L’uomo di Dio venuto dallo Sri Lanka

 

‘Nacque nel 1952 da una relazione extra-coniugale che la madre intratteneva con un uomo dal quale era stata abbandonata non appena seppe della gravidanza. La reazione della madre a tale situazione fu talmente disperata e violenta che tentò di disfarsi del feto assumendo alcune pozioni velenose che avrebbero dovuto farla abortire. In conseguenza di tale gesto e dei maltrattamenti subiti sia ad opera della madre che dei fratellastri, a 5 anni il piccolo malcapitato non poteva camminare e presentava gravi turbe mentali. Nel pieno della disperazione, il bambino tentò più volte il suicidio e un giorno, nell’atto di buttarsi in un pozzo, sentì con le proprie orecchie una voce che gli diceva: ‘Non dire di non avere né padre né madre, Io sono il Creatore dell’universo e ho un meraviglioso piano per il tuo futuro. Ti userò infatti per parlare di me in tutto il mondo!’. Nonostante tale messaggio, il piccolo disperato, tappandosi le orecchie per non udire la voce misteriosa, si gettò nel pozzo. Ma, proprio prima che il suo corpicino toccasse l’acqua, due mani morbidissime lo afferrarono sollevandolo fuori dal pozzo: gli angeli del Signore lo avevano miracolosamente salvato!

A 7 anni, quando finalmente Nissanka cominciò a camminare, visto l’aggravarsi dei disturbi mentali, la madre lo consegnò come schiavo al direttore della scuola elementare dove nel frattempo cercava con tanta difficoltà di completare i suoi studi primari. Si cibava degli avanzi che consumava a terra come i cani, servendosi di una foglia quale piatto e di una corteccia di noce di cocco quale bicchiere.

A 17 anni smise definitivamente di ‘studiare’ in quanto la malattia mentale, frutto dei continui maltrattamenti, aveva assunto tali connotati da essere da tutti considerato ‘il matto del villaggio’. In quel periodo, disperato per non essere accettato da nessuno, si imbattè in un gruppo di terroristi, i quali lo coinvolsero in diverse ‘operazioni’ durante le quali uccise alcune persone. Arrestato dalla polizia per sospetta connivenza con i terroristi, riuscì a far loro credere di non averne mai incontrato uno e venne rilasciato. Ma subito dopo gli spararono addosso alcune raffiche di mitra, che non lo colpirono.

Nel 1972, a 19 anni, dopo avere vissuto per 6 mesi da solo nella giungla, tra scimmie e serpenti, tornò al villaggio. Nel frattempo il fratellastro maggiore si era convertito dal buddismo all’evangelo. Questi lo invitò al suo battesimo, ma ormai il giovane Nissanka, pur vedendo grandi cambiamenti nel fratello, lo odiava insieme ai ‘suoi cristiani’. Ciò nonostante accettò l’invito e da quel giorno, ogni domenica mattina, una voce lo ‘costringeva’ ad andare in chiesa e lui vi si recava riluttante. Dopo tre settimane si unì ad una campagna evangelistica con l’intento di disturbare la riunione e con l’idea che sarebbe andato ad uccidere la madre e il padre e si sarebbe poi tolta la vita. Al termine dell’incontro si rivolse al Gesù che era stato predicato dicendo: ‘Se davvero esisti, salva la mia anima!’. Dio lo toccò e si rese subito conto di essere stato guarito dalla sua infermità mentale in quanto sentiva di aver ricevuto una nuova mente. Si stupì che l’odio terribile che aveva nutrito per i suoi genitori, responsabili secondo lui della sua terribile situazione, si era trasformato in un amore profondo mai provato prima!

Lì, tra tanta gente, il Signore gli parlò chiamandolo ancora una volta a servirLo attraverso un ministero che lo avrebbe portato in tutto il mondo accompagnato da segni e prodigi’.

 

Tratto da: Comunicazioni Cristiane – Anno VIII – n° 9 – 15 settembre 1996, pag. 7-8

 

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