella giacca di un mio amico (A.F.) rubai il portafogli con una buona somma di danaro…

Sempre quando lavoravo alla fornace, non ricordo il motivo, inseguii un ragazzo (L.T.) col coltello aperto; questo ragazzo fuggì in casa di F.D., per scampare e si andò a nascondere sotto il letto.

Pure in quei giorni, un altro ragazzo più grande di me (C.S.), non ricordo la questione, m’inseguì con un coltellone affilato che se mi avesse raggiunto mi avrebbe ucciso…

In un giorno festivo del mese di luglio verso l’età di 12 anni mi recai in mattinata dal noleggio e presi in affitto per 30 minuti una bicicletta. In quel tempo una bicicletta aveva più valore forse di una automobile di oggi. Dopo essermi stancato tutta la giornata sopra la bicicletta per una diecina di ore, m’avviai per riconsegnarla. Giunto ad un centinaio di metri dal noleggio pregai un ragazzetto più piccolo di me, e feci riportare la bicicletta al noleggio, ed io mi misi sulla via di ritorno di casa che stava lontano oltre 4 km. Rivoltandomi, dopo percorso un 600 metri vidi a circa 200 metri di distanza il propietario della bicicletta con un altro giovane in bicicletta i quali crearono in me grande paura ed imbarazzo… Se fuggivo per la campagna sarei stato da loro raggiunto ed avrei avuto la peggio. Bisognava inventare qualcosa di nuovo per essere liberato. Raggiunto che fui, mi dissero con parole forti e minacciose: "Ahi! farabutto, paghi ora le 10 ore in più della bicicletta in affitto che hai preso questa mattina. Paghi, su! su! se no avrai botte…"

Essendo che quando andai a prendere la bicicletta io portavo un berretto rosso, e poi il giorno a casa me lo tolsi, cominciai a giustificare la mia posizione, dicendo: "Sentite, se mi volete dare botte fate pure perché siete più grandi di me e sono nelle vostre mani, però voi vi sbagliate perché io oltre che non sono venuto a prendere la bicicletta, non ci so andare sopra". Mi dissero: "Tiè, prova ad andare con la bicicletta". Provai e caddi sul ciglio della strada sopra la bicicletta. Non si persuasero e continuarono ad insistere con minacce che ero stato proprio io a prendere in affitto la bicicletta. Allora proseguii l’invenzione, dicendo: "Io sono gemello, l’altro mio fratello che è tanto cattivo non fa altro che rubare dei soldi a nostro padre e poi si assenta di casa per andare commettendo cattive azioni da dare tanto dispiacere a nostro padre che da lungo tempo l’ha fatto cadere malato e nostra madre non fa altro che piangere sempre. Io sono uscito in cerca di lui e l’ho trovato poco prima che voi mi raggiungeste all’imbocco di questa via Malagrida e lui tutto spaventato da pensieri si mise a correre. Io gli gridavo dietro dicendo di tornare a casa e riportare i soldi rubati a nostro padre che per il dispiacere stava quasi morendo. Ma lui non mi ha dato retta e continuava a correre come se alcuno l’inseguisse; e questo mi fa pensare che forse sarà stato lui ad affittare la bicicletta. Cercate di raggiungerlo con le biciclette e lo potete riconoscere dal berretto rosso che porta in testa. Quando sentirono il berretto rosso ebbero come una conferma e cominciarono a credere alle mie parole perché ricordavano di questo segnale e si misero a correre per raggiungerlo.

Un pensiero mi diceva di fuggire per la campagna per dileguarmi da loro; un altro pensiero era di rimanere impassibile nella mia serietà.

Dopo un 10 minuti tornarono indietro da me riprendendo il colloquio minaccioso perché non avevano raggiunto nessuno. Allora io continuai: "Si vede che si sarà dato per la campagna per non farsi prendere. Se riuscite a prenderlo dategli tante di quelle botte e denunziatelo e fatelo andare carcerato perché sta rovinando la nostra casa. Se volete venire a casa mia andiamo così vi rendete conto di quello che vi sto dicendo".

Così mi lasciarono dicendomi che se non andavo a pagare le 10 ore in più avrebbero esposto denunzia.

Andavo soliloquando: "meno male che me la sono scampata!…"

Ma dopo circa 20 minuti che ero giunto alla Croce di Ciattoni, di nuovo vengo raggiunto da quei due con le biciclette, dicendomi: "Abbiamo ripensato e deciso di venire a casa tua da tuo padre; monta con noi avanti alla bicicletta".

Qui ora occorreva un’altra nuova invenzione per la mia liberazione. Giunto alla curva del bivio a 2 km. dalla mia abitazione, invece di far loro proseguire la via che conduceva verso casa mia li feci deviare per la via del Fosso Grande: Dopo inoltratoci per circa 2 km. per quella via indicai loro per mia casa, un’altra contrada che si vedeva sopra una collina lontana. In quella contrada io trovavo dei forti difensori nelle persone di (G.T., V.T., A.T.) ecc. uomini forti di fornace che non ragionavano ma che senz’altro quei due con tutte le loro ragioni sarebbero stati torturati e conciati ben bene con la perdita anche delle biciclette. Camminarono ancora sorpassando altri due bivi, ma… alla fine si scoraggiarono e se ne tornarono definitivamente, indietro ed io per le scorciatoie me ne tornai a casa.

Dopo divenni un suo cliente comperandoci alcune biciclette nuove… Cercai, dopo la mia conversione, di evangelizzarlo ricordandogli anche questo episodio ma lui non ricordava niente.

Verso i 14 e 15 anni passai la mia età facendo il manovale presso i muratori. Durante il pranzo asciutto del giorno, mentre lavoravo con i muratori, stavo consumando con un altro (A.M.) una piccola anguria a fianco la strada: Un passante della mia età prese un pugno di polvere e lo buttò sopra l’anguria; mi alzai, e il temperino che avevo tra le mie mani glielo conficcai nella pancia e ne penetrò leggermente… Per alcuni anni, ogni volta che m’incontravo con questo mio pari dovevamo acciuffarci a pugni.

Per non farla lunga, otto persone (B.U., C.E., S.D., M.A., C.M., M.M., V.M., C.F.) colpii con sassi; ad uno gli offesi un occhio; ad altri due gli spaccai la testa ed agli altri li offesi in altre parti…

Morsicai quattro persone (C.P., C.N., U.R., C.A.). Uno di essi mi aprì una causa…A fine causa le spese ricadde su di lui, e io fui condannato a 5 anni di pena condizionale.

Verso l’età di 16 anni andai ad imparare il barbiere. In seguito mi aprii un negozio. Avevo molta clientela, ma il guadagno se ne andava tutto per pagare i debiti che facevo presso i bar ed altri luoghi dove giocavo e sperperavo il mio denaro. In questi luoghi peccaminosi spesso avvenivano risse…

Verso l’età di 17 anni, quando avevo il negozio da barbiere in Piazza S. Giovanni, ebbi un tafferuglio con V. e D.A. padre e figlio contro di me. Per vendicarmi delle mie ragioni… mi misi a letto creando una ferita mediante false applicazioni con inchiostro nero e sughero bruciato. Quando venne il medico (R.P.) e fece il verbale della querela a carico dei due summenzionati non si accorse che era una falsa ferita. Quei due, vedendosi querelati, per tema che uno di essi non avrebbe perduto l’impiego statale corse subito da me a fare l’accordo dando alla mia richiesta lire 300 (cifra considerevole in quel tempo). Così insieme ad un altro ragazzone (D.D.), fornitoci di una macchina fotografica ce ne andammo in villeggiatura in montagna con tanti programmi fanciulleschi… Il resto della cifra delle lire 300 l’andai a consumare da solo nella famosa Città di Roma. Dopo trascorso circa 10 giorni a Roma tornai a casa senza soldi e con la fame…

A causa della mia vita sregolata mi diedero per soprannome "il fiore del peperone amaro".

Mio fratello maggiore che tornò dalla vita militare dove ricevette l’evangelizzazione della grazia del Signore Gesù Cristo e fu salvato, mi parlò dell’Evangelo, ma non gli diedi ascolto in quel momento.

Riflettendo oggi sopra a tutti questi episodi della mia vita e come Satana ha cercato in mille modi di farmi soccombere io dovevo o in un modo o in un altro morire. Ma ora conosco che Iddio non ha permesso la mia morte perché mi doveva redimere col sangue del Patto Eterno che il suo santo Figliuolo Gesù Cristo sparse sul legno della croce, e farmi un suo figliuolo perché io lo servissi quaggiù, e pure in cielo con tutti i santi.

Ero tenebre nel mondo

Ero folta oscurità;

Quello ch’ero nol nascondo,

Ero tutto iniquità.

Ero contro al Padre in cielo,

Bestemmiavo il suo voler;

Mi beffavo del Vangelo,

E di chi seguiva il ver.

Quello ch’ero nol nascondo

Nel cospetto del Signor;

Ero lebbra in questo mondo,

Ero un capo peccator.

 

Dopo la mia salvezza

Infatti più tardi arrivò la mia chiamata alla "celeste vocazione". Mentre una sera del lunedì del mese di febbraio 1930, all’età di 20 anni mi trovavo al cinema Excelsior, di Pescara il Signore mi salvò. Proprio in quella empia e contaminata sala feci la decisione di servire il Signore e di seguire il mio Salvatore Gesù Cristo onde cessai di mettere i miei piedi in simili luoghi peccaminosi…

Tornando a casa, dissi a mio fratello, che mi ero convertito al Signore e che mi avesse fatto sapere l’orario del culto perché desideravo andarci anch’io. Lui, conoscendo bene la mia vita stentava a crederci. Mentre Iddio aveva operato potentemente in me, sul mio cuore, spogliandomi da tutti i vizi peccaminosi e del fumo che fino al giorno prima avevano resi schiava la mia vita.

Nelle empie sale molti dicevano: "Nicola non è venuto ancora"?

La sera seguente gli stessi si domandavano: "Come va che Nicola non si vede ancora? Si sarà ammalato"?

Ma la terza sera ci fu la scoperta da qualcuno: "Sapete ch’è successo? Nicola si è impazzito come il suo fratello Raffaele e si è fatto evangelista"! Altri stentavano a crederci…

Il diavolo, per vedere se poteva farmi stornare dalla via nuova della salvezza e farmi ridurre nuovamente sotto la sua empia potestà, mi allontanò i miei più cari amici da farmi perdere molti clienti. In questo tentativo del nemico gli fu controproducente perché quando ero suo schiavo lavoravo molto e stavo sempre con i debiti e senza moneta; ma quando Iddio mi diede grazia di ravvedermi e di pentirmi di tutti i miei peccati e che la sua benedizione era sopra di me, lavoravo di meno e guadagnavo di più; non avevo più debiti e la moneta non mi mancava. Inoltre, senza che avessi chiesto al Signore la mia guarigione mi aggiunse anche quella fisico sanandomi completamente dall’asma che per anni, prima di ravvedermi mi aveva afflitto in un modo orribile d’impedirmi perfino di salire i gradini di casa.

Prima del battesimo il Signore mi fece vedere di riparare alcune cose: Chiamai quell’uomo A.F. a cui avevo rubato il portafogli, gli restituii l’intera somma del denaro confessandogli che ero stato io a rubarglielo e gli chiesi perdono. In un negozio andai a pagare la stoffa che mi aveva dato in più per errore, regolando anche le altre cose con gli altri… Certamente per questi uomini fu una sorpresa, ma per uno che vuol essere un cristiano è suo dovere di riparare le offese fatte al prossimo anche quando ciò torna a suo danno…

Così il mio cuore fu preparato ed il 4 maggio 1930 il Signore mi diede l’opportunità di battezzarmi per immersione per mezzo dell’Anziano della Chiesa di Pescara nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo lungo il mare Adriatico che bagna la mia Città di Pescara. La sera medesima del mio battesimo, dopo il culto, il benigno Signore si compiacque battezzarmi anche col dono prezioso della promessa dello Spirito Santo. Per una diecina di sere, nelle preghiere, la gloria di Dio scendeva con grande benedizione e potenza dello Spirito Santo con manifestazione di linguaggio strano secondo come Egli volle ragionare. Questo per me non sarà mai dimenticato né in questa vita, né in quell’altra futura. I beni e i doni di Dio non si possono facilmente dimenticare se fedelmente si seguono le orme di Cristo, il Sommo Pastore.

Lo Spirito Santo andò modellando giornalmente l’anima mia nel piano della "nuova nascita…"

Un giorno, dopo il battesimo, lungo la via del paese di Castelli (Teramo) a circa 80 km. da Pescara, scesi dalla bicicletta e raccolsi un portafogli smarrito con una buona somma di denaro. La domenica successiva tornai per tale circostanza a Castelli, con la bicicletta, ed insieme all’Anziano della Chiesa di Castelli Carmine Di Claudio ci recammo nella Caserma dei Carabinieri a consegnare il portafogli smarrito col suo contenuto. Quest’azione per l’autorità civile e per i cittadini di Castelli fu di ammirazione e di buona testimonianza tanto che il Brigadiere G.P. ne fece fare una pubblicazione sui giornali che ancora conservo e questo fu anche un motivo di benevolo riguardo verso la Chiesa locale di Castelli nei tempi di persecuzione… Tale azione poteva essere compiuta da ogni uomo retto nella sua coscienza, ma per me che possedevo una coscienza lurida, peccaminosa occorreva veramente la "nuova nascita in Cristo Gesù per un’opera tale…"

Verso l’anno 1938, tornando a casa dal mio lavoro desideravo profondamente incontrare un giovane, mio vecchio amico, G.D.B. perché mi sentivo un fuoco d’amore spirituale per lui, per parlargli della grazia del Signore Gesù Cristo. Nella stessa ora questo giovane, tornando a piedi a casa, andava pensando con grande desiderio intorno alla parola del Vangelo, desiderando incontrarmi e di parlargli della grazia del Signore per ravvedersi anche lui. Iddio aveva preparato il suo cuore e il felice incontro. Infatti verso metà strada sorpassai nel buio, con la bicicletta, questo giovane e fu lui a riconoscermi e chiamarmi, esternandomi il suo desiderio… Non fece cadere nemmeno una parola a terra di tutto quello che Iddio mi faceva dire per la sua salvezza. Gli potei dare solo un libricino, la lettera di S. Paolo ai Romani, che se la divorò dolcemente. Iddio quindi aveva operato istantaneamente e subito si ravvide, si pentì di tutti i suoi peccati e con grande zelo si convertì al Signore. Gloria a Dio! Frequentando la sua casa Iddio operò e salvò anche i suoi cari genitori. Ogni cosa a suo tempo. Questa famiglia che precedentemente aveva sentito la parola di Dio venne a ravvedimento dopo circa 9 anni della mia conversione. Succede spesso che un paese riceve il messaggio della sua salvezza da parte di qualche servo di Dio con molto lavoro, ma senza nessun risultato perché non è arrivata l’ora. Ma quando l’ora sua sarà venuta, se vi saranno dei figliuoli di Dio, l’opera si può dire che nascerà da sé; basta una sola parola a metterla in movimento e vedere sorgere e stabilirsi la gloriosa opera di Dio.

Verso l’anno 1940 col mio onesto lavoro ero riuscito a comperare un sito, avevo portato anche parte del materiale per costruirvi una piccola abitazione ed un vano per un negozio da barbiere. Ma nello stesso anno venne la persecuzione e fui messo dal governo fascista nelle carceri per più di 3 mesi e poi condannato a due anni di confino "per aver svolto propaganda evangelica". Così dovetti vendere tutto perché l’Eterno mi chiamava a farmi una casa nel cielo…

In carcere fui colpito da una grave malattia, che per poco non mi mandò subito a dimorare nella casa del Padre celeste; ma Egli non lo permise perché dovevo ancora lavorare nel suo campo…

Nelle carceri l’anima mia venne fortificata. Molti detenuti erano nell’angoscia e si disperavano; mentre in me vi era la vita della salvezza e che ero stato condotto in carcere per la Parola di Dio non facevo altro che cantare, salmeggiare e lodare Iddio…

Fra tanti detenuti vi erano alcuni che cercavano di ascoltare la parola del Vangelo; infatti un giovane fu toccato e cominciò a sentire il peso del suo peccato… e piangeva. Se ci fosse stato l’opportunità, si poteva giungere ad una sua conversione e preparazione spirituale. Ma poi fu trasferito per il confino e non lo potei più avvicinare.

Pur essendo ancora in convalescenza per la mia malattia, per aggravare il mio deperimento fisico non mi mandarono in un luogo salubre ma mi mandarono nella Colonia di Pisticci (Matera) ai lavori forzati dove ci stetti 6 mesi. Per la causa di Cristo ve ne erano circa una ventina; il rimanente, di circa 2000, erano per cause politiche terrene. Però anche coloro che erano stati confinati per causa del Vangelo, venivano considerati perseguitati politici.

In questa Colonia ci furono sequestrate tutte le Sacre Scritture e si doveva vivere per fede… Però lo Spirito Santo mi faceva ricordare e leggere con la mia mente con profonde meditazioni e celestiale benedizione dei capitoli interi delle Sacre Scritture, e mai gustai tanta consolazione nei giorni di libertà…

In quella Colonia, avvocati, professori, dottori e via di seguito dovevano sottoporsi ai lavori duri del picco, palo, carriola ecc. Diversi non resistevano e ne sopportavano le conseguenze con malattia e poi la morte…

Dopo sei mesi a mia richiesta per motivo di salute fui trasferito nella Campania a Montemiletto (Avellino). In questo paese di circa 6000 abitanti mi sentii rinascere nello spirito.

Il confinato poteva girare tutto il territorio appartenente al Comune di quel paese, dove esso era confinato; doveva recarsi alla Caserma dei Carabinieri da 3 a 4 volte al giorno per mettere la firma e l’ora sul registro. La sera doveva ritirarsi nella sua abitazione mobiliata presa in affitto. Non gli era permesso sostare nei trattenimenti pubblici ecc. Poteva mettersi a lavorare per poter vivere meglio perché quello che percepiva dal governo era molto poco per viverci.

In quel paese di Montemiletto mi furono ridate le Sacre Scritture, l’Innario musicale, il violino e poteva parlare a chiunque liberamente della grazia del Signore Gesù Cristo.

V’erano due negozi di barbieri chiusi perché i propietari erano stati richiamati al servizio militare. Ne affittai uno e mi misi a lavorare. Lavoravo e parlavo a tutti del Signore. In seguito fu richiamato al servizio militare anche il barbiere che serviva alla Caserma dei Carabinieri. Il Signore mise in cuore del Maresciallo di chiamare me per servire alla Caserma. Al Maresciallo lo servivo a domicilio, mentre tutti gli altri brigadieri, appuntati e carabinieri venivano al negozio. E’ da rilevare che ogni volta che andavo a servire al Maresciallo, la sua Consorte non si scostava un momento per ascoltare la parola del Santo Evangelo. Iddio benediceva grandemente la sua anima alle risposte che davo alle sue domande. La mia mente veniva illuminata dallo Spirito Santo e il mio cuore era tanto consolato nel vedere questa cara Consorte del maresciallo insieme al suo caro Consorte, ad accettare nel loro cuore la Parola di Dio…

C’è un particolare da menzionare, cioè che il 2 e 3 giugno 1940 giorno del mio arresto, mi fu sequestrato anche la posta in partenza all’indirizzo della mia futura moglie dove si faceva menzione di fissare il giorno dello sposalizio.

Essendo che i confinati potevano sposare, feci domanda e mi concessero 10 giorni di licenza con la scorta fino al paese di Ginosa (Taranto), paese della mia futura moglie. Dopo sposato allo Stato Civile e consumato i 10 giorni di licenza, mia moglie Rosa partecipò ai miei legami venendo con me a Montemiletto, sempre scortato da due agenti Maresciallo e Brigadiere di Pubblica Sicurezza.

Così con la collaborazione di mia moglie pure battezzata con lo Spirito Santo, potevo meglio espletare l’opera di evangelizzazione. Infatti nell’appartamento dove abitavamo, tenevamo delle riunioni; la madre di un sacerdote cattolico che era la propietaria dell’appartamento, frequentò sempre le riunioni portando pure i suoi figliuoli. Il suo cuore si aprì ed accettò la Parola di Dio con lacrime di gioia. Quando partimmo da Montemiletto per Marzano di Nola, questa donna piangeva per il grande dolore… Ripassai a visitare questa famiglia dopo la mia liberazione, ma questa donna era trapassata.

Anche il sacerdote P.A. che si serviva nel mio negozio che presi in affitto, simpatizzava molto alla fede che io professavo, riconoscendo gli errori della sua religione ma non aveva la forza di spogliarsi per accettare Cristo nel suo cuore come suo personale Salvatore.

Come pure un medico veniva da Montaperto col cavallo (paesetto vicino a Montemiletto) per avere un taglio di capelli a spazzola. In tale occasione accettava anche l’evangelizzazione.

Così i cittadini di Montemiletto con gli abitanti del suo territorio compreso i vari confinati… furono bastantemente evangelizzati.

Anche nell’ultimo paese di M. di Nola vi fu successo sull’evangelizzazione. Una signorina negra che era internata s’inginocchiava sempre nelle nostre preghiere. Come pure il confinato Oreste Noto, giornalista, da Milano, uomo di profonda cultura, poliglotta ci faceva visita… In tale occasione si lesse tutta la Bibbia e la Storia del Cristianesimo ricevendone buona impressione.

Tornando a casa nell’aprile del 1942, dovemmo subire, insieme a tanti altri, la tribolazione della guerra…

Dileguatosi la guerra lasciò dietro di sé le sue amare conseguenze…

La durezza e lo squallore della grande miseria l’incontrai con la mia famiglia dagli anni 1943-1948. Persi tutti i clienti e chiusi il negozio da barbiere per la causa del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, quando fui perseguitato e condannato e rinchiuso nelle carceri ed inviato ammanettato con catene (come l’Ap. Paolo quando fu condotto a Roma) a due anni di confino… Ma pure il buon Padre celeste ci mantenne in vita nel fare la sua santa volontà.

Per cui, cari lettori, avendo fiducia nel Signore, Egli continuerà l’opera sua su di noi fino al suo prossimo ritorno…

Verso l’anno 1950 raccolsi vicino ad un marciapiedi di Via Firenze lire 3500, che stavano ripiegati. Per cercare di ritrovare lo smarritore feci proclamare con la trombetta per mezzo d’un banditore che chi aveva perduto quel giorno del denaro, poteva recarsi a Via Roma N. 55 per riaverlo. Vennero diverse persone che avevano smarrito altri oggetti. Non avendo trovato lo smarritore, lo utilizzai per opera di beneficenza ai più bisognosi di me…

Ultimamente, verso l’anno 1961 andai a depositare nell’Ufficio degli oggetti smarriti un orologio che poi fu riconsegnato allo smarritore.

L’ultima, più recente verso la fine del 1962 mi accorsi a casa nel prendere le marche da bollo il rivenditore mi aveva ridato molto denaro in più. Tornai subito da lui a riportargli il denaro in più facendogli notare l’errore che anche lui s’era accorto. Guardandomi, disse: "Ci sono ancora degli uomini onesti al tempo d’oggi"? Mentre se lui avesse conosciuto il mio passato avrebbe dovuto guardarsi bene perché gli avrei potuto svaligiare il negozio. Questo, cari lettori è l’opera che Cristo ha fatto verso un pezzente peccatore…

Questa testimonianza, come ho già detto, è stata solo un breve accenno.

La mia breve testimonianza scritta con altri particolari si legge sul mio libro dell"Essenza della Vita Cristiana" stampato il 20 aprile 1953.

La Chiesa del Signore e Salvatore Gesù Cristo dovrà sostenere ancora delle dure persecuzioni prima che venga da Lui rapita ed elevata in gloria.

Perciò cari lettori, non ci vogliamo sgomentare ma con perseveranza in buone opere vogliamo procacciare insieme gloria, onore, ed immortalità onde proseguire il nostro corso verso la superna vocazione, per regnare con Cristo, ed essere consolati dal Padre e dal Figlio per tutta l’eternità

 

Nicola Baldacci

 

Tratto da: Nicola Baldacci, Di Verso in Verso alla ricerca della luce per l’edificazione del corpo di Cristo, Pescara 1963, pag. 140-162

 

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