Dall’andrangheta a Cristo

Carlo Mirabelli, ex-capo della malavita calabrese, racconta la sua conversione

 

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Come già hanno detto, mi chiamo Carlo Mirabelli e vengo da Petilia Policastro [Catanzaro]. Cerco di essere breve perché la mia testimonianza è un pochettino lunga, ma voglio portarvela. Già chi è convertito a Gesù, chi è un fratello e una sorella mia questa sera forse la mia testimonianza la conosce. Ma io voglio rivolgermi di più a te che sei nuovo questa sera. Certamente è per tutti.

Io da piccolo ero un ragazzino sveglio, ero il migliore della classe, andavo bene. Ma all’età di 17 anni, di 16 anni e mezzo, ho lasciato gli studi e ho intrapreso la via dell’andrangheta. E come ero bravo a scuola, come ero bravo nella famiglia da piccolo, ero bravo allo stesso modo nell’andrangheta. Ero un ragazzo che promettevo, e via via – per farla breve – arrivai ad essere al culmine all’apice dell’andrangheta al paese a Petilia. Cioè, io guardavo ormai dall’alto, io dirigevo, comandavo tutti lì coloro che erano sotto la scia del comando mio. Poi andai in galera. Io ho fatto la galera in due o tre volte, ci sono stato due o tre volte, o quattro, poi non ricordo le piccole volte perché sono numerosissime. Però ultimamente andai in galera perché mi incolpavano di un omicidio e io gridavo: ‘Questo io non l’ho commesso! Sono Carlo Mirabelli, ma guardate che vi sbagliate!’ Ma purtroppo la giustizia dell’uomo è come un panno sporco davanti a Dio. Io cercavo giustizia ma non ne potevo trovare.

E mentre ero in galera vedevo i miei fedelissimi che mi giravano le spalle perché oramai avevano sentito pronunciare la parola ‘ergastolo’ sulla mia vita. Avevano poi visto darmi 22 anni di carcere nella Corte d’Assise di Crotone e allora incominciai a premeditare vendetta e ho detto: ‘Questa volta ucciderò davvero e adesso che esco dal carcere io dovrò fare queste cose!’ E programmai tante di quelle cose che solo Dio sa. E io non so come Lui mi abbia perdonato. Ma lui perdona tutti. ‘Anche se i tuoi peccati sono come la rena del mare, io te li perdonerò’, dice Gesù, e ha perdonato i miei; perciò coraggio, perdonerà anche i tuoi questa sera’. E io ho visto questa mia trasformazione, cioè prima di arrivarci uscii dal carcere e premeditai vendetta. Feci un elenco e c’è gente qui a Soverato che mi conosce, io ho amici vecchi a Soverato che adesso non gli nego più la mia amicizia ma che gli voglio dire – se qualcuno mi sente: ‘Io sono quel Carlo Mirabelli come fisico, ma come uomo non sono più quel Carlo perché Gesù mi ha trasformato e voglio invitarti stasera, se tu mi ascolti o se qualcuno possa portarti la mia testimonianza: ‘Accetta Gesù e sarai trasformato. Gesù non guarda le classi sociali, non guarda se sei studente, se sei operaio, se sei disoccupato o se sei un ingegnere nucleare; per il Signore siamo tutti uguali, siamo delle sue creature e come lui ha operato in me opererà in te questa sera, io lo sento da parte di Dio, se tu soltanto fai un passo, apri il tuo cuore e lo dai al Signore questa sera’.

Ma veniamo a me. Il Signore ha fatto un’opera meravigliosa, un’opera che è indescrivibile, io cercherò di dirvi qualche cosa ma è indescrivibile. Allora, quando sono uscito ho premeditato, ho programmato e ho detto a mia moglie – una donna che gli manca il marito per quattro anni in galera ed ha girato 48 carceri italiane per venirmi a trovare, quando sono uscito si sente dire: ‘Noi staremo assieme quaranta giorni, perché al quarantunesimo giorno tu devi sentire suonare le campane perché io devo ammazzare e perché oramai mi devo fare giustizia’, e mi erano rimasti i fedelissimi, alcuni dei fedelissimi mi erano rimasti, come dire quelli che erano più decisi. E allora mi sono programmato, ho comprato armi, ho comprato questo ho comprato quell’altro. E al trentanovesimo giorno ho detto a mia moglie: ‘Andiamo a Crotone perché devo salutare mio fratello Sebastiano’, lui era già Evangelico grazie a Dio. Ed era quello che quando veniva a salutarmi nel carcere mi diceva durante il colloquio, mentre gli altri mi raccontavano tutti i fatti che succedevano fuori, lui lacrimava e mi diceva: ‘Gesù ti ama!’ E io dicevo: ‘Ma come può amarmi questo Gesù se io sono quello che sono?’

E perciò quando ero proprio alla vigilia della guerra con me stesso, ho detto: ‘Almeno a lui che lacrimava vado a salutarlo’. E quando sono arrivato alla porta di casa sua, ho trovato mio fratello con un borsellino che stava mettendo la Bibbia nel borsellino per andare in chiesa. ‘Stiamo andando in chiesa’ ha detto. ‘Ah, sì – dico – tu sei un Evangelista!’ E allora mi alzai il giubbotto, e io avevo una colt 45 sotto e lui la Bibbia in mano e ho detto: ‘Sei un vigliacco, perché avresti dovuto indossare questa arma e andarti a fare giustizia, io sto per fare giustizia!’ E lui mi ha detto: ‘Quest’arma è potente, è forte, però di questa verrà la fine, di quest’arma che ho io che è la Parola di Dio non verrà mai la fine, questa è più forte, ed è la Parola che trasforma i cuori, ed ha trasformato il mio cuore!’. E allora ho detto a mia moglie: ‘Teniamo contento mio fratello’. Io non andavo nella chiesa, non mi interessava andare in chiesa, anzi ti devo dire, e ti devo dire – io sento che c’è qualcuno - : ‘Ridevo come ridevi tu quando qualcuno piangeva. Io li pigliavo in giro, dicevo ‘Ma questi sono scemi, questi qui sono dei pazzi, ma che si piangono a fare?’ Sapete che cosa era che faceva piangere? E’ lo Spirito Santo, è la comunicabilità con Gesù. Perché tu ti metti a confronto con Colui che è santo, con Colui che è perfetto, e vedi la tua imperfezione e devi piangere per forza. E allora io sono andato in quella chiesa per fare contento mio fratello e per stare con lui almeno un’altra ora perché poi mi buttavo latitante e non sapevo come finiva la mia vita.

E andai in quella chiesa. Ma arrivato alla porta della chiesa non sono riuscito ad entrare perché avevo un’arma addosso. E ho detto per la prima volta in vita mia: ‘Ma io non posso entrare in questo locale con un’arma addosso!’ Allora sono uscito fuori nella macchina e l’ho lasciata nella macchina. Era la prima volta che lasciavo la pistola dalla cintola, non l’avevo mai lasciata da quando avevo nove anni. E quella sera la lasciai lì, sotto la macchina vicino i pedali della macchina e andai in quella chiesa.

Appena sono entrato cantavano un cantico: ‘I miei anni più belli voglio spendere per te, per te mio Signore che moristi per me!’ E io dicevo: ‘Ecco, i soliti pazzi, i loro anni più belli, li vogliono spendere per questo Signore che loro non vedono e non conoscono!’ Ma ero io che non conoscevo il Signore, non erano loro. E allora ho detto: ‘Ma! vediamo’. Mi sono messo là, e piano piano, piano piano, ho sentito che c’era un personaggio in mezzo a loro, io non lo vedevo ma Lui c’era, era lì. E quelle preghiere, quelle ansietà rivolte a Lui, trovavano quella comunicabilità, quella comunione e io lo avvertivo. E dicevo: ‘Ma è possibile? Non hanno statue, non hanno un santuario, non hanno una figura, eppure stanno dialogando con qualcuno che è vivo!’ E allora incominciavo a chiedermi, e incominciavo a vedermi quanto ero indegno perché c’era un personaggio lì. E allora è iniziata una crisi nella mia coscienza e ho detto, mi sono rivolto in aria, ho chiuso le mani, ho stretto i pugni, ho detto: ‘Dio, se tu esisti, stasera ti devi fare vedere da me!’ E ti invito questa sera, se tu non ci credi che Dio esiste, sfidalo come l’ho sfidato io. Dialoga con Lui, perché Lui vuole dialogare con te questa sera.

E quando io gli chiesi questo, mi aspettavo in un certo senso che Lui si facesse vedere. Ma come mi avevano insegnato da piccolo, un angioletto che volava, un qualche cosa del genere, una figura finita umana, perimetrata. Non mi aspettavo quello che ho visto. Ad un certo punto, dal tetto della chiesa ho visto venire fuori una nuvola e non so se era nuvola, non se se era luce, io non so dirvi che cosa era, ma vedevo quella, era una forma rotondeggiante e che mentre la guardavo io non riuscivo a penetrare nell’interno, era impenetrabile, non si poteva guardare, eppure io dovevo guardarla perché avevo sentito che era un segno da parte di Dio che era la presenza di Dio. Però il mio ‘io’, il Carlo Mirabelli, il boss non poteva cedere davanti a una nuvola, avevo gli uomini che mi aspettavano fuori, erano armati fino ai denti, ero il loro simbolo non potevo abbandonare un partito così grosso, ero io che disponevo tutto, ed era la battaglia con me stesso e iniziavo a dire: ‘Sì, io credo che Tu ti sei fatto vedere in un certo senso, ma non posso diventare un evangelista io, io sono Carlo Mirabelli!’. E per un attimo ho chiuso gli occhi, e mentre ho chiuso gli occhi ho sentito pressarmi sulle spalle come un peso enorme, e sentivo – credetemi in verità lo dico, e lo dico per quelli del mondo, per quelli che ancora non hanno accettato Gesù perché so che i fratelli e le sorelle mi credono perché loro sanno che cosa vuole dire il Signore. Ma vi dico, come due pollici sulle mie spalle, come due mani che si pressavano e io resistevo, l’orgoglio, e se c’è orgoglio in te questa sera, cerca di buttarlo via. Io non volevo, ma il Signore si pressava su di me, si pressava, fino ad un certo punto ho resistito e poi ho dovuto cedere. Mi si sono spezzate le ginocchia, e quel Carlo Mirabelli, quel duro, quel sanguinario, cadde in ginocchio e ho detto: ‘Signore, sei più forte di me!’ Era la prima volta che dicevo a un altro che era più forte di me, e l’ho detto al Signore, l’ho detto a Colui che stava trasformando la mia vita.

E mentre cadevo in ginocchio, sentivo il pastore della Chiesa di Crotone, Rauti, che faceva un invito avanti e il Signore quella sera usava quell’uomo, il Signore si era impersonato in quell’uomo e fece un invito: ‘Tu che vuoi accettare Gesù, vieni avanti!’ Ed io mi alzai di colpo, spinsi mio fratello per andare avanti e sono andato avanti per accettare Gesù.

Ma non è stata quella sera che io mi sono convertito al Signore. A casa c’è stata una lotta con me stesso, una lotta tra due personaggi, il personaggio del bene e il personaggio del male, io sentivo il bisogno di accettare Gesù, di trasformare la mia vita, però tutti quelli che mi circondavano mi facevano pensare a quello che stavo lasciando e lasciavo qualcosa di lucroso. Ma per dodici notti e per dodici giorni io non ho mangiato e non ho dormito perché una lotta in me stesso mi stava facendo uscire pazzo. Mia moglie disse: ‘Era meglio prima!’.

Ma la dodicesima notte è successo una cosa meravigliosa, una cosa bella. Verso le tre e mezzo del mattino, mi stava prendendo il sonno, dopo dodici notti e dodici giorni che non dormivo e non mangiavo. E come ero in dormiveglia, riapro gli occhi e vedo la luce accesa, e ho detto: ‘Mia moglie ha acceso la luce! Ma proprio adesso che mi stava prendendo il sonno!’ Ma mentre dicevo così, ho avvertito il personaggio che era in quella chiesa, nel mio letto finalmente. E ho detto: ‘Ma io lo sento vicino!’ Io come se lo vedevo, era a fianco a me e ci dialogavo. E dicevo: ‘Gesù, io lo so che sei qui vicino a me!’ Non ero pazzo, non vi preoccupate, io ero più serio, era il momento più serio della mia vita. Io ho detto: ‘Signore, tu sei accanto a me, tu vorresti che io accettassi te nella mia vita, ma non posso. Tu conosci il mio carattere, poi, io non ce la faccio a fare l’evangelista’. Come se l’evangelista è un mestiere, non è un mestiere fare l’evangelista, l’evangelico. L’Evangelico vuol dire avere accettato la Buona Novella di Cristo nella tua vita. E’ il Signore che ci pensa poi a cambiare il tuo carattere, non ti preoccupare, ha cambiato il mio.

E allora, mentre dialogavo con Gesù, all’ultimo proprio mi dice dei versi biblici il Signore. Io non lo conoscevo ancora questi versi perciò io non potevo essere infatuato. Qualcuno mi ha detto che era scritto così e tu lo hai pensato. Io non conoscevo quel verso biblico. Io gli dissi: ‘Signore, se uno mi dà uno schiaffo, io poi me lo vado a restituire e ti tradisco, non posso accettarti!’ E Lui mi ha detto queste testuali parole: ‘Ma se io sono con te, chi sarà contro di te?’ E ho detto: ‘Beh, se è così allora ti accetto e ti accetto adesso, vieni nella mia vita perché io voglio servirti’. E in quell’attimo ho sentito il Signore entrare nella mia vita.

La mia vita si è trasformata, si è rivoluzionata, i miei muscoli si muovevano tutti quanti, il corpo si muoveva e io mi sentivo sciogliere come ghiaccio al sole e dicevo: ‘Signore, finalmente posso avvertire la vera tua presenza, finalmente posso capire perché quella gente stava piangendo, perché ho voglia di piangere pure io questa notte, finalmente posso capire che quella gente veniva schernita da me e io desidero essere schernito perché voglio somigliare a quella gente che ti pregava con il cuore. E allora io dissi: ‘Signore, io ti voglio accettare’. E il Signore mi ha detto: ‘Io sarò con te tutti i giorni della tua vita. Basta che tu mi sarai fedele’.

E ad un certo punto, mi giro dall’altra parte e ho detto a mia moglie: ‘Rina, io ho accettato il Signore!’, e lei mi fa: ‘E va bene!’. Ma poi di soprassalto mi ha detto: ‘Che cosa hai detto?’ ‘Io ho accettato Gesù nella mia vita!’.

Ho strappato quell’elenco di nomi, l’ho bruciato, ho buttato via tutto un arsenale, non vi dico che cosa perché ci metterei una serata a dirlo. Ma il Signore mi ha pulito e mentre quell’uomo vecchio si andava pulendo e morendo, un uomo nuovo nasceva in me, una nuova personalità, nuovi desideri, nuova mentalità, nuovi piaceri venivano a prendere forma nella mia vita. Io ho desiderio di vedere le mie sorelle e i miei fratelli, e vi dico – se siete per la prima volta in questo luogo – vi dico una cosa: ‘Sapete cosa vuol dire quando si alzano le mani e si battono? E’ che c’è un popolo che sta glorificando il suo Dio ed io posso dirvi di far parte di questo popolo stasera per grazia di Cristo Gesù.

Non è finita comunque nella mia vita perchè la domenica appresso, vedevo mia moglie tutta languida, piena di lacrime al tavolo mentre mangiavamo. E ho detto: ‘Rina, ma tu non sei felice che ci siamo fatti Evangelici? Che abbiamo buttato la vecchia vita?’ Mi ha detto: ‘Io sono felice per questo. Ma mi manca qualche cosa, quel dialogo, quella comunicabilità che hai tu col Signore, io ancora non la sento’. Io ho detto: ‘Ma la prossima domenica andiamo in chiesa e la sentirai!’ Il programma umano, ma il Signore non dice: ‘La prossima domenica’ e non ti dice nemmeno: ‘La prossima sera’. Accettalo stasera perché domani non è tuo, non lo sai se puoi fare in tempo. E allora dissi a mia moglie: ‘Buttiamoci sul letto, abbiamo mangiato, pensiamo e poi vediamo la prossima domenica’.

Ma andando al letto, quando siamo arrivati vicino al letto noi siamo caduti in ginocchio e ci siamo messi a pregare. E mentre noi pregavamo, i miei due figli più piccoli – quattro figli avevo allora perché adesso ne ho cinque – vennero con noi a pregare. Io sentivo pregare loro e ho detto: ‘Gloria a Dio, almeno stanno pregando pure loro!’ E dopo un po’ vennero le due più grandi. Mentre pregavamo, sentii mio figlio Giuseppe, aveva nove anni allora, parlare una lingua strana, una lingua nuova e ho detto: ‘Allora mi sono fissato, allora sono pazzo, perché mio figlio, il figlio di un boss, il figlio di un capo, adesso mi parla un'altra lingua, ma non è possibile a casa mia!’

E mi avvicinavo con le orecchie per vedere se fosse vero, e grazie a Dio era vero, lui parlava un'altra lingua, era così schietta, così limpida quella lingua. E lo guardai, mi girai per guardarlo, invece di notare lui che parlava un altra lingua, notai Ivana, la più piccola che aveva sette anni; era prostrata a faccia a terra e diceva: ‘Signore, salva la mia famiglia! – Gloria a Dio! – E allora ho detto: ‘Ma che cosa stai facendo? Ti fai male!’; sbatteva con la faccia a terra. E lei si alza con autorità da terra, non la poteva avere quella autorità nella vecchia famiglia perché io avevo ragione pure quando avevo torto, ma lei si alzò con autorità e mi disse: ‘Inginocchiati, siamo alla presenza di Colui che ci ha creati’. E io mi inginocchiai, e dopo un pochettino, lei continuava a sbattere la faccia a terra, e mi avvicinai e gli dissi: ‘Ma che cosa stai cercando?’ Lei mi disse: ‘Voglio battezzata nello Spirito Santo!’ Gli ho detto: ‘Ma tu ci credi?’ Mi ha detto: ‘Yes’. E poi si mette a parlare una lingua nuova. Allora preso dal panico, e credetemi ero preso dal panico – era la prima volta che avevo paura in vita mia, io avevo una paura tremenda, vedevo cose strane nella mia famiglia – vado a telefonare a chi poteva essere l’artefice, a mio fratello, all’evangelista. Dico: ‘Ma guarda che mi stanno succedendo queste cose, ma che cosa è successo? Giuseppe parla una lingua nuova, Ivana ne sta parlando un’altra lingua, io non ci capisco più niente!’ E lui piangendo al telefono mi ha detto: ‘Il Signore sta purificandovi’. E allora lascio il telefono e vado in casa per pregare. Quando sono entrato in casa ho visto tutti e quattro i figli presi mano per mano, avevano alzato le mani e ognuno di loro parlava una lingua diversa e cantavano un cantico unico con una melodia unica che non avevo mai sentito prima e non l’ho mai sentita dopo. E mentre io parlavo con loro, parlavo un'altra lingua e non mi accorgevo che il Signore aveva fatto scendere lo Spirito Santo, era la Pentecoste quel giorno in casa mia. Ed ho detto: ‘E adesso è rimasta mia moglie!’ Era zitta, non parlava, non diceva una parola. Mi avvicino, aveva i capelli sciolti. E vado ad aprirgli i capelli davanti alla faccia per vedere se pregava, se ci pigliava in giro, non lo so. Ma arrivato lì, ti trovo mia moglie – a me mi è sempre piaciuta mia moglie, ma quel giorno mi è piaciuta di più – aveva un viso angelico, lei era investita dallo Spirito Santo e parlava un’altra lingua e la parlava a bassa voce. Mentre noi gridavamo, lei la parlava a bassa voce. Il Signore ci aveva investito e ci ha purificati e ci ha suggellati con lo Spirito Santo. Questo è un segno, è un anello di appartenenza a Dio, e se tu non ce l’hai chiediglielo perché Lui te lo vuole dare stasera. E la mia vita e la mia testimonianza continuerebbe, ma io lascio qui e vi dico soltanto una cosa: ‘Se il Signore ha trasformato me, potrà trasformare te stasera, perché sento che c’è un anima che deve dare il cuore al Signore stasera. Fallo, non guardare la tua personalità, non guardare il tuo orgoglio o non guardare la tua indegnità perché se era per dignità io stasera non ero qui perché ero il più indegno, ero uno dei più peccatori al mondo ma Gesù ti dice stasera: ‘Se i tuoi peccati fossero rossi come lo scarlatto, io li farò diventare bianchi come la neve. Stasera, Gesù, in questo momento, non rimandare, potrebbe essere pericoloso, non rimandare perché stasera Gesù sta facendo una opera, sta rivoluzionando una vita, sta spaccando un cuore di pietra e ci sta mettendo un cuore di carne. Stasera, dai il cuore a Gesù. E nel suo nome che te lo chiedo. A Lui sia la lode e la gloria in Cristo Gesù. Amen.

 

Carlo Mirabelli 

 

Testimonianza trascritta da un audiocassetta

 

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