Colpita da un fulmine

 

‘Nel 1967 si convertì una ragazza, la quale divenne molto fervente e condusse altri al Signore. Lei ammoniva i cristiani tiepidi: ‘Con Dio non si scherza!’

Ma il suo primo amore si spense, il suo zelo scemò. Alla fine si invischiò nuovamente nei peccati del mondo. Si diede alla prostituzione e condusse una vita infelice. Per nove anni non la si vide più ad una riunione di culto.

Nel mese di marzo del 1976 ella venne a Siza Bantu ed assisté ad un culto, che si teneva in un garage. Scoppiò un forte temporale. La ragazza si trovava al centro di una folla di più di mille persone. Un fulmine la colpì e la stese al suolo, priva di sensi. Soltanto lei rimase colpita. La portarono all’ospedale. Dopo alcune ore riprese coscienza, ma non riusciva a parlare.

Un paio d’ore dopo riprese a poco a poco a parlare. Fece venire un pastore e gli disse: ‘Tutto ciò è accaduto per colpa mia. Come Paolo fu steso al suolo (Atti 9), così è capitato a me. E’ stata la conseguenza della mia vita di peccato’.

Seguì una terribile confessione. Il pastore non si ricordava di avere mai udito nel suo ministerio una confessione così spaventosa. La sua vita di peccato, dal 1967, avrebbe potuto riempire un libro.

La folgore le aveva lasciato un fianco paralizzato. Alle sei del pomeriggio ritornò Erlo dal ministero svolto fuori città. Trovò Siza Bantu bagnata, mentre dappertutto il tempo era stato bello. A 3 km. di distanza un credente non aveva udito affatto il temporale. Il tempo cattivo si era dunque limitato alla sola Siza Bantu.

La ragazza volle subito parlare con Erlo. Disse: ‘Ho chiesto perdono al Signore, ma ora voglio farlo anche alla presenza di Erlo’. Erlo pregò con lei, e la paralisi scomparve. Poi ella disse: ‘Adesso devo andare a chiedere perdono a mia madre ed a molte altre persone’

 

Fatti accaduti in Sud Africa

 

Tratto da: Kurth E. Koch, Dio tra gli Zulù, Azzate (Varese) 1991, pag. 206-207

 

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